Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
A SALVARLE LA VITA SONO STATI GLI AGENTI DELLA QUESTURA DI LIVORNO
Risultava non avesse pagato la fornitura elettrica da un po’ di mesi, e così le è stata staccata la corrente a casa. La donna, 68enne residente a Livorno, disabile al 100 per cento, era tenuta in vita da un sistema meccanico di ventilazione artificiale.
Per questo motivo ha rischiato di morire. Sono stati gli agenti della questura di Livorno a salvare la vita a Rossella Del Corona. La segnalazione è arrivata giovedì sera al commissariato di polizia locale.
I poliziotti hanno accertato che, a causa di problematiche economiche acuite dalla pandemia da coronavirus, la 68enne, risultata inadempiente alle obbligazioni contrattuali con un gestore che non è Enel, era in pericolo di vita proprio per l’avvenuta sospensione della somministrazione di energia elettrica, indispensabile, anzitutto, per il funzionamento dell’apparecchio sanitario di ausilio alla respirazione.
La corrente elettrica è stata riattivata
Alla signora Del Corona è stata subito assicurata un’adeguata sistemazione in una struttura ricettiva, per poi, mediante un intervento attuato a livello interistituzionale con la collaborazione del Comune di Livorno e del competente Servizio Sociale, attivare un percorso di completa ed integrata presa in carico della situazione d’emergenza, in modo da consentirle il rientro presso la propria abitazione.
La signora potrà così trascorrere le festività pasquali in un contesto ambientale familiare. In giornata la corrente le è stata riattivata e Rossella, che ha spiegato di non aver potuto pagare le bollette a causa della crisi dovuta alla pandemia, a brevissimo potrà tornare nella sua casa.
(da agenzie)
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Aprile 2nd, 2021 Riccardo Fucile
PAGHIAMO LE FALLE NELLE CONSEGNE E LE VACCINAZIONI ALLE PERSONE SBAGLIATE
La corsa del virus sia pure leggermente sta rallentando, ma è difficile prevedere un miglioramento effettivo dello scenario prima della fine di maggio. I segnali positivi che si registrano derivano infatti più dalle restrizioni che dalle vaccinazioni, la soluzione definitiva per uscire davvero dall’impasse Covid e programmare la riapertura del Paese.
L’Istituto Superiore di Sanità, nel consueto report settimanale, ha certificato il calo dell’indice Rt nazionale – passato da 1,08 di sette giorni fa a 0,98 – e dell’incidenza del contagio, ma la situazione non è omogenea nel Paese. Per il virologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Massimo Clementi, è “il risultato, da un lato, delle zone rosse e delle chiusure disposte da metà marzo, dall’altro dell’andamento regionalizzato delle vaccinazioni, che ha causato difformità tra i territori. Ora il generale Figliuolo sta tentando di omogeneizzare il percorso, speriamo riesca al più presto. Bisogna recuperare il tempo perduto, siamo ancora troppo indietro con le vaccinazioni” .
Serve, insomma, quel “cambio di passo” annunciato dal commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, trasposizione sul piano vaccini dell’imperativo “accelerare” del presidente del Consiglio Mario Draghi e unica strada per far uscire il Paese dall’emergenza sanitaria.
Obiettivo difficilmente raggiungibile nell’immediato senza nuovi e più consistenti carichi di fiale rispetto a quelli annunciati. Numeri alla mano, confermati oggi dal ministro della Salute Roberto Speranza, nel secondo trimestre dell’anno (aprile, maggio e giugno) dovrebbero arrivare 50 milioni di dosi.
Di queste, 8 – o qualcosa in più tenendo presente consegna per ora solo annunciata del primo carico del vaccino Johnson&Johnson nella seconda metà del mese – ad aprile. Poco in più dei 7,6 milioni arrivati a marzo.
Troppo poco per segnare l’atteso cambio di passo, che dovrebbe arrivare con i 42 milioni – sui 50 totali del trimestre – a questo punto attesi tra maggio e giugno. “Il problema resta la carenza di dosi – sottolinea Clementi
Per tenere sotto controllo il virus non resta dunque che “perseverare nel mantenimento delle misure di rigore intraprese”, per dirla con il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro. Non a caso il mese di aprile sarà ancora all’insegna delle chiusure.
Nonostante i segnali positivi “che certificano un lieve miglioramento della situazione epidemiologica dell’Italia in uno scenario internazionale segnato – pensiamo alla Francia e all’Austria – dalla recrudescenza del virus, nel quale fa eccezione la Gran Bretagna, per aver vaccinato tutti”, sottolinea Clementi.
È questo che si deve fare, “vaccinare quanto più possibile e in tempi rapidi”, ripete il virologo. Un’immunizzazione estesa e veloce ridurrebbe anche e in tempi brevi la pressione sugli ospedali, ancora alta com’è emerso dal monitoraggio settimanale, nel quale l’Iss ha messo in evidenza la criticità delle condizioni in cui in tanta parte del Paese versano i reparti di terapia intensiva occupati oltre soglia in diverse Regioni. Numeri che, per Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, Aaroi-Emac, “sicuramente risentono di un ritardo di almeno 15 giorni rispetto alla diffusione dei contagi. E quindi rispetto all’efficacia di qualunque tipo di norma restrittiva sulla riduzione dei contagi”. Insomma, il dato è alto perché “si riferisce ai contagi di due settimane fa”, ma Vergallo spera “che la schiarita cominci a intravedersi a partire dalla prossima settimana”.
Vaccinando di più, però, diminuirebbe il numero dei malati gravi, calerebbero i ricoveri e e di conseguenza la pressione sulle terapie intensive, ma si allenterebbe anche la circolazione del virus, “che vedrebbe ridotte capacità e possibilità di variare”.
Si colpirebbero anche le varianti, a cominciare da quella inglese ormai, come ha dimostrato un recente studio dell’Iss, in Italia prevalente sul ceppo originario e più contagiosa del 35%.
Per Clementi il modello da seguire per la vaccinazione è Israele. “Vaccinando a tappeto hanno dato poco spazio al virus per variare e nonostante la metà dei contagi fosse da variante inglese, il vaccino è stato efficace”, spiega il professore dell’Università San Raffaele.
Nel nostro Paese resta stabile il tasso di positività, ma il numero dei morti – oggi 481, ieri 501- è sempre alto. “Un dato anomalo, troppo elevato per quello che è l’andamento del contagio”
La vaccinazione, “fatta in modo più oculato”, avrebbe sicuramente contribuito a ridurre il numero dei morti. “Ma in diverse regioni è stata data la priorità alle persone sbagliate, pensando di difendere categorie a scapito degli anziani, che andavano protetti per primi e invece non abbiamo ancora concluso la vaccinazione degli over80 – aggiunge il virologo – completata la fascia dei sanitari si doveva seguire uno stretto criterio di età anagrafica andando a ritroso, puntando sulle categorie più fragili ed esposte ai rischi del virus”.
Ora bisogna accelerare. Gli effetti delle restrizioni cominciano a vedersi, “manca l’effetto delle vaccinazioni ed è su questo che bisogna concentrarsi”, va avanti Clementi. “Stiamo per farcela”, dice il virologo. In due o tre mesi, “possiamo raggiungere una situazione più tranquilla”, dice il virologo. Poi arriverà l’estate “e il caldo che, come i raggi ultravioletti, depotenzia il virus”.
Nel frattempo, “dobbiamo soffrire ancora un po’ con le restrizioni e intanto si deve fare di tutto per imprimere una svolta alla campagna vaccinale”. Che resta la strada per arrivare a riaprire il Paese.
Se ne riparlerà dopo aprile. Dosi permettendo.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 2nd, 2021 Riccardo Fucile
FAMILISMO AMORALE, NESSUN ETICA PUBBLICA: IN NESSUN PAESE UN TRADITORE AVREBBE ADDOTTO QUESTA “SCUSANTE”
Tengo famiglia. Il nostro vero e proprio motto nazionale, esemplificativo della
nostra antropologia, campeggia nella storia del capitano di fregata Walter Biot, che avrebbe tradito il nostro paese per consegnare ai russi materiale riservato
La sua giustificazione e quella dei suoi congiunti ruotano intorno al dato che serviva loro un modo per arrotondare le entrate e sbarcare il lunario.
In nessun paese la famiglia sarebbe invocata come giustificazione per un probabile reato, per cui è previsto addirittura l’ergastolo.
Ma in Italia, ciò è possibile. Perché la storia del nostro paese è caratterizzata da nepotismo, familismo amorale, dalla continua torsione dell’etica pubblica al privato. Siamo il paese dei figli di, fratelli figli unici, mammoni di una chioccia che non ci svezza mai, perché ‘o zappatore non si scorda ’a mamma e ogni scarrafone è bella ’a mamma soja.
Siamo la terra dei cachi, in cui ognuno pensa al guicciardiano particulare, in cui, se sgarri, poi arriva un condono tombale, uno scudo fiscale, una sanatoria, una stabilizzazione e lì fu Napoli.
Sceneggiata partenopea ma diffusa su tutto lo Stivale. Siamo il Paese dei mandolini, dove le leggi si interpretano per gli amici, si va avanti con i santi in paradiso, io sono io e voi non siete nulla, tanto poi troviamo un onorevole o un capoccia che risolve tutto. Il paese dei politici corrotti, dei giudici corrotti, degli inciuci e degli intrighi, dai tempi di Cesare, passando per la congiura dei Pazzi del Rinascimento, fino a giungere all’armadio della vergogna, dei segreti di Stato.
Servizi deviati e conti truccati, perché di fronte alla famiglia tutto è possibile. Edward Banfield, grande antropologo americano, negli anni ’50, coniò per il nostro paese la fortunata formula del “familismo amorale”. Un amore per il privato perverso, perché tutto sacrifica agli interessi di parte, espungendo ogni etica pubblica.
Ed ecco che in tante nostre città le strade sono tutte sporche mentre le case dei cittadini, sono perfettamente lustrate. Perché il privato è tutto, mentre il pubblico è res nullius. Per questo, non sappiamo quale segreto sia stato rivelato. Ma sicuramente questa storia è rivelatrice. Dell’etica, scarsissima, degli italiani.
Il nostro segreto di Pulcinella.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile
NELL’ARTICOLO POI SI SMENTISCE IL TITOLO: GLI IMMIGRATI NON VERRANNO VACCINATI “PRIMA” DEGLI ITALIANI, MA OVVIAMENTE SARANNO VACCINATI ANCHE LORO A TEMPO DEBITO
Oggi Libero ha pubblicato in prima pagina l’ennesimo titolo anti immigrati: “Vaccini ai migranti mentre chi lavora aspetta”. Sembra proprio che gli stranieri verranno vaccinati prima degli italiani vero? E invece…
Cosa dice però l’articolo di Libero? Sembra incredibile ma la correlazione che viene insinuata in prima pagina, quella tra gli italiani che aspettano mentre i migranti si vaccinano, è sparita.
Il pezzo parla dell’audizione del generale Ciotti, braccio operativo del commissario Paolo Figliuolo, avvenuta il 30 marzo. E racconta che sì, italiani all’estero ora nel nostro paese, migranti regolari e richiedenti asilo verranno inseriti nelle liste per le vaccinazioni. Ma non evidenzia alcuna priorità rispetto agli altri cittadini. Si parla di “anche“:
A quest’ultimo è stato chiesto se per caso il nostro Paese si stia attivando sul fronte degli italiani residenti all’estero che, per qualche motivo, in questo momento si trovano in patria. E l’ufficiale ha incautamente allargato il discorso e risposto che i ministeri della Salute e dell’Interno (ovvero, Roberto Speranza e Luciana Lamorgese) si stanno già attrezzando per intervenire anche per gli stranieri.
C’è già stata una riunione alla fine della scorsa settimana al ministero delle Finanze. Non si è parlato solo dei regolari: verranno coinvolti anche i centri profughi. Centri che, va chiarito, ospitano in buona parte richiedenti asilo, ovvero immigrati che hanno presentato appello per essere riconosciuti come rifugiati.
Di norma almeno i 2/3 di queste richieste (per star bassi) viene respinta. Insomma, nella gran parte dei casi si tratta di semplici irregolari, o clandestini che dir si voglia. Ma saranno immunizzati
Poi l’articolo illustra la posizione di Fratelli d’Italia che ha annunciato un’interrogazione in merito, citando il capogruppo di FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida
Quello che però Libero non dice, nè in prima pagina nè nel resto del giornale, è che proprio un sindaco di Fratelli d’Italia, Luigi Petrella di Castel Volturno, a spiegare pochi giorni fa che i migranti vanno inseriti nel piano vaccinale, a meno che non si voglia compromettere la possibilità di raggiungere l’immunità di gregge:
Non ci vuole infatti molto a capire che anche i sovranisti, la Lega e Fratelli d’Italia dovrebbero puntare, proprio per proteggere la salute degli italiani, a immunizzare tutti. Migranti compresi.
(da agenzie)
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Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile
E LA ROTTA SEGUITA DALLA NAVE L’11 SETTEMBRE SMENTISCE LA TRATTATIVA… SI EVIDENZIA IL FATTO CHE MEDITERRANEA AVESSE DEI DEBITI: CHI FA SALVATAGGI IN MARE E’ OVVIO CHE LI ABBIA, SOLO GLI EVASORI NON NE HANNO
Quali elementi hanno raccolto gli inquirenti di Ragusa a sostegno dell’accusa per la piattaforma
civica Mediterranea, ossia aver accettato il trasbordo dei 27 migranti dalla Maersk Etienne solo dietro la promessa di un pagamento in denaro?
E cosa emerge da tre mesi di intercettazioni dei telefoni di Alessandro Metz e Beppe Caccia (armatori della società Idra social shipping, che possiede il rimorchiatore Mare Jonio) e di quello del comandante Pietro Marrone, che era al timone della nave italiana lo scorso 11 settembre?
La lettura delle 41 pagine del decreto di perquisizione e sequestro del 25 febbraio, disposto dai pubblici ministeri Fabio D’Anna e Santo Fornasier, e della corposa memoria difensiva presentata al Riesame dagli avvocati degli otto indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (il Tribunale ha confermato il sequestro dei cellulari e dei computer, rigettando l’istanza), consente di avere un primo quadro.
Che va oltre gli stralci di conversazione finiti sui giornali, ma che, decontestualizzati, poco dicono sulla solidità dell’inchiesta siciliana. Con ordine, dunque.
L’accordo preventivo coi danesi (senza prove)
Il trasbordo dei 27 naufraghi avviene l’11 settembre in zona Search and Rescue di competenza maltese, dopo 38 giorni di stallo durante i quali alla petroliera danese Maersk Etienne è stata negata l’autorizzazione allo sbarco.
La Mare Jonio salpa da Licata il 10 settembre. Secondo la procura, la partenza è preceduta da due giorni di trattative tra il capomissione Beppe Caccia e manager della Maersk sulla cifra del compenso. Due mesi e mezzo dopo (il 30 novembre) sul contro della Idra vengono bonificati 125.000 euro bonificati.
Le intercettazioni, però, cominciano solo a partire dal 19 settembre, quindi gli inquirenti non hanno prove dirette dell’ipotizzato do ut des.
Vanno per deduzione, basandola su tre circostanze: 1) l’analisi dei tabulati mostra che l’8 settembre intercorrono diverse telefonate tra l’utenza di Caccia e un numero danese, “del quale però – ammettono i pm – non è stato individuato l’utilizzatore”; 2) un sms tra Caccia e Tommy Thomassen, direttore tecnico del Reparto Tankers Maersk datato 10 settembre; 3) un tentativo di chiamata tra i due, della durata di 4 secondi, registrato l’11 settembre “in significativa concomitanza con la partenza della Mare Jonio dal porto di Licata”.
Tre elementi che, tuttavia, non reggono all’evidenza dei fatti.
Intanto il fantomatico numero non identificato non appartiene all’enturage della Maersk, ma a Maria Skipper Schwenn, direttrice esecutiva della Danish Shipping, associazione di armatori danesi in quei giorni promotrice di appelli alle autorità per sbloccare il caso Etienne che stava procurando un grave danno economico alla compagnia.
Caccia – come gli avvocati Serena Romano e Fabio Lanfranca documentano nella memoria difensiva – l’8 settembre ha inviato una mail a Schwenn informandola che a breve sarebbero partiti da Licata per una missione in mare e che era loro intenzione modificare la rotta per “portare acqua e rifornimenti” ai naufraghi e all’equipaggio della Etienne.
Le successive otto telefonate sono in entrata: non è Caccia che chiama, ma è Schwenn che telefona “al fine di concordare le modalità del supporto alla Maersk e veicolare un contatto”, sostengono i legali.
Nè si può pensare che l’sms del 10 settembre contenga i termini di una trattativa economica, visto che si tratta di una notifica dell’operatore telefonico.
Infine, il successivo tentativo di chiamata dell’11 settembre a Tommy Thomassen della Maersk non avviene affatto “in significativa concomitanza con la partenza della Mare Jonio da Licata”, essendo il rimorchiatore salpato il giorno prima.
Come si evince dal giornale di bordo. E come gli stessi inquirenti scrivono in altre parti del decreto.
Il cambio di rotta e la versione della Maersk
I magistrati di Ragusa sono convinti che quanto la Mare Jonio lascia le coste siciliane, Caccia abbia già in tasca il patto economico. Se cosi fosse, però, a logica la nave di Mediterranea avrebbe dovuto puntare subito la prua verso sud-est, in direzione della petroliera. Invece punta a sud, verso Lampedusa.
Dal tracciato si nota che il cambio di rotta avviene intorno alle nove di sera, dopo che il comandante della Etienne, Janus Auken, rispondendo a una mail di Caccia, ha chiesto se a bordo della Mare Jonio avessero personale medico qualificato per verificare lo stato di salute dei naufraghi.
La compagnia danese, i cui manager non risultano indagati, nè – curiosamente, sono stati sentiti dai pm, conferma la ricostruzione.
“Si trattava di una situazione umanitaria e vogliamo chiarire che nè prima nè durante l’operazione si è parlato di un compenso economico. Mesi dopo abbiamo deciso di dare un contributo a Mediterranea per coprire i costi che avevano dovuto sostenere in seguito all’operazione. Ciò è stato fatto con la somma di 125.000 euro”. Un bonifico bancario la cui causale non lascia margini di interpretazione: “Services of assistence provided in international waters – september 2020”.
Gli inquirenti mettono in dubbio anche il reale “stato di necessità ” in cui versavano i naufraghi, così come lo ha certificato nei report medici la dottoressa Agnese Colpani dopo la visita a bordo Etienne. Non sono accuse “nuove”, per così dire: sono state mosse anche nell’ambito di altre indagini che hanno coinvolto imbarcazioni delle ong e quasi sempre sono finite in niente.
Ciò che invece è del tutto inedita è l’attenzione investigativa posta sul bilancio di Idra, come se non fosse normale che chi opera salvataggi in mare lo fa in perdita, confidando sui contributi di chi ne condivide le finalità . Se tutte le organizzazione benefiche fossero sospettate di commettere reati perchè salvano persone dalla povertà , non si salverebbe neanche la Caritas.
Da quando hanno messo in acqua la Mare Jonio, infatti, hanno accumulato un milione di euro di debiti. Mantenere la Mare Jonio in mare costa circa 120 mila euro al mese. Mediterranea sul proprio sito web ha pubblicato tutte le spese sostenute con i 125 mila euro della Maersk.
(da La Repubblica)
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Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile
“MA CI FAI… O CI PRENDI PER IL CULO?”… “SE HAI UN BRICIOLO DI DIGNITA’ ESCI DAL GOVERNO E RINUNCIA ALLE POLTRONE”
Per Matteo Salvini è un brutto momento: il leader della Lega deve incassare quello che viene definito
“un pernacchio”. Non ci saranno zone gialle con il nuovo decreto per tutto il mese di aprile. Ma per salvare la faccia degli aperturisti è stata introdotta una norma che prevede che dove i contagi scendono e la regione è in regola con le vaccinazioni degli anziani, si potrà tornare al giallo. Ovvero non ci saranno zone gialle. Il Capitano prova a cantare vittoria sui social, ma neanche i suoi ci credono. E glielo dicono chiaramente.
In realtà se in pubblico il “Capitano” ha attaccato Speranza in privato lo ha dovuto ascoltare. E a parte aver imparato quali sono i colori primari, (se è giallo è giallo, se è rosso è rosso), è facile vedere come Salvini in pochi giorni stia saltellando da una posizione all’altra come se camminasse su un percorso fatto di carboni ardenti:
Ma non sembra proprio che chi lo segue su Facebook si sia impressionato più di tanto. Quasi nessuno crede che davvero dopo Pasqua si riaprirà come ha annunciato l’ex ministro dell’Interno: “Salvini sveglia!!! Fontana ha già dichiarato la chiusura sicura fino al 12 aprile. Poi ci chiederete altre 2 settimane “finali” di sacrifici, poi …, poi perdete anche la Lombardia perchè noi avremo perso famiglie, futuro e risparmi, ma voi avrete perso tutti gli elettori. NON C’È PIÙ TEMPO: SVEGLIA!!!”, scrive qualcuno.
Altri gli fanno notare la sua incoerenza: “Se hai un minimo di dignità ritiri i tuoi ministri immediatamente dal governo!”, e ancora: “Ma fai parte del Governo inglese?
Sai perchè in Italia il Governo di cui fa parte la Lega, fino ad inizio maggio terrà tutto chiuso”, oppure “Ma hai capito o no che conti come il 2 di bastoni quando regna denari?!?! Scendi dal carrozzone se hai ancora un briciolo di dignità …”.
Insomma chi segue Salvini si sente un po’ preso in giro: “Ma te pensi che la gente non legge i decreti legge che anche tu hai discusso e dato il via libera? Dopo Pasqua non si riapre un bel niente mettiamoci l’anima in pace, basta illudere le persone!”.
Qualcuno lo dice proprio senza mezzi termini: “Ma se hanno appena detto che non ci saranno zone gialle fino al 30 Aprile… Ma ci fai… O ci prendi per il c…!!!”
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile
CON UN STIPENDIO DI 3.000 EURO AL MESE E LA MOGLIE LIBERA PROFESSIONISTA ALMENO CI RISPARMI QUESTI DISCORSI: CI SONO ITALIANI CHE STANNO FACENDO SACRIFICI, VIVONO CON 1.000 EURO AL MESE E NON SI VENDONO A UN REGIME CRIMINALE
“Mio marito non voleva fottere il Paese, scusate la parola forte. E non l’ha fatto neanche questa volta, ve l’assicuro, ai russi ha dato il minimo che poteva dare. Niente di così compromettente. Perchè non è uno stupido, un irresponsabile. Solo che era disperato. Disperato per il futuro nostro e dei figli. E così ha fatto questa cosa…”.
Claudia Carbonara, 54 anni, psicoterapeuta specializzata in sessuologia clinica, esperta di terapie individuali e di coppia, è la moglie di Walter Biot, il capitano di fregata sorpreso dai Ros a vendere segreti militari ai russi in un parcheggio di Roma.
“Io so che Walter era veramente in crisi da tempo, aveva paura di non riuscire più a fronteggiare le tante spese che abbiamo. L’economia di casa. A causa del Covid ci siamo impoveriti, lo sa?” racconta la donna. Walter Biot lavora allo Stato maggiore della Difesa. Ha uno stipendio fisso, anche di buon livello. Si parla di 3 mila euro al mese. “Sì tremila euro, ma non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli, 4 cani, la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 268 mila euro di mutuo, 1.200 al mese. E poi la scuola, l’attività fisica, le palestre dei figli a cui lui non voleva assolutamente che dovessero rinunciare”.
I colleghi hanno detto anche di essere rimasti spiazzati, disorientati, e Claudia dice che “certo, lui per 30 anni c’è sempre stato, ha servito il Paese, dalla Marina alla Difesa, a bordo delle navi come davanti a una scrivania. Walter si è sempre speso per la patria e lo ribadisco: anche se ha fatto quello che ha fatto sono sicura che avrà pensato bene a non pregiudicare l’interesse nazionale. Non è uno stupido, lo ripeto”.
Ora “temo la gogna mediatica, soprattutto. Chi non lo conosce lo ha già condannato, lo ha già crocifisso”. Ma lui non è un traditore della patria, assicura, “lui la patria l’ha servita”.
(da agenzie)
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Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile
PANDEMIA IN LIEVE RALLENTAMENTO MA ALLERTA TERAPIE INTENSIVE IN 13 REGIONI
L’epidemia rallenta leggermente, cala il numero dei positivi, ma cresce quello dei morti e aumenta la pressione del virus sugli ospedali.
Sul piano della campagna vaccinale, solo il 28,3% degli over 80 ha ricevuto le due iniezioni completando il ciclo (il 27,4% ha ricevuto solo la prima dose), l’immunizzazione della fascia d’età 70-79 anni è appena cominciata e mancano dati sulle persone fragili.
È quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe sui dati della settimana tra 24 e 30 marzo.
A fronte di un incremento dei morti (3.000 in una settimana, da 2.878), si mantengono stabili i numeri dei contagiati (562.832 da 560.654) e delle persone in isolamento domiciliare (529.885 da 528.680), crescono i ricoveri nei reparti ordinari (29.231 da 28.428) e nelle terapie intensive (3.716 da 3.546).
In 9 Regioni l’incremento dei nuovi casi è ancora in crescita, soprattutto in Calabria, Liguria, Sardegna e Valle D’Aosta, in 10 Regioni aumentano i casi dei contagiati.
Intanto la campagna vaccinale procede a rilento. Al 31 marzo risultano consegnate alle Regioni 11.247.180 dosi, pari al 71,7% delle dosi previste per il primo trimestre 2021.
Hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 3.143.159 milioni di persone (5,3% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 6,9% della Provincia Autonoma di Bolzano al 3,9% della Sardegna.
Degli oltre 4,4 milioni di over80, 1.274.567 (28,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.212.019 (27,4%) hanno ricevuto solo la prima dose. Delle oltre 5,9 milioni di persone di età compresa tra i 70 e i 79 anni solo 106.506 (1,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 481.418 (8,1%) hanno ricevuto solo la prima dose, anche qui con notevoli difformità regionali.
L’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, e nella fascia 70-79 anni si colloca a fondo classifica: lo certifica anche il monitoraggio dell’Ecdc, il Centro europeo la prevenzione e il controllo delle malattie.
Gimbe richiama l’attenzione sui soggetti estremamente vulnerabili e portatori di disabilità gravi. “Al momento la rendicontazione del database ufficiale non prevede una specifica categoria”, si legge nel report della Fondazione.
E il presidente Nino Cartabellotta fa notare: “Non si può escludere che nella categoria denominata “Altro”, con oltre 1,4 milioni di dosi (14,4% del totale delle somministrazioni), rientri un certo numero di soggetti fragili”, sottolineando che “i vaccini rappresentano la via maestra per uscire gradualmente dalla pandemia” e che “resta da fare luce su 873.787 (60,4%) dosi somministrate a soggetti di cui non è possibile rilevare altre indicazioni di priorità ”.
(da agenzie)
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Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile
“I CONTAGI TRA RAGAZZI E BAMBINI SONO MOLTO ALTI, UN ERRORE RIAPRIRE”
La volontà di riaprire le classi fino alla prima media anche in zona rossa da subito dopo Pasqua non è
approvata da tutti
Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, è uno dei detrattori di questa misura.
“La variante inglese del coronavirus si trasmette con grande efficienza tra bambini e adolescenti e questo vuole dire che la scuola rimane un serbatoio importante. Abbiamo una guardia abbassata in questo momento”.
Per lo scienziato, “si tengono aperte delle falle e ritardiamo il processo di limitazione dell’infezione, io sono del parere che non si possono subire errori senza fare nulla. Occorre mettere in piedi dei programmi per lo screening in determinati contesti come la scuola, ad esempio provare a vedere se funzionano i test salivari”.
“Non ho mai creduto alla sistemazione veloce delle cose. Ogni volta sembra che io sia quello del pessimismo e delle docce fredde, ma i dati sono quelli. Bisogna vedere che cosa succede dopo Pasqua e che impatto avranno questi giorni”, ha aggiunto.
(da Globalist)
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