Aprile 7th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO MUSSOLINI DISSE AL DIRETTORE DELLA GAZZETTA DEL POPOLO: “BASTA DEMAGOGIA, FACENDO CREDERE AI MIRACOLI OSTACOLATE L’AZIONE DEL GOVERNO”
Da ex alpino, ho il massimo rispetto per il Comm. Str. Gen. C.A. F. P. Figliuolo e soprattutto per le medaglie, le mostrine e i nastrini che gli piastrellano il lato sinistro dell’uniforme (e forse anche il retro).
Ma l’altro giorno, quando ha dichiarato che ad aprile avremo 8 milioni di vaccini, dunque ne faremo 500mila al giorno, mi è venuto in mente un aforisma di Aldous Huxley: “Ci sono tre tipi d’intelligenza: l’intelligenza umana, l’intelligenza animale e l’intelligenza militare”.
Ma benedetto Figliuolo: non l’ha ancora capito che il numero dei vaccini dipende dai galantuomini di Big Pharma e dai geni delle Regioni?
Che, se dài i numeri a caso, la gente si ricorda e s’incazza?
E che 8 milioni diviso 30 giorni fa 266mila, non 500mila?
Si teme che lo sventurato generale (ma chi gliel’ha fatto fare?) sia caduto in preda della sindrome del “bugiardo sincero”: come B. che – notò Montanelli – “crede alle bugie che racconta”.
Anche perché la stampa, che di solito critica i potenti aiutandoli a sbagliare meno, dacché governano i Migliori li convince di essere infallibili e li aiuta a sbagliare di più.
Il 1° marzo, quando rimpiazzarono Arcuri col Generalissimo senza spiegare perché, fu tutto un coro di “finalmente!”, “era ora!”, “arrivano i nostri!”.
Ma Bersani disse in tv: “Con Arcuri siamo stati per giorni i primi nella Ue per vaccinazioni, poi col taglio delle dosi siamo rimasti alla pari dei grandi. Segnatevi i dati e rivediamoci fra un mese: se avremo fatto meglio, chapeau; se avremo fatto peggio, qualcuno dovrà spiegare”.
Dopo cinque settimane, l’Italia scivola verso il fondo-classifica. Qualcuno prima o poi spiegherà perché l’ad di Invitalia, esperto in sistemi industriali, organizzazioni complesse e contratti commerciali, è stato sostituito da un esperto in guerre e ospedali da campo (quando per la logistica vaccinale l’esercito era già coinvolto).
Ieri, dopo settimane passate a titolare su “cambi di passo”, “svolte”, “accelerazioni”, “sprint” sui vaccini, “500mila al giorno”, anzi “600mila”, chi offre di più, ieri i giornaloni han cominciato a parlare di “flop”.
Il boomerang sta tornando indietro. Come volevasi dimostrare.
Il 23 novembre 1930, infastidito dagli eccessi laudatorii della Gazzetta del Popolo diretta dal fascistissimo Ermanno Amicucci, Benito Mussolini telegrafò al prefetto di Torino: “Moderi atteggiamento ultra-demagogico della ‘Gazzetta’ che, facendo attendere i miracoli, finisce per sabotare l’opera del governo”.
Non sappiamo se il dispaccio abbia sortito l’effetto sperato. Ma sappiamo cosa accadrebbe oggi se gli uffici stampa di Draghi e Figliuolo ne inviassero uno identico ai direttori dei giornaloni: questi penserebbero a un pesce d’aprile ritardatario.
(da il Fatto Quotidiano)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
EUROPA VERSO NUOVE LIMITAZIONI… ANCHE LONDRA FISSA UNA SOGLIA D’ETA PER LE FIALE CHE AVEVA SEMPRE DEFINITO SICURE
La Gran Bretagna annuncia nuove limitazioni per AstraZeneca. Londra, che pure aveva sempre difeso la sicurezza del suo vaccino, giovedì scorso ha ammesso di aver registrato 30 casi di una rara forma di trombosi legata alla somministrazione di AstraZeneca, di cui 7 fatali, su 18,1 milioni di vaccinati.
Secondo indiscrezioni di stampa, la Gran Bretagna potrebbe fissare un limite d’età al di sotto del quale preferire un altro prodotto. La decisione era già stata presa il 18 marzo dalla Francia (vaccino riservato agli over 55) e il 30 marzo dalla Germania (agli over 60). Domenica l’Olanda aveva sospeso del tutto AstraZeneca.
Anche l’Agenzia del farmaco italiana (Aifa) potrebbe fare una scelta simile, dopo la segnalazione di 13 casi sospetti, di cui probabilmente una metà fondati.
Inoltre i test in corso per la somministrazione del suo vaccino anticovid a bambini e adolescenti sono stati sospesi in attesa che l’ente regolatorio britannico verifichi il possibile legame con i casi di trombosi negli adulti.
Il professore Andrew Pollard dell’università di Oxford ha detto alla Bbc che non sono emerse preoccupazioni sui test in sé, ma che la sperimentazione pediatrica verrà comunque sospesa in attesa di ulteriori informazioni dall’Mhra.
Circa 300 volontari partecipano al test iniziato in febbraio, per verificare se il vaccino produce immunità anche nei minori fra i sei e 17 anni. Nei prossimi giorni sia l’Mhra, che l’Ema, l’ente regolatorio europeo dovranno pronunciarsi sul possibile legame fra il vaccino AstraZeneca e un piccolo numero di casi di trombosi.
Per l’azienda anglo-svedese ieri si è aperto anche un nuovo capitolo della guerra commerciale con l’Unione Europea: secondo l’agenzia di stampa Reuters, che cita fonti australiane, Bruxelles ha bloccato l’export di 3,1 milioni di dosi di AstraZeneca verso l’Australia. Finora solo una richiesta di export era stata negata, quella di 250 mila dosi che erano in partenze dall’Italia sempre verso l’Australia.
La scelta di fissare un limite di età nasce invece dall’osservazione che i casi di trombosi venosa cerebrale legata a un calo delle piastrine e a un aumento della proteina d-dimero sono concentrati fra i vaccinati al di sotto dei 60 anni, soprattutto nelle donne, tra i 4 e i 16 giorni dopo l’iniezione.
Prima della campagna vaccinale questa combinazione di sintomi non veniva osservata praticamente mai. Con AstraZeneca in Europa su 9,2 milioni di vaccinati ci sono stati 62 casi con 14 morti.
Anche l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) che si riunisce oggi fino a venerdì è ormai incline a riconoscere che il problema è legato al vaccino di AstraZeneca.
La trombosi venosa cerebrale con calo di piastrine dovrebbe entrare nel foglietto illustrativo non più come eventualità cui prestare attenzione, ma come effetto collaterale vero e proprio.
Anche il vaccino di Johnson&Johnson, durante le sperimentazioni, avrebbe fatto registrare un caso sospetto in un giovane uomo, mentre Pfizer e Moderna non hanno dato segnali di allarme. Questo potrebbe indicare che il problema riguarda i vaccini che usano il metodo del vettore virale (anche Sputnik e ReiThera): ma per ora si tratta solo di un’ipotesi.
L’Ema è in contatto con l’Fda americana (gli Usa somministrano già Johnson&Johnson ma non hanno intenzione per ora di usare AstraZeneca) per rendersi conto di eventuali problemi anche lì.
Anche sulle cause di questo problema la medicina brancola nel buio. Una delle piste seguite è che il vaccino, per ragioni sconosciute, in alcuni individui inneschi un fenomeno auto-immune, con gli anticorpi che si rivolgono contro le piastrine del sangue e un’attivazione anomala di alcuni fattori di coagulazione, che formano trombi. Questo spiegherebbe perché le donne sono più rappresentate (soffrono di più di problemi auto-immuni) ma non perché non ci sono casi fra gli anziani. Comunque la si guardi, la sindrome resta un mistero.
Nel bugiardino del vaccino AstraZeneca entrerà un nuovo effetto collaterale: i sintomi a cui prestare attenzione
Le persone colpite da trombosi (almeno per quanto riguarda i casi italiani), non avevano né avevano avuto il Covid. Solo in pochi casi si trattava di donne che prendevano la pillola. Erano spesso totalmente sane, come nel caso del militare 50enne di Mantova, donatore di sangue e sottoposto a controlli regolari. Né ci sono indicazioni su come curare questa strana sindrome.
La terapia che ogni medico somministrerebbe in caso di trombosi – eparina o altri anticoagulanti – con questa forma peculiare rischia di estendere il danno.
Fissare un limite d’età per il vaccino appare la scelta più logica, ma si scontra con la necessità di far marciare la campagna vaccinale.
L’Ema aggiornerà i dati statistici, inserirà la trombosi venosa cerebrale fra gli effetti collaterali e cercherà di fornire più dettagli possibile sulla natura della malattia e sulle condizioni preesistenti delle persone colpite. Ma difficilmente si spingerà oltre, fornendo raccomandazioni agli stati.
Bloccare la distribuzione di AstraZeneca, un prodotto economico (costa 2,5 euro) e facile da conservare a temperatura di frigo, vorrebbe dire tagliare le gambe alle immunizzazioni in molte aree in via di sviluppo.
Lo scenario più probabile è che ogni nazione decida in base alla diffusione del virus e alla disponibilità di vaccini. I paesi nordici con una pandemia non troppo grave sceglieranno probabilmente il blocco.
Norvegia e Danimarca non hanno mai ripreso le somministrazioni di AstraZeneca, dopo il primo allarme di metà marzo. Germania e Francia manterranno il limite dell’età, seguiti forse dall’Italia (le consultazioni fra Aifa e ministero della Salute sono in corso). Molto dipenderà dallo stato delle forniture degli altri vaccini promessi, Pfizer in testa. L’Europa dell’est invece, che conta molto su AstraZeneca per contrastare il virus, dovrebbe mantenerne l’uso.
Si spera che l’Ema, fra giovedì e venerdì, dia cifre più chiare anche su questo. Per ora l’Agenzia ha fatto sapere che le persone colpite sono circa una ogni 100mila vaccinati al di sotto dei 60 anni e le vittime una su tre, o poco meno. Non sono numeri insignificanti per un vaccino che deve essere sottoposto a somministrazione di massa. Bilanciare queste statistiche con la necessità di proteggerci dal Covid al momento è un rompicapo che non ha trovato una soluzione ideale.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI UN INCREMENTO DEL 20% RISPETTO AI CASI NORMALI
Alla data odierna, martedì 6 aprile 2021, sulla base della mappa interattiva
sviluppata dall’Università Johns Hopkins dall’inizio della pandemia di COVID-19 si registrano oltre 131 milioni di contagi e 2,8 milioni di morti in tutto il mondo. Il Paese più colpito in assoluto dal coronavirus SARS-CoV-2 sono gli Stati Uniti d’America, con ben 30,7 milioni di infezioni e 555.613 decessi (in Italia le infezioni complessive sono 3,6 milioni e le vittime 111.326).
Come emerso dal recente studio “Excess Deaths From COVID-19 and Other Causes in the US, March 1, 2020, to January 2, 2021” pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Research Letter da ricercatori della Scuola di Medicina del Virginia Commonwealth, nel 2020 la mortalità negli USA ha avuto un’impennata del 20 percento rispetto all’anno precedente, quando normalmente le oscillazioni sono nell’ordine dell’1-2 percento. Una vera e propria strage, che ha provocato un numero enorme di orfani.
Secondo una recente indagine, infatti, sono circa 40mila i bambini o adolescenti americani (tra 0 a 17 anni) ad aver perduto almeno un genitore a causa della COVID-19, l’infezione provocata dal patogeno pandemico. Si tratta di un incremento del 17,5 – 20,2 percento rispetto al valore atteso in assenza della diffusione del coronavirus SARS-CoV-2.
È l’ennesimo dato che dimostra quanto è stata catastrofica la pandemia che stiamo vivendo, dalla quale ci si augura di poter uscire al più presto grazie alla campagna vaccinale globale avviata nei mesi addietro.
A stimare il numero degli orfani americani provocati dalla pandemia è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università Stony Brook di New York, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Sociologia dell’Università dell’Ontario Occidentale (Canada), del Dipartimento di Sociologia e Istituto di Scienze Spaziali dell’Università della California Meridionale di Los Angeles e del Dipartimento di Sociologia e Criminologia dell’Università Statale della Pennsylvania.
Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Rachel Kidman del Programma di Sanità Pubblica dell’ateneo newyorchese, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a punto una simulazione basata su dati sociodemografici.
Hanno anche preso in esame il fattore razza, determinando che i bambini neri sono stati quelli più colpiti in assoluto dalla perdita dei genitori. Non a caso i pazienti neri hanno un rischio sensibilmente superiore di sviluppare complicazioni e morire per l’infezione, come mostrano i dati epidemiologici.
La professoressa Kidman e colleghi hanno determinato che, alla data di febbraio 2021, dall’inizio della pandemia hanno perso almeno un genitore dai 37.300 ai 43mila bambini-adolescenti fino ai 17 anni. Il 75 percento di essi è adolescente. In base ai calcoli, hanno perso uno o due genitori 20.600 bambini bianchi non ispanici e 7.600 bambini neri non ispanici.
Considerando che i bambini neri rappresentano il 14 percento dei bambini statunitensi ma il 20 percento di quelli che hanno perso almeno un genitore per la COVID-19, ciò sottolinea quanto questi piccoli sono stati duramente colpiti. In termini assoluti, il modello matematico indica che per ogni decesso dovuto alla COVID-19 0,078 bambini di età compresa tra 0 e 17 anni ha perso almeno un genitore; potrebbe apparire un numero basso, ma rappresenta un incremento del 20 percento del dato atteso, in grado di generare ben 40mila orfani in più.
Come sottolineato dagli autori dello studio, la morte improvvisa dei genitori può essere particolarmente traumatizzante per i bambini e lasciare le famiglie impreparate ad affrontare le conseguenze del lutto.
“Inoltre – spiegano la professoressa Kidman e i colleghi – i morti causati dalla COVID-19 si verificano in un momento di isolamento sociale, tensione istituzionale e difficoltà economiche, lasciando potenzialmente i bambini orfani senza il supporto di cui hanno bisogno”.
I bimbi che perdono i genitori hanno anche rischi maggiori di andare incontro alla depressione, avere scarsi risultati a scuola e morire per suicidio involontario (ad esempio, per abuso da sostanze stupefacenti) fino all’età adulta. Tutto questo, oltre al devastante impatto sanitario – sia per la salute fisica che quella mentale -, si riflette anche su profonde conseguenze sociali ed economiche. I dettagli della ricerca “Estimates and Projections of COVID-19 and Parental Death in the US” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica JAMA Pediatrics.
(da agrenzie)
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Aprile 6th, 2021 Riccardo Fucile
IL NUMERO CHE SECONDO FIGLIUOLO SI DOVREBBE FARE IN UN GIORNO
Dal governo si sottolinea come sia necessaria un’accelerazione nel piano vaccinale
ma i numeri di Pasqua non fanno ben sperare. Nei tre giorni festivi, da sabato 3 aprile a lunedì 5, risultano essere state somministrate circa 500 mila dosi di vaccino. Praticamente la cifra che il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario dell’emergenza Coronavirus, si è dato come obiettivo giornaliero entro la fine del mese.
La frenata è indubbia: sabato si sono somministrate 211.650 dosi (quasi 24 mila in meno del sabato precedente), il giorno di Pasqua meno di 100 mila (92.734 nello specifico, contro le 159.703 della domenica precedente) e a Pasquetta meno di 150 mila.
Nel weekend festivo si sarebbero perse circa 300 mila somministrazioni (rispetto alla media feriale) e, nota Repubblica, il ritardo complessivo sul piano vaccinale è di 2 milioni e mezzo di immunizzati.
Un risultato che si scontra con le forniture arrivate nell’ultimo periodo e con quelle che arriveranno nel giro di qualche giorno – si attendono circa un milione e mezzo di vaccini da Pfizer entro domani. Le Regioni dicono di non avere dosi a sufficienza, ma da Roma rispondono che ci sono ancora circa due milioni e mezzo di vaccini nei frigoriferi dei vari centri regionali.
In questi giorni si sarebbe dovuto raggiungere l’obiettivo delle 300 mila dosi giornaliere, ma al momento il quadro è molto diverso. Addirittura l’Umbria e la Sardegna hanno comunicato di aver vaccinato rispettivamente appena 14 e 39 persone a Pasqua. Perché?
Secondo Palazzo Chigi le Regioni non sanno organizzarsi e vanno in ordine troppo sparso (anche sulle priorità). Secondo le Regioni, invece, il problema sono le forniture. Una spiegazione che può funzionare per Pfizer, ma non per AstraZeneca: stando ai dati di lunedì 5 aprile, erano state somministrate solo il 54% delle dosi disponibili. Un quadro che fa preoccupare sulla quantità di rifiuti, registrati in ogni parte d’Italia.
Nonostante il flop del weekend, comunque, la struttura commissariale non si dice preoccupata
Soddisfatti o no, a parlare è il dato complessivo: al 5 aprile non si era raggiunto nemmeno il 6% della popolazione vaccinata con la seconda dose. Al momento, l’obiettivo di chiudere la campagna vaccinale a settembre sembra essere distante.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
PFIZER E MODERNA HANNO RISPETTATO IL CONTRATTO, ASTRAZENICA HA CONSEGNATO SOLO 4 MILIONI DI DOSI INVECE DEI 16 MILIONI PREVISTI
Raggiunge quota 11.156.326 il numero delle vaccinazioni somministrate in Italia, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute e aggiornati alle 15.31 di oggi, lunedì 5 aprile. Vaccino inoculato a 6.617.620 donne e 4.538.706 uomini. Il totale delle persone vaccinate (a cui sono state somministrate la prima e la seconda dose), invece, è di 3.463.295.
Il maggiore numero dei destinatari è rappresentato da operatori sanitari e sociosanitari (3.066.060), seguito dagli Over 80 (3.818.771), dalla categoria “Altro” (1.906.541), personale scolastico (1.058.146), Ospiti delle Strutture Residenziali (569.723), personale non sanitario (502.352), Forze Armate (234.733).
Le regioni con la percentuale maggiore di somministrazioni rispetto alla dotazione sono Valle D’Aosta (86,8%), Veneto (86,3%), Provincia Autonoma di Bolzano (85,3%), Toscana (83,9%), Provincia autonoma di Trento (86,8%), quella con la minore percentuale è la Calabria (71,5%).
Ecco nel dettaglio le singole regioni: Abruzzo (78,2%), Basilicata (79,3%), Calabria (71,5%), Campania (78,8%), Emilia-Romagna (80,8%), Friuli Venezia-Giulia (80,2%), Lazio (78,3%), Liguria (74,2%), Lombardia (77,3%), Marche (78,1%), Molise (84,9%), Provincia autonoma Bolzano (85,3%), Provincia di Trento (81,7%), Piemonte (79,5%), Puglia (73,5%), Sardegna (72,4%), Sicilia (78,6%), Toscana (83,9%), Umbria (77,5%), Valle d’Aosta (86,8%), Veneto (86,3%).
Per quanto riguarda l’approvvigionamento dei vaccini. Ad aprile è prevista la consegna in Italia di 8 milioni di dosi, ossia quasi il 20% di tutti gli arrivi programmati nel secondo trimestre (aprile-giugno) del 2021, oltre 40 milioni di dosi.
Nel primo trimestre sono arrivati circa 14 milioni di dosi, a fronte dei 28 milioni previsti dai contratti, la metà.
Pfizer ha inviato gli 8,7 milioni di dosi pattuite entro il 31 marzo – sebbene con alcuni ritardi intermedi – e Moderna lo stesso con i suoi 1,3 milioni. AstraZeneca ha consegnato appena un quarto – 4 milioni – delle dosi promesse, 16 milioni.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
PREOCCUPA E484K, OLIMPIADI A RISCHIO
Una nuova mutazione del coronavirus in Giappone è stata segnalata in un
ospedale a Tokyo, capace di ridurre l’efficacia dei vaccini.
Lo ha anticipato il canale pubblico Nkh, segnalando come la variante, denominata E484K, sia stata rilevata in 10 dei 14 pazienti esaminati in un ospedale della capitale nel mese di marzo.
Per circa due mesi fino al mese scorso, riferiscono le fonti, 12 pazienti Covid su 36, sarebbero stati infettati pur non avendo mai viaggiato e frequentato altre persone poi risultate positive all’agente patogeno.
La notizia arriva nel corso di una seconda impennata di infezioni che ha investito in particolar modo la città di Osaka e altre due prefetture dell’arcipelago, Hyogo e Miyagi, dove da oggi sono entrate in vigore restrizioni simili a quelle revocate due settimane fa nella capitale Tokyo.
In una audizione parlamentare, il premier Yoshihide Suga ha cercato di stemperare i toni, affermando di non ritenere imminente una quarta ondata e insistendo sulla necessità da parte dei cittadini di usare maggiore vigilanza.
Meno rassicuranti le dichiarazione del capo della commissione medica, in stretta cooperazione con l’esecutivo, Shigeru Omi, che ha riconosciuto le difficoltà al controllo delle abitudini della popolazione, e l’effettivo rispetto delle misure anti-pandemia, non escludendo che l’ascesa dei contagi in atto a Osaka possa poi riproporsi anche a Tokyo. “La quarta ondata sarà più diffusa” ha detto Koji Wada, professore dell’Università di Tokyo, “dobbiamo iniziare a discutere come estendere a Tokyo misure specifiche”.
Il Giappone vive l’attesa delle Olimpiadi, che cominceranno fra 109 giorni. Osaka ha cancellato il passaggio della torcia olimpica, ma il premier Suga ha nuovamente ribadito che i Giochi, già rinviati nel 2020, si terranno come previsto.
“In attesa di dati scientifici certi sulla variante E484K e sulla sua eventuale resistenza ai vaccini – afferma Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e professore associato di Malattie Infettive all’Università di Roma Tor Vergata – c’è in generale grande preoccupazione rispetto alle mutazioni del virus SarsCov2 e la necessità di attuare un forte monitoraggio”.
Quella contro le varianti ad ogni modo, spiega Andreoni, ”è ormai una corsa contro il tempo: più il virus circola più tende a mutare e dare luogo a nuove varianti. L’unica strategia è dunque quella di bloccare il prima possibile la circolazione del virus e per far questo la vera arma di cui disponiamo è la vaccinazione. Dunque, è fondamentale in questo momento velocizzare il più possibile la campagna di vaccinazione, per immunizzare il maggior numero di persone in tempi rapidi, bloccare il virus e impedire così che origini altre mutazioni”.
Allo stesso tempo, sottolinea, “cruciale diventa aumentare la capacità di tracciamento delle varianti potenziando le attività di sequenziamento del virus, ciò al fine di capire cosa sta accadendo effettivamente in Italia e quali sono i ceppi che stanno circolando”. Un’attività, che “stiamo portando avanti all’Università di Tor Vergata, così come si sta facendo in altri centri, ma che va ulteriormente rafforzata”.
Se fosse comunque confermata la resistenza di E484K ai vaccini, conclude Andreoni, “credo sarebbe da valutare l’opportunità di un blocco dei voli aerei per impedire l’ulteriore diffusione di questa e altre varianti, ed andrebbero adottati protocolli stringenti se E484K è già arrivata in Europa”.
Concorda con tale ipotesi anche il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università Statale di Milano: “Ci vuole un monitoraggio ferreo – commenta – e va valutata una sospensione più generalizzata dei voli aerei se fosse confermata l’ulteriore espansione delle nuove varianti”.
Attualmente in Italia, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, la cosiddetta variante inglese è diventata dominante con una prevalenza dell′86,7%, (con valori oscillanti tra le regioni tra il 63,3% e il 100%). Per quella ‘brasiliana’ la prevalenza è del 4,0% (0%-32,0%), mentre le altre varianti monitorate sono sotto lo 0,5%.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
LE REGIONI IN ZONA ROSSA O ARANCIONE DA DOMANI… TAMPONE E QUARANTENA PER CHI TORNA DALL’ESTERO
Dopo Pasqua e Pasquetta in zona rossa, torna il sistema dei colori in base ai dati
sulla diffusione del virus. La zona gialla è esclusa a priori fino al 30 aprile (a meno di deroghe in corsa), mentre i colori in vigore da martedì sono stati stabiliti dal monitoraggio di venerdì scorso.
Le regioni in zona rossa e in zona arancione, da martedì
Sono in fascia rossa Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta. Sono in zona arancione Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Trentino-Alto Adige, Umbria e Veneto. In arancione si può uscire liberamente rimanendo però all’interno del proprio Comune di residenza e riaprono negozi, parrucchieri, centri estetici. Bar e ristoranti rimangono chiusi.
I viaggi e la quarantena per chi rientra dall’estero
Fino al 6 aprile chi torna da un Paese dell’Ue deve rimanere in quarantena per cinque giorni e può uscire soltanto dopo un tampone negativo. Da mercoledì 7 sarà sufficiente il tampone negativo e non si dovrà rimanere in quarantena. Fino al 30 aprile chi torna da un Paese fuori dall’Unione europea, dall’Austria e dal Regno Unito deve rimanere in quarantena per 14 giorni e può uscire soltanto dopo un tampone negativo.
Mercoledì si torna a scuola
Mercoledì tornano in presenza anche in zona rossa gli alunni «delle scuole dell’infanzia, primarie e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado».?Nelle zone rosse gli alunni di seconda e terza media e delle superiori seguono le lezioni con didattica a distanza.?Nelle zone arancioni gli alunni di seconda e terza media seguono le lezioni in presenza. Per gli alunni delle superiori deve essere «garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento».
Vaccino obbligatorio per medici e infermieri
Dal 6 aprile scatta l’obbligo vaccinale per medici, infermieri, farmacisti e tutti gli operatori che svolgono mansioni a contatto con il pubblico.
(da agenzie)
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Aprile 5th, 2021 Riccardo Fucile
POVERINA, PENSATE SE DOVESSE OGNI TANTO LAVORARE
«Come mi hanno accolta? E chi mai potrebbe accogliermi? Qui non si vede nessuno, c’è il deserto». Antonella Camerana arriva da Milano. È presidente dell’ente benefico Missione Sogni onlus e frequenta Portofino da una vita.
Ha raggiunto il borgo ben prima dei divieti del presidente della Regione Giovanni Toti che hanno imposto la chiusura delle seconde case e ora riflette su questa «calma innaturale» in cui è piombata Portofino, con una piazzetta spettrale, come non era mai accaduto prima.
Quando è arrivata?
«Sono arrivata a Portofino la settimana scorsa da Milano. Qui ho una casa, ho già fatto il vaccino e ho deciso di passare la Pasqua con la mia famiglia. Milano è molto triste in questo periodo, è tutto chiuso».
Anche Portofino.
«sì, me ne sono accorta subito, ma è pur sempre Portofino, c’è il mare e poi la natura».
Ma non è certo come le altre volte.
«Esattamente così. Mi piace molto di più la Portofino normale, amo la gente, i bar aperti, dove incontri gli amici. Anche qui vedere questo vuoto, è molto deprimente. Mi alzo, non vado nemmeno in piazzetta, sto con la mia famiglia, magari vedo un’amica».
Si è sentita ben accolta quando è arrivata?
«Ma da chi? Qui non si vede nessuno. I negozi sono chiusi, come i bar e i ristoranti. Ora sto guardando la piazzetta dalla mia finestra, c’è il deserto, non l’ho mai vista così. È incredibile, non me l’aspettavo, speriamo che questa situazione di emergenza passi al più presto».
Una giornalista economica, Giovanna Faggionato, su Twitter ha spiegato che “su Repubblica si sono dimenticati di dire che la triste villeggiante di Portofino, contessa Antonella Carnelli de Micheli Camerana, fa parte della dinastia famigliare azionista di Exor-Fca. Nicolò Camerana è responsabile sviluppo dell’area Emea di Fca Stellantis”.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI RITIENE CHE APERTURE E CHIUSURE VANNO DECISE SECONDO I DATI SCIENTIFICI
La paura del contagio è al livello più alto dal marzo 2020: 9 italiani su 10 sono
spaventati.
E il 58% ritiene che il vaccino anti Covid debba essere obbligatorio per tutti, mentre un altro 21% lo reputa indispensabile almeno per operatori sanitari e altre categorie a rischio.
Il sondaggio di Demos mostra che, a più di un anno dallo scoppio della pandemia, gran parte dei connazionali si sente insicura e teme che l’uscita dal tunnel sia lontana: quasi uno su quattro crede che dovremo trascorrere insieme al virus molti anni, il 56% almeno un anno.
I timori vanno di pari passo con la fatica psicologica per le restrizioni: un’altra rilevazione, condotta in questo caso da Euromedia research di Alessandra Ghisleri per La Stampa, rivela come sia in crescita la quota di italiani che ammettono di “non farcela più”.
E tra loro c’è il 55% degli studenti e il 36,4% delle casalinghe.
Nonostante questo, la maggioranza relativa (45,3%) concorda sul fatto che le aperture e chiusure devono essere decise sono sulla base del numero di contagi e decessi. Un altro 40,2% auspica che si fissi una data oltre la quale aprire, anche in base agli sviluppi della campagna vaccinale.
Ilvo Diamanti, fondatore di Demos, nell’analisi sul quotidiano romano spiega che nella seconda Pasqua “rossa” è cresciuta “la componente sociale che immagina “un futuro senza futuro”: 8 italiani su 10 si stanno preparando a una lunga convivenza” con il Covid. E dunque “mostrano una disponibilità molto ampia verso i metodi e gli strumenti di contrasto e di prevenzione. Anzitutto, i vaccini”.
Solo due su 10 hanno un atteggiamento di diffidenza e rifiuto, mentre quasi 6 italiani su 10 considerano l’obbligo per tutti una soluzione auspicabile. E circa 8 su 10 condividono l’utilità del passaporto vaccinale europeo per spostarsi all’estero o all’interno dei paesi per lavoro o turismo.
La Ghisleri sulla Stampa affronta invece il tema della tenuta psicologica: in 15 giorni sono saliti di 2 punti percentuali, al 30,6%, coloro che dichiarano di “non farcela più”. Tra i pensionati la quota si ferma al 28%, mentre i più esasperati sono studenti e casalinghe seguite dai disoccupati (35,8% di “non ce la faccio più”) e dagli autonomi (32,6%).
Il 27,5% del campione invece si sente “ancora forte” e in grado di andare avanti: i più resilienti sono proprio i pensionati (34%) mentre gli studenti, provati dalla dad, appaiono i più fragili. Oltre al 55% che non ce la fa più, un altro 20% dice di avere “i primi segni di cedimento nervoso“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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