Dicembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE: “NON CAPISCO PERCHE’ ABBIA LASCIATO IL PDL, DEVONO AVERGLI PROMESSO QUALCOSA”… IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “MI HA CACCIATO PERCHE’ MI SONO RIFIUTATO DI DIFENDERE I SUOI INTERESSI PERSONALI”
Durissimo botta e risposta tra Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini. 
Con Berlusconi che attacca duramente: “Non si capisce perchè Fini abbia lasciato il Pdl per formare un partitino dell’uno per cento. Qualcuno deve avergli promesso un premio importantissimo”.
E il leader di Fli che replica sfidando l’ex presidente del Consiglio a un confronto diretto che sa di ring, ancorchè verbale: “Le menzogne di Berlusconi sono spudorate. Tutti sanno che non ho lasciato il Pdl, bensì che mi ha cacciato perchè non volevo difendere i suoi personali interessi giudiziari. Se Berlusconi si vuole confrontare pubblicamente con me su questi temi, anche sulle reti Mediaset, sono a disposizione”.
Ora spetta al Cavaliere scegliere se fuggire o fissare data e luogo del duello.
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Dicembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
C’ERA CHI MORIVA PER UN IDEALE E CHI FINANZIAVA LA SCISSIONE DI DEMOCRAZIA NAZIONALE PER FAR SPARIRE IL MSI… NOI NON DIMENTICHIAMO GLI INFAMI
Oggi il pluri-indagato Silvio Berlusconi, il fidanzatino della Telecafona, ha affermato che in un incubo notturno ha visto Monti premier e Fini “ministro delle fogne”.
Il riferimento non intendeva colpire solo un suo avversario politico, reo di aver alzato quel dito contro l’arroganza di una corte di servi e magnaccia, ma la “provenienza politica” di Fini: chiaro il riferimento ai tempi in cui “uccidere un fascista non è reato” o “fascisti carogne tornate nelle fogne”.
Erano tempi in cui una generazione di giovani si batteva non solo per opporsi al marxismo ma anche al capitalismo.
Erano tempi in cui si usciva per andare a una manifestazione e non si sapeva se si sarebbe tornati a casa: e non perchè si andasse a puttane.
Forse si usciva dalle fogne della discriminazione democratica, ma non si aveva addosso il puzzo dello stalliere mafioso di Arcore.
Forse non avevamo frequentazioni dei salotti buoni, ci accontentavamo di una colletta per pagarci la carta dei volantini, macchiandoci dell’inchiostro di vecchi ciclostili in federazioni disadorne, ma non avevamo benefattori che ci passassero 2.500 euro al mese in residence.
Non avevamo amici mafiosi, frequentazioni di condannati per corruzione, conti all’estero, relazioni border line.
Qualcun’altro invece stanziava 100 milioni di allora per finanziare la scissione di Democrazia nazionale che avrebbe dovuto decretare la fine del Msi e di una fetta di storia della destra italiana del dopoguerra.
C’era gente che poteva anche uscire dalle fogne ma profumare di pulito, al contrario di altri che uscivano dalle loro lussuose ville sporchi dei loro loschi intrallazzi.
C’erano giovani assassinati per le loro idee che non avevano e non avrebbero mai accettato e pagato la protezione della mafia.
Se oggi in Italia anche un cialtrone ha potuto fare politica è perchè tanti di noi in quei tempi tennero il punto, non arretrarono.
E poco importa se vivevano nelle fogne “democratiche”: loro erano puliti, al contrario di chi il lercio profumo di fogna se lo è portato dentro di sè per tutta la vita.
E chi è infame, tale rimane per sempre.
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Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
LA POSSIBILITA’ CHE PREVALGA IL VETO NEI CONFRONTI DI FINI E’ PIU’ CHE REALE, MA MANCA UNA CONTROMOSSA DA PARTE DELLA CLASSE DIRIGENTE DI FUTURO E LIBERTA’… ECCO LE ALTERNATIVE
Che negli ambienti di Futuro e Libertà sia prevalso una eccessiva mentalità leaderista
è un dato di fatto: anche quando il leader non ha dato eccessivi segnali di vita, trincerandosi dietro un ruolo istituzionale e non sviluppando i punti qualificanti del programma futurista di Bastia Umbra.
Molti hanno invocato la sua discesa in campo, ritenendo che sarebbe stata la mossa taumaturgica: non l’ha fatto e siamo tra coloro che ritengono che non sarebbe stata in ogni caso sufficiente.
Fini ha preferito seguire Casini nel dichiararsi “più realista del re” appiattendosi sul “montismo”, senza se e senza ma.
Una strada che non ha portato consensi: nessuno può negare che la somma dei voti Udc+Fli che un anno fa era quotata intorno al 13-15% oggi sia praticamente dimezzata.
Dovrebbe far riflettere che anche il possibile apporto di Italia Futura (data intorno al 3%) farebbe arrivare questa coalizione al 10%, meno di quanto Udc-Fli rappresentavano da sole un anno fa.
E se anche Monti desse il nome alla lista e portasse una componente del Pdl in disfacimento sarebbe un valore aggiunto (con tutte le problematiche del caso) estraneo a Fli e con un obiettivo minimale: attestarsi tra il 15% e il 20% per risultare determinanti in caso di vittoria mutilata di Bersani.
Ma quanti sarebbero i rappresentanti di Fli eletti in questa coalizione? Ben pochi, una piccola pattuglia, irrilevante ai fini del condizionamento della stessa.
Ma a questo scenario si è aggiunta un’aggravante: Montezemolo non gradisce la presenza di Fini in questo progetto.
Nulla di personale, solo una valutazione concreta, probabilmente suffragata da risultanze di sondaggi commissionati ad hoc: Fini, per la sua uscita dal Pdl, è inviso a molti elettori di quel partito e di fatto l’apporto che darebbe Fli è inferiore ai consensi che farebbe perdere alla coalizione.
E’ questa la considerazione di Montezemolo che si può condividere o meno, ma tale rimane.
Quello che lascia perplessi è l’immobilismo dei vertici di Fli di fronte alla prospettiva di trovarsi entro pochi giorni tagliati fuori dai giochi.
Certo, esistono trattative “a tutto campo”, ma manca il partito inteso come radicamento territoriale.
Se si fosse perseguita quella strada oggi si avrebbe una base di consensi maggiore e una struttura da utilizzare che non c’è.
“Un partito nuovo, non un nuovo partito” (vi ricorda qualcosa?…) avrebbe dovuto creare una nuova classe dirigente locale, non riciclare notabili, avrebbe dovuto premiare il merito e la competenza, non la “fedeltà ” a qualche capobastone.
Oggi Fli sarebbe davvero “un partito nuovo” capace di atti coraggiosi: rinunciare al finanziamento pubblico, mettere capolista donne e ragazzi sotto i 30 anni, fare una politica movimentista e impegnata nel sociale.
“Bucare il video” spiazzando e cercando voti a 360 gradi, non sempre con il timore di “urtare qualche suscettibilità perbenista”.
Ora le vie d’uscita sono limitate.
Se alla fine Fini verrà accettato nella coalizione, Fli conterà poco e nulla, gli concederanno le briciole.
Se resterà fuori, non avendo fatto nulla per “distinguersi” in questi mesi, potrà solo presentarsi da sola con una corsa ad handicap segnata.
Persa per persa, sarebbe il caso che si decidesse di morire almeno “futuristi”, visto che non si è riusciti a vivere come tali.
Come?
Passo indietro immediato di Fini, candidata premier Giulia Bongiorno, metà capoliste donne, un quarto rappresentanti del volontariato, un quarto a giovani sotto i 30 anni,
E nel programma la rinuncia al finanziamento pubblico, il carcere per gli evasori fiscali, la cittadinanza ai bimbi nati in Italia, una patrimoniale secca e la riduzione progressiva della tassazione con i proventi del recupero dell’evasione.
Magari si rischierebbe di entrare in Parlamento non dalla porta di servizio.
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Dicembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
“IL PROSSIMO GOVERNO SARA’ POLITICO, MA DOVRA’ ESSERE GUIDATO DA MONTI”
La legislatura si concluderà con un mese d’anticipo rispetto alla scadenza naturale, non
di più, e le ultime settimane dovrebbero scorrere senza particolari intoppi.
Ne è convinto Gianfranco Fini, presidente della Camera, ospite della videochat de La Stampa.
«Ieri in aula i discorsi erano già tutti con un tono comiziale – ammette Fini – probabilmente si voterà a marzo. La fine della legislatura non sarà traumatica e forse nemmeno accelerata. Il presidente della Repubblica ha chiesto ai gruppi di maggioranza e ai presidenti delle Camere di garantire lo svolgimento ordinato delle fasi che ci porteranno alla fine della legislatura». Anche il leader di Futuro e Libertà rivela che non si aspettava «la decisione del Pdl di mettere il governo Monti con le spalle al muro, dichiarandone esaurita la sua fase»,. spiegando però che «le motivazioni di Cicchitto e Alfano – e cioè che la loro decisione è frutto di un fallimento della politica economica dell’esecutivo- non mi convincono. Credo che ci siano motivazioni diverse e cioè che dietro ci sia il ritorno di Berlusconi».
Il discorso cade quindi sull’ex alleato: «Lui intende le sue creature politiche come un possesso personale e non riesce ad accettare che nel partito ci siano posizioni diverse».
Fini svela quindi quello che definisce «il suo più grande errore politico: non aver compreso che l’ingresso di An nel Pdl avrebbe fatto venir meno in Berlusconi la necessità di trovare un compromesso. Secondo lui, la sua opinione era quella di tutti, soprattutto in tema di giustizia. Prima, invece, quando eravamo due partiti diversi, sapeva che doveva confrontarsi con me e quindi cercavamo il compromesso».
Il progetto politico
Ma il Pdl ormai fa parte del passato. Ora Fini è al lavoro con Casini e Montezemolo per costruire una Lista per l’Italia, ma gli ostacoli non sono pochi e il progetto ancora non ha visto la luce.
«Ho invitato i miei amici ad accelerare – dice Fini – e dobbiamo coinvolgere i cittadini. Sia per quanto riguarda i programmi, sia per la scelta dei candidati». Dopo l’esperienza dei tecnici, per Fini il prossimo governo dovrà essere politico, ma «per l’interesse nazionale è utile che alla sua guida ci sia ancora Monti, che gode di grande credibilità internazionale».
Per superare la frammentazione del Centro, Fini invita a «mettere da parte i personalismi e ripartire dai programmi».
Tra i punti economici, sicuramente ci sono quelli dell’agenda Monti «nella parte del contenimento della spesa e del controllo delle finanze», ma Fini ci tiene a precisare che nel suo programma c’è anche «tutta una parte di come rilanciare l’Italia».
Il coinvolgimento dei cittadini
Il presidente della Camera vorrebbe che le questioni programmatiche («l’integrazione europea, un federalismo diverso, il welfare») fossero decise attraverso dei referendum.
E anche la scelta dei candidati «dovrebbe vedere il coinvolgimento dei cittadini».
Una sorta di primarie, quindi, anche se Fini sa benissimo che «il paragone con quelle del centrosinistra sarà tutto a nostro danno, ma perchè non provarci?».
Applausi, quindi, a Bersani e ai suoi sfidanti («è stato un bel confronto»), mentre non si può dire lo stesso delle parlamentarie del Movimento Cinque Stelle: «Non mi hanno convinto e mi pare che non abbiano convinto nemmeno i suoi militanti. C’è chi dice che ci sia stata troppa trasparenza, dopo che Grillo aveva fatto della trasparenza una bandiera».
Sul fenomeno Grillo e sul successo dell’antipolitica, infine, una battuta: «Gli italiani devono capire che non si può buttare il termometro, ma bisogna curare la febbre».
La cittadinanza agli stranieri
Per quanto riguarda i provvedimenti da adottare nella prossima legislatura, Fini è tornato a parlare di una sua vecchia proposta: dare la cittadinanza agli italiani di seconda generazione: «Bisogna cambiare la legge per garantire a chi nasce in Italia, o ci arriva piccolissimo, di diventare cittadino prima dei 18 anni, magari già dopo le scuole elementari. Non sono per uno ius solis automatico, ma per uno ius solis temperato. Però chi tifa le nostre squadre o si emoziona davanti al tricolore, è giusto che diventi italiano”.
Marco Bresolin
(da “La Stampa“)
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Novembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AD ANGELA, VERA COMBATTENTE PER LA LEGALITA’ SENZA SE E SENZA MA… LO DICIAMO DA DUE ANNI: FUORI I COLLUSI DAL PARTITO
Angela Napoli si è dimessa da Futuro e libertà .
La parlamentare ha dichiarato che la sua scelta è legata ad alcune collusioni che esponenti del partito manterrebbero con esponenti della ‘ndrangheta.
«Non posso accettare – ha detto la Napoli – che esponenti del mio partito stringano la mano a gente collusa con la ‘ndrangheta, per questo mi sono dimessa».
Napoli, nota per le sue battaglie antimafia, ha reciso il legame con il partito di appartenenza proprio per una questione in palese conflitto con la principale attività della sua azione politica.
(da “il Quotidiano della Calabria”)
Il commento del nostro direttore
Angela è una delle figure più pulite, limpide e intransigente contro le compromissioni mafiose che abbia espresso la destra italiana.
Non a caso un amico bene informato ci aveva confidato che ancor prima della scissione di Fli dal Pdl, nel partito del Cavaliere avevano cercato in ogni modo di escluderla dalla Commissione parlamentare antimafia, mentre nel Pd analoga manovra veniva posta in essere nei confronti di un loro componente “troppo intransigente”.
Speravamo che in Fli, partito che ha richiamato la legalità tra i propri valori fondanti, Angela potesse continuare le proprie battaglie.
Così non è stato.
Non possiamo dimenticare la sua solidarietà quando a Genova avevamo sollevato la questione di attenzionati dalla Dia ricevuti nella sede regionale di Fli, fatto che avevamo denunciato ai vertici del partito, ricevendo come risposta la cacciata non di chi riceveva tali soggetti, ma di chi si era ribellato a questo invito.
I Mamone erano i benvenuti in sede, 200 iscritti furono cacciati.
Qualcuno dirà che Angela ha abbandonato per “questioni locali”: palle.
Su certi temi non esistono “fatti locali”, esiste solo la “coerenza con i principi che si enunciano”.
E quando si sommano tanti fatti locali su temi del genere, essi diventano prassi consolidata e accettata, fanno giurisprudenza.
Ai pavidi, agli omertosi e ai collusi a qualsiasi livello è ora che la base militante e pulita di Fli indichi la strada: fuori dai coglioni.
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Novembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
E LO INVITA AD “ALLONTANARSI DALLA DEMAGOGIA ESTREMISTA E POPULISTA DI TANTI ESPONENTI DEL SUO PARTITO E DELLA LEGA”… ALFANO: “TRA ME E SILVIO C’E’ UN RAPPORTO DI LEALTA’ E RISPETTO ASSOLUTI E RECIPROCI”
Dopo lo scontro fra Angiolino Alfano e Berlusconi al vertice del Pdl, il presidente della Camera Gianfranco Fini apre al segretario del Popolo delle Libertà .
“Il vero banco di prova per Alfano – ha detto il presidente della Camera – non è nella definizione delle regole per le primarie, ma nel far chiarezza sul rapporto col governo Monti e soprattutto sulla necessità per l’Italia di continuarne l’azione riformatrice anche dopo le elezioni. Solo se ciò accadrà si potrà davvero aprire una pagina nuova per tutti i moderati italiani. E personalmente ne sarò lieto”.
“L’aspro confronto in corso nel Pdl – ha sottolineato Fini in una nota – va seguito con interesse per capire se emergerà una identità politica veramente in sintonia con il Ppe e quindi, in quanto tale, alternativa in termini programmatici alle Sinistre e mille miglia lontana dalla demagogia estremista, populista e antieuropea di tanti esponenti del Pdl e della totalità della Lega”.
Il confronto non è stato “aspro”, ha replicato Alfano.
“Quanto al presidente Berlusconi e a me, il nostro è un rapporto di lealtà e di rispetto assoluti e reciproci. Come capita nella normalità della vita di una famiglia, nelle discussioni appassionate che accadono nelle case di ciascuno di noi, possiamo permetterci di ragionare e di cercare insieme le soluzioni migliori, ma sempre sicuri di farlo con affetto e sostegno vicendevole”, ha puntualizzato.
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Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
CHI SONO I CONTESTATORI DI FINI AI FUNERALI DI RAUTI
Finita la gazzarra, sul sagrato della Basilica di San Marco rimane un manipolo di vecchi
militanti che raccontano le loro gesta: «Abbiamo passato la sveja a Fini…», dicono in romanesco.
Già , ma chi sono i contestatori del presidente della Camera, leader di «Futuro e libertà »?
Un mondo eterogeneo, fatto ex missini, di giovani che guardano al Blocco studentesco, ma anche di gente comune, da sempre nel mondo neofascista della capitale, di quella che un tempo di chiamava «la destra radicale».
In piazza, al funerale di Pino Rauti, c’è un po’ di tutto.
«La trama spezzata di una comunità che rimane in cammino», come dice nel suo ricordo da figlia e da politica, Isabella.
Quella trama è fatta di nostalgici dell’Msi, di rautiani della prima ora, di extraparlamentari, di antifiniani da sempre, ma anche di chi Fini lo ha seguito per anni e ha mal digerito lo strappo di Fiuggi prima e la vicenda della casa di Montecarlo poi. In chiesa compare anche Stefano Delle Chiaie, ex leader di Avanguardia nazionale, processato (e assolto) per la strage di piazza Fontana.
E c’è Adriano Tilgher, oggi a «La Destra»: «La contestazione a Fini? Sono arrivato dopo, non l’ho vista». E se ci fosse stato? «Io non l’avrei fischiato, anche perchè Fini non l’ho mai amato. Mentre quello è stato lo sfogo dettato dal risentimento di chi lo ha amato fino alla follia e si è sentito nel tempo tradito».
Tra i presenti, oltre a molti parlamentari ex an (La Russa e Gasparri, Ronchi e Landolfi, Ciarrapico e Augello, Rampelli e Meloni), anche Luca Romagnoli, segretario di Fiamma tricolore, partito fondato da Rauti dopo Fiuggi: «Fini è stato abile a presentarsi e a sfruttare l’occasione per i suoi obiettivi: suggellare il baratro che lui ha aperto con questo mondo».
Ma al momento degli insulti Romagnoli dov’era? «Davanti all’altare».
E i suoi militanti? «Erano molti. Ma non credo che sarebbero stati così stupidi nel cadere in questa provocazione…».
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 5th, 2012 Riccardo Fucile
TENSIONE AI FUNERALI DEL LEADER STORICO DELLA DESTRA SOCIALE, CERIMONIA INTERROTTA PER QUALCHE MINUTO… POI INTERVIENE ISABELLA RAUTI PER RIPORTARE LA CALMA
Durissima contestazione al presidente della Camera, Gianfranco Fini, al suo arrivo nella Basilica di San Marco dove si stanno celebrando i funerali di Pino Rauti, l’ex segretario del Msi, morto lo scorso 2 novembre 1 all’età di 86 anni.
All’arrivo di Fini, sia fuori dalla Chiesa, dove i partecipanti lo hanno apostrofato chiamandolo ‘Badoglio’, che all’interno è esploso un boato di “buu”, “vattene”, “fuori, fuori” e “traditore”.
A questa rimostranza si sono aggiunti spintoni e urla da parte di alcuni dei presenti. Oltre agli insulti, è volato anche qualche sputo all’indirizzo del primo inquilino di Montecitorio.
Il presidente della Camera ha percorso la navata centrale della chiesa subissato da fischi e protetto dalle guardie del corpo.
Fini ha poi raggiunto i primi banchi ed ha preso posto al fianco all’ex esponente di An Alfredo Mantovano, mentre una guardia del corpo è rimasta al suo fianco in piedi dal lato del corridoio.
A causa della forte contestazione, la cerimonia è stata sospesa per qualche minuto. È stata la figlia di Rauti a prendere la parola mentre il parroco officiava il rito e a chiedere il silenzio dei partecipanti.
“Vi prego – ha detto Isabella Rauti – non è questo il momento, è il funerale di mio padre, avete avuto altri momenti per farlo. Abbiate rispetto per mio padre e per la famiglia”.
Dopo qualche minuto di caos la situazione si è ristabilita e la cerimonia è ricominciata.
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
VINCE CROCETTA COI SOLI VOTI DI PD E UDC, SUCCESSO DI GRILLO, PERDE IL PDL GRAZIE A SILVIO… CROLLANO MICCICHE’, MPA E GLI STRATEGHI DEL NULLA
Chi vince e chi perde. 
Stavolta non sarà facile taroccare gli esiti delle elezioni siciliane, fermo restando che nei prossimi giorni si assisterà al solito mercato delle alleanze per formare il governo regionale.
E ci sarà chi si venderà al prezzo giusto, come sempre.
Vediamo per adesso, a scrutino ormai giunto al 70%, alcune certezze:
1) Il Movimento di Grillo diventa il prima partito della Sicilia con il 15% dei voti, circa il 3,5% in meno di quanto ha ottenuto il suo candidato Cancellere.
2) Crocetta viene eletto presidente staccando di ben 6 punti Musumeci e senza usufruire dell’aiuto di voti disgiunti.
La somma dei voti dei partiti che lo appoggiavano è la stessa della percentuale che lo premia: quindi nessuno può mettere il cappello sulla sua vittoria, ha vinto da solo, senza voti in prestito.
3) Più che Musumeci, ha perso il Pdl, crollato ai minimi storici: può ringraziare Berlusconi con le sue uscite improvvide a pochi giorni dal voto regionale e le guerre interne che stanno dilaniando il Pdl
4) Escono semidistrutti lombardiani e Miccichè, il quale ha perso circa il 5% di voti sulla sua persona, rispetto alla somma dei voti di coalizione che avrebbe dovuto ottenere.
Solo degli sprovveduti potevano scegliere come candidato colui che da cavallo vincente (il famoso 61-0) è ormai riconosciuto da tutti (a parte i non udenti) come un ronzino.
Doveva giocarsela, a suo dire, con Crocetta, è finito quarto.
5) Come avevamo previsto e denunciato a tempo debito, la scelta di Fli di appoggiare Miccichè è stata suicida: nonostante l’alleanza con l’Mps e il prestito di qualche uomo-traino dall’Mpa, l’obiettivo sbarramento del 5% è stato ceffato.
Un partito della legalità e dell’etica non poteva allearsi con Micciche e Lombardo, l’elettorato non lo ha perdonato.
Tanto valeva andare da soli.
Alla fine Fli ha preso, fatta la tara dei voti prestati dagli autonomisti, intorno al 2,5%, percentuale che corrisponde alla media nazionale, nulla di più.
I grandi strateghi della disfatta dovrebbero stasera rassegnare le dimissioni dai vertici del partito, senza distinzioni, a cominciare da chi lo guida a livello nazionale e regionale.
Altro che le palle che ci hanno propinato in questo mese per giustificare i loro errori.
Per assicurarsi qualche collegio alle prossime politiche hanno snaturato il manifesto di Bastia Umbra.
Neanche l’ultimo patetico tentativo di far votare Crocetta in segreto per poter poi bleffare e reclamare riconoscenza ha funzionato.
Crocetta non ha preso un voto in più di quelli che già aveva, mentre Miccichè ha perso sì il 5%, ma a favore dei Grillini.
E non potranno neanche dire di aver fatto perdere Musumeci che arranca a 6 punti da Crocetta, ben oltre il 4% preso dai Polli della Nazione.
Restano senza argomenti e, cosa più grave, senza idee.
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