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L’ETA’ MEDIA DEI CONTAGIATI E’ SCESA A 46 ANNI NELLE ULTIME DUE SETTIMANE

Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile

IN UN ANNO E’ PASSATA DA 60 ANNI DI APRILE A 30 ANNI DI AGOSTO PER ASSESTARSI ORA A 47 ANNI

Nelle ultime due settimane l’età media dei contagiati dal Coronavirus in Italia è scesa a 46 anni. È il dettaglio che emerge dal documento integrale Bollettino di sorveglianza integrata Covid-19, relativo all’andamento epidemiologico in Italia ed elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità.
Il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, già durante la conferenza stampa di presentazione dell’ultimo monitoraggio settimanale, aveva già evidenziato come l’età media dei nuovi casi si attestasse intorno «ai 40-50 anni». Scendendo nel dettaglio del rapporto, l’Iss suddivide l’età dei nuovi casi nelle ultime due settimane in tre principali fasce:
fascia 0-18: 15,4% (nelle 2 settimane precedenti era del 15,9%);
fascia 19-50: 43,6% (nelle 2 settimane precedenti era del 43,8%);
fascia over 50: 41,1% (nelle 2 settimane precedenti era del 40,3%).
L’Iss sottolinea inoltre come «dalla fine di aprile 2020 si osserva un trend in calo dell’età media delle persone contagiate da Sars-Cov-2, con l’età che passa da oltre 60 anni a circa 30 anni nella settimana centrale di agosto, per poi risalire lentamente fino a 49 anni, e riscendere a 46 anni nelle ultime due settimane. Nel complesso – chiosa l’Iss – l’età mediana dei casi di in Italia segnalati da inizio epidemia è 47 anni».
(da agenzie)

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COVID, BOOM DEL LAVORO NERO

Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile

GIA’ PRIMA DELLA PANDEMIA ERANO OLTRE TRE MILIONI, NUMERI IN PEGGIORAMENTO

A seguito della crisi economica in corso, l’esercito dei lavoratori in nero presente in Italia è in forte espansione. Lo sostiene l’Ufficio studi della Cgia che ricorda come la crisi abbia provocato finora “una perdita di circa 450 mila posti di lavoro”.
Con le chiusure delle ultime settimane, a tanti di questi disoccupati “si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che quotidianamente si recano nelle case degli italiani ad esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate”.
Un numero di invisibili difficilmente quantificabile, per l’istituto, anche se secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid-19, “i lavoratori in nero presenti in Italia erano molti: circa 3,2 milioni”.
Nei prossimi mesi, sostiene la Cgia, la situazione è destinata a peggiorare. “Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Stiamo parlando di quelle persone che non riuscendo a trovare una nuova occupazione saranno costrette a optare per un lavoro irregolare o si improvviseranno come abusivi per integrare le magre entrate familiari”.
Altrettanto diffusa sul territorio, sostiene la Cgia, è “l’attività svolta da finti parrucchieri, estetisti e massaggiatori abusivi che a seguito delle chiusure di queste attività, causa Covid, stanno imperversando, soprattutto in questa settimana di Pasqua, recandosi nelle abitazioni dei/delle clienti per il taglio, la messa in piega, il massaggio ayurvedico, la depilazione o la pulizia del viso”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PIANO DEL GENERALE NON RISPETTA LA PRIMA TAPPA: ENTRO OGGI LA SUA TABELLA DI MARCIA PREVEDEVA 300.000 VACCINI AL GIORNO, SIAMO SOTTO DI ALMENO 50.000

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

FIGLIUOLO SI PONEVA L’OBIETTIVO DI 500.000 VACCINAZIONI DAL 15 APRILE, MA LA STRADA E’ IMPERVIA

Dal 27 dicembre, data simbolica, ad oggi sono state somministrate 10.018.265 di dosi. Il dato, è aggiornato alle 15 di oggi, 31 marzo.
“10 milioni. Questo è il numero di dosi di vaccino somministrate ad oggi. Dobbiamo ancora accelerare, perchè il vaccino è la vera strada per superare questa stagione così difficile”, ha scritto su Facebook il ministro Speranza.
Le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi del farmaco anti Covid sono 3.143.159
Ma a che punto siamo con la campagna di immunizzazione? Nonostante l’accelerazione degli ultimi giorni, restiamo indietro rispetto alla tabella di marcia.
Punto primo: gli approvvigionamenti.
Secondo il piano nazionale anti Covid predisposto dal generale Figliuolo, entro il primo quadrimestre del 2021, che scade oggi, avremmo dovuto avere a nostra disposizione 15,69 milioni di dosi. A questa cifra non siamo arrivati: nel report dei vaccini si legge che le dosi distribuite ad oggi sono 11.247.180.
A queste si dovranno aggiungere le 500mila dosi di Moderna che stanno arrivando a Pratica di Mare e saranno smistate alle varie regioni. Resta comunque un gap tra le previsioni e la realtà .
C’è poi la questione della quantità  di somministrazioni da fare ogni giorno.
Ieri, 30 marzo, sono state 237.929. Il giorno prima erano 231.220. Dati che rispecchiano la media dell’ultima settimana, ma dal 24 marzo in poi ci sono stati giorni in cui in Italia si sono superate le 250 mila iniezioni al giorno, salvo il calo della domenica.
Secondo i piani, però, avremmo dovuto fare di più. Nell’ultima settimana di marzo era previsto infatti il raggiungimento di quota 300mila iniezioni al giorno.
L’accelerazione ulteriore è calendarizzata per metà  aprile. Quando si dovrebbe toccare quota mezzo milione al giorno.
Con l’arrivo del vaccino Johnson&Johnson le scorte da usare per l’immunizzazione dovrebbero aumentare. Ma, visti i dati attuali, bisognerà  correre veloce per centrare gli obiettivi fissati.

(da “Huffingtonpost”)

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MENTRE IN LOMBARDIA DEVONO ESSERE ANCORA VACCINATI META’ DEGLI OVER 80, IN LAZIO SI INIZIA CON LA FASCIA 66-67 ANNI

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

TUTTO QUELLO CHE FONTANA NON DICE

C’era una volta, e parliamo di un paio di giorni fa, il presidente della Lombardia Attilio Fontana che parla del grande successo di essere riuscito a vaccinare la metà  degli over 80. Poi c’è il Lazio che stanotte darà  il via alle prenotazioni per la fascia di età  di età  66-67 anni
Scriveva Fontana su Facebook:
“Gli over 80 che hanno ricevuto la prima dose di vaccino sono oltre il 50% di quelli che lo hanno richiesto”
Quello che Fontana omette è che Regione Lombardia aveva promesso (in pompa magna) di fissare l’appuntamento a tutti gli over 80 entro giovedì 18 marzo, quasi 2 settimana fa, e che invece gli invii di SMS saranno completati (davvero?) solo dopo Pasqua, quindi a distanza di quasi 3 settimane da quella ennesima, vuota promessa.
Quello che Fontana omette poi è che molti SMS inviati sono “fantasma”, nel senso che non contengono luogo, data e orario dell’appuntamento.
Quello che Fontana omette è che non va poi tanto meglio a quelli che l’SMS lo ricevono correttamente, visto che da fragili vengono spediti da una parte all’altra della loro provincia, e spesse volte da una provincia all’altra (anche fino a 170km da casa). Alcune volte si trovano persino a citofonare a portoni di cittadini privati, come successo a Lodi, per errori negli indirizzi
Quello che Fontana omette è che continuano a mancare le liste delle persone da vaccinare, con molti hub già  pronti che continuano a rimanere vuoti, con conseguente spreco delle dosi di vaccino
Quello che Fontana omette è che in Regione nessuno sta capendo come intercettare i circa 120mila over 80 non prenotati. Chi sono? Dove sono? Hanno bisogno di supporto tecnico? Non ci è dato saperlo, visto che i Sindaci hanno chiesto a Regione le liste ma gli sono state negate per motivi di privacy.
Oggi invece a fare il punto   sulle vaccinazioni contro Covid-19 nel Lazio è l’assessore Lazio alla Sanità  della Regione, Alessio D’Amato: “Nel Lazio sono oltre 900 mila le persone già  prenotate da qui a maggio, di cui circa 400 mila nella fascia di età  over 70. Qualche giorno fa abbiamo aperto le prenotazioni agli anni 68-69 e sono ad oggi 69.578 i prenotati con prima e seconda dose. Stanotte apriremo le prenotazioni per la fascia di età  66-67 anni”
Una bella differenza vero?

(da agenzie)

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COVID, FRANCIA IN GINOCCHIO, MACRON PRONTO A CHIUDERE LE SCUOLE: SOLO A PARIGI 850 CLASSI CON CASI POSITIVI (DEDICATO A CHI DICE CHE LE SCUOLE SONO SICURE)

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

GLI SCIENZIATI CHIEDONO IL PUGNO DURO, I FRANCESI CONTRARI A NUOVE RESTRIZIONI… I SOVRANISTI IN FRANCIA SONO PER LA DIDATTICA A DISTANZA, DITELO A SALVINI

La terza ondata di coronavirus mette spalle al muro il presidente Emmanuel Macron, che dopo settimane passate a temporeggiare con restrizioni parziali a livello locale adesso prende seriamente in considerazione la chiusura delle scuole.
Secondo diversi media, tra cui anche “BfmTv”, sarebbe questa la “pista” che l’inquilino dell’Eliseo avrebbe deciso di seguire e che potrebbe essere annunciata questa sera in un discorso alla nazione previsto alle 20:00.
Una decisione maturata dopo il colloquio di ieri con il primo ministro Jean Castex e discussa durante il Consiglio di difesa sanitario di questa mattina.
In questi ultimi giorni la situazione sanitaria negli istituti scolastici del Paese è precipitata, soprattutto a Parigi, dove ieri si contavano 850 classi interrotte a causa della presenza di casi positivi, contro le 255 di domenica.
“Penso che le scuole debbano essere chiuse”, ha detto questa mattina la sindaca della capitale, la socialista Anne Hidalgo, ai microfoni di “BfmTv”. Puntando il dito sulla “disorganizzazione” del governo, la prima cittadina ha ricordato che circa 20 mila studenti oggi “non sono in aula perchè malati o perchè le classi sono chiuse”. Hidalgo si unisce così al coro delle opposizioni che dalla sovranista Marine Le Pen fino al “tribuno” della sinistra radicale Jean-Luc Mèlenchon chiedono il ricorso all’insegnamento a distanza.
Una misura che spaventa i genitori, anche se l’opinione pubblica in generale non sembra essere così contraria. Da un sondaggio realizzato da YouGov per HuffPost Francia emerge che il 52 per cento dei francesi sono a favore della chiusura delle scuole, il 55 per cento vorrebbe vedere chiuse le medie mentre il 58 per cento i licei.
Una extrema ratio per il presidente, che di lockdown non vuole neanche sentirne parlare, e continua a seguire la linea degli ultimi mesi, basata su scelte decise a livello locale, con il risultato di disorientare i francesi dando l’impressione di avanzare a “a tentoni”, come l’accusano molti media.
Dopo una partenza a rilento la campagna di vaccinazione ha cominciato ad ingranare, con 11 milioni di dosi somministrate fino ad oggi, ma ancora non è abbastanza. La sola idea di un nuovo lockdown “fa impazzire il presidente”, spiega una fonte al Figaro. Già  a fine gennaio Macron aveva preso l’intero paese in contropiede evitando una nuova chiusura in un momento giudicato critico da buona parte del mondo scientifico.
Una scelta difesa ancora oggi, come ricordato la scorsa settimana dopo il Consiglio europeo: “Abbiamo avuto ragione nel non riconfinare la Francia alla fine di gennaio, perchè non c’è stata l’esplosione prevista”. Nessun “mea culpa, nè rimorso” per il capo dello Stato, che adesso potrebbe però dare un segnale chiudendo le scuole, ipotesi considerata fino a pochi giorni fa dal governo come “ultimo ricorso”.
Macron si trova schiacciato tra il mondo medico che chiede il pugno duro e i francesi che non ne possono più, come testimonia anche l’ultimo sondaggio Odoxa per il Figaro, secondo il quale il 71 per cento è contrario a nuove restrizioni.
Per annunciare le nuove decisioni, Macron ha deciso di tornare allo scoperto a quattro mesi dall’ultimo discorso tenuto nell’ambito della crisi sanitaria. Uno schema già  testato più volte, che vede il premier Jean Castex intervenire all’indomani in Parlamento per i dettagli delle misure presentate.
Intanto, la pressione sugli ospedali si fa sempre più forte, con 5.072 pazienti in rianimazione, contro il picco di 4.903 registrato a novembre, nel momento in cui era in vigore la seconda serrata.
Le nuove restrizioni applicate nei 19 dipartimenti più colpiti dall’epidemia, tra cui anche quello di Parigi, appaiono insufficienti, viste soprattutto le centinaia di persone che approfittando del bel tempo cominciano ad affollare le strade all’ora dell’apèro, fino a quando il coprifuoco delle 19:00 lo consente.
L’esecutivo si è comunque dato un limite in questa tattica, una “linea rossa” come l’ha definita il ministro dell’Economia Bruno le Maire, che delimita il momento in cui sarà  necessario scegliere quale paziente curare negli ospedali a causa dei troppi ricoveri. Un modo anche per rispondere ai 41 medici che domenica hanno lanciato un appello dalle colonne del settimanale “Le Journal du Dimanche”, dove hanno affermato che “la selezione dei pazienti è già  cominciata” con la cancellazione di “importanti” operazioni chirurgiche a causa del Covid-19.
Una situazione ormai al limite, che richiede una decisione forte da parte del presidente.

(da “Huffingtonpost”)

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“SPERIAMO SIA SOLO LA SICILIA…”: IL TIMORE SERPEGGIA NEL CTS DOPO I DATI COVID TAROCCATI

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

SE L’INCHIESTA SI ALLARGA AD ALTRE REGIONI, LA FIDUCIA DEGLI ITALIANI VERREBBE MENO

Il timore lo consegna uno dei tecnici del Comitato tecnico scientifico. “La speranza è che sia un caso isolato, che se quello che trapela sarà  confermato, riguardi una sola regione”, dice parlando con HuffPost.
Dalla Sicilia, con le notizie sull’inchiesta aperta sui falsi dati Covid trasmessi dalla Regione all’Istituto Superiore di Sanità  per evitare il passaggio in zona rossa, arrivano a Roma sconcerto, timori, preoccupazione.
L’indagine è in corso, dal Ministero della Salute non escono dichiarazioni ufficiali. Il Ministro Roberto Speranza, il vice Pierpaolo Sileri e il sottosegretariato Andrea Costa seguono con attenzione gli sviluppi della vicenda, ma non commentano.
Non per ora, almeno. Chi ha avuto modo di parlare con Speranza in mattinata lo racconta sgomento, lui sempre in prima linea – e pronto anche a scelte rigorose come ha dimostrato in questo anno di pandemia – per ribadire che “la tutela della salute deve essere messa al primo posto”.
Nel Cts serpeggia, invece, il timore che “questa brutta storia della quale non si capisce lo scopo finale” – così la definisce uno dei componenti del Comitato – non riguardi solo la Sicilia e che comunque la vicenda, qualora si dimostrasse che il quadro dell’andamento dell’epidemia nell’isola è stato alterato “spalmando” i dati dei morti e falsificando quelli dei contagi come sostiene la Procura di Trapani, possa contribuire a far salire il livello di esasperazione ben oltre la Sicilia.
Innescando nel Paese il rischio di una sfiducia generalizzata verso calcoli, analisi e valutazioni svolte a Roma ogni settimana per seguire l’evoluzione del contagio e accertare il livello di rischio regione per regione, preliminare all’assegnazione della fascia di colore corrispondente.
Come dire, d’ora in poi gli italiani potrebbero cominciare a chiedersi se effettivamente la zona e il colore assegnati al territorio in cui vivono, siano essi restrittivi o meno, corrispondono alla realtà  dei dati.
Potrebbe aprirsi, nel Paese già  messo a dura prova da oltre un anno di lotta al virus segnato da chiusure, ritardi, incertezze e decine di migliaia di morti, un problema di fiducia nelle Istituzioni, insomma.
Una preoccupazione che tocca da vicino l’Istituto Superiore di Sanità , cui ogni settimana le Regioni inviano i dati poi analizzati dalla Cabina di regia dell’Istituto per elaborare il report sull’andamento dell’epidemia.
“È bene sempre ricordare che le Regioni hanno un ruolo e l’Istituto ne ha un altro. Le prime raccolgono e trasferiscono i dati al secondo, che lo analizza”, ripete più d’uno. Ancora, nell’Istituto le notizie in arrivo dalla Sicilia hanno diffuso anche il timore che l’inchiesta e gli accertamenti necessari ad essa connessi possano rallentare il trasferimento dei dati del contagio. Così elaborare un quadro chiaro dell’andamento dell’epidemia in Sicilia potrebbe risultare impossibile.

(da “Huffingtonpost”)

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IN LOMBARDIA IL PIANO VACCINI E’ BLOCCATO

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

L’OPPOSIZIONE INCONTRA FIGLIUOLO PER CHIEDERE L’INTERVENTO DELLO STATO DOPO IL CASO VERANO BRIANZA DOVE I VACCINI C’ERANO MA NON SONO STATI CONVOCATI I PAZIENTI

La visita in Lombardia del commissario nazionale anti Covid-19 Generale Francesco Paolo Figliuolo e del capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio è in programma da alcuni giorni per mercoledì 31 marzo, ma potrebbe trasformarsi in un’occasione di protesta a seguito degli sconcertanti fatti di Verano Brianza, comune del Monzese.
Il centro vaccinale che somministrava dalle 400 alle 600 dosi al giorno è rimasto chiuso per due giorni e mezzo. Il motivo? Non certo la mancanza dei vaccini, come in diversi altri casi hanno sostenuto coloro che difendono l’operato di Regione Lombarda, bensì un’incredibile mancanza di pazienti!
I vaccini c’erano, ma, come spiegato dal Sindaco Massimiliano Chiolo, non sono arrivate le liste delle persone da vaccinare. Eppure, volendo, pazienti aventi al diritto al vaccino si sarebbero potuti trovare anche nel vicino comune di Seregno, ad appena 6 km di distanza, ma questi sono stati assurdamente inviati alla Fabbrica del Vapore di Milano, oltre 25 km più a sud!
Dopo i casi di Cremona, Monza, Como e Iseo, queste ulteriori grave disfunzioni vengono registrate nonostante l’azzeramento dei vertici di Aria Lombardia, che almeno per il momento non ha portato ad alcun miglioramento tangibile del servizio offerto ai cittadini. Dopo Pasqua si passerà  dagli sms al QR Code e speriamo davvero che le cose funzionino, ma intanto questo ennesimo intoppo si è verificato mentre il Gen. Figliuolo a Genova auspicava un’accelerazione sul piano vaccinale.
Proprio la visita in Lombardia di Figliuolo e Curcio, intenzionati a sincerarsi della situazione dei vaccini anti Covid-19, diventa ora un appuntamento di pregnante rilevanza politica. Il capogruppo del PD in consiglio regionale Fabio Pizzul la definisce come l’occasione per “segnare la svolta rispetto a una gestione regionale che fin qui ha mostrato troppi limiti e troppe inefficienze”.
Altre componenti del PD e dell’opposizione in genere — come TPI può rivelare — vogliono invece inserirsi nella scia delle parole pronunciate da Curcio a Genova (“Siamo in guerra, servono norme da guerra”) per chiedere un intervento straordinario da parte dello Stato al fine di portare la Lombardia fuori dallo stallo.
Al momento non sono previsti momenti aperti alla cittadinanza, ma il tentativo di ricavarsi uno spazio di confronto accomuna esponenti Dem, del M5S, delle forze civiche e delle formazioni più di sinistra, unitamente ai promotori della petizione per il commissariamento della sanità  lombarda che su change.org ha già  sfondato il muro delle 101.000 adesioni e sulla quale il ministro Speranza non ha spiegato le sue intenzioni

(da TPI)

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PEGGIORANO LE TERAPIE INTENSIVE IN ITALIA: 11 PUNTI PERCENTUALI OLTRE LA SOGLIA MASSIMA

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

I DATI AGGIORNATI A IERI SERA PARLANO DI UN 41% DI OCCUPAZIONE DEI POSTI LETTO: LA SOGLIA CRITICA E’ FISSATA AL 30%

La situazione dei reparti di terapia intensiva in Italia diventa ogni giorno più critica. La percentuale media nazionale di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid nelle rianimazioni continua a salire, raggiungendo il 41%, ovvero ben 11 punti percentuali oltre la soglia critica fissata al 30% dal ministero della Salute, come certificano gli ultimi dati dell’Agenzia per i servizi sanitari (Agenas), aggiornati a ieri sera.
Ma se la percentuale media tocca il 41%, sono 13 le Regioni e Province autonome che ‘sforano’ oltremodo il livello critico: la situazione peggiore è quella della Lombardia al 61%, seguita dalle Marche al 60%, e dal Piemonte al 58%. Ancora, molto sopra soglia: Emilia Romagna (52%), Provincia autonoma di Trento (51%), Friuli Venezia Giulia (49%), Puglia (44%), Umbria (43%), Toscana (42%), Lazio (40%), Molise (38%), Abruzzo (36%), Liguria (32%).
Proprio sopra soglia, al 30%, invece la Valle d’Aosta, mentre le altre Regioni sono tutte sotto il livello critico.

(da agenzie)

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TORNA IL TERRORE A BRESCIA: “I MALATI GRAVI CRESCONO, MISURE DI CONTENIMENTO TROPPO TARDIVE”

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

“BISOGNEREBBE ASCOLTARE DI PIU’ LA VOCE DEGLI OSPEDALI”

A parlare sulle pagine del Corriere della Sera è Gabriele Tomasoni, direttore del Dipartimento di Emergenza degli Spedali Civili di Brescia, città  epicentro della prima ondata di Covid e ancora in prima linea nella lotta al virus.
Sulle pagine del quotidiano, il medico racconta la battaglia quotidiana:
“Oggi siamo a 47 su 47. Lo so che sui bollettini c’è scritto 45, ma ieri notte abbiamo avuto un’altra emergenza e abbiamo creato due posti di terapia intensiva in più” […] A differenza dello scorso marzo, oggi abbiamo protocolli di cura, che applichiamo in modo preciso. Ma la risposta al virus continua a essere molto soggettiva, variabile in modo estremo da un organismo all’altro” […] Così, capita di perdere delle vite senza una vera ragione, all’improvviso. Una tragedia che ogni volta fatico ad accettare”.ù
A chi gli domanda se un riacutizzarsi dell’emergenza sarebbe stata evitabile, Tomasoni risponde:
“I cicli erano già  stati previsti, anche se molti hanno finto di non sapere. Noi anestesisti ce lo aspettavamo più degli altri. Per questo dico che le restrizioni della seconda e della terza ondata avrebbero dovuto essere anticipate di un mese almeno. Abbiamo perso tempo, continuiamo a perseverare nello stesso errore”.
Per Tomasoni “ci sono tanti fattori” che spiegano il perchè la nuova emergenza:
“Uno è senz’altro l’abbassamento collettivo delle misure precauzionali, che questa estate furono ridotte a zero, creando la premessa per un rilassamento generalizzato che tuttora permane. Siamo stati troppo permissivi”
Il direttore del Dipartimento di Emergenza dell’ospedale bresciano sottolinea che i dati clinici di Brescia e della sua provincia avevano dato un preavviso di quel che sarebbe accaduto, facendo risalire il “punto di rottura” al periodo immediatamente successivo alle festività  natalizie:
“Subito dopo le feste, ancora una volta. I contagi hanno preso a salire in modo quasi esponenziale. Anche nella nostra provincia. A febbraio abbiamo avuto 1.200 casi in sole 24 ore. Era chiaro che sarebbero saliti i ricoveri”.
“A giugno – riferisce ancora Tomasoni – avevamo organizzato l’ospedale per poter reggere a un aumento brusco di degenze. Nell’urgenza, sappiamo cosa fare. Per fortuna”. Ma allora perchè siamo di nuovo sotto pressione?
“Forse bisognerebbe ascoltare di più la voce degli ospedali. Noi anestesisti, pneumologi, rianimatori, siamo i canarini nella miniera di questa pandemia. E nessuno ci chiede mai nulla”.

(da Globalist)

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