Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
L’ESAME DEI DATI E LA CONCORRENZA DELLA MELONI… ORMAI IL CAPITONE NON E’ PIU’ CREDIBILE
Matteo Salvini si agita, bombarda il governo da fuori, prova a respingere l’assalto alla leadership di Giorgia Meloni e stringe alleanze con i primi ministri sovranisti di tutta Europa. Ma la Lega, dopo la crisi del Papeete dell’agosto 2019, non si è mai più ripresa.
Un crollo costante, accentuato nell’ultimo anno, da quando è iniziata la pandemia: il Carroccio da inizio 2020 ha perso ben dieci punti percentuali nelle intenzioni di voto. Nel gennaio 2020, infatti, la Lega veleggiava intorno al 32% mentre secondo l’ultima supermedia settimanale di YouTrend il Carroccio è sceso sotto la soglia psicologica del 23%, pur rimanendo il primo partito: oggi è al 22,6%, il minimo storico negli ultimi tre anni.
Era l’1 maggio 2018, a due mesi dalle elezioni che avevano consacrato il M5S ma anche il partito di Salvini (17,4%), ed erano in corso le trattative per il governo gialloverde: la Lega era arrivata al 23,7%. Poi, un anno dopo, raggiunse il 34% alle elezioni europee e il picco nell’agosto 2019, poco prima della caduta del Conte-1, con il 36,8%.
Da quel momento in poi è stata una caduta libera proseguita nell’anno della pandemia che non si è arrestata nemmeno con l’ingresso della Lega nel governo di Mario Draghi. Secondo la supermedia YouTrend, nelle ultime due settimane, quelle del decreto in cui sono state mantenute le zone arancioni e rosse anche per tutto aprile, il Carroccio ha perso lo 0,4%, il partito che insieme a Forza Italia (altra forza politica aperturista) ha subìto la maggiore flessione (-0,6%).
Nemmeno il sostegno al governo Draghi ha fatto bene al partito di Salvini: da metà febbraio la Lega ha lasciato per strada lo 0,6%. Un dato confermato da Open Polis che ha analizzato i sondaggi dell’ultimo anno facendo una media aritmetica tra le rilevazioni degli istituti Emg, Ixe, Tecnè, Swg, Euromedia e Ipsos soffermandosi sui rapporti di forza tra le coalizioni: se nel centrosinistra Pd e M5S sono rimasti più o meno stabili, il cambio di scenario riguarda il centrodestra, dove si è aperta la guerra per la leadership tra Salvini e Giorgia Meloni.
Se a inizio 2020 tra Lega e Fratelli d’Italia c’erano ben 22 punti di scarto (32 a 10%), oggi il distacco si è ridotto a un terzo: il partito di Meloni ha fatto un balzo di quasi sette punti, arrivando al 16,6% a meno 7 punti dalla Lega. E tutto a discapito del Carroccio, visto che Forza Italia dal gennaio 2020 è cresciuta di 1,5 punti passando dal 6,8 all’8,3% di fine marzo.
Sarà proprio per la contesa con Meloni che Salvini ha deciso a febbraio di imprimere una svolta al Carroccio sostenendo Draghi, anche per non deludere quei ceti produttivi del nord che non avrebbero sopportato altri due anni di opposizione.
Eppure, negli ultimi giorni, la frustrazione per non essere riuscito a dettare l’agenda del governo e il fiato sul collo della destra di Meloni hanno fatto tornare Salvini su posizioni sovraniste e “di lotta”: le richieste sul condono delle cartelle esattoriali e sulle riaperture e la visita a Budapest con i premier sovranisti Viktor Orbán e Mateusz Morawiecki.
A soffrire nei sondaggi però è anche il premier Mario Draghi e il suo governo: la luna di miele delle prime settimane sta finendo.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
COME NO, COSI’ I CRIMINALI LIBICI SI FANNO PAGARE PURE UNA SECONDA VOLTA IL VIAGGIO DOPO AVERLI RIPORTATI NEI LAGER… NESSUNA PAROLA SULLE DETENZIONI IN VIOLAZIONE DI OGNI LEGGE INTERNAZIONALE, DRAGHI E’ ANDATO A RAPPRESENTARE I MERCANTI CHE NON VEDONO L’ORA DI FARE AFFARI
Le parole allucinanti di Draghi in visita nel Paese libico al cospetto del governo
guidato dal primo ministro Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh faranno storcere il naso a più di qualche esponente della maggioranza in Italia.
Da Tripoli il premier ha ringraziato esplicitamente il governo libico per “i salvataggi” dei migranti in mare, aggiungendo che la questione migratoria non rappresenta “solo un problema geopolitico ma anche umanitario”.
Talmente umanitario, caro Draghi, che i migranti riportati nelle prigioni libiche vengano taglieggiati e le donne stuprate, con l’unico scopo di chiedere loro la mazzetta per un secondo viaggio
Durante la sua prima visita da premier all’estero, Draghi ha riservato poche parole al tema migranti e diritti umani, concentrandosi di più sul “momento unico” per ricostruire “un’antica amicizia” tra i due Paesi.
Il premier ha sottolineato l’unicità del momento storico che si apre per il Paese nordafricano: ″È un momento unico per la Libia, c’è un governo di unità nazionale legittimato dal Parlamento che sta procedendo alla riconciliazione nazionale.La “sicurezza dei siti è indubbiamente un requisito essenziale per poter procedere con la collaborazione”, ha detto il premier.
E ancora: “C’è la volontà di riportare l’interscambio tra i due paesi ai livelli che aveva 5-6-7 anni fa e anzi la conversazione di oggi mi assicura che si vuole anche superare quel livello. Si vuol fare di questa partnership una guida per il futuro nella piena sovranità della Libia”.
Prima gli affari, insomma.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
LA REGIONE LOMBARDIA SMENTISCE SE STESSA E RIVEDE PER L’ENNESIMA VOLTA I CRITERI
Il disguido non è solo tecnico, ma anche comunicativo. L’annuncio in pompa magna fatto da Letizia Moratti lo scorso 2 aprile è stato smentito dalla stessa Regione Lombardia che ha annunciato come il piano per l’immunizzazione della platea di cittadini over 80 senza prenotazione fosse, in realtà, una boutade.
La scorsa settimana, infatti, erano stati individuati cinque giorni (dal 7 all’11 aprile) in cui procedere con la somministrazione dei prodotti anti-Covid per tutti gli anziani che non avevano ancora aderito alla campagna (anche per i noti problemi tecnici).
Adesso il passo indietro: i vaccini Lombardia over 80 senza prenotazione, in realtà, sarà disponibile solo per quelle persone che si erano effettivamente prenotati attraverso il portale realizzato da Aria, senza ricevere un appuntamento.
Per tutti gli altri (ricordiamo che si parla di una platea di circa 115mila persone) varrà il principio della prenotazione a partire da domani (mercoledì 7 aprile) attraverso il nuovo portale di Poste Italiane a cui si è affidata la Regione dopo i problemi con Aria. Come riporta il Fatto Quotidiano, più della metà dei cittadini lombardi over 80, che ancora non hanno ricevuto la prima dose del vaccino, non potrà recarsi senza prenotazione nei centri. Come invece aveva annunciato Letizia Moratti.
Una giravolta che lascia enormi interrogativi: basta tradurre in numeri le parole del consulente: gli over 80 che si erano prenotati con Aria sono 615.773, di questi ne sono stati vaccinati 413.373, quindi ne mancano ancora 202.373. Secondo i piani dovrebbero essere vaccinati tutti in 5 giorni.
Peccato che la media di vaccinazioni quotidiane nella Regione non superi le 30mila unità (e non si fa riferimento solo ai cittadini più anziani, ma all’intera campagna vaccinale lombarda).
I freddi numeri, quelli da pallottoliere, si sono tradotti in un’annuncio privo di fondamento fatto dalla vicepresidente (e assessora al Welfare) Letizia Moratti nei giorni scorsi. Perché l’intervento sotto traccia del super consulente Guido Bertolaso ha costretto la Regione a smentire se stessa.
I 60mila “rimandati”
Proprio l’uomo tanto amato da Salvini – che lo voleva come candidato sindaco di Roma – ha smontato la tesi del braccio destro di Attilio Fontana, sottolineando come la vaccinazione senza prenotazione è destinata solamente a chi, in realtà, si era prenotato sul portale di Aria senza mai ricevere un appuntamento.
Per tutti gli altri, oltre 60mila cittadini lombardi, si deve ripartire con la trafila della prenotazione attraverso il portale di Poste Italiane, a partire da domani. E l’obiettivo annunciato la scorsa settimana è già saltato. Prima ancora di iniziare.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
ANCHE LONDRA INTENDE FISSARE UNA SOGLIA D’ETA PER LE FIALE CHE AVEVA SEMPRE DIFESO… IN ITALIA TREDICI SEGNALAZIONI SOTTO ESAME
Anche la Gran Bretagna annuncia limitazioni per AstraZeneca. Londra, che pure aveva sempre difeso la sicurezza del suo vaccino, giovedì scorso ha ammesso di aver registrato 30 casi di una rara forma di trombosi legata alla somministrazione di AstraZeneca, di cui 7 fatali, su 18,1 milioni di vaccinati.
Secondo indiscrezioni di stampa, la Gran Bretagna potrebbe fissare un limite d’età al di sotto del quale preferire un altro prodotto.
La decisione era già stata presa il 18 marzo dalla Francia (vaccino riservato agli over 55) e il 30 marzo dalla Germania (agli over 60). Domenica l’Olanda aveva sospeso del tutto AstraZeneca. Anche l’Agenzia del farmaco italiana (Aifa) potrebbe fare una scelta simile, dopo la segnalazione di 13 casi sospetti, di cui probabilmente una metà fondati.
La scelta di fissare un limite di età nasce dall’osservazione che i casi di trombosi venosa cerebrale legata a un calo delle piastrine e a un aumento della proteina d-dimero sono concentrati fra i vaccinati al di sotto dei 60 anni, soprattutto nelle donne, tra i 4 e i 16 giorni dopo l’iniezione.
Prima della campagna vaccinale questa combinazione di sintomi non veniva osservata praticamente mai. Con AstraZeneca in Europa su 9,2 milioni di vaccinati ci sono stati 62 casi con 14 morti. Anche l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) che si riunisce oggi fino a venerdì è ormai incline a riconoscere che il problema è legato al vaccino di AstraZeneca. La trombosi venosa cerebrale con calo di piastrine dovrebbe entrare nel foglietto illustrativo non più come eventualità cui prestare attenzione, ma come effetto collaterale vero e proprio.
L’andamento delle vaccinazioni in Italia
Anche il vaccino di Johnson&Johnson, durante le sperimentazioni, avrebbe fatto registrare un caso sospetto in un giovane uomo, mentre Pfizer e Moderna non hanno dato segnali di allarme. Questo potrebbe indicare che il problema riguarda i vaccini che usano il metodo del vettore virale (anche Sputnik e ReiThera): ma per ora si tratta solo di un’ipotesi. L’Ema è in contatto con l’Fda americana (gli Usa somministrano già Johnson&Johnson ma non hanno intenzione per ora di usare AstraZeneca) per rendersi conto di eventuali problemi anche lì.
Anche sulle cause di questo problema la medicina brancola nel buio. Una delle piste seguite è che il vaccino, per ragioni sconosciute, in alcuni individui inneschi un fenomeno auto-immune, con gli anticorpi che si rivolgono contro le piastrine del sangue e un’attivazione anomala di alcuni fattori di coagulazione, che formano trombi. Questo spiegherebbe perché le donne sono più rappresentate (soffrono di più di problemi auto-immuni) ma non perché non ci sono casi fra gli anziani. Comunque la si guardi, la sindrome resta un mistero.
Le persone colpite da trombosi (almeno per quanto riguarda i casi italiani), non avevano né avevano avuto il Covid. Solo in pochi casi si trattava di donne che prendevano la pillola. Erano spesso totalmente sane, come nel caso del militare 50enne di Mantova, donatore di sangue e sottoposto a controlli regolari. Né ci sono indicazioni su come curare questa strana sindrome. La terapia che ogni medico somministrerebbe in caso di trombosi – eparina o altri anticoagulanti – con questa forma peculiare rischia di estendere il danno.
Fissare un limite d’età per il vaccino appare la scelta più logica, ma si scontra con la necessità di far marciare la campagna vaccinale. L’Ema aggiornerà i dati statistici, inserirà la trombosi venosa cerebrale fra gli effetti collaterali e cercherà di fornire più dettagli possibile sulla natura della malattia e sulle condizioni preesistenti delle persone colpite. Ma difficilmente si spingerà oltre, fornendo raccomandazioni agli stati.
Le sue indicazioni infatti vengono seguite anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, che con altre ong internazionali sovrintende al programma Covax per la distribuzione dei vaccini in 92 paesi poveri. Bloccare la distribuzione di AstraZeneca, un prodotto economico (costa 2,5 euro) e facile da conservare a temperatura di frigo, vorrebbe dire tagliare le gambe alle immunizzazioni in molte aree in via di sviluppo.
Lo scenario più probabile è che ogni nazione decida in base alla diffusione del virus e alla disponibilità di vaccini. I paesi nordici con una pandemia non troppo grave sceglieranno probabilmente il blocco.
Norvegia e Danimarca non hanno mai ripreso le somministrazioni di AstraZeneca, dopo il primo allarme di metà marzo. Germania e Francia manterranno il limite dell’età, seguiti forse dall’Italia (le consultazioni fra Aifa e ministero della Salute sono in corso da oggi). Molto dipenderà dallo stato delle forniture degli altri vaccini promessi, Pfizer in testa. L’Europa dell’est invece, che conta molto su AstraZeneca per contrastare il virus, dovrebbe mantenerne l’uso.
Fissare un limite d’età può apparire al momento la scelta più equilibrata. Le trombosi venose cerebrali colpiscono infatti più i giovani, in particolare le donne, e questa è la categoria in cui il Covid fa meno vittime.
Si spera che l’Ema, fra giovedì e venerdì, dia cifre più chiare anche su questo. Per ora l’Agenzia ha fatto sapere che le persone colpite sono circa una ogni 100mila vaccinati al di sotto dei 60 anni e le vittime una su tre, o poco meno. Non sono numeri insignificanti per un vaccino che deve essere sottoposto a somministrazione di massa. Bilanciare queste statistiche con la necessità di proteggerci dal Covid al momento è un rompicapo che non ha trovato una soluzione ideale.
(da “La Repubblica”)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
IL RESPONSABILE SUI VACCINI ROMPE IL SILENZIO
Sospeso per tutti in Olanda, fino al 15 aprile in Norvegia e Danimarca, limitato
agli over60 in Germania e agli over55 in Francia.
È il vaccino AstraZeneca, su cui prosegue la verifica di farmacosorveglianza dell’Ema, che sta aggiornando i suoi studi. Se la scorsa settimana il parere era “non è provato il rapporto di causa-effetto tra i casi di trombosi e la vaccinazione”, in queste ore, scrive il Messaggero, ulteriori approfondimenti fanno dire che un nesso può esistere, anche se non è chiaro quale sia il meccanismo: per quanto i casi siano rari, bisognerà comprendere se sono riconducibili al prodotto AstraZeneca o alla tipologia dei vaccini a vettore virale (Pfizer e Moderna non lo sono, J&J sì).
Già oggi i tecnici dell’Autorità europea del farmaco si riuniranno per decidere come stilare una “raccomandazione aggiornata” sul vaccino AstraZeneca.
“Secondo me ormai possiamo dirlo, è chiaro che c’è un’associazione con il vaccino. Cosa causi questa reazione, però, ancora non lo sappiamo”.
Parla al Messaggero Marco Cavaleri, responsabile della strategia sui vaccini di Ema: “I casi sono estremamente rari e il rapporto rischi-benefici è sempre a favore dei vaccini. Ma ora – spiega – è sempre più difficile affermare che non vi sia un rapporto di causa ed effetto fra la vaccinazione con AstraZeneca e casi molto rari di coaguli di sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine”.
In questa fase, il percorso di valutazione dell’autorità ”è ben lontano dall’essere concluso” e nel corso della settimana verranno fornite “definizioni preliminari”, ma “difficilmente arriveremo a indicare dei limiti di età come hanno fatto alcuni Paesi”.
Bisogna andare a vedere per singole fasce di età, ad esempio “le giovani donne, spesso protagoniste dei casi di trombosi, patiscono meno l’effetto del Covid, dovremo valutare dunque il rapporto rischi-benefici per loro”.
Perché i rari casi riguardano soprattutto le donne sotto i 50 anni, “anche se ci sono stati casi anche tra i 50 e i 60 e ci sono anche uomini, circa il 20 per cento. Età media attorno ai 45-47 anni”.
“In molti” conclude Cavaleri, “si aspettano che Ema risolva la questione per tutti, ma non è così semplice”… “Sicuramente le informazioni del prodotto verranno aggiornate, affermando che gli eventi avversi sono legati al vaccino. Sarà dichiarato in modo chiaro”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELL’ATTIVISTA ANTI-CORRUZIONE IN SCIOPERO DELLA FAME
Dopo che oggi aveva denunciato di avere febbre alta e tosse, l’oppositore russo Aleksej Navalnyj è stato trasferito nel reparto medico della colonia penale Ik-2 di Pokrov, a circa 100 chilometri da Mosca, dove sta scontando una pena detentiva di due anni e mezzo, ed è stato sottoposto a diversi test, tra cui quello per il coronavirus, secondo quanto riportato dal quotidiano Izvestia.
La scorsa settimana l’attivista anti-corruzione 44enne aveva iniziato lo sciopero della fame chiedendo la visita di un medico esterno e lamentando dolore acuto alla schiena e alle gambe. In precedenza aveva dichiarato che nel suo reparto carcerario era in corso un’epidemia di tubercolosi scherzando che ammalarsi gli avrebbe potuto offrire sollievo dai suoi disturbi dal momento che almeno tre persone erano state ricoverate in ospedale.
“Se ho la tubercolosi, forse scaccerà il dolore alla schiena e l’intorpidimento alle gambe. Sarebbe bello”, ha scritto su Instagram. Benché non abbia accesso a Internet, Navalnyj pubblica regolarmente sui suoi profili social, ma i suoi avvocati si rifiutano di spiegare come riesca.
Navalnyj aveva detto che la sua temperatura corporea era di 38,1 gradi Celsius (100,6 gradi Fahrenheit). Ha anche detto che aveva una brutta tosse. Ore dopo, Izvestia, giornale pro-Cremlino, ha citato una dichiarazione del servizio carcerario federale dicendo che Navalnyj era stato trasferito nel reparto malati per essere sottoposto a diversi test, tra cui il coronavirus.
Il reparto dov’è ricoverato Navalnyj si troverebbe sempre presso la colonia penale IK-2 a 100 chilometri a Est da Mosca, dove è detenuto, ha riferito uno dei suoi legali a Tv Dozhd.
Da quando è in carcere, Navalnyj avrebbe perso otto chili. “Secondo i documenti della colonia penale, quando è arrivato pesava 93 chili, ora 85: ha perso 8 chili prima dello sciopero della fame”, si legge sul suo profilo Telegram.
Navalnyj ha anche denunciato le autorità carcerarie di privarlo del sonno svegliandolo otto volte a notte e di rifiutarsi di prestargli cure mediche adeguate. Non solo. Da quando è detenuto, avrebbe ricevuto “sei ammonizioni in due settimane” e rischierebbe perciò di essere rinchiuso in una cella d’isolamento.
Vittima lo scorso agosto di un avvelenamento con l’agente nervino Novichok e trasferito in Germania in stato di coma, dopo cinque mesi di convalescenza, è rientrato in Russia lo scorso gennaio ed è stato arrestato subito dopo l’atterraggio. In febbraio è stato condannato a due anni e mezzo di prigione per un caso di frode del 2014 che la Corte europea dei diritti umani ha definito “immotivato”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
DAI BANDI REGIONALI ALL’INSALATA DI STOCCAFISSO
Dai bandi regionali all’insalata di stoccafisso, dalla falsa modestia con cui glissa su
una futura candidatura all’inchiesta flash sui programmi per cena dei suoi social elettori.
Fa discutere tutti e indigna molti l’ultimo video del governatore facente funzioni della Calabria, Nino Spirlì, che qualche sera fa si è video-intrattenuto con i suoi follower su Facebook discettando su carciofi ripieni, pipi e patate (peperoni e patate) e pennette al salmone.
Argomenti “pregnanti” saltati fuori dalla fondamentale questione posta dal presidente reggente ai suoi: “Ma stasera cosa mangiate? Mi piacerebbe sapere anche questo di voi. Io penso di provare un po’ di stoccafisso e di insalata”. Segue una raffica di risposte, che Spirlì non esita a commentare dalla zuppa di farro – “buona” sentenzia Spirlì – alla pastina di Enzino che il governatore evidentemente conosce, perché approfitta del suo commento per raccomandargli “un saluto a Laura”.
Per il presidente regionale del Codacons Francesco Di Lieto, che ha segnalato il video, “siamo oltre il ridicolo”.
Ma non è la prima volta che il presidente facente funzioni di Regione Calabria si lascia andare a interventi social decisamente sopra le righe. Anzi, che Spirlì abbia un rapporto assai disinvolto con Facebook, spesso usato anche per sostituire o anticipare le comunicazioni istituzionali, è cosa nota, così come famosi sono ormai i video registrati in auto mentre viene accompagnato da una parte all’altra della regione.
Arringhe contro gli insegnanti stufi di essere parcheggiati arbitrariamente in Dad, allusive quanto velenose comunicazioni contro misteriosi “nemici della Calabria”, orgogliosi annunci di progetti faraonici che una regione condannata all’ordinaria amministrazione dalla morte della sua governatrice eletta non potrebbe varare, sobrie raccomandazioni a rispettare distanziamento e norme di sicurezza da buon padre di famiglia.
Il surreale sondaggio sulla cena dei calabresi è un passo oltre, ma la riedizione riveduta e corretta degli abusi gastronomici del suo leader, Matteo Salvini, che qualche anno fa non faceva passare giorno senza addentare qualcosa a favore di fotocamera, sembra tutto meno che estemporanea.
E a farselo scappare è proprio Spirlì, che a chi gli chiede di candidarsi alle prossime regionali risponde “intanto facciamo bene quel che dobbiamo fare”, mentre – tra un commento goloso e l’altro – coccola i suoi: “Bello, sapere che ci scambiamo anche – lo spezzatino di Gianpino mmm -ogni tanto le notizie più familiari”.
Dopo un anno di pandemia, cosa c’è di più rassicurante di un “politico che è quasi uno di famiglia”?
Una vita fra tv e salotti, per il presidente facente funzioni la comunicazione è materia nota ed esplorata. Lo scivolone non è contemplato a meno che non serva per fare rumore e adesso che nel centrodestra i giochi per le regionali entrano nel vivo, il governatore ha voglia e bisogno di farsi notare.
Ufficialmente non l’ha mai detto, ma ad una candidatura da presidente ci spera, forte anche dell’endorsement neanche troppo velato di Matteo Salvini, che nonostante la sua Lega continui a perdere pezzi in Calabria, ai suoi non ha nascosto la volontà di spingere per Spirlì.
Un modo per ridimensionare gli alleati-rivali di Fratelli d’Italia, che pressano per una candidatura della loro deputata e plenipotenziaria in Calabria, Wanda Ferro, e per dare fastidio a Forza Italia, cui in base ai precedenti accordi spetterebbe l’indicazione del candidato unico del centrodestra.
Anche qui, i giochi sarebbero fatti. La scelta sarebbe caduta sul capogruppo alla Camera, Roberto Occhiuto, fratello dell’attuale sindaco di Cosenza, che già parla da candidato in pectore e come tale è stato blindato da Silvio Berlusconi e dal suo numero due, Antonio Tajani.
Ma l’ufficializzazione manca ancora e secondo alcune indiscrezioni, nei prossimi giorni la questione potrebbe finire nel mucchio della più generale discussione sulle elezioni d’autunno nelle grandi città italiane. Nessuna è ancora stata definita e al tavolo nazionale del centrodestra tutto, Calabria inclusa, potrebbe essere messo in discussione.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
“STIAMO CAMMINANDO SU UN TERRENO MINATO, BISOGNA SPINGERE PER RIMPIAZZARE ASTRAZENICA CON ALTRI VACCINI”
I casi di trombosi avvenuti in Italia dopo le inoculazioni del vaccino Astrazeneca preoccupano la popolazione e la classe medica: c’è correlazione tra questi eventi e il siero anticovid?
Al momento la scienza non ha fornito una risposta al quesito: dopo una breve sospensione disposta a livello europeo il vaccino Astrazeneca è tornato ad essere utlizzato nei paesi dell’Unione, cambiando nome e con un aggiornamento del suo bugiardino. Le trombosi sono state inserite come possibili, anche se rari, eventi avversi.
“Questi episodi si sono registrati quasi esclusivamente in pazienti giovani, non soggetti a rischio trombotico – spiega a Primocanale il dottor Pietrino Forfori, flebologo e chirurgo vascolare – le trombosi avvengono per un disordine della coagulazione che avviene in ogni punto e non sono associate alla presenza di varici che coinvolgerebbero una porzione ben più vasta della popolazione. I meccanismi biologici che governano l’immunità hanno molte parti in comune con i processi che regolano l’infiammazione e la coagulazione: stiamo camminando su un terreno minato, probabilmente si instuarano dei processi che avviano dei fenomeni che portano alla formazione del trombo nei siti più disparati”.
“Non ci sono particolari consigli che si possano dare in vista dell’appunamento con il vaccino – prosegue Forfori – perché non sembra che i soggetti che sono stati interessati dalle trombosi avessero un qualche quadro pregresso di disordine coagulativo, quindi anche i test che si fanno prima di prescrivere la pillola contraccettiva, per esempio, non sembrano particolarmente appropriati”.
Dunque cosa fare, sospendere Astrazeneca? “Questi episodi si sono registrati solo con un determinato vaccino quindi indipendentemente dalle risultanze scientifiche è indubbio che la percezione sia di generale diffidenza. E’ difficile spiegare ai familiari dei pazienti colpiti da trombosi che i casi sono limitati: i loro cari si sono presi il 100% del rischio e questo non possiamo non tenerlo in considerazione. La mia opinione su questo argomento è una sola: escludere dalla somministrazione il vaccino che spaventa la gente e spingere il piano vaccinale con gli altri sieri. Soprattutto quelli monodose che sono estremamente vantaggiosi visti i tempi stretti che abbiamo per immunizzare la maggior parte dei nostri connazionali”.
Il problema è però l’approvviggionamento: “E’ un problema frutto di scelte errate- conclude il dottor Pietrino Forfori – è assurdo avere firmato dei contratti senza penali con aziende che ora sono libere di non rispettare le consegne. Io cercherei di sfruttare questo momento per rimpiazzare Astrazeneca con altri vaccini”.
(da Primocanale)
argomento: denuncia | Commenta »
Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
STORIA DELLA PRASSI PREFERITA DAI POLITICI E DAI LORO ELETTORI
Dal Regno d’Italia alla Repubblica. La Prima e pure la Seconda. Un secolo e mezzo di storia costellata da una lunga scia di condoni e sanatorie di tutti i tipi in favore dei contribuenti disonesti.
Varati da governi e maggioranze di ogni colore, spesso nel silenzio delle opposizioni. Ché il partito degli evasori è variegato e trasversale. Ma, soprattutto, sposta consensi. Una lezione, del resto, appresa già dagli antichi romani con la favolosa remissio tributi del 118 dell’imperatore Adriano… Il primo esempio di sanatoria in campo tributario risale a poche settimane dopo l’Unità d’Italia, grazie a un regio decreto varato a giugno del 1861: riguardava l’abbuono di pene pecuniarie per omissioni relative alle rendite soggette a tassa di manomorta.
E il Duce? Per lui gli evasori delle imposte erano “i peggiori parassiti della società nazionale”. Tuttavia cancellò una norma chiaramente anti evasione voluta da Giovanni Giolitti, quella sulla nominatività dei titoli azionari, e accordò trattamenti di ultra favore per alcuni ceti produttivi – la quasi completa franchigia agli agricoltori assistiti da una serie di altre importanti provvidenze – oltre che alle famiglie numerose.
Caduto il Fascismo, l’andazzo non cambia. La Repubblica d’altra parte si inaugurò con la depenalizzazione valutaria contenuta nell’amnistia del 1946 voluta dal ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, poi seguita dall’amnistia del ‘48 per i reati finanziari commessi fino a tutto il 1947, cui si aggiunse un analogo salvacondotto per quelli fino al 1958 e poi ancora amnistia e indulto per i reati tributari compiuti fino al 1966: dall’inizio del secolo fino ai primi anni ‘70 i provvedimenti per mettere una pietra sopra alle pendenze pregresse anche con il fisco furono in tutto 33.
Ma l’epoca d’oro delle sanatorie si aprì nel 1973 con un mega-condono di debiti di imposta accompagnato dalla solita amnistia, giustificati dalla transizione a un nuovo sistema tributario e dalla necessità di abbattere l’imponente contenzioso.
Nel 1976 a Palazzo Chigi c’era il diccì Aldo Moro, quando il governo decise di varare uno scudo fiscale ante litteram per il rientro dei capitali che consentì allo Stato di incassare duemila miliardi di lire, assai meno di quanto sperato.
Tre anni più tardi il condono venne adottato invece per i debiti previdenziali per consentire ai datori di lavoro di mettersi in regola con l’Inps.
Il 7 agosto 1982 fu la volta della legge che, brandendo il bastone delle manette agli evasori, regalava la carota dell’amnistia per reati tributari. Meglio di un gol di Paolo Rossi ai Mondiali, vinti quell’anno dalla Nazionale in Spagna.
Nel 1985, sotto Craxi fu la volta della normativa sull’utilizzo dello scontrino fiscale in funzione anti-evasione. Ma con quanta convinzione? Pochissima sicché qualcuno, malignamente, prese a dire che la vera ragione della misura era di fare arricchire l’Olivetti, ditta leader dei registratori di cassa, di cui il ministro Visentini era stato presidente fino a poco tempo prima. Maledette coincidenze.
Nel 1989, il governo guidato dal democratico-cristiano Ciriaco De Mita, si diede un gran daffare: una sanatoria immobiliare, un condono sulla tassa dei rifiuti, uno sugli ex forfettari e un decreto sulle irregolarità tributarie formali.
A luglio del 1991 il Ministero delle Finanze guidato da Rino Formica, varò poi un condono tombale per sanare la bellezza di ben 17 anni di imposta, dal 1974 al 1990. E la Seconda Repubblica? Iniziò esattamente come la Prima.
Nel 1994 il tandem Berlusconi–Tremonti spalancò le porte al ravvedimento tramite pagamento di un obolo per chiudere le liti pendenti con il Fisco e a una procedura di conciliazione per scongiurare il contenzioso tributario futuro. Col governo tecnico di Lamberto Dini stesso spartito.
Nel 1995 il ministro delle Finanze Augusto Fantozzi varò un concordato fiscale di massa. Di cui si avvantaggiò lo stesso ministro. 22 maggio 1997, clima da fossa dei leoni al Senato. Romano Prodi per entrare nella moneta unica riaprì i termini per accedere ad alcuni condoni fiscali pregressi, dal concordato di massa alla sanatoria per la minimum tax – escogitata da Giuliano Amato qualche anno prima – passando per la chiusura agevolata delle liti fiscali pendenti.
Nel 2001 riecco Berlusconi riaprire le danze a Palazzo Chigi con uno scudo fiscale per incentivare il rientro dei capitali dall’estero con la scusa dell’imminente messa in circolazione dell’euro.
E poi il condonissimo del 2002: in un sol colpo un concordato, una sanatoria per omessi o tardivi versamenti, un’altra per le scritture contabili, le tasse automobilistiche e soprattutto un condono tombale. E non finisce qui.
Nel 2009 ancora Berlusconi, sempre in tandem con Tremonti, concede il bis dello scudo fiscale per tutte le operazioni illecite, anche di imprese estere controllate o collegate, finalizzate alla costituzione delle disponibilità economiche all’estero. Neppure Sua austerità Mario Monti deluse le aspettative: tagli, tasse, sacrifici tali da far addirittura piangere la ministra Elsa Fornero e soprattutto i pensionati colpiti nel portafogli.
Alla presentazione del decreto Salva-Italia, una purga per i critici, il nuovo Presidente del consiglio presentò la norma come una rivoluzione: lotta all’evasione a tutto spiano e basta condoni. Peccato per la manina che aveva inserito tra le pieghe del provvedimento la proroga di un anno dei termini di accertamento per i furbetti del condono berlusconiano del 2002 che se l’erano cavata senza pagare tutto il dovuto.
Altro premier, altro giro. Di slot machine. La cui liberalizzazione avviata da Berlusconi prevedeva, tra gli altri, l’obbligo di collegare in rete gli apparecchi per consentire un monitoraggio costante sulle giocate effettuate ai fini del prelievo fiscale.
Obbligo, però, che dieci società violarono almeno fino a quando la Procura generale della Corte dei Conti del Lazio decise di citarle in giudizio insieme ad alcuni dirigenti dei Monopoli per non aver vigilato. Causando un gigantesco danno erariale che spinse la stessa Procura a chiedere un risarcimento monstre di 89 miliardi di euro.
Ma la Corte dei Conti comminò in primo grado ai gestori delle diaboliche macchinette sanzioni per “soli” 2,5 miliardi. Ed è a questo punto della storia che entra in gioco il governo Letta. Con una norma inserita nel decreto Imu che regalò ai signori delle slot un maxi-sconto fino al 75% sulla sanzione pecuniaria. Risultato: i concessionari se la cavarono pagando appena circa 600 milioni.
Nel 2014 scambio della campanella, a Palazzo Chigi, tra Letta e Matteo Renzi. Che, divenuto presidente del Consiglio, mosse subito i primi passi nella giungla della normativa fiscale con l’introduzione della controversa voluntary disclosure per l’”emersione e rientro di capitali detenuti all’estero”.
Fu sempre Renzi a coniare un nuovo genere della letteratura tributaria con la rottamazione delle cartelle esattoriali per regolarizzare i debiti contratti con il Fisco tra il 2000 e il 2015, pagando sì l’intero importo dovuto, ma senza interessi di mora né sanzioni aggiuntive.
Un provvedimento bissato nel 2017 dal suo successore, Paolo Gentiloni. Poi emulato con la rottamazione ter pure dal governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte. E non è tutto.
Perché sempre l’esecutivo Conte I, con la Manovra 2019, ha introdotto anche la possibilità di archiviare le pendenze con il Fisco ricorrendo alla procedura del “saldo e stralcio” senza corrispondere neppure le sanzioni e gli interessi di mora.
Col nuovo premier Mario Draghi ci si aspettava, invece, un cambio di passo. Almeno a sentire il suo intervento sulla fiducia, il 17 febbraio 2021 nell’Aula del Senato, in cui lanciò “un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione fiscale”. Una promessa non mantenuta, smentita appena un mese dopo, dall’ennesimo condono a favore di furbetti e furboni del Fisco, inserito nelle pieghe del decreto Sostegni.
E questa volta senza neanche nasconderlo: “Sì, è un condono…”, ha ammesso candidamente l’ex presidente della Bce. Insomma, tutti felici e condonati.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »