Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile
NON SI POTREBBERO EVITARE ALTRI 50.000 MORTI CHE SALIREBBERO A 90.000 SE LA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE FOSSE PIU’ LENTA DEL PREVISTO
Allentare le misure di contenimento anti-Covid? I risultati sarebbero drammatici e
immediati: la campagna di vaccinazione, per quanto rapida, non sarebbe in grado di evitare altri 50.000 morti che salirebbero a 90.000, se la campagna risultasse più lenta. Numeri che verrebbero più che dimezzati se si ottimizzasse la tempistica delle misure di contenimento.
E’ il risultato a cui perviene lo studio pubblicato sulla rivista scientifica “Nature Medicine”, un lavoro frutto di una collaborazione tra professionisti di policlinico San Matteo di Pavia, Università di Pavia, Università di Trento, Università di Udine e Politecnico di Milano.
Lo studio italiano
Lo studio porta la firma di giovani ricercatori, ingegneri e clinici, come Marta Colaneri, Alessandro Di Filippo, Paolo Sacchi e Raffaele Bruno del San Matteo; quest’ultimo anche docente dell’Università di Pavia come Giuseppe De Nicolao; Giulia Giordano dell’Università di Trento; Franco Blanchini dell’Università di Udine; Paolo Bolzern e Patrizio Colaneri del Politecnico di Milano.
Già a inizio pandemia, alcuni di questi ricercatori avevano utilizzato un modello matematico per predire l’evoluzione dell’epidemia Covid-19 e fornire uno strumento che consentisse di valutare le differenti strategie da adottare per contenere la diffusione dell’infezione; compresi il distanziamento sociale, i test e la tracciabilità dei contatti.
Il modello matematico
Dopo che la seconda ondata pandemica ha nuovamente colpito gravemente l’Italia con un elevato tasso di mortalità, il modello valutando è stato ampliato per prevedere l’impatto della campagna di vaccinazione sulla futura evoluzione dell’epidemia, tenendo conto delle diverse misure di contenimento che impongono precauzioni e regole di distanziamento sociale (NPI-Non Pharmacological Interventions) e delle nuove varianti di Sars-CoV-2 (le cosiddette variants of concern).
Per valutare quantitativamente i possibili scenari, il precedente modello epidemiologico pubblicato su Nature Medicine nell’aprile 2020 è stato completato con un nuovo modello dei costi sanitari che è stato calibrato sui dati della seconda ondata e tiene conto della letalità della malattia nei soggetti non ancora vaccinati.
“Anche se la vaccinazione di massa è iniziata, è cruciale mantenere le misure di contenimento fino al raggiungimento di una sufficiente immunità della popolazione. Questo, in parte, a causa della circolazione di varianti altamente trasmissibili della SARS-CoV-2 – commentano i ricercatori -. La futura evoluzione dell’epidemia dipenderà dalle misure effettivamente adottate e dalla velocità di vaccinazione, così come dalla possibile comparsa di altre varianti”.
“Morti inevitabili”
In particolare, l’articolo stima che se venissero allentate immediatamente le misure di contenimento, la campagna di vaccinazione, per quanto rapida, non sarebbe in grado di evitare altri 50.000 morti che salirebbero a 90.000, se la campagna di vaccinazione risultasse più lente. Tali numeri verrebbero più che dimezzati se si ottimizzasse la tempistica delle misure di contenimento.
“I nostri risultati – concludono gli autori dello studio – mostrano anche l’efficacia dell’azione preventiva: quando si alternano intervalli di chiusura/apertura, se, invece di partire con un periodo di apertura, si partisse con un periodo di chiusura, si risparmierebbero decine di migliaia di vite e si ridurrebbero drasticamente i costi sanitari. Dato che si tratta solo di scambiare l’ordine dei periodi di chiusura e apertura e non la loro durata, tali risparmi avverrebbero senza nessun aggravio dei costi socioeconomici”.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile
UN BELL’ESEMPIO DI RISPETTO DELLA LEGALITA’
Nuovo capitolo del Sardaragate, il pranzo in barba alle regole anti covid a cui hanno partecipato funzionari regionali, politici e dirigenti. Dopo il nome del comandante regionale del Corpo forestale ora si fa anche quello del portavoce di Solinas
A riportare il particolare è il Fatto che sottolinea come vacilli la versione di Solinas che aveva spiegato di non sapere niente: secondo il quotidiano è improbabile che il presidente della regione non sapesse dove era il suo portavoce.
Solinas aveva paventato provvedimenti contro i partecipanti. “Gli elementi che conosciamo oggi (ieri, ndr) cambiano la questione – ha detto Massimo Zedda – al pranzo di Sardara c’era il portavoce del governatore che aveva dichiarato di non essere parte della comitiva ”. Per l’ex sindaco di Cagliari, “o il presidente è cone è connivente, oppure deve cacciare Esu”.
Al “banchetto” proibito (perché avvenuto mentre la Sardegna si trovava in zona arancione) dei ras della politica e della sanità sarda del 7 aprile scorso alle Nuove Terme di Sardara, era presente anche Mauro Esu, il portavoce del presidente Christian Solinas. Come molto vicini a Solinas sono altri tre commensali scoperti ieri: il dg dell’assessorato agli Enti locali Umberto Oppus, l’ex dg di Abbanoa, Sandro Murtas, e l’amministratore straordinario della provincia di Sassari, Pietrino Fois
“Mentre la Sardegna si preparava alla zona rossa, il comandante regionale del Corpo Forestale partecipava ad un banchetto proibito. Ora il presidente della Regione riferisca in Consiglio regionale sull’ intera vicenda”, chiedevano attraverso un accesso agli atti e una interrogazione in Consiglio Regionale, i consiglieri regionali del Partito Democratico, sollecitando spiegazioni al presidente Solinas sul pranzo organizzato qualche giorno a Sardara (Ca), dove si sarebbero radunate una quarantina di persone tra cui politici, dirigenti e funzionari regionali.
Tra questi anche Antonio Casula, comandante regionale del Corpo Forestale. “La notizia della presenza di Casula lascia a dir poco perplessi – scrivono i consiglieri del PD in una nota -. Mentre il Corpo Forestale è impegnato, con spirito di servizio e sacrificio, nei controlli per il rispetto delle prescrizioni anti-Covid-19, il comandante Casula si ritrovava presente ad un meeting. Riteniamo doveroso che la politica tutta e i rappresentati delle diverse istituzioni e amministrazioni ed enti regionali siano di esempio e – concludono i Dem – che il Presidente riferisca in Aula, rispondendo alla nostra interrogazione e facendo chiarezza sull’accaduto per quanto di sua conoscenza”.
(da La Notizia)
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Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile
IMPRENDITORI, MEDICI, AVVOCATI CON REDDITI ANNUALI A CINQUE E SEI ZERI… DICHIARAVANO IL FALSO PER AVERE AGEVOLAZIONI SULL’IMU E LA TARIFFA RIDOTTA PER L’ENERGIA ELETTRICA, IL DANNO ERARIALE E’ DI 800.000 EURO
Costose Ville al mare fatte passare come prime case con l’evidente tentativo di non pagare le tasse dovute anche se in realtà venivano aperte solo nei weekend quando i proprietari si trasferivano dalla città e addirittura da altre regioni dove effettivamente risiedevano.
È quanto hanno scoperto gli uomini della Guardia di Finanza di Genova nell’ambito di accertamenti sulle proprietà delle ville di vacanze lungo la riviera ligure che hanno portato alla denuncia di decine di professionisti alla Procura di Genova per il reato di falso.
Gli indagati sono tutte persone facoltose, imprenditori e professionisti come medici e avvocati, tutti con redditi annuali a cinque e sei zeri. Secondo le Fiamme Gialle, la pratica era diventata quasi abitudinaria tanto che sono ottanta le persone sono state scoperte e denunciate.
Secondo l’inchiesta si tratta in gran parte di persone che vivono e lavorano stabilmente fuori regioni, in particolare nelle vicine Piemonte e Lombardia, ma anche in Valle d’Aosta ed Emilia Romagna.
Le ville erano sparse tra Sestri Levante, Chiavari, Lavagna e Moneglia dove però i proprietari si recavano solo raramente come nel fine settimana o durante le vacanze estive. Falsamente però gli indagati attestavano di staccarsi dal loro nucleo familiare per beneficiare delle agevolazioni previste ad esempio per Imu, accesso al mutuo per “prima casa e contratti a tariffa ridotta per la fornitura di energia elettrica.
Per incastrarli le Fiamme Gialle hanno incrociando vari dati come i consumi delle abitazioni, il luogo delle prestazioni sanitarie, la città in cui i figli andavano a scuola e il loro luogo di lavoro. Oltre alla denunce contestati indebiti vantaggi fiscali ottenuti per un totale di 800.000 euro.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile
“NON SONO CERTO UNA COINCIDENZA COME LA CADUTA DI UN AEREO O IL MORSO DI UN CANE”
AstraZeneca e Johnson&Johnson? “Proprio il fatto che appena si vede un
problema, per quanto raro, ci si ferma e si cerca di capire, deve aumentare la fiducia delle persone nel nostro sistema di controllo. Quella che chiamano confusione, in realtà sono nuove informazioni”. A parlare sulle pagine del Corriere della Sera è Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri.
Lo scienziato spiega che lo stop e la valutazione sui suddetti vaccini sono stati attuati “per giusta precauzione”. E spiega:
“Le complicanze trombotiche associate ai vaccini a vettore virale come AstraZeneca e Johnson & Johnson sono molto rare, 222 casi su 34 milioni di dosi nel primo caso, 6 casi su 7 milioni nel secondo, quasi sempre su donne sotto i sessant’anni di età”.
A chi fa un confronto tra le probabilità di evento trombotico e quelle di restare vittima di un incidente aereo, il direttore dell’Istituto Mario Negri risponde:
“Mi capita sempre più spesso di ascoltare questi paragoni. E non mi convincono. Non bisogna soffiare sulle paure, ma non bisogna neppure esagerare dall’altra parte, perché potrebbe essere controproducente. Quelle trombosi, in quelle sedi del corpo, non sono frequenti, soprattutto non nelle giovani donne. È molto probabile che siano legate al vaccino. Non può essere una coincidenza, un accidente come la caduta di un aereo o il morso di un cane”.
Nonostante si tratti di evenienze rare, Remuzzi sottolinea che “i medici devono comunque sapere che questa cosa può succedere. E devono sapere quali sono i sintomi che manifestano le persone”.
“Non c’è alcun dubbio sul fatto che continuare a usare questi vaccini salva migliaia di vite. Tuttavia questi rari casi vanno capiti e chiariti”, sottolinea lo scienziato. A chi chiede se si tratti di fenomeni curabili, risponde:
“Assolutamente sì. Sono eventi simili alle trombosi legate alla riduzione delle piastrine indotte dall’uso di eparina, un fenomeno ben conosciuto e abbastanza frequente”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile
A CHICAGO L’ENNESIMO EPISODIO CHE METTE SOTTO ACCUSA IL COMPORTAMENTO DI UN POLIZIOTTO
Adam Toledo era un ragazzino di 13 anni. Durante un inseguimento nella
metropoli dell’Illinois un poliziotto lo ha ucciso sparandogli mentre aveva le mani alzate.
Il video registrato dalla bodycam del poliziotto è stato pubblicato dalla Cnn. Il video dura oltre sette minuti e contiene immagini tra le più sconvolgenti che la polizia abbia mai rilasciato.
Nel video, che include la prima parte dell’arrivo sul posto, dal minuto 1 e 46 secondi si documenta tutta la scena. L’agente esce dalla macchina, e comincia a correre, inseguendo un ragazzo.
Gli urla “fermati, fermati”, poi “lasciala” riferito a una possibile pistola, poi “le mani le mani, mostra le mani”. Adam Toledo, un giovane ispanico, felpa con scritto “Just Do It”, jeans, e cappellino, fa per voltarsi, solleva appena le mani, e il proiettile lo colpisce.
L’agenzia di stampa Agi spiega che le immagini documentano gli ultimi momenti del ragazzino, insanguinato, che respira a fatica, gli occhi sbarrati, la mano destra rattrappita.
Il poliziotto prova a chiedergli dove sia stato colpito. Gli solleva la felpa e vede che il foro è sopra il petto. tentativi della polizia di soccorrerlo, praticandogli il massaggio cardiaco, vanno avanti per alcuni secondi, mentre il poliziotto si allontana, ansimante.
Il dipartimento ha sempre sostenuto che Toledo avesse puntato la pistola contro l’agente, ma dalla visione del ‘frame’ il ragazzino non sembra impugnare nessuna arma. Le immagini mostrano che non fa in tempo a sollevare le mani.
Nel corso del video l’agente, con una torcia, illumina la zona attorno e inquadra una pistola, a terra, vicino a una palizzata. A un paio di metri da dove il ragazzo risulta colpito. Tra il momento in cui l’agente esce dalla macchina e quello in cui spara a Toledo passano diciannove secondi.
Il sindaco di Chicago Lori Lightfoot ha invitato i cittadini a restare calmi e a lasciare che sia un organismo indipendente a giudicare quello che è davvero successo quella sera. E ha definito il video “atroce e straziante”.
Nel video, di pochi secondi, si vede il poliziotto inseguire il ragazzino in un vicolo e intimargli di fermarsi e di gettare a terra l’arma che avrebbe tenuto in mano. Appena alzate le mani però, il proiettile raggiunge al petto il tredicenne che muore sul colpo.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
PIOVONO CRITICHE SUI SOCIAL, LA PROCURA SPORTIVA FEDERALE APRE UN’INCHIESTA: IL PROTOCOLLO DELLA LEGA NON PREVEDE ECCEZIONI AI DIVIETI ALLO STADIO PER RAPPRESENTANTI POLITICI E ISTITUZIONALI
Avrebbe dovuto essere un volano di like, si è trasformato in un boomerang e in un’inchiesta della procura sportiva federale.
Nel social reality della sua reggenza di Regione Calabria, il presidente facente funzioni Nino Spirlì scivola sulla partita Reggina-Vicenza, in barba ai protocolli e con la regione ancora in zona rossa, gustata comodamente in tribuna d’onore insieme ad un nutrito “staff” a fare da scorta e al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.
“Reggio Calabria – Stadio Oreste Granillo. Vai Reggina, facci innamorare ancora” ha scritto sulla sua pagina istituzionale Spirlì, con tanto di tag per acchiappare visualizzazioni e like, più foto e selfie a corredo.
Peccato che gli utenti – inclusi tifosi organizzati e non da tempo costretti a litigare con Dazn per assistere ai match – non abbiano gradito per nulla. Al contrario. Sotto quel post, il presidente facente funzioni ha collezionato per lo più una valanga di commenti furibondi.
“Scusi ma se non sbaglio gli stadi sono chiusi al pubblico. Come mai lei si trova al Granillo?” chiede un utente, “Le palestre sono chiuse da un anno, i nostri figli sono chiusi in casa da un anno, la sanità calabrese fa acqua da tutte le parti… e lei Forza Reggina. Vergogna” rilancia un’altra.
“Come si fa a pensare al calcio ed addirittura andare allo stadio in questo momento terribile? (tra l’altro in zona rossa per dimostrare che le istituzioni danno sempre il buon esempio)” tuona un altro ancora.
“Per fare un vaccino bisogna percorrere 200km, la gente muore perché la sanità calabrese è allo sbando, e lei si permette anche in zona rossa di andare allo stadio…..ma in che mondo viviamo?” si legge in un altro commento. E sono fra i più pacati.
Spirlì non la prende bene. E sempre a mezzo social risponde alle critiche e si racconta vittima di “un manipolo di mestatori di fango mediatico che ha tentato di mescolare verità e opinione, col solo fine di attaccare il presidente della Regione”.
Insomma, quella valanga di critiche sarebbe stata una sorta di agguato ordito da misteriosi mandanti.
Insomma, tutto regolare e anche doveroso. Non sembra pensarla così la procura federale che ha aperto un procedimento per accertare eventuali violazioni relative all’applicazione del Protocollo gare di calcio professionistico in modalità ‘a porte chiuse’.
Si tratta del documento secondo cui, in tempi di Covid, gli unici a poter accedere allo stadio sono – oltre ai componenti tecnici e societari delle due squadre – operatori medici e paramedici, delegati Lega, personale dell’antidoping, dipendenti dei servizi di pulizia, steward, vigili del fuoco, forze dell’ordine e raccattapalle.
Di figure istituzionali non si fa menzione, tanto meno dello staff con cui si accompagnano. Un guaio per Spirlì, come per il sindaco Falcomatà
(da “La Repubblica”)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
VIGLIACCHERIA POLITICA CONDITA DALL’ESIGENZA DI FARSI NOTARE
Sono 24 ore che mi scervello sulle giustificazioni della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, circa il voto di astensione in Senato per l’ordine del giorno che impegna il Governo “ad avviare tempestivamente le necessarie verifiche” per concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna agli arresti nel carcere egiziano di Tora dal 7 febbraio del 2020.
Ho sperato anche che Giorgia Meloni o qualcuno dei suoi spendesse qualche altra parola, che a qualcuno gli scappasse almeno uno sputo di tweet o una cosa qualsiasi per capire come possa una decisione presa in così larga maggioranza essere “un’ingerenza del Parlamento italiano”.
A cosa serve, secondo Giorgia Meloni, il Parlamento, se non proprio a intervenire in fatti di propria pertinenza? Cosa c’è di più significativo, per un Parlamento, dell’occuparsi di diritti da rispettare nei confronti di uno studente che proprio in Italia è stato libero per l’ultima volta e che è illegalmente detenuto in uno Stato che ha ammazzato poco prima uno studente italiano e con cui commerciamo amabilmente armi?
Mi pare tutto così chiaro, limpido, facile. Ci sono arrivati perfino i leghisti, per dire. Poi mi chiedo come la cittadinanza italiana a Patrick Zaki potrebbe “non aiutarlo” (parole sempre buttate a caso da Giorgia Meloni): ma non è proprio lei che da anni urlaccia sulla sua “patria” che deve farsi rispettare nel mondo?
Ma non è proprio lei che da anni se la prende con il governo di turno per lamentare una mollezza sulla politica nazionale che, a suo dire, svergognerebbe tutti gli italiani?
E ora che potrebbe semplicemente schiacciare un pulsante (non le si chiede nulla di eroico, sia chiaro), proprio lei che vorrebbe essere quella del partito dei patrioti senza paura, ora balbetta quattro scuse sconclusionate senza senso?
Poi mi sono detto che forse non è la stessa Giorgia Meloni che, a proposito di “ingerenze”, viaggia in giro per l’Europa e per il mondo per incontrare i peggiori paradittatori sovranisti cercando di coltivare alleanze che mettono in seria crisi la credibilità dell’Italia in Europa e nel mondo. E invece no, è proprio lei.
Eppure Giorgia Meloni si è detta “solidale”. Ma come? Ma quindi non ha nemmeno il coraggio di dire che non gliene frega niente? Almeno sarebbe stata una posizione con una sua logica, qualcosa di comprensibile.
Poi ho pensato che ha un nome l’atteggiamento di Giorgia Meloni, una parola semplice semplice: vigliaccheria politica, condita con un po’ di esigenza di farsi notare.
(da TPI)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
LE FUTURE GENERAZIONI PAGHERANNO PER DECENNI GLI INTERESSI GIGANTESCHI PER SOMMERGERE DI QUATTRINI RISTORATORI, BAR E QUESTUANTI : MA QUALCUNO CHE PRIMA VERIFICHI IL LORO CONTO IN BANCA, MAI?
Quello tra la pandemia e la guerra è un parallelismo frequente e di cui spesso si fa
un uso inappropriato. Ma c’è una percentuale che cristallizza questa equazione se la prospettiva è quella dell’economia del Paese.
La percentuale è contenuta nel Documento di economia e finanza – il quadro dei conti pubblici – approvato dal Consiglio dei ministri. Il rapporto tra il debito e il Pil schizzerà quest’anno al 159,8 per cento.
Mai così alto dai tempi del primo Dopoguerra, anzi ancora più alto dato che nel 1920 si attestò a 159,5 per cento. Allora pagammo il costo della Grande Guerra, di spese militari ingenti per combattere con mezzi moderni.
Saldammo gran parte del debito qualche anno dopo, grazie ai soldi che i tedeschi, da sconfitti, ci diedero per risarcire i danni.
Oggi la guerra è il Covid. È un debito che lo Stato ammortizzatore si è voluto caricare per finanziare la cassa integrazione in favore dei lavoratori e per sostenere famiglie e imprese. Siamo sopravvissuti, pagando però il prezzo di 116mila morti e indebitandoci come non facevamo da più di cento anni.
Ma il dato del debito/Pil del 2021 – l’anno in cui l’Italia, tra l’altro, si gioca la ripartenza e non ancora il ritorno ai livelli pre crisi – dice anche che dobbiamo risalire la china con una zavorra che è figlia di anni, meglio di decenni, in cui i governi che si sono susseguiti sono stati incapaci di aggredire strutturalmente il debito. E con eccezione della crisi del 2007-2008, gli alibi per non esserci riusciti finiscono qui.
Anche il deficit all′11,8% è un altro prezzo salatissimo che paghiamo alla pandemia. L’anno scorso sono stati tirati fuori 108 miliardi per gli aiuti al Paese. In meno di un mese il governo Draghi ne ha messi sul piatto 72: i 32 miliardi del decreto Sostegni approvato a marzo e i 40 miliardi del nuovo scostamento di bilancio, che darà vita a un nuovo decreto di aiuti entro fine mese.
Ancora soldi, questa volta quasi tutti alle imprese e alle partite Iva. Con una parte di soldi che spingono la ripartenza delle attività, ma tutte ancora legate alla situazione epidemiologica ancora incerta, seppure in miglioramento, incrociata alla campagna di vaccinazione che un giorno è in affanno e l’altro tenta il recupero.
Proveremo a risollevarci, sfruttando il maxi deficit e il Recovery, ma i soldi della crescita serviranno (anche se non tutti, ma poco conta) per ripianare il debito. E in proporzione ci serviranno più soldi.
Ancora aiuti. Tanti. Quaranta miliardi. Questa volta, come si diceva, quasi tutti alle imprese e alle partite Iva. Ma anche investimenti pubblici per pompare il Recovery fino a 237 miliardi.
I mesi che vanno da aprile a dicembre saranno quindi quelli decisivi per capire se la strategia funzionerà. Con una condizione su tutte, indicata dallo stesso Governo: bisognerà vaccinare l′80% della popolazione entro ottobre, in linea con il target del piano Figliuolo.
I nuovi aiuti. Ristori per 20 miliardi, credito d’imposta per gli affitti, taglio alle bollette. Sgravi ai giovani per i mutui prima casa
Circa 20 dei 40 miliardi del nuovo scostamento di bilancio saranno soldi a fondo perduto. Andranno a bar, ristoranti, negozi, piscine, palestre e a tutte le altre attività colpite dalle restrizioni. Il decreto che li conterrà sarà approvato dal Consiglio dei ministri entro fine mese. Franco punta a fare partire i bonifici verso i conto correnti dei titolari delle attività il prima possibile, ma bisogna sciogliere prima il nodo della platea.
Ci sarà un’attenzione alle attività più colpite e questo potrebbe determinare quindi indennizzi differenti, ma c’è chi, come il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, propone una selettività maggiore per sostenere le attività che sono state più colpite.
La proposta del ministro leghista punta a calibrare gli indennizzi non sul calo del fatturato, ma sul bilancio: subito una tranche di aiuti, la seconda a giugno, quando si chiudono i conti. Ma questo assetto implicherebbe uno spacchettamento dei bonifici e un secondo arrivo di soldi posticipato rispetto alla tranche unica e in tempi brevissimi, nel giro di due-tre settimane.
L’altra fetta del decreto sarà costituita dal credito d’imposta per gli affitti e da altre misure per coprire parte dei costi fissi delle attività, come ad esempio la quota fissa delle bollette. La garanzia sui prestiti sarà prorogata dal 30 giugno a fine anno e questo per sostenere l’erogazione del credito alle piccole e medie imprese.
Ci saranno ancora i bonus per i lavoratori stagionali e arriverà uno sgravio fiscale per i giovani che accendono un mutuo per l’acquisto della prima casa.
Ancora la sospensione della tassa di soggiorno, soldi ai Comuni per aiutare le fasce più deboli. Rispetto al decreto Sostegni di marzo, il Governo sceglie di focalizzare i nuovi aiuti sul mondo delle imprese. Anche perché i soldi per rifinanziare la cassa integrazione e per l’acquisto dei vaccini, così come quelli necessari per altre spese, sono stati stanziati meno di un mese fa.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA RAGAZZA CACCIATA DI CASA DAI GENITORI PERCHE’ AMA UN’ALTRA DONNA HA RICEVUTO GRANDE SOLIDARIETA’: “NON VERGOGNATEVI PER CHI SIETE E CHI AMATE”
100.000 euro. A tanto è arrivata la solidarietà nei confronti di Malika Chaly, la ragazza ventiduenne di Castelfiorentino insultata e cacciata di casa dai suoi genitori per la sola “colpa” di amare un’altra donna.
La sua storia ha colpito l’Italia intera, che ha risposto con un’ondata di generosità senza precedenti, raccogliendo attraverso una raccolta fondi su Gofundme la bellezza di centomila euro, al di là di ogni più rosea aspettativa.
Una cifra che ha sorpreso la stessa Malika, che, nel ringraziare tutti, ha annunciato che userà questa cifra per pagare lo psicologo, le spese legali, mentre il resto sarà destinato in beneficenza in favore di altri ragazzi e ragazze in difficoltà.
“Non vergognatevi per chi siete e per chi amate” dichiara Malika. “Dico grazie, ma voglio assicurare che non li terrò tutti per me, sto pensando di fare delle piccole donazioni ad alcune associazioni, anche di ospedali pediatrici, insomma di aiutare altri che si trovano in difficoltà. Mi hanno augurato un tumore, mi hanno detto che faccio schifo, che preferiscono una figlia drogata che lesbica” ha spiegato la giovane facendo ascoltare alcuni vocali inviati dalla madre o da altri componenti della famiglia. “Non ho nemmeno potuto recuperare le mie cose. Ho perso tutto, ma non mi pento di aver detto chi sono, non ho niente di cui vergognarmi”.
Oltre al denaro, Malika ha ricevuto tantissimi messaggi e attestati di solidarietà da parte di esponenti politici, volti noti ma anche tanta gente comune.
(da agenzie)
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