Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
“HO TROVATO IL CANCELLO CHIUSO, NESSUN SPIEGAZIONE”
Hanno fatto scandalo le code al Niguarda per i vaccini, costate le dimissioni del
cda di Aria. Sorprende però anche il deserto al Pio Albergo Trivulzio in cui si sono ritrovati i medici per il richiamo: convocati a Pasqua soli dietro un cancello chiuso con comprensibile sconcerto.
“Domenica sono andato lì avendo in agenda l’appuntamento per la seconda dose, fissato alle 12:50. I cancelli di Via Bezzi erano chiusi e in portineria mi hanno detto che tutto il giorno il centro vaccinale sarebbe stato chiuso. Ho iniziato a chiamare Ats ma un’ora di attesa non è bastata, e come altri sono dovuto tornare a casa senza neppure una spiegazione”.
E’ il racconto di un medico milanese che ha impiegato 24 ore per venire a capo di un giallo: come vaccinarsi anche avendo l’appuntamento in mano. E non in un centro vaccinale qualsiasi ma al Pio Albergo Trivulzio, la casa di riposo più famosa d’Italia. Nella pandemia è assurta ad hub metropolitano per lo smistamento dei pazienti Covid nelle Rsa, il primo grande ospizio del Nord finito sotto inchiesta per i contagi (il dg indagato a gennaio).
Quello su cui Letizia Moratti ha poi scaricato la grana dei “baroni” degli atenei milanesi da vaccinare per primi, scalzando gli anziani: docenti universitari, ricercatori, assistenti. Poi però a chi deve vaccinarsi all’ex “Baggina” capita di restare davanti al cancello, l’appuntamento in mano.
E’ successo ad Antonio Pappagallo, ortodonzista milanese e ad altri medici che a Pasqua si sono presentati, puntuali per la seconda dose Pfizer. Della seconda dose, come tutti i medici, aveva bisogno perché la copertura vaccinale è un requisito di legge per poter esercitare.
“Senza – racconta – non sarei potuto tornare a lavorare in studio lasciando a mia volta a piedi i pazienti”. Per 24 ore, come altri in lista, resta in balia dell’incertezza totale, risolta l’indomani solo grazie a un custode comprensivo. Ecco il suo racconto.
“La prima dose me l’avevano fatta domenica 14 marzo e quando mi hanno dato l’appuntamento ho visto che cadeva il giorno di Pasqua ma mi è stato detto di non preoccuparmi che il centro avrebbe lavorato come sempre. Una volta arrivato lì, domenica, ho scoperto che non era così. Ho vagato quasi un’ora per avere spiegazioni finché il portinaio mi ha suggerito di telefonare l’indomani per tentare di recuperare il vaccino. Uscendo incrocio un altro medico e scopriamo che gli appuntamenti erano fissati ogni 10 minuti e ci siamo chiesti quanti quel giorno sarebbero saltati”.
Il giorno successivo, cioè oggi 5 aprile, Pappagallo torna in via Bezzi alle 9:15 e riparte la caccia. “Il centro stavolta è aperto ma all’accettazione mi chiedono se ho più di 80 anni e se insegno all’università. Gli ho dovuto fornire da capo i miei dati spiegando che avevo già detto più e più volte che sono un medico e non un docente. Mi rispondono che era il giorno degli universitari, poi alla fine hanno trovato il tempo di vaccinarmi ma ancora mi chiedo come sia possibile oggi, con tutti gli impegni dei politici lombardi che leggo sui giornali, ritrovarsi con la prenotazione in mano, all’ora giusta nel posto giusto e dover tornare a casa senza sapere nulla”.
Non è stato possibile sapere dal Trivulzio a quanti è toccata questa sorte perché nonostante il ruolo dell’ente pubblico nella pandemia, coi pazienti Covid ricoverati nonché il ruolo di hub vaccinale, l’amministrazione ha pensato bene di rimanere senza un ufficio stampa che possa fornire notizie ai giornalisti. Il ruolo è vacante da metà febbraio e non c’è un bando aperto per la ricerca di personale. Così la linea, fatalmente, è quella del silenzio.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
CRESCE L’INSOFFERENZA DI GIORGETTI E ZAIA VERSO UN LEADER IN CADUTA LIBERA CHE HA PERSO CREDIBILITA’
Un Giancarlo Giorgetti sempre più insofferente nei confronti di Matteo Salvini. Sarebbe questo, secondo le indiscrezioni delle ultime ore, l’ambiente che si respira in casa Lega.
Secondo un retroscena di Repubblica, il ministro dello Sviluppo Economico non avrebbe affatto gradito il tentativo di Salvini di costruire un asse in Europa con la Polonia e l’Ungheria di Orban. Da tempo, infatti, Giorgetti guida il fronte del Carroccio che preme per una svolta europeista.
Da ministro, lo stesso Giorgetti sta provando a tessere una tela con le aziende francesi e tedesche. Un disegno che rischia di disfarsi se il suo partito viene percepito nuovamente come sovranista e dunque inaffidabile a livello europeo.
Per queste ragioni Giorgetti, che aveva guardato con fiducia all’apparente svolta europeista di Salvini nei primi giorni del Governo Draghi, ora è preoccupato per questo rigurgiti sovranisti del suo leader.
Ma non c’è solo la questione Europa ad agitare le acque nella Lega. Anche le ultime uscite di Salvini sulle riaperture, le sue critiche a Speranza e indirettamente anche alla linea rigorista di Draghi, non sono piaciute a una fetta consistente del suo partito. Anche i governatori leghisti del Nord, da Zaia a Fedriga, ritengono infatti che in questa fase sia necessaria la massima prudenza.
Più in generale, l’idea di una Lega di governo ma anche di lotta, che sta nell’esecutivo ma lo critica, non sembra essere apprezzata da diversi big del partito, che ora cominciano a mettere in questione la strategia complessiva adottata da Salvini e si chiedono se sia opportuno, con i contagi ancora così alti, premere sulla questione delle riaperture.
(da TPI)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
LA LEGA NON MOLLA LA DELEGA SUI SERVIZI FORSE PERCHE’ HA PAURA CHE EMERGA QUALCOSA SULLE SPIE RUSSE?
Meloni vs Salvini. 
Quella della presidenza del Copasir è una questione che sta facendo discutere i due alleati sovranisti da un bel po’, da quando il governo ha giurato.
E da quando centrodestra si è spaccato, tra chi ha deciso di far parte dell’esecutivo di Mario Draghi, e chi invece ha declinato l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Stiamo parlando di Lega e Fratelli d’Italia: i primi in maggioranza, i secondi all’opposizione.
A cui – si sa – spettano alcuni ruoli, prima fra tutte la presidenza del Copasir, il comitato di sicurezza parlamentare della Repubblica. Che oggi (e dal 2019), è in capo a Raffaele Volpi, esponente della Lega.
Oggi Salvini è al governo, e all’opposizione c’è Meloni. Che rivendica la sua “poltrona”, e soprattutto critica duramente la decisione del Copasir di non riunirsi per 70 giorni, e che i maliziosi dicono sia stata presa appositamente per non poter sciogliere il Comitato.
E questo, in cuor suo lo pensa anche la leader di Fratelli d’Italia, che in un’intervista a La Stampa si è sfogata contro Matteo Salvini.
I due, che sembrano alleati forti (e a volte anche amici), ora invece si stanno scontrando a viso aperto. Con Meloni che chiede pubblicamente ciò che le spetterebbe, Salvini che non risponde e che inizia a pensare al suo forte sovranista senza la donna.
Oggi così a La Stampa:
È intollerabile che il Copasir non si riunisca e si cerchi di bypassare le regole. Non ci sono dubbi che il Copasir spetti all’opposizione e non è una questione di poltrone. Questo diventa un precedente pericolosissimo. Il problema che oggi è mio, domani è di tutti. Questo è un problema che riguarda le più alte cariche, come abbiamo sempre segnalato, anche il Capo dello Stato. I presidenti delle Camere farebbero poi una figura peggiore se si comportassero in maniera pilatesca. La legge è molto chiara.”
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
HANNO FATTO LA FINE DI TUTTE LE BALLE CHE RACCONTA OGNI GIORNO
La fortuna di Salvini è che in Italia uno è libero di dire qualsiasi fesseria, tanto la gente se la dimentica subito.
Così il comunista padano nemico dei napoletani e del meridione è diventato il sovranista che sbandiera quel tricolore con il quale il suo capo di una volta tra gli applausi leghisti diceva di volersi pulire il culo.
Poi l’anti-europeista che si è messo a fare (senza crederci nemmeno lui) il finto-europeista e il famoso apriamo tutto, chiudiamo tutto. Poi no alla mascherina, poi va bene la mascherina.
Ora viene in mente che poco più dei un mese fa (mentre svolgeva il ruolo di esponente della maggioranza che fa opposizione nello stesso tempo) Salvini si era messo a fare il commesso viaggiatore di Sputnik e più in generale di tutti i vaccini per recuperare i ritardi sulle forniture.
Così dopo aver incontrato le autorità di San Marino aveva detto: “Devo aspettare altri tre mesi per avere quello che Bruxelles aveva promesso? No, mi muovo prima”.
E ancora: “Personalmente sto cercando di allacciare rapporti utili con altri paesi come Israele e India e penso alla produzione italiana, bisogna fare in fretta”, ha aggiunto.
Il vaccino russo? “Per me può essere prodotto ovunque, basta che funzioni e arrivi presto”.
E il 26 febbraio aveva detto: ““San Marino (oggi ho contattato ministri, parlamentari e amministratori locali) ha cominciato a curare la popolazione coi vaccini comprati in Russia, e andrà avanti coi vaccini comprati in Israele. Visto che l’Europa non manda quanto promesso, sarebbe giusto che anche il governo italiano, in attesa di avviare una auspicata produzione nazionale, cercasse all’estero quello che serve per combattere il Covid: la salute dei cittadini non ammette altri ritardi, sprechi o errori”.
Dopo un mese e più da quelle dichiarazioni alcune domande sono necessarie: i viaggi e gli incontri di Salvini con San Marino per favorire l’arrivo dei vaccini Sputnik che risultati hanno dato? I suoi sbandierati contatti con Israele e India per far arrivare vaccini in Italia cosa hanno prodotto
Dove sono i vaccini di Netanyahu e dove quelli indiani?
Era solo becera propaganda.
(da NextQuotidiano”)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
L’EDITORIALE DEL DIRETTORE SENALDI, ANCORA A PIEDE LIBERO, GETTA BENZINA SOVRANISTA SUL FUOCO
Ieri Libero ha pubblicato un editoriale firmato da Pietro Senaldi in cui il ministro
della Salute Roberto Speranza è stato definito “allegro becchino”, ma anche “carceriere” e “uccellaccio del malaugurio”. Pochi giorni fa quattro persone sono state indagate per aver minacciato il ministro e la sua famiglia di morte.
Senaldi, direttore di Libero, scrive:
“L’allegro becchino. Il ministro della Salute ha annunciato, felice come una Pasqua, che non sa quando l’Italia potrà riaprire. Con un pelo di sadismo, dalle colonne del Corriere della Sera, Speranza ha tenuto a far sapere ai cittadini reclusi e agli imprenditori rovinati dalle serrate che lui prende le sue decisioni «con animo sereno». Imporre sacrifici agli altri non toglie il sonno al carceriere, che rimprovera a Salvini di «soffiare sulle inquietudini di chi soffre», espressione che, quando non erano al governo, i comunisti come il leader di Liberi e Uguali traducevano con «dare voce agli oppressi»
E alla fine dell’editoriale Senaldi si chiede come mai Draghi non lo abbia sostituito, definendo “ossimoro” il cognome del ministro che etichetta invece come uccello del malaugurio. L’articolo è stato biasimato sui social, molti gli inviti al ministro Speranza di sporgere querela .
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
IN SPREGIO ALLA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI IL MATERIALE ERA STATO DEPOSITATO E RESO ACCESSIBILE… IL MAGISTRATO CHE LE HA AUTORIZZATE ORA E’ IN PERU’
In Italia, dal primo settembre del 2020, è in vigore una legge molto severa sulle intercettazioni. Quella messa a punto dall’ex Guardasigilli Andrea Orlando e alla fine varata dal suo successore Alfonso Bonafede. È una legge che impone ai pm di trascrivere solo le intercettazioni effettivamente rilevanti.
Le altre invece devono finire in un armadio blindato le cui chiavi sono in mano al procuratore. Nessuno può conoscerle, né tantomeno pubblicarle. Sono stati i procuratori a chiedere che questa legge fosse applicata solo alle nuove inchieste partite dopo settembre 2020, e non a quelle già in corso.
Ma lo spirito della nuova legge – di cui si è discusso per tre anni – dovrebbe obbligare ugualmente i magistrati a un uso attento e mirato delle intercettazioni, soprattutto in vista di una possibile diffusione.
Stupisce, proprio per lo spirito di questa legge, quanto è avvenuto a Trapani. Dove non solo la procura – e vedremo quando e per quanto tempo – ha intercettato direttamente la giornalista Nancy Porsia, freelance e collaboratrice di Repubblica e dell’Espresso, perfino quando parlava con Alessandra Ballerini, l’avvocata della famiglia Regeni.
Ma indirettamente, perché erano intercettati i loro referenti, ha ascoltato anche altri sei giornalisti: Nello Scavo, Sergio Scandura, Francesca Mannocchi, Antonio Massari, Claudia Di Pasquale e Fausto Biloslavo.
In spregio allo spirito della legge sulle intercettazioni, tutto questo materiale è stato integralmente depositato con la chiusura dell’indagine. Provocando la collera della Federazione nazionale della stampa e dell’Ordine dei giornalisti. Nonché di molti parlamentari che si sono rivolti alla Guardasigilli Marta Cartabia. La quale, a questo punto, ha incaricato i suoi uffici di capire cos’è successo alla procura di Trapani mentre dal 2016 indagava sulla nave Juventa, proprietà di una Ong tedesca, posta sotto sequestro nel porto di Trapani perché accusata di concordare i soccorsi con i trafficanti.
Perché i giornalisti sono stati intercettati? Per quanto tempo? Era necessario farlo? Perché, nel depositare tutto, si è passati sopra la regola dell’effettiva rilevanza degli ascolti? Chi ha sbagliato? È stata la procura a sbagliare prima nell’autorizzare gli ascolti chiesti dalla polizia giudiziaria, addirittura per sei mesi nel caso di Nancy Porsia? E poi a commettere un altro errore nel depositare tutto il materiale senza distinguere tra conversazioni rilevanti e irrilevanti? Sono questi gli interrogativi a cui dovrà rispondere l’inchiesta aperta dalla Guardasigilli Cartabia. Che presto vedrà entrare in scena gli ispettori
Che cosa è successo alla procura di Trapani
Ma proviamo a capire cos’è successo alla procura di Trapani, ufficio di frontiera da sempre associato alla ricerca del latitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Lì, da maggio dell’anno scorso, è procuratore facente funzioni Maurizio Agnello, ex pubblico ministero a Palermo, dov’era considerato un “dimatteiano”.
Appena qualche giorno fa proprio Agnello ha illustrato alla stampa l’inchiesta sui dati Covid sottodimensionati che ha provocato le dimissioni dell’assessore alla Salute della regione Sicilia Ruggero Razza.
Tant’è che più d’uno nota la singolare coincidenza tra quest’ultima inchiesta e la notizia delle intercettazioni che sono state depositate da più di un mese, ma spuntano fuori proprio adesso di fatto mettendo sul banco degli imputati la procura che ha chiesto gli ascolti.
Agnello è arrivato a Trapani come procuratore aggiunto il 4 febbraio 2019. E da maggio 2020 è anche il procuratore facente funzioni perché lascia l’ufficio il procuratore Alfredo Morvillo, il cognato di Giovanni Falcone. Ovviamente è singolare che il Csm, per un ufficio di frontiera che indaga sul latitante Matteo Messina Denaro, non abbia ancora proceduto alla scelta del capo della procura. Ma tant’è. Agnello è lì. E dovrà rendere conto a via Arenula sull’accaduto.
Un fatto, dalla sua ricostruzione, emerge però già con chiarezza: le tre forze di polizia che indagano sulla Iumenta (squadra mobile di Trapani, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato, il suo centro d’eccellenza, e la Capitaneria di porto) hanno chiuso un’informativa finale di 600 pagine e l’hanno consegnata alla Procura di Trapani a giugno del 2020.
In queste carte – secondo quanto sostiene il procuratore – non vi sarebbe stata alcuna traccia di intercettazioni né di Porsia, né di altri colleghi. Tant’è che lo stesso Agnello ne scopre l’esistenza solo adesso.
Per rispettare la chiusura delle indagini a novembre la procura notifica il prossimo deposito delle carte e procede con le traduzioni che richiedono tre mesi. A febbraio il deposito è operativo. Non succede nulla fino alla settimana scorsa quando, subito dopo il caso Covid-Regione, scoppia quello delle intercettazioni dei giornalisti.
A questo punto però bisogna capire chi ha consentito le intercettazioni
Fino all’aprile del 2019, quindi per oltre due anni, sull’inchiesta ha lavorato il pubblico ministero Andrea Tarondo che da quel momento però lascia tutto e parte per il Perù dove lavora a un progetto patrocinato dall’Unione europea.
È stato lui quindi che ha consentito l’intercettazione di Nancy Porsia, nonché la sua proroga per ben sei mesi. Come pm ha chiesto l’ascolto, che un gip ha autorizzato per molto tempo, nonostante Porsia non fosse indagata. Ma oggi la procura dice che nell’udienza stralcio chiederà al gip di distruggere tutte le intercettazioni che non sono rilevanti. Testi che però ormai sono nelle mani degli avvocati.
Non solo. Il problema non è solo la diffusione delle intercettazioni, ma il fatto stesso che i giornalisti direttamente o indirettamente siano stati ascoltati. Questo ha sollevato il caso in Parlamento dove fioccano le interrogazioni e ha spinto Marta Cartabia agli accertamenti. Per capire come sia stato possibile intercettare Porsia per ben sei mesi. E, seppure indirettamente, ascoltare altri sei cronisti.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
AVEVANO AVUTO CONFERMA VIA SMS DELLA PRENOTAZIONE
Una falla nel sistema di prenotazione è avvenuta anche nel Lazio, una fra le prime
regioni italiane in quanto a popolazione vaccinata
Infatti nel giorno di Pasqua al Policlinico universitario di Tor Vergata, una quarantina di cittadini romani si sono presentati, con tanto di prenotazione ricevuta dal sistema regionale, al centro vaccinale dell’Ospedale intorno alle 15, ma lo hanno trovato inaspettatamente chiuso
Sui telefonini dei cittadini, tre giorni fa, era arrivata via sms la conferma della loro prenotazione, eppure il centro vaccinale era chiuso, gli addetti a casa e nessuna spiegazione ufficiale
Secondo quanto ricevuto come spiegazione dall’Ospedale, la responsabilità sarebbe della Regione Lazio.
Secondo quanto raccontato dai responsabili del centro vaccinale “il REcup regionale ha preso un appuntamento sbagliato perché la domenica pomeriggio siamo chiusi. Quando ci siamo accorti che c’erano dei prenotati abbiamo chiesto al Recup regionale di riprogrammarli”, cosa che evidentemente non e’ avvenuta.
Le persone che oggi non sono state vaccinate – a causa di questa macroscopico errore – dovrebbero esserlo martedì.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
ALLARME ALLA CASA DI CURA DI CASSINO
Guariti dal Covid, dimessi dall’ospedale e, come qualsiasi altro paziente, ricoverati
in una struttura per la riabilitazione di cui hanno bisogno, ma a quel punto tornati all’improvviso positivi, contagiando così gli altri pazienti.
Questo quanto accaduto nell’ultimo mese nella casa di cura San Raffaele di Cassino. E a quanto pare non si tratta neppure di un caso isolato. Un problema che sta creando ulteriori difficoltà nella gestione della pandemia
La casa di cura San Raffaele di Cassino, una delle strutture del gruppo Angelucci, ha 300 posti letto e si occupa principalmente di riabilitazione. Su richiesta della Regione, sono ormai ben 81 i posti dedicati ai Covid, dove vengono ricoverati i positivi che, usciti dagli ospedali, hanno ancora bisogno di assistenza. Gli altri posti sono invece per tutti i pazienti no-Covid e proprio in due di tali reparti si è verificato nell’ultimo mese il problema dei contagi.
In quello per lungodegenti, in particolare, sono stati ricoverati pazienti dimessi dagli ospedali perché ormai negativi al virus, dunque guariti. Pazienti dimessi in larga parte dagli ospedali di Cassino e Frosinone.
Il virus si “è riattivato”
Tali pazienti, trascorso qualche tempo dal ricovero al San Raffaele, sono però risultati nuovamente positivi. Il virus, da quanto verificato dai medici, si è riattivato. In un caso c’è stato anche uno degli ospiti che è giunto a Cassino dopo un intervento chirurgico a Formia, che si è poi scoperto essere stato contagiato dal chirurgo. In larga parte però vi sarebbero stati tutti casi di autonoma ripositivizzazione.
Ben 38 i contagi. Il 70% circa per una riattivazione del virus e gli altri contagiati dai primi. Abbastanza per creare serie apprensioni in strutture come il San Raffale, dove il personale, 524 persone in totale, è vaccinato, ma gli ospiti, fatta eccezione per i più fragili ancora no.
“A casa gli operatori che non si sono voluti vaccinare”
“Dei 38 positivi ora 13 si sono nuovamente negativizzati e gli altri sono stati ricoverati nel nostro reparto Covid. Purtroppo in casi del genere – assicura l’amministratore delegato Antonio Vallone – si può fare ben poco. Ma la nostra struttura è sicura, abbiamo avuto controlli da parte dell’Asl e 13 operatori che non si sono voluti vaccinare li abbiamo subito tenuti a casa”. Come se non bastasse inoltre anche tra il personale vaccinato sei medici e infermieri sono stati ugualmente contagiati. Positivi nonostante la doppia dose di Pfizer somministrata loro a gennaio. “Per evitare rischi – aggiunge l’amministratore delegato – da tempo non facciamo più neppure gli antigenici e facciamo solo tamponi molecolari”.
Sta accadendo anche in altre strutture
La Fp Cgil ha avanzato dei sospetti, ipotizzando che non vi siano percorsi ben separati per Covid e no-Covid, che non vi siano adeguati interventi di sanificazione, e che non vi siano sufficienti tutele per il personale, esponendo tali dubbi anche al Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Frosinone. Vallone ha però risposto fornendo ampie rassicurazioni: “La casa di cura ha sempre messo in atto tutte le misure idonee per la tutela dei propri lavoratori, nel rispetto delle normative nazionali e regionali dettate in materia e ciò sotto la scrupolosa sorveglianza della Asl Frosinone”. Il problema, per il direttore generale, è dunque tutto legato ai pazienti ricoverati perché guariti e che sono tornati positivi.
“Non è accaduto soltanto da noi. Sta accadendo anche in altre strutture, del gruppo e non solo”, assicura Vallone. Un’altra piaga e proprio mentre, grazie alle vaccinazioni del personale sanitario e degli anziani, il Covid inizia ad arretrare nelle strutture sanitarie.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
“VOGLIONO INTIMIDIRE LE NOSTRE FONTI, E’ L’EFFETTO COLLATERALE DELLE INTERCETTAZIONI”
Le sue inchieste sui lager libici, i respingimenti in mare, i finanziamenti a trafficanti di esseri umani “riciclati” nella cosiddetta Guardia costiera libica, hanno lasciato il segno. Nello Scavo, firma di Avvenire, è uno dei giornalisti intercettati nell’inchiesta di Trapani. Globalist lo ha intervistato.
Partiamo dalla più stretta attualità. Andrea Palladino sul Domani rivela che l’ordine di indagare sulle Ong è partito dal ministero dell’Interno. “Le indagini – scrive Palladino – sono state cruciali per legittimare la battaglia del ministro Minniti prima e di Salvini poi contro i ‘taxi del mare’. Ora si scopre che fu lo stesso ministero a dire alla polizia di indagare sulle organizzazioni umanitarie, pur non avendo alcun elemento concreto”.
E aggiunge: il 12 dicembre del 2016, all’inizio del governo Gentiloni, dal ministero dell’Interno esce Angelino Alfano e arriva Marco Minniti. Quello stesso 12 dicembre in un ufficio del Viminale alcuni funzionari licenziano una lunga informativa. L’oggetto – rivela Palladino – è “attività di analisi dei flussi migratori in Italia” ed è indirizzata allo Sco, ovvero all’ufficio di polizia giudiziaria che gestirà l’inchiesta di Trapani”. Tu sei tra i giornalisti intercettati. Qual è il segno più profondo di questa vicenda?
Per comprenderne appieno la gravità occorre inquadrarla nel contesto politico-temporale nella quale si innesta. In quelle settimane, arriva in segreto la delegazione libica in Italia , di cui fa parte uno dei capi del traffico di esseri umani, “Bija”. Noi riusciamo a dimostrarlo due anni dopo. Ci sono queste inchieste, si comincia a parla di “taxi del mare”. Salvini che nel marzo di quell’anno accusa i servizi segreti di tenere nel cassetto informazioni sensibilità sul rapporto tra Ong e trafficanti. Il senatore Stucchi, leghista, che a quei tempi era presidente del Copasir, dopo due giorni emette un comunicato in cui dice “dopo avere sentito i vertici dei Servizi, possiamo affermare che le dichiarazioni del senatore Salvini sono al momento destituiti di ogni fondamento”. Tempo dopo scopriamo che invece c’erano questi addetti alla sicurezza privata delle navi di salvataggio che passavano informazioni alla Lega. E la polizia, raccogliendo queste informazioni, annota in un verbale che i pizzini che gli passavano questa vigilanza privata, sono stati utilizzati dalla Lega per la campagna elettorale. Questo lo scrive un poliziotto che annota le comunicazioni. Se mettiamo insieme tutto questo contesto, non è illogico che vengano direttamente o indirettamente intercettati alcuni giornalisti. Perché evidentemente c’era molta preoccupazione anche su quali fossero le nostre fonti. Prendiamo la vicenda che mi coinvolge: don Mussie Zerai era indagato in quanto individuato come collegamento tra trafficanti e Ong. Adesso lui è stato archiviato. A quel tempo lui è considerato un perno di questa inchiesta. Viene intercettato mentre parla con me. Io l’ho chiamato diverse volte, e chissà perché vengono annotate come “importanti” solo alcune telefonate…
Vale a dire?
Quelle nelle quali parliamo di come lui mi deve passare alcune informazioni. Se tu leggi tutte le intercettazioni, quelle di Sergio Sandura, quelle di Nancy Porsia, alla fine si sono fatti una idea molto precisa di come lavorano i giornalisti in quei contesti. E’ questa la cosa che più mi ha colpito, oltre naturalmente al fatto di essere stato intercettato. A ciò si aggiunge il fatto che questi dicono che le intercettazioni sono penalmente irrilevanti e però invece di buttarle nel cesso, come prevede la legge, sono rimaste in giro. In quel contesto politico molto particolare, quelle intercettazioni sono sintomatiche. Sintomatiche di un modus operandi molto particolare. E del resto l’attuale procuratore facente funzione di Trapani ha sostanzialmente disconosciuto. O meglio, lui dice non disconosco l’indagine però non me ne ero occupato io. E quando in una intervista di ieri all’Adnkronos gli chiedono, in buona sostanza, se fosse stato lei a istruire quell’inchiesta avrebbe fatto intercettare i giornalisti? La sua risposta è stata: su questo preferisco non commentare. Il che vuol dire che non era molto d’accordo con questa pratica. Io la inserisco in questo clima molto particolare in cui probabilmente loro avevano capito che noi stavamo toccando dei fili scoperti. E lo facevamo senza neanche conoscerci, a quel tempo. Loro forse pensavano che questi giornalisti lavorassero in pool, invece questo non c’era perché ognuno seguiva il proprio percorso giornalistico d’inchiesta.
La vicenda delle intercettazioni è una ennesima puntata di questa caccia al testimone scomodo, iniziata cercando di criminalizzare le Ong operative nel Mediterraneo?
Secondo me sì. Questi giornalisti erano individuati come schierati, ma poi hanno intercettato anche Biroslavo che non è certo uno schierato per l’accoglienza. Loro avevano necessità di capire quale era tutta la rete delle nostre fonti, non solo in Italia, perché quello che fanno su Nancy Porsia è un lavoro che fanno anche in Libia. Un po’ alla volta ci hanno attenzionati tutti, ed alcuni sono finiti sotto tutela. Uno degli effetti collaterali di questi sviluppi sulle fonti, anche interne alle istituzioni In queste ore diverse di queste fonti mi hanno contattato, con i metodi che usiamo noi, molto preoccupate. Mi chiedono, e non credo che sia il solo, ma ci siamo anche noi in queste intercettazioni, possiamo essere tranquilli? Immagina di essere un pubblico ufficiale, una fonte informativa che potrebbe dare a dei giornalisti di cui si fida , con cui vorrebbe stabilire un contatto, perché tante volte è andata così, ci hanno cercato le fonti. Se tu hai il dubbio che siamo tutti intercettati, ma io, è la logica conseguenza, a chi le do queste informazioni? Io penso che il problema non è Nello Scavo, Sergio Scandura, Nancy Porsia e gli altri intercettati. Non è minacciata la mia libertà d’informare, a essere minacciata è la libertà dei cittadini di essere informati. E’ talmente massiccia l’operazione che io mi metto nei panni di una fonte. Lì per lì non ci avevo pensato, poi mi ci ha fatto pensare una fonte del caso “Bija”. Una persona che vive da tempo con preoccupazione. Lui ha voluto darmi una mano, di sua iniziativa tra l’altro, ma sente la preoccupazione di finire inguaiato. Ovviamente mi ha chiesto “Nello posso stare tranquillo? Io non ci sono, tu hai letto qualcosa che mi riguarda?”. Gli ho risposto di stare tranquillo, che lui non c’era. Ma questo ti fa capire che altre fonti, in futuro, prima di contattare Sergio o me o Francesco o altri, ci penseranno due volte. Vogliono farci terra brucia intorno, intimidire le fonti. E questa è davvero la cosa più grave.
(da Globalist)
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