Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
MASSIMO FINI SPIEGA CHI E’ L’ASSESSORE LEGHISTA MESSO DAL PARTITO A DIRIGERE TRAGICAMENTE LA PRENOTAZIONE DEI VACCINI IN LOMBARDIA
Come ci raccontano le cronache è stato Davide Caparini, assessore al bilancio, in
quota Lega, a volere Aria, l’agenzia che doveva occuparsi della distribuzione e della prenotazione dei vaccini dove ha combinato disastri: prenotazioni in luoghi molto distanti da chi ne doveva usufruire, in un giorno in cui le location non erano disponibili, prenotazioni per soggetti che non avevano maturato il diritto al vaccino.
Io stesso sono stato oggetto di una di queste disfunzioni, perché sono stato convocato via sms in quanto over 80, anche se quell’età sono ancora abbastanza lontano dal raggiungerla e, per la verità, ma questo è affar mio, non ho nessuna voglia di raggiungerla.
Il governatore della Lombardia Fontana ha dimissionato il consiglio di amministrazione, ma ha lasciato al suo posto Caparini, cioè il principale responsabile di queste disfunzioni.
Davide Caparini l’ho già incrociato nella mia vita, quando, appena trentaseienne, faceva parte della commissione di vigilanza Rai, un posto di notevole responsabilità, non si capisce a quale titolo, perché è laureato in ingegneria meccanica, se non quello di essere appunto un esponente della Lega, in cui era entrato giovanissimo, a 18 anni.
Ma qui bisogna fare un lungo passo indietro. Tornare all’autunno del 2003.
Eduardo Fiorillo propone al direttore di RaiDue Marano un programma, Cyrano, cui dovrei partecipare anch’io, non come conduttore (questa parte è riservata a Francesca Cheyenne), devo semplicemente legare i vari spezzoni del programma che parlano di narcisismo, di vecchiaia, del rapporto con la morte, insomma niente di politico, il tutto trasmesso in terza serata.
Marano accetta, pensa sia utile proporre qualcosa di culturale in RaiDue che proprio in quei mesi ha dato il via all’Isola dei Famosi. Marano accetta, il contratto è firmato.
La trasmissione viene annunciata dagli organi ufficiali della Rai e da parecchi giornali. Noi intanto facciamo le prove in Corso Sempione a Milano, la puntata-pilota non è stata ancora montata, insomma in Rai nessuno l’ha vista.
Tre giorni prima della trasmissione, che dovrebbe andare in onda martedì, Marano, che appunto non l’ha ancora vista, telefona a Fiorillo dicendo che il programma si può fare ma che deve eliminare la mia presenza. Fiorillo resiste. Marano ci riconvoca per il lunedì proprio il giorno prima della messa in onda.
D’accordo con Fiorillo ci portiamo in tasca un registratore. Marano è a suo modo sincero: “A questo punto la trasmissione l’ho vista e potrei dirle che lei non buca il video, che ci sono dei difetti e altre cose del genere, ma non me la sento, non è così. Il fatto è che c’è un veto politico e aziendale sul suo nome, da parte di persona cui non posso resistere”.
E mi propone di apparire solo come autore. Io rifiuto per una questione di principio, oltretutto non sono neanche uno degli autori del programma. Cyrano non andrà in onda, verrà sostituito con un simil Cyrano chiamato Border Line, senza di me. Secondo quanto ha dichiarato Marano in Commissione di Vigilanza Rai, sarebbe stato Antonio Socci a mettersi di mezzo.
Districarsi fra le contraddizioni di Marano, di Socci e degli altri dirigenti Rai coinvolti, un vero nido di vipere, è impossibile.
Quel che è certo è che qualcuno è andato da Berlusconi, che aveva ben altro da fare che guardar me all’una di notte, e gli ha detto: “Ma come, adesso facciamo lavorare anche un antiberlusconiano doc come Massimo Fini?”.
Per la verità Berlusconi non avrebbe dovuto c’entrarci per niente, visto che la trasmissione era Rai, ma lasciamo perdere. Berlusconi fa telefonare da qualcuno a Cattaneo, in quel momento Direttore generale della Rai, Cattaneo telefona a Marano e almeno la filiera diventa istituzionalmente regolare.
Quella censura nei miei riguardi, che Marco Travaglio nel suo libro Regime definirà “antropologica”, provocò alcuni rumors, per la verità non molto accalorati.
Chi si superò fu Marcello Veneziani, consigliere di amministrazione Rai, che disse più o meno: “Perché la sinistra si lamenta se la Rai non fa lavorare Fini, dal momento che Fini non ha lavorato nemmeno quando la Rai era di sinistra?”.
Seguendo questa logica ineccepibile io non avrei dovuto lavorare mai.
Perché se la Rai era di destra la scusa era che nemmeno la sinistra mi aveva fatto lavorare, se era di sinistra la scusa era che la destra non mi aveva fatto lavorare
Io farò causa alla Rai e la vincerò. Il Tribunale mi riconobbe i danni materiali, ma non quelli morali con la singolare motivazione che ero stato io a darne notizia ai giornali e quindi mi ero autodanneggiato. Sarebbe come se a una ragazza stuprata non fossero riconosciuti i danni morali perché ha denunciato lo stupro.
La questione arrivò comunque davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai, di cui era presidente Claudio Petruccioli, allora Ds.
A Petruccioli avevo mandato la registrazione che dimostrava in modo inequivocabile che c’era stato un veto politico. E Petruccioli si comportò da Petruccioli. Acquisì la mia registrazione, ne diede notizia alla Commissione di vigilanza ma non gliela fece ascoltare. Quindi la sola cosa che risultava era che io avevo compiuto un atto moralmente se non penalmente illecito. Oltre al danno la beffa.
Per quella registrazione Davide Caparini chiese, insieme al forzista Lainati, la mia radiazione dall’Ordine dei giornalisti. Bella riconoscenza visto che io la Lega di Bossi, quella in cui era entrato il giovanissimo Caparini, l’avevo difesa a spada tratta quando tutti i media la attaccavano.
Perché mi sono soffermato così a lungo su un quidam come Davide Caparini? Non per puro spirito di rivalsa. Perché Caparini è emblematico, come per altri versi Luigi Bisignani, di un certo ceto politico e amministrativo che attraversa tutti i partiti.
Non ha mai fatto una vera ora di lavoro in vita sua, come piace dire a Berlusconi quando si tratta dei suoi nemici, sorvolando sui suoi amici.
La sua carriera è tutta interna alla Lega che gli ha permesso di cumulare presidenze, cariche nei consigli di amministrazione, assessorati, posti di potere che, come abbiamo visto con Aria, incidono sull’amministrazione pubblica e in definitiva sulla nostra vita.
Qualche anno dopo quel consiglio di amministrazione Rai, in cui aveva chiesto la mia radiazione dall’Ordine dei giornalisti, incontrai per caso il Caparini in un talk di basso livello. Poiché come ogni polemista sono aggressivo sulla pagina, ma cerco di comportarmi in modo civile nella vita, invece di dargli un cazzotto sul muso come si sarebbe meritato mi fermai a chiacchierare con lui.
Mi diede l’impressione di un uomo un po’ “ritardato”, pardon, “indietreggiato” come si dice in Canton Ticino per gli alunni che hanno bisogno di un insegnante di sostegno. Con amministratori di questo genere, di cui il Caparini è solo un esempio marginale, non possiamo poi lamentarci se l’Italia, come l’epidemia ha solo evidenziato, è conciata com’è conciata.
Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
I PAESI BASSI HANNO SOSPESO DEL TUTTO LE VACCINAZIONI CON ASTRAZENICA
Non ce l’ha falla la donna in rianimazione al San Martino di Genova: 32 anni, trombosi cerebrale, il 22 marzo si era vaccinata con AstraZeneca e venerdì ha avuto i sintomi, gravi.
I Paesi Bassi ieri l’altro hanno limitato agli over 60 le vaccinazioni con il prodotto dell’azienda anglo-svedese dopo 5 casi “sospetti”, ieri le hanno sospese del tutto.
In Gran Bretagna al 24 marzo, ha fatto sapere il Medicines and healthcare regulatory agency (Mhra), ci sono stati sette decessi su 22 casi di trombosi cerebrale dei seni venosi e otto altri tipi di trombosi, 30 in tutto su 18 milioni di vaccinati con quel prodotto.
Non vi è certezza di un nesso causale col vaccino, anzi il Mhra ribadisce che “i benefici superano i rischi”. Sappiamo solo che alcuni eventi avversi si presentano in numeri limitati ma ritenuti superiori all’atteso e in misura assai variabile da un Paese all’altro: nei 14 giorni presi in esame dal report dell’agenzia europea del farmaco europeo Ema datato 18 marzo 2021 le trombosi del seno cerebrale erano in tutto 15, 13 nello Spazio economico europeo (Ue più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e 2 in Gran Bretagna, ma in percentuale corrisponde al 42% in più del valore atteso nell’intera area e addirittura al 394% in più, il quintuplo, eliminando i dati britannici.
Riguardano soprattutto giovani donne, che a volte prendono la pillola anticoncezionale e a volte no.
Si cerca di evitare reazioni scomposte come quelle delle scorse settimane, quando in Italia siamo passati da “è sicurissimo” a “fermiamo tutto” dopo che l’ha fatto la Germania.
La Danimarca non ha mai ripreso a usare AstraZeneca. Insomma, grande pressione su AstraZeneca
Aspetteremo le valutazioni di Ema sulle trombosi, forse già martedì. Al ministero della Salute però si avanza l’ipotesi di fare come in Francia, Germania e altri Paesi e limitare AstraZeneca al di sopra di una certa età, potrebbe essere 65 anni.
“Utilizzeremmo Pfizer per i giovani, non sarebbe una cattiva idea perché i primi studi negli Stati Uniti rilevano un’elevata efficacia di Pfizer/Biontech nel prevenire l’infezione e non solo la malattia grave. Può essere utile proprio per i giovani che hanno maggiori contatti. E AstraZeneca offre agli anziani assolute garanzie contro la malattia grave”, ragiona una fonte qualificata.
I Centri per il controllo delle malattie (Cdc) statunitensi hanno reso noto uno studio condotto su 3.950 medici, infermieri e altri lavoratori vaccinati con Pfizer/Biontech e Moderna e monitorati per 13 settimane quando già circolavano le varianti: il rischio di infezione è ridotto del 90% dopo due dosi e dell’80% dopo una sola.
Nulla è deciso, tocca ad Aifa, l’agenzia del farmaco, che all’inizio aveva consigliato AstraZeneca agli under 55 perché non erano ritenuti sufficienti i dati sugli anziani, che poi sono arrivati con le vaccinazioni in Gran Bretagna.
Ma c’è anche chi scappa da quel vaccino: ieri il Sappe, uno dei sindacati della polizia penitenziaria, ha fatto sapere che il 20-30% degli agenti lo rifiuta e chiede Pfizer o Moderna; a Roma girano nelle chat elenchi degli hub che fanno questo o quel vaccino in modo che l’utenza possa provare a scegliere.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
AD APRILE ARRIVERANNO SOLO 8 MILIONI DI DOSI
“Se il sistema regge e mi porta ad avere 500mila vaccinazioni al giorno a fine aprile, entro settembre chiudo la campagna”, aveva detto il commissario straordinario all’emergenza il generale Francesco Paolo Figliuolo in conferenza.
Eppure – ahinoi – rischia di essere solo tremendo ottimismo. Perché i conti non tornano e già si fatica ad arrivare all’altro obiettivo del generale, quello che annuncia da settimane, ma che da settimane non si riesce a raggiungere.
E cioè: 300 mila dosi quotidiane, quando invece il numero più alto raggiunto è stato quello delle 287mila dosi al giorno raggiunte il 31 marzo.
Infatti ad aprile è previsto l’arrivo di 8 milioni di dosi di vaccini, mezzo milione delle fiale nuove e monodose di Johnson & Johnson. Il che significa, che per vaccinare 300mila persone al giorno ne servirebbero 2,1 milioni a settimana; 3,5 milioni se invece veramente si pensasse si poterne realizzare 500mila.
E allora i conti non tornano, a meno che le case farmaceutiche non facciano arrivare più dosi. Che, però, sembra cosa assai improbabile. Sembra anche che le nuove fiale non arriveranno nei prossimi giorni (J & J il 19), ma più avanti, nella seconda metà con un rush finale.
Scrive Repubblica:
Proiezioni più caute ipotizzano di raggiungere stabilmente 240-270mila somministrazioni nella prima metà di aprile, per poi salire a 350-400mila nell’ultima decade. Senza escludere la possibilità (esigua) di toccare il tetto del mezzo milione il 29 o il 30 aprile. (…) Un cambio di ritmo per ora lo si è visto soltanto con gli over 80 chiamati al primo inoculo: sono diventati il 56 per cento del totale. Ne rimangono ancora due milioni. L’obiettivo è colmare il ritardo entro il 15 aprile: in undici giorni si punta a proteggere tutti gli ultraottantenni.
Tutto questo mentre le dosi di vaccini somministrate sono 10.990.307, con più di 50 milioni di persone over 16 ancora da vaccinare. I vaccinati con la doppia dose? Solo 3.417.353.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
“FIALE INSUFFICIENTI, COSI’ NON SI VA LONTANO”
“La macchina non si ferma, ma per arrivare all’obiettivo che ha indicato il premier
Draghi servono 15 milioni di dosi in Italia al mese e un milione e mezzo nel Lazio. Ne arrivano la metà. Quando arriveranno queste dosi possiamo dire che l’obiettivo è raggiungile e mi sembra che c’è ancora distanza”.
Lo ha detto l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato oggi in visita all’hub vaccinale della Nuvola all’Eur.
“Più dosi arrivano – ha aggiunto – prima arriviamo all’immunità di gregge. Noi siamo pronti a farne 60mila al giorno, ma non mi sembra che ad aprile ci sia questa possibilità, almeno dalle cose che ho sentito”.
Quanto ai vaccini Johnson&Johnson, “sicuramente” le dosi annunciate dal colosso farmaceutico “non sono sufficienti – afferma D’Amato – significherebbe andare avanti un paio di giorni e non è proprio possibile. Per cui devono arrivare le dosi”.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
COSI’ IL CORONAVIRUS VOLA ANCHE SUGLI AEREI
Il coronavirus continua a viaggiare in aereo, nonostante test alle partenze e quarantene agli arrivi.
Ne sa qualcosa il Canada, che ha adottato un programma rigoroso per i passeggeri provenienti dall’estero, ma si è ritrovato con un migliaio di casi venuti dal cielo. Le restrizioni sono state introdotte a febbraio, fra molte polemiche.
I viaggiatori devono presentarsi all’arrivo con il certificato di un tampone negativo. Il test rapido non è considerato valido: ci vuole un molecolare. Poi devono eseguire un altro tampone all’arrivo in aeroporto e trasferirsi in hotel (a loro spese), per attendere il risultato. I negativi a quel punto possono andare a casa, o nella loro residenza, ma solo per completare lì la quarantena di 14 giorni. Per uscire serve un altro test negativo.
Il piano anti-Covid era stato molto criticato dai canadesi per il suo rigore. Eppure nel giro di un mese, tra il 22 febbraio e il 25 marzo, complici le varianti più contagiose, le autorità federali riferiscono di aver trovato all’arrivo più di mille passeggeri positivi: l’1,5% del totale. Su 70.819 viaggiatori, 1.094 avevano il virus.
Può darsi che il test alla partenza forse un falso negativo, o che le persone si fossero appena infettate. I tamponi impiegano infatti alcuni giorni prima di riuscire a rilevare il coronavirus.
Due passeggeri trovati a febbraio con un tampone falso (erano in realtà positivi, e lo sapevano), hanno dovuto pagare una multa da circa 10mila dollari. Quasi mille euro invece sono stati imposti a chi aveva cercato di allontanarsi clandestinamente dall’albergo della quarantena.
I contagi in aereo nonostante le precauzioni non sono una novità. A marzo la rivista Emerging Infectious Diseases aveva pubblicato il caso di un volo fra Dubai e Auckland, in Nuova Zelanda, in cui 7 passeggeri erano stati scoperti positivi. Anche la Nuova Zelanda – che si è prefissata addirittura l’obiettivo di eradicare il coronavirus dal suo territorio – prevede misure rigidissime per chi arriva in aereo, incluso il test alla partenza. I 7 infettati erano stati scoperti durante la quarantena, prima che potessero contagiare altre persone.
La ricostruzione dei loro percorsi (si erano imbarcati insieme a Dubai ma provenivano da 5 nazioni diverse) e l’analisi genetica del virus ha dimostrato che la trasmissione era avvenuta durante il volo, durato ben 18 ore, in cui i 7 erano distribuiti nell’arco di 4 file.
I cosiddetti voli Covid-free, in cui tutti i passeggeri sono testati alla partenza, sono una delle strategie con cui le compagnie aeree – e il settore del turismo in generale – cercano di riprendere a lavorare. Rappresentano sicuramente un passo avanti rispetto ai primi mesi della pandemia, in cui ci si limitava a misurare la temperatura all’imbarco. Ma hanno maglie non sempre strette a sufficienza per bloccare un virus agile come Sars-Cov-2.
A rischio in particolare sono i voli che durano molte ore e in cui i pasti impongono di togliere la mascherina. I Centers for Disease Control americani hanno sconsigliato di viaggiare (a prescindere dal mezzo) anche ai vaccinati, pur definendola un’attività “a basso rischio” per chi è immunizzato.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
ORA RISCHIA L’ACCUSA DI EPIDEMIA COLPOSA
Vicenda che lascia interdetti quella accaduta a Maestrino (Padova), dove una
dentista che risultava essere positiva al Covid continuava a curare i pazienti nel suo studio.
Ora la dentista rischia l’accusa di epidemia colposa dopo che i carabinieri hanno messo i sigilli al suo ambulatorio, sospendendo l’attività fino a data da destinarsi.
A valutare se sia il caso di procedere contro la donna sarà ora l’Autorità giudiziaria.
La vicenda, scrive il “Messaggero”, è stata diffusa dopo la segnalazione di un paziente che, venuto a sapere della positività della dottoressa, ha presentato denuncia ai carabinieri.
Sono scattati subito i controlli nello studio medico ed è emerso che la dentista era effettivamente positiva al virus.
Ora, dopo i sigilli, il medico rischia l’accusa per il reato di epidemia colposa per aver esposto i suoi pazienti al rischio di contagio. Rischia inoltre provvedimenti disciplinari e una multa da 500 a 5mila euro.
(da Globalist)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO UNA NOTTE IN RIANIMAZIONE, STAMANE IL DECESSO… TROMBOSI ED EMORRAGIA CEREBRALE, IN CORSO GLI ACCERTAMENTI
La Direzione del Policlinico San Martino comunica che è iniziata alle 9.44
l’osservazione di 6 ore per la conferma di stato di morte cerebrale per la paziente di 32 anni ricoverata presso la Rianimazione.
La donna, un’insegnante di 32 anni, lo scorso 22 marzo era stata vaccinata con Astrazeneca: avrebbe cominciato a non sentirsi bene due giorni fa e ieri è stata portata al pronto soccorso del nosocomio genovese dopo essere stata trovata in gravi condizioni nella sua abitazione, dove è stata ricoverata all’ospedale San Martino in rianimazione a causa di un’emorragia cerebrale in un quadro trombotico.
“La Direzione del Policlinico ha attivato – si legge in una nota dell’ospedale – le previste segnalazioni nell’ambito delle procedure di farmacovigilanza verso AIFA”. In una nota di Regione Liguria apprendiamo che a seguito dell’episodio sono in corso tutte le verifiche previste per questi casi.
Il vaccino Astrazeneca era stato sospeso in mezza Europa, Italia compresa, dopo alcuni casi di decessi legati proprio a trombosi, poi la somministrazione era ripresa dopo il via libera di Ema ed Aifa. Proprio di ieri la notizia che il vaccino Astrazeneca è stato sospeso in Olanda.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
COSI’ L’ITALIA PASSA PER UNA DITTATURA
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta sulle intercettazioni delle procura di Trapani
a danno di alcuni giornalisti italiani nell’ambito dell’inchiesta contro le ong, la notizia è stata ripresa da molti altri giornali nel resto del mondo.
Il Guardian titola: “I procuratori siciliani hanno intercettato i giornalisti che coprono la crisi dei rifugiati” e scrive: «Il quotidiano italiano Domani ha rivelato venerdì che nel corso delle loro indagini, i pubblici ministeri hanno registrato segretamente decine di conversazioni tra giornalisti e soccorritori che non sapevano che i loro telefoni erano stati intercettati». Continua riportando anche la polemiche scoppiate nella società civile: «Avvocati e organizzazioni di controllo hanno descritto la mossa come uno dei più gravi attacchi alla stampa nella storia italiana».
Le testate spagnole Swissinfo.ch e Republica.com scrivono: «Le autorità italiane hanno intercettato giornalisti che documentavano il lavoro delle Ong nel Mediterraneo e in Libia, e hanno ottenuto dati sui loro movimenti e le loro fonti; informazioni contenute nell’inchiesta iniziata nel 2017 dalla procura di Trapani per verificare se qualcuna di queste organizzazioni stessero contribuendo al traffico illegale di persone. Lo ha pubblicato oggi il giornalista Andrea Palladino sul quotidiano Domani, dove assicura che la procura aveva raccolto centinaia di pagine di intercettazioni telefoniche con fonti, contatti, conversazioni e relazioni personali dei vari informatori italiani».
Il nostro articolo è stato poi ripreso dal Diario Libre in Repubblica Dominicana e da Clarin in Argentina.
Anche il quotidiano Il Dubbio ha ripreso l’inchiesta di Andrea Palladino: «Giornalisti intercettati dalla Procura di Trapani durante colloqui con le loro fonti riservate, in un caso anche durante una conversazione tra una giornalista, Nancy Porsia, e la sua avvocata Alessandra Ballerini. La bomba la lancia Domani e la Federazione nazionale della stampa italiana reagisce».
(da Domani)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
MANNOCCHI, MASSARI E SCAVO: “IL CODICE DI PROCEDURA PENALE PROTEGGE IL SEGRETO PROFESSIONALE”
«C’è un enorme problema di democrazia»: non hanno dubbi Francesca Mannocchi, Nello Scavo e Antonio Massari, tre dei giornalisti intercettati illecitamente mentre svolgevano il loro lavoro consultando alcune fonti riservate – e protette dal codice di procedura penale – sulla Libia, i migranti, i respingimenti e le troppe morti nel Mediterraneo centrale.
È questo lo scenario che emerge dalle intercettazioni, trascritte e depositate nelle carte dell’inchiesta sulle Ong condotta dalla procura di Trapani e consultate da Domani, nelle quali si evince che anche alcuni reporter, pur senza essere assolutamente coinvolti nelle indagini, sono stati “seguiti” telematicamente al fine di scoprire qualcosa di più sulle loro fonti e sulle loro notizie.
«Quello che mi sento di dire – dice Francesca Mannocchi, giornalista freelance di cui sono state captate alcune conversazioni del 2017 con esponenti delle ong – è che allora come oggi testimoniare quello che accadeva e continua ad accadere sulla rotta del Mediterraneo centrale è stato per noi giornalisti pericoloso e rischioso».
La frustrazione più grande è quella di aver agito sempre all’interno delle regole, al contrario di come è stato fatto nell’inchiesta sulle ong: «Tutto quello che abbiamo fatto per testimoniare quella rotta di mare – continua la giornalista – lo abbiamo fatto sempre all’interno dei confini legali e deontologici, in uno scenario e in un dibattito italiano in cui il fenomeno migratorio è stato usato spesso solo per scopi politici. Il fatto che, oltre alle ong, anche il lavoro giornalistico sia destinatario di un controllo così capillare mi colpisce, mi scuote e mi preoccupa».
Per Nello Scavo, giornalista di Avvenire intercettato mentre parla con una fonte sulle modalità per ricevere un video che dimostra le violenze subìte dai migranti in Libia, c’è un vero problema di democrazia: «Non è una cosa che mi sorprende, piuttosto mi stupisce la quantità di giornalisti coinvolti in questa pesca a strascico. Nessuno di noi reporter intercettati ha commesso niente di illecito, abbiamo fatto bene il nostro lavoro parlando con le fonti. Non mi sorprende, tuttavia non è una cosa che posso accettare».
Scavo racconta anche che nel 2018, quindi in un periodo successivo alle intercettazioni, è stato convocato da alcune procure, anche internazionali: «Mi chiesero di rivelare la fonte delle mie informazioni. Ho sempre opposto il segreto professionale. Adesso ho la conferma che in realtà qualcuno sapeva esattamente quali fossero le mie fonti…».
«Quello che è successo – continua – è un vulnus alla libertà di essere liberamente informati dei cittadini: in questa faccenda c’è un enorme problema di democrazia. Ed è anche la conferma che il nostro lavoro ha preoccupato molto certi ambienti e certi apparati».
Antonio Massari, giornalista de Il Fatto Quotidiano ci tiene a distinguere la sua posizione personale da quella degli altri cronisti coinvolti nella vicenda. «Sono stato intercettato indirettamente mentre parlavo con un indagato per trovare un riscontro a una notizia dell’epoca, è una cosa che non mi fa piacere ma non mi scandalizza più di tanto» dice.
«Trovo invece gravissimo – aggiunge – quello che è accaduto alla collega Nancy Porsia perché attraverso di lei, che non era indagata, la Polizia giudiziaria e la procura hanno cercato di attingere informazioni che era compito loro ottenere, non della collega che fa un altro lavoro. Nei fatti si è trasformato una giornalista in una sorta di agente sotto copertura ed è passato il dannoso principio per il quale la riservatezza della comunicazione e delle fonti sono stati rasi al suolo».
Tutti i cronisti possono attingere a delle informazioni utili per qualche indagine, ma se «estendiamo il principio per cui viene intercettata Nancy Porsia a tutti gli altri giornalisti, ogni procura potrebbe fare di noi degli inconsapevoli agenti sotto copertura smontando uno dei pilastri di uno stato democratico» conclude Massari.
Infine, una risposta a Guido Crosetto, ex deputato eletto con Fratelli d’Italia che su Twitter ha polemizzato sulla notizia dicendo che i parlamentari sono vittime quotidianamente di intercettazioni: «Il punto è: se si esagera con i parlamentari, non è giusto esagerare anche con i giornalisti. E poi c’è anche una differenza: noi abbiamo fatto il nostro lavoro e siamo stati intercettati per capire a quali notizie eravamo arrivati, non siamo mica stati accusati di qualche reato. E non godiamo di immunità parlamentare».
(da Domani)
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