Destra di Popolo.net

COVID, IL MEDICO IN PRIMA LINEA: “QUANDO GUARDO LE MIE MANI VEDO QUELLE DI MIO PADRE”

Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile

“LA TERZA ONDATA SI POTEVA EVITARE”

Qualche giorno fa è arrivata in redazione una foto di una mano, non una mano qualsiasi, ma la mano di un medico in prima linea nella lotta al Covid. Una mano segnata da 12 ore di turno in un reparto Covid, rugosa e secca, come quella di un ottantenne. Eppure era la mano di un uomo di 48 anni, anestesista rianimatore del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena.
“Lavoro in area Covid con pause di un mese, due dall’inizio della pandemia”, scrive Salvatore Quarta nella lettera che accompagna la foto, che in verità  non avrebbe bisogno di parole. “Oggi dopo l’ennesimo turno estenuante nel togliermi i guanti, tre strati di guanti uno sopra l’altro, con percezione di bruciore intenso durante il turno (sudore, gel sanificante, talco), questa è stata la desolante visione delle mani improvvisamente invecchiate di 30-40 anni, con annessa perdita di sensibilità  legata probabilmente ad una sorta di lessatura dello strato superficiale della cute. Una foto che ancora una volta vuole richiamare la sensibilità  del lettore e del cittadino su quelle che sono le ferite dell’animo e fisiche di tutti coloro che quotidianamente stanno combattendo in trincea questa pandemia. Quello che chiediamo quindi è: dateci una mano”.
Dottore, perchè ha sentito di doverci inviare questa foto?
“Credo che dia ancora di più il senso di chi lavora in prima linea. Ci siamo abituati a vedere i volti degli operatori, o meglio i loro occhi stanchi, la postura affaticata di persone bardate dalle protezioni sanitarie, piegate da ore di lavoro. Le mani non si vedono, eppure sono questi i nostri strumenti primari di lavoro. E’ un modo per far cadere anche il luogo comune che i medici sono distanti dal lavoro manuale, la nostra professione è manuale prima di tutto. Questa foto lo dimostra”.
Quante ore durano i turni?
“Le ore sono quelle previste dal contratto: ora vengo da un turno di 12 ore, tutto nell’area Covid. Si lavora 2-3 mesi in area Covid e un mese in sala operatoria (nel mio caso), per ‘riposarsi’. Sembra un paradosso ma è così perchè non è la quantità  di ore in sè che ti massacra, ma la qualità : ore trascorse negli scafandri, con la mascherina e lo schermo protettivo, a curare persone sempre più giovani, con storie sempre laceranti, umanamente difficili da digerire”.
Per esempio?
“Tutte le volte che dobbiamo accettare un paziente in rianimazione Covid ci immedesimiamo nelle sue angosce. Vede, questa è un malattia subdola, ‘infame’, in cui l’organismo cerca con tutte le sue riserve di combattere fino alla fine: pensi che praticamente tutti coloro che siamo costretti ad intubare fino all’ultimo riferiscono di stare bene. Purtroppo il riscontro dei parametri respiratori dice tutt’altro. È a quel punto che il paziente deve per forza di cosa affidarsi a te e in quel momento senti addosso tutto il peso della responsabilità  di chi sta rimettendo nelle tue mani la sua vita e quella dei suoi cari. E quando dopo settimane di cure intensive sei costretto ad alzare bandiera bianca perchè il virus ha vinto, ti senti cadere il mondo addosso perchè non hai onorato il ‘patto’ con il tuo paziente. Quando mi è successo la prima volta è stato tremendo”.
Invece il momento più bello?
Marito e moglie, insieme da un vita, separati dal Covid: lei intubata, lui un decorso meno drammatico. Li separava un piano. Ogni giorno lui chiedeva della moglie. Poi in prossimità  di Pasqua abbiamo estubato la paziente ed è stato questo il nostro regalo. Abbiamo fatto scendere il marito nel reparto della moglie: è stato un momento di intimità  di cui abbiamo avuto il privilegio di essere testimoni. Non le nego che qualche lacrima l’abbiamo versata. Ovviamente erano lacrime di gioia.
Ha mai pensato di mollare?
“Io ho scelto di dare il mio contributo in area Covid e ci lavoro da un anno, dall’8 marzo dello scorso anno. Mi sono prestato sempre con molto entusiasmo perchè amo il mio lavoro ma non riesco a nascondere la mia delusione quando esco dall’ospedale e vedo la leggerezza con cui le persone si comportano. Credo che con qualche attenzione in più da parte di tutti almeno la terza ondata si sarebbe potuta evitare”.
La sua famiglia l’ha appoggiata nelle sue scelte coraggiose?
“Mia moglie Elena mi ha accompagnato quotidianamente con la sua presenza forte e discreta. Lei è insegnante e ha sempre compreso e accettato, qualora ce ne fosse stato il bisogno, di doverci separare per la nostra salute e quella dei nostri cari. Il suo incoraggiamento non è mai venuto meno, soprattutto inizialmente quando c’erano molti interrogativi sull’andamento dell’epidemia e il bollettino parlava di molti miei colleghi rimasti vittime del Covid”.
E sua figlia?
“Per mia figlia sono un eroe”.
Qual è un aspetto ‘nascosto’ che vorrebbe portare alla luce del suo lavoro in trincea, oltre le mani?
“In questi dodici mesi abbiamo lavorato a stretto contatto tra medici e infermieri e posso dirle che sono rimasto colpito dalla figura delle ‘infermiere’, quasi tutte ragazze molto giovani, per lo più appena laureate in scienze infermieristiche e letteralmente catapultate in trincea per combattere una guerra che ancora oggi le vede in prima linea. Per molte di loro non è stato ancora previsto un turnover. Va a loro tutta la mia solidarietà  e la mia ammirazione”.

(da “La Repubblica”)

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DAL CTS VIA LIBERA A “PRESUNTE” MISURE PIU’ DURE: IPOTESI ZONA ROSSA NEI WEEK END, OVVERO IL NULLA

Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile

ALTRA IPOTESI UNA CHIUSURA MODELLO NATALE, QUELLA CHE NON E’ SERVITA A NULLA, VISTO CHE DA 5 MESI I CONTAGI SONO SEMPRE GLI STESSI

A un anno esatto dal primo lockdown, l’Italia rischia di dover richiudere. E il primo Dpcm di Mario Draghi rischia di dover essere cambiato pochi giorni dopo la sua entrata in vigore. Che, con centomila italiani morti per il Virus, nuove restrizioni ci saranno su tutto il territorio nazionale è certo. Il governo deciderà  già  nelle prossime ore dopo l’incontro con i tecnici del Cts convocati questa mattina dalla Cabina di regia, chiamati a dare il loro parere sulla richiesta del governo che – vista la mutata situazione epidemiologica – chiede di sapere quali nuove misure adottare.
Quello che gli esperti hanno detto all’esecutivo è un via libera a mettere in pratica misure più stringenti per ridurre la circolazione del Covid nel nostro Paese.
Perchè la zona gialla non basta in questo momento a tenere sotto controllo l’epidemia. Hanno inoltre sottolineato che è sarebbe efficace quanto fatto a Natale, con una modulazione tra arancione e rosso. L’obiettivo resta sempre quello di arrivare a meno di 50 casi per 100mila abitanti, che in certe regioni è stato già  raggiunto.
Gli esperti insistono anche sulla necessità  di potenziare la campagna vaccinale. Per questo anche il presidente dell’Anci Antonio Decaro ha parlato di “una stretta anche per Pasqua, per evitare di far spostare le persone durante le feste”.
Il Cts ha sottolineato che vanno valutati ulteriori interventi di mitigazione e contenimento dell’epidemia, anche di livello nazionale. I tecnici sono stati convocati ieri sera e si è chiesto loro di rispondere a un quesito del ministero alla Salute sulle misure di contenimento. Anche alla luce della circolazione in aumento hanno quindi dato il via libera all’intervento della politica.
L’idea è quella che sopra i 250 casi settimanali per 100mila abitanti debba scattare automaticamente la zona rossa. Ma le restrizioni, al di là  dell’incidenza, vanno decise anche se sono presenti le varianti brasiliana e sudafricana che hanno una potenziale capacità  di ridurre l’immunizzazione. Teoricamente gli interventi sono anche su scala regionale. E, in effetti, molte realtà  hanno messo in zona rossa province e comuni. Possono però essere utili anche interventi nazionali. Uno dei timori degli esperti è legato anche alla prevalenza della malattia. Oggi sono tante, cioè 470mila, le persone infette in Italia.
Il ventaglio delle ipotesi si è ormai ristretto. Si va da quella più severa di tre settimane di lockdown generalizzato per provare a vaccinare più persone possibili a quella, più plausibile, della stretta dei parametri che farebbero entrare un territorio in zona rossa.
E dunque, come aveva già  propsto il Cts, basterebbe che l’incidenza del contagio raggiungesse i 250 casi ogni 100.000 abitanti per far scattare la zona rossa. Una misura necessaria per evitare che anche in regioni colorate di arancione o giallo, i governatori possano chiudere le scuole al raggiungimento di questa incidenza di contagi. Ma lasciare aperti bar, ristoranti o negozi.
L’altra ipotesi è quella di far scattare un lockdown generalizzato quando su tutto il territorio nazionale si dovessero superare i 30.000 contagi giornalieri.
Sul tavolo del Cts anche la replica di una misura adottata già  a Natale: la chiusura in tutta Italia nei weekend di ogni attività  escluse quelle essenziali; quindi stop a bar, ristoranti, negozi anche in zona gialla e una zona arancione-scuro; quindi scuole chiuse e divieto di spostamento dal proprio Comune, valido su tutto il territorio nazionale. A cosa sia servito non si sa, visto che il livello dei contagi è sempre o stesso da 5 mesi.
A questo punto sembra ormai scontato che le nuove restrizioni scatteranno già  dal prossimo weekend.

(da agenzie)

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VACCINI, JOHNSON&JOHNSON: “NON GARANTIAMO LE DOSI (55 MILIONI) DEL SECONDO TRIMESTRE”

Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile

NUOVE DIFFICOLTA’ SUL FRONTE DELL’APPROVVIGIONAMENTO

Johnson&Johnson ha comunicato all’Unione Europea di avere problemi di approvvigionamento che potrebbero complicare i piani per fornire 55 milioni di dosi del suo vaccino contro il coronavirus nel secondo trimestre dell’anno.
Lo ha riferito un funzionario europeo all’agenzia Reuters.
Il vaccino di J&J, che richiede una sola dose, dovrebbe essere approvato l’11 marzo dall’Ema e le consegne dovrebbero partire da aprile. L’azienda si era impegnata a fornire 200 milioni di dosi all’Unione europea per il 2021.
La scorsa settimana J&J aveva raccontato all’Ue di avere problemi nel reperimento dei componenti del vaccino, il che si traduce nella difficoltà  ad arrivare alle 55 milioni di dosi entro la fine di giugno.
Per J&J l’obiettivo, secondo quanto riferivo dalla fonte Ue, non sarebbe comunque “impossibile” ma serve cautela.

(da agenzie)

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ARRIVATE 660.000 DOSI DI PFIZER E 684.000 DI ASTRAZENICA: SI PARTE CON GLI OVER 70 E I VULNERABILI

Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile

LE VACCINAZIONI SARANNO RIGOROSAMENTE PER ETA’ E ORDINE ALFABETICO… ALTRE 500.000 DOSI DI ASTRAZENICA ARRIVANO DOPODOMANI COME PREVISTO

La consegna di altre 666.000 dosi di Pfizer dà  un’accelerazione alla messa in sicurezza degli over 80 mentre dal governo arriva l’indicazione di partire subito con le vaccinazioni delle persone estremamente vulnerabili ( a cui andrà  sempre somministrato Pfizer o Moderna) e di aprire alle prenotazioni degli over 70, stoppando così sul nascere la corsa al vaccino delle categorie che premevano per passare avanti in quanto servizi essenziali.
E altre 684.000 dosi di Astrazeneca sono state consegnate in serata a Pratica di mare e tra domani e dopodomani verranno distribuite alle Regioni
Le prime regioni, Lazio, Toscana, Val d’Aosta, sono già  pronte a partire con gli over 70 da mercoledi.
La sollecitazione da parte del governo è di usufruire della piattaforma messa a disposizione da Poste italiane a cui, al momento aderiscono solo sei regioni.
Ora sono 7.200.000 le dosi a disposizione dell’Italia che aspetta tra domani e dopodomani ( in ritardo di qualche giorno sulla tabella di marcia) un altro carico da 500.000 dosi di Astrazeneca.
Le regioni spingono per una redistribuzione delle quote, a questo punto non più per target ma in rapporto alla popolazione residente.
Protezione civile ed esercito pianificano la logistica della campagna di massa che dovrebbe partire dopo Pasqua: somministrazioni dalle 6 a mezzanotte nei grandi hub che si stanno apprestando nelle città  capoluogo

(da agenzie)

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CRISANTI SULLA GESTIONE DELLA PANDEMIA: “CENTOMILA MORTI, UN DISASTRO, DIFFICILE FARE PEGGIO”

Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile

“BISOGNA BLOCCARE LA CATENA DI TRASMISSIONE, SERVE POTENZIARE LA CATENA DEI LABORATORI PER POTER FARE PIU’ TAMPONI E SEQUENZIARE LE VARIANTI”

100mila morti per la pandemia di Covid-19. “Si poteva fare meglio? Non lo so. Forse però bisogna chiedersi se si poteva fare peggio. Secondo me difficilmente si sarebbe potuto fare peggio”. È il commento amareggiato del virologo Andrea Crisanti ai numeri della pandemia che segnano un altro triste traguardo raggiunto.
â€³È un disastro – dice all’Adnkronos Salute il direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino -. Guardando quella cifra è l’unica parola che viene in mente. Ci sono posti nel mondo che hanno fatto molto meglio di noi”, nella difficile impresa di limitare le vittime del virus. “Non penso invece che molti abbiano fatto peggio dell’Italia. Forse il Regno Unito ha fatto un po’ peggio di noi, ma ora finalmente in Gran Bretagna c’è una linea chiara e il Paese la segue con determinazione. Noi abbiamo senz’altro cose su cui riflettere”.
“Ipotizziamo che si faccia un lockdown nazionale. Se poi, una volta usciti, non riusciamo a bloccare le catene trasmissione” del coronavirus Sars-CoV-2, “ricominciamo daccapo” col contagio. “Non si può vaccinare tutti in un mese. Quindi una capacità  ampia di fare tamponi ci serve. E ci servirà  anche per il futuro”.
Per il virologo Crisanti è una delle priorità  “investire su una rete di laboratori in grado di fare una grande quantità  di tamponi”.
Sembrerebbe all’apparenza di no, visto l’arrivo dei vaccini, ma non è così, l’esperto, proprio chiamando in causa una visione di lungo termine.
“Una ‘potenza di fuoco’ adeguata sui tamponi ci servirà  per permettere a chi viene dall’estero di entrare in Italia e a noi per uscire dal Paese. E infatti, anche se ci vacciniamo tutti, non è detto che nel resto del mondo si segua lo stesso ritmo. La campagna vaccinale non può andare avanti ovunque all’unisono e non sappiamo inoltre quanto dura la protezione dei vaccini. Quindi ci vorrà  sempre una capacità  di fare test – riflette -. Una capacità  di dimensioni ampie, che l’Italia in questo momento non ha e che non può essere surrogata dai tamponi rapidi che per questo non vanno bene”.
“Per fare uscire il Paese da questa crisi, serve un progetto con più gambe – spiega -. Va senz’altro aumentata la capacità  di distribuire vaccini e ci penserà  il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, ma non se ne esce se mancano due o tre punti fondamentali a questo progetto: uno è sicuramente avere un progetto nazionale di sequenziamento delle varianti, la seconda è creare finalmente una rete di laboratori in grado di fare una grande quantità  di tamponi.

(da Globalist)

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ALTRO CHE MODELLO LOMBARDIA, LA MIGLIORE CAMPAGNA VACCINALE E’ QUELLA DEL LAZIO

Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile

COSA E’ ANDATO STORTO IN LOMBARDIA… IL LAZIO SI ISPIRA AL MODELLO ISRAELIANO

La campagna vaccinale in Italia e in Europa è in ritardo sulla tabella di marcia. Per avere un ordine di grandezza, gli Stati Uniti finora hanno vaccinato il 27 cento della popolazione mentre il Vecchio Continente è fermo al 9 per cento. In Italia ci sono delle disparità  anche fra regioni: se la Lombardia arranca, il Lazio potrebbe invece diventare un modello
Cosa è andato storto in Lombardia
I problemi delle vaccinazioni in Lombardia sono diversi. Il primo: gli anziani inviati lontanissimo. Nei giorni scorsi il portale utilizzato per la prenotazione dei vaccini ha creato disagi, chiedendo a persone anziane di recarsi a molti km di distanza da casa, per colpa dell’algoritmo tarato sul codice di avviamento postale (che in molti comuni è recentemente cambiato) e non sull’indirizzo del cittadino in questione.
Il secondo: gli elenchi per le scuole. La campagna per gli insegnanti è partita tardi perchè mancavano le liste complete dalle scuole e poi sono insorte defezioni anche nel software di Aria.
Il terzo: i ritardi di Poste Italiane. Per ovviare alle mancanze della piattaforma per la vaccinazione di massa, la Regione ha deciso di utilizzare il software messo a disposizione molto tempo fa da Poste Italiane. Peccato che ci vorranno tre settimane per attivarlo pienamente.
Il quarto: troppe persone convocate non si presentano. Con questi metodi di convocazione inefficienti di cui abbiamo parlato finora molte persone over 80 che si erano prenotate, non si sono poi recate sul luogo della vaccinazione. Questo ha portato ad avere delle dosi in più non utilizzate: “Che fine fanno quelle dosi già  scongelate che a fine giornata non sono state fatte a nessuno?”, si domanda ai microfoni di TPI Alfredo Negri, sindaco di Cesano Boscone, comune del milanese dove su 170 prenotazioni si sono presentate solo 144 persone, con i vaccini Pfizer già  diluiti.
Cosa funziona nel Lazio
Stesso punto di partenza per la campagna vaccinale, ma diverso svolgimento per la Regione Lazio. Per dare una svolta, l’Assessore alla Sanità  D’Amato ha chiesto una consulenza alla task force israeliana, che sta portando a termine con successo una gigantesca operazione di vaccinazione di massa.
Il modello laziale ispirato all’israeliano serve ad evitare che le dosi di vaccino vadano sprecate quando qualcuna delle persone prenotate non si presenta all’appuntamento. “Abbiamo un tasso di confermata presenza superiore al 98 per cento. Al momento la panchina è stata utilizzata per completare il 2 per cento dei ‘no show’. Il metodo funziona”, spiega l’assessore D’Amato.
Inoltre, il Lazio ha usato lo stesso software di prenotazioni per over 80, insegnanti, e ora per la vaccinazione di massa. Per gli insegnanti non ha aspettato le liste complete: ha aperto la registrazione sul portale basandosi su di una autocertificazione. Ha poi chiesto agli utenti di compilare i moduli online per guadagnare tempo al momento della vaccinazione.
Il nodo centrale? L’efficienza e le liste di riserva per ogni giorno di campagna vaccinale. Un piano B, insomma. Quello che potrebbero iniziare a fare anche le altre Regioni. Soprattutto la Lombardia.

(da TPI)

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SUPERATI I CENTOMILA MORTI COVID: L’ITALIA E’ IL PRIMO PAESE UE A SUPERARE QUESTA CIFRA

Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile

SI SONO REGISTRATI 108.178 DECESSI IN PIU’ RISPETTO ALLA MEDIA DEGLI ANNI 2015-2019

L’Italia ha raggiunto l’ennesimo, triste record nel corso della pandemia di Coronavirus: oggi sono infatti stati raggiunti i 100mila morti Covid dall’inizio dell’emergenza sanitaria.
È il primo Paese dell’Unione europea a far segnare questa cifra. Soltanto lo scorso 4 febbraio i decessi erano diventati 90mila.
Negli ultimi giorni, complice la circolazione massiccia delle varianti del virus, in primis quella inglese e poi anche quella brasiliana, sono aumentati anche i nuovi casi e i ricoveri in terapia intensiva, che hanno portato gran parte delle regioni di nuovo alle prese con misure restrittive.
Sono aumentati di conseguenza anche i decessi, che negli scorsi mesi non sono tuttavia mai scesi sotto i 200 giornalieri. La Regione che ha fatto registrare il maggior numero di vittime è ancora una volta la Lombardia, seguita da Emilia Romagna e Veneto.
Cosa succede a livello globale
A livello globale l’Italia è al terzo posto per tasso di letalità , cioè per rapporto percentuale tra decessi e contagi certificati, che è del 3,31% secondo i dati della Johns Hopkins University aggiornati a inizio mese, tra i più alti del mondo, inferiore solo a Messico (8,93%), Iran (3,66%) e Perù (3,50%).
In Europa peggio del Belpaese ha fatto solo il Regno Unito, che ha superato le 124.000 vittime ma che, negli ultimi due mesi ha abbattuto il tasso di mortalità  da 18 a 2,5 ogni milione di abitanti grazie alla sua politica di vaccinazione di massa.
In Italia mai cosi tanti morti dal secondo Dopoguerra
Tornando al nostro Paese, secondo dati Istat diffusi il 5 marzo 2021, tra marzo e dicembre 2020 si sono registrati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso).
Nel 2020 il totale dei decessi è stato il più alto mai registrato dal secondoDopoguerra:746.146 decessi, 100.526 in più rispetto alla media 2015-2019, secondo quanto emerso dal report intitolato “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità  totale della popolazione residente anno 2020”. Il bilancio della prima fase dell’epidemia è particolarmente pesante per la Lombardia, con una mortalità  cresciuta del 111,8%, mentre per tutte le altre Regioni del Nord l’incremento dei morti tra marzo e maggio si attesta tra il 42% e il 47%. Ma non è stata da meno la seconda ondata a livello di mortalità : considerando i decessi per il complesso delle cause, durante il periodo ottobre-dicembre 2020 si sono contati 213mila morti, 52mila in più rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2015 e il 2019.

(da Fanpage)

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SUI VACCINI ALLEANZA USA-INDIA.GIAPPONE-AUSTRALIA IN CHIAVE ANTI-CINESE

Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile

MODI VUOLE AVERE UN RUOLO DA PROTAGONISTA

È il momento del Quad. Di fronte alla diplomazia vaccinale sempre più aggressiva di Pechino e Mosca, i quattro paesi che compongono il Dialogo quadrilaterale di sicurezza — Stati Uniti, India, Giappone e Australia — sono pronti a serrare le file: manca ancora una data, ma un vertice virtuale tra i leader potrebbe svolgersi già  nel corso di questa settimana, secondo quanto riporta il Financial Times e come anticipato da fonti del governo giapponese.
La posta in gioco di questo dialogo si riverbera su più fronti: da quello squisitamente geopolitico, con l’intenzione manifesta di contrasto e contenimento dell’influenza di Pechino, a quello sanitario, visto che del Quad fanno parte due dei principali produttori di vaccini al mondo, Usa e India.
Per Washington e Nuova Delhi, l’alleanza vaccinale è l’ultimo capitolo di una partnership anti-cinese che è andata rafforzandosi di pari passo alla maggiore assertività  di Pechino. Dalla riunione tra Joe Biden, Narendra Modi, Yoshihide Suga e Scott Morrison è atteso un importante annuncio sulla distribuzione di vaccini anti-Covid nei paesi in via di sviluppo dell’Asia-Pacifico.
La “diplomazia dei vaccini” – scrive il Sydney Morning Herald – permetterà  agli Stati Uniti e ai loro alleati di contrastare gli enormi sforzi di vaccinazione della Cina, che ha promesso di fornire circa mezzo miliardo di dosi a oltre 45 paesi in difficoltà .
L’India, un gigante nella produzione di farmaci, ha esortato Stati Uniti, Giappone e Australia a investire nella sua capacità  produttiva, secondo quanto riferito a Reuters da fonti di Nuova Delhi.
Aziende indiane come il Serum Institute of India (SII), Bharat Biotech, Biological E e Cadila Healthcare hanno la capacità  combinata di produrre miliardi di dosi dei propri vaccini o di produrli a contratto per conto terzi.
Il SII, il più grande produttore singolo al mondo, sta già  producendo il vaccino dell’Università  di Oxford-AstraZeneca per molti paesi e presto inizierà  a produrre dosi Novavax in blocco.
Non solo: l’India sta anche cercando di vendere un vaccino creato da BharatBiotech e dall’Istituto statale Indian Council of Medical Research a 40 paesi tra cui Brasile, Filippine e Zimbabwe. Discussioni sono state intavolate per la produzione locale di vaccini Johnson & Johnson, Pfizer, Moderna, ma anche del russo Sputnik-V. Un punto, questo, che pur non piacendo agli americani è funzionale alla narrazione indiana del non allineamento.
“La mobilitazione nel campo dei vaccini è in linea con la vocazione originaria del Quad, che è quella di fornire aiuto in situazioni d’emergenza”, osserva Ugo Tramballi, consigliere scientifico Ispi ed editorialista del Sole24Ore.
Il Quadrilateral Security Dialogue, infatti, non nasce come un’alleanza militare, ma come un forum strategico informale nato nel 2007 dall’esperienza dello Tsunami Core Group, il gruppo costituito dai quattro Paesi alla fine del 2004 per coordinare i soccorsi post-tsunami nell’Oceano Indiano.
Nel tempo, però, il Quad ha cambiato natura, come dimostra l’intenzione di Biden di convocare il summit in chiave anti-cinese. “Il Quad — prosegue Tramballi – è una specie di anteprima dell’obiettivo principale della politica estera della nuova Amministrazione: l’organizzazione di un grande summit dei paesi democratici. Il progetto di un’alleanza delle democrazie pone però alcune domande scomode, a cominciare da quali paesi invitare, visto che molti sono borderline.
L’India di Modi, ad esempio, può essere considerata un paese democratico? Il Quad non pone questi problemi perchè la sua vocazione non è quella della democrazia: nel Quad potrebbero entrare tutti i paesi attorno alla Cina che sono chiaramente i più preoccupati del comportamento di Pechino”.
La collaborazione tra Washington e Nuova Delhi nella diplomazia dei vaccini diventa così l’ultima manifestazione — di certo la più attuale — di una partnership rafforzata dall’atteggiamento aggressivo della Cina. “Finora i paesi che aderivano al Quad avevano sempre manifestato la preoccupazione di non sembrare troppo anti-cinesi”, ricorda l’analista Ispi. “Adesso questa preoccupazione non esiste più perchè la Cina ha alzato il tono del confronto. L’aggressività  della presidenza di Xi Jinping, che l’anno prossimo per la prima volta dai tempi di Mao affermerà  un terzo mandato, è talmente sfacciata da aver spinto questi paesi, a cominciare dall’India, ad adottare una posizione molto più netta rispetto al passato”.
L’India storicamente è sempre stato un paese non allineato, attento a non aderire a nessuna alleanza globale o regionale. Persino ai tempi di Indira Gandhi, quando il rapporto con l’Unione sovietica era così stretto da permettere la costruzione del sistema industriale indiano, Nuova Delhi non aderì a nessuna alleanza asiatica.
Questa volta è diverso: aderendo sempre più al Quad, partecipando a un numero crescente di manovre militari nell’Oceano Indiano e altrove, Nuova Delhi sta venendo meno a questo principio per cui ha sempre avuto “nessun alleato, qualche nemico e tanti amici nel mondo”, argomenta Tramballi, secondo cui la svolta indiana è guidata da due spinte: da un lato le provocazioni cinesi sempre più sfacciate, come dimostra lo scontro armato della scorsa estate nel Ladakh; dall’altro il disegno di Modi di affermare l’India come protagonista sulla scena internazionale.
Ambizioni e strategie che in tempi di pandemia si sono riadattate a quello che è ormai uno strumento di soft power al pari di Radio Londra, Voice of America, La Voce della Russia. Il vaccino. Di fronte alla guerra propagandistica aperta da Pechino e Mosca, Washington è determinata a entrare con più decisione nel campo della diplomazia vaccinale, trovando in Nuova Delhi l’alleato più naturale.
Il segretario di Stato Antony Blinken ha parlato con i suoi omologhi del Quad il 18 febbraio scorso, preparando il terreno per una cooperazione nella risposta a Covid-19. Sotto la spinta della geopolitica delle fiale, il Quad si afferma come gruppo di contrasto alla Cina su tutti i livelli: politico, geopolitico, militare, commerciale e ora anche sanitario. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, parlando in un briefing a Pechino, ha accusato gli Usa di “puntare il dito” e di “costruire piccoli circoli in nome del multilateralismo”. C’è da vedere quanto piccoli — o quanto grandi — diventeranno questi cerchi, e quanti paradossi e sfide incontreranno sulla via.

(da “Huffingtonpost”)

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LA PROIEZIONE DEL MODELLO USA SULLA TERZA ONDATA IN ITALIA: PICCO DI CONTAGI A META’ MARZO, COLPO DI CODA SUI DECESSI AD APRILE

Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile

A LUGLIO LA CURVA SARA’ PIATTA, MA PRIMA LA NUOVA ONDATA SARA’ DURISSIMA…. A FINE GIUGNO 135.000 VITTIME

Continua ad aggravarsi la situazione epidemiologica in Italia, con la curva dei contagi di Coronavirus che da giorni ormai è tornata sopra i 20 mila casi al giorno. Mentre il governo si prepara a nuove restrizioni, senza escludere neanche l’ipotesi di un lockdown di tre settimane, le proiezioni sull’andamento dell’epidemia nel Paese disegnano un quadro in cui il picco dei morti dovrebbe arrivare a inizio aprile con 654 vittime in un solo giorno.
È questa la stima prodotta dal modello dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’università  di Washington a Seattle. Con il numero delle vittime in continuo aumento dunque, è attorno al 29 giugno che secondo la proiezione si dovrebbe raggiungere il picco totale, arrivando a un totale di 135 mila morti dall’inizio della pandemia.
Una stima confermata anche dal professor Roberto Cauda (infettivologo dell’ Università  Cattolica e del Policlinico Gemelli). «Il picco dei decessi — spiega il professore a Quotidiano.net — dovrebbe arrivare attorno al 2-3 aprile, seguito da un netto calo, con livelli che a fine giugno scenderanno sotto quota quaranta».
Per quanto riguarda invece il numero di infezioni giornaliera, «il picco atteso in Italia è atteso secondo i modelli matematici tra il 20 e il 22 di marzo. Ovviamente le variabili sono diverse».
Secondo la proiezione di IHME, l’appiattimento della curva ci sarà  attorno al primo luglio con un calo fino a 200 casi al giorno. Negli ospedali il picco di terapie intensive si toccherà  il 26 marzo con 1.247 in più occupati per poi scendere a 25 unità  intensive occupate a inizio luglio.
Non cambierà  invece l’uso della mascherina che continuerà  a essere necessaria anche nei prossimi mesi. «Noi pensiamo che il prossimo trimestre sia quello decisivo», ha confermato ieri a Mezz’ora in Più, su Rai Tre, il ministro della Salute Roberto Speranza. «La strategia — ricorda poi il professor Cauda — è una sola: contenere e vaccinare».

(da Open)

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