Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
“SE NON SI FA NULLA SI ARRIVA A 800 VITTIME AL GIORNO”
Oltre ventitremila – 23.059 per l’esattezza – i nuovi casi in ventiquattro ore, 431 morti, 369.084 i
tamponi effettuati con un tasso di positività del 6,2%.
Aumentano i positivi, sempre alto il numero dei morti, cresce la pressione sulle terapie intensive. Per dirla con il ministro della Salute, Roberto Speranza, “la situazione epidemiologica del Paese è ancora complicata”. Lo dicono i numeri, tutti i principali indicatori.
“Lo dicono da mesi e che gli sviluppi potessero essere quelli che registriamo oggi era assolutamente prevedibile” fa notare il fisico dell’Università di Trento, Roberto Battiston, commentando i dati che definiscono uno scenario tutt’altro che tranquillizzante. Il numero dei morti, per esempio: ieri 502 in ventiquattro ore, mai così tanti da gennaio.
“Una cifra enorme, ma purtroppo non ci si è arrivati in maniera inaspettata – sottolinea Battiston – Sulla base degli indicatori registrati negli ultimi mesi si sapeva che le vittime sarebbero arrivate a quote tanto alte”. Destinate a crescere ulteriormente, se non si cambia passo. “In queste condizioni, tra qualche settimana potrebbero diventare 800”, dice il fisico, che da tempo analizza l’andamento della pandemia.
L’occupazione dei posti letto di terapia intensiva continua a crescere in tutta Italia. Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, aggiornato al 15 marzo, il dato si attesta al 35%, segnando un aumento del 4% rispetto al 9 marzo. Da dati rilevati al 16 marzo in 11 Regioni – Abruzzo (40%), Emilia- Romagna (50%), Friuli Venezia Giulia (44%), Lazio (31%), Lombardia (54%), Marche (57%), Molise (49%), Piemonte (48%), Puglia (34%), Toscana (40%) e Umbria (56%) – e nelle due Province Autonome di Bolzano (33%) e Trento 58%) il tasso di occupazione delle terapie intensive ha superato la soglia limite del 30%.
“Stiamo arrivando ai livelli del picco di novembre, siamo vicini alla saturazione e questo sarà accompagnato da un aumento dei morti”, fa notare Battiston. E aggiunge: “Abbiamo costeggiato per troppo tempo il ciglio del burrone e ora abbiamo messo il piede dalla parte sbagliata. Dobbiamo tornare indietro al più presto”.
Nel giro di una settimana, dunque in modo rapidissimo”, l’indice di trasmissibilità Rt è cresciuto da 0,9 a 1,16 e il numero degli infetti attivi – attualmente circa 530.000, oltre 150.000 più del mese scorso – sta aumentando “in maniera preoccupante”. È molto probabilmente l’effetto delle varianti, “che ormai dominano sul ceppo originario del virus”, puntualizza il fisico.
Bisogna invertire la tendenza, dunque, puntando sulla riduzione dell’Rt. Ma come si fa?
“L’indice di trasmissibilità diminuisce con il distanziamento. Quindi l’unica difesa sono interventi duri e tempestivi finalizzati a riportare la situazione sotto controllo, ma in modo significativo”, è la risposta. Le zone rosse in vigore, disposte dal Governo con l’ultimo pacchetto di misure anti Covid, “possono aiutare, ma con ogni probabilità dovranno essere estese ben oltre i quindici giorni annunciati”. Tra sette otto giorni si cominceranno a notare i primi effetti delle restrizioni, ma si deve continuare a mantenere un regime di stretta osservanza delle regole anti contagio, se no si riparte con la crescita.
La questione, dunque, è pensare a cosa si farà dopo Pasqua. “Immaginare di allentare subito, sia pure gradualmente, è uno scenario improbabile”, avverte Battiston. Perchè “il virus si comporta sempre allo stesso modo, in un anno dovremmo aver imparato che l’andamento tardivo e a fisarmonica che ha caratterizzato l’azione di contenimento a livello governativo è inefficace per contenere la pandemia – prosegue il fisico – e se riapriamo ci ritroveremo nello stesso tipo di situazione in cui ci siamo trovati dopo Natale, dopo il grande miglioramento osservato in novembre, inizio di dicembre, in modo particolare nelle regioni rosse”. Cioè al punto di oggi.
In una situazione – sono sempre parole del ministro Speranza stamattina – “non semplice e ancora da gestire con la massima cautela”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
LA PRODUZIONE DOVREBBE INIZIARE AD APRILE, OBIETTIVO 200 MILIONI DI DOSI PER L’EUROPA ENTRO L’ANNO
Dopo quello di AstraZeneca anche il vaccino di Johnson & Johnson verrà confezionato ad Anagni, in provincia di Frosinone, della multinazionale farmaceutica Catalent
Lo stabilimento è nato negli anni ’60 ed è stato a lungo gestito da Bristol Myers Squibb. Lo scorso anno è stato poi acquisito dalla statunitense Catalent, leader globale nella fornitura di tecnologie avanzate di delivery, soluzioni di sviluppo e produzione di farmaci di sintesi, biologici, terapie geniche e prodotti da banco.
Un’azienda che, esplosa la pandemia, ha puntato sui farmaci contro il Covid-19, iniziando a infialare il vaccino di AstraZeneca. E la stessa cosa farà appunto ora con il medicinale messo a punto da J&J, che ha ottenuto l’autorizzazione europea e grazie a cui l’Italia punta all’attesa accelerazione nella campagna vaccinale.
Catalent avvierà così una seconda linea di produzione ad Anagni, raddoppiando l’attività relativa al confezionamento dei vaccini.
Johnson & Johnson ha assicurato all’Unione europea la fornitura di 200 milioni di dosi di vaccino entro l’anno e l’Ue avrebbe la possibilità anche di raddoppiare il quantitativo.
La produzione dovrebbe iniziare il mese prossimo e dovrebbe portare Catalent a confezionare centinaia di milioni di dosi, riempiendo all’incirca 400 fiale al minuto, chiudendole e preparando poi il prodotto per la spedizione.
Un’attività che sempre Catalent, per quanto riguarda il vaccino di J&J, compie anche in uno stabilimento di Bloomington, Indiana. Janseen, l’azienda americana che produce il vaccino J&J, ha stretto del resto lo scorso anno una partnership con la Catalent, che ha sede in New Jersey. Lazio dunque sempre più hub anti-Covid.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
LA MOTIVAZIONE: “PRIMI IN OCCIDENTE A DOVER AFFRONTARE LA PANDEMIA”
E’ arrivato l’ok alla candidatura al Nobel per la Pace 2021 di infermieri e medici italiani. Alla base della candidatura, avanzata dalla Fondazione Gorbachev, vi è il fatto che “il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra combattendo in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro”
Come prevede il protocollo della candidatura, la proposta è stata ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la Pace, Lisa Clark, statunitense che vive in Toscana e ha prestato attività di assistenza volontaria durante l’epidemia, co-presidente dell’International Peace Bureau, cui è stata conferita l’onorificenza nel 2017 per il suo impegno contro il disarmo atomico.
“Ho candidato il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace – ha dichiarato Lisa Clark – poichè la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a se stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze”.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
PEGGIORANO LOMBARDIA E MARCHE: UN POSTO SU DUE E’ OCCUPATO DA PAZIENTI COVID
Non è stato ancora raggiunto il picco delle curve relative all’ospedalizzazione dei pazienti infettati
dal Coronavirus. Anzi, nella settimana che va dal 9 al 15 marzo, il tasso di occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti Covid è aumentato del 4%, raggiungendo quota 35% a livello nazionale. Ben oltre la soglia critica fissata dalle linee guida del governo al 30%. Secondo i dati pubblicati dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, sono 13 le regioni — due in più rispetto alla scorsa settimana — che hanno superato la percentuale critica. La Lombardia è passata dal 43% del 10 marzo al 51%, le Marche dal 44% al 57%. Molise e Umbria, che pure risultano oltre il 50%, hanno visto il dato calare negli ultimi giorni (prima erano al 67% e 57% rispettivamente).
Tasso di occupazione delle terapie intensive nelle regioni oltre il 30%
Abruzzo (40%),
Emilia Romagna (49%),
Friuli-Venezia Giulia (40%),
Lazio (31%),
Lombardia (51%),
Marche (57%),
Molise (51%),
Provincia autonoma di Bolzano (33%),
Provincia autonoma di Trento (53%),
Piemonte (44%),
Puglia (33%),
Toscana (40%),
Umbria (53%).
In Emilia-Romagna ci sono attualmente 378 persone ricoverate per Covid-19 in terapia intensiva: si tratta del numero più alto in assoluto, che ha superato quella della prima ondata. Al picco precedente, registrato il 5 aprile, in terapia intensiva c’erano 374 pazienti
Tasso di occupazione dei reparti ordinari nelle regioni oltre il 40%
Non sono solo le terapie intensive a preoccupare. Il numero di ricoveri di pazienti meno gravi, prendendo i dati dell’intero territorio italiano, ha raggiunto la percentuale del 39%, in crescita del 4% rispetto alla settimana precedente. La soglia critica per i reparti di pneumologia, malattie infettive e medicina generale — in questo caso fissata al 40% — è stata superata da otto regioni, una in più rispetto al monitoraggio dell’Agenas del 9 marzo.
Abruzzo (46%),
Emilia-Romagna (53%),
Friuli-Venezia Giulia (42%),
Lombardia (49%),
Molise (46%),
Piemonte (53%),
Puglia (42%)
Toscana (48%).
(da Open)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
RISULTANO NEGATIVI AI TEST MOLECOLARI MA CON SINTOMI COVID
Un nuovo cluster di Sars-CoV2, con un numero sufficiente di casi per essere definito una nuova
variante. Il Directeur General de la Santè Jerome Salomon ha spiegato con un comunicato destinato a tutti i professionisti del settore sanitario della Francia che dalle ricerche fatte su diversi casi è stata rilevata una nuova variante del Coronavirus. Sarebbe stata scoperta in Bretagna e sarebbbe in grado di sfuggire ai tamponi nasofaringei.
Si legge infatti nel documento: «A seguito del rilevamento di diversi casi con una ripetuta discordanza tra i segni clinici indicativi di Covid-19 e risultati negativi di RT-PCR eseguiti su tampone nasofaringeo, sono state condotte indagini epidemiologiche e virologiche».
I risultati dei test hanno rivelato così una nuova variante: «Le analisi molecolari rivelano una variante con nuove mutazioni. È in corso una valutazione per capire il possibile impatto di queste modificazioni genetiche su un mancato riconoscimento da parte di test virologici che ha portato a una sottodiagnosi e che potrebbe interferire con la strategia di screening e di tracciamento dei contatti attualmente in vigore». Al momento sono in corso tutte le analisi per valutare la gravità e la contagiosità di questa nuova variante e per capire se potrebbe essere davvero una minaccia per l’evoluzione dell’epidemia.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
UNA NUOVA INTESA PER LA CONSEGNA ANTICIPATA
“So quanto sia cruciale il secondo trimestre per l’attuazione delle nostre strategie di vaccinazione
negli Stati membri”, ha spiegato la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen annunciando un accordo con BioNtech-Pfizer per un anticipo di consegna di 10 milioni di dosi di vaccino.
“Questi 10 milioni di dosi accelerate porteranno le dosi totali di BioNTech-Pfizer nel secondo trimestre a oltre 200 milioni. Questa è un’ottima notizia. Offre agli Stati membri spazio di manovra e possibilmente di colmare le lacune nelle consegne”. Le dosi arrivano dall’opzione di 100 milioni di dosi nel secondo contratto BioNTech-Pfizer, previsto per il terzo trimestre e il quarto trimestre del 2021.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA LETTERA DELL’AUTORITA’ DEL FARMACO DANESE AI VACCINATI
Macchie rosse sulla pelle e sanguinamenti che faticano a interrompersi.
L’Autorità per i medicinali danese invita a fare attenzione ad alcuni sintomi, fra chi è stato vaccinato con AstraZeneca.
Richiamando alla tranquillità prima di tutto, l’Agenzia ha comunque inviato una lettera ricca di informazioni a tutti quelli che hanno ricevuto l’iniezione negli ultimi 14 giorni. La Danimarca era stato uno dei primi paesi a bloccare il vaccino messo a punto dall’università di Oxford, giovedì scorso. Oggi raccomanda ai suoi cittadini immunizzati da meno di due settimane: “Se notate segni di sanguinamento sulla pelle o nelle mucose dovreste rivolgervi a un medico. Potrebbe verificarsi ad esempio un sanguinamento causato da un semplice sfregamento. Non bisogna preoccuparsi se accade nel punto di iniezione, dove è normale”. Altri segni cui prestare attenzione, secondo l’Agenzia danese, sono “le macchie rosse sulla pelle”.
I sintomi indicati nella lettera potrebbero essere, in alcuni casi, tipici della carenza di piastrine, uno dei sintomi riferiti dalle persone che si sono sentite male o sono decedute in Norvegia, Germania e Danimarca per problemi di coagulazione del sangue. L’Autorità danese non ha paura di rivolgersi ai suoi cittadini con schiettezza: “Insieme con l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, stiamo investigando le notizie di alcuni casi, molto rari ma seri, di persone che hanno riportato sintomi concomitanti, come livello basso di piastrine nel sangue, emorragie e coaguli di sangue dopo aver ricevuto il vaccino di AstraZeneca”. Al momento, tranquillizza comunque la lettera, “non ci sono prove che questi problemi siano legati alla vaccinazione”. Anche il Paul-Ehrlich-Institut in Germania pubblica sul suo sito una nota simile, mettendo in guardia i neo-vaccinati da sintomi che durano per più di quattro giorni dopo l’iniezione, “mal di testa persistente e grave e sanguinamento puntiforme” (a puntini ravvicinati) sotto la pelle.
Già alcuni giorni fa l’Autorità danese aveva mandato una prima lettera agli immunizzati con AstraZeneca. Si ricordava che è perfettamente normale avere mal di testa, febbre, dolore a ossa e muscoli, brividi e rossore nel punto dell’iniezione fino a un paio di giorni dopo la vaccinazione: tutti segni della reazione del sistema immunitario. Ma che ci sono sintomi che dovrebbero invece indurre a chiamare il proprio medico. Oltre a sanguinamenti e macchie rosse sottopelle (segni di un’eventuale carenza di piastrine e quindi di difficoltà di coagulazione del sangue), l’Autorità elenca invece sintomi più tipici della trombosi: mal di testa o mal di stomaco che non passa, difficoltà di respirazione, paralisi da un lato del corpo o una gamba che diventa fredda. Questi segnali si riferiscono a casi di trombosi che possono colpire varie zone del corpo: testa, polmoni o apparato digerente. Resta ancora da capire però se le segnalazioni di effetti collaterali arrivate dai vaccinati riguardino un organo più di un altro, o se ci sia un sesso più colpito. A livello aneddotico, le donne potrebbero sembrare più toccate rispetto agli uomini: ma su questo mancano informazioni ufficiali.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
DAGLI EFFETTI COLLATERALI ALL’EFFICACIA
Quali Paesi hanno sospeso il vaccino Astrazeneca?
Sono almeno 11, la maggior parte in Europa. I primi a bloccarlo sono stati Irlanda, Bulgaria, Danimarca, Norvegia e Paesi Bassi. Ieri anche la Germania, l’Italia, la Francia e la Spagna hanno di deciso di sospendere le somministrazioni in via del tutto precauzionale, così pure la Thailandia e la Repubblica Democratica del Congo.
Perchè è stato sospeso?
Perchè in alcune persone che avevano ricevuto il vaccino, un numero molto limitato di casi, si sono formati dei coaguli di sangue e si teme che possa esserci un legame tra i due eventi. Nessuno ha ancora trovato la prova di questo nesso, ma la sospensione temporanea serve a fare ulteriori controlli per precauzione.
Quindi non c’è ancora un legame confermato tra il vaccino e questi effetti?
No. L’organizzazione mondiale della sanità ha detto che non ci sono prove di un collegamento tra il vaccino e i coaguli di sangue. Domani (martedì) gli esperti dell’Oms si riuniranno per discutere della questione e così farà anche l’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Giovedì arriveranno le conclusioni. Sia l’Ema che l’Oms hanno però detto che il vaccino dovrebbe continuare ad essere utilizzato.
L’Ema infatti ritiene che ad oggi il numero di trombosi riscontrato nei vaccinati non sia maggiore di quello osservato nella popolazione generale. L’agenzia del farmaco del Regno Unito, Paese che ha fatto un uso massiccio di Astrazeneca – con circa 10 milioni di vaccinati – ha spiegato alla Bbc che “dato l’elevato numero di dosi somministrate e la frequenza con cui la trombosi sanguigna può verificarsi naturalmente, le prove che abbiamo non suggeriscono che il vaccino sia la causa”. AstraZeneca, in un comunicato diffuso domenica, ha spiegato che “un attento esame di tutti i dati di sicurezza disponibili sugli oltre 17 milioni di vaccinati nell’Ue e nel Regno Unito non ha mostrato alcuna evidenza di un aumento del rischio di embolia polmonare, trombosi venosa profonda o trombocitopenia”. Icasi segnalati di coaguli di sangue sono meno di 40, ha spiegato l’azienda.
Astrazeneca ha altri effetti collaterali?
Gli studi clinici hanno mostrato alcuni effetti collaterali: i principali sono dolore e un aumento della sensibilità nel punto in cui viene fatta l’iniezione. Ci possono essere altre reazioni come la febbre, dolori muscolari o mal di testa.
L’efficacia del vaccino è in dubbio?
No. L’Ema e l’Oms ribadiscono che “i benefici dei vaccini continuano a superare i rischi” e che – dice l’Oms – non c’è nessun motivo per non usare “il vaccino di AstraZeneca”. L’efficacia di Astrazeneca contro le forme sintomatiche di Covid-19 si aggira intorno al 60%.
Qual è la posizione dell’Italia?
La presidenza del Consiglio ha spiegato che “la decisione di sospendere in Italia la somministrazione del vaccino Astrazeneca è stata adottata insieme al ministro della Salute Speranza e in linea con gli altri Paesi europei, ed è temporanea e cautelativa, in attesa delle prossime valutazioni da parte dell’Ema”.
Sono 7 i casi di reazioni avverse riscontrati in Germania, particolarmente gravi, segnala il Paul-Ehrlich-Institut di Berlino, perchè caratterizzati da “un accumulo impressionante di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara (trombosi della vena del seno) in connessione con una carenza di piastrine del sangue (trombocitopenia) e sanguinamento in prossimità temporale alle vaccinazioni con il vaccino Astrazeneca”.
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
IN TOTALE MANCHEREBBERO 37 MILIONI DI DOSI DA QUI A SETTEMBRE
Per ora si tratta di una sospensione a scopo cautelativo e precauzionale, ma se lo stop dovesse essere
confermato fino ad arrivare al ritiro dal mercato delle dosi prodotte da AstraZeneca, la campagna vaccinale subirebbe una forte battuta d’arresto.
Nei sei mesi successivi si registrerebbe l’arrivo del 25% in meno delle dosi rispetto a quelli previste. E già nell’immediato, da oggi fino alla fine del mese di marzo, si perderebbe circa il 38% delle dosi complessive. A tanto ammonta il pesi di AstraZeneca nella campagna vaccinale in atto. Passando dalle percentuali ai valori assoluti, si capisce meglio l’impatto negativo: mancherebbero all’appello più di 37 milioni di dosi da qui a settembre.
Attualmente in Italia dovrebbero essere somministrare 200 mila dosi di vaccino al giorno, dalla prossima settimana 300 mila, fino ad arrivare a 500 mila. È stato scritto nero su bianco, sabato scorso, appena due giorni fa, nel piano che compare sul sito del governo. Era questo l’auspicio, l’accelerata che l’esecutivo Draghi avrebbe voluto imprimere alla campagna vaccinale per arrivare, come ha detto il Commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, a immunizzare l’80% degli italiani entro settembre. Ma basta leggere i dati della programmazione dei successivi due trimestri dell’anno per capire quanto possa pesare lo stop della somministrazione di AstraZeneca. Secondo i calcoli da aprile a settembre dovrebbero essere distribuite 137,34 milioni di dosi, in molti casi utilizzate per il secondo e ultimo richiamo. Di queste 34,81 dosi sono di AstraZeneca. Ciò significa che verrebbe meno il 25% delle dosi totali. Quindi delle persone vaccinate se lo stop precauzionale dovesse trasformarsi in ritiro dal mercato.
Questi gli effetti da aprile in poi, ma già da domani il quadro cambierà . Secondo i dati del ministero della Salute, dei circa 7,5 milioni di dosi di vaccino attesi entro fine marzo in Italia, quasi 2,9 milioni sono di AstraZeneca. Il resto, per 3,8 milioni circa di Pfizer e per meno di 900 mila di Moderna. Senza AstraZeneca il totale delle dosi in arrivo entro marzo passerebbe da 7,5 milioni a 4,6 milioni circa, quindi al 38% in meno. Basti pensare che nell’ultima settimana (dall′8 al 14 marzo) sono state somministrate in Italia circa 395 mila dosi di AstraZeneca, per una media di 56.500 dosi al giorno.
L’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato è il primo a sollevare il problema: “La sospensione di Astrazeneca è un danno enorme alla campagna vaccinale. In questo modo si bloccano a Roma e nel Lazio 35 hub vaccinali tra i quali La Nuvola e l’Aeroporto di Fiumicino e oltre 2 mila medici di medicina generale”. L’unità di crisi si è riunita d’urgenza della regionale si è riunita d’urgenza per affrontare la situazione ma il Paese interno è in attesa della decisione che l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, prenderà giovedì.
(da “Huffingtonpost”)
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