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“E’ UNA VICENDA DI FAMIGLIA, NON RISPONDO DI QUELLO CHE FANNO TERZE PERSONE”: FINI PERDE UN’ALTRA OCCASIONE PER PORRE FINE AL TORMENTONE “CASA DI MONTECARLO”

Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA MEDIATICA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA E’ COMPLETAMENTE SBAGLIATA… QUANDO BASTEREBBERO POCHE RISPOSTE PER USCIRNE A TESTA ALTA

«Non ho la faccia sfregiata neppure da un avviso di garanzia. È una vicenda personale, privata, da trattare in famiglia non certo in tv. Rispondo di ciò che ho fatto io, non di quello che fanno terze persone. Non accetterò mai di dovermi dimettere per uno scandalo che non c’è. Non ho nulla di cui vergognarmi di fronte alla coscienza, agli italiani e al codice penale».
Gianfranco Fini, incalzato dalle domande di Santoro durante Servizio Pubblico in onda su La7, è tornato ieri sera sull’argomento della casa di Montecarlo donata ad An.
E poi affittata al fratello della sua compagna.
In difficoltà , ma sereno, ha ascoltato il conduttore che gli ricordava la promessa, fatta l’estate di due anni fa (quando il Giornale lanciò lo scandalo), di dimettersi se fosse emersa la prova dell’acquisto dell’appartamento monegasco da parte di Giancarlo Tulliani.
E che gli anticipava il contenuto di un’inchiesta dell’Espresso (in edicola oggi), sui rapporti tra i fratelli Tulliani e Francesco Corallo, padrone del colosso delle slot Atlantis-Betplus, latitante da maggio in quanto coinvolto in una storia di corruzione.
«Gli scandali veri sono altri – ha replicato Fini – La denuncia in procura mi è stata fatta da avversari politici. Non ho preso denaro pubblico, non sono stato corrotto, nessuno può dire “mi hai fregato”».
«Neanche gli iscritti An?», gli ha chiesto Santoro.
«Tutt’al più si vedrà  in sede civile», ha risposto Fini.
Una settimana fa l’Espresso aveva pubblicato dei fax – sequestrati nell’abitazione romana del latitante – che Corallo aveva spedito a James Walfenzao: una copia del passaporto di Giancarlo Tulliani, una copia di quello di Elisabetta e un modulo per l’apertura di un conto corrente a Saint Lucia intestato alla Jayden Holding. Walfenzao è sia fiduciario che figura come rappresentante legale della Printemps, la società  di Saint Lucia che nel luglio 2008 acquistò da An l’appartamento di Montecarlo.
Sia rappresentante legale del trust a cui sono intestate le quote del gruppo Atlantis. L’Espresso oggi in edicola rivela un nuovo capitolo del giallo: un computer di proprietà  di Corallo, sequestrato dalla guardia di finanza, contiene nuovi documenti che dimostrerebbero le relazioni d’affari del latitante coi familiari di Fini.
Documenti la cui divulgazione spetta solo al proprietario del computer.
Nessuno sa, però, se Corallo li renderà  mai pubblici.

Alberto Custodero
(da “la Repubblica“)

Il commento del ns. direttore

Non so chi suggerisca a Gianfranco Fini la linea da mantenere quando si tratta di rispondere ai quesiti sulla “casa di Montecarlo”.
Certamente non un grande stratega, visto da un lato l’imbarazzo del presidente della Camera a fornire spiegazioni adeguate e dall’altro le perplessità  dell’opinione pubblica a fronte delle sue vaghe considerazioni.
Fermo restando che non esiste una sola prova che dimostri che il cognato sia il reale proprietario dell’appartamento in rue Charlotte, che il tribunale di Roma ha archiviato la pratica per l’aspetto penale della vicenda, che il coinvolgimento del faccendiere Lavitola nella costruzione del presunto scandalo   è ormai attestata (con relativo mandante) resta quello che Santoro ha definito ieri “l’aspetto morale” del caso.
Fini non ci è piaciuto nelle risposte date a “Servizio Pubblico” perchè non si può dire un anno fa che “qualora fosse provato che la casa è di mio cognato non tarderei un attimo a dimettermi” e poi sostenere ieri sera l’opposto: “non rispondo di quello che fanno terze persone”, facendo intendere che in tal senso non si sarebbe mai dimesso in ogni caso.
Dopo due settimane che è emerso che la compagna Elisabetta Tulliani inviava copia del suo documento di identità  al gestore di società  con sedi a St Lucia, nonchè in rapporti di affari con il fratello Giancarlo, nonchè amministratore della società  proprietaria della “casa di Montecarlo”, non si può rispondere che “sono fatti familiari”, era necessario dare una spiegazione.
Così come dire che “in fondo non sono soldi pubblici” non ci sembra una grande uscita: perchè non erano neanche soldi suoi, per quello.

Cosa avrebbe dovuto rispondere Fini, mostrando schiettezza e umanità ?

1) Quella casa era da anni invenduta, quando mio cognato mi ha detto che c’era una società  interessata gli ho consigliato di farla mettere in contatto con l’amministratore di An per valutare l’offerta.
E’ stata fatta una perizia sul prezzo ed è stata venduta per una cifra superiore di 30.000 euro a quanto stimato dalla perizia.
Valeva di più? Può darsi, ma non sono un immobiliarista, me ne sto delle perizie e ho fatto tutto secondo le regole.
2) C’è stato involontariamente un danno? Se sarà  così, interverrò personalmente per integrare la differenza, di più non posso fare, anche se non c’entro una mazza.
3) Non è colpa mia se ho un cognato, tutti abbiamo dei parenti discutibili, con lui ho in ogni caso ho rotto i rapporti.
4) Mia moglie è libera di gestire il proprio patrimonio come le pare, facendo investimenti leciti con il fratello, come certificato peraltro dallo stesso “Espresso”.
Magari informandomi, cosa che sono certo avverrà  in futuro.
5) Se avessi voluto arricchirmi in 30 anni di attività  politica avrei avuto ben altre occasioni e invece ho rotto un sistema di potere per rimettermi in gioco.
Se ho sbagliato chiedo scusa pubblicamente, ma in coscienza non ho nulla da rimproverarmi.
In ogni caso tutti si può sbagliare nella vita, ma nelle mie tasche non è mai entrato un centesimo di dubbia origine, a differenza di tanti altri che si permettono di infangare la mia storia personale solo perchè ho osato alzare quel dito.
State certi che se fossi rimasto a corte, nessuno si sarebbe mai preoccupato della vendita di un immobile.

E’ così difficile?

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“VOGLIO SAPERE LA VERITA'”: E ADESSO FINI MEDITA IL RITIRO

Ottobre 19th, 2012 Riccardo Fucile

DUE IPOTESI: ROTTURA CON LA COMPAGNA O PASSO INDIETRO IN POLITICA

Un uomo profondamente provato, come ha confessato lui stesso ieri mattina agli amici del suo entourage: «Stanotte non ho chiuso occhio».
In queste ore Gianfranco Fini è tormentatissimo, come mai gli era capitato in 35 anni di vita politica.
Anche stavolta ha deciso di non dimettersi da presidente della Camera, ma la pubblicazione delle carte che dimostrano come Giancarlo Tulliani, suo «cognato», fosse il proprietario di una società  immobiliare a Santa Lucia (circostanza sempre negata e altamente sospetta circa il reale proprietario della famosa casa di Montecarlo) ha suscitato nel Presidente della Camera un profondo tormento interiore.
Perchè in questa vicenda si intrecciano intimamente entità  diversissime tra loro: affetti familiari e vicende oscure.
Fini ai suoi lo ha ripetuto con un’energia che ha convinto chi lo ascoltava: «Io questa storia l’ho appresa leggendo le anticipazioni dell’Espresso, per me il principale problema resta sempre lo stesso: conoscere fino in fondo la verità ».
Un tormento che per tutta la giornata di ieri ha messo Fini davanti ad un bivio inconfessabile in pubblico.
La concatenazione di pensieri è questa: io da presidente della Camera non mi dimetto perchè non ho responsabilità  di alcun tipo, ma a questo punto devo capire fino in fondo se in famiglia sono stato tenuto all’oscuro di alcuni passaggi e, se sì, ne potrei trarne le conseguenze; oppure, valutare se al di sopra di tutto ci siano gli affetti famigliari e anche in questo caso trarne le conseguenze, ritirandomi dalla vita politica, sia pure fra qualche mese.
Mai come stavolta i suoi collaboratori gli hanno sentito parlare con toni accorati del futuro delle due figlie, avute assieme ad Elisabetta Tulliani.
Naturalmente, della vicenda Montecarlo cosa sappia realmente Fini, lo sa soltanto lui.
Ma la storia ha messo a dura prova il rapporto con l’intera famiglia Tulliani, dalla compagna Elisabetta al «cognato» Giancarlo.
La vicenda nuda e cruda parla da sola: una volta che An decise di mettere in vendita il più «appetitoso» bene ricevuto in eredità , la casa di Montecarlo, si fece avanti la società  Printemps con sede in un paradiso fiscale, che a sua volta rivendette ad un’altra società  offshore, la quale – al termine di questo tortuoso giro – affittò l’appartamento proprio a Giancarlo Tulliani.
Non si è mai capito come il «cognato» di Fini sia venuto a conoscenza dell’opportunità  e, a sua volta, quanto il giovane Tulliani abbia aggiornato il presidente della Camera di tutti i successivi passaggi.
Fini ha sempre detto di essere rimasto all’oscuro di tutto, promettendo: «Se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario della casa e che la mia buona fede è stata tradita, lascerei la presidenza della Camera».
Dalle nuove carte pubblicate dall’«Espresso», è emersa un’autostrada logica che porta a Tulliani, ma non che lui sia il proprietario della casa, e dunque Fini non è «costretto» a dimettersi.
Certo, il suo ennesimo arroccamento sulla poltrona più importante di Montecitorio completa la parabola di un leader, apparso 25 anni fa sulla scena politica da segretario dell’Msi come il profeta più credibile dell’antipartitocrazia e che da qualche tempo è diventato uno degli interpreti più coerenti della «casta», come dimostrano le immersioni sub in zone vietate, l’uso regolamentare ma generoso delle scorte, la scoperta, soltanto dopo pubbliche denunce, dei tanti privilegi dei deputati.
Ma il riaccendersi dei riflettori sulla vicenda di Montecarlo potrebbe riaprire l’interesse per una vicenda sulle quali finora si erano soffermati quasi soltanto i giornali ostili a Fini: i legami tra l’entourage del presidente della Camera e la società  di slot machine e videopoker Atlantis dell’imprenditore Francesco Corallo, attualmente latitante.

Fabio Martini
(da “La Stampa“)

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CASA DI MONTECARLO, NUOVI LEGAMI CON IL COGNATO DI FINI, MA NON DIMOSTRANO NULLA

Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile

NELLE CARTE SEQUESTRATE A CORALLO EMERGE CHE GIANCARLO ED ELISABETTA TULLIANI INVIARONO I LORO PASSAPORTI A JAMES WALFENZAO CHE DOPO UN MESE ACQUISTO’ L’IMMOBILE

Le carte che oggi Il Fatto Quotidiano pubblica impongono al presidente della Camera Gianfranco Fini di convocare immediatamente la stampa per una conferenza che potrà  concludersi con due possibili esiti.
Delle due l’una: o Fini spiega le relazioni di affari del cognato Giancarlo Tulliani e della moglie Elisabetta con il re delle slot machines Francesco Corallo (attualmente latitante e già  noto per i suoi rapporti di affari con due parlamentari ex AN, cioè Amedeo Labocetta e Francesco Cosimi Proietti) e con James Walfenzao, prestanome e consulente di questo imprenditore italo-caraibico oppure semplicemente Gianfranco Fini deve dimettersi da presidente della Camera.
Le carte sono quelle depositate dai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici della Procura di Milano per chiedere il 29 maggio scorso l’arresto di Francesco Corallo nell’ambito dell’inchiesta che ha portato ai domiciliari anche l’ex presidente della Banca Popolare di Milano Massimo Ponzellini.
Quando i finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di Milano, coordinati dal colonnello Vincenzo Tomei, sono entrati per perquisire Corallo nella sua splendida casa in piazza di Spagna nel novembre del 2011, si sono imbattuti nel passaporto della moglie del presidente della Camera Elisabetta Tulliani e nella dichiarazione firmata da Giancarlo Tulliani nella quale il cognato di Fini attesta a una banca che è lui il possessore beneficiario al 100 per cento di una società  di Saint Lucia che fa attività  immobiliare. Entrambi i documenti sono stati inviati da Francesco Corallo via fax a James Walfenzao, che non è solo il consulente di Corallo ma è il rappresentante formale della società  (diversa da quella dei documenti sequestrati) che ha comprato la casa ereditata da An in quel di Montecarlo.
Ilfattoquotidiano.it pubblica integralmente i fax e il documento del Governo di Saint Lucia nel quale si ricostruisce la storia della società  ‘posseduta’ da Giancarlo Tulliani, la Jayden Holding.
Il 23 dicembre del 2011, alla vigilia di Natale, i finanzieri scrivono ai pm un’informativa.
Nel paragrafo intitolato in neretto ‘Rapporti di Francesco Corallo con James Walfenzao’ si legge: “Di sicuro interesse investigativo appare altresì il ruolo ricoperto da James Walfenzao, soggetto che con ogni probabilità  gestisce per conto di Corallo varie realtà  societarie, rapporti bancari e attività  site all’estero. A titolo esemplificativo, si segnala che il 23 agosto del 2006, Corallo indica James Walfenzao quale soggetto al quale rivolgersi per ritirare, per proprio conto, un’autovettura Lamborghini modello Roadster grigio metallizzato, a Montecarlo …. Lo stesso Walfenzao”, prosegue l’informativa, “è destinatario da parte di Corallo, di varia documentazione relativa ai noti fratelli Elisabetta e Giancarlo Tulliani, tra cui: 1) un fax inviato l’undici aprile 2008, con allegato application form per la Bank of Saint Lucia International Limited, dal quale si rileva che Giancarlo Tulliani è il beneficiario economico della società  Jayden Holding Ltd; 2) fax del 13 marzo 2008, con allegata copia del passaporto di Giancarlo Tulliani; 3) fax del 19 giugno del 2008 con allegata copia del passaporto di Elisabetta Tulliani”.
Walfenzao è il soggetto chiave della storia.
Questo professionista con base a Montecarlo e ai Caraibi figura da un lato nella società  che controlla una parte del gruppo delle slot machines (Bplus) di Corallo ma dall’altro è famoso per avere creato le due società , Timara Ltd e Printemps Ltd, coinvolte nell’acquisto della famigerata casa di Montecarlo.
Walfenzao è anche l’uomo che scrive una mail al ministro della giustizia di Saint Lucia nella quale sembra ammettere che Giancarlo Tulliani controlla Printems e Timara.
La società  al centro del carteggio sequestrato a Corallo è però una terza Limited che non è coinvolta nell’affare immobiliare di Montecarlo.
Si chiama Jayden holding ed è controllata da Giancarlo Tulliani al 100 per cento.
La Jayden Holding Ltd nasce il 15 gennaio del 2008 e muore il 27 maggio 2011, dopo lo scandalo Fini-Montecarlo, quando viene messa in liquidazione da Cathy Walfenzao (del medesimo studio monegasco probabilmente sorella di James) che ne è liquidatrice.
Il 13 marzo 2008 Giancarlo Tulliani invia tramite Corallo il suo passaporto a James Walfenzao.
L’11 aprile Giancarlo — sempre tramite Corallo — invia un modulo alla banca di Saint Lucia nel quale dichiara di essere il possessore beneficiario al 100 per cento della Jayden, società  che si occupa di ‘affari immobiliare e di borsa’.
E fin qui siamo alla prova di affari Corallo-Walfenzao- G. Tulliani.
Il 19 giugno 2008 però accade una cosa ben diversa: è la sorella Elisabetta Tulliani, moglie del presidente della camera e leader di An, che invia il suo passaporto, sempre tramite Corallo, a Walfenzao.
Passa meno di un mese e l’undici luglio 2008 un’altra società , la Printemps, rappresentata da Walfenzao compra da Alleanza Nazionale a un prezzo di favore la casa di Montecarlo.
Ora Gianfranco Fini e la sua compagna devono spiegare se esiste una relazione tra quel passaporto di Elisabetta e gli affari immobiliari in quel di Saint Lucia del fratello.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)

Commento del ns. direttore

Fermo restando che Fini avrebbe fatto bene a dimettersi da presidente della Camera un anno fa per dedicarsi al nuovo partito che aveva creato, qualora fosse provato che il cognato sia davvero il proprietario del tormentone “casa di Montecarlo” farebbe bene a lasciare l’incarico istituzionale: non perchè abbia commesso un reato, semplicemente perchè l’aveva promesso in Tv.
Lasciamo perdere la manica di ex piduisti, faccendieri, corrotti, aspiranti carcerati e puttanieri che da tempo ce l’hanno con Fini per aver osato alzare quel dito contro Berlusconi, non accorgendosi del puzzo e del lerciume vero che usciva da casa loro.
Per aver dedicato approfonditi articoli alla vicenda, possiamo dire che le nuove carte pubblicate dall’Espresso in realtà  non sono certo la pistola fumante che dimostrano le tesi accusatorie dei predetti.
Al di là  della ingombrante presenza di Elisabetta Tuilliani in versione affari non precisati accanto al fratello, le nuove carte dicono semplicemente che Giancarlo Tulliani nel 2008 aveva aperto una società  di mediazione immobiliare, la Jayden Holding, mentre la casa di Montecarlo è notoriamente intestata a Timara Ltd e Printemps Ltd.
Dato che nel 2008 nessuno avrebbe pensato allo scandalo “casa di Montecarlo”, nulla avrebbe vietato a Tulliani di intestarla alla sua società  se ne fosse stato il reale compratore.
Quindi semmai è una prova a sua discarico.
E’ un reato avere rapporti di affari con James Walfenzao, rappresentante formale della società  (diversa da quella dei documenti sequestrati) che ha comprato la casa ereditata da An in quel di Montecarlo?
No, visto che (per chi non ha memoria) Fini per primo disse che per la casa di Montecarlo, in stato di abbandono da anni, era stato il cognato Tulliani a fargli presente che lui avrebbe avuto un potenziale acquirente interessato.
Ovvero James Walfenzao, con cui il Tulliani diceva di essere in rapporti di affari.
E Fini gli disse di farlo mettere in contatto con il segretario amministrativo di An che ne avrebbe valutato l’offerta.
Quindi per una volta il racconto filerebbe rispetto agli elementi forniti dall’Espresso.
Anche il fatto che il Tulliani, in cambio della segnalazione, abbia poi avuto l’opportunità  di godere dell’appartamento in affitto (peraltro regolrmente registrato a una cifra congrua).
Quando qualcuno dimostrerà  il contrario ne prenderemo visione.

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FLI IN SICILIA HA CANDIDATO O NO UN INDAGATO PER CONCUSSIONE? VEDIAMO COME STANNO LE COSE

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE DI “PANORAMA” A BALLARO’ LO SEGNALA A FINI CHE NON LO CONOSCE… SI TRATTA DI MARIO BONOMO, CAPOLISTA FLI- NUOVO POLO DELLA SICILIA A SIRACUSA, CONSIGLIERE REGIONALE USCENTE…L’UFFICIO STAMPA DORME E NON SMENTISCE, GRANATA DICE CHE NON AVREBBE AVUTO NESSUN AVVISO DI GARANZIA, MA NELL’OTTOBRE 2011 E’ STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI PER CONCUSSIONE

Ieri sera Gianfranco Fini, invitato a Ballarò, ha sicuramente posto all’angolo l’altro ospite Formigoni, ma le elezioni siciliane, come avevamo previsto, lo hanno messo in seria difficoltà .
Il direttore di “Panorama” gli ha infatti chiesto come si concili un “partito della legalità ” che si allea con l’indagato Lombardo e che presenta un altro indagato come Mario Bonomo nelle sue liste nel collegio di Siracusa.
Sull’alleanza con Lombardo Fini ha cercato di svicolare, sostenendo che Lombardo non è candidato e che l’alleanza è con l’Mpa, diciamo difesa deboluccia e poco credibile per il comune telespettatore.
Sul candidato Bonomo invece Fini ha sostenuto di non sapere chi sia.
Inutile dire che l’ufficio stampa (pur presente) era come non ci fosse, bastava un sms a qualche esponente siciliano e magari Fini avrebbe avuto qualche elemento per rispondere.
Più tardi il vicecoordinatore nazionale di Fli, Fabio Granata, smentiva che Bonomo avesse mai ricevuto alcun avviso di garanzia, insomma tutta una montatura del berlusconiano “Panorama”.

Cerchiamo quindi di chiarire come stanno le cose sulla base di notizie di stampa mai smentite.

Prima domanda: Mario Bonomo è candidato di Fli-Nuovo Polo per Sicilia o no?
Titola il “Giornale di Siclia”: “Fli, lista unica con «Mps». Ci sarà  anche Mario Bonomo”.
La conferma ufficiale è la seguente:
Sicilia, Regionali 2012: lista e candidati di Siracusa
FLI-NUOVO POLO PER LA SICILIA
Mariella Miceli
Giuseppina Ignaccolo
Mario Bonomo
Loreto Corrado
Enzo Reale
Marcello Bottaro
Quindi la risposta è positiva

Seconda domanda: Bonomo è indagato o no? E per cosa?

Primo articolo

Il senatore finiano Fabio Granata ha lanciato un appello agli elettori siciliani: “Non votate i candidati compromessi”.
Il riferimento è a chi ha condanne per reati cotnro la pubblica amministrazione o la mafia, ed ecco così che nella sua Siracusa può rimanere capolista nella lista di Fli-Nuovo Polo per la Sicilia Mario Bonomo.
Deputato uscente ex Api, indagato nella vicenda per le mazzette nel fotovoltaico che ha portato all’arresto di Gaspare Vitrano, ex esponente del Partito democratico adesso a giudizio.
Piergiorgio Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore fra Vitrano e l’imprenditore Gianni Correro. Ingrassia, che ha patteggiato due anni, aveva fatto anche il nome di Bonomo, come socio di fatto di lui stesso e di Vitrano in una società , la Green srl.
Anche Bonomo sarebbe coinvolto, secondo i magistrati, nel giro di tangenti imposte agli imprenditori del fotovoltaico.
(da “La Repubblica”)

Secondo articolo

La deposizione di Ingrassia
“Vitrano e Bonomo mi minacciarono”

8 Febbraio 2012
“Noi siamo il potere e senza l’intervento politico andrai incontro a un fallimento”.
Questa frase degli onorevoli Gaspare Vitrano e Mario Bonomo avrebbe convinto l’ingegnere Piergiorgio Ingrassia, titolare della società  di impianti fotovoltaici Enerplus, a scendere a patti con i politici.
A raccontarlo, davanti alla terza sezione del Tribunale che processa Vitrano per concussione, è stato lo stesso Ingrassia che ha iniziato a collaborare dopo essere stato arrestato assieme al deputato mentre prendevano una mazzetta da un imprenditore.
“Alla fine del 2008 – ha detto il teste – conobbi Vitrano. Si interessò alla mia attività  nell’ambito del fotovoltaico e mi fece incontrare Mario Bonomo. Mi dissero chiaramente che senza l’appoggio politico non avrei potuto portare a termine i miei progetti”.
A quel punto scattò la proposta. “Mi dissero   che i lavori – ha proseguito Ingrassia – dovevano essere affidati a ditte di loro fiducia. Accettai perchè avevo paura a rifiutare l’accordo”.
Il secondo passo fu la costituzione di alcune società  di cui Ingrassia aveva il 20%, il restante 80% era di parenti o persone riconducibili a Vitrano e Bonomo.
Ma Ingrassia ha raccontato anche di aver dovuto dare ai deputati delle tangenti “Lo   chiamavano ‘costo politico’ – ha detto – Vollero dei soldi quando vendetti la Enerplus per 2,3 milioni di euro”.
I soldi confluivano in un conto in Svizzera, così come volevano i politici.
(da “SiciliaLive“)

Terzo articolo

Concussione, indagato Bonomo
27 Ottobre 2011
Il deputato regionale Mario Bonomo, coordinatore del partito Alleati per la Sicilia, è indagato per concussione dalla Procura di Palermo.
Il suo nome era emerso nell’inchiesta in cui era stato arrestato a marzo scorso, il deputato del Pd Gaspare Vitrano fermato mentre intascava una mazzetta di 10mila euro da un imprenditore del fotovoltaico. In carcere era finito anche Piergiorgio Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore e che stamattina ha patteggiato la pena di due anni.
Il nome di Bonomo è stato fatto proprio da Ingrassia che, dopo l’arresto, ha iniziato a collaborare con gli inquirenti.
Secondo i pm, Gaspare Vitrano, Mario Bonomo e Piergiorgio Ingrassia erano soci nella Green srl, una impresa del settore fotovoltaico con sede a Palermo, che avrebbe ottenuto dalla Regione siciliana, grazie anche all’interessamento dei deputati, le licenze per la costruzione di due impianti fotovoltaici a Carlentini, nel Siracusano. Vitrano e Bonomo la controllerebbero attraverso alcuni prestanome.
I due deputati detengono il 40% ciascuno, mentre l’ingegnere ha il restante 20%.
Altre due società  del fotovoltaico sono sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti: l’Enerplus 2010, gemella della Enerplus, società  a responsabilità  limitata che, grazie “all’interessamento di Vitrano”, come ha detto Ingrassia, avrebbero avuto in poco tempo le concessioni.
Le due società , che avevano realizzato degli impianti nel palermitano, avevano aumentato subito il loro valore tanto da essere vendute a una società  spagnola per oltre sei milioni di euro.
I fondi sarebbero poi stati versati in due conti in Svizzera: uno di Ingrassia e l’altro di Marco Sammatrice, nipote di Bonomo e socio della Green srl. I pm, che hanno fatto una rogatoria in Svizzera, attendono l’esito di questi accertamenti.
(da “SiciliaLive”)

Quarto articolo

Era parecchio strano, da almeno tre mesi all’Assemblea regionale siciliana non indagavano o arrestavano nessuno. Ma ora si è tornati alla normalità  delle cose: Mario Bonomo, onorevole regionale di Alleanza per la Sicilia e coordinatore regionale dell’Api (è il nome di un partito), è indagato dalla procura di Palermo per concussione.
L’inchiesta è la stessa che ha portato all’arrestro, nel marzo scorso, del deputato del Pd Gaspare Vitrano fermato mentre intascava una mazzetta di 10mila euro da un imprenditore del fotovoltaico. Per chi avesse perso il conto, Bonomo è il 26° deputato regionale con problemi con la giustizia.
(da “Catania politica“)

Quinto articolo

Tangenti fotovoltaico Indagato anche Mario Bonomo
Indagato nell’inchiesta sulle tangenti nel fotovoltaico anche il deputato regionale Mario Bonomo, coordinatore di Alleati per la Sicilia: Bonomo risponde pure lui di concussione, come il suo ex compagno di partito Gaspare Vitrano, del Pd.
L’iscrizione del secondo esponente politico è stata formalizzata dalla procura di Palermo in vista del patteggiamento di Piergiorgio Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore fra Vitrano e l’imprenditore Gianni Correro. Ingrassia, che oggi ha patteggiato due anni, aveva fatto anche il nome di Bonomo, come socio di fatto di lui stesso e di Vitrano in una società , la Green srl. Anche Bonomo sarebbe coinvolto, secondo i magistrati, nel giro di tangenti imposte agli imprenditori del fotovoltaico.
27 ottobre 2011 –
(da “Blog Sicilia“)

La risposta potete darvela da soli.
In ogni caso, la discriminante non è, a parer nostro, l’iter giudiziario che può seguire la vicenda in quanto è ovvio che   uno non è colpevole fino a una condanna, ma piuttosto quella che Borsellino citava come “il semplice, motivato sospetto” di non essere in linea con un codice etico di amministratore della cosa pubblica.
Non ci si può ergere a sostenitori di “liste pulite” e poi candidare i Mario Bonomi o peggio sostenere che non ha mai avuto problemi con la giustizia.
Si può dimostrare dati alla mano, se lo fosse, che è uscito pulito dall’inchiesta della Procura di Palermo, ma non raccontare cose inesatte per giustificarsi.
Nessuno ha obbligato nessuno a farsi paladini della legalità , ma se lo si vuol essere si sia almeno coerenti.
Si sarebbe evitata a Fini una brutta figura.

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FINI NE AZZECCA UNA: GIULIA BONGIORNO DIVENTA PORTAVOCE DEL PARTITO

Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile

CHE ABBIA FATTO TESORO DEI NOSTRI CONSIGLI? … DA MESI AVEVAMO SUGGERITO DI AZZERARE LE CARICHE INTERNE E DARE SPAZIO A UNA DONNA QUALIFICATA E CREDIBILE COME GIULIA

Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, e’ il portavoce di Futuro e Liberta’ per l’Italia.
Nell’annunciarlo il leader Gianfranco Fini ha anche detto, all’assemblea dei Mille di Arezzo, che tale appuntamento non si chiude nella citta’ toscana ma continuera’ a livello regionale allo scopo di fornire proposte per un programma per la lista per l’Italia che si richiama all’esperienza del governo Monti.
Del comitato nazionale, chiamato a coordinare questo processo, fanno parte, oltre alla stessa Bongiorno, Salvatore Carrubba, presidente dell’Accademia di Ivrea ed ex direttore de Il Sole 24 Ore, Pier Luigi Piccini, ex sindaco di Siena gia’ presidente del Monte Paschi.

Il commento del ns. direttore

Molti mesi fa, di fronte allo stato comatoso di Fli e al “caos organizzato” in cui versava la struttura organizzativa di Futuro e Libertà , avevamo scritto su questo sito (verificate pure in archivio) che Fini avrebbe dovuto azzerare tutte le cariche e nominare segretaria e portavoce del partito Giulia Bongiorno, l’unica in grado di segnare uno stacco con il passato.
Una donna professionalmente qualificata, impegnata nella battaglia sui diritti civili, tenace difensore della legalità .
Una personalità  forte che, in veste di presidente della commissione Giustizia della Camera ha saputo tenere testa alle pressioni ghedianiane sulle leggi ad personam e stimata anche dagli avversari.
Una donna che ha faticato a farsi strada nella società  civile e che rappresenta, per molte altre, anche di orientamento politico diverso, un modello da seguire.
Finalmente una destra del merito e della competenza contro il ciarpame di olgettine e sfilate di “costumate” in carriera che tengono la contabilità  delle inquiline.
Di fronte alla nostra proposta, ricordo che ci fu, sulle pagine fb di area Fli, un vasto consenso di base.
Forse qualcuno fece tesoro della ns. provocazione e, se pur tardivamente, la proposta ora diventa realtà .
Non ci interessa la primogenitura, lasciamo ad altri metterci il cappello: noi apparteniamo a quella categoria cui si può dare dei “coglioni” perchè non vogliono che nelle sedi di Fli entrino attenzionati della Dia, ma che forse vedono più lontano di tanti altri attaccati a poltrone e medagliette e disposti a quotidiani compromessi.
Non cerchiamo riconoscimenti alla memoria.
Ma proprio perchè dispensiamo consigli disinteressati anche a chi non lo merita, suggeriamo che nel comitato nazionale, se proprio vogliono mettere un esponente di Confindustria come Carrubba e un ex Pd e Monte dei Paschi come Piccini, magari sarebbe bello inserissero anche un operaio di Termini Imerese e un rappresentante dei precari,
Sarebbe un bel segnale della “trasversalità ” del progetto: perchè l’Italia non si salva solo con i professori e i finanzieri, ma con il sudore e il sangue del popolo dei lavoratori e di quelli che il lavoro non l’hanno più.

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BOCCHINO: “FRATTINI TRAMO’ PER BERLUSCONI CONTRO FINI”: L’INCONTRO SEGRETO A NEW YORK CON IL CAPO DEL GOVERNO DI ST. LUCIA

Settembre 30th, 2012 Riccardo Fucile

“FUMMO AVVISATI DI UNA TRATTATIVA IN CORSO TRA LAVITOLA E MARTINELLI”…“BERLUSCONI MI CHIESE DI CANDIDARE LAVITOLA ALLE EUROPEE IN CAMBIO DEI FAVORI RICEVUTI”

A Palazzo Grazioli funziona così: c’è la gara a chi è più realista del re.
E anche Franco Frattini, nella vicenda Fini-Montecarlo, un certo lavorio l’ha fatto…”.
A puntare il dito sull’ex ministro degli Esteri, è Italo Bocchino, parlamentare Fli, fedelissimo di Gianfranco Fini, che fu il primo a denunciare un nesso tra Valter Lavitola e Silvio Berlusconi nel “dossieraggio” contro il presidente della Camera.
La conferma arriva dallo stesso Lavitola che in una lettera — indirizzata al Cavaliere e mai spedita — scrive di aver ricevuto 500 mila euro, da Berlusconi, per recuperare documenti dallo Stato di Santa Lucia.
Bocchino, lei parlò subito di un coinvolgimento di Berlusconi: com’è andata?
Io e Fini fummo avvisati di una trattativa in corso tra Lavitola e Martinelli. All’inizio pensammo che la nostra fonte si riferisse a Marco Martinelli, parlamentare del Pdl, poi capimmo che si trattava di Ricardo Martinelli, presidente della Repubblica panamense. Inoltre avevamo saputo che Berlusconi, in una riunione con i suoi fedelissimi, aveva annunciato che sarebbe entrato in possesso di nuovi documenti: carte che avrebbero costretto Fini alle dimissioni.
E in quei giorni arriva la lettera, firmata dal ministro della Giustizia di Santa Lucia, dove si dichiara che la società  off shore, proprietaria dell’appartamento monegasco — ereditato da An e abitato dal cognato di Fini — è riconducibile proprio a Giancarlo Tulliani.
La pubblica Lavitola su l’Avanti! e lei denuncia che è un falso e parla di macchina del fango. Perchè?

Si tratta di un falso ideologico. La lettera era vera. Il contenuto era falso. Il ministro — secondo me — prende soldi per scrivere il falso. Guarda caso, dopo pochi giorni, si dimette dal governo. E in questa vicenda abbiamo notizie precise anche sul coinvolgimento di Frattini. Lo denunciai subito: Frattini ebbe un incontro riservato, a New York, con il capo del governo di Santa Lucia, per ottenere ulteriore documentazione. L’incontro fu organizzato e favorito da Lavitola.
Chi l’avvisò?
Fummo avvisati dalle stesse fonti che ci parlarono della trattativa in corso tra Lavitola e Martinelli.
Servizi segreti?
Le fonti vanno tutelate.
Perchè vi fornivano queste notizie?
Perchè era in corso un’oggettiva attività  anti istituzionale.
Hanno parlato direttamente con lei? O anche con Fini?
Guardi, come è andata lo sappiamo soltanto io e Fini. Non lo saprà  mai una terza persona. Posso dirle che siamo stati informati di un’attività  anti-istituzionale, anti italiana, e immagino che la fonte l’abbia fatto per tutelare l’interesse nazionale. Oggi c’è un dato oggettivo: un signore in carcere, per corruzione internazionale, mette nero su bianco, con una lettera, che il presidente Berlusconi gli ha dato dei soldi per l’operazione Fini, Santa Lucia, Montecarlo. E che nell’operazione — diretta a delegittimare la terza carica dello Stato — è coinvolto il presidente di Panama.
Nella lettera, Lavitola, parla anche della compravendita dei senatori di centrosinistra per far cadere il governo Prodi nel 2008: la vostra fonte, di questo, non disse nulla?
Sulla compravendita dei senatori io ne so quanto lei.
Non ha mai avuto il dubbio che ci fosse qualcosa di strano?
No.
La manovra però vi consentì di tornare al governo. Sapeva che Berlusconi s’era affidato a Lavitola anche per questa vicenda?
So per certo che Berlusconi si affidò a Lavitola, per quella che il Cavaliere definiva ‘operazione libertà ‘, cioè il ribaltamento del governo Prodi, ma non so quali mezzi abbia usato. Di Lavitola ho saputo in occasione delle elezioni europee quando Berlusconi mi chiese di candidarlo.
Il sospetto che Berlusconi potesse comprare dei senatori, l’ha mai avuto?
Mah. (Sospira, ci pensa). No.
Lavitola fu coinvolto nella “operazione libertà ”?
Berlusconi mi chiese di inserirlo nella lista dei candidati per le elezioni europee e mi spiegò la motivazione: Lavitola l’aveva aiutato nell”operazione libertà ‘. Lo chiamai, per annunciargli la candidatura, ma rifiutò.
Lavitola scrive, nella lettera, che tra i debiti non onorati da Berlusconi, c’è anche la candidatura alle europee.
È Lavitola a rifiutare. Mi occupai personalmente delle liste al Sud. Non era interessato a una competizione con le preferenze. Credo che volesse qualcosa di più concreto d’una candidatura, ma è una mia sensazione.
Ha parlato spesso di macchina del fango. Pensa che funzioni ancora?
È molto meno efficace. Berlusconi è più debole e lo sono anche i suoi giornali.
Ha anche detto d’essere stato pedinato: c’è un nesso con lo scontro politico Fini-Berlusconi?
L’episodio è stato appurato e s’è scoperto che nei Servizi agiva una struttura che non doveva esistere, denominata Dipartimento Operazioni Speciali, che infatti è stata sciolta. Secondo me, il nesso con lo scontro politico Fini-Berlusconi, c’è. E dopo quest’episodio, arriva l’operazione Lavitola a Santa Lucia.
Cosa direbbe oggi a Berlusconi?
Un uomo di 40 anni non può prendersela con chi ne ha 76… Berlusconi non è più a Palazzo Chigi, e non ci tornerà  mai più nella sua vita…

Antorio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FINI AD AREZZO: “ORA GRANDE LISTA CIVICA PER L’ITALIA”

Settembre 30th, 2012 Riccardo Fucile

“UN PATTO TRA LA SOCIETA’ ORGANIZZATA E LA BUON POLITICA”

Una “lista civica per l’Italia“, basata su   ”patto tra la società  organizzata e la buona politica”.
La annuncia Gianfranco Fini, leader di Futuro e libertà , intervenuto ad Arezzo all’assemblea dei “Mille per l’Italia“, un’iniziativa convocata “volutamente senza big”.
Il cofondatore del Pdl rivendica con forza la rottura con Silvio Berlusconi e l’appoggio al governo di Mario Monti: la fase apertasi con il professore “non deve essere archiviata come una parentesi della politica se non si vogliono azzerare le possibilità  di risalita del Paese”,   ha sottolineato Fini.
“La scelta, come ha detto Monti, spetta agli elettori allo scopo di consentire a un futuro governo politico che nascerà  dalle elezioni di mantenere il passo avviato” dal governo.
Sulla scelta di non chiamare sul palco nomi di peso, Fini ha spiegato che peresempio Luca Cordero di Montezemolo “’è il megafono di un sentimento diffuso, perchè l’Italia non è solo quella di Montezemolo e della Marcegaglia e dei tanti altri che meritoriamente si impegnano, ma è quella delle mille platee come questa, degli uomini come voi che la politica la fanno nel quotidiano”.
A conferma della fase del tutto nuova rispetto al passato, Fini manda in soffitta il bipolarismo: “Lo dico con rammarico perchè ci avevamo creduto, ma il nostro è un bipolarismo sgangherato, che mostra un conto salato perchè è stato solo in grado di dividere e mai di portare un momento unificante”.
Quanto al progetto della lista per l’Italia, il leader di Fli ha lanciato un appello alla mobilitazione dal basso: ”Da domani si moltiplichino in ogni città  i ‘comitati dei 1000 per l’Italia’, d’intesa con le forze politiche che come Fli ci vogliono stare e che hanno capito davvero che non si tratta di mettere un belletto nelle liste, ma di essere meno autoreferenziali. Non si deve più chiedere ‘preparami un documento per’, ma fare un patto con la società  organizzata, candidarne insieme esponenti ed indicare con chiarezza che cosa si vuole fare per mantenere il passo avviato con il governo Monti”. L’obiettivo è quello di “non rottamare la politica”, ma di “cambiarla profondamente”.

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FINI: “BERLUSCONI SEI UN CORRUTTORE”

Settembre 29th, 2012 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, DOPO LE RIVELAZIONI DI LAVITOLA SUL MEZZO MILIONE DI EURO RICEVUTI DAL CAVALIERE PER FARE IL LAVORO SPORCO CONTRO DI LUI COSTRUENDO UN DOCUMENTO PATACCA, LO ACCUSA : “HAI MASSACRATO LA MIA FAMIGLIA, ORA GLI ITALIANI CAPIRANNO CHI SEI VERAMENTE”

Botta e risposta tra il presidente della Camera e l’ex premier sulla missiva scritta dall’ex direttore de L’Avanti! per presentare al Cavaliere il conto per il lavoro sporco fatto in cambio di soldi e della promessa di incarichi.
Al centro l’ammissione per iscritto del faccendiere in carcere dal 16 aprile scorso di aver ricevuto un rimborso di 400-500mila euro per ‘l’affaire
Silvio Berlusconi “ha dato ampio mandato ai suoi legali di esperire tutte le più opportune e necessarie azioni giudiziarie”.
E’ Paolo Bonaiuti a far sapere che l’ex presidente del Consiglio ricorrerà  in tribunale contro le durissime affermazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini (”Il signor Berlusconi è un corruttore. E ora, se vuole, mi quereli”) in merito alla lettera in cui l’ex direttore de L’Avanti! Valter Lavitola, in carcere dal 16 aprile scorso, presenta al Cavaliere il conto per il lavoro sporco fatto in cambio di soldi e della promessa di incarichi.
”Stupisce che Fini — si legge nel comunicato stampa di Palazzo Grazioli — fondi le sue opinioni su un documento il cui contenuto non è stato in alcun modo avvalorato dal suo asserito autore e non ha avuto alcun riscontro nelle sedi proprie”.
L’attacco del presidente della Camera a Silvio Berlusconi è arrivato durante la trasmissione su La7 “Otto e mezzo”.
Al centro l’ammissione per iscritto di Lavitola di aver ricevuto un rimborso di 400-500mila euro per ‘l’affaire Montecarlo’: “Ho fatto arrivare in Italia i documenti originali di Santa Lucia con un volo privato da Panama a Roma con un volo messo a disposizione dal presidente panamense Martinelli”, scrive infatti l’ex direttore de L’Avanti! nella lettera indirizzata all’ex premier. “Dovrei dire che sono soddisfatto e che il tempo è galantuomo — affonda il leader Fli — Invece dico che sono profondamente indignato e spero che gli italiani capiscano ora chi è Silvio Berlusconi. Provo disgusto nei confronti di una persona che davvero merita di essere conosciuto per quello che autenticamente è. E non mi riferisco a Lavitola”.
In televisione Fini, alla vigilia della convention di domenica ad Arezzo, dice che “era tutto organizzato”: “Io parlo agli elettori — spiega Fini -, a me dispiace che tanti amici non abbiano capito quale è la natura del Pdl. La destra doveva essere un’altra cosa. Il mio errore capitale è stato confluire nel Pdl, che è e sarà  una creatura di Berlusconi, non può essere una alternativa credibile al centrosinistra”.
Il presidente della Camera ripercorre la sua storia, dalla cacciata alla nascita di Fli: “Questa vicenda ha provocato dolore a me e alla mia famiglia. Il dolore è stato tanto — spiega a Lilli Gruber – Quella lettera mi disgusta ed anche se fosse falsa per il 90 per cento, per il dieci per cento è vera. Ma ci avevano avvisati, ho fatto il ministro degli Esteri, qualche amico c’è, anche a livello di intelligence. Ci avevano avvisati che quel documento era falso e Italo Bocchino lo dichiarò in televisione. Il documento fornito dalla stato di Santa Lucia era una patacca”.

Il commento del ns. direttore

I lettori che mi seguono da cinque anni (gli altri li rinvio agli articoli del ns. archivio) conoscono benissimo la mia posizione critica sul politico Gianfranco Fini.
Nei miei venti anni di militanza nel Msi, laddove si collocava Fini all’interno delle componenti del partito, io mi sono sempre trovato schierato dalla parte opposta.
Non certo per antipatia o interesse, ma per divisioni ideologiche.
E ancor oggi lo ritengo, dopo la pregevole intuizione di Bastia Umbra, il responsabile principale del disfacimento di quella comunità  umana che poteva ridare dignità  alla destra italiana: proprio per essere venuto meno alle premesse di quel manifesto circondandosi di mezze calzette.
Ma non posso non riconoscergli il merito di quel dito puntato contro l’arroganza del padrone del partito-azienda che aveva ridotto il Pdl a un movimento colluso e alleato con la peggiore feccia razzista padagna.
Sono stato uno dei pochi ad approfondire sul sito, con decine di articoli, la vicenda della casa di Montecarlo perchè l’accanimento e la macchina del fango costruita contro Fini dai fautori del metodo Boffo era vomitevole.
Perchè ogni giorno venivano sfornate patacche e testimonianze taroccate da chi aveva un solo scopo: far pagare a Fini quel gesto di ribellione.
Abbiamo visto infami e uomini di merda ergersi a giudici e moralisti, pronti a inventarsi di tutto, salvo non poter mai portare un testimone a confermare davanti a un giudice, documenti alla mano, quanto andavano sostenendo.
Fino alla patacca del documento tarocco del governo di St. Lucia dietro il quale era evidente la mano di Lavitola, il faccendiere con le pezze al culo che però girava il Sud America con aerei di Stato e voli privati, percepiva milionate di contributi per un giornale inesistente nelle edicole ed era pure socio di malaffare con il magnaccia Tarantini.
Uno che scendeva dalla scaletta dell’aereo presidenziale a Panama al seguito della corte dei miracolati di Berlusconi.
Il quale in un primo tempo ebbe persino il coraggio di dire di non conoscerlo.
Salvo poi leggere delle decine di telefonate che si scambiavano ogni giorno e del denaro che il premier gli elargiva.
Ora il tempo fa giustizia e la verità  viene a galla: da uomini liberi non possiamo che esserne lieti.
La lettera-confessione di Lavitola rende giustizia delle palate di fango sfornate contro chi aveva puntato quel dito.
Non serviranno a far rinascere il progetto di una destra moderna e civile perchè i limiti politici della classe dirigente di Fli sono evidenti, ma faranno capire a tanti italiani quanto si puo’ essere infami nel confronto politico.
C’è chi nasce servo e scodinzola tutta la vita in attesa della ciotola del padrone di turno e chi non vuole perdere la propria dignità .
Noi non abbiamo mai avuto dubbi dove collocarci.

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LAVITOLA: “BERLUSCONI MI PAGO’ 500.000 EURO PER DISTRUGGERE FINI CON LA CASA DI MONTECARLO”

Settembre 29th, 2012 Riccardo Fucile

“CAVALIERE, LEI E’ IN DEBITO CON ME”…LA LETTERA DEL RICATTO DI LAVITOLA A BERLUSCONI: “HO RICEVUTO SOLDI PER COMPRARE DEPUTATI E FAR CADERE IL GOVERNO PRODI”…”HO DISTRUTTO FOTO DELL’EX PREMIER CON ALCUNI CAMORRISTI”

Cinquecentomila euro per distruggere Gianfranco Fini, un’incessante opera per comprare i senatori del centrosinistra ad epoca del governo Prodi, la distruzione di foto di Silvio Berlusconi con alcuni camorristi.
E ancora: informazioni a Clemente Mastella sulle indagini della procura di Santa Maria Capua Vetere.
Valter Lavitola, il faccendiere in carcere a Napoli dal 16 aprile scorso, racconta tutto questo in una lettera di 20 pagine (datata Rio De Janeiro 13 dicembre 2011) fatta arrivare all’ex premier Silvio Berlusconi – e rintracciata dagli inquirenti sul computer di Carmelo Pintabona, l’uomo d’affari e politico di origine siciliana che con Lavitola è indagato per tentata estorsione all’ex premier – con la quale lo ricatta e gli chiede milioni e milioni di euro.
“Le cose fatte tra noi le ho fatte scientemente e come tale da uomo. Lei, non sarà  mai coinvolto! Dico mai e poi mai!”, promette l’ex direttore de L’Avanti! all’allora presidente del consiglio mentre, dall’altra parte, gli elenca tutte le “promesse” mancate: “entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai”; ottenere comunque “un incarico importante all’inizio del 2010; “collocare Iannucci nel Cda dell’Eni”; “nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica“.
LE “CONCESSIONI” DI BERLUSCONI A LAVITOLA
Nel testo, zeppo di refusi e strafalcioni, Lavitola elenca una serie di benefici che l’ex premier gli avrebbe concesso in cambio di favori vari. In particolare, un rimborso spese per il suo viaggio a Santa Lucia, in Centro America, per procurare atti che avrebbero dovuto dimostrare che proprietario effettivo dell’appartamento (un tempo appartenuto ad An) era il cognato di Fini. Lavitola scrive di aver ottenuto “400/500mila euro (non ricordo) di rimborso spese per la ‘casa di Montecarlo’, dove io ce ne ho messi almeno altri 100.000. Martinelli (il presidente di Panama, ndr) ha contribuito con 150.000 euro oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300.000 euro)”.
Documenti di cui Berlusconi si sarebbe servito per colpire il presidente della Camera e che dunque, afferma l’ex direttore dell’Avanti!, scottavano: per evitare che gli fossero trovati, li portarono fuori dall’aeroporto i piloti del volo privato Panama-Roma pagato, appunto, dal presidente del Paese centroamericano.
I “SERVIZI” RESI DA VALTERINO A BERLUSCONI
L’ex direttore dell’Avanti! elenca poi tutte le altre circostanze in cui, a suo dire, avrebbe reso servigi al Cavaliere: “Era in debito — scrive — per aver io ‘comprato’ De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della procura di Santa Maria Capua Vetere, da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie” e per avere “lavorato” Dini. A fronte di tanti favori, Berlusconi avrebbe fatto a Lavitola delle promesse, molte delle quali però non mantenute. Il giornalista si lamenta, in particolare, di non essere entrato a far parte del governo, di non essere stato eletto al Parlamento europeo e di non avere avuto incarichi importanti.
LE FOTO DI B. CON BASSOLINO E I CAMORRISTI
Particolarmente inquietante il passaggio sull’ex maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica, coinvolto nell’inchiesta P4 assieme al deputato del Pdl Alfonso Papa e all’uomo d’affari Luigi Bisignani e latitante da oltre un anno (“io lo mantengo da un anno in Senegal“):
“Era la fonte — scrive Lavitola a Berlusconi — che ha quantomeno contribuito a salvare Bertolaso (glielo può chiedere), ci ha coperti nell’indagine sull’acquisto dei senatori, ha dato una mano sul serio nelle indagini su Saccà  (con le intercettazioni) e Cosentino, ed ha eliminato alcune foto che La vedevano ritratto assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra per la vicenda dei rifiuti (sono certo che lei non sapesse chi fossero). Eravamo in grande debito e lui si era reso conto che Bisignani e Papa lo sfruttavano e lo prendevano in giro promettendogli di andare ai servizi per guadagnare 200 euro in più al mese. Non c’è nulla di più pericoloso di un amico che si sente tradito, abbandonato e senza vie di uscita”.

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