Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL DECRETO NON E’ STATO ANCORA EMANATO… IL SOLITO COMPROMESSO TRA RIGORISTI E APERTURISTI
Stanno emergendo le prime certezze su quello che sarà il quadro normativo anti Covid delle
prossime settimane: dal 3 al 5 aprile tutta Italia sarà in zona rossa, compresi quindi i giorni di Pasqua e Pasquetta.
La decisione è emersa dalla riunione in corso stamattina, 12 marzo, tra presidenti di Regione, Enti locali e i ministri Roberto Speranza e Mariastella Gelmini. Tutta Italia «eccetto le zone bianche», avrebbe precisato il ministro della Salute. Inoltre, Speranza ha comunicato che nelle prossime settimane, dal 15 marzo al 6 aprile, le zone gialle diventeranno automaticamente arancioni.
Confermato anche l’ingresso più tempestivo e diretto in area rossa: tutte le regioni che hanno incidenza settimanale superiore a 250 casi su 100 mila verranno inserite nell’area con le misure più severe attraverso lo strumento delle ordinanze del Ministro della Salute.
Il monitoraggio è già stato consegnato ieri nelle mani dell’esecutivo, e più tardi si rifiniranno i dettagli dei provvedimenti nel decisivo Consiglio dei ministri, convocato dopo la riunione di stamattina e presieduto dal presidente del Consiglio Mario Draghi.
«La diffusione del virus in questa fase è decisamente più veloce a causa dell’impatto delle varianti e questo rende condivisibili le scelte che il Governo si appresta a fare con un decreto legge dettato dalla situazione epidemiologica», ha commentato Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni. All’incontro erano presenti anche il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, il capo del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli e il coordinatore del Cts Agostino Miozzo.
Mini lockdown di Pasqua
Il nuovo provvedimento del governo dovrebbe riproporre quindi il modello delle feste blindate, già sperimentato a Natale e Capodanno 2020: l’esecutivo deciderà quasi certamente per dei mini lockdown nei giorni di Pasqua, Pasquetta compresa. Misure che, nello specifico, potrebbero tradursi nella chiusura dei ristoranti, nel divieto di spostamento — salvo motivi di lavoro, salute e urgenza — e in un numero massimo di persone non conviventi da poter invitare in casa.
Stop area gialla
Già da settimane gli esperti si dicono scettici sull’efficacia della zona gialla nella gestione dell’epidemia, ormai in balia delle varianti del Sars-Cov-2. Superare l’area gialla rispetto al diffondersi della variante inglese. Il Comitato tecnico scientifico ha avanzato l’ipotesi di far passare in arancione tutte le regioni ancora in area gialla, così da gestire al meglio il periodo oggetto del prossimo Dl. Ipotesi avallata dallo stesso ministro della Salute.
Misure più rigide dal 15 marzo
Se questo quadro dovesse essere confermato, potrebbe non essere necessario inserire nel provvedimento una stretta ad hoc per i weekend, che negli ultimi giorni ha spaccato la maggioranza tra una componente rigorista (Pd e M5s) e una contraria a ulteriori chiusure (Lega su tutti). Con la tutte le Regioni in rosso e arancione, misure più rigide entreranno direttamente in vigore da lunedì 15 marzo in larga parte del Paese.
Spostamenti
Nelle Regioni arancioni — e in tutta Italia nei giorni 3, 4 e 5 aprile (comprese quindi Pasqua e Pasquetta, ndr) — «è consentito, in ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno», tra le 5 e le 22, «e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi».
Nessuno spostamento, invece, è consentito nelle zone rosse — con le solite eccezioni per casi di necessità e lavoro. Probabile la proroga del divieto di spostamento tra Regioni fino a dopo Pasqua: attualmente il divieto è previsto in vigore fino al 27 marzo.
La chiusura dei parchi e il nodo della scuola
In discussione l’opzione di sospendere la didattica in presenza nelle scuole a partire dalla zona arancione, oltre alla chiusura dei parchi in chiave anti-assembramento.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
COME FUNZIONERA’ E QUANDO ARRIVERA’ IL VACCINO MONODOSE
L’Agenzia europea per i medicinali ha dato il via libera al quarto vaccino anti Covid in Ue che, dalle prossime settimane, potrà essere distribuito e utilizzato. Si tratta dello Janssen, il vaccino monodose sperimentato e prodotto dall’azienda statunitense Johnson&Johnson che lo scorso 17 febbraio aveva presentato a Ema i dati necessari alla valutazione del farmaco candidato.
Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) oggi ha espresso parere positivo sull’efficacia e la sicurezza del vaccino americano, il primo monodose di cui l’Europa potrà servirsi per tentare di accelerare la campagna di vaccinazione
La fornitura che la Commissione europea si aspetta per i Paesi membri è pari a 200 milioni di dosi entro il 2021. Di queste, 27 milioni saranno destinate all’Italia. Già nel secondo trimestre dell’anno, Johnson&Johnson dovrebbe consegnare 55 milioni di dosi per l’Europa, 7 milioni e 300 mila per l’Italia, ma tempistiche e dosi potrebbero non essere rispettate.
Quanto è efficace?
Il vaccino di J&J utilizza un comune virus del raffreddore, noto come adenovirus di tipo 26, per introdurre le proteine del Coronavirus nelle cellule del corpo e innescare una risposta immunitaria. Nella fase 3 di sperimentazione è stato testato su 43.783 soggetti appartenenti a diverse fasce d’età e differenti Paesi del mondo. Il 44% dei partecipanti proveniva dagli Stati Uniti, il 41% dall’America centrale e meridionale e il 15% dal Sud Africa. L’efficacia media raccolta da questi test portati avanti in parallelo è stata del 66%. Una percentuale che invece è salita all’85% nei casi gravi di infezione, al 100% nella prevenzione dei casi di morte.
Come si somministra?
Il quarto vaccino autorizzato da Ema è un monodose. A differenza dunque degli altri tre vaccini approvati, per lo Janssen sarà sufficiente una sola iniezione, senza la necessità di un richiamo dopo un determinato arco di tempo. A 7 giorni dalla somministrazione della singola dose comincerà la produzione di anticorpi, mentre la protezione completa contro le forme gravi di Covid, pari all’85%, sarà garantita al 28esimo giorno di distanza.
Come si conserva?
Oltre alla singola somministrazione, il vaccino di Johnson&Johnson ha il vantaggio di poter essere conservato a normali temperature di frigorifero: dopo lo scongelamento, sarà sufficiente tenere le dosi in un ambiente dai 2° agli 8°C per una durata di 3 mesi. Da congelate invece le fiale potranno essere conservate a — 20 gradi per 2 anni. Niente a che vedere con i limiti di conservazione a — 70° C del farmaco Pfizer. Proprio come per il vaccino di AstraZeneca, anche lo Janssen verrà destinato all’utilizzo dei medici di base e di tutti gli ambienti non ospedalieri coinvolti nella sempre più urgente vaccinazione di massa.
È efficace contro le varianti?
Le sperimentazioni del vaccino Janssen sono state eseguite anche in Sudafrica e in Brasile nel periodo in cui le varianti del virus si erano già diffuse. I dati dell’ultimo trial hanno registrato un’efficacia media del 66% sia su casi gravi che su forme moderate di contagio provocato dalle mutazioni di Covid-19.
Va bene per tutte le età ?
Il primo vaccino monodose a ricevere il via libera in Europa è stato sperimentato su 45 mila persone dai 18 agli oltre 60 anni di età . Il 41% di questi presentavano una o più patologie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e obesità . Alla luce di questi dati e a differenza delle difficoltà iniziali incontrate dal farmaco Astrazeneca per la fascia d’età degli over 55, Janssen potrà quindi essere somministrato senza alcuna limitazione rispetto alle categorie testate durante la sperimentazione. L’azienda ha anche annunciato di voler partire a breve con i test sugli under 18 su cui per ora non si hanno dati. Va da sè che il vaccino autorizzato non sarà al momento utilizzabile su adolescenti e bambini.
Le consegne avverranno in tempo?
Poco meno di tre giorni fa l’agenzia americana Reuters ha diffuso la notizia di possibili difficoltà di Johnson&Johnson nel garantire la fornitura di vaccino anti Covid promessa all’Ue. L’azienda americana avrebbe infatti comunicato alla Commissione di una problemi nella produzione e quindi nella consegna dei 55 milioni di dosi accordate. Mettendo così a rischio anche per l’Italia l’arrivo dei 7 milioni promessi entro giugno.
Subito dopo la fuga di notizie Johnson&Johnson si è preoccupata di smentire con tanto di nota ufficiale: «In linea con il nostro accordo con la Commissione Ue, manteniamo l’impegno a fornire 200 milioni di dosi del vaccino Janssen COVID-19 nel 2021, a partire dal secondo trimestre». La casa farmaceutica ha poi ribadito la complessità della sfida garantendo però l’attivazione di nuovi siti di produzione «nei tempi più rapidi possibili».
Non sarà una rassicurazione però a sciogliere il preoccupante nodo del rischio ritardi. Con un piano vaccinale vittima di continui ritardi da parte di tutte le aziende produttrici finora autorizzate, la notizia del via libera al farmaco Johnson&Johnson viene inevitabilmente già macchiata da un’incertezza non di poco conto. L’elemento che tra tutti non rassicura è il fatto che l’azienda non abbia fornito dati precisi sui tempi di consegna dei diversi lotti, esponendosi nella garanzia dell’unico vincolo ad oggi riconosciuto e cioè quello di fornire il totale delle dosi promesse «entro il secondo trimestre 2021».
L’identico scenario, in buona sostanza, delle condizioni garantite settimane fa anche dalle stesse Pfizer, AstraZeneca e Moderna tutte e tre poi responsabili di grossi ritardi di produzione e consegna. Come se non bastasse, poche ore fa il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato di aver comprato altre 100 milioni di dosi da Johnson&Johnson, promettendo di condividere con il resto del mondo un eventuale disavanzo di dosi. Negli Usa, dove il vaccino Janssen è già stato approvato dall’Fda il 27 febbraio scorso ad uso d’emergenza, dovrebbero dunque arrivare ulteriori dosi dalla stessa azienda che avrebbe comunicato all’Europa difficoltà nella produzione.
Quanto è importante per il piano vaccinale italiano?
L’attuale obiettivo del governo Draghi è quello di vaccinare tutti gli italiani che lo vorranno entro l’estate. Uno scenario ottimistico che il ministro della Salute Roberto Speranza ha dichiarato di poter raggiungere con circa 50 milioni di dosi attese, entro giugno, da parte di tutte e quattro le aziende dei vaccini al momento autorizzati, più quello della tedesca Curevac e del russo Sputnik V, ancora in fase di approvazione. Tra le forniture su cui il Paese al momento conta di più c’è proprio quella del vaccino Janssen che, dopo l’ok dell’Ema, ora dovrà attendere il via libera anche dall’Agenzia italiana del farmaco. Nel piano vaccini che Mario Draghi ha in mente, il farmaco di Johnson & Johnson verrebbe destinato, viste le caratteristiche vantaggiose di conservazione, ai medici di base per incentivare l’urgente accelerazione nella vaccinazione di massa.
Se la bozza del nuovo piano vaccinale venisse confermata, lo Janssen sarebbe centrale per garantire il nuovo criterio di fasce d’età in ordine decrescente pensato dal governo. Escluse le poche categorie prioritarie riconosciute dalla nuova strategia (oltre agli over 80, docenti e forze armate già in atto, solo quella degli estremamente vulnerabili) la vaccinazione di massa partirà con i 79enni. Per arrivare alla copertura promessa di oltre 20 milioni di persone vaccinate entro l’estate e all’immunità di gregge da raggiungere entro l’autunno, i 27 milioni di dosi Janssen saranno una delle principali risorse a cui il Paese si affiderà , nella speranza di vedere rispettati tempi e promesse.
L’altro punto, tutt’altro che secondario, sarà quello di essere in grado di sostenere l’arrivo di una tale quantità di carico. I frigoriferi, si spera, pieni di dosi dovranno essere svuotati in tempi brevi con una capacità logistica finalmente potenziata. Hub, ritmi di somministrazione e personale dovranno concorrere a scongiurare quello che è già successo con le dosi di Astrazeneca, arrivate (in ritardo) su territorio nazionale e, nonostante tutto, rimaste inutilizzate per settimane.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
VACCINO: NEL PRIMO TRIMESTRE CONSEGNATE MENO DEL 50% DELLE DOSI PREVISTE, SOLO IL 3% DELLA POPOLAZIONE HA COMPLETATO IL CICLO
Il contagio avanza, in undici regioni i reparti di terapia intensiva sono sotto pressione mentre la campagna vaccinale stenta a entrare nel vivo, rallentata dai tagli delle aziende farmaceutiche alle forniture pattuite.
Nel primo trimestre è stato consegnato meno del 50% delle dosi previste e al momento ha completato la vaccinazione solo il 2,9% degli italiani.
Lo rileva la Fondazione Gimbe nel monitoraggio settimanale, pubblicato come di consueto il giovedì mattina. Numeri in crescita nella settimana dal 3 al 9 marzo: sono saliti i contagi (i nuovi casi passano a 145.659 da 123.272) e, per la prima volta da 8 settimane, sono aumentati i morti (2.191 da 1.940).
Rilevato un incremento anche nel numero dei positivi (478.883 da 430.996), delle persone in isolamento domiciliare (453.734 da 409.099), dei ricoverati con sintomi (22.393 da 19.570) e nei reparti di terapia intensiva (2.756 da 2.327).
“Da tre settimane consecutive — spiega il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – si registra il progressivo incremento dei nuovi casi con inversione di tendenza di tutte le curve, che conferma l’inizio della terza ondata”.
Rispetto ai sette giorni precedenti, in 15 Regioni è aumentata l’incidenza del virus (ossia positivi per 100.000 abitanti, ndr) e in 15 si registra un incremento percentuale dei nuovi casi.
La situazione nei reparti di terapia intensiva, sotto pressione in 11 Regioni, rischia di diventare sempre più critica. “Oltre al tasso di occupazione da parte di pazienti affetti da Covid – fa notare Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione di Bologna – preoccupa il trend in continua ascesa dei nuovi ingressi giornalieri: in sole 3 settimane la media mobile a 7 giorni è aumentata del 66%, passando da 134 a 223”.
Insomma, il virus continua a correre e lo sforzo che si sta compiendo per la campagna vaccinale risulta ancora inadeguato. Mancano le dosi necessarie. Del carico pattuito per il primo trimestre, al 10 marzo ne risultano consegnate alle Regioni 7.207.990. Meno della metà di quelle previste.
Negli ultimi 7 giorni sulla piattaforma ufficiale sono state registrate solo 665.730 dosi di Pfizer/BioNTech, mentre non risulta alcuna consegna per i vaccini Moderna e AstraZeneca, “anche se – si legge nel report di Gimbe – non si possono escludere ritardi di notifica”.
Al 10 marzo hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.747.516 milioni di persone (il 2,9% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 4,46% della Valle D’Aosta al 2,27% dell’Abruzzo.
E persistono notevoli differenze tra i diversi tipi di vaccino: se per Pfizer, infatti, sono state iniettate oltre il 90% delle dosi disponibili, questa percentuale scende per i vaccini AstraZeneca (52,2%) e Moderna (44,2%).
Rispetto alla protezione dei più fragili, degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.098.047 (24,8%) hanno ricevuto la prima dose di vaccino, mentre solo 231.058 (5,2%) hanno completato il ciclo vaccinale con rilevanti differenze regionali, anche se nelle ultime due settimane si registra un netto cambio di marcia.
Intanto il Governo, dopo il Dpcm entrato in vigore sabato 6 marzo, ma risultato subito inadeguato per far fronte al peggioramento dello scenario epidemiologico, sta per varare un nuovo pacchetto di misure anti Covid.
Per il presidente di Gimbe “al di là delle posizioni delle singole forze politiche, tre dati sono inconfutabili in questa fase della pandemia”.
L’andamento della curva dei contagi che documenta l’avvio della terza ondata, il sovraccarico delle terapie intensive e il fatto che tutte le Regioni e Province che nelle scorse settimane hanno disposto le zone rosse per circoscrivere i focolai locali, siano riuscite ad arginare la crescita dei contagi, dimostrando l’efficacia delle misure restrittive nel piegare la curva dei contagi.
Dunque le restrizioni da fare scattare devono essere decise sulla base di analisi e valutazioni scientifiche. “Qualsiasi interpretazione opportunistica finalizzata ad ammorbidire le misure di contenimento in nome di un illusorio rilancio economico del Paese rappresenta una severa minaccia alla salute e alla vita delle persone – conclude Cartabellotta – in particolare se alimentata da evidenze scientifiche parziali o interpretate in maniera strumentale per legittimare decisioni politiche”.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
LOMBARDIA, LIGURIA, CALABRIA E SARDEGNA HANNO VACCINATO TRA LO ZERO E L’UNO PER CENTO DEGLI AVENTI DIRITTO… MALE ANCHE BASILICATA, MOLISE E MARCHE
In Italia solo il 32 per cento di loro ora può stare un po’ più sereno ad entrare a contatto con gli
alunni. Incredibile a dirsi (?), ma le regioni che hanno vaccinato meno personale scolastico sono guidate dal centrodestra. Quali sono? Lombardia, Liguria Sardegna e Calabria.
Quest’ultima addirittura -guidata attualmente da Antonino Spirlì- con lo 0 per cento del personale vaccinato. Quasi nessuno in sostanza. Non va un granchè meglio alle altre, con la Sardegna di Christian Solinas, unica regione bianca (ma ciò non significa che non debba vaccinare), ferma all’1.
Così come la Liguria di Giovanni Toti (156 vaccinati, lo 0,7 del totale) e -soprattutto- la Lombardia di Attilio Fontana ( l’1 per cento). L’un per cento del personale scolastico.
Questi dati sono di venerdì 5 marzo, e fanno abbastanza riflettere. Ci sono Regioni virtuose e altre no. Perchè se è vero che c’è l’1 per cento della Lombardia (che pure continua a dire di voler esportare il suo “Modello Lombardia” in tutta la Penisola), ce ne sono altre che stanno procedendo a velocità più spedita. Non a cento all’ora, ovvio (ahinoi), ma comunque a un passo migliore. Che se la Toscana fosse una Ferrari (con il 69 per cento del personale vaccinato), la Liguria e la Lombardia sarebbero -e senza offesa- due pandini con le come bucate.
Sorprende poi (e forse neanche troppo), che tra le Regioni meno virtuose ci siano quelle i cui governatori maggiormente gonfiano il petto quando parlano di sè e del loro lavoro.
Chissà che penserà Attilio Fontana nel leggere che la Puglia abbia vaccinato il 62 per cento del personale scolastico contro il suo misero 1.
O Giovanni Toti, costretto a guardare dal basso la Campania che con un buon 51 per cento è al quarto posto in Italia. Quindi: dai peggiori ai migliori: Calabria, Sardegna, Liguria, Lombardia (e di queste abbiamo parlato).
Poi, continuando, e rimanendo nella fascia bassa: Basilicata, Molise e Marche (rispettivamente 7, 9 e 11 per cento). E, guarda caso, chi amministra le tre regioni? Il centrodestra. In Basilicata c’è il forzista e generale Vito Bardi; in Molise, sempre della scuderia Berlusconi, c’è Vito Bardi; nelle Marche invece spazio a Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli. Salendo si entra nella metà classifica: Emilia Romagna, Sicilia, Abruzzo, Veneto, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Campania. Sul podio: Umbria, Puglia e Toscana.
Tutto questo con buona pace degli insegnanti, del personale Ata, e dei presidi. Che tra una chiusura e un’apertura, tra lezioni a distanza e in presenza, tra richiami a chi spegne la videocamera e a chi si avvicina troppo in classe, entrano a contatto (quando in presenza) con centinaia e a volte migliaia di ragazzi. E devono pensare anche a questo: come si riparte così dalle scuole?
Vaccinazioni personale scolastico regione per Regione- Vaccinati in percentuale e numeri assoluti
Toscana 69% — 43.223
Puglia 62% — 52.668
Umbria 53% — 10.897
Campania 51% — 64.478
Friuli Venezia Giulia 44% — 9.274
Piemonte 42% — 31.853
Lazio 39% — 40.177
Veneto 32% — 25.654
Abruzzo 30% — 9.634
Sicilia 28% — 31.724
Emilia Romagna 26% — 29.149
Marche 11% — 3.655
Molise 9% — 578
Basilicata 7% — 1.208
Lombardia 1% — 2.651
Liguria 1% — 156
Sardegna 1% — 225
Calabria 0% — 187
Valle d’Aosta — 537
Trento — 1.699
Fonte Agenzia del farmaco (percentuali, aggiornati al 5.03.2021) e Ministero della Salute (numeri assoluti, aggiornati al 7.03.2021)
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
SECONDO SPERANZA “ENTRO SETTEMBRE ARRIVERANNO 80 MILIONI DI DOSI”
Il numero delle somministrazioni di vaccini per il Coronavirus in Italia ora sfiora la quota di 6
milioni.
Secondo gli ultimi dati pubblicati sul portale del ministero della Salute, il numero di dosi di vaccino somministrate sarebbe arrivato a 5,95 milioni.
Il totale delle persone vaccinate invece sarebbe di 1,79 milioni.
La fascia di età che ha ricevuto il maggior numero di dosi è quella compresa tra gli 80 e gli 89 anni. In tutto a loro sono state somministrate 1,26 milioni di dosi.
Passando alle categorie professionali in cima ci sono gli operatori sanitari a cui sono state riservate 2,61 milioni di dosi. La maggior parte dei vaccini somministrati in Italia sono Pfizer, seguono AstraZeneca e Moderna.
Alla trasmissione Accordi e Disaccordi in onda sul canale Nove, il ministro della Salute Roberto Speranza ha chiarito che nei prossimi mesi l’Italia si aspetta di ricevere milioni di dosi di vaccino: «Aspettiamo qualcosa che è intorno a 50 milioni di dosi per il secondo trimestre e si può arrivare fino a 80 milioni di dosi nel terzo trimestre.
A tutti noi piacerebbe dire che è finito e che da domani si riapre tutto ma se riapriamo con un’epidemia in corso poi staremo peggio e dovremo chiudere ancora di più. Oggi è saggio provare a vincere».
(da agenzie)
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Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL REGOLAMENTO SULL’EXPORT ERA UNA FINTA… L’INTESA CON BIDEN NON DECOLLA
Da quando il regolamento europeo sugli export dei vaccini è in vigore, fine gennaio, l’Ue ha
continuato a esportare ben 34 milioni di dosi a 31 paesi extra-europei.
Si sapeva che c’erano state delle esportazioni. Lo ha ammesso la stessa Commissione Europea all’indomani della decisione di Draghi di bloccare 250mila dosi Astrazeneca in partenza dall’Italia verso l’Australia: primo e unico premier europeo a prendere sul serio il regolamento deciso a Bruxelles dopo la lite con l’azienda anglo-svedese che ha tagliato le forniture.
Ecco, però adesso si sa che sono ben 34 milioni le fiale esportate dall’Unione ai paesi extra-continente dal primo febbraio scorso. C’è qualcosa che non torna.
Non si sa se siano prodotte da Astrazeneca, che finora ha tradito i patti con Bruxelles. Ma certo la cifra – confermata da fonti europee – è così elevata da supportare la tesi che il regolamento approvato in fretta e furia a gennaio era una ‘finta’. E, a riprova di quanto a Bruxelles siano poco convinti della mossa che loro stessi hanno deciso, c’è il fatto che adesso in Commissione europea vorrebbero rivedere il regolamento che scade a fine marzo. “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, dicono oggi da Palazzo Berlaymont. Sullo sfondo il timore di innescare una guerra protezionistica sui vaccini che potrebbe rivelarsi un boomerang e che per ora è un ostacolo alla resurrezione dell’asse transatlantico con gli Usa di Biden.
Ben 9,1 milioni di dosi sono state esportate dall’Ue al Regno Unito, 954 mila agli Stati Uniti e 3,9 milioni al Canada. Quasi tutte le richieste di export sono state autorizzate: 249 su 258.
È un’altra contraddizione della strategia europea sui vaccini. Oggi la Commissione Europea ha firmato un altro contratto con l’azienda Pfizer-Biontech, americana e tedesca, per la fornitura di 4 milioni di dosi aggiuntive, consegna entro la fine di marzo. Significa che in Italia arriveranno 532mila fiale in più rispetto a quanto già previsto nel programma di consegna relativo al primo trimestre 2021, precisano da Palazzo Chigi.
Ma questo non basta a far funzionare la macchina. E per ora non dà risultati immediati l’intesa strategica avviata con Washington perchè si scontra col protezionismo di Joe Biden, che sui vaccini non pare molto diverso da quello di Donald Trump.
Il colloquio tra il commissario europeo Thierry Breton, capo della task force europea sul covid, e la sua controparte statunitense Jeffrey Zients lunedì scorso non scioglie infatti il nodo principale.
Vale a dire: se e quando il nuovo presidente eliminerà il blocco dell’export sui vaccini introdotto dal suo predecessore. Breton e Zients “stabiliranno un contatto diretto tra i rispettivi team per facilitare, anticipare o risolvere qualsiasi problema che possa apparire nella catena di fornitura”, si limitano a dire dalla Commissione Europea.
Ma questo nodo è fondamentale. Da questo dipende il futuro della campagna vaccinale europea, ora che Bruxelles ha deciso di puntare su Washington invece che su Russia o Cina. Più avrà successo questa ‘scommessa’, minore sarà il margine d’azione per Vladimir Putin, attivo anche più di Xi Jinping a fare campagna acquisti in Ue per vendere e produrre il suo Sputnik, che ancora ha problemi di produzione di massa.
Ecco perchè in squadra von der Leyen, malgrado il sostegno alla richiesta di Draghi di bloccare le dosi Astrazeneca in partenza per l’Australia e malgrado il regolamento Ue sia stato praticamente ignorato, è iniziata la discussione su ‘che fare’ del bando europeo che scade a fine mese.
Rinnovarlo, rischiando ritorsioni in una guerra protezionistica sui vaccini che a quel punto colpirebbe tutto il mercato mondiale? Oppure eliminarlo, anche come gesto di buona volontà nei confronti degli Usa? “Tutte le opzioni sono sul tavolo”, appunto.
Ad aumentare le difficoltà c’è il fatto che, tra le Big Pharma che non rispettano i contratti con l’Ue, non c’è più solo l’azienda anglo-svedese Astrazeneca, che, dopo la riduzione delle consegne annunciata a gennaio, ancora oggi conserverebbe in magazzino diversi lotti di fiale, in attesa che il bando dell’export venga ritirato in modo da poterle vendere a paesi extra-Ue a un prezzo maggiore (riferiscono alte fonti europee).
Il punto è che tra le aziende inadempienti ora c’è anche l’americana Johnson&Johnson, che ha annunciato ieri di non poter fornire i 55 milioni di dosi pattuite con Bruxelles per il secondo trimestre dell’anno. L’azienda promette di recuperare nel corso del 2021, ma tutti gli Stati dell’Ue ne hanno maledettamente bisogno adesso. Da notare: Johnson&Johnson non ha annunciato tagli alle consegne per gli Usa.
Però, mentre per Astrazeneca le istituzioni europee hanno ingaggiato un conflitto ‘corpo a corpo’ col Regno Unito fresco di Brexit, a Bruxelles non hanno intenzione di replicare lo stesso scontro con gli Usa.
A maggior ragione ora che, su pressione di Biden, si è deciso di provare ad allontanare i partner strategici dell’era Trump, Russia e Cina, per rinverdire l’asse transatlantico.
E così mentre con Londra si litiga ancora adesso, con Washington ci si mantiene cauti. “L’annuncio di Johnson&Johnson non inficia la campagna vaccinale dell’Ue”, assicura Breton.
Quanto al bando degli export deciso dagli Usa, “capiamo le pressioni dell’opinione pubblica su Biden”, dicono dalla Commissione. La stessa accusa su Londra scatena invece un nuovo inferno dei rapporti tra le due sponde della Manica, con contorni da farsa.
Il governo britannico convoca l’ambasciatore Ue a Londra, dopo che ieri il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha sottolineato che sia gli Usa che la Gran Bretagna hanno adottato per un “bando degli export” dei vaccini o di singole componenti del siero. Peccato che il governo di Londra non ha riconosciuto lo status dell’ambasciatore Ue per ripicca post-Brexit.
L’Unione dunque ha inviato un sottoposto. Colloquio evidentemente insignificante. Poi il premier Boris Johnson si è scatenato in Parlamento: “Devo correggere il presidente Michel. Noi non abbiamo bloccato l’export di una sola dose di vaccino anti-covid o di singole componenti. Siamo tutti nella stessa barca. Ci opponiamo al nazionalismo dei vaccini”.
Dalle istituzioni Ue lasciano intendere che in realtà Michel si riferiva ad una clausola del contratto tra Astrazeneca e Downing Street, che obbliga l’azienda a “non stipulare alcun accordo con alcun governo straniero, finanziatore o Terza Parte che, in base ai suoi termini, sarebbe in conflitto con gli obblighi di AstraZeneca qui di seguito o sarebbe ragionevolmente prevedibile che impedisca ad AstraZeneca di adempiere ai suoi obblighi qui di seguito”.
Ad ogni modo, il risultato è che, in attesa che la collaborazione con gli Usa prenda una forma concreta, dubbi e insofferenze si accumulano nell’opinione pubblica di ogni Stato membro, a partire dalla Germania.
Il ministro tedesco della Salute Jens Spahn confida nell’aumento delle vaccinazioni a partire da aprile, quando le dosi verranno somministrate anche dai medici di base in Germania. Ma ammette che solo a giugno si potrà raggiungere il target dei “10 milioni di vaccinati alla settimana”.
Anche in Germania si fa largo il dibattito sul vaccino russo Sputnik, che Bruxelles invece non vuole prendere in considerazione insistendo che “Usa e Ue sono gli unici continenti in grado di rispondere a questa sfida”.
Invece Sputnik “è un buon vaccino, che a un certo punto sarà approvato nell’Ue”, dice al quotidiano ‘Rheinische Post’ Thomas Mertens, capo di Stiko, il Comitato tecnico scientifico tedesco, istituito presso il Robert Koch Institute, con il compito di fornire le raccomandazioni ufficiali per i programmi di vaccinazione utilizzati dai singoli Land. Di Sputnik, che per la rivista scientifica Lancet è efficace contro il covid al 91 per cento, Angela Merkel ha parlato con Putin all’inizio dell’anno, adesso la cancelliera appare frenata dalla via transatlantica intrapresa a livello europeo, quasi fosse una via obbligata ora che c’è Biden alla Casa Bianca.
Se in Italia i russi responsabili della produzione di Sputnik hanno concluso accordi con diverse aziende, in Spagna il dialogo avviato dal Cremlino è proprio con la Moncloa, il governo. Fonti del ministero della Sanità spagnolo confermano al quotidiano ‘El Pais’ che l’agenzia spagnola per il farmaco, Aemps, sta conducendo trattative con diverse imprese dotate delle capacità per produrre il vaccino russo. Nessun accordo è stato finalizzato, ma se si troveranno le strutture adeguate, la Aemps dovrà dare l’autorizzazione alla produzione del vaccino. Addirittura. Come ha fatto Viktor Orban in Ungheria.
Putin oggi ha anche avuto un colloquio con il premier lussemburghese Xavier Bettel sulla “possibilità di fornire lo Sputnik” anche a questo piccolo paese dell’Unione.
Lo scivolone sugli export indebolisce l’immagine dell’Unione Europea nella lotta al covid. E non è detto che serva almeno a convincere Biden a eliminare il blocco delle esportazioni dagli Usa. Il covid si sta rivelando un vero e proprio ‘cul de sac’ per l’Ue.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
A GENNAIO ERAVAMO PRIMI IN EUROPA, POI BIG PHARMA HA TAGLIATO LE DOSI E SIAMO FINITI ALLA PARI DEGLI ALTRI… MA SU GIORNALI E TV IL NUOVO GOVERNO “ACCELERA”
La fortuna di Conte fu che i giornaloni lo dipingevano come una tale pippa che poi, quando si
scopriva che era bravino o almeno non ci portava all’apocalisse, la gente simpatizzava.
Draghi invece viene esaltato come un tale fenomeno che, se poi si scopre che anche lui fa quel che può, la gente s’incazza e lo maledice.
Prendete i vaccini. A gennaio l’Italia era prima in Europa. Poi Big Pharma iniziò a tagliare le dosi e finimmo alla pari degli altri.
Con Draghi, giornali e tg hanno inaugurato la rubrica fissa “Draghi accelera”. Come se esistesse al mondo un politico che rallenta.
Il guaio è che in Europa i vaccini arrivano col contagocce grazie ai furbi di Big Pharma e ai fessi di Bruxelles.
Repubblica: “Task force del generale Figliuolo per accelerare”. Corriere: “Draghi sente Von der Leyen: ora accelerare sui vaccini”, “Draghi accelera sui vaccini”, “Vaccini, si accelera”, “Piano vaccinale, ora si accelera”, “Draghi: serve accelerare”, “Draghi: ‘Un’accelerazione’”. Stampa: “Piano vaccini, l’accelerazione del governo”. Giornale: “Draghi accelera sui vaccini”.
Torna la prosa atletico-militaresca dei bei tempi di Monti e dell’Innominabile. Foglio: “Draghi sceglie la via muscolare”, “Tridente anti-Covid: Draghi tratterà con l’Europa, Figliuolo troverà i vaccini e Curcio li distribuirà ”. Uno veni, uno vidi, il terzo vici.
A scandire ogni pagina, termini ginnico-futuristi: svolta, scatto, mossa, sprint, spinta, regìa, attacca, sferza, incalza, sveglia, strapazza, lancia, rilancia, batte i pugni, stop, alt, altolà , a tappeto, a raffica, di massa, pressing, spinta, subito, ora, cambiare piano/ passo/ marcia/ linea/ verso/ strategia.
Sui contenuti, tutto e il suo contrario. Rep: “Vaccini porta a porta”, anzi “Iniezioni nei drive through dei tamponi”. Stampa: “I vaccini si fanno al drive-in”. Corriere: “Vaccini in stazioni e tende”. Per non parlare dei numeri. Rep: “2 milioni di vaccinati in più l’obiettivo immediato”, poi “Ad aprile arriveranno 30 milioni di fiale”. Giornale: “2 miliardi ai vaccini e 20 milioni di dosi tra aprile e giugno”. Verità : “Figliuolo vuol cambiare marcia: ‘Arrivano 7 milioni di dosi”. Corriere: “Entro giugno 60 milioni di dosi”, ma “su due binari”. Stampa: “In arrivo 13 milioni di fiale”, anzi “Immunità di gregge in 41 giorni” (non uno di meno nè di più). Foglio: “20 milioni di vaccini in più a trimestre”. Messaggero: “14 milioni al mese”. Chi offre di più? Giornale: “Arriva il supergenerale. Piano d’emergenza: 200mila dosi al giorno”. Corriere: “Oltre 600mila dosi al giorno”. Rep: “Obiettivo 700mila iniezioni al giorno”, anzi no: “Il piano Draghi per salire a 200mila al giorno grazie a Johnson&Johnson”. Che ieri ci ha fatto il gesto dell’ombrello.
Però si accelera.
Brumbrum, roarrr, ratatatatà , perepè perepè
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL “DECISIONISTA” DRAGHI DA DIECI GIORNI NON DECIDE NULLA, QUANDO LO FACEVA CONTE ERA UN “IRRESPONSABILE”: POTERE DELLA STAMPA DEI POTERI FORTI
La decisione finale è ancora rinviata a venerdì in Consiglio dei ministri: per un quadro definitivo della nuova stretta anti-Covid sarebbero necessari altri dati più aggiornati sui contagi
Se il governo dovesse decidere una stretta ai weekend come avvenuto per Natale, è assai improbabile che avvenga già da sabato visto che Draghi ha assicurato che ogni decisione sarà comunicata con largo anticipo per non danneggiare ulteriormente le categorie produttive e permettere ai cittadini di organizzarsi.
Un’ora e mezzo di dibattito sul parere del Comitato tecnico scientifico sulla necessità di nuove restrizioni, nessuna decisione dunque almeno fino a domani sulle modifiche al Dpcm entrato in vigore 4 gg fa e già superato.
Alla cabina di regia hanno partecipato il presidente del Consiglio e i capi delegazione dei partiti di maggioranza: Maria Stella Gelmini, Dario Franceschini per il Pd, Elena Bonetti per Italia viva, Giancarlo Giorgetti per la Lega, il ministro della Salute Roberto Speranza (Leu) e i ministri Daniele Franco, Stefano Patuanelli, Patrizio Bianchi. Presenti a Palazzo Chigi anche il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, il segretario generale Roberto Chieppa, il capo di Gabinetto di Draghi, Antonio Funiciello, il presidente dell’Istituto superiore di Sanità , Silvio Brusaferro, e il direttore del Consiglio superiore di Sanità , Franco Locatelli.
Sempre per domani è in programma il confronto con le Regioni, anche loro divise sull’opportunità di adottare ulteriori misure restrittive a livello nazionale o solo mirate.
A preoccupare l’esecutivo è l’impennata dei contagi provocata dalle varianti del coronavirus e l’aumento dei pazienti ricoverati in terapia
(da agenzie)
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Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
4 MILIONI DI DOSI IN PIU’ RISPETTO ALLE CONSEGNE PREVISTE
“Per affrontare le varianti aggressive del virus e per migliorare la situazione nei punti critici, è necessaria un’azione rapida e decisa. Sono lieta di annunciare oggi un accordo con BioNTech-Pfizer, che offrirà agli Stati membri di mettere a disposizione un totale di 4 milioni di dosi di vaccini entro la fine di marzo che verranno fornite in aggiunta alle consegne già previste”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Ciò aiuterà gli Stati membri nei loro sforzi per tenere sotto controllo la diffusione di nuove varianti”, ha aggiunto.
Per l’Italia – precisano fonti di palazzo Chigi – ciò equivale ad una quota aggiuntiva di 532mila dosi che saranno consegnate nelle ultime due settimane di marzo e che aiuteranno ad affrontare l’emergere di nuovi contagi e varianti”.
La nuova fornitura, spiega von der Leyen in una nota, “aiuterà i Paesi membri a tenere sotto controllo la diffusione delle nuove varianti del virus. Queste dosi, attraverso un uso mirato là dove più necessario, in particolare nelle zone di confine, contribuiranno inoltre ad assicurare o a ripristinare la libera circolazione delle persone e delle merci”. Questi ultimi costituiscono “elementi chiave – conclude la presidente della Commissione – per il funzionamento dei sistemi sanitari e del mercato unico”.
(da agenzie)
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