Dicembre 7th, 2020 Riccardo Fucile
DAI TAMPONI GRATIS PER TUTTI AL PATENTINO DI NEGATIVITA’
Il professore dell’Università di Padova, ideatore del modello di Vo’ Euganeo, aiuterà i sardi a sbarazzarsi del virus attraverso «un piano preciso per utilizzare i tamponi rapidi e concludere lo screening con quelli molecolari»
Andrea Crisanti volerà in Sardegna da gennaio come consulente della Regione guidata da Christian Solinas, «subito dopo l’Epifania», per implementare un piano per debellare il Coronavirus «entro l’estate». Il direttore di Microbiologia all’Università di Padova, in un’intervista a L’Unione Sarda, spiega che il suo ruolo consisterà nell’organizzare «un piano preciso per utilizzare i tanti tamponi rapidi che abbiamo disponibili, concludere lo screening con quelli molecolari e diminuire così il numero di infetti». Una sorta di modello Vo’ Euganeo, «test di massa per arrivare a zero trasmissioni».
Le tre fasi del piano
Crisanti anticipa una delle prime misure concrete che vuole implementare, ovvero incrementare il numero di tamponi analizzati quotidianamente: «Dobbiamo raddoppiare, arrivare a diecimila esiti al giorno ma credo che in quattro, cinque mesi questo si possa fare».torna a ripetere: «Possiamo dividere il nostro piano in tre parti. La prima: pianificare in maniera capillare l’analisi con i test rapidi, poi eliminare i casi residui con quelli molecolari. E infine il terzo step: mantenere lo scenario ottimale».
Il microbiologo si è posto come obiettivo quello di rendere l’isola Covid free entro la prossima estate. Uno scopo che, per Crisanti, è raggiungibile poichè in Sardegna «partiamo già con una condizione favorevole visto che abbiamo un Rt sotto l’uno. Poi c’è una bassa densità di popolazione e questo agevola per svolgere i test». L’età media, particolarmente alta nella regione, non preoccupa invece Crisanti: «È chiaro che la popolazione è più vulnerabile ma ai fini della trasmissione ormai l’età alta non c’entra molto»
Torna l’idea del patentino di negatività
La sfida sarà quella di liberare la Sardegna dal virus e mantenerla Covid free: «L’isola, nell’estate scorsa, è stata vittima di decisioni che non hanno preservato il suo patrimonio». Crisanti già immagina un sistema di ingressi controllati e rispolvera l’idea di un patentino di negatività : «Far entrare solo chi dimostra di avere un test negativo e in mancanza di questo far trascorrere quattro, cinque giorni in casa».
(da agenzie)
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Dicembre 6th, 2020 Riccardo Fucile
“IN INVERNO GIA’ CI SONO LE INFLUENZE CHE AFFOLLANO GLI OSPEDALI, A GENNAIO SI RISCHIA IL DRAMMA”
Ora basta: la gente muore e si parla di cenoni e veglioni. E soprattutto ci si è dimenticati del ‘perchè’ la gente sta morendo a centinaia, visto che si tratta dei frutti avvelenati di mesi di ‘libera tutti’ e ricorsa scomposta ai fatturati.
“Tutti gli inverni l’influenza affolla gli ospedali e a gennaio c’è il rischio di una strage se, invece di chiudere la seconda ondata di Covid, facciamo partire la terza. Per questo serve il massimo rigore durante le feste”.
Ad affermarlo, in un’intervista a ‘La Stampa’, è Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe
Da cosa dipendono tanti decessi? “Purtroppo mancano dei dati per rispondere. Non sappiamo per esempio dove sono morti: reparti ordinari, terapia intensiva, Rsa o casa? Solo alcune Regioni lo comunicano e non esiste un aggregatore di queste informazioni. L’età media dei deceduti è 80 anni e si può ricavare che la gran parte arrivi dai reparti ordinari, perchè l’età media dei morti in terapia intensiva è tra 50 e 70 anni”.
Il lockdown parziale basta per fermare i contagi? “Le misure attuali sono più leggere della prima ondata, ma tutto dipende dal tipo di verifica. L’Rt scende, ma i contagi pur rallentando continuano a aumentare e i dati ospedalieri pure. Non conosciamo ancora l’effetto reale dei provvedimenti e l’Italia tutta gialla è un grande rischio dovuto più al desiderio politico che alla realtà epidemiologica”.
(da agenzie)
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Dicembre 6th, 2020 Riccardo Fucile
TASSA STRAORDINARIA SUI RICCHI PER FORNITURE MEDICHE E SUSSIDI ALLE IMPRESE
L’obiettivo è raccogliere l’equivalente di 3 miliardi di euro per affrontare l’emergenza sanitaria ed economica in un Paese già in ginocchio tra record di infezioni, povertà ed enorme debito pubblico. A pagare saranno i patrimoni superiori ai 2 milioni di euro
Anche in Argentina. dopo la Spagna, è stato approvato un provvedimento che prevede un contributo di solidarietà con una tassa sui patrimoni più ricchi per fronteggiare i costi dell’emergenza Coronavirus.
Il via libera è arrivato dal Senato, dopo il voto favorevole dalla Camera a larga maggioranza della coalizione Frente de todos, che dal 2019 sostiene il presidente Alberto Fernandez.
Il denaro raccolto — un «contributo solidale e straordinario» — secondo l’agenzia Afp, servirà a finanziare le spese straordinarie legate all’emergenza sanitaria, dalle forniture mediche ai sussidi per piccole e medie imprese e alle borse di studio per studenti. L’obiettivo del governo Fernà¡ndez è raccogliere 300 miliardi di pesos, ovvero 3 miliardi di euro, ma si teme che un provvedimento del genere, almeno secondo l’opposizione di centro-destra di “Juntos por el Cambio”, possa scoraggiare gli investitori stranieri.
Chi verrà tassato
Un tema molto dibattuto, quello sulla patrimoniale, anche in Italia e in Spagna dove è arrivata la tassa sui ricchi per finanziare la sanità , che in Argentina, di fatto, colpirà le persone con un patrimonio ultramilionario per l’economia argentina, ovvero lo 0,8 per cento dei contribuenti che anno ricchezze per almeno 200 milioni di pesos, dunque a 2 milioni di euro. Per loro è prevista un’aliquota progressiva fino al 3,5% e fino al 5,25% sui patrimoni all’estero.
L’Argentina in ginocchio con 1,5 milioni di contagi
L’Argentina sta fronteggiando un’emergenza sanitaria senza precedenti: 1,5 milioni di infezioni (1.459.832, per l’esattezza) e quasi 40mila morti (39.632 decessi) per Covid. Si tratta del nono Paese al mondo. Le misure di contenimento del virus, tra l’altro, hanno intaccato l’economia del Paese, già provata da disoccupazione, alti livelli di povertà ed enorme debito pubblico, come scrive la Bbc.
(da agenzie)
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Dicembre 5th, 2020 Riccardo Fucile
RIMARRA’ ALTO ANCORA PER UN PO’, SCENDERA’ SOLO TRA IL 20 E 23 DICEMBRE… DA QUI A FINE GENNAIO ALTRI 30.000 MORTI
La curva dei morti calerà a Natale. Questa previsione ottimistica è più di una di una speranza. Appena due giorni fa c’è stato il record di morti in Italia dall’inizio della pandemia: 993 in 24 ore. “Il motivo di tanti morti in Italia resta è un mistero”, secondo Lorenzo Richiardi, professore ordinario di epidemiologia e statistica medica all’Università di Torino.
“Una teoria è perchè abbiamo una popolazione anziana, ma non basta. Solo Regno Unito e Spagna registrano simili perdite, mentre gli Stati Uniti sono più bassi e la Germania pure. La letalità del Covid non è drammatica rispetto ad altre malattie, ma se riferita agli anziani diventa devastante”.
Secondo lo studioso il numero di morti sarebbe l’ultimo a scendere dopo contagiati e ricoverati. Perchè esiste un ritardo tra il picco di incidenza dei casi rilevati e i deceduti, una distanza di due o tre settimane. Per cui i decessi registrati due giorni fa sono persone che si sono ammalate a inizio novembre.
In ogni caso secondo Richiardi siamo oltre il plateau della curva “almeno per quel che riguarda i nuovi casi. Per le terapie intensive siamo ancora sul plateau”. Ma è iniziata una discesa. Ne è convinto anche Lorenzo Monasta, epidemiologo del Burlo Garofalo di Trieste che collabora con l’Imhe (Institute for health metrics and evaluation), dell’Università di Washington, finanziato dalla fondazione di Bill e Melinda Gates.
“Non bisogna guardare ai dati quotidiani, quando si studiano i morti, perchè spesso le notifiche dei decessi arrivano con qualche giorno di ritardo”, dice Monasta a ‘la Repubblica.
Anche Graziano Oder, responsabile del reparto malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’Iss, “mediamente passano circa due settimane tra il tampone positivo e il decesso”. Però in alcuni casi, dice, può passare anche un mese. Chiaramente, spiega Oder, il numero più alto di morti nella seconda ondata rispetto alla prima, è dovuto alla maggiore distribuzione geografica dei contagi: ci sono molti casi anche al Sud, e non sono concentrati prevalentemente al Nord, come a marzo e aprile.
Secondo le proiezioni dell’Ihme il numero dei morti per il Covid in Italia rimarrà alto ancora per un po’. Ma il calo dovrebbe finalmente arrivare subito prima di Natale, cioè tra il 20 e il 23 dicembre. A meno che il Natale non faccia da detonatore della terza ondata, perchè a differenza della scorsa estate non siamo a zero per quanto riguarda il numero di contagi.
La brutta notizia è però che a fine gennaio in Italia si potrebbero registrare circa 90mila morti, 30mila in più di adesso. “De resto stiamo ancora vedendo un numero di nuovi casi alto — aggiunge Monasta — molto superiore ai 20mila”.
(da Fanpage)
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Dicembre 5th, 2020 Riccardo Fucile
“SONO PIU’ UTILE A FIANCO DI UN MALATO”
È arrivato il momento di spegnere i riflettori su di lui. Venerdì è stata l’ultima occasione per vedere il
volto e ascoltare le parole — non sempre perfette, come ammesso da lui stesso — di Alberto Zangrillo.
Il suo commiato alla televisione arriva in occasione della sua intervista con Peter Gomez a La Confessione, in onda sul Nove, e sarà l’ultima. A dirlo è lo stesso prorettore e primario del reparto Anestesia e rianimazione del San Raffaele di Milano. Dopo mesi di polemiche, Zangrillo dice addio alla tv.
«Lascio questo posto, lascio questo spazio ad altri che sono più bravi di me a comunicare, mi dimentico di tutti, ma non mi voglio dimenticare dei miei malati — ha annunciato Alberto Zangrillo rispondendo a una domanda di Peter Gomez -. È l’ultima volta che mi vedrete sul piccolo schermo: sono molto più utile a fianco di un malato che non di fronte a una telecamera».
La promessa, dunque, è quella di evitare i tanti inviti a partecipare a una trasmissione televisiva, come quelli che gli sono arrivati — e che ha accettato — negli ultimi mesi.
Una decisione che, nei mesi scorsi, era stata annunciata anche da Massimo Galli — con cui lo stesso Zangrillo aveva avuto una discussione a distanza -, prima di tornare a essere affascinato dal richiamo della telecamere e tornare a essere una presenza costante nei palinsesti delle varie emittenti italiane.
Ora, però, il prorettore dell’Università Vita e Salute di Milano, sembra voler andare controcorrente rispetto ai suoi colleghi, disimpegnandosi dalle interviste televisive per concentrarsi solamente sui suoi pazienti.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
ECCO LE REGOLE IN VIGORE IN FRANCIA, GERMANIA, REGNO UNITO, SPAGNA ED AUSTRIA
Non solo gli italiani hanno saputo come trascorreranno il prossimo Natale, con la presentazione del
nuovo Dpcm da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Anche nel resto d’Europa i governi stanno pensando a piani per evitare che le festività si trasformino in un incubo con il rischio di contagio da Coronavirus soprattutto per le persone più fragili.
Ora l’obiettivo è scongiurare la terza ondata della pandemia, che potrebbe arrivare già a gennaio proprio dopo Natale e Capodanno. Ecco, allora, come si festeggerà in Europa e quali sono le maggiori differenze con l’Italia.
Francia
Il governo di Parigi lascerà la possibilità ai cittadini di ricongiungersi con i propri cari in vista del Natale, ma, ovviamente, con le dovute restrizioni. Si dovrà limitare numero di ospiti e rispettare raccomandazioni concrete che saranno illustrate prima delle feste. Il premier Jean Castex ha spiegato che “festeggiare e riunirsi con amici rappresenta un grande rischio” e che i limiti per le riunioni verranno comunicati poco prima del 25 dicembre. I francesi potranno anche spostarsi da una regione all’altra e andare all’estero. Tra le misure che resteranno anche durante i giorni di festa c’è il coprifuoco dalle 21 alle 7, in vigore dal 15 dicembre, che però sarà sospeso in via eccezionale solo per le sere del 24 e 31 dicembre, e che resterà anche a gennaio. Gli impianti sciistici restano chiusi, così come scuole e ristoranti, mentre per scoraggiare la frequentazione di quelli all’estero, per chi rientra c’e’ una quarantena di 7 giorni.
Regno Unito
Nel Regno Unito, che dopo la fine del secondo lockdown nazionale sarà il primo paese in Europa a distribuire le prime dosi del vaccino anti-Covid a partire dalla prossima settimana, il governo ha elaborato un sistema che si basa sulle cosiddette “bolle domestiche”: fino a tre nuclei familiari conviventi potranno riunirsi dal 24 al 28 dicembre all’aperto e al chiuso, anche senza distanziamento. Non sarà invece consentito pranzare in ristoranti o in un pub, ma ci si potrà invece incontrare nei luoghi di culto. Sarà possibile viaggiare per il ricongiungimento familiare. Tuttavia, le misure precise su come si svolgeranno le vacanze invernali verranno date più a ridosso dei giorni di festa.
Spagna
Cenoni ristretti anche in Spagna dove il governo di Madrid ha raccomandato ai cittadini di non riunirsi in più di sei persone, un numero che può aumentare a 10 durante Natale e Capodanno, ma limitando comunque la partecipazione ai conviventi negli incontri familiari. Nei giorni della vigilia di Natale e di Capodanno, il 24 e il 31 dicembre, sarà in vigore il coprifuoco notturno dalle 1,30 alle 6. Sì anche alla messa di mezzanotte, purchè i fedeli non cantino, così come illustrato ieri dal ministro della Salute Salvador Illa anticipando la bozza con tutte le misure e come raccomandato dalle linee guida dell’Unione europea. I viaggi tra diverse Regioni, come in Italia, saranno vietati dal 23 dicembre al 6 gennaio, a meno che non si debba viaggiare verso luoghi di “residenza abituale” dei familiari. Gli studenti che visiteranno i genitori sono esortati a limitare le interazioni sociali nei 10 giorni precedenti la partenza. La chiusura dei confini regionali è stata contestata dalla comunità di Madrid.
Germania
In Germania a Natale ci sarà anche il lockdown soft, dal momento che la cancelliera Angela Merkel ha annunciato che il blocco, seppur parziale, verrà prolungato fino al 10 gennaio. Tuttavia, ci saranno alcune deroghe proprio durante i giorni di festa. Dal 23 dicembre a Capodanno si potranno incontrare fino a 10 persone di famiglie diverse. La stessa Merkel ha però chiesto ai tedeschi di “pensarci bene” prima di riunirsi in tal numero. Dal conteggio sono esclusi i bambini di età inferiore ai 14 anni. Tuttavia, Merkel ha anche aggiunto che la cosiddetta “amnistia per Natale” dipenderà dall’andamento della pandemia. Vietati comunque i fuochi d’artificio. Ancora non è chiaro se ci sarà il divieto o meno di andare a sciare.
Austria
Niente settimane bianche a Natale in Austria, dove il governo ha di fatto deciso di vietare le vacanze sulla neve per contenere il contagio da Coronavirus. Hotel e bar rimarranno chiusi ma gli impianti sciistici saranno aperti dal 24 dicembre ma gli impianti di risalita saranno in funzione per i residenti. Saranno anche rafforzati i controlli ai confini con i Paesi considerati ad alto rischio contagio, tra cui Italia, Balcani e Turchia.
(da Fanpage)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
PAESE CHE VAI, SOVRANISTI COGLIONI CHE TROVI
Non sono solo i sovranisti italiani a essere irresponsabili: in Svizzera, un’alleanza di deputati sovranisti ha chiesto al Governo di Brera di non imporre alcuna limitazione ai comprensori sciistici.
Se sarà necessario adottare ulteriori misure, queste devono essere di competenza dei Cantoni e non della Confederazione, affermano i deputati che hanno convocato una conferenza stampa a Berna
L’alleanza, composta principalmente da politici del partito della destra populista UDC, si dice preoccupata per le “migliaia di imprese colpite, la cui sopravvivenza dipende dalle entrate generate durante le poche settimane di vacanze invernali”.
Il pomo della discordia è un progetto di ordinanza che il governo federale ha inviato qualche giorno fa ai Cantoni e ad altri ambienti per consultazione.
In base al progetto, i comprensori sciistici in Svizzera devono rimanere aperti. Tuttavia, per evitare la folla, si dovrebbero applicare misure come restrizioni di capacità o un’ora di chiusura anticipata per i ristoranti e i bar.
Il governo svizzero dovrebbe decidere venerdì il pacchetto di misure contro la diffusione del virus durante le feste.
L’agenzia stampa svizzera Keystone Ats ricorda che il governo “si trova ad affrontare la pressione delle autorità dei paesi alpini vicini, che hanno tutti scelto di chiudere gli impianti di risalita. Il governo è in stretto contatto con quelli dei paesi limitrofi”.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
LE NUOVE MISURE CHE ENTRANO IN VIGORE
Divieto di uscire dal proprio Comune a Natale e Capodanno, ma con la possibilità di andare a pranzo
al ristorante. No ai ricongiungimenti con i parenti o ai viaggi verso le seconde case fuori Regione. Sono le misure che dovrebbero trovarsi all’interno del dpcm in attesa d’approvazione, che sarà in vigore dal 4 dicembre.
Le nuove disposizioni non cambieranno nulla nelle Regioni gialle, arancioni o rosse, dove resteranno le norme vigenti.
Ma dal 21 dicembre entreranno in vigore misure più restrittive per tutta l’Italia, per evitare che le festività natalizie facciano salire la curva del contagio, precipitando il Paese nella terza ondata. Come anticipato, resteranno chiusi gli impianti da scii.
Spostamenti
Nel periodo natalizio ci si potrà spostare tra le Regioni solo per raggiungere la propria residenza e il proprio domicilio, oltre che per provati motivi di lavoro, salute o necessità . Non ci si potrà invece spostare per incontrare i parenti o andare verso le seconde case fuori Regione. Il divieto di spostamento sarà valido anche tra comuni il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio. Il coprifuoco è previsto per le 22.
I ristoranti
Si potrà consumare all’interno di bar e ristoranti entro le ore 18. Dopodichè è prevista la possibilità della vendita d’asporto e la consegna a domicilio. Resta il divieto di consumare cibo e bevande nelle vicinanze del locale. I ristoranti saranno aperti a pranzo anche a Natale, Santo Stefano e Capodanno.
I negozi
I negozi potranno restare aperti fino alle 21. I centri commerciali potranno restare aperti nel weekend, fino al 20 dicembre.
(da agenzie)
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Dicembre 2nd, 2020 Riccardo Fucile
IPOTIZZARE UNA CAMPAGNA VACCINALE TRA PRIMAVERA ED ESTATE QUANDO L’AZIENDA SANOFI DICE CHE CONSEGNERA’ I LOTTI A GIUGNO E’ SINGOLARE
È un vaccino «gratuito e non obbligatorio» quello annunciato dal ministro della Salute Roberto Speranza al Senato. Dopo aver rassicurato sul calo della curva epidemica e, al tempo stesso, aver invitato alla massima precauzione durante il periodo natalizio che ci attende, il ministro ha affrontato anche il tema caldo del piano vaccinale.
Comincerà a gennaio e avrà come obiettivo quello di raggiungere l’immunità di gregge. Il piano è pronto e lo scenario ideale è stato già configurato: il cuore della campagna vaccinale sarà tra la prossima primavera e l’estate, con la massima priorità riconosciuta ad operatori sanitari e anziani.
Un programma che allineerebbe l’Italia con la tabella di marcia annunciata negli ultimi giorni anche da altri Paesi europei, primo fra tutti la Francia. Un piano su cui Speranza sembra fare affidamento ma che attualmente vede alcuni punti ancora in dubbio circa la sua realizzazione. Abbiamo provato a metterli in fila.
La disponibilità delle dosi
Sono sei i contratti che l’Italia ha concluso con le aziende produttrici dei candidati vaccini in fase di sperimentazione più avanzata. Per ognuna di queste si conoscono il numero specifico di dosi che spetterebbe al Paese:
AstraZeneca: 40,38 milioni
Johnson&Johnson 53,84 milioni
Sanofi 40,38 milioni
Pfizer/BNT 26,92 milioni
CureVac 30,285 milioni
Moderna 10,768 milioni
Per un totale di 202,573 milioni di dosi a disposizione.
È importante chiarire, però, che i numeri contrattati e diffusi sono al momento subordinati ai processi autorizzativi non ancora completati.
Dunque il totale delle dosi di cui si parla nel piano sarà in stretta correlazione alle fondamentali decisioni degli enti regolatori.
L’Fda per gli Stati Uniti e l’Ema per l’Europa avranno cioè l’ultima parola sull’efficacia e la sicurezza delle formule candidate e quindi di conseguenza sulla loro diffusione.
Al momento il piano autorizzativo non è giunto ancora al termine per nessuno dei sei contratti firmati. L’unico via libera è stato raggiunto nelle ultime ore da Pfizer per il Regno Unito, guidato da un ente regolatore (l’Mhra) che dopo la Brexit ha acquisito piena autonomia decisionale.
I tempi
L’obiettivo dichiarato dal Piano vaccinale del governo è quello di garantire la prima somministrazione del vaccino Pfizer a circa 1,7 milioni di persone tra operatori sanitari e pazienti delle Rsa nel periodo che va dal 23 al 26 gennaio.
Ma a quel punto la campagna vaccinale subirà un arresto per aspettare altre forniture di dosi soltanto in primavera.
Alcuni esperti non escludono il pericolo di una falsa partenza che vedrebbe forse assicurata l’inoculazione ai 3,4 milioni di soggetti fragili iniziali ma che metterebbe a rischio la stabilità del sistema quando ad essere inoculate a marzo dovranno essere 23 milioni di persone.
Una fonte di Sanofi ha confermato a Open che nel caso del loro specifico lotto, la fornitura arriverà non prima di giugno.
Così anche per le previsioni di Johnson&Johnson e CureVac, che guardano alla seconda metà del 2021 come possibile periodo di diffusione.
Non andrà meglio per Astrazeneca, la cui sperimentazione attualmente si trova nettamente indietro a tutte le altre. Per tutti i dubbi e le tempistiche ancora da accertare lo stop di gennaio potrebbe trasformarsi quindi in una falsa partenza, senza considerare le criticità provenienti dalla complessa logistica di distribuzione e conservazione per un così alto numero di fiale.
La corsa ai freezer
La somministrazione Pfizer di gennaio ai primi 3,4 milioni di soggetti fragili in tutto il Paese comporterà un impegno non indifferente anche in termini di conservazione.
La formula in arrivo avrà bisogno di rimanere custodita in un ambiente a -75° di temperatura al fine di non perdere la propria efficacia. La stessa Pfizer si impegnerà a consegnare le dosi in contenitori speciali capaci di conservare il vaccino per diversi giorni a temperature molto fredde. Il punto è che il compito passerà poi alle strutture del nostro Paese scelte come punti di distribuzione.
Le fiale potranno essere conservate nei normali frigo massimo per una settimana ragione per cui, per la prima fase, è stato necessario l’acquisto di 120 freezer speciali. E dopo lo stop? Da febbraio a marzo si dovrà essere in grado di reperire altre centinaia di congelatori specifici che dovranno soddisfare la quantità molto più alta di punti di vaccinazione distribuiti sul territorio nazionale. Il Piano ne prevede 2.000, in un rapporto di 1 ogni 30mila abitanti.
A quel punto non saranno solo gli ospedali ad aver bisogno di freezer a temperatura polare, ma anche Asl, medici di famiglia, drive-in, pediatri. Lo stretto rapporto tra modalità di distribuzione e tempistiche è presto spiegato anche da questo aspetto. Per ovviare alla possibile mancanza di congelatori si potrà arrivare a un sistema di diffusione più graduale con dosi fornite in base al numero dei vaccini che nella pratica saremo effettivamente in grado di somministrare. Una campagna che diventerebbe a quel punto molto più lunga e complessa del previsto.
Siringhe e diluenti salini: forniture in attesa
Altro punto centrale affinchè il Piano del governo possa funzionare è quella della strumentazione, laterale, ma altrettanto fondamentale, necessaria alla somministrazione del vaccino Anti Covid.
Il 24 novembre 2020 il commissario Domenico Arcuri ha avviato il primo bando per l’acquisto di oltre 100 milioni di siringhe. Le aziende che vorranno candidarsi avranno 15 giorni per poterlo fare. Il sistema è dunque in attesa anche di questa ulteriore fornitura, allo stesso modo fondamentale per garantire una campagna vaccinale sicura.
Il commissario Arcuri ha anche bandito la procedura per l’acquisto di oltre 5 milioni di diluente salino, necessario alla somministrazione di alcune tipologie di vaccino. Importante sarà avere chiarezza sulle procedure di acquisto e di fornitura. Un tema inevitabilmente ancora caldo, considerate le polemiche e le accuse di poca trasparenza sulla gestione di mascherine, camici e ventilatori durante la non meno difficile prima ondata.
Nessun obbligo, più rischi?
Sull’efficacia del piano vaccinale non può mancare il dibattito sull’obbligatorietà della somministrazione. Dopo non poche polemiche e opinioni contrastanti arrivate sull’argomento da scienziati e politici, il governo ha scelto per la linea “morbida” del non obbligo.
Una campagna che verrà dunque condotta nella speranza di persuadere più persone possibili alla vaccinazione e che lascerà spazio decisionale alla sensibilità e responsabilità di ognuno. Il punto del rischio di un mancato raggiungimento dell’obiettivo però sembra non scomparire.
Quanta popolazione sceglierà di vaccinarsi? Basterà per arrivare all’immunità di gregge a cui punta il Piano del governo? Le risposte devono ancora attendere.
(da Open)
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