Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
COPRIFUOCO ANTICIPATO, ZONA ROSSA NEI WEEK END E STOP ALLE SCUOLE… MA SE IL RESTO RESTA APERTO E’ SOLO L’ENNESIMO TAPPULLO CHE NON SERVIRA’ A MOLTO
Si apre una settimana cruciale in vista di nuove restrizioni a pochi giorni dall’ultimo Dpcm. Cresce l’ipotesi di una chiusura uniforme a livello nazionale per dare una spinta alla campagna di vaccinazione
Potrebbe arrivare già entro la fine di questa settimana una nuova stretta sulle misure anti Covid a pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo Dpcm lo scorso 6 marzo.
La velocità con cui cambia il quadro epidemiologico per via delle varianti Covid impone al governo Draghi tempi serrati in cui valutare se non sia necessario replicare per il periodo prima di Pasqua lo stesso schema usato per dicembre scorso, a cominciare da un quadro più uniforme di restrizioni a livello nazionale, come richiesto da diversi esperti e ribadito oggi dai principali quotidiani, così da dare fiato agli ospedali e più spazi di manovra per la campagna di vaccinazione.
L’idea alla base della strategia del ministero della Salute prevede ancora una volta l’ambizione di chiudere oggi per un breve periodo per riaprire domani con più tranquillità . Una promessa che rischia di scontrarsi con la disillusione degli italiani, che quel messaggio lo sentono ripetere ormai da mesi, se le chiusure non porteranno alla fine a risultati più tangibili.
Le ipotesi sulle chiusure
Nella larga maggioranza di governo trovare l’equilibrio tra rigoristi e aperturisti non sarà più semplice che in passato, ora che per esempio il fronte di chi respinge un’ipotesi di lockdown nazionale si è allargato da Italia viva ai partiti di centrodestra.
Per il prossimo venerdì, le previsioni sul monitoraggio settimanale potrebbero portare altre regioni in zona rossa, ma anche questo potrebbe non bastare a contenere i contagi per aumentare il passo delle vaccinazioni. Per questo il compromesso sulle nuove misure dovrebbe riguardare tre punti chiave
Crescono però i dubbi sui criteri finora usati e che saranno ridiscussi nelle prossime ore nei diversi incontri tra esperti, governo e rappresentanti di Regioni e Comuni.
A cominciare da quello dei 250 contagi ogni 100 mila abitanti, usato oggi per chiudere le scuole, ma che rischia di disincentivare lo svolgimento dei tamponi da parte delle Regioni, come avvertono gli stessi governatori. Cresce quindi anche l’ipotesi di una stretta uniforme da applicare entro la fine di aprile, quindi un lockdown nazionale di tre settimane, con l’inevitabile chiusura totale di tutte le scuole.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
DA GALLI A SEBASTIANI: “LE MISURE DELL’ULTIMO DPCM NON BASTANO, LA CURVA RADDOPPIA IN SEI GIORNI”
“Le prossime ore non saranno facili perchè abbiamo due obiettivi: da una parte provare a piegare la
curva e dall’altra richiamare tutti alla massima attenzione”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, durante un evento di Fs alla stazione Termini.
“Davanti a noi ci sono settimane dure – ha aggiunto il ministro – ma ora abbiamo nuovi strumenti, abbiamo molte più dosi in arrivo e cercheremo di avere sempre più luoghi in Italia dove ci si potrà vaccinare. Credo che questo, insieme all’unità , sia la chiave che abbiamo per combattere il virus”.
Galli: “Ci aspetta settimana difficile, misure Dpcm non bastano
“La realtà dei fatti ci dice che le misure previste dall’ultimo Dpcm non bastano. I casi che abbiamo visto nel fine settimana sono con molta probabilità casi sintomatici ovvero sono persone che sono state tamponate perchè presentavano problemi e quindi molti di loro avranno avuto bisogno di cure a domicilio o in ospedale. E questo è un bel preannunzio della settimana che ci aspetta”. Così Massimo Galli, direttore della Struttura di Malattie Infettive presso l’Ospedale Sacco di Milano, durante la trasmissione Agorà su Rai Tre.
“Quello che vediamo non è stupefacente, è quanto ci si poteva attendere succedesse – ha proseguito l’esperto – considerando le settimane precedenti e anche le esperienze dei paesi vicini, e considerando anche che quello che è stato messo in campo era e si è dimostrato ampiamente insufficiente. Anzi – ha concluso – ci sono state riaperture proprio quando non si sarebbe dovuto riaprire nulla”.
Sebastiani (Cnr): “Curva raddoppia in circa 6 giorni”
La curva esponenziale dell’epidemia di Covid-19 in Italia ha un tempo di raddoppio di circa sei giorni, mentre a livello locale si osserva una situazione molto eterogenea, dove sono attualmente Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ad avere una crescita esponenziale, la Puglia è stabile, la Sicilia è l’unica regione con un trend in discesa, mentre le altre regioni mostrano una crescita di tipo lineare. Lo indicano le analisi dei dati sui ricoveri in terapia intensiva eseguita dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).
Nelle tre regioni con una crescita esponenziale, sono Lombardia e Veneto ad avere il tempo di raddoppio più breve, di cinque giorni, mentre in Emilia Romagna la differenza della curva delle terapie intensive raddoppia ogni otto giorni. Secondo il matematico “sarebbe interessante quantificare la presenza della variante inglese in ciascuna delle tre regioni per spiegare i differenti valori del tempo di raddoppio”.
Con andamento oscillante, ma in crescita nell’ultima settimana, sono le curve di Calabria, Friuli Venezia Giulia, Umbria e provincia autonoma di Bolzano. Nell’ultima settimana segni di crescita si notano anche nel Lazio e in Sardegna, attualmente unica regione in zona bianca.
Fra le regioni con una crescita lineare, è la Basilicata a mostrare l’aumento settimanale maggiore (80%), seguita da Molise (50%), Marche e provincia autonoma di Trento (ciascuna con il 40%), Liguria (30%), Piemonte (25%), Toscana e Abruzzo (ciascuna con il 20%) e Campania (10%).
“Allo scopo di limitare la diffusione dell’epidemia – rileva Sebastiani – sarebbe opportuno agire sul fattore scatenante dell’attuale espansione dell’epidemia, ossia il ritorno all’attività didattica in presenza avvenuto tra l’inizio di gennaio e quello di febbraio, che ha veicolato la diffusione delle nuove varianti del virus, specialmente quella inglese, come si può vedere dal tempo di raddoppio più breve rispetto a quello della fase espansiva di ottobre, di poco sopra a 7 giorni”.
Gimbe: “Partita terza ondata, interventi politici tempestivi
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano campus sulla situazione Covid. “La calma piatta apparente iniziata il 20 gennaio è finita il 20 febbraio, da due settimane la curva ha cominciato a risalire – ha affermato Cartabellotta – il numero dei casi in sè non ha importanza, ma ogni 100 casi 5 vanno in ospedale e 0,5 vanno in terapie intensiva. A parte piccolissime variazioni regionali, questa è la statistica. Per questo motivo oggi abbiamo il 28% della saturazione delle terapie intensive a livello nazionale, ma in alcune regioni sono ben oltre la soglia del 30%. Quanto più gli ospedali si riempiono tanto più tolgono spazio a pazienti con altre patologie, si verifica la cosiddetta cannibalizzazione dei pazienti Covid. L’impatto sulla salute delle persone non dipende soltanto dalla malattia Covid, ma dipende dal sovraccarico degli ospedali che questa comporta. Abbiamo anche un tracciamento debole, in alcune regioni chi si occupava di tracciamento oggi si occupa di vaccini. Questi sono aspetti importanti con cui dobbiamo fare i conti”
Sul nuovo Dpcm: “Il mondo politico da mesi non ha capito uno dei problemi fondamentali, noi oggi vediamo i contagi di circa 2-3 settimane fa per questo le decisioni vanno prese in modo tempestivo. L’obiettivo era quello di fare chiusure mirate, ma queste dovevano essere molto più tempestive. Il pacchetto delle misure è una decisione politica che però deve tenere conto che la coperta è molto corta, se si consentono riaperture da una parte bisogna chiudere dall’altra, non possiamo permetterci chissà quali riaperture in questo momento. Ormai la terza ondata è partita e spetta alla politica prendere delle decisioni”.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
“MOLTI DECISORI POLITICI, A LIVELLO SIA NAZIONALE CHE LOCALE, SONO STATI IRRESPONSABILI”
Non si può dire che Ricciardi non sia stato uno di quelli che ha richiesto un lockdown qualche settimana
fa.
Adesso che l’Italia si avvia ad essere “travolta” dalla terza ondata del Covid, Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, delinea lo scenario.
“Avevamo avvertito e non siamo stati ascoltati, e ora l’Italia si avvia a essere travolta da una terza ondata epidemica, resa più impetuosa dalla contagiosità delle varianti virali e dalla irresponsabile arrendevolezza di molti decisori politici, a livello sia nazionale sia locale, che anzichè anticipare il virus basando le decisioni sull’evidenza scientifica lo inseguono sulla base di fallaci opinioni o di pressioni di lobby di diversa tipologia”, afferma, prima di stigmatizzare valutazioni e giudizi in tema di vaccini forniti da soggetti incompetenti.
“Naturalmente, molti di loro avrebbero saputo negoziare molto meglio della più brava negoziatrice dell’Unione Europea e avrebbero acquistato o prodotto milioni di dosi in pochi giorni per vaccinare tutti gli italiani”, dice, puntando il dito anche contro colo che “avrebbero immediatamente comprato milioni di dosi di Sputnik, il vaccino russo e perchè no, anche di quello cinese, e a chi importa sapere dove e come vengono prodotti”.
Ce n’è anche per chi punterebbe sulla somministrazione di una sola dose di vaccino ad un numero più ampio di persone, rinviando la seconda dose: “Il primo ministro britannico, a detta dei più autorevoli scienziati di Sanità Pubblica inglesi, sta giocando d’azzardo. Dopo aver portato il Paese a una situazione drammatica con decisioni tardive e limitate, ha forzato le conoscenze e le competenze degli scienziati, correndo il rischio di dare a milioni di cittadini una copertura che non dura abbastanza e, al contempo, favorire l’emergere di nuove varianti virali ancora più aggressive”.
(da Globalist)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO RIGORISTA PERCHE’ SONO REALISTA”
“La seconda ondata non è mai finita, assistiamo a una ripresa molto forte dovuta all’impatto delle
varianti, che ci sta portando a misure sempre più restrittive sui territori”. Lo dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, che in un’intervista al ‘Corriere della sera’, spiega: “Abbiamo confermato il modello per fasce perchè ci sono situazioni geografiche molto diverse. E’ chiaro che monitoreremo giorno per giorno l’evoluzione epidemiologica, adattando le misure alla luce delle varianti”.
Speranza chiarisce: “Io sono rigorista perchè sono realista. Ricevo chiamate preoccupate dei governatori, che stanno firmando ordinanze restrittive anche da zone rosse. Gelmini è molto consapevole della serietà della situazione”.
Sui vaccini, sostiene il ministro, “I nostri numeri sono in linea con Germania e Francia”
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA A BERND LANGE, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE SUL COMMERCIO
Per il New York Times l’Italia è «disperata». Il riferimento è alla decisione — presa dal governo Draghi in accordo con la Commissione europea — di bloccare l’esportazione di circa 250 mila dosi del vaccino di AstraZeneca verso l’Australia come risposta alle inadempienze dell’azienda anglo-svedese nella fornitura delle dosi del vaccino anti-Coronavirus, decisione che ha fatto alzare qualche sopracciglio tra chi teme che possa dare inizio a una nuova stagione di protezionismo vaccinale, rallentando ulteriormente la produzione, distribuzione e somministrazione dei vaccini.
«Le dosi bloccate verranno distribuite ai 27 Stati membri. Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che se introduciamo divieti di esportazione, altri Paesi potrebbero fare altrettanto» dichiara a Open Bernd Lange, eurodeputato nel gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo e presidente della Commissione sul commercio internazionale.
«La produzione di vaccini è un esercizio molto complesso e un’azione del genere potrebbe portare altri Paesi, dai quali dipendiamo per ingredienti e forniture specifiche a fare lo stesso — aggiunge -. Può portare a un effetto domino e a un certo punto potremmo non essere più in grado di ottenere tutti gli ingredienti o i prodotti per produrre i vaccini. Quindi, a lungo termine, l’Ue potrebbe spararsi sui piedi».
Il problema delle forniture dai Paesi extra-Ue
Il problema è reale perchè una parte delle dosi che arrivano in Italia passa da Paesi e stabilimenti extra europei. A partire dagli Stati Uniti e il Regno Unito che, come ha ricordato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen recentemente, hanno meccanismi che permettono di bloccare le esportazioni dei vaccini anti-Covid. Come hanno spiegato gli amministratori delegati delle principali aziende produttrici in una recente audizione al Parlamento europeo, tutti hanno faticato a costruire una rete di produzione in Europa — come Moderna, per esempio, che un anno fa non avevano nemmeno uno stabilimento — e per farlo si sono dovuti appoggiare a vari partner locali.
Ma quante dosi del vaccino vengono prodotte all’estero e in quali Paesi?
Come spiegano da Farmindustria, si tratta di dati di dominio delle singole aziende farmaceutiche. Fonti della Commissione europea dicono altrettanto: queste informazioni non sono ancora state rese pubbliche a livello centrale. Non è facile sapere dunque dove e in che percentuali i vaccini vengano prodotti in Paesi extra-Ue che potrebbero bloccare la fornitura verso l’estero nel caso di ritardi o inadempienze come ha fatto l’Italia con AstraZeneca. Il rischio non riguarda solo i Paesi produttori di vaccini, ma anche delle materie prime che vengono utilizzate nei vaccini.
Il blocco americano e il Serum Institute in India
È il caso del Serum Institute indiano, il produttore di vaccini più grande al mondo su cui AstraZeneca potrebbe fare affidamento anche per produrre le dosi che spettano ai Paesi europei, se la Commissione e l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) saranno d’accordo. Intervenendo a un panel dell’Organizzazione mondiale del commercio, l’amministratore delegato dell’azienda ha detto chiaramente che il divieto sulle esportazioni degli “ingredienti”, ovvero delle materie prime usate per sviluppare il vaccino, applicato dal governo degli Stati Uniti questa settimana per facilitare la collaborazione tra due compagnie farmaceutiche — Merck&Co e Johnson&Johnson — sempre nell’ambito della produzione dei vaccini anti-Covid, potrebbe limitare la propria produzione. Sarebbe un problema, visto che oltre ad AstraZeneca anche Novavax, tra i vaccini attualmente al vaglio dell’Ema, si appoggia a loro.
(da Open)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
“PER PFIZER E MODERNA OBBLIGATORIA ANCHE LA SECONDA DOSE NEI TEMPI PREVISTI”
Per gli over 80 una dose vaccinale di Pfizer o di Astrazeneca può portare a «una sostanziale riduzione del
rischio» di ricoveri per Covid-19.
Questo è quanto emerge dallo studio coordinato dai ricercatori dell’Università di Bristol al momento in fase di pre-pubblicazione su Lancet.
Secondo i dati raccolti l’efficacia della prima dose è al 79,3% per Pfizer e dell’80,4% per Astrazeneca. Il lavoro è stato realizzato tra il 18 dicembre 2020 e lo scorso 26 febbraio, grazie alla partecipazione di 466 persone con un’età media di più di 80 anni.
Questi dati, spiegano gli studiosi, sono simili a quelli di altri report già realizzati in Scozia e in Inghilterra, ma che hanno seguito un approccio diverso.
Invece di collegare grandi database di risultati con i registri di immunizzazione, il lavoro di Bristol ha comportato un esame dettagliato dei ricoveri in due ospedali.
Lo studio fornisce informazioni sui pazienti, molto anziani, che sono stati ricoverati e nei quali i vaccini stanno avendo effetto. Si è trattato di persone con diverse fragilità , altre malattie e vulnerabilità .
Un tema, quello della seconda dose, affrontato anche dall’immunologo Alberto Mantovani che in un commento pubblicato su la Repubblica ha provato a chiarire la questione inerente alla somministrazione di una o due dosi. Il direttore di Humanitas ricorda come sia molto recente l’indicazione ufficiale «da parte del Consiglio superiore di sanità , di somministrare una sola dose di vaccino a chi è stato malato di Covid-19». Tuttavia, chiarisce Mantovani, «i vaccini anti Sars-CoV-2 si basano su due piattaforme, adenovirus e mRna». Della prima, fanno parte AstraZeneca, Johnson & Johnson e ReiThera. Pfizer e Moderna si basano invece su mRna.
Sulla base della sperimentazione clinica sul vaccino AstraZeneca, «il gruppo di Oxford ha introdotto una seconda dose per migliorare il livello e la durata della risposta immunitaria — osserva Mantovani — non sorprende, dunque, che i dati ottenuti con questo vaccino mostrino che, con la sola prima dose, si è protetti fino a 3 mesi, il tempo ora indicato per la seconda somministrazione».
E’ dunque possibile, a fronte della scarsità di vaccini, procedere con una sola dose, in attesa di un richiamo che può avvenire anche a tre mesi di distanza. «Diverso il discorso — dice l’immunologo — e diversi i dati, per i vaccini a mRna: una tecnologia innovativa, ma una logica di tempi simile a quella dei vaccini tradizionali che richiedono una prima dose e un successivo (a volte più di uno) richiamo».
«Nella lettura scientifica — chiarisce ancora Mantovani — non vi è nessun dibattito sul ‘non fare’ una seconda dose di un vaccino a mRna: la domanda è solo ‘se e quanto posticiparla’. Personalmente, seguendo i dati, credo sia meglio effettuarla rispettando il più possibile l’intervallo dei 20-40 giorni, come indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità ». Insomma, sì a una dose di AstraZeneca, e no per quei vaccini a mRna.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELL’UCOII: “ASSOLUTA DISPONIBLITA’ A COLLABORARE”
Il presidente di Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane, Yassin Lafram ha commentato l’ipotesi di utilizzare le moschee e i centri islamici come punti vaccinali.
“Come Unione delle comunità islamiche d’Italia offriamo la massima disponibilità per mettere a disposizione tutti i locali che abbiamo in gestione per il bene comune, in questo caso per il bene della collettività , che ha bisogno di spazi per la distribuzione e la somministrazione dei vaccini. Le nostre moschee, le nostre sale di preghiera, i nostri centri islamici e sedi delle nostre associazioni sono a totale disposizione delle istituzioni che poi valutano le modalità e i tempi. Da parte nostra c’è un’assoluta disponibilità a collaborare”. Lo afferma Yassin Lafram, presidente di Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane, commentando l’ipotesi di utilizzare le moschee e i centri islamici come punti vaccinali.
“Per ora non siamo stati contattati dalle Regioni o dal servizio sanitario nazionale – rimarca – ma alcune nostre comunità islamiche locali come moschee e associazioni sono in contatto con le varie autorità e con gli enti locali per quanto riguarda i servizi di orientamento dei cittadini, per la distribuzione delle mascherine e dei kit igienico-sanitari”
Quindi osserva: “Questa pandemia colpisce tutti noi e di conseguenza deve esserci una risposta collettiva da parte di ognuno, con un’assunzione di responsabilità . E’ importante che anche la comunità islamica dimostri il suo senso di appartenenza attraverso questa disponibilità a collaborare, per uscire tutti insieme al più presto da questa situazione”.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
FAVOREVOLE A RESTRIZIONI PIU’ SEVERE IL 44%, PER UN ALLENTAMENTO SOLO IL 14%, VA BENE COSI’ PER 30%
Il 9 marzo dello scorso anno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte presentava il decreto «Io resto a casa» che prevedeva l’estensione a tutto il territorio nazionale delle misure per contenimento del contagio inizialmente limitate alle province più colpite da quello che all’epoca veniva chiamato coronavirus. In questi dodici mesi abbiamo registrato una costante oscillazione del livello di preoccupazione da parte dei cittadini in relazione all’andamento quotidiano dei contagi e dei decessi.
Oggi il 45% degli italiani considera il Covid una minaccia elevata a livello personale: è una percentuale che ci riporta all’autunno scorso, quando prese avvio la seconda ondata dei contagi. La preoccupazione aumenta al crescere dell’età , tra le persone meno istruite, tra le casalinghe, i pensionati e i ceti operai.
Al contrario si mostra nel complesso omogenea tra i diversi elettorati, a conferma del fatto che si tratta di un sentimento più influenzato dalla condizione demografica che dall’orientamento politico.
La minaccia percepita risulta ancora più acuta quando si fa riferimento alla propria zona di residenza (57%) o all’intero Paese (75%).
Troppe violazioni delle regole
Due italiani su tre (65%) pensano che ci siano troppe violazioni delle regole e la maggioranza dei cittadini non abbia capito l’importanza di continuare a rispettare le direttive delle autorità . È una convinzione in forte aumento rispetto agli scorsi mesi.
Al contrario, uno su quattro (24%) è del parere che la gran parte continui a dar prova di senso civico e di rispetto delle regole.
Lo sguardo severo rivolto ai connazionali in parte è da ricondurre alla consueta attitudine di attribuire agli altri i comportamenti negativi e a sè stessi quelli virtuosi, e in parte all’enfasi che i mezzi di informazione danno alle situazioni di affollamento soprattutto nelle città , per richiamare l’attenzione sui rischi che si corrono.
Ne consegue che si dilata la percezione di un fenomeno indubbiamente disdicevole ma fortunatamente circoscritto ad una minoranza di cittadini.
Più tempo passa, più giudizi negativi
La campagna vaccinale, per come si è sviluppata finora, viene bocciata dal 46% degli italiani, mentre il 29% ne dà un giudizio positivo. Più passa il tempo e più aumentano i giudizi negativi.
Il dato non sorprende tenuto conto che, a fronte di una crescita costante di persone che manifestano l’intenzione di farsi vaccinare non appena possibile (passate dal 37% di metà novembre al 53% di fine febbraio), i cittadini lamentano la penuria dei vaccini e la lentezza della campagna ma criticano anche i criteri di definizione delle priorità di vaccinazione (soprattutto rispetto ad alcune categorie professionali), le complicazioni burocratiche e gli aspetti logistici.
A ciò si aggiungono le preferenze politiche, dato che i giudizi positivi prevalgono solo tra gli elettori della ex maggioranza di governo, mentre tra quelli di centrodestra e gli astensionisti sono nettamente prevalenti le valutazioni negative. Insomma, non è tutto rose e fiori, e il riferimento alle «primule» progettate da Stefano Boeri non è casuale.
Elettori di Pd e M5S per restrizioni dure
Non stupisce quindi che la maggioranza degli italiani (53%) abbia accolto con favore la decisione del governo Draghi di avvicendare il commissario Domenico Arcuri con il generale Francesco Paolo Figliuolo; le motivazioni sono due: il 34% è del parere che Arcuri non sia stato all’altezza (in particolare è di questa opinione l’elettorato di centrodestra con il livello più elevato tra gli elettori di FdI con il 72%) e il 19%, indipendentemente dalle valutazioni su Arcuri, ritiene che fosse necessario dare un segnale di discontinuità . Solo il 10% dissente con la decisione di sostituire il commissario e il 37% non si esprime.
Un’ulteriore conferma della preoccupazione dei cittadini è data dalle opinioni che emergono rispetto ai provvedimenti per contenere il contagio: il 44% preferirebbe un lockdown duro, di durata limitata, ma esteso uniformemente in tutto il Paese; il 30% ritiene opportuno continuare con le restrizioni attuali, mentre il 14% vorrebbe un allentamento delle misure.
La prima opzione ha fatto registrare un aumento di ben 10 punti in sole due settimane e risulta più auspicata tra le persone meno giovani e le casalinghe, nonchè fra gli elettori di Pd (60%) e M5S (50%).
Nel centrodestra, pur prevalendo il consenso per provvedimenti più restrittivi, le opinioni sono più divise. Da notare che tra i leghisti il 18% chiede un allentamento. È trascorso un anno da quando il temine lockdown ha fatto irruzione nel nostro lessico. Se la campagna vaccinale non procederà speditamente il timore è che vi possa rimanere a lungo.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
NONOSTANTE L’IMPENNATA DEI CONTAGI E I LOCALI CHIUSI, MOLTE PERSONE SI SONO RITROVATE ALLA DARSENA CON BIRRA IN MANO E MASCHERINE ABBASSATE
È passata una settimana dalle polemiche per la festa con musica e migliaia di persone assembrate alla
Darsena di Milano, molte con le mascherine abbassate. In pochi giorni la pandemia nel capoluogo lombardo ha accelerato in modo preoccupante, con una impennata di positivi al Covid e ricoveri in ospedale. Nel frattempo in tutta la Lombardia è scattata la zona arancione rafforzata.
Nonostante tutto questo, e con tutti i locali chiusi, ancora molte persone si sono ritrovate nella serata di venerdì la zona dei Navigli. Come documentato dalle immagini , la situazione era decisamente più tranquilla rispetto al sabato precedente, ma erano molti i gruppi di ragazzi con birra in mano e mascherina abbassata seduti attorno alla Darsena in piedi lungo le alzaie.
Il rischio di nuovi assembramenti nel weekend era già stato indicato dal sindaco Giuseppe Sala: “Vedrò prefetto e questore in prefettura. Credo che la via sia quella di contingentare un pò gli spazi. Noi parliamo della Darsena ma mi segnalavano che cosa sta succedendo alle Colonne di San Lorenzo”, aveva detto nella giornata di venerdì parlando delle possibili misure per impedire assembramenti.
“Dobbiamo partire da un concetto: che se tanti vogliono stare fuori noi isoliamo una parte ma si spostano dall’altra. Non è semplice — ha concluso a margine della cerimonia al Giardino dei giusti con Liliana Segre -. Capisco che i cittadini facciamo fatica ad accettare che c’e’ un limite nelle forze dell’ordine, ma questa è la realtà ”
(da Fanpage)
argomento: emergenza | Commenta »