Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
MAGARI DOPO CHE VOI AVRETE RESTITUITO I 49 MILIONI FREGATI AGLI ITALIANI
La situazione dopo le Instagram Stories pubblicate dall’influencer imprenditrice sul vaccino alla nonna di Fedez sta assumendo dei contorni sempre più goffi e dai risvolti comici.
Il Carroccio, per voce di due consiglieri comunali a Milano, si sono scagliati contro la donna chiedendo addirittura la restituzione dell’onorificenza ricevuta nello scorso mese di dicembre: il tanto ambito, dai cittadini milanesi, Ambrogino d’oro.
E così la Lega contro Chiara Ferragni prova a mettersi, per l’ennesima volta, a scudo per difendere la Regione Lombardia (senza mai ammettere problemi molto seri riscontrati fino a oggi).
“Apprendiamo con sdegno la strumentalizzazione con la quale Chiara Ferragni ha voluto attaccare Regione Lombardia e chi in questi mesi sta lavorando per vaccinare il maggior numero di lombardi – si legge in una nota firmata dai consiglieri comunali a Milano del Carroccio, Max Bastoni e Gabriele Abbiati -. Falsificare una notizia al solo fine di mettere sotto attacco la Regione, non solo non è corretto ma appare anche come un atto di falsa propaganda politica, degna dei peggiori regimi comunisti”. Insomma, la posizione del duo leghista è quella di difesa della Regione, come ovvio. Dal canto loro, gli uffici di Attilio Fontana hanno fatto sapere che quella vaccinazione era frutto di una riprogrammazione delle prenotazioni. Insomma, i problemi c’erano e sono evidenti a tutti.
Poi la richiesta di restituire un’onorificenza simbolica ottenuta lo scorso 7 dicembre: “Riteniamo, inoltre, che personaggi che si prestano a queste falsificazioni non siano degne di poter ricevere l’Ambrogino d’Oro e quindi la signora Ferragni restituisca l’attestato e si metta al lavoro seriamente per il bene dei milanesi e dei lombardi”.
A quando la restituzione agli italiani dei 49 milioni che la Lega si è fregata?
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL RAPPER TORNA SUL VACCINO FATTO CON RITARDO ALLA NONNA 90ENNE DOPO LA DENUNCIA SOCIAL DELLA MOGLIE
“Attilio Fontana e Letizia Moratti vogliamo riscoprire il senso della vergogna e
chiedere scusa a tutti i cittadini per avere adottato un comportamento che non vede nel cittadino stessi diritti e stesse opportunità ma una modalità che verte a salvarsi la faccia e evitare la gogna mediatica? Chiedete almeno scusa”. Parola di Fedez.
Dal pulpito di Instagram, il rapper torna sul vaccino fatto con ritardo a sua nonna novantenne, fatto solo dopo la denuncia social di sua moglie Chiara Ferragni. Il comunicato della Ats Città Metropolitana di Milano che aveva dato la sua versione sulla vicenda non lo soddisfa. Anzi lo fa andare su tutte le furie.
Lucana Violini, nonna di Fedez, 90enne, aveva avuto la prima dose del vaccino anti Coronavirus il due aprile, solo ieri, 2 aprile. La moglie del cantante, Chiara Ferragni, aveva denunciato che la sanità lombarda aveva contattato la signora Violini solo dopo un suo post in cui segnalava il ritardo.
Aggiungeva che il personale che aveva telefonato si era rivolta alla novantenne chiamandola “la nonna di Fedez”. Una versione che è stata smentita dall’Ats della Città Metropolitana di Milano, che ha dichiarato che non c’è stato alcun favoritismo e che il ritardo è stato dovuto ad un errore nella compilazione della domanda.
Di qui l’ira social di Fedez che ai suoi follower ha voluto raccontare come sono andate, realmente le cose.
“Dicono che abbiamo sbagliato a compilare il modulo? Sul sito di Aria, quando si compila la domanda per il vaccino, il comune di residenza viene messo in automatico. Mia nonna la domanda la compilò mesi fa e fu contattata per essere vaccinata il giorno dopo che io pubblicai una storia, il giorno dopo, solo una strana coincidenza? Lei non potè uscire perchè inferma a una gamba. Fu dimenticata come molti altri anziani. E settimane dopo, il giorno dopo che mia moglie pubblicò una storia per lamentarsi della Regione, viene contattata e le chiedono ‘lei è la nonna di Fedez?’. Questa è la modalità Lombardia, cercare di tappare i buchi trovando soluzioni che non siano uguali per tutti ma che mettano a tacere le polemiche in un sistema che fa acqua da tutte le parti”
“Fatemi sapere poi – conclude Fedez – se vogliamo andare avanti o volete solo chiedere scusa a tutti i cittadini per questo comportamento vergognoso”.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
UN CONTO E’ ESSERE CONTRARI, ALTRA COSA RACCONTARE BALLE COLOSSALI E VEICOLARLE SENZA CONTRADDITTORIO
Giorgia Meloni e Matteo Salvini stanno facendo a gara a chi la spara più grossa per parlare sulla legge contro l’omotransfobia, ostacolata nel suo percorso parlamentare da Fratelli d’Italia (ma il suo peso parlamentare è irrilevante per la calendarizzazione della discussione e del voto finale al Senato) e della Lega che, ora, fa parte del governo.
E Matteo Salvini contro ddl Zan riesce a superare il primato di fake news toccato, solo qualche giorno fa al Maurizio Costanzo Show, dalla sua (ex?) alleata di Centrodestra. Il tutto pubblicato nell’intervista rilasciata oggi a Il Corriere della Sera. Senza colpo ferire.
«Noi crediamo che la legge sull’omofobia possa introdurre una discriminazione: se io dico che ritengo che l’utero in affitto è una barbarie, se dico che sono contrario alle adozioni gay, rischio il processo – ha detto Matteo Salvini contro ddl Zan nella sua intervista a Il Corriere della Sera. E mi creda: di processi ne ho già abbastanza. Ho udienze già fissate per tutti i prossimi sabati di aprile».
Chissà se, prima o poi, sarà chiamato anche a rispondere per la continua propaganda fatta a suon di disinformazione, prima sui migranti e ora sul ddl Zan.
Perché parliamo di fake news pronunciate dal segretario della Lega?
La risposta è semplice e si trova sul testo disponibile a tutti e che un senatore (che dovrebbe conoscere nei dettagli i provvedimenti in discussione, visto il suo ruolo istituzionale) non può trattare citando cose non vere. Anzi, cose fuori dalla realtà.
E basterebbe leggere il contenuto del ddl Zan depositato a Palazzo Madama (sì, l’Aula in cui stato eletto Matteo Salvini) e pubblicato – come da prassi – sul sito del Senato.
Non c’è alcun riferimento a quel che dice Matteo Salvini contro ddl Zan.
Non si parla in nessun caso di limitazione della libertà di pensiero, ma si vuole portare all’attenzione un richiamo affinché ci sia maggiore attenzione e maggior rigore nell’affrontare episodi (che sono, purtroppo, all’ordine del giorno e raccontati quotidianamente dalle pagine dei giornali e sui social) di aggressioni omotransfobiche (il caso della stazione Valle Aurelia di Roma di qualche settimana fa ne è l’emblema).
Il ruolo del giornalismo
Insomma, la partita è politica. Diventa difficile pensare che il segretario della Lega non sia a conoscenza del reale contenuto del ddl Zan.
Quindi queste bufale servono solo a solidificare una base elettorale che è già delusa dall’atteggiamento voltagabbana della Lega su molti temi.
Ed è qui che entra in gioco il giornalismo. Quell’affermazione di Matteo Salvini doveva essere contrastata e doveva essere pubblicata sia la risposta del senatore, sia la notizia che quel che aveva detto era una bufala. Perché la verità è fatta di coraggio e l’informazione deve averne.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
PER SALVINI E’ “UN CRIMINE”, PER LA MELONI “UN FURTO”, PER BERLUSCONI “UN DISASTRO” MA E’ FAVOREVOLE IL 66% DEGLI ELETTORI DI FORZA ITALIA, IL 65% DEI LEGHISTI E IL 56% DEGLI ELETTORI DI FDI
Secondo Matteo Salvini è “un crimine da arresto immediato”. Per Giorgia Meloni
è “un furto sui conti correnti” e quelli che la propongono sono “nemici dei cittadini da fermare il prima possibile”. Silvio Berlusconi l’ha definita “un disastro”. Luigi Di Maio prima l’ha bollata come “inaccettabile”, poi ha corretto il tiro accodandosi a Beppe Grillo e avallando l’idea di una tassa per i milionari.
Ma cosa pensano gli elettori di questi partiti della famigerata patrimoniale? È la domanda a cui dà una risposta per la prima volta un sondaggio condotto dall’agenzia di ricerca internazionale Glocalities
La ricerca della società olandese, condotta in Italia su 1.046 persone intervistate online tra febbraio e marzo, mostra risultati sorprendenti.
Soprattutto per i leader dei principali partiti citati sopra. Il 66% degli intervistati, vale a dire due italiani su tre, si è infatti dichiarato favorevole o molto favorevole alla proposta di introdurre una patrimoniale per i multimilionari.
La domanda precisa era questa: “Le persone che possiedono più di 8 milioni di euro dovrebbero pagare un’imposta annuale aggiuntiva dell’1% del loro patrimonio totale per finanziare la ripresa dalla pandemia da Covid-19 e aiutare le persone bisognose?”. Favorevoli con maggioranza bulgare gli elettori di Liberi e Uguali e Partito democratico, che una proposta simile – un’imposta progressiva a partire dallo 0,2% su patrimoni superiori a 500mila euro – l’avevano presentata lo scorso autunno attraverso un emendamento alla Finanziaria (primi firmatari Nicola Fratoianni e Matteo Orfini) ritirato dopo il parere negativo di governo e relatori per mancanza delle coperture finanziarie.
D’accordo nel tassare i grandi patrimoni, mobiliari e immobiliari, sono però anche gli elettori delle altre forze politiche.
Favorevole o molto favorevole alla super tassa si è dichiarato il 77% dei sostenitori del Movimento 5 Stelle, il 66% di quelli di Forza Italia, il 65% dei leghisti e il 56% degli elettori di Fratelli d’Italia.
Tutta gente che non considera la patrimoniale “un crimine” né “un furto”, tanto per usare le parole di Meloni e Salvini. Unici contrari alla sovrattassa sono i sostenitori di CasaPound, gli auto-definiti fascisti del Terzo millennio.
Il sondaggio è stato commissionato da Tax Justice Italia insieme a Milionaires for Humanity, un gruppo formato da un centinaio di multimilionari provenienti da varie nazioni del mondo (non dall’Italia) favorevoli all’idea di una patrimoniale imposta a persone come loro. Tra i membri di Milionaires for Humanity ci sono ad esempio Abigal Disney, ereditiera del colosso Walt Disney, e il regista britannico Richard Curtis, sceneggiatore di film cult come Notting Hill, Love Actually e Il diario di Bridget Jones. La patrimoniale ipotizzata nel sondaggio – secondo gli economisti Jakob Kapeller, Rafael Wildauer e Stuart Leitch – potrebbe generare per l’Italia un gettito aggiuntivo compreso tra 5,1 e 7,6 miliardi di euro all’anno.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
TROVATA IN GRAVI CONDIZIONI A CASA, E’ IN TERAPIA INTENSIVA… UN’ALTRA DONNA DI 44 ANNI, VOLONTARIA PROTEZIONE CIVILE RICOVERATA PER TROMBOSI DOPO ASTRAZENICA, NON E’ GRAVE
Un’insegnante genovese di sostegno di 32 anni, T. F., è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale San Martino di Genova. La donna è attualmente in coma, secondo fonti mediche, con sintomi di trombosi ed emorragia cerebrale.
Sono stati i parenti ad allertare i soccorsi oggi, poco dopo mezzogiorno: la giovane insegnante aveva accusato un malessere venerdì sera (cefalea e nausea), dopodiché la situazione è peggiorata fino al ricovero.
Sono stati gli stessi parenti a raccontare che l’insegnante aveva ricevuto il 22 marzo il vaccino AstraZeneca. Al momento non è possibile correlare la vaccinazione al quadro clinico odierno.
“L’Ospedale Policlinico San Martino segnala un caso di quadro trombotico ed emorragico cerebrale riferito a una insegnante di 32 anni vaccinata presso la ASL di residenza in Liguria con vaccino AstraZeneca in data 22 marzo e con esordio sintomatologico dal 2 aprile, giunta oggi al Pronto Soccorso dopo essere stata trovata in gravi condizioni presso il proprio domicilio (è ora ricoverata in Rianimazione) – si legge in una nota diffusa dalla direzione dell’ospedale – La Direzione del Policlinico ha attivato le previste segnalazioni nell’ambito delle procedure di farmacovigilanza verso AIFA”.
Un’altra donna di 44 ricoverata in neurologia
Una donna di 44 anni, volontaria della Protezione civile, è ricoverata in neurologia al San Martino per una trombosi. Non è in gravi condizioni. La donna era stata vaccinata, secondo quanto riferiscono fonti mediche, con AstraZeneca nei giorni scorsi. In questo caso non è stata ancora effettuata la segnalazione all’AIFA.
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
TRA LORO GIANLUCA SAVOINI, EX PORTAVOCE DI SALVINI … IL RUSSO FINANZIAVA IL FORUM DELLA FAMIGLIA, VICINO AL MINISTRO LEGHISTA FONTANA
Aleksej Nemudrov e Dmitri Ostroukhov sono i due cittadini russi che sono tornati a Mosca dopo l’arresto di Walter Biot. Beccato a vendere informazioni ai loro servizi segreti.
Il primo dei due, racconta oggi Repubblica in un articolo di Floriana Bulfon, Giuliano Foschini e Fabio Tonacci, ha però tanti rapporti con l’Italia. Tra questi spicca quello con Gianluca Savoini, ex portavoce di Matteo Salvini.
Il 25 marzo del 2020 infatti Nemudrov era il responsabile della logistica della task force anti-Covid inviata dalla Russia all’Italia e sbarcata all’aeroporto di Pratica di Mare, direzione Bergamo: 132 militari, tra cui 32 medici e operatori sanitari, specializzati in operazioni di sanificazione.
Per un mese e mezzo saranno impegnati in Lombardia nella pulizia di ospedali e Rsa del bresciano e del bergamasco, province piegate dalla virulenza della pandemia.
Il governo italiano ha concordato le regole d’ingaggio della missione con l’ambasciata di Mosca.
Nemudrov, scrive ancora il quotidiano, tesse rapporti su rapporti con imprenditori e uomini vicini alla politica. Con una predilezione: la Lega di Salvini, il quale non ha mai nascosto la passione per “l’amico Putin” e il rigetto per chiunque sollevi sospetti di ingerenze del Cremlino.
Scrive Repubblica:
Risultano diverse frequentazioni tra Aleksej e l’entourage di Savoini, protagonista dello scandalo del Metropol e di una fittizia compravendita di petrolio.
E tra Aleksej e consorzi imprenditoriali, vicini alla Lega, attivi nella mediazione di investimenti e trattative commerciali con la Russia. Ai quali Nemudrov, fin quando è stato in Italia, si dedica personalmente, presenziando cerimonie insignificanti.
Per esempio Nemudrov era presente alla cerimonia sul ponte tibetano di Vagli in Liguria in cui le autorità mostrarono la statua dedicata al militare russo Aleksandr Prokhoreko. Quello morto a Palmira durante la guerra civile siriana.
Tra gli organizzatori dell’evento figura l’Associazione culturale Liguria-Russia, nel cui consiglio direttivo siede Savoini. E poi c’è l’evento di Messina nel 2018. Alla celebrazione per i 110 anni dal terremoto, quando i russi offrirono soccorso, in prima fila, accanto a Nemudrov, c’è Vladimir Yakunin, ex generale del Kgb, colpito dalle sanzioni americane nel 2014.
Yakunin è il finanziatore e motore del WCF, il forum mondiale della famiglia che nel 2019 organizza un convegno a Verona cui partecipa, non senza polemiche, l’allora ministro leghista Lorenzo Fontana.
Come è piccolo il mondo…
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
E POTREBBE ESSERE SOLO UNO DEI LORO TANTI GANCI
Quattro smartphone, una mini sd, uno scatolone con il farmaco per combattere il
colesterolo alto.
Così il capitano di Fregata Walter Biot entrava tutte le mattine in ufficio. Poi a volte fotografava i documenti “riservati” e “segreti”, altre invece no.
Quando lo faceva incontrava poi Dmitrij Ostroukhov, il diplomatico russo che lo aveva agganciato alcuni mesi fa. I due si davano appuntamento vicino Pomezia, lì dove l’ufficiale italiano ha quella casa difficile da mantenere per lui (economicamente). L’attività è andata avanti per mesi, e i famigliari di lui lo hanno detto e ripetuto: “Non ha messo in pericolo la Nazione, quei documenti non erano niente di che, e anzi. Lui ha fatto la guerra, la Seconda del Golfo. Se mio padre è colpevole, lo ha fatto solo perché viviamo in difficoltà: quattro figli, quattro cani, una casa fuori Roma sì, ma grande e con un mutuo”. Lo ha detto prima la madre, poi lo ha ripetuto anche uno dei figli: “Per giunta una sorella è disabile”.
E poi lo ha detto anche Biot stesso, non davanti al magistrato a cui ha riferito di volersi prendere del tempo per rimettere assieme i pezzi (si è avvalso della facoltà di non rispondere), ma dal carcere di Regina Coeli, parlando con il suo avvocato, a cui ha affidato poche ma chiare parole: “Non erano documenti che potessero mettere in pericolo la sicurezza nazionale”.
E questo è un fattore molto rilevante, per vari motivi. Primo fra tutti: verrà giudicato da un Tribunale militare, e la pena è commisurata al pericolo a cui ha esposto lo Stato. Per i documenti riservati si parla di un minimo di 5 anni di reclusione, per i documenti etichettati come segreti un minimo di 20; in casi estremi è previsto anche l’ergastolo (in passato c’era addirittura la pena di morte).
Senza dire che, nel caso di congedo con disonore, non riceverebbe più lo stipendio. E allora sì che la famiglia sarebbe veramente nei guai: il figlio ieri ha detto che in quel caso “devo andare a rubare poi, lo devo fare davvero”.
Walter Biot è stato arrestato in flagranza di reato, e anche Dmitrij Ostroukhov è stato preso con le mani nel sacco, ma, in qualità di personale diplomatico non è stato portato dietro alle sbarre e semplicemente all’aeroporto prima di essere espulso insieme ad Alexey Nemudrov. Entrambi militari del Gru, il servizio di informazione delle forze russe. Loro lo avevano reclutato, ma avevano destato un certo sospetto nelle Autorità italiane, che avevano notato questo viavai insolito dei due ufficiali russi, spesso a colloquio con il Capitano di Fregata.
E – si sa – lo spionaggio non è una novità: è sempre esistito. Tanto che, per star sicuri, i Ros hanno piazzato delle telecamere nascoste nell’ufficio di Biot, hanno riempito di cimici anche la sua auto. Lo hanno sorvegliato, così come hanno fatto con Dmitrij Ostroukhov, che per recarsi agli appuntamenti con l’ufficiale italiano faceva il giro della città, impiegava quattro ore, si guardava alla spalle, cambiava spesso direzione per non destare sospetti. Ma tutto ciò non è servito perché poi, quando sono stati fermati, il russo aveva in tasca la scheda sd con 181 scatti, Biot una scatola con 100 banconote da 50 euro.
Nessuno se lo sarebbe aspettato da lui, o almeno così dice chi lo ha conosciuto sul lavoro. E infatti questa potrebbe essere una chiave: se è vero che non è la prima volta che l’ufficiale incontrava i russi e che quindi la cifra intascata nei mesi potrebbe essere di gran lunga superiore a quella che è stata trovata nella scatola il giorno dell’arresto (5mila euro), è altrettanto vero che è una somma bassa, molto bassa.
Si sa che lo spionaggio esiste, si sa che esiste il controspionaggio. E si sa che le informazioni veramente pericolose valgono solitamente molto di più. E fonti della Marina hanno detto che effettivamente documenti veramente importanti non vengono consegnati nelle mani di un capitano di Fregata nel suo ufficio, ma possono essere consultati solo in luoghi appositi.
Che Biot era un ufficiale (si passi il termine) di “serie B”, di quelli che non hanno frequentato l’Accademia di Livorno, ma che erano sottufficiali, che poi tramite un concorso hanno avuto la promozione. E che per questo a 55 anni era “solo” Capitano di Fregata (chi conosce la marina sa che a quell’età sei verso fine carriera e per lo meno devi essere capitano di Vascello o Contrammiraglio).
Che, semmai uno dovesse decidere di fare la spia, non si venderebbe per 5mila euro, sapendo che i budget per questo tipo di attività (previsti da tutti i servizi di intelligence del mondo) sono molto più alti. E che, soprattutto, se sei una spia seria non ti fai arrestare nel parcheggio del supermercato. Una spia “professionista” non fa così. Fa così solo un povero disgraziato che ha necessità di soldi. E i russi? Loro potrebbero aver testato Biot con queste poche migliaia di euro. Test fallito. Con Biot, perché chissà con quanti altri, di cui non si sa nulla, invece è riuscito.
(da NextQuotidiano”)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
ECCO IL LIBRO NERO DELL’EVASIONE FISCALE: 107 MILIARDI EVASI OGNI ANNO
Sapete quanto vale oggi l’evasione fiscale in Italia? Sapete quanto sottraggono al
fisco i “furbetti” del Belpaese? E quanti condoni ci sono stati nel corso degli anni? E soprattutto: sapete quante promesse di intervento a riguardo sono state fatte per essere poi puntualmente disattese?
Domande capitali che pesano come un macigno su cos’è oggi l’Italia e cosa avrebbe potuto essere se solo alcune delle leggi annunciate fossero state tradotte in realtà. A questi e molti altri quesiti risponde la sconvolgente inchiesta di Primo Di Nicola (nella foto), Antonio Pitoni e Ilaria Proietti in Parassiti. Ladri e complici: così gli italiani evadono (da sempre) il fisco (edito da Paper First).
Un’opera omnia per certi aspetti, che spiega per filo e per segno e con precisione certosina come siamo arrivati ai 107 miliardi di evasione stimati oggi nel nostro Paese. Un tuffo inquietante nel buco nero dell’evasione, appunto, da cui si riemerge con rabbia.
Che i tre cronisti di peso (Di Nicola non ha bisogno di presentazioni, essendo stato penna storica di tante inchieste per L’Espresso, prima di approdare al Fatto, dunque alla direzione del Centro, e infine eletto senatore coi Cinque Stelle; Pitoni, dopo la direzione al Punto e un passato tra Fatto ed La Stampa, è oggi vicedirettore de La Notizia; Proietti è firma di tanti scoop sempre col Fatto) potessero offrire un’indagine così accurata e mai realizzata finora su un tema così decisivo per le sorti del nostro Paese, dovrebbe non stupire.
Eppure alla fine si rimane comunque spiazzati da quello che i tre scrittori ricostruiscono. Ci sarà un motivo – viene da pensare – se dagli anni ‘70 ad oggi nulla è cambiato. Ci sarà una ragione se 50 anni fa l’allora ministro delle Finanze Luigi Preti prometteva inutilmente che “basterà spingere un bottone e avremo i nomi degli evasori”, e oggi ci troviamo con la stessa guerra promessa da Mario Draghi e poi sfumata nell’ennesimo condono a favore di furbetti e furboni del Fisco.
L’mpressione è che in mezzo secolo di storia tutto sia cambiato tranne l’evasione fiscale che, anzi, si è nutrita di leggi mancate e provvedimenti ad hoc.
E neanche basta un secolo per rintracciare il primo condono dato che bisogna tornare indietro alla remissio tributi di Adriano, come ricordano gli autori. Da allora è stato un continuo. Che è pure peggiorato, tra silenzi istituzionali e corruzione anche tra le toghe col mercimonio di sentenze. Allora bisogna arrendersi? Gli autori urlano un secco no. Perché? Bisogna arrivare alla fine del libro per scoprirlo.
(da agenzie)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
DODICI PAZIENTI CONTAGIATI, OTTO GLI OPERATORI SANITARI
Nella residenza per anziani “Santa Teresa” di Ravenna è scoppiato un focolaio di
Coronavirus: in totale i pazienti contagiati sono 12 a cui si devono sommare 8 operatori dei quali un paio erano stati vaccinati mentre tutti gli altri avevano rifiutato il vaccino.
Nella struttura – secondo quanto riportato dalla stampa locale – tutti gli infermieri si sono vaccinati mentre meno del 50 per cento degli Oss (operatori socio-sanitari) ha scelto di farlo.
La struttura valuterà ora quali provvedimenti adottare. I pazienti positivi si trovano isolati nella speciale sezione Covid allestita.
“Mentre gli infermieri si sono tutti vaccinati – afferma al quotidiano Ravenna e Dintorni Giacomo Farneti, coordinatore della cooperativa Società Dolce che gestisce la struttura -, inizialmente solo il 20 percento degli operatori socio sanitari (che sono una sessantina circa sui 90 operatori complessivi, ndr) aveva deciso di vaccinarsi.
Poi grazie soprattutto alla mia insistenza la percentuale è salita fino al 42 percento. Ora, in seguito all’introduzione dell’obbligo vaccinale del nuovo decreto, stiamo valutando con il nostro ufficio legale come comportarci”.
Per quanto riguarda i 12 pazienti risultati positivi (al momento sistemati in una sezione della struttura dedicata ai malati Covid, insieme ad altri 6 positivi in dimissione dall’ospedale, ospitati in seguito a un accordo con l’Ausl), si tratta di anziani della casa di riposo che non sono riusciti a ricevere il vaccino per una questione prettamente burocratica.
(da TPI)
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