Ottobre 5th, 2013 Riccardo Fucile
LA CAPOGRUPPO TAVERNA FURIBONDA… SUL WEB 1.438 COMMENTI AL SUO POST CONTRO DI LUI: “VOLGARE”, “INCOMPETENTE”, “BERLUSCONIANO”…. “FACEVI MENO DANNI IN GIUNTA QUANDO NON CI ARRIVAVI PERCHE’ TI PERDEVI PER STRADA”
L’ira della capogruppo. Lui si giustifica: “Se lo diceva Crozza…”
Inseguito dai cronisti che gli chiedono conto di quel post offensivo — nei confronti di Silvio Berlusconi — scritto nel giorno in cui la giunta di cui fa parte vota sul destino del cavaliere, Vito Crimi sbuffa, allarga le braccia, diventa rosso: «Ma di cosa dovrei vergognarmi? Se l’avesse detto Crozza stareste tutti a ridere. Vi siete inventati una storia che non c’è».
Sarà .
Sarà stato davvero il collaboratore a scrivere su Facebook mentre lui era in camera di consiglio. Sarà stata una forzatura del centrodestra, quella di chiedere la sospensione della giunta.
Sarà stata scritta durante la seduta pubblica, quella battuta tutt’altro che elegante sull’età e le condizioni della prostata del leader del centrodestra.
Ma stavolta — a non capirlo — sono soprattutto i suoi.
Perchè al di là delle dietrologie sulla volontà dei 5 stelle di salvare Silvio Berlusconi per andare subito a elezioni, quel che filtra dal quartier generale di Milano e dal secondo piano di Palazzo Madama — è una solenne arrabbiatura.
Furibonda Paola Taverna — la nuova capogruppo — che nel pomeriggio ha ricevuto la telefonata indignata del presidente del Senato Piero Grasso, che era a pranzo col Papa ad Assisi: «Cosa state combinando? Dovete dire chiaramente chi ha scritto quel post».
Furibondi i colleghi: «Hai presente quando la tua squadra tira i rigori alla finale dei mondiali e la televisione si spegne perchè qualcuno ha staccato la corrente? », chiede in un tweet il deputato Walter Rizzetto.
E Lorenzo Battista — senatore — dice chiaro: «Crimi, facevi meno danni in giunta quando non ci arrivavi perchè ti perdevi per strada».
Una senatrice (ala “dissidenti”) propone le dimissioni dal Copasir, altra delicata commissione di cui il senatore fa parte.
Battista vuole «un chiarimento davanti all’assemblea».
Poi c’è la rete, che lo massacra: i commenti al suo post su Facebook — a sera sono 1438 — sono quasi tutti contro di lui.
Lo definiscono «volgare e incompetente », «berlusconiano a sua insaputa», lo insultano a loro volta, invocano le dimissioni.
La comunicazione cerca di prendere la situazione in mano. Uscito dalla giunta, Crimi sale al secondo piano: si chiude in un ufficio con Rocco Casalino, scrive solertemente quel che qualcuno gli detta dal vivavoce di un telefono: «È un attacco ignobile e vergognoso… volto a sollevare una cortina fumogena… prendo atto che la rete viene considerata un trastullo inutile, da inibire con leggi bavaglio liberticide».
Va a ripeterlo davanti alle telecamere. Tornato su, ai cronisti dice: «Ero appena rientrato da Washington, è il primo post che ho scritto… sì, potevo farlo domani, ma che importa? È una citazione di qualcosa che ha scritto un’altra persona, ha fatto ridere anche quelli della giunta prima che si scatenasse tutto questo».
Non riesce neanche lontanamente a concepire che, al di là del giorno, quelle frasi non sono adatte a un senatore della Repubblica.
Va via offeso: «Non ho violato nessuna regola, dovreste ringraziarmi perchè vi ho dato cosa scrivere nelle ore di black out della camera di consiglio, voglio vedere se avranno il coraggio di punirmi. Se puniscono me, è un problema per Internet, per tutti quelli che esprimono il loro pensiero».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 4th, 2013 Riccardo Fucile
CRIMI INFRANGE IL REGOLAMENTO DELLA GIUNTA PUBBLICANDO MESSAGGI SU FB… SCATTA L’ALLARME: “I GRILLINI SENZA BERLUSCONI SONO MORTI, IN SENATO VOTERANNO CONTRO LA DECADENZA”
Vietato postare e mandare messaggi dalla giunta delle immunità che giudica Silvio Berlusconi. E’ previsto dal regolamento.
Ma Vito Crimi lo infrange, pubblicando sulla sua pagina Facebook due status: il primo a commento di alcuni manifesti a firma “cuore azzurro” a difesa del Cav, comparsi questa notte a Roma.
Una scelta che ha prima scatenato le reazioni del Pdl.
Il capogruppo al Senato Renato Schifani ha chiesto la sospensione della Giunta: “Denunciamo – spiega in una nota – al presidente Grasso un fatto gravissimo” e poi la smentita del collaboratore del senatore M5s Adriano Nitto che su Facebook scrive: “”Buongiorno a tutti voi, amici. Chi scrive ora, come già accaduto in altre occasioni, è il collaboratore di Vito Crimi, che aggiorna la sua pagina quando Vito non è in condizione di poterlo fare (come è di norma per tantissimi altri collaboratori parlamentari). Alcune precisazioni: a) il post relativo a Berlusconi è stato inserito alle ore 10.04, prima dell’inizio dei lavori in Camera di Consiglio. b) i post successivi, già programmati (relativi a Lampedusa ed al resoconto “5 giorni a 5 stelle”) sono stati inseriti dal sottoscritto. In fede, Adriano Nitto Collaboratore parlamentare di Vito Crimi”
Il Pd lancia l’allarme.
“I grillini senza Berlusconi sono morti. Quello che stanno facendo in giunta, con un vero e proprio assist a Berlusconi, è propedeutico a quello che faranno in aula. Lì dovremo stare molto attenti, perchè voteranno contro la decadenza. Lo avevo detto, si sta verificando”. Sono queste le parole del vicepresidente della commissione Trasporti del Senato Stefano Esposito, a proposito della richiesta del Pdl di sospensione dei lavori della giunta a seguito del post del senatore del M5s Vito Crimi su Facebook.
Ad attaccare Crimi è anche Enrico Zanetti, responsabile delle politiche fiscali di Scelta civica: “Vito Crimi – dice – che dà a Schifani il pretesto di chiedere la sospensione dei lavori della giunta del Senato, per il gusto di scrivere su Facebook un commento da bambino di otto anni, è la cifra di come il Movimento 5 stelle sia totalmente incapace e inadeguato a portare avanti anche le istanze e le battaglie cui il suo elettorato tiene di più. Una verità che in questi sette mesi abbiamo constatato molte volte durante i lavori parlamentari in aula e nelle commissioni”.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
PAOLA DE PIN RACCONTA GLI INSULTI RICEVUTI DA CHI PARLA DI DEMOCRAZIA: “LE MINACCE SONO INIZIATE MESI FA”
«Mentre dichiaravo il mio voto di fiducia a Letta, pur con tutte le mie riserve, ho sentito un gran vociare e ho visto il senatore Castaldi venire verso di me e puntarmi il dito contro. Poi non ho capito più niente…».
Paola De Pin, ex Movimento 5 Stelle passata al Gruppo misto, la racconta così.
È lei una delle protagoniste della mattina più lunga per il governo. Ha tremato tenendo tra le mani il foglio del suo discorso, ha pianto, ha ricevuto insulti dai suoi ex colleghi pentastellati («Venduta», «Sei come Scilipoti», «Hai preferito il Palazzo al Movimento»).
Ma, più di tutto, si è sfogata. «Mi sono liberata dopo mesi di violenze verbali nei miei confronti. E anche oggi ho avuto la dimostrazione che il Movimento ha fallito, non ammette il dissenso». Peggio: «Contro chi la pensa diversamente usa il “metodo Boffo” alla stregua degli altri partiti».
«Andare per la quarta volta al voto con l’attuale sistema sarebbe una irresponsabilità senza precedenti», aveva detto la De Pin nel suo intervento in Aula, contestando “i vertici” del movimento di Grillo che «con la scusa della fedeltà a un pezzo di carta hanno tradito gli elettori che chiedevano un cambiamento».
Subito è stata bagarre. «Non esci di qui — le avrebbe gridato il senatore grillino Gianluca Castaldi — ti devi dimettere».
E lei era esplosa a piangere. In sua difesa si erano schierati i vicini senatori del Pd e poi lo stesso Letta le aveva espresso parole di «vicinanza».
Il presidente dell’Aula Grasso valuterà eventuali provvedimenti.
«Sono contenta della solidarietà , ma ribadisco che il mio è stato un voto travagliato. È quello che mi chiedeva la gente al supermercato: nessuno voleva tornare al voto già a novembre», racconta la De Pin raggiunta telefonicamente, dopo una riunione pomeridiana della commissione straordinaria per la promozione dei diritti umani di cui è segretaria.
«Continuo nel mio lavoro da senatrice – spiega ancora -. Sono contro alla linea dello scontro totale professata da Grillo da quando è entrato in Parlamento. Perchè non ha ottenuto niente».
Ed è proprio dai giorni delle consultazioni che, secondo la De Pin, è cambiato tutto. «Il principio per cui uno vale uno è saltato. Bisogna seguire la linea dettata dai leader. Ma io l’ho contestata e sono stata oggetto di minacce da parte di David Borrelli, il braccio destro di Grillo in Veneto, che ho querelato».
L’avventura politica della De Pin comincia proprio a Nordest, in quella Marca trevigiana un tempo feudo della Lega Nord.
«Ho studiato Scienze politiche a Padova ma non mi ero mai impegnata prima di entrare nel Movimento. Gestivo un negozio di grafica e di cartucce per stampanti», racconta. Poi il salto, da Fontanelle – piccolo comune nel Trevigiano – a Roma. «Appena ho espresso i miei parerei contrari alla linea sono stata oggetto di insulti, mail, telefonate che minacciavano me e i miei famigliari», dice la 49enne madre di due bimbi.
Poi la rottura. Datata giugno e in solidarietà ad Adele Gambaro, la senatrice espulsa con rigoroso voto on line.
E via di polemiche sulla diaria: «Ho già versato 6 mila euro in beneficenza. E così continuerò a fare con tutti i soldi che non spendo per ragioni di servizio», racconta. Ma aggiunge: «Certo, ora vivo a Roma e ho due collaboratori..».
Il suo futuro politico? «Non lo so, per ora ho fondato un’associazione di promozione sociale anche con altri fuoriusciti dal Movimento».
Il nome è già un programma: “Stelle Cadenti”.
Davide Lessi
(da “La Stampa“)
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Ottobre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
PAOLA DE PIN, EX SENATRICE GRILLINA, INSULTATA DAI SUOI EX COLLEGHI: GUAI A NON FARE DA RUOTA DI SCORTA A SILVIO
Paola De Pin, ex senatrice del Movimento 5 Stelle, passata al Gruppo misto, annuncia la fiducia al governo Letta (“Mio malgrado”, dice in Aula) e al Senato scoppia la bagarre.
Mentre la senatrice parla, tremando e con la voce a tratti incerta, gli ex colleghi M5S le urlano “venduta, venduta” e si lasciano andare a fragorosi “buuu”.
Quando De Pin finisce di parlare, le si fanno attorno i senatori del Pd per sostenerla. Molti le stringono la mano.
Le si avvicina anche il capogruppo Luigi Zanda.
La tensione sale a tal punto che un senatore M5S si avvicina ai banchi dove siede De Pin e comincia puntarle l’indice contro gesticolando e urlandole qualcosa.
I senatori Pd cercano di fermarlo e lo fanno allontanare.
Esplode la bagarre in aula tanto che alcuni senatori chiedono al presidente Pietro Grasso di intervenire perchè il gesto “è grave”.
Grasso, che stava ascoltando gli interventi durante il dibattito sulle comunicazioni di Letta, replica di non aver capito quello che stava accadendo e chiede ai questori di fare una relazione per valutare un suo eventuale intervento.
Dopo quello che è accaduto de Pin appare quasi in lacrime
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Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
ANCHE LA BASE DEL CENTRODESTRA PER LA PRIMA VOLTA SI DIVIDE DAVVERO… IL 42% DEGLI ELETTORI CINQUESTELLE VOGLIONO UN’ALLEANZA CON IL PD
Il fronte dei «diversamente berlusconiani» si comincia ad aprire anche nell’elettorato. 
La scelta di imprimere un’accelerazione alla crisi di governo, con le dimissioni dei ministri, non piace a un terzo degli elettori del Pdl: il 36% pensa che sia sbagliata, a fronte di un 64% che la condivide.
È il risultato di un sondaggio condotto da Ispo.
E c’è di più: un terzo di chi a febbraio ha votato Pdl si dichiara ora perplesso.
È una novità : per la prima volta si registra una disaffezione al partito (che non si traduce in una vera intenzione di voto, ma è significativa).
L’Ispo ha definito questa categoria i «delusi dal Pdl» e nota: «Ciò suggerirebbe, il condizionale è d’obbligo, che la scelta del Cavaliere abbia provocato, ed è la prima volta che accade dopo le elezioni, una sorta di terremoto nel partito».
Tra i «delusi», l’86% boccia la linea dura.
Si potrebbe creare uno spazio per i dissidenti.
Se i ministri che non hanno condiviso la rottura (Quagliariello e Lorenzin, ma anche Alfano e Lupi) fondassero una nuova forza politica di centrodestra, autonoma dal Pdl o neo Forza Italia, troverebbero l’adesione del 16% dell’elettorato pidiellino.
E a questo si somma un altro 32% che «prenderebbe in considerazione la possibilità di votarla». È invece circa la metà dell’elettorato berlusconiano, il 52%, a escludere di votare la nuova formazione
Ma tra gli elettori dei partiti che spingono per le urne, Pdl e Movimento 5 Stelle, non tutti vogliono tornare al voto.
Nel Pdl è il 30% a preferire che il governo Letta cerchi una nuova maggioranza, sostituisca i ministri dimissionari e continui a governare, contro il 70% che pensa sia meglio andare al voto. Tra gli elettori dei 5 Stelle è addirittura la maggioranza, il 58%, a essere contro la crisi di governo e il ritorno alle urne.
È il 42% degli elettori dei 5 Stelle a sostenere che, nonostante il niet di Grillo, il Movimento dovrebbe allearsi con il Pd e altre forze per una nuova maggioranza.
Renato Benedetto
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
“BEPPE SBAGLIA, SE ANDIAMO ORA AL VOTO E NON VINCIAMO CHE SI FA, ABBANDONIAMO TUTTO? E’ INFANTILISMO”
Lorenzo Battista è appena tornato da una missione in Turchia: «All’estero ci guardano come fossimo
i protagonisti di un film fanta-horror, un Paese che riesce a farsi ancora condizionare da Silvio Berlusconi e da chi continua a mantenerlo in vita».
Il senatore a 5 stelle chiama il Cavaliere «latitante d’aula»: «È riuscito a venire solo tre volte. Il Senato gli serve, ma lui non serve al Senato».
Per questo, perchè considera essenziale uscire da questa situazione, non è d’accordo con Beppe Grillo sul voto subito. E avverte: «Non sono il solo»
Secondo lei cosa bisognerebbe fare?
«Dico da tempo che dovremmo proporre un governo alternativo a Letta. Usare i nomi venuti fuori dalle “quirinarie”, stabilire alcuni punti su cui trovare un accordo, e vedere se davvero il Pd ha intenzione di dirci di no. Se lo fa, si prenderà la responsabilità davanti ai suoi elettori»
Un governo con chi?
«Gustavo Zagrebelsky sarebbe un ottimo ministro delle Riforme. Ma dovrebbe esserci uno scatto d’orgoglio del Pd, che invece mi sembra non stia facendo nulla per uscire da questa crisi».
Non è che voi abbiate aperto.
«Vero, ma non ho sentito Epifani dire chiaramente: “Escludo a priori di tornare al voto con il porcellum”.
I partiti stanno pensando a se stessi, non al bene del Paese, alquale serve una maggioranza stabile. E invece, con questa legge, ci ritroveremmo nella stessa situazione di marzo: con nessun vincitore. Al Senato c’è la proposta di modifica di Roberto D’Alimonte presentata da due democratici. Potremmo integrarla con qualcosa del nostro Parlamento pulito. Perchè nessuno lo propone?».
Bisognerebbe parlarsi.
«Il dialogo dovrebbe esserci sempre. Le riforme andrebbero fatte con la più ampia maggioranza possibile. Vorrei che il Pd si dimostrasse aperto al cambiamento».
Se lo facesse, il Movimento cambierebbe idea?
“C’è questa cosa che non facciamo alleanze, un Moloch insormontabile. Ma nel regolamento c’è scritto che possiamo anche condividere punti proposti da altri. È quello che bisognerebbe fare. La legge di stabilità va presentata entro il 15 ottobre. Che facciamo? Aspettiamo la troika? Vogliamo finire come la Grecia? Potremmo lavorare insieme e far passare le nostre proposte: il no alla Tav, agli F35, il tetto alle pensioni d’oro»
Grillo dice cose diverse: votateci, dateci la maggioranza o ce ne andiamo.
«Mi sembra un atteggiamento da bambino capriccioso. Se non vinci che fai? Abbandoni? E l’Italia?».
Di Battista ha chiesto a Luis Orellana di «non sparare cazzate» per aver fatto ragionamenti simili ai suoi.
«Di Battista deve capire che non può misurarsi solo sui “mi piace” della sua fan page. Lui cosa propone, oltre che salire sui tetti?».
C’è questa storia che non potete fare strategie perchè siete solo “portavoce”.
«Credevo fossimo un Movimento fatto dal basso, dove bisogna confrontarsi con gli attivisti e gli iscritti. Ma so già che alla riunione di domani ci sarà qualcuno che dirà : “La penso esattamente come il post di Grillo”. Mi chiedo che differenza ci sia tra queste persone e i falchi del Pdl, che non fanno che obbedire al loro leader»
Qualcuno di voi potrebbe staccarsi davanti alla possibilità di fare una buona legge elettorale con il Pd?
«Non lo so, parlare con i “se” e con i “ma” è difficile. Il processo decisionale però dovrebbe consentire una consultazione più ampia, senza che ci siano preventive indicazioni dal blog che potrebbero condizionare gli iscritti».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
ORELLARA IL PUNTO DI RIFERIMENTO DI CHI NON VUOLE SEGUIRE LA LINEA DEI VERTICI
Cinque sono sicuri. Ma potrebbero essere anche quindici. 
Si fa la conta nelle file del Movimento Cinque Stelle, cercando di capire quanti saranno gli Scilipoti che tradiranno.
Difficile però avere certezze. Ciò che è certo è che nelle ultime ore il dissidente numero uno il senatore Luis Alberto Orellana ha fatto capire chiaramente quale sia la sua posizione.
E in un’intervista a Europa ha dichiarato «Siamo pronti a sostenere un governo di scopo». Il nervosismo dilaga, i cellulari sono roventi.
E ci si preoccupa che lo siano anche quelli dei dissidenti.
Ci si consulta, preoccupati anche per la situazione generale del Paese.
IL POSTO FISSO
Per quanto riguarda i parlamentari uscenti, ci si immagina la tentazione di chi ha paura di non essere più eletto e si cerca dunque di mettere al riparo il proprio stipendio da parlamentare.
E si cerca di indovinare le posizioni di chi a uno scontro totale, preferisce invece collaborare per tenere in piedi il governo di centro sinistra per andare a elezioni in un secondo momento.
Quello che è più certo è che difficilmente in queste ore il Pd possa trovare un accordo con Grillo.
Troppe infatti dovrebbero essere le concessioni da fare sull’altare di Grillo: la Tav e l’abolizione del finanziamento ai partiti solo per citarne alcune.
Prezzi assai alti per Letta. Ma anche per altri esponenti dei democratici.
GLI ADDII
«Letta? Non sentiremo la mancanza, tutti a casa»», scrive Crimi su Facebook.
Tutti alle urne allora, anche con il Porcellum, come ha dichiarato Grillo ai giornali stranieri. Con la consapevolezza che più passano i mesi è più i voti dei Cinque Stelle rischiano di scendere.
Ma molti Cinquestelle potrebbero smarcarsi dalla linea decisa dal vertice.
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
“TRA I PARLAMENTARI CINQUESTELLE MAMME E FIGLIE ELETTE, COMPAGNE DI CONSIGLIERI COMUNALI, SORELLE DI CONSIGLIERI REGIONALI: VADANO A DARE LEZIONI DI MORALE AD ALTRI”
“Nel Movimento 5 Stelle siamo di fronte ad una vera e propria parentopoli e lezioni da chi fa
parentopoli non le accettiamo”.
E’ imbufalita il deputato Pd Pina Picierno che, durante la discussione in Aula sul ddl relativo all’abolizione del finanziamento pubblico diretto, risponde duramente al collega del M5S, Carlo Sibilia, e conclude le sue parole con un inequivocabile “vaffa” a microfoni spenti.
Il parlamentare pentastellato nel suo breve intervento ha menzionato l’uso consolidato di promettere posti di lavoro in cambio di voti.
Ma la Picierno non ci sta e ammonisce: “Tra i banchi e nelle file del M5S siedono anche mamme e figlie elette. Parlo della circoscrizione Lazio 2: mamma al Senato e figlia alla Camera, parlo degli onorevoli Ivana Simone e Cristian Iannuzzi. Vorrei ricordare” — continua — “che l’onorevole Giovanna Mangili e Laura Bignami sono compagne di eletti consiglieri comunali del M5S. L’onorevole Cancelleri è la sorella di Giancarlo Cancelleri, capogruppo all’Assemblea regionale siciliana, così come l’onorevole Cristiana Di Pietro è sorella di Stefano, consigliere comunale di Genova” .
Imbarazzo tragico tra le file dei Cinquestelle, beccati con le mani nella marmellata.
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Settembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
CRESCE IL DISAGIO NEL GRUPPO VERSO LA FEDELISSIMA DI GRILLO
Sono pronti. Otto, forse dieci senatori grillini moderati. 
In rotta con i falchi pentastellati e tollerati a stento dalla cabina di regia del Movimento, progettano un governo con il Partito democratico.
Non un Letta bis, sia chiaro. Piuttosto, un esecutivo guidato da una figura terza, “alla Rodotà ”.
Se si dovesse aprire uno spiraglio, i dissidenti sarebbero pronti a mettere in gioco anche il seggio parlamentare, rimettendolo al giudizio della Rete insieme a una semplice domanda: è ancora possibile sostenere un governo del cambiamento
Per ora restano nell’ombra, in attesa che la ruota si fermi. E continueranno a non esporsi, soprattutto se il Pdl dovesse annunciare un nuovo voto di fiducia a Enrico Letta.
Ma in caso di stallo usciranno allo scoperto.
Fra gli altri, su posizioni critiche si attestano Fabrizio Bocchino e Alessandra Bencini, Luis Orellana e Francesco Campanella, Lorenzo Battista e Francesco Molinari, Maurizio Romani e Maria Mussini
Un primo messaggio è stato recapitato ieri. Nel segreto dell’urna. In 14 (più 3 assenti) hanno preferito votare scheda bianca o nulla pur di non sostenere una delle due senatrici “talebane” in ballottaggio per la guida del gruppo del Senato.
Alla fine – con 20 voti su 50 l’ha spuntata Paola Taverna, romana del Quarticciolo.
Ha sconfitto Barbara Lezzi, che si è fermata a 13
Nessuno più di Taverna interpreta l’anima ortodossa e radicale del Movimento.
Lo chiarisce lei stessa, nel pomeriggio dell’incoronazione: «Altri governi? Non esiste, la linea è sempre la stessa». Ma non basta.
Da sempre predica il pugno di ferro contro il dissenso. E non si smentisce: «Nuovi scenari? Io sono per la libertà , chi vede questa possibilità se ne va…», risponde in rima.
Eppure, i moderati continuano a proporre un patto con il Pd.
Chiedono che sia la Rete a esprimersi – anche sulla loro permanenza in Parlamento – e sono pronti a dar battaglia in assemblea.
Lo si capisce ascoltando Campanella. Arriva da trent’anni di militanza sindacale, pretende rispetto: «Un Letta bis non esiste, ho una storia e una dignità ».
Ma ragionare di un esecutivo con una personalità super partes, questo è possibile: «Io non ci credo, ma se il Pd facesse uno scatto di reni e lanciasse una proposta convincente anche per chi ci ha votato, chi saremmo noi per dire no, Terminator?».
Beppe Grillo, intanto, si appresta a reclamare nuove elezioni, sparando contro un Letta bis.
D’altra parte, assicura l’ormai ex capogruppo Nicola Morra, «se andiamo al voto vinciamo».
Nel frattempo, però, il leader lancia l’idea di un referendum tra gli iscritti per valutare la migliore riforma elettorale.
Con buona pace dei progetti su cui i parlamentari M5S lavorano da mesi.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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