Aprile 7th, 2021 Riccardo Fucile
VACCINI LENTI E RABBIA SOCIALE, IL PREMIER FATICA A IMPRIMERE UN CAMBIO DI PASSO
Sono passati solo 10 giorni da quando Mario Draghi ha evocato l’esigenza di
tornare a provare il “gusto del futuro”. Una esortazione precisa e pregna di significato, indirizzata non solo ai governatori regionali a cui era specificamente rivolta ma un po’ a tutta la classe dirigente del paese, inclusi imprenditori e politici, travolti dalla navigazione a vista imposta dalla pandemia.
Un appello a tornare a programmare e soprattutto rischiare, chiave per far ripartire l’economia, proteggere la salute e tornare a una vita quanto più normale possibile. Ebbene, a 10 giorni di distanza, quello che purtroppo sembra essersi impantanato nelle sabbie mobili dell’eterno presente è proprio il Presidente del Consiglio.
Il mese di aprile infatti è per lui sicuramente il più difficile, intrappolato com’è nelle due questioni dalle quali al momento non si vede una via d’uscita: la campagna vaccinale che arranca e le rabbia sociale che monta.
Delle due, i vaccini sono certamente la croce senza delizia che angoscia le notti del premier. Per dare una vera svolta e arrivare presto a una vaccinazione di massa servono dosi e purtroppo dosi non ne arrivano, o ne arrivano col contagocce.
Se tutto andrà bene, e non è detto, ad aprile ne verranno inviate in Italia solo 8 milioni, più o meno la stessa cifra di marzo: basti pensare che per l’intero trimestre il commissario Figliuolo ha previsto di fare affidamento su 50 milioni, quindi fra maggio e giugno ne dovrebbero essere consegnate 42 milioni, cifra che per ora somiglia più a un atto di fede che a una concreta previsione.
Come se non bastasse, il governo poi deve anche fare i conti con la grana Astrazeneca: se sarà costretto a limitarne l’utilizzo agli over 60 – come già hanno fatto Germania, Francia, Olanda e altri -, si aprirebbe un’altra falla nella campagna, visto che la maggior parte delle dosi previste da qui fino a fine estate sono proprio a marchio Astrazeneca. Insomma, se ora si va lenti, non c’è nessuna garanzia che nei prossimi mesi si possa accelerare in maniera decisa. Purtroppo.
Altra questione a cui non è semplice trovare una soluzione sono le proteste sociali. Al netto degli infiltrati di destra e dei personaggi folcloristici come lo sciamano modenese, le piazze pongono un problema serio: gli aiuti a pioggia da soli non bastano più per tenere buoni le categorie più colpite dalla pandemia (anche se stiamo parlando, giova ricordarlo, di categorie che non sono così ligie quando stilano le dichiarazioni dei redditi come invece quando chiedono sussidi statali).
Ma Draghi è bloccato in questa opera di programmazione dai dati implacabili del contagio: la curva sta scendendo troppo lentamente e l’unico tesoretto per le riaperture è stato speso tutto per la scuola.
Quindi è molto probabile che il dibattito su chi far ripartire e chi no si protrarrà stancamente nei prossimi giorni mentre tutti sanno che prima del 3 maggio nulla cambierà nella sostanza.
Il problema è che da qui al 3 maggio ci sono altre 4 settimane da impiegare per cercare di governare questi due fenomeni. E se Draghi non vuole che la sua corsa s’inchiodi al primo ostacolo, si deve inventare qualcosa per arrivare a un cambio di passo . Altrimenti quel “gusto del futuro” rischia di scadere nel sapore stantio di uno stagnante presente.
(da Huffingotonpost)
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Aprile 7th, 2021 Riccardo Fucile
DOVEVA ALZARSI E OFFRIRE LA SUA SEDIA ALLA VON DER LEYEN O ANDARSENE
Non basta lamentarsi di ciò che è accaduto ad Ankara, occorreva reagire subito. Il presidente Michel doveva alzarsi e offrire la sua sedia alla Von der Leyen oppure se ne dovevano andare via assieme immediatamente.
Così hanno dato l’impressione di essere proni a un atteggiamento arrogante e manipolatore, in cui l’immagine di una donna trattata in quel modo è servita ad affermare davanti all’opinione interna turca la superiorità di Erdogan nei confronti di tutti gli Europei.
Ed è proprio ciò che ricercava il leader turco. Farsi trattare così è stato, da parte in particolare del presidente Michel, un atteggiamento vergognoso. Michel si dovrebbe dimettere solo per questo.
Ci si chiede anche a cosa serva il cerimoniale della UE: queste visite sono preparate in anticipo con advanced team che vedono prima tutti i luoghi e in particolare come e dove ci si siede. Avevano già accettato questa vergogna? Oppure si sono fatti cogliere alla sprovvista?
Stanno lì anche durante le visite: in entrambi i casi sono responsabili. Anche il cerimoniale della UE dovrebbe dimettersi in blocco.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 7th, 2021 Riccardo Fucile
MACHISMO PROTOCOLLARE? CON CERTI PAESI SI DISCUTE QUANDO SARANNO DIVENTATI CIVILI, CI SI RIVEDE TRA UN SECOLO
Machismo protocollare, umiliazione dell’ospite femminile e al contempo
dell’istituzione che guida, la Commissione europea, in quanto guardiana dei Trattati, e della legalità, forse giudicata con meno riguardo rispetto ai governi.
O forse in quanto organismo pienamente comunitario, e non intergovernativo, sgradito a chi ormai si è visto chiudere in faccia le porte dell’Unione. C’è tutto questo nel “sofà gate”, nel trattamento che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha riservato ieri a Ursula von der Leyen durante la visita ad Ankara della numero uno dell’Eurogoverno insieme al chairman del Consiglio europeo, l’ex premier belga Charles Michel. Il video ufficiale dell’incontro dice tutto.
Erdogan riceve i due europei per rilanciare i rapporti tra Ue e Turchia. Superato il picchetto d’onore e varcato l’ingresso del nuovo sontuoso palazzo presidenziale di Ankara, Erdogan accoglie gli ospiti nel salone riccamente decorato dedicato alle foto di rito. Peccato che ad attendere i tre ci siano solo due sedie.
Dopo i primi scatti in piedi, Erdogan fa accomodare Michel su una delle due sedie e prende posto sull’altra. Von der Leyen rimane in piedi, interdetta, visibilmente in imbarazzo. Emette un “ehm” quasi gutturale a segnalare il disagio. Michel resta di sale, non ha la prontezza di reagire.
Von der Leyen viene così fatta accomodare su un divanetto laterale ad almeno tre metri dai due maschi, di fronte al ministro degli Esteri Melvut Cavusoglu, il cui rango nel protocollo è decisamente inferiore a quello della presidente della Commissione europea. La cui postura nella seduta nonostante l’impeccabile eleganza segnala ancora disagio.
Tecnicamente si potrebbe dire che Erdogan ha voluto riservare a Michel il rango di capo di governo visto che guida le sessioni del Consiglio europeo, appunto i vertici dei capi di Stato e di governo dell’Unione. Ma in nessuna cancelleria del mondo la presidente della Commissione – l’esecutivo comunitario – verrebbe considerata di livello inferiore. Anzi. Una rigida applicazione del protocollo, quella turca, che chiaramente nasconde un segnale politico di Erdogan.
“Von der Leyen chiaramente è rimasta sorpresa, lo si vede nel video, ma ha preferito dare priorità alle questioni di sostanza rispetto al protocollo”, ha commentato il portavoce della commissione europea Eric Mamer precisando comunque che la Commissione “si aspetta di essere trattata secondo il protocollo adeguato” e che “saranno presi contatti con tutte le parti coinvolte perché questa situazione non si ripeta in futuro”.
Il Partito popolare europeo, la famiglia politica di Von der Leyen, attacca: “Mettiamo le cose in chiaro. Qualcuno dovrebbe vergognarsi a causa della mancanza di un posto adeguato per Ursula von der Leyen nel palazzo di Erdogan. L’Ue ha segnalato l’apertura al dialogo, ma siamo fermi sui nostri valori. Le donne meritano lo stesso riconoscimento dei loro colleghi maschi”.
Duro il capo delegazione del Pd al Parlamento europeo, Brando Benifei che se la prende anche con il liberale Michel: “La presidente Von der Leyen lasciata senza sedia da Erdogan se ne sarebbe dovuta andare, vendicando così anche le donne turche, i cui diritti sono oggi sotto attacco. Vergognoso l’atteggiamento di Charles Michel che non sembra aver mosso un dito”.
La missione di Michel e von der Leyen era stata studiata dai primi ministri e dai vertici delle istituzioni dell’Unione per rilanciare i rapporti tra Ue e Turchia all’insegna di una nuova “agenda positiva”. Riassumendo, Erdogan deve proseguire con la de-escalation nel Mediterraneo orientale, evitare nuove provocazioni verso Cipro e Grecia, astenersi da ulteriori minacce sui migranti e cooperare in Libia. Se resterà sulla retta via, cancellando le tensioni del 2020 che hanno portato a anche a sanzioni Ue contro Ankara, al vertice di giugno gli europei lo ripagheranno con una nuova tranche di soldi per ospitare i 3,6 milioni di rifugiati siriani sul suo territorio dopo l’assegno da 6 miliardi staccato nel 2016, con una più profonda Unione doganale a vantaggio dell’economia turca e con una nuova politica dei visti. Una normalizzazione dei rapporti tra l’Europa e il suo vicino più ingombrante, nel bene e nel male, nonché fondamentale partner Nato. Una strategia che la Ue, peraltro, condivide con l’amministrazione a stelle e strisce di Joe Biden.
Per formalizzare questa nuova agenda positiva gli europei (come gli americani) chiedono anche un miglioramento dei diritti umani in Turchia.
Proprio von der Leyen a nome delle capitali – turbate dall’evento – ha sottolineato che il ritiro di Erdogan dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e la violenza domestica “è un segnale sbagliato”.
Ad Ankara si aspettavano il richiamo, viste le polemiche delle scorse settimane tra Europa e Turchia sulla Convenzione. Forse relegando sul divanetto beige la sessantaduenne tedesca, ex ministra della Difesa di Angela Merkel e prima presidente donna della Commissione europea, il Sultano voleva subito farle capire come considera le donne a casa sua.
Come dire, può anche astenersi dal trivellare nelle acque territoriali di Cipro o dal rilanciare gli sbarchi in Grecia, ma sui diritti non accetta ingerenze esterne.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2021 Riccardo Fucile
INDICATO DA SALVINI COME L’EMBLEMA DELLE PROTESTE DEI RISTORATORI IERI HA DATO VIA AGLI SCONTRI
C’è un uomo che ha partecipato alle dirette social di Matteo Salvini per protestare
contro il governo Conte e le mancate riaperture (o quelle a singhiozzo) di bar e ristoranti.
Quella stessa persona ieri è stata il fulcro della manifestazione #ioapro, sfociata in violenze contro le forze dell’ordine che presidiavano Piazza Montecitorio.
Si chiama Umberto Carriera ed è lui che dal palchetto allestito davanti al palazzo della Camera dei deputati, ad aver fomentato la folla a sfondare le barriere e a dare il via agli episodi più violenti che – di fatto – hanno delegittimato le proteste dei ristoratori
“Ragazzi, ragazzi. Buoni buoni buoni. Siamo pronti ad entrare. Occupiamo la piazza. Siamo pronti a sfondare. Non ci fanno entrare, siamo pronti a sfondare. Occupiamo la piazza, non ci fanno parlare con nessuno. Andiamo, andiamo, andiamo, andiamo, andiamo. Andiamo ragazzi, andiamo, andiamo andiamo. Non si sta a guardare, andiamo”.
Parole che hanno scatenato l’inferno con i manifestanti che hanno forzato le barriere poste davanti a piazza Montecitorio dando il via agli scontri con la polizia. Tafferugli che hanno portato anche al ferimento di due agenti, colpiti alla testa da alcune bottiglie di vetro lanciate contro di loro.
Insomma, ha aizzato la folla da quel palchetto ma non ha partecipato in prima linea agli scontri. Sta di fatto che le sue parole – lui, ristoratore di Pesaro, è uno degli organizzatori anche delle precedenti manifestazioni dei ristoratori – hanno scatenato i manifestanti.
Lui, sempre quell’Umberto Carriera, che partecipava alle dirette social di Salvini e che veniva indicato dal leader della Lega (quando era all’opposizione), come “uno degli uomini in prima fila, non un marziano o un evasore”. La prima fila, ieri, era quel palco da cui guidava – come un generale – la rabbia dei ristoratori sfociata in violenza.
(da NextQuotidiano)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
L’ESTATE SCORSA L’ATTUALE PREMIER HA APERTO UN MUTUO IPOTECARIO DI QUESTA ENTITA’ PER L’ACQUISTO DI UNA VILLA SULLA RIVIERA DEL BRENTA
Mario Draghi l’estate scorsa ha ricevuto un mutuo ipotecario di un milione e
mezzo di euro da restituire in 20 anni per l’acquisto di una villa sulla riviera del Brenta.
Il rimborso concesso da Banca Passadore è partito il primo gennaio 2021.
Il premier, quindi, ha tempo di pagare l’ultima rata del finanziamento ventennale fino all’età di 93 anni visto che, al momento della sottoscrizione del mutuo, ne aveva 72.
È la notizia in prima pagina dell’edizione odierna del quotidiano Il Tempo
Una concessione quella all’ex governatore della Banca d’Italia e della Bce non proprio usuale. Come fa notare il quotidiano, infatti, per qualsiasi persona sarebbe stato molto difficile ottenere un mutuo ipotecario ventennale a quell’età.
La maggior parte degli istituti di credito infatti concedono finanziamenti di questo tipo a persone che non vanno oltre i 55 anni in modo che possano onorare il debito entro il 75esimo anno di età.
Sono poche le banche che estendono il limite fino al 60esimo anno e solo per i clienti più affezionati. Ma a quanto pare per l’ex governatore della Banca d’Italia e poi della Banca Centrale Europea non è stato così difficile.
Draghi e la consorte, infatti, avevano 72 anni quando hanno richiesto il mutuo e mancavano per la signora pochi giorni e per il marito poco più di un mese al compimento del 73esimo compleanno, età che entrambi i due coniugi avrebbero avuto al pagamento semestrale posticipato della prima rata.
Nell’ articolo viene riportato anche il testo contenuto nell’atto registrato dal notaio Alessandra Temperini a Roma il 22 luglio 2020: “Banca Passadore ha concesso a titolo di mutuo alla parte finanziata, signori Draghi Mario e Cappello Maria Serenella, che hanno accettato, la somma di euro 1.500.000″.
“Il rimborso del mutuo – recita l’atto notarile che rivela i particolari del finanziamento che Draghi e la moglie hanno avuto nell’estate del 2020 – avverrà in 20 anni a partire dal primo gennaio 2021. La parte finanziata si obbligata per sé, per i suoi eredi, successori e/o aventi causa con vincolo solidale e indivisibile fra di loro, a restituire la somma mutuata entro la scadenza pattuita con ammortamento in numero 40 rate semestrali posticipate (…). Il tasso di interesse viene fissato nella misura dello 01, 220% nominale annuo per tutta la durata del finanziamento Taeg/i.s.c. 1, 251%”.
“E poco conta – fanno notare da Il Tempo – che gli eredi siano obbligati al pagamento in caso di scomparsa del debitore. Per legge hanno diritto alla rinuncia dell’eredità.
(da TPI)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
SECONDO FICO E CASELLATI SERVE UN ACCORDO POLITICO
Sul Copasir la palla passa ai partiti. Decidano loro che fare della presidenza, oggi
in mano alla Lega con Raffaele Volpi. Dopo un mese di battaglia politico-parlamentare condotta da Fratelli d’Italia per ottenere la carica che per legge spetterebbe all’opposizione, i presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico, intervengono con una lettera per dirimere la controversia. In realtà lo fanno solo in parte.
Nel testo, inviato allo stesso presidente del Copasir Volpi, oltre a spiegare di non poter intervenire con alcun atto d’autorità, ad esempio con lo scioglimento d’imperio del Comitato, citano il “precedente D’Alema” del 2011 sotto il governo Monti: l’allora esponente del Pd, presidente Copasir, era stato eletto in quota opposizione ma con la nascita dell’esecutivo tecnico era entrato di fatto in maggioranza, restando comunque al suo posto.
Il problema, scrivono la seconda e terza carica dello Stato, è la composizione dell’organo bicamerale. “Una eventuale revisione della composizione del Comitato – si legge – finalizzata a garantire la pariteticità tra maggioranza e opposizioni, determinerebbe una palese sovra-rappresentazione dei gruppi Fratelli d’Italia”. Insomma, cinque dei dieci parlamentari dovrebbero appartenere al partito di Giorgia Meloni. Non sarebbe rispettato il principio di equilibrio tra le forze politiche: Fdi, fanno notare, rappresenta il 6 per cento dell’attuale composizione dei due rami del Parlamento.
Risultato: il precedente del 2011 fa scuola, non si cambia l’attuale Copasir. Se i partiti non si assumono la responsabilità di eleggere un nuovo presidente, Volpi non può essere sostituito d’imperio. ” L’obiettivo di corrispondere all’esigenza sottesa alla richiesta formulata dai gruppi Fratelli d’Italia potrà dunque essere realizzato esclusivamente attraverso accordi generali tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione, la cui percorribilità ci riserviamo di verificare nelle sedi opportune”, concludono i due presidenti di Camera e Senato.
E, puntuale, si scatena l’ira del partito di Giorgia Meloni. Intervengono i capigruppo per dirsi “scandalizzati da Fico e Casellati” e per invocare “l’intervento del presidente Mattarella”. La seconda e la terza carica dello Stato, scrivono Ciriani e Lollobrigida, “decidono pilatescamente di non esercitare la loro autorità e consentono così che si violi una norma di garanzia a tutela della tenuta delle istituzioni. Ci aspettiamo un intervento di moral suasion del presidente della Repubblica Mattarella”.
La soluzione sperata passerebbe attraverso lo scioglimento del Comitato di controllo sui Servizi e la sua ricomposizione dei dieci, tra deputati e senatori. Ma stavolta, cinque di maggioranza (uno ciascuo per M5S, Lega, Pd, Leu, Iv) e cinque dell’attuale opposizione: ovvero Fratelli d’Italia e i parlamentari del Misto che hanno votato contro la fiducia al governo Draghi.
E tra i senatori di opposizione quell’Adolfo Urso (oggi vice) che il partito di Giorgia Meloni ha candidato alla presidenza, al posto del leghista Raffaele Volpi.
Il fatto è che il gentlemen agreement non è facilmente raggiungibile. Comporterebbe le volontarie dimissioni di tutti i dieci componenti, quanto meno della loro maggioranza. E difficilmente accadrà.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
CONTROLLATI IN TUTTA ITALIA 693 MEZZI, DECINE DI CASI RILEVATI
Il virus sulle maniglie, sui pulsanti di chiamata della fermata, sulle barre di
sostegno dei passeggeri e sui poggiatesta dei sedili. L’incubo coronavirus sale a bordo di bus, metro, scuolabus, treni. E il morbo, in questo viaggio, si annida nei pulsanti delle biglietterie, nelle sale d’attesa e nelle stazioni metro.
È quanto hanno appurato i carabinieri del Nas in 32 casi di positività dei tamponi di superficie effettuati in diverse città d’Italia. In 28 casi è stato rilevato che il virus si era insediato sui mezzi pubblici e nei luoghi di attesa dei mezzi di trasporto di Roma e delle altre quattro province del Lazio: Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone.
Un controllo straordinario messo in campo dai Nas e dal ministero della Salute. È così emerso che a Roma su 42 tamponi di superficie, 11 sono risultati positivi in campioni prelevati da un autobus urbano, da 4 autobus di linee extraurbane della capitale e da 6 vagoni della linea ferroviaria extraurbana Roma -Lido.
I tamponi risultati positivi erano stati prelevati da punti ritenuti sensibili: maniglie di apertura delle vetture, pulsanti di chiamata della fermata, barre di sostegno dei passeggeri e poggiatesta dei sedili.
Dieci le positività sulla rete di trasporto urbano di Latina e Frosinone. I prelievi hanno interessato 5 autobus, uno del capoluogo pontino e 4 di quello ciociaro. Dopo i controlli è scattata la sanificazione straordinaria.
Nove i casi di positività su mezzi pubblici nelle provincie di Viterbo e Rieti. “Il riscontro della presenza di materiale genetico del virus sulle superficie dei mezzi di trasporto, seppur non indice di effettiva capacità di virulenza o vitalità dello stesso, rileva con certezza il transito ed il contatto di individui infetti a bordo del mezzo, determinando la permanenza di una traccia virale”, scrivono in un comunicato i carabinieri del Nas.
E, infatti, i controlli hanno anche svelato quanta poca attenzione ci sia alle norme anti-Covid che potrebbero comunque mettere al riparo dal contagio. In quattro, titolari di aziende di trasporto, sono stati denunciati per non avere seguito le procedure di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro a favore degli operatori.
I Nas e l’Arpa hanno anche scoperto che, in molti casi, non sono state eseguite pulizia e sanificazione dei luoghi e delle vetture, non sono stati esposti cartelli e regole anti contagio e non c’era il giusto distanziamento a bordo dei mezzi di trasporto. Mancavano anche i dispencer per il gel disinfettante o non erano funzionanti.
I mezzi controllati in diverse città italiane sono stati 693.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
ANCHE QUESTO SARA’ IL MODELLO ISRAELE?
La casa farmaceutica statunitense Pfizer avrebbe bloccato le spedizioni del proprio vaccino contro il nuovo coronavirus in Israele per il mancato pagamento di 2,5 milioni di dosi.
Lo ha riportato The Jerusalem Post, citando dirigenti di Pfizer, che si sono detti preoccupati della possibilità che l’attuale governo di transizione scelga di non pagare le dosi. I dirigenti hanno detto al portale israeliano in lingua inglese di non capire come possa essersi verificata una situazione del genere in un paese organizzato, mentre secondo l’emittente radiofonica dell’esercito israeliano, Pfizer ha definito Israele una “repubblica delle banane”.
Secondo The Jerusalem Post, domenica 4 aprile era previsto in Israele l’arrivo di una spedizione di 700.000 dosi di vaccino, rimandata a data da destinarsi. Pfizer ha dichiarato al portale di aver completato tutte le consegne al paese in base all’accordo iniziale siglato lo scorso novembre.
La casa farmaceutica ha dichiarato a Reuters che sta lavorando con il governo israeliano all’aggiornamento dell’accordo per fornire altri vaccini al paese. “Mentre questo lavoro continua, le spedizioni potrebbero essere modificate”.
Secondo il ministero delle Finanze israeliano, finora il paese ha pagato per i vaccini prodotti da Pfizer e dall’azienda tedesca BioNTech 2,6 miliardi di shekel (664 milioni di euro), raggiungendo uno dei tassi di vaccinazione più alti al mondo grazie anche a forniture del vaccino prodotto dalla casa statunitense Moderna.
Secondo i dati del ministero della Salute diffusi lunedì 5 aprile, 5.273.362 israeliani hanno ricevuto almeno una dose di vaccino e 4.851.892 hanno ricevuto entrambe rispetto a una popolazione di circa 9,3 milioni di persone.
Lo stato ebraico ha vaccinato circa 100.000 palestinesi che lavorano in Israele o negli insediamenti israeliani, rispetto ai 5 milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania e Gaza.
Il governo israeliano sta cercando di ottenere altri 36 milioni di dosi del vaccino di Pfizer da utilizzare per i richiami o per la vaccinazione dei minori di 16 anni, quando sarà autorizzata.
La scorsa settimana tuttavia il ministro della Difesa Benny Gantz ha annullato una riunione del governo, in cui i ministri avrebbero dovuto autorizzare una spesa di 7 miliardi di shekel (1,78 miliardi di euro) per acquistare altri vaccini. Gantz ha detto di aver annullato l’incontro a causa del rifiuto del primo ministro Benjamin Netanyahu di nominare un nuovo ministro della Giustizia, ruolo ricoperto da Gantz dopo le dimissioni di Avi Nissenkorn a gennaio.
Il 23 marzo il paese è andato al voto per la quarta volta negli ultimi due anni, ancora una volta senza esprimere una chiara maggioranza parlamentare. Ieri, lunedì 5 aprile, il presidente Reuven Rivlin ha tenuto le consultazioni con i rappresentanti dei partiti della nuova Knesset e oggi darà l’incarico a un membro del parlamento per la formazione del nuovo governo.
Dall’inizio della pandemia di nuovo coronavirus, in Israele sono stati riportati 834,822 casi, a fronte di 6.253 decessi.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
ALCUNI POLIZIOTTI FERITI… TRA I DUECENTO MANIFESTANTI MOLTI SENZA MASCHERINA
Quest’oggi un centinaio di persone, tra cui sedicenti ristoratori e commercianti, hanno manifestato in piazza Montecitorio per richiedere a gran voce la riapertura delle loro attività. La folla si è radunata in tarda mattinata davanti alla Camera, alcuni hanno preso la parola per denunciare una situazione che considerano insostenibile.
Ma la tensione dopo un po’ è salita, ci sono stati da parte dei manifestanti anche lanci di alcuni fumogeni e di bottiglie, e la situazione è peggiorata quando alcuni hanno tentato di superare le transenne poste a protezione della piazza.
A quel punto è intervenuta la polizia per fermarli 
In piazza anche i sedicenti fascisti di CasaPound (nella foto Luca Marsella) e Forza Nuova e una persona con il cappello da Vichingo simile a quello dello sciamano visto a Capitol Hill.
La tensione in piazza si è accesa poco dopo l’intervento del deputato Vittorio Sgarbi.
Subito dopo il comizio di Vittorio Sgarbi gli organizzatori – un gruppo di associazioni – hanno chiamato allo sfondamento. Ai lanci di oggetti gli agenti hanno risposto con una carica. Un secondo tentativo più tardi. Ferito almeno un poliziotto, medicato a Palazzo Chigi e portato poi in ospedale. Testimoni raccontano però che ci sarebbero feriti anche alcuni manifestanti. Tra loro anche dei fermati.
Tra loro alcuni senza mascherina, bandiere blu di Italexit, il movimento del senatore ex M5S Gianluigi Paragone, e un uomo, Ermese, ristoratore modenese, vestito come Jake Angeli, l’appartenente al movimento Q-Anon che fece irruzione al Congresso Usa a Washington.
(da Globalist)
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