Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
“ITALIA ESEMPIO DA NON SEGUIRE QUANDO CALANO I CONTAGI”… ANCHE L’OLANDA SOSPENDE IL VACCINO ASTRAZENICA
Dopo l’Irlanda, anche l’Olanda ha deciso di sospendere in via precauzionale la somministrazione del vaccino anti Coronavirus prodotto da AstraZeneca.
La decisione del governo olandese arriva dopo l’indicazione dell’agenzia per il farmaco nazionale sulla base delle segnalazioni di decessi in Danimarca e Norvegia per «possibili effetti collaterali».
Secondo il ministro della Salute olandese, Hugo de Jorge, lo stop ad AstraZeneca dovrà servire a sgombrare il campo da ogni incertezza sulla sicurezza del vaccino: «La questione cruciale è se si tratta di reclami dopo la vaccinazione o dovuti alla vaccinazione — ha detto de Jorge — Non dovrebbero esserci dubbi sui vaccini».
Dallo scorso giovedì la stessa decisione era stata presa in Norvegia, Islanda e Danimarca, ieri poi dall’Irlanda e dalla Regione Piemonte su un singolo lotto. In Olanda a chi ha ricevuto il vaccino Astrazeneca è stato consigliato di contattare il proprio medico curante in caso di «sintomi imprevisti o sconosciuti» a distanza di tre giorni.
Fauci cita l’Italia come esempio da non seguire quando calano i contagi
Non è ancora il momento di abbassare la guardia secondo l’infettivologo Anthony Fauci, anche se negli Stati Uniti la curva pandemica sta registrando un calo dei nuovi casi settimanali mentre aumenta la popolazione vaccinata.
Un miglioramento che ha spinto diversi governatori a togliere l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici.
Secondo Fauci, intervistato a Meet the press sulla Nbc, è un «affare rischioso», un errore da evitare proprio in questa fase della pandemia: «Anche se il calo dei contagi è stato ripido, dobbiamo assolutamente evitare l’impulso di dire: “Oh, sta andando tutto alla grande”, soprattutto perchè la fase di plateau che oggi registra circa 60 mila casi al giorno negli Stati Uniti può sempre tornare a salire.
Fauci prende ad esempio il caso dell’Italia, che da oggi 15 marzo in buona parte delle Regioni torna a imporre misure più restrittive: «Hanno avuto una diminuzione dei casi, si sono stabilizzati e hanno ritirato le misure di salute pubblica». Con le riaperture di diverse attività , a cominciare da bar e ristoranti in zona gialla: «i più giovani in particolare hanno smesso di indossare le mascherine, e poi, all’improvviso, c’è stata un’ondata di risalita. Ed è qui che ci troviamo noi adesso».
(da Open)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
ASTRAZENICA ULTIMO IN CLASSIFICA… PREOCCUPATI MA FIDUCIOSI NELLE SITITUZIONI SANITARIE
Gli italiani hanno fiducia nelle istituzioni sanitarie e sono propensi a vaccinarsi, ma vorrebbero
scegliere il vaccino da fare.
Sono gli elementi principali che emergono dall’ultima rilevazione del monitoraggio continuativo condotto in Italia da BVA Doxa sui principali impatti del Covid-19 sulla popolazione italiana.
Le rilevazioni fanno riferimento al periodo 12 – 18 febbraio 2021 e si basano su un campione rappresentativo di più di mille individui tra i 18 e gli 85 anni.
Dai dati che Doxa ha fornito in anteprima a Repubblica emerge che sono aumentati gli italiani convinti di vaccinarsi, ma resta alta la quota degli “scettici”: il 65% vorrebbe scegliere il vaccino.
Pfizer è al primo posto delle preferenze (46%), seguito da Moderna (22%) e, a sorpresa, da Sputnik (10%). Solo ultimo AstraZeneca, a parimerito con Johnson & Johnson (entrambi al 9%), una percentuale che forse andrebbe rivista, alla luce del recente ritiro di alcuni lotti di AstraZeneca.
Nel complesso, l’84% della popolazione è disposto a vaccinarsi, ma solo il 57% è assolutamente pronto.
Ad oggi, infatti, il 27% di chi si vuole vaccinare ha ancora qualche riserva, probabilmente giustificata dal fatto che i vaccini sono stati prodotti e testati in poco tempo. Tra i favorevoli i più propensi a sottoporsi all’inoculazione appartengono alla fascia più “a rischio” degli over 65.
Gli italiani puntano il dito principalmente contro le aziende farmaceutiche per le difficoltà riscontrate nella campagna vaccinale ma credono profondamente dei vaccini come unica arma con cui sconfiggere il virus, anche se la fiducia cala leggermente in merito all’efficacia del vaccino contro le nuove varianti.
Stress e malessere
Sul fronte personale sempre più italiani avvertono emozioni negative e un italiano su due si dice preoccupato (54%) e incerto sul futuro (53%). In questo contesto si avvertono maggiormente condizioni di stress (38%), ansia (32%), nervosismo (30%) e rabbia (21%). Stanchezza (41%) e tristezza (25%) contribuiscono a un senso di sconforto. Ma non mancano comunque le sensazioni positive: il 35% si dice speranzoso, mentre il 16% e il 15% prova fiducia e positività per il futuro.
Decisamente contenute emozioni come felicità (8%), dinamismo (6%) e divertimento (3%). In generale, l’86% degli italiani prova emozioni di stress, il 62% (+5% rispetto all’ultima rilevazione) sconforto e il 43% speranza (+6%). Anche la contentezza è in crescita (+5%) ma si attesta comunque su livelli bassi (12%).
In generale, le prospettive per il futuro non sembrano rosee: più di 3 italiani su 5 credono che la situazione rimarrà pressochè invariata rispetto allo stato attuale. Le previsioni sulla fine della crisi economica evidenziano che il 32% degli italiani pensa che si protrarrà fino alla fine del 2022 mentre per il 38% addirittura per diversi anni.
Crisi economica: pagano donne e nuclei familiari con figli
Anche se la maggioranza delle famiglie italiane (58%) dichiari di aver mantenuto il livello di reddito che aveva prima dell’inizio della pandemia, resta particolarmente alta la percentuale (40%) di coloro che invece hanno riscontrato una riduzione nell’ultimo anno. Anche sul fronte delle spese correnti e per i consumi – al netto di mutui, affitti e bollette – si registra lo stesso scenario: il 53% delle famiglie italiane non ha riscontrato nè aumenti nè diminuzioni. Il restante 47%, invece, si divide tra chi ha visto aumentare le proprie spese (24%) e chi, al contrario, ha risparmiato di più (23%).
La contrazione del reddito ha colpito maggiormente le donne e i nuclei familiari con figli a carico. Inoltre, risultano maggiormente penalizzati i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, che hanno visto diminuire le proprie entrate più degli altri per effetto delle misure anti-Covid.
Popolo di risparmiatori
La tradizione che vede gli italiani come popolo di risparmiatori sembrerebbe essere confermata anche nel 2021. A fronte di un 43% di famiglie che ha mantenuto intatti i propri livelli di risparmio sulle entrate, il restante 57% si divide equamente tra chi (28%) ha risparmiato di più rispetto al passato, e chi di meno (29%).
Vista la ‘clausura’, sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni ad aver risparmiato di più. Tra chi ha risparmiato meno, invece, sono ancora i liberi professionisti.
Si decide di risparmiare prevalentemente (47%) per anticipare emergenze o imprevisti, mentre tra le altre motivazioni spiccano l’assenza di obiettivi specifici (24%, con un picco del 40% tra i dirigenti d’azienda), la volontà di vivere con più tranquillità una volta raggiunta la pensione (21%) e aiutare i propri familiari se sarà necessario (18%, che sale al 28% tra i pensionati). Risparmiare per investire nello studio e nella formazione propria o dei propri figli e nipoti è invece una priorità per il 14% degli italiani.
Comfort food e pet therapy come surrogati alla socialità
Sul fronte dei consumi alimentari, cresce la percentuale di chi nell’attuale contesto ha aumentato il consumo di comfort food: tè, infusi e tisane (24%) sono in crescita, mentre c’è chi aumenta il consumo di caffè (19%). Complice la chiusura di bar, ristoranti e locali, cala invece il consumo fuori casa di aperitivi, liquori e digestivi, alcolici e superalcolici. Per contro quasi un italiano su 5 ha acquistato alcolici online nell’ultimo anno, soprattutto per comprare vini (43%), birra (38%) e bollicine (36%). Di questi, la stragrande maggioranza (93%) si ripromette di mantenere la modalità di acquisto anche in futuro (71%)
La mancanza di occasioni di socialità ha portato molte persone a cercare “calore” negli animali: l’11% degli italiani ha infatti adottato un animale domestico nel corso dell’ultimo anno. Gli animali domestici preferiti sono stati soprattutto gatti (50%) e cani (46%), che nella maggioranza dei casi ha aiutato i padroni a ritrovare un po’ di buonumeore (36%) e un po’ di compagnia (33%).
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
“LE TERAPIE INTENSIVE SONO AL 90% E SIAMO MOLTO INDIETRO NELLA VACCINAZIONE DEGLI ANZIANI”
Una delle province italiane ad essere prematuramente e duramente colpita dalla variante inglese è
stata Brescia, che ha dichiarato zona rossa come tutta la Lombardia e conta oltre mille contagi.
Il sindaco della città lombarda Del Bono chiede aiuti al premier viste le condizioni drammatiche: “Ho molta fiducia nel presidente del Consiglio e una sua visita a Brescia sarebbe molto gradita, anche dal punto di vista psicologico”, ma “mi importa la sostanza, un’attenzione speciale a queste terre affaticate, e che si possa ragionare e valutare meglio ciò che sta avvenendo qui”.
Il sindaco ha anche dichiarato che scriverà a Draghi per ricevere un quantitativo più alto di vaccini.
“Se esistono categorie prioritarie nelle campagne vaccinali, che sono condivisibili, questo principio delle priorità dovrebbe valere anche in base all’andamento del contagio. E a Brescia serve una campagna più urgente e veloce soprattutto per ridurre l’impatto sul sistema sanitario”, sottolinea in un’intervista. Negli ospedali, “abbiamo le terapie intensive occupate al 90%, molto più di ciò che viene considerato la soglia critica, e complessivamente nella provincia di Brescia ci sono circa 1.400 ricoverati”, che equivalgono a circa un quarto dei ricoveri della Lombardia intera.
Le vaccinazioni, intanto, vanno a rilento: in provincia di Brescia, Guido Bertolaso aveva iniziato a vaccinare la popolazione di alcuni Comuni al confine con la bergamasca, ma “il problema riguarda tutta la provincia di Brescia, non ci sono dati molto difformi: siamo dai 550 ai 580 casi ogni 100mila abitanti, più del doppio di quello viene definito il parametro per entrare in zona rossa. E l’andamento delle vaccinazioni è molto lento, anche probabilmente per mancanza di approvvigionamento”, sottolinea il sindaco.
In una città come Brescia, con 200mila abitanti, “credo che i vaccinati non arrivino a 10mila, e sugli anziani siamo molto indietro. Gli over 80 vaccinati sono il 23% circa. La mia riflessione non è supponente, ma è la fotografia di una situazione: tra gli elementi da valutare c’è la velocità con cui il contagio si diffonde e qui quest’ondata è più aggressiva che in altri territori italiani”.
Tra l’altro, sottolinea ancora, “Brescia non è la prima volta che paga questo prezzo così alto, sarebbe la seconda. Ci sarebbero le condizioni per una valutazione diversa”, tanto più che il picco di contagi, stando agli epidemiologi locali, sarebbe ancora lontano, non prima della fine di marzo. A Draghi, che è atteso a Bergamo giovedì, scriverà una lettera questo fine settimana.
“Ho usato un’espressione di Don Milani: Non c’è ingiustizia maggiore che fare parti uguali tra diseguali. Il nostro andamento del contagio non è uguale ad altri territori dove magari le misure di limitazione possono essere efficaci e sufficienti, da noi sono ormai palesemente insufficienti, servono i vaccini”. Se il premier decidesse di andare a Brescia “mi farebbe solo piacere: gode di una stima molto diffusa nei nostri territori, di apprezzamento e di fiducia”.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
TRA IL SALOTTO DI NONNA SPERANZA DI GOZZANO E L’EFFETTO COLLATERALE DI RIMPIANGERE PERSINO GALLERA
Se Gozzano fosse vivo, aggiornerebbe il catalogo del salotto di nonna Speranza. “Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)… i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco…”.
E poi il Mes e la prescrizione (ah le mozioni italovive in Parlamento!). I Dpcm incostituzionali di Cassese (oh la sentenza della Consulta che ora li giudica doverosi!). Il Sussidistan del sciùr Bonomi (ieri così incazzoso sui bonus e, ora che ne arrivano altri 50 miliardi, quasi impagliato come il Loreto!). L’orrido Ecobonus dell’incompetente Fraccaro (ora meravigliosa per il Sole 24 ore, evviva!). La fetida task force del Recovery (brutta con Conte perchè aveva 300 tecnici, troppi; bella con Draghi perchè ne ha 500, troppo pochi!). La strage degli innocenti nelle carceri perpetrata dal troglodita Bonafede (ora elogiato pure da Antigone su Rep, oh gioia e tripudio!). I videomessaggi del tiranno Giuseppi, novello Pinochet o Chà vez, che per ben due volte non chiamò i giornalisti (ora inutili intralci ai democratici monologhi del Sempre Sia Lodato!).
Però che palle ‘sto salotto di nonno Mario. Usciamo a prendere un po’ d’aria.
E chi ti incontriamo? Il Gen. Comm. Grand’Uff. Francesco Paolo Figliuolo.
Si vede subito che è un tipo sveglio: a lui non la si fa. Infatti spiega in esclusiva al Corriere “la strategia ‘in due pilastri’ studiata dal governo” per le vaccinazioni. E i due pilastri — tenetevi forte — sono: “da una parte la disponibilità e l’afflusso dei vaccini; e dall’altra la capacità di somministrarli”.
Esattamente in quest’ordine, casomai a qualcuno venisse in mente di iniettarli prima di riceverli.
Non a caso lui “ha tre lauree e ha comandato le truppe in Afghanistan e Kosovo”. Sennò magari non ci pensava che i vaccini, se non li ricevi, non puoi somministrarli.
Il Foglio nota “una discontinuità col predecessore Arcuri (una laurea e zero guerre, nda). Figliuolo tende a sottolineare un altro aspetto: ‘L’importante non sono io, ma lo Stato. Vedrete, vincerà l’Italia’”. Non il Madagascar, come diceva sempre quell’altro.
Altro pilastro: “Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi”. Se faranno dopo, un po’ meno. Questo sì che si chiama programmare.
“La chiave è: comando accentrato, esecuzione decentrata”. A meno che non riesca a fare 100 milioni di punture tutte da solo.
Ma attenzione: “Johnson&Johnson ci consegnerà 25 milioni di dosi e, poichè se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni” (una delle tre lauree dev’essere in matematica).
Non so voi, ma io mi sento già molto meglio. Con un fastidioso effetto collaterale, però: un’inspiegabile nostalgia per Giulio Gallera.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL PIANO TEORICO PREVEDE DI VACCINARE L’80% DI ITALIANI ENTRO SETTEMBRE CON 500.000 INOCULAZIONI AL GIORNO (OGGI SONO 170.000)… MA PFIZER E MODERNA COPRIREBBERO SOLO UN TERZO DEGLI ITALIANI DA VACCINARE, ASTRAZENICA E’ AFFIDABILE?… CUREVAC E JOHNSON ARRIVERANNO NEI TEMPI PREVISTI? TROPPI DUBBI
Eccolo il piano del (nuovo) commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, il generale
Francesco Paolo Figliuolo, per l’esecuzione della campagna vaccinale nazionale.
«I due pilastri per condurre una rapida campagna sono la distribuzione efficace e puntuale dei vaccini e l’incremento delle somministrazioni giornaliere», spiega una nota diffusa da palazzo Chigi. L’obiettivo è di raggiungere a regime le 500 mila somministrazioni al giorno su base nazionale, vaccinando (con almeno una dose) almeno l’80% della popolazione entro settembre: di fatto tre volte quante somministrazioni sono state effettuate nelle scorse settimane, ovvero 170 mila al giorno.
La Fondazione Gimbe ha già prontamente evidenziato i lati deboli del progetto: non considera riduzioni approvvigionamento vaccini e considera tasso adesione cittadini costante nel tempo (ovvero che ogni giorno esistano 500.000 persona a ricevere il vaccino)
“Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi. Se andrà male, tornerò a fare quello che facevo prima”
Entro l’estate tutti gli italiani saranno vaccinati?
I problemi a livello di fornitura — prevede il commissario, citato dal Corriere – li risolveremo quando arriverà Johnson&Johnson. Ci consegneranno 25 milioni di dosi e, poichè se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni.
Quello che non torna:
1) 500.000 somministrazioni al giorno vuol dire 15 milioni al mese, 45 in tre mesi, quindi dovrebbe finire tutto a fine giugno se si trattasse del vaccino monodose Johnson. Se fossero invece quelli con il richiamo siamo a fine settembre. Ma esistono le dosi necessarie? Solo in teoria
Astrezenica dovrebbe consegnare 10 milioni di dosi nel secondo trimestre e 25 nel terzo trimestre, ma finora ha consegnato solo un terzo delle dosi che aveva garantito
Pfizer ha promesso 9 milioni nel secondo trimestre e 10 nel terzo
Moderna 4,6 nel secondo trimestre e 14 nel terzo
La Johnson deve ancora iniziare e ha promesso 7 milioni nel secondo trimestre e 16 nel terzo
Curevac che per ora non ha fornito nulla ha promesso 7 milioni nel secondo trimestre e 7 nel terzo.
Se tutti mantenessero la parola avremmo 110 milioni di dosi a due fasi e 20 a una sola somministrazione, in teoria si potrebbero vaccinare 70 milioni di persone.
Ma siamo cosi’ sicuri che arrivino, visti i precedenti?
2) Per vaccinare occorre personale sanitario reale, non teorico: ce li vedete 60.000 dentisti che mollano studio e pazienti per andare a inoculare il vaccino anti-Covid? O tutti i farmacisti? Diciamo realisticamente che da 170.000 attuali vaccinati al giorno si può arrivare a 300.000, forze 400.000, ma in certe Regioni rimarra’ una quota giornaliera fuori dal mondo.
In ogni caso vaccinare tutti entro settembre era lo stesso obiettivo dichiarato da Conte, addirittura Bertolaso ha parlato di fine giugno.
Ma sì, facciamo finta di credergli.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
UN CODICE AI CONTAGIATI PER TRACCIARE IL VIRUS E TAMPONI RADDOPPIATI: “LA CITTA’ DIVENTERA’ UN MODELLO PER L’ITALIA”
Tutti lo vogliono. Anche Ferrara chiede aiuto ad Andrea Crisanti, il microbiologo dell’Università di
Padova che è riuscito a portare la Sardegna in zona bianca. L’unica regione italiana che è tornata a respirare, che sta iniziando a vedere una luce in fondo al tunnel.
Ora, dunque, è tutto pronto per il progetto Ferrara, che dovrebbe partire tra 10 giorni e che consisterà in tamponi raddoppiati, un codice ai positivi (così da individuare la catena del contagio) e un tracciamento ad hoc che dovrebbe fermare, o quanto meno rallentare, la diffusione del Coronavirus.
«Abbiamo perso mesi preziosi, con una formula di tracciamento che non funziona, e non avendo la capacità di fare tutti i tamponi che servono. Ma adesso proprio da Ferrara parte questa riscossa: la città diventerà un modello per la Regione e, sono convinto, per il resto d’Italia», ha spiegato Crisanti al Resto del Carlino.
Il progetto Ferrara: in cosa consiste
La grande rivoluzione, secondo il direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Università di Padova, sarà la nuova modalità di tracciamento. Un «autentico cambio di paradigma», dice lui, «un’evoluzione del metodo utilizzato con successo nel 2020 a Vò Euganeo dove la pandemia è stata a lungo spenta». Un metodo che, secondo il virologo, sta dando i suoi frutti anche «in Nuova Zelanda e Corea» mentre in Italia no visto che è stato preferito «un metodo di tracciamento che non funziona».
In cosa consiste? «Al contagiato sarà assegnato un codice, che cambierà di giorno in giorno per valutare l’andamento dell’epidemia; questo codice potrà essere trasmesso alla rete delle sue relazioni, dai familiari ai colleghi di lavoro sino agli amici. Tutti questi, in base al codice, potranno presentarsi al tampone che verrà effettuato dalle Usca», ha dichiarato.
Mille tamponi in più al giorno
L’obiettivo è fare almeno «mille screening» in più al giorno ma, per fare questo, sarà necessaria la collaborazione dei cittadini. Altrimenti non si andrà da nessuna parte. Crisanti, tra l’altro, quando parla di test si riferisce esclusivamente a quelli molecolari, non a quelli antigenici che, a suo dire, «servono a poco e sono quasi una iattura». «L’attendibilità è cinque volte inferiore a quella dei molecolari», ha precisato.
Le critiche al governo
Infine, non risparmia critiche al governo Draghi e al sistema utilizzato per l’individuazione delle zone rosse. Troppo lento, poco tempestivo: «Scontiamo purtroppo un sistema decisionale farraginoso. Si parte dall’indice Rt che misura un dato di dieci giorni prima, poi deve riunirsi la Commissione Tecnica Scientifica, poi deve decidere il governo, poi ci sono le resistenze di qualche Regione e i malumori di vari sindaci. Il segreto per contrastare la diffusione del Covid è la tempestività , e noi non ce l’abbiamo».
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
L’AGENZIA MEDICA EUROPA CHIEDE AGGIORNAMENTI SUL PRODOTTO VACCINALE
La Bulgaria e la Romania sono gli ultimi Paesi ad aver temporaneamente sospeso in via
precauzionale una parte o la totalità delle somministrazioni.
Si allunga la lista dei Paesi che hanno sospeso la somministrazione dei vaccini anti-Coronavirus di AstraZeneca dopo i malori accusati da alcuni pazienti che hanno ricevuto le dosi in Italia e all’estero.
Per il momento non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri l’esistenza di un legame diretto tra l’utilizzo del vaccino e i casi di trombosi. Lo ha dichiarato ieri l’Agenzia europea per i medicinali e lo ha ribadito oggi l’Organizzazione mondiale per la sanità . Come ha detto Margaret Harris, portavoce dell’Oms, alla stampa «non c’è motivo» per non utilizzare più il vaccino.
Nel pomeriggio però l’Ema è uscita con una nota che, pur non essendo collegata ai casi di trombosi registrati negli ultimi giorni, riguarda il vaccino di AstraZeneca. Secondo quanto riportato dall’agenzia europea, tra i possibili effetti collaterali del vaccino ci sono anche gravi allergie.
L’Ema ha pertanto «raccomandato un aggiornamento delle informazioni sul prodotto per includere anafilassi e ipersensibilità (reazioni allergiche) come effetti collaterali».
Nonostante le rassicurazioni autorevoli della comunità scientifica, sono molti i Paesi — inclusa l’Italia — che hanno sospeso in via precauzionale la somministrazione del vaccino. Oggi è stato il turno della Bulgaria, seguita dalla Romania.
Per il premier bulgaro Boyko Borrissov la sospensione rimarrà in atto «finchè l’Agenzia europea per i medicinali non avrà dissipato con una dichiarazione scritta ogni dubbio sulla sua sicurezza».
In Romania invece la vaccinazione con AstraZeneca continuerà ma le autorità hanno deciso, come misura cautelativa, il ritiro delle dosi rimaste del lotto ABV256, lo stesso per il quale sono stati segnalati problemi in Italia e in altri Stati europei.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
LO STUDIO PUBBLICATO SU NATURE DALLA COLUMBIA UNIVERSITY IRVING MEDICAL CENTER
Gli anticorpi indotti dagli attuali vaccini di Pfizer e Moderna sono meno efficaci nel neutralizzare le varianti del coronavirus, in particolare quella sudafricana. Lo indicano i risultati di un nuovo studio pubblicato su Nature da un team di ricerca del Columbia University Irving Medical Center di New York che ha analizzato la capacità neutralizzante del siero di persone vaccinate nei confronti di due versioni mutate di Sars-Cov-2, la variante inglese (B.1.1.7) e appunto la sudafricana (B.1.351), entrambe definite “varianti di preoccupazione” a causa della maggiore facilità di trasmissione e delle mutazioni presenti nella proteina Spike che il coronavirus utilizza per legare le cellule e penetrare al loro interno.
In particolare, i ricercatori hanno evidenziato “un apprezzabile calo” dell’attività neutralizzante contro la variante sudafricana rispetto alla variante inglese per la quale, al contrario, “è improbabile che la perdita di attività neutralizzante abbia un impatto negativo a causa dell’ampio ‘cuscinetto’ di attività anticorpale neutralizzante residua”.
Gli studiosi hanno infatti osservato che, contro la variante del Regno Unito, la neutralizzazione è scesa “di circa due volte” rispetto al virus originario, una riduzione che “vediamo di riflesso nei risultati della sperimentazione del vaccino di Novavax, risultato efficace all’85,6% contro la variante britannica”.
Più preoccupanti, invece, i risultati sulla variante sudafricana, in quanto è risultata “notevolmente più resistente alla neutralizzazione”, con un calo dell’attività neutralizzante di 10,3-12,4 volte del siero dei vaccinati “che stiamo osservando, sulla base dei risultati di Novavax, portare a una riduzione dell’efficacia protettiva della vaccinazione (49% nella sperimentazione in Sudafrica, ndr)”.
Variazioni significative sono state osservate anche nella neutralizzazione da parte degli anticorpi monoclonali e nella resistenza alla neutralizzazione del plasma convalescente (9,4 volte), sollevando lo spettro di una minore efficacia della terapia e una maggiore probabilità di reinfezione. La ricerca non ha valutato la variante emersa in Brasile (B.1.1.28) ma, poichè questa ha alcune mutazioni analoghe a quelle della sudafricana, i ricercatori ritengono che possa avere una resistenza simile.
“Il nostro studio e i nuovi dati della sperimentazione clinica mostrano che il virus sta viaggiando in una direzione che lo sta portando a sfuggire alle terapie e ai vaccini diretti contro la proteina Spike — ha affermato il professor David Ho, direttore del Aaron Diamond AIDS Research Center e docente del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia del Columbia University Irving Medical Center — . Se la diffusione dilagante del virus continua e si accumulano mutazioni più critiche, allora potremmo essere condannati a inseguire continuamente l’evoluzione di Sars-Cov-2, come accaduto per il virus dell’influenza”. Di conseguenza, conclude Ho, serve “interrompere il più rapidamente possibile la trasmissione del virus, raddoppiando le misure di contrasto e accelerando la vaccinazione”.
(da Fanpage)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
LA POLEMICA SULLE PRIORITA’ AL MONDO DELL’INFORMAZIONE
Enrico Mentana, che di giornalisti e giornalismo ne sa, si schiera per il “no”. Dalla parte di quelli che dicono che la categoria dei giornalisti non è tra quelle che devono avere la priorità per aver accesso al vaccino. O almeno: non lo devono avere prima degli anziani o delle persone in difficoltà .
La polemica è scoppiata ieri, un po’ sui social, un po’ nella categoria. Sui social ad accendere la miccia è stata Selvaggia Lucarelli che si è scontrata con la giornalista di Focus Margherita Fronte.
La prima (a modo suo) a favore, la seconda contro. Ma comunque, la richieste dell’Ordine c’è, e in qualche regione è stata anche accolta.
Come in Sicilia, dove i giornalisti possono vaccinarsi, o in Molise, regione in cui 200 cronisti su 700 hanno avuto l’accesso alla vaccinazione.
La domanda è: i giornalisti sono a rischio? La risposta, la più sensata, è che (semmai) lo sono solo quelli che lavorano “in corsia”. Glia altri (forse) no. In questo dibattito si è inserito anche il direttore del Tg La7, che su Facebook ha scritto:
“Mi vergogno mentre leggo che c’è chi ha chiesto di inserire i giornalisti tra le categorie con precedenza vaccinale. Ancora gran parte degli anziani deve ricevere la prima dose, il presidente della Repubblica ha atteso il suo turno settanta giorni, e noi dovremmo accodarci alla congrega dei salta file che raccontiamo e denunciamo ogni giorno? Un po’ di coerenza, un po’ di dignità . O altrimenti chiediamo scusa a Schettino”
E poi in un commento ha specificato che queste frasi si riferiscono a una nota del presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna, in cui si legge:
Con molta discrezione, nonostante le sollecitazioni da alcuni territori, abbiamo atteso valutazioni sulle priorità nelle vaccinazioni, ritenendo che non si potesse parlare di noi se non dopo aver concluso la fase riguardante i medici e la tutela del sistema scolastico.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »