Destra di Popolo.net

MA QUANTO GUADAGNA CRIMI? UN PARLAMENTARE CINQUESTELLE SU DUE NASCONDE I REDDITI

Ottobre 16th, 2013 Riccardo Fucile

CINQUESTELLE POCO TRASPARENTI, LA PRETENDONO DAGLI ALTRI, MA PER LORO NON VALE

Invocano la trasparenza per tutti salvo poi non tenerne conto per se stessi.
Stiamo parlando dei parlamentari M5s (una parte, non tutta ovviamente) che secondo quanto riporta il Fatto non ha la benchè minima intenzione di rendere pubbliche le proprie dichiarazioni dei redditi.
Finora su 156 eletti tra Camera e Senato solo 72 lo ha fatto.
E sia chiaro non è obbligatorio, la legge prevede che il dovere di comunicazione su questi temi possa essere solo carteceo, ma dal 2010 è possibile (facoltativamente) pubblicare on line il proprio 730.
Ad oggi – scrive il Fatto – un eletto Cinque stelle su due si è ben guardato dal firmare quell’ok.
E tra gli reticenti ci sono nomi illustri: da Vito Crimi a Laura Bottici (questore al Senato) dal capogruppo alla Camera Villarosa a Arianna Spessotto (tesoriere a Montecitorio).
E poi – dice il Fatto – tanti altri deputati: da Massimo Artini a Giulia Grillo, da Manlio Di Stefano a Carla Ruocco. E senatori: da Francesco Campanella a Andrea Cioffi, da Carlo Martelli a Sara Pagliani, da Daniela Donno a Maurizio Romani.

(da “Huffingtonpost“)

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LO ZERBINO DEL PDL CRITICA LO “STUOINO DEL PD”: GRILLO NON NE AZZECCA UNA

Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile

PROPRIO GRILLO, CHE DI STIPENDI MILIONARI SE NE INTENDE, ATTACCA FAZIO E FA LA MARCHETTA PER I SUOI COMPAGNI DI MERENDA DEL PDL… NON SA NEANCHE CHE MEDIASET NON E’ PIU’AZIONISTA IN ENDEMOL E RIMEDIA LA SOLITA FIGURA BARBINA: IL PROGRAMMA DI FAZIO RENDE ALLA RAI, AL NETTO DELLE SPESE, OTTO MILIONI DI EURO

Dio li fa e poi li accoppia: domenica sera a ‘Che tempo che fa’ il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta,   aveva attaccato il conduttore del programma, Fabio Fazio, accusandolo di percepire dalla Rai 5,4 milioni di euro (lordi) in tre anni.
Fazio aveva ribattuto che il suo programma è uno dei pochi in Rai dove i costi totali sono interamente coperti dagli sponsor pubblicitari, grazie agli elevati indici di ascolto.
La polemica si sposta, nelle ore successive, sui compensi elevati che vengono riconosciuti dalla Rai a diversi artisti o conduttori.
Grillo (che di cachet televisivi se ne intende, visto i suoi anni trascorsi sugli schermi Rai) pensa bene di dare una mano ai suoi compagni di merenda del Pdl e parte a testa bassa contro Fazio definendolo “stuoino del Pd”, il che detto dallo zerbino del Pdl fa almeno sorridere.
Il programma ‘Che tempo fa’, scrive Grillo sul suo blog, “è prodotto da Endemol di proprietà  al 33% di Mediaset“. Cioè, “la Rai compra il suo programma da Berlusconi invece di produrlo internamente”.
Quando Fazio afferma ‘Io faccio guadagnare la mia azienda’ — si chiede Grillo — “a chi si riferisce? A Endemol?”.
“Gubitosi e la Tarantola dove trovano i soldi da dare a Fazio? Come giustificano un contratto che è un insulto alla condizione del Paese e ai lavoratori della Rai?”
Fino alla minaccia finale: “Verremo a cantare a Sanremo”. La replica del conduttore arriva sarcastica via twitter: “Se hai due pezzi belli ti prendiamo!”.
Ma come stanno davvero le cose? Diamo per scontato che Fazio percepisca 5,4 milioni di euro in tre anni, ovvero 1,8 milioni l’anno pari a 900.000 euro netti (li guadagna un giocatore di serie A di fascia media).
Il problema è un altro: i ricavi del suo programma coprono le spese totali o sono un flop come “Virus” di Nicola Porro, spostato dopo alcune puntate non proprio seguitissime?
La puntata con l’intervista di Brunetta è stata seguita da 1.955.000 telespettatori, per uno share dell’8,24%, nella presentazione, e da 2.974.000 di persone durante tutto il programma (11,22%).
La prima puntata del programma “Che tempo che fa”, (quella con l’intervista con Enrico Letta) è stata seguita da 3.478.000 spettatori, con il 13,2% di share.
Non come i risultati da prefisso di altre trasmissioni.
Nella tabella che pubblichiamo si evince che uno spot di 30 secondi durante la trasmissione di Fazio costa da 62.000 a 72.000 euro, moltiplicate la cifra per il numero di spot di una sola puntata e già  vi farete un’idea.
Ecco cosa scriveva tempo fa il “comunicatore” Cinquestelle Claudio Messora: “Trenta secondi di pubblicità  all’interno di “Che Tempo Che Fa” valgono dai 62 mila ai 72 mila euro, soldi spesi volentieri dagli sponsor che riescono a raggiungere anche il 22,7% di share”.
Ma Grillo non è capace nemmeno a chiedere in casa, prima di sproloquiare.
E non chiede neanche ai suoi amici pidiellini che già  come Bechis avevano preso una facciata sui costi di Fazio. Franco Bechis su Libero, incappò in errore sui numeri di “Che tempo che fa”, interpretando male quanto dichiarato da Loris Mazzetti.
Quest’ultimo non disse che “Che tempo che fa” spendeva undici milioni di euro e ne ricavava otto — come capì Bechis — bensì che ne guadagnava otto.
Ovvero che, coperti i costi, Che tempo che fa guadagnava otto milioni. In pratica, ne ricavava (11+8) diciannove.
In pratica, al netto dei costi totali   (produzione e stipendi) pari a 11 milioni, la Rai, grazie a Fazio, guadagna 8 milioni l’anno con “Che tempo che fa”.
Ultima chicca, Grillo oggi ha sostenuto che il programma di Fazio “è prodotto da Endemol di proprietà  al 33% di Mediaset e che la Rai compra il suo programma da Berlusconi”.
Poveretto, neanche il tempo di spararla grossa che arriva la gelida replica di Endemol: “Mediaset non fa più parte del nostro azionariato da tempo”.
Ormai Grillo non fa più neanche ridere…

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IL DEPUTATO GRILLINO FIGLIO DI IMMIGRATI: “CARO GRILLO, SUI CLANDESTINI HAI SBAGLIATO”

Ottobre 14th, 2013 Riccardo Fucile

SORIAL: “TOGLIERE IL REATO NON E’ UN INVITO A IMBARCARSI, LE CAUSE DELL’EMIGRAZIONE SONO BEN ALTRE”… “CITTADINANZA A CHI NASCE DA GENITORI STABILMENTE IN ITALIA E PER CHI COMPLETA IL PERCORSO SCOLASTICO”

«Per me l’emendamento presentato al Senato per togliere il reato di clandestinità  era interessante e l’ho molto apprezzato».
Girgis Giorgio Sorial, deputato bresciano del M5s e figlio di immigrati egiziani, lo dice chiaro.
E dice anche che il post di Grillo e Casaleggio contro i senatori del MoVimento autori di quell’emendamento «ha preso alla sprovvista sia me che molti altri parlamentari. Per questo abbiamo chiesto a Grillo e Casaleggio di venire a Roma per incontrarci». Dice Sorial che bisogna sintonizzare meglio i tre pilastri del M5S: «Grillo e Casaleggio che restano il megafono del MoVimento; noi gruppi parlamentari e i cittadini che ci votano e dei quali siamo portavoce»
Sulla vicenda dei clandestini, il megafono magari ha steccato un po’.
Nel post «reato di clandestinità » si legge: «Questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia».
Concorda, Sorial?
«No, è chiaro che le cause dell’emigrazione sono altre. Anche se nessuno le spiega alla gente. Ci sono anche responsabilità  italiane. Quelle del Governo, ad esempio, che era pronto a far guerra alla Siria se ci fosse stato l’ok dell’Onu, mentre noi del M5S eravamo contrari senza se e senza ma. O quelle delle multinazionali e delle grandi industrie che in Africa e altrove sfruttano persone e territori, tolgono risorse e non reinvestono mai nulla».
A giugno, lei ha anche presentato alla Camera una proposta di legge sul «diritto di cittadinanza», a metà  strada fra ius soli e ius sanguinis.
«Prevede un doppio percorso. La cittadinanza per chi nasce in Italia ma solo se da genitori stranieri di cui almeno uno vi risieda legalmente da non meno di tre anni o da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia e vi risieda legalmente da non meno di un anno. Ma cittadinanza anche per meriti scolastici, ai bimbi che completano la quinta elementare o superano la maturità ».
Grillo, però, scrive: «quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?».
«È chiaro che il nostro programma elettorale è stato molto d’assalto, incentrato sull’economia e il lavoro. Ma è giusto iniziare il dibattito anche sul tema dell’immigrazione, che è molto complesso e richiede non solo un disegno complessivo, ma anche di livello europeo. Perchè, ad esempio, chi diventa cittadino italiano è automaticamente cittadino europeo».
Vi ridurrete a percentuali da prefisso telefonico, come teme Grillo?
«Ripeto, su questo abbiamo visioni differenti. La settimana prossima, Grillo e Casaleggio verranno a Roma proprio per un chiarimento».

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IL GATTO E LA VOLPE CINQUESTELLE IN MISSIONE A ROMA PER RIPORTARE IN CASERMA LA TRUPPA AMMUTINATA

Ottobre 14th, 2013 Riccardo Fucile

DA UN EX ELETTORE LEGHISTA (GRILLO) E DA UN EX CANDIDATO A LISTA APPARENTATA A FORZA ITALIA, CHE SI ASPETTAVANO I SENATORI CINQUESTELLE?

E come si guarderanno negli occhi l’uno con l’altro?
Manca poco all’incontro più dolente tra i vecchi capi padroni e il Movimento, o meglio la sua prima linea istituzionale e, comunque vada, entrambi i soggetti sederanno su una bomba innescata, perchè lo strappo consumato nell’aula del Senato sulla questione della clandestinità  ha aperto una faglia che nessuno potrà  ricomporre, la spaccatura non si chiuderà .
Grillo avrebbe garantito la sua presenza a Roma nelle prossime ore. Oggi? Domani?
à‰ grazioso assistere a questa incertezza perchè racconta storie non volendolo fare. Non è un mistero solo il «quando» e dovrebbe essere facile decidere, visto che a Roma tutti aspettano a braccia aperte e quindi chi fissa l’appuntamento è solo Grillo — ma anche il luogo.
Dove si vedranno per tentare di sciogliere un nodo tanto stretto? Non si sa, mentre pare certo che, come in altre occasioni, non ci saranno testimoni esterni a raccontare quel che accadrà , tanto per confermare la trasparenza della macchina da guerra del Movimento che aveva fatto dello streaming, della apertura all’occhio del web la sua bandiera.
Ma a questa trasparenza l’opinione pubblica ha imparato ben presto a rinunciare.
I dati della vertenza sono chiarissimi: da un lato, i senatori cinque stelle (seguiti da Pd e Sel) si sono fatti interpreti di un emendamento che sottrae la clandestinità  dall’area dei reati; dall’altra, Grillo e Casaleggio che hanno invece criminalizzato questa iniziativa politica dichiarandola estranea al percorso della condivisione governato dal non-statuto, nonchè estranea, ancora, all’area programmatica adottata dal Movimento. Cioè, secondo il duo, i senatori del M5S sarebbero fuori linea, avrebbero tradito impegni e principi.
Può essere che abbiano ragione; ma allora perchè non vengono espulsi?
Perchè non si allestisce per loro la gogna del blog?
Perchè non viene loro riservata la sorte capitata a chi è apparso in un talk show pur senza averne il permesso?
Tra l’altro, il principio si è dimostrato mobile: adesso nei talk sohw si può andare a parlar di stelle, ma evitando scambi peccaminosi.
Il diritto si piega alla quotidianità , poveri quelli che hanno pagato prima che il principio ammorbidisse.
Ancora: chi ha firmato quell’emendamento non sembra avere alcuna intenzione di rimangiarsi ciò che ha fatto.
Aiutato, in questa fermezza, dal tono e dalla sostanza culturale che il post dei due padroni del marchio ha incredibilmente reso, questi sì, trasparenti.
In quella comunicazione, si denunciava come le scelte e le ambiguità  del Movimento a proposito di questa umanissima e dolorosissima vicenda siano state legate non tanto a una convinzione politicamente formulata quanto piuttosto ad un calcolo elettorale. Uno stile inconfondibile, alle spalle di questa dichiarazione, che fa di Grillo e Casaleggio due formidabili cadaveri putrefatti.
SOTTO SCACCO
Del resto, non puoi votare Lega (come ha fatto Grillo), oppure una lista apparentata con il caimano (come ha fatto Casaleggio) e pensare di non condividere l’aria fredda da obitorio che aleggia in quei bacini culturali.
La verità  è che sia Grillo che Casaleggio sono sotto scacco, ecco perchè non si avverte il fragore delle ghigliottine, nel web.
Nei blog, persino chi non solidarizza con la materia sostenuta dai senatori critica il post dei capi-padroni e ne obietta l’autoritarismo.
E per la prima volta, anche i fedelissimi accennano all’ipotesi di una possibile implosione del Movimento sotto l’effetto di questo improvvido colpo di maglio.
Così, ecco di nuovo il Movimento costretto ad occuparsi di questioni interne invece che dei problemi reali del Paese.
Di più: si trova in queste condizioni giusto perchè i senatori Cinque Stelle hanno deciso di occuparsi di quei problemi, ma senza tener conto del calcolo elettorale al quale i due padroncini tenevano e tengono sopra ogni altra cosa.
Non se ne esce: pochi ne parlano con chiarezza e senza ricorrere a uno psicologismo familista, ma è in discussione esattamente la relazione di potere sbilanciatissima che tuttavia ha portato i Cinque Stelle dal nulla al 25% dei consensi.
Quindi, contestare quella relazione equivale a mettere le mani nel talismano che ha garantito quella fortuna di consensi, nonchè ammettere che la presunzione di rappresentare destra e sinistra è una baggianata da circo.
Difficile.

Toni Jop

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CASALEGGIO UMORISTICO: “DEI PROBLEMI SERI NE PARLEREMO NEL 2015”

Ottobre 13th, 2013 Riccardo Fucile

IL GURU PENSAVA DI TELECOMANDARE I PARLAMENTARI, ORA SUL REATO DI CLANDESTINITA’ CERCA DI PRENDERE TEMPO: “IN AULA NON LO VOTERETE PRIMA CHE SI ESPRIMA LA RETE” …E SUI PROBLEMI “SENSIBILI” MEGLIO ASPETTARE LE PROSSIME ELEZIONI”

Gianroberto Casaleggio ha perso la pazienza.
«Se non si rispetta il metodo, diventiamo un partito come gli altri. Senza la Rete, è finita. E la democrazia diretta salta». (come se finora non avesse deciso tutto lui…n.d.r.)
Per questo ha asfaltato la proposta dei senatori grillini sul reato di clandestinità .
Per questo ha pianificato l’attacco sul blog di Beppe Grillo contro il Fatto Quotidiano, reo di aver criticato il post dei due cofondatori.
E per questo, soprattutto, tenterà  di frenare l’emendamento della discordia: «In Aula non lo voterete finchè gli attivisti non si saranno espressi con la piattaforma».
Cercherà  la prova di forza, sperando che il fronte finora unitario dei parlamentari si sfaldi.
È in difficoltà , il guru. Non si aspettava la reazione dei militanti, nè la compattezza con la quale i gruppi parlamentari hanno difeso l’iniziativa sull’immigrazione.
E così ha lanciato la controffensiva. In questo schema rientra la sfida al quotidiano di Antonio Padellaro, da sempre il più amato dalla galassia cinquestelle.
La colpa? Aver pubblicato un editoriale di Marco Travaglio nel quale il vicedirettore riconosce il valore del Movimento, ma avanza anche alcune critiche.
È giusto consultare gli attivisti «per le scelte strategiche », rileva Travaglio, ma «per le altre agli elettori non si può dire tutto prima».
Quanto al reato di clandestinità  «i due capi dei 5Stelle hanno perso un’occasione per tacere».
La reazione non si fa attendere. Ed è affidata a un attivista che si firma “Tinazzi”.
L’accusa, la peggiore per gli ortodossi del Movimento, è di aver voltato le spalle alla causa del grillismo: «Possente campagna sul Fatto Quotidiano si legge sul blog del leader — che ha sostituito l’Unità  come organo del Pd (menoelle), ricca di battute e insulti contro Grillo (nuovo leghista…) ».
Insomma, il giornale è colpevole di «sobillare» i parlamentari grillini: «Sempre vero: meglio nemici diretti, che falsi amici». Il problema, però, è che l’editoriale della discordia è firmato dal giornalista più stimato dagli attivisti cinquestelle.
E infatti la Rete non apprezza, sommergendo di dure critiche il leader.
Una rivolta interna che è solo l’antipasto di quanto accadrà  nel meeting — forse martedì, forse sabato alle porte di Roma — tra i due cofondatori e la pattuglia di deputati e senatori.
Il leader e il guru ascolteranno i parlamentari.
Presenteranno l’attesa piattaforma per consultare gli attivisti, che tutto vaglierà .
Infine rilanceranno, fissando dei paletti: per decidere dei temi più controversi occorrerà  consultare la Rete.
Immigrazione compresa: «E se in Aula si vota prima del responso — spiegheranno — voi non voterete».
Quanto ai dossier più sensibili, dall’eutanasia alle adozioni gay, fino alla liberalizzazione delle droghe leggere, «le proposte dovranno essere votate e poi presentate solo alle prossime elezioni».
Non tutti la prenderanno bene, anche se gli ortodossi si stanno organizzando per rompere il fronte unitario.
Di certo, i dissidenti non si tireranno indietro. Almeno, così par di capire dal consiglio che il senatore Francesco Campanella offre a Grillo: «Se vuole che il progetto arrivi lontano, deve aprire la mano e lasciarlo andare».

Tommaso Ciriaco
(da “la Repubblica“)

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INTERVISTA A DARIO FO: “GRILLO HA SBAGLIATO, SPERO ABBIA CAPITO”

Ottobre 12th, 2013 Riccardo Fucile

“NON SONO UN ADULATORE DI GRILLO E CASALEGGIO E SULL’IMMIGRAZIONE MI CI SONO SCAGLIATO CONTRO”

Dario Fo ha appena finito un’interminabile riunione nella sua bella casa milanese, sua e di Franca, nella quale come sempre s’è appassionato.
A 87 anni il premio Nobel è ancora un vulcano di progetti, ora sta portando in tour in Italia il libro della Rame per Chiarelettere, In fuga dal Senato.
Ha accettato di parlare della sconfessione di Grillo dei suoi parlamentari sull’abolizione del reato di clandestinità . Le sue idee sono nette.
«Lo dice a me? Tutti quelli di sinistra ci sono rimasti malissimo leggendo quel post», spiega subito, usando per sè, classicamente, non alla maniera del Movimento cinque stelle, l’etichetta “di sinistra”.
Secondo lei come mai Grillo ha deciso di andarci giù così duro?  
«Beppe ha sbagliato e, credo, ha anche capito, ieri sera tardi (nella notte di giovedì), di aver esagerato. Da quello che so se n’è reso conto, e c’è chi gliel’ha detto in modo franco».
Lei sull’immigrazione anche di recente ha sostenuto, e fatto, cose che vanno in direzione opposta rispetto a quel post.  
«Ma naturalmente! Le ho dette e le ripeto. In un’occasione – nel libro che abbiamo fatto assieme con lui e Casaleggio – le ho anche scritte, per la verità . Nel libro mi sono scagliato duramente verso tutti e due per il fatto di non aver considerato – tutti e due (lo ripete, nda.) -, tra le altre cose, il grandissimo utile che viene all’Italia dall’arrivo di questi profughi. Non è solo una questione etica, ho detto. È un’opportunità  per noi italiani».
In che senso?  
«Parlando con loro – ci sentiamo spesso, quasi quotidianamente e facciamo anche diverse iniziative insieme – credo di aver alzato la voce quando sostenevo questo: ricordatevi che ogni anno, se non ricordo male, lo stato italiano incassa una cifra di undici miliardi di contributi versati da questi lavoratori. E pensate, gli ho detto, molti di loro, nonostante i denari che hanno versato, preferiscono poi andarsene lo stesso in Germania, o in Inghilterra, perchè l’Italia è un posto rovinato».
E loro? Non li ha convinti, si direbbe.
«Io sono sempre stato chiaro, non li ho mai adulati, sulle cose su cui non eravamo in accordo. Devo dire che entrambi, essendo intelligenti, alla fine hanno sempre capito e rispettato, e a volte sono anche venuti sulle mie posizioni. Tra parentesi, mi è capitato di fare spesso iniziative nel volontariato sia con Beppe sia con Casaleggio. L’ultima è che siamo andati in due associazioni che fanno assistenza ai ciechi, una a Milano e una a Genova. Questo è lo spirito del nostro lavoro».
Grillo secondo lei ha inteso queste sue osservazioni? Non sono critiche che provengono da un uomo ostile.  
«Io dico di sì, secondo me ha capito di aver esagerato. Ma l’altra parte del lavoro che voglio fare è aiutarle poi in concreto, queste persone. Le posso raccontare una storia?».
Quale?  
«Per tutta la giornata di ieri (giovedì) io e mio figlio Jacopo siamo stati al telefono con Lampedusa, col sindaco e la questura, volevamo far arrivare lì delle tende autoriscaldate per aiutare chi sbarca. E sa cos’è successo? La sindaca ci ha detto “non possiamo accettarle perchè gestisce tutto la questura”. C’è un protocollo e una burocrazia che stanno fermando tantissimi aiuti! È folle. Il nostro Paese è ridotto a questo. L’impiegata quando mi sono arrabbiato mi ha detto “ma sa, siamo in Italia…”. Che vuol dire, siamo in Italia? “Tu, sei in Italia!”, le ho strillato al telefono. Ovviamente non è colpa sua, ma che ragionamento è?».
C’è un problema nelle teste, prima ancora che nelle leggi e nella politica.  
«Sì. E cambiarle riguarda tutti, la cultura, i libri, i giornali. Abbiamo un sistema di media che lavora, spesso, non sempre, a disinformare, all’imbesuimento collettivo, al conformismo, a togliere la facoltà  di giudizio alla gente. È rimasto lo stesso di quando Franca e io fummo cacciati dalla Rai perchè lei in uno sketch famoso nominava ripetutamente la parola mafia. O perchè parlavamo di morti sul lavoro».
Un tempo ci piaceva raccontarci come italiani brava gente, ora i dati dicono che l’80 per cento degli italiani vuole più controlli, non meno, sui clandestini che sbarcano. Che è successo, la mutazione di Pasolini s’è compiuta fino in fondo anche su questo?  
«E’ un processo, non eravamo così, nel dopoguerra; lo siamo diventati. La prima responsabilità  per me è il disastro culturale, i soldi tagliati alle scuole, ai teatri; poi l’impossibilità  di far conoscere, di informare le persone».
Grillo però, anche in un movimento che nasce sull’idea di democrazia diretta, ha una responsabilità ; può orientare, non solo assecondare tutto questo.
«Io gliel’ho detto, e ripeto, credo che abbia capito».

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)

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FASE DUE: GRILLO ATTACCA ANCHE IL “FATTO” E LA BASE LO SCONFESSA, “BASTA, ACCETTA ANCHE LE CRITICHE”

Ottobre 12th, 2013 Riccardo Fucile

IL LEADER CINQUESTELLE ORA SE LA PRENDE ANCHE CON L’UNICO GIORNALE FIANCHEGGIATORE E I LETTORI NON GRADISCONO: “MA DOVE CAVOLO CI STAI PORTANDO…”

“Ma finitela di fare le vittime e imparate ad accettare le critiche”, scrive Sandro che invita “la dirigenza” 5 Stelle a non “perdere tempo con queste lamentele da asilo” e muoversi “a fornirci la piattaforma di democrazia diretta”.
Leandro, che si dichiara attivista ed elettore del movimento e bolla come “solenne stupidaggine” l’intervento di Grillo sugli immigrati, è preoccupato: “Non voglio che per colpa vostra il M5S perda consensi o la strada di rinnovamento fin qui percorsa. Smettetela! Il M5S siamo noi, non voi”.
“Daje Beppe,non te preoccupà  vai avanti come sempre!”, prova a incoraggiare Flavio. Ma Marco lo rimprovera: “Un pò di autocritica mai, eh?”.
E Daniele difende Il Fatto Quotidiano: “E’ sempre stato obbiettivo e se talvolta scrive male di noi lo fanno giustamente perchè ce lo meritiamo, visto che di errori ne commettiamo molti primi fra tutti Grillo e Casaleggio. Cosa pretendete, un organo di stampa servile? Non è il nostro organo di stampa”.
Quasi quattrocento messaggi in quattro ore. Di chi scrive per dirsi d’accordo con l’attacco al Fatto o per prendere le distanze. Questi ultimi appaiono la grande maggioranza e, come Gabriele, domandano: “Perchè una persona che ha gli ideali del M5S e che l’ha votato deve essere per forza d’accordo con tutto quello che si scrive in questo blog?”.

(da “Huffingtonpost“)

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FASE UNO, L’ARTICOLO DI TRAVAGLIO CHE NON E’ PIACIUTO A GRILLO

Ottobre 12th, 2013 Riccardo Fucile

LA LEGGE GRILLO CASALEGGIO

Nella politica italiana si fronteggiano ormai due modelli: da un lato quello fin troppo elastico dei vecchi partiti, che se ne fregano dei loro elettori e fanno il contrario di quello che han promesso in campagna elettorale perchè tanto, poi, in qualche modo, i voti li raccattano lo stesso; dall’altro quello fin troppo rigido del Movimento 5Stelle, ossessionato dal “programma” e dal rapporto fiduciario con gli elettori, al punto che Grillo e Casaleggio scomunicano i parlamentari M5S per aver presentato l’emendamento che cancella il reato di clandestinità , solo perchè non è previsto dal programma e non è stato sottoposto preventivamente al vaglio della Rete. Intendiamoci, la fedeltà  agli elettori e agli impegni presi con loro è un valore: si chiama coerenza e trasparenza.
Molto bene fecero Grillo e Casaleggio a far scegliere dagli iscritti al portale (magari pochi, ma liberi) i candidati per il Quirinale. E molto bene fanno a richiamare gli eletti all’impegno di non fare da stampella a governi altrui con maggioranze variabili peraltro non richieste da nessuno.
E molto male fece il Pd a far scegliere il candidato per il Quirinale a Berlusconi (prima Marini, poi Napolitano), impallinando Prodi e scartando a priori Rodotà , e poi ad allearsi col Caimano all’insaputa, anzi contro la volontà  degli elettori: in Germania, prima di dar vita alla Grosse Koalition con la Merkel, l’Spd ha promosso un referendum fra coloro che le hanno appena dato il voto.
Ma questo vale per le scelte strategiche, compatibili con tempi medio-lunghi.
Per le altre, agli elettori non si può dire tutto prima.
Ci sono emergenze e urgenze che nascono sul momento (in Parlamento bisogna votare a getto continuo sì o no a questo o quel provvedimento) e richiedono risposte fulminee, incompatibili con la consultazione dei sacri testi e del Sacro Web.
L’altra sera, a Servizio Pubblico, Rodotà  faceva notare come in Parlamento occorra cogliere l’attimo, sfruttare una situazione favorevole che si presenta lì, in quel momento, e poi forse mai più, e bisogna afferrare il treno per la coda prima che passi. Perciò l’altro giorno i parlamentari 5Stelle Buccarella e Cioffi hanno fatto benissimo a rilanciare una proposta già  contenuta nel loro “piano carceri” estivo — quella di abrogare il reato di clandestinità  — trasformandola in un emendamento che quel giorno, in quell’ora, aveva buone possibilità  di passare.
E così è stato: hanno colto alla sprovvista il governo, il Pd e Sel e li hanno costretti a votare con loro: il primo vero e concreto successo parlamentare di M5S, la prima proposta pentastellata a ottenere la maggioranza.
Cosa che non sarebbe accaduta se si fosse rinviato tutto di qualche giorno per avviare le complicate procedure di consultazione popolare.
Grillo e Casaleggio contestano sia il metodo sia il merito della proposta, convinti che, inserendo l’abrogazione del reato di clandestinità  nel programma elettorale, “il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.
Ma, così dicendo, denotano una profonda disinformazione in materia (dimostrata anche dall’assenza di qualunque proposta, nel famoso programma, sul tema della clandestinità ).
È vero che quel reato è previsto anche in altri paesi europei, sia pure in forme e con applicazioni diverse da quelle dello sciagurato pacchetto Maroni.
Ed è vero che l’immigrazione clandestina non può e non dev’essere lecita: nessuno Stato sovrano può tollerare che circolino indisturbate sul suo territorio persone senza un’identità  certa.
Ma non tutto ciò che è e dev’essere proibito può esserlo per le vie penali. Esistono anche sanzioni amministrative che, quando funzionano, sono altrettanto o addirittura più efficaci.
I clandestini non vanno inquisiti e processati per il solo fatto di trovarsi in Italia (quando commettono delitti invece sì, come gli italiani): vanno semplicemente identificati e poi espulsi dalle forze di polizia.
Ma con un distinguo: nel gran calderone dei “clandestini” in Italia sono compresi non solo gli immigrati che arrivano apposta per delinquere o vagabondare; ma anche gli onesti lavoratori che non riescono a ottenere il permesso di soggiorno perchè la Bossi-Fini impedisce loro di regolarizzarsi.
Una legge seria dovrebbe distinguerli nettamente: cioè agevolare le procedure di identificazione ed espulsione dei primi (con i mezzi necessari, visto che le questure non hanno soldi neppure per la benzina delle volanti, figurarsi per pagare il biglietto aereo ai rimpatriandi); e quelle di regolarizzazione dei secondi.
Poi ci sono i profughi, come gli ultimi sbarcati a Lampedusa, che hanno tutto il diritto di ottenere l’asilo in quanto fuggono da guerre e persecuzioni politiche.
Nè la Bossi-Fini, nè peraltro la precedente Turco-Napolitano, hanno mai aiutato a sciogliere questi dilemmi.
Ma tantomeno l’ha fatto il pacchetto Maroni: da quando l’immigrazione clandestina è un reato e non più un’infrazione amministrativa, le presenze di clandestini “veri” in Italia non sono diminuite di una sola unità , anzi han continuato ad aumentare.
Chi fugge per disperazione dal suo paese non si lascia certo intimidire da un reato finto, che non prevede il carcere nè prima nè dopo la condanna e finisce quasi sempre in prescrizione, o al massimo con una multa di qualche migliaio di euro che il condannato non può (o finge di non poter) pagare, visto che non lavora o lavora in nero o delinque.
L’unico risultato è l’ulteriore intasamento dei tribunali, già  oberati di arretrati spaventosi, con costi spropositati e risultati zero.
Grillo (che ha sposato un’iraniana) e Casaleggio non sono nè razzisti nè xenofobi, come s’è affrettata a scrivere la stampa di regime: semplicemente, essendo abituati al contatto con la gente, conoscono bene i sentimenti profondi e inconfessabili che animano milioni di italiani costretti a una vergognosa guerra tra poveri da una politica inetta e distante.
E temono di veder equiparato il loro movimento ai partiti che chiacchierano in tv, piangono ai funerali e non fanno nulla.
Ma, sulla clandestinità , i due capi dei 5Stelle hanno perso un’occasione per tacere. Invece di scomunicare i loro bravi parlamentari, dovrebbero elogiarli per il servigio reso all’Italia, e poi fermarsi a ragionare a mente fredda, interpellando qualche esperto della materia, per riempire il vuoto programmatico su un tema cruciale come questo. Con proposte serie e anche severe: non è scritto da nessuna parte che abolire il reato di clandestinità  implichi l’iscrizione automatica nel partito dei buonisti, delle anime belle che negano il problema della clandestinità , spesso collegata alla criminalità .
I 5Stelle hanno ancora la credibilità  per fare proposte, a differenza dei vecchi partiti che pontificano sull’un fronte e sull’altro, responsabili unici del disastro di oggi, avendo sempre oscillato fra le sparate xenofobe contro i “bingo bongo” da respingere in mare a cannonate e le geremiadi piagnucolose e generiche dell’“accoglienza” e dell’“integrazione” (che, con la loro inconcludenza, seminano anch’esse razzismo a piene mani).
Quindi continuino a insistere per l’abrogazione del reato di clandestinità  e di buona parte della Bossi-Fini, e poi propongano con che cosa sostituirle: a partire da un piano straordinario di controlli preventivi e repressivi efficaci, dotando dei mezzi necessari le forze dell’ordine.
E la smettano di vergognarsi dei propri successi.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)

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GRILLO E LA MALAPOLITICA: LA TRADUZIONE DEL GRILLO-PENSIERO

Ottobre 12th, 2013 Riccardo Fucile

“NON CREDIAMO IN NULLA E NON VOGLIAMO CAMBIARE NULLA: DICIAMO SOLO QUELLO CHE LA GENTE VUOL SENTIRSI DIRE IN QUEL MOMENTO, PER OTTENERE VOTI E FARCI GLI AFFARI NOSTRI”

Per una volta a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio possiamo dire soltanto grazie. Con il loro post, ormai giustamente famoso, sul reato di clandestinità  i fondatori del movimento 5 stelle hanno infatti disvelato i meccanismi della disastrosa Seconda Repubblica e della mala politica italiana molto meglio che in centinaia di comizi. Trattandosi di persone geniali, sono bastate loro due righe.
«Se avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità  durante le elezioni, avremmo preso percentuali da prefisso telefonico».
La traduzione del Casaleggio pensiero è meravigliosamente semplice e suona così.

«Noi non crediamo in nulla, non abbiamo principi, non siamo nè di destra nè di sinistra, come del resto abbiamo sempre detto, e non vogliamo cambiare nulla. Diciamo soltanto quello che la gente vuol sentirsi dire in quel preciso momento, per ottenere voti e consenso e poterci di conseguenza fare gli affari nostri, acquistare potere e piazzare chi vogliamo in Parlamento e ovunque. Col tempo faremo eleggere i figli in regione e le fidanzate alla Camera o alla Rai. Come prima di noi hanno fatto Bossi, Berlusconi e Di Pietro. E noi che siamo, più fessi?
Il programma non c’entra niente. Sull’immigrazione (e su molto altro) non c’è neppure una parola. S’intende che se e quando la gente cambierà  idea, lo faremo anche noi, secondo convenienza. L’abbiamo appena fatto sull’indulto, che invocavamo due anni fa, e sulla legge elettorale. Quando sei sempre d’accordo con la maggioranza, nessuno in questo paese ti rimprovererà  mai di essere incoerente. Neppure se voti con Berlusconi e con la Lega, come abbiamo rimproverato di aver fatto al Pd e continueremo, si capisce, a rimproverargli nei secoli dei secoli.
Tanto l’Italia è in rovina e non saremo certo noi a risolverne i problemi. L’unica è risolvere i nostri. Chi non è d’accordo può accomodarsi alla porta, perchè se “uno vale uno” è pur sempre vero che due, Grillo e Casaleggio, valgono più di tutti voi che non eravate e non sarete nessuno. Concedere libertà  alla servitù è stato fatale ai nostri maestri Bossi e Berlusconi. Tranquilli, non ripeteremo l’errore. Non per nulla abbiamo fatto depositare il marchio del partito dagli avvocati. Viva la costituzione!»

Grazie Beppe e Gianroberto, grazie ancora e, se volete, potete aggiungere altri grazie più nel vostro stile.
Era ora che qualcuno spiegasse agli italiani i meccanismi che ci hanno condotto in un ventennio a un passo dal baratro, guidati da una classe dirigente, si fa per dire, formata da capipopolo tanto popolari quanto cinici, cialtroni, reazionari e ignoranti.
Grillo e Casaleggio sono soltanto gli ultimi della lunga serie. Proprio per questo, qualche speranza esiste.
In fondo se si sono ribellati al padrone i leghisti e ora perfino i cortigiani di Berlusconi, forse possono farcela anche i parlamentari grillini.
Magari non Crimi, ma quelli intelligenti sì. Senza contare il luminoso esempio del Pd, che continua a far fuori un leader all’anno e ora sta volando nei sondaggi con un citofono al posto del segretario.
I capi che hanno sempre ragione non hanno mai portato fortuna all’Italia. Per finire, non è il caso comunque che Grillo e Casaleggio inseriscano la pena di morte nel prossimo programma elettorale.
Per i clandestini in fuga dalle guerre esiste già .
In Usa negli ultimi trent’anni sono morti meno assassini di quanti innocenti siano morti questa settimana nel canale di Sicilia.

Curzio Maltese

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