Settembre 13th, 2013 Riccardo Fucile
E’ L’ULTIMA DI TANTE DIVERGENZE TRA IL PRIMO CITTADINO E L’EX COMICO
A Parma cominciano le prove generali per lo ius soli.
I Cinque stelle in accordo con il Pd hanno dato il via libera a un provvedimento per concedere la “cittadinanza civica” ai figli di stranieri che risiedono in Italia da almeno cinque anni.
Due volte all’anno a 500 bambini con genitori senza cittadinanza italiana sarà conferito il riconoscimento che concederà loro la “cittadinanza parmigiana”.
Un gesto puramente simbolico per ora, in attesa che l’argomento venga discusso anche a livello nazionale, ma che potrebbe sollevare un polverone all’interno del Movimento 5 stelle e portare a uno strappo con Beppe Grillo, che più volte ha espresso le sue perplessità sullo ius soli, ammettendo eventuali cambiamenti delle regole solo con un referendum.
Parma però, almeno nelle idee e nei primi atti, sembra seguire un’altra direzione, e la cittadinanza civica ai figli di immigrati regolari ne è una prova.
Non è la prima volta che i Cinque stelle ducali e Grillo hanno visioni differenti, e ultimamente il sindaco Federico Pizzarotti ha espresso opinioni non del tutto in linea con il leader del Movimento su temi come il porcellum o la durata del governo.
Da ultima, la questione inceneritore e “Food Valley avvelenata”, che ha costretto il sindaco a giustificare di fronte alla città le dure affermazioni di Grillo, che sul blog ha continuato a pubblicare post contro l’accensione dell’impianto, come l’appello dell’attore Jeremy Irons.
La proposta di introdurre la cittadinanza civica per i figli di stranieri era stata sollevata dal consigliere del Pd Alessandro Volta e in commissione Affari istituzionali ha incontrato il favore dei consiglieri Cinque stelle.
Unici ad opporsi all’intesa Udc e Pdl, che hanno sottolineato l’inutilità del provvedimento, dal momento che è di natura simbolica e non produce alcun effetto.
“La normativa locale non può sostituirsi a quella nazionale” ha fatto notare Giuseppe Pellacini (Udc). A livello giuridico per i figli di immigrati le cose non cambieranno, ma la cittadinanza civica sarà un riconoscimento territoriale, che li attesta come “parmigiani”, anche se fino al compimento della maggiore età non potranno fare richiesta di carta di identità o passaporto italiano.
Per il via libera ufficiale si dovrà attendere il prossimo consiglio comunale del 17 settembre, quando l’assemblea sarà chiamata a votare la delibera approvata in commissione, ma con la maggioranza che i Cinque stelle hanno sui banchi la votazione sarà solo una questione di formalità .
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
I CINQUESTELLE CAMBIANO LA STRATEGIA MEDIATICA, LA TV NON E’ PIU’ IL NEMICO: DIPENDE DA CHI CI VA
Qualche sera fa se ne erano accorti solo i nottambuli. 
Nella nuova striscia notturna de La 7 -Nightline — il capogruppo al Senato Nicola Morra sedeva e discuteva accanto al pdl Lucio Malan.
Ma come? Niente intervento esterno? Niente angolino separato?
Ebbene no, indietro tutta.
La strategia comunicativa del Movimento è cambiata. La tv era il nemico, un tempo (una scusa buona per cacciare Favia, Salsi, Mastrangeli).
Adesso la tv serve, eccome.
Così, scesi dal tetto sabato scorso, i 12 deputati in difesa della Costituzione, sebbene accolti da appena cento persone in piazza, ripetevano: «È stato un successo, siamo andati su tutti i tg».
E ieri l’argine è definitivamente franato nel momento incui Luigi Di Maio dibatteva con Debora Serracchiani a 8 e 1/2 a suon di «però se non mi fa parlare».
Precedendo di poco le performance di Nicola Morra a Virus e Vito Crimi a La gabbia.
Non c’è niente di casuale, in questa invasione di 5 stelle sul piccolo schermo. «Evitiamo i pollai e il plasticume di certe trasmissioni — dice il consulente della Comunicazione Claudio Messora all’Adnkronos — ma non rifuggiamo il confronto». Poi rivela: «Anche Grillo e Casaleggio incontreranno presto i giornalisti. Tra due settimane ci sarà la prima conferenza stampa a Milano. Ne prevediamo due al mese».
Nel frattempo, domani, i parlamentari già prescelti andranno al terzo “corso di comunicazione” alla Casaleggio Associati.
Sono 12, numero apostolico che da quelle parti sembra piacere.
In teoria dovrebbero turnare, ma non si è ben capito quando, nè per scelta di chi.
E che importa se il regolamento dice: «Evitare i talk show», e se sul suo altare si sia consumata più di una espulsione.
Se lo decidono Grillo e Casaleggio, le deroghe sono ammesse, salvo poi brandire le “tavole della legge” davanti ai pericolosi “dissidenti”.
Anche ieri, alla Camera, mentre in aula Paolo Bernini rammentava — ahinoi al mondo che «sull’11 settembre non ci sono prove», e che fu «un lavoro interno » agli Stati Uniti, uno scorato Tancredi Turco attaccava Casaleggio: «Noi non possiamo confonderci col Pd e lui può confondersi con Cernobbio?».
Poi la tesi, ormai diffusa: «Quel che serve è un governo di scopo su legge elettorale e di stabilità . A decidere dev’essere la Rete».
Il “guru” è furioso, con chi lo attacca.
«Li voglio fuori», è la frase risuonata nel quartier generale dopo le critiche degli ultimi giorni. Intanto, però, gioca una sua strana partita.
E in una pausa dei lavori di Cernobbio posa senza cravatta, in esclusiva per il settimanale della famiglia Berlusconi Chi.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Settembre 10th, 2013 Riccardo Fucile
PER “NON LASCIARE INDIETRO NESSUNO” (DI QUELLI CHE PAGANO), PER “L’ACCESSO ALLA CONOSCENZA” (METTENDO MANO AL PORTAFOGLIO), ECCO I “NEMICI” DELLA TV FIUTARE L’AFFARE: DECODER A 60 EURO, ULTIMA TROVATA DI GRILLO DI E CASALEGGIO CHE SARANNO TITOLARI DEI DIRITTI
Grillo e Casaleggio, finora nemici giurati della televisione vecchio stampo, sono pronti a entrare nel magico mondo del tubo catodico.
Le web tv del MoVimento, infatti, è pronta per il grande salto: diventare una televisione vera e propria.
Il nome resterà lo stesso — “la Cosa” – ma nelle prossime settimane verrà commercializzato un decorder che permetterà , al modico prezzo di 60 euro, di seguire tutti i principali eventi politici e gli approfondimenti dei Cinque Stelle attraverso un canale digitale dedicato.
I diritti di immagine — scrive oggi l’Unità — saranno riservati esclusivamente all’impresa Grillo, Casaleggio & Co.
È la stessa web tv a spiegare la sua imminente trasformazione: “L’abbiamo pensata per far arrivare a tante persone che non vanno su internet i nostri contenuti”. Come per ogni tv commerciale serve un palinsesto…
Eccolo. Si va dalle dirette streaming delle riunioni dei gruppi parlamentari, a quelle degli interventi in aula dei deputati 5 stelle (lo potremmo definire Parlamento Reality, peccato che lo stipendio dei partecipanti lo paghiamo noi), alle puntate settimanali di approfondimento, agli interventi di Grillo, sino agli show di massa, appunto i VDay e, newentry in co-produzione con FattoTv, “le notti della Costituzione”, happening di artisti e nomi noti dello spettacolo.
Il decoder — spiegano dalla Casaleggio Associati — potrà essere acquistato solo individualmente direttamente dai siti che vendono la Raspberry, come un normale acquisto online.
Per l’acquisto si pensa al sito modmypi.com. Quasi tutto deciso, dunque.
Ora si tratta solo di capire come i sostenitori e i simpatizzanti del MoVimento prenderanno questo nuovo cambio di rotta della coppia guru-leader.
Quando il popolo del nuovo guru si sveglierà sarà sempre troppo tardi.
(da “Huffington Post”)
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Settembre 9th, 2013 Riccardo Fucile
SALE LA CRITICA PER LA PARTECIPAZIONE DELL’EX CANDIDATO DI FORZA ITALIA AL FORUM AMBROSETTI CON BANCHIERI E CAPI DI STATO
“Sto in un Movimento che non ama i potenti e si tiene lontano dalle loro stanze dorate. A Cernobbio uno di noi non c’entra nulla”.
Francesco Campanella, senatore del gruppo 5 stelle, commenta così la presenza del cofondatore Gianroberto Casaleggio al Forum Ambrosetti di Cernobbio.
Un intervento di un’ora, tra l’èlite di uomini di Stato e della finanza mondiale radunati a porte chiuse, per parlare di democrazia diretta.
Ma non tutti hanno apprezzato.
Polemico era già stato il senatore Tommaso Currò che era andato a recuperare un articolo polemico sul Forum di un anno fa scritto da Claudio Messora, responsabile del gruppo comunicazione al Senato.
Piccoli battibecchi ma che rivelano qualche malumore interno.
Così Gianroberto Casaleggio ha scritto un breve intervento sul sito di Beppe Grillo per garantire trasparenza: “A giorni pubblicherò il mio intervento di Cernobbio sul blog”, scrive l’ideologo del Movimento, “Al Forum di Ambrosetti ho detto che i giornali e le televisioni sono gli strumenti del potere in Italia. A una domanda sul mio ottimismo, ritenuto eccessivo, sulla democrazia diretta, ho risposto che la diffusione dell’informazione grazie a Internet renderà possibile la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e la diffusione di strumenti di democrazia diretta”. Democrazia in Italia è una parola priva di significato perchè, spiega: “I referendum abrogativi, come quello sul finanziamento pubblico dei partiti, sono ignorati, la legge popolare Parlamento Pulito firmata da 350.000 cittadini non è stata neppure discussa in Parlamento, e lo stesso Parlamento, che dovrebbe essere la massima espressione della volontà popolare, è esautorato dal governo con i decreti legge e formato da nominati dai partiti”.
Concetti abbastanza banali, come se i candidati Cinquestelle non fossero anche loro imposti dal’alto
Un breve passaggio dell’intervento sul blog di Casaleggio cerca anche di spiegare lo scontro con i giornalisti all’inizio del Forum.
Secondo quanto riportato infatti, il cofondatore del Movimento avrebbe impedito, almeno in un primo momento, la presenza di giornalisti e fotografi in sala.
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Settembre 7th, 2013 Riccardo Fucile
LA SCENEGGIATA GRILLINA E’ COSTATA UNA CIFRA AI CONTRIBUENTI ITALIANI, ORA LA CAMERA CHIEDE GIUSTAMENTE I DANNI PER LE 60 PERSONE TENUTE IMPEGNATE PER 24 ORE
Non si sa chi avesse selezionato tra le decine di deputati Cinquestelle i 12 piccoli “rivoluzionari”
che hanno raggiunto i tetti di Montecitorio promettendo una “occupazione a oltranza” in difesa della Costituzione”.
Quello che è certo è che dopo appena 24 ore l’artrosi deve aver avuto il sopravvento e i dodici apostoli sono scesi a valle, mendicando la scusa che volevano incontrare la base che li attendeva in piazza (ovvero 200 misere unità ).
La sceneggiata è finita, il canto del grillo si è ascoltato allìora del Vespro: tutti a casa a fare merenda: un’altra pagina dei pataccari grillini è terminata
In compenso la Camera dei deputati chiederà un risarcimento ai deputati Cinque Stelle che hanno occupato il tetto di Montecitorio.
”Di fronte alla nuova affermazione del vicepresidente Luigi Di Maio circa la insussistenza di oneri derivanti dalla iniziativa dei deputati del Movimento 5 Stelle, i costi della manifestazione, iniziata nel tardo pomeriggio di ieri, ci sono e comportano oneri economici legati alle attività tecniche, di sicurezza ed al presidio di pronto soccorso predisposte per l’occasione”, spiegano i questori di Montecitorio con un comunicato.
“A questi si aggiungono — prosegue il comunicato — i vistosi riflessi organizzativi connessi alle maggiori prestazioni orarie che avranno conseguenze sull’attività amministrativa. I costi saranno a breve compiutamente contabilizzati. Quando l’ufficio di presidenza discuterà il tema delle eventuali sanzioni nei confronti dei responsabili della manifestazione i questori chiederanno che venga aggiunto anche il risarcimento dei costi sostenuti dall’amministrazione della Camera. Il collegio dei questori rivolge — conclude il comunicato — un sentito ringraziamento alle oltre sessanta persone impegnate durante lo svolgimento della iniziativa dei deputati del Movimento 5 Stelle”.
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Settembre 7th, 2013 Riccardo Fucile
O DIVENTI PROTAGONISTA O RESTI CAMMEO
Il M5S vuole essere un protagonista delle vicende politiche italiane o preferisce avere la funzione del “cammeo”?
Come inedita forza politica vuole agire o intende solo produrre effetti scenici?
Il “cammeo”, nel linguaggio cinematografico, è la partecipazione di una star in un ruolo di scarsissima incidenza sull’insieme del film e sulle vicende narrate, ma capace di attrarre molti spettatori proprio perchè un “nome”.
Due questioni all’ordine del giorno, anzi ad horas, costituiscono il banco di prova per capire quale ruolo il M5S intenda svolgere: protagonista o “cammeo”.
La prima questione è la crisi di governo, che Berlusconi brandisce come un ricatto, con annesso messaggio (eversivo) da far esplodere in tutte le tv.
Ai ricatti può essere sensibile solo chi è ricattabile, dunque Napolitano e Letta diamo per ovvio che non ne siano neppure sfiorati, e la stessa cosa ci piacerebbe poter azzardare anche per l’intero gruppo dirigente del Pd.
Tuttavia la crisi potrebbe essere aperta in ogni momento, perfino mentre state leggendo questo giornale.
A quel punto il dilemma per il M5S non sarà (non è): alleanza col Pd oppure no.
Che venga messa in questi termini da gran parte dei media è anzi già fuorviante e manipolatorio.
I termini esatti della scelta suonano invece: il M5S avanza una propria proposta di governo, o si limita a lasciare l’iniziativa agli altri, regalando con ciò in monopolio alle forze politiche ogni ruolo di protagonisti?
Dire no a ogni ipotesi di Letta bis (o di un governo Amato di cui si vocifera nel Pd) va da sè, ma limitarsi a questo vuol dire, appunto, relegarsi al ruolo di “cammeo” (con cui si possono anche strappare applausi e standing ovation).
Essere protagonisti significa invece avere la forza e l’intelligenza di imporre la propria agenda e la propria iniziativa, costringendo le altre forze politiche alla subalternità , mettendole con le spalle al muro, spingendone una parte a piegarsi “obtorto collo” alle proposte di governo del M5S.
Proposte che il movimento ha rivendicato di aver già compiuto, accusando il Pd di non averle volute neppure prendere in considerazione: un governo senza partiti, guidato da una personalità di riconosciuta e adamantina “statura” repubblicana.
La lista delle preferenze del M5S per i nomi di tale personalità è stata stilata attraverso una consultazione on line di alcune migliaia di attivisti al momento dell’elezione del presidente della Repubblica.
I nomi di Rodotà e Zagrebelsky dovrebbero perciò suonare come la proposta ovvia che il M5S porterà al Quirinale in caso di crisi di governo.
Pretendere che Napolitano affidi “al buio” al M5S la carica di premier, come qualcuno nel movimento ha pure ventilato, è in patente conflitto con l’art. 92 della Costituzione ed equivarrebbe alla rinuncia a svolgere una qualsiasi azione nella crisi.
Se il M5S farà solennemente questi nomi al Quirinale, e magari fin d’ora al paese, il Pd sarà messo nell’angolo.
Non vorrà neppure sentirne parlare, un governo senza ministri di partito a chi vive di partitocrazia deve fare l’effetto dell’aglio sui vampiri.
Ma il Pd potrà davvero dire di no e basta? Perchè la soluzione a quel punto proposta dal M5S con tutti i crismi istituzionali avrebbe dalla sua i seguenti atout: personalità ineccepibili per caratura morale, prestigio professionale, credibilità internazionale e disinteresse personale, che sceglierebbero ministri con le stesse caratteristiche, cioè l’Italia delle eccellenze sotto tutti questi profili.
Con quali argomenti il Pd potrebbe dire di no? Come potrebbe giustificarsi con il proprio elettorato potenziale?
È stata al governo con i Brunetta e le Biancofiore e troverebbe ripugnante sostenere come premier chi per tutta la vita ha operato in coerenza con i valori di “giustizia e libertà ” che il Pd sbandiera in ogni comizio come irrinunciabili?
E come spiegherà il Pd che preferisce andare alle elezioni con il Porcellum, o evitarle con un governicchio Letta bis o Amato ter, pur di rifiutare la proposta avanzata dal M5S, che anche quasi tutti gli elettori democratici apprezzerebbero?
Il tutto, in un orizzonte di incredulità europea per chi si piega al ricatto di un Delinquente patentato, e di manifestazioni di massa sul web e nelle piazze a favore di un governo di legalità repubblicana.
Quanto alla riforma elettorale, seconda cartina di tornasole su cui misurare la capacità del M5S di essere protagonista, la scelta del solo modello proporzionale (con collegi piccoli e metodo d’Hont) rischia anch’esso di fare “cammeo”.
I sistemi proporzionali hanno il pregio di rispettare (più o meno) il criterio della rappresentanza, ma il difetto di non consentire agli elettori di scegliere la maggioranza di governo, demandata alle “pastette” post-elettorali.
Il M5S avrebbe perciò dovuto (dovrebbe) mettere sul tappeto, oltre a una proposta di proporzionale, anche una proposta di maggioritario.
A due turni, perchè quando le forze elettorali principali sono più di due (e oggi in Italia sono tre: Pdl, Pd, M5S) il maggioritario a un turno trasforma le elezioni in roulette.
E poichè con le elezioni-gioco-d’azzardo del Porcellum (o il Mattarellum) Berlusconi potrebbe, con meno di un terzo dei voti, prendersi tutto, per la democrazia sarebbe una “roulette russa”.
Per cui il M5S farebbe bene ad avanzare anche una proposta di legge elettorale maggioritaria, ricalcata sul doppio turno con cui si elegge il sindaco, e proporre alla discussione entrambi i modelli, a seconda che si voglia privilegiare la capacità dell’elettore a essere rappresentato o a scegliere la maggioranza di governo.
Paolo Flores D’Arcais
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 6th, 2013 Riccardo Fucile
“SONO GLI ATTIVISTI DEL MOVIMENTO CHE DEVONO STABILIRE SE ESSERE O MENO FAVOREVOLI AL CONFRONTO CON LE ALTRE FORZE POLITICHE”… STAVOLTA PER GRILLO NON E’ FACILE GARANTIRE PROTEZIONE AL PDL
Luis Alberto Orellana continua a insistere sulla necessità di aprire un dialogo con le altre forze politiche in caso di rottura tra Pd e Pdl.
Possibilità che, comunque, dovranno valutare gli attivisti.
Una posizione che nei giorni scorsi ha fatto finire il senatore 5 Stelle nel mirino di Grillo — sul suo blog è stato definito nuovo “Scilipoti“ – ma che oggi riafferma con un lungo post su Facebook. “La mia proposta — spiega — è di essere pronti a un dialogo con le altre forze politiche considerando che la eventuale rottura fra Pd e Pdl aprirebbe uno scenario di crisi di governo dove i nostri voti al Senato potrebbero essere decisivi dando al M5S un grande potere contrattuale nelle consultazioni”.
Parole che però non piacciono al capogruppo del Movimento a Palazzo Madama Nicola Morra. “Spero che tutto si ricomponga — ha detto — sono convinto che con Luis ci confronteremo e sono certo si possa ragionare”.
E riguardo l’ipotesi dell’espulsione spiega di non volerci “nemmeno pensare”. Ma sulle possibilità di dialogo con le altre forze politiche, Morra è netto: “Con questa gente non si dialoga — dice ai cronisti — semplicemente perchè sono sordi”.
Al contrario, per Orellana il dialogo “potrà portare a tutto come a niente. A tanto o a poco. Dipenderà dalle nostre capacità negoziali e dalla buona volontà di dialogare degli altri. Un dialogo — insiste — come quello in atto in Sicilia, che ci consente di incidere nelle decisioni regionali siciliane. Un dialogo come quello di aprile scorso nei famosi colloqui in diretta streaming. Non è quindi nel nostro Dna — precisa — evitare il dialogo ma è una scelta che ci siamo imposti e che invito a riconsiderare”.
L’ultima parola però, a detta di Orellana, spetta agli attivisti del Movimento.
“Tutto da capire e da verificare per carità . Non ho certezze e tanti dubbi — ammette — ma non posso smettere di pensare che un esplicito coinvolgimento e pronunciamento degli attivisti sia imprescindibile. Abbiamo preso il 25% dei voti — scrive — ho il bisogno di sapere con certezza qual è il volere di questo 25%. Non voglio dettare la linea — puntualizza — non voglio creare spaccature, non pretendo di comandare, voglio quello che sempre abbiamo voluto: il coinvolgimento di chi ci ha votato e la realizzazione del nostro programma a 5 Stelle”.
Inoltre, rispondendo alle accuse di incoerenza, spiega: “Mi sento di dover essere coerente con le promesse elettorali che abbiamo fatto agli italiani. Coerente con i venti punti per uscire dal buio che, se realizzati, farebbero il bene dell’Italia”.
Assicura di dedicare il “massimo impegno” alla realizzazione del programma perchè “è la fedeltà verso le promesse fatte ai cittadini che ci distingue da altri”.
“Per questi obiettivi dobbiamo essere disposti a mettere da parte l’orgoglio — prosegue il senatore — dobbiamo dimenticare le frustrazioni parlamentari; dobbiamo evitare di fare calcoli sperando in futuri parlamenti e dobbiamo invece valutare tutti insieme come questi punti possano essere realizzati il prima possibile”.
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Settembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
I DISSIDENTI INSORGONO: ACCUSE INACCETTABILI, BASTA CON LE ESPULSIONI
Potrebbe lasciare, Luis Alberto Orellana. Il senatore del Movimento 5 stelle ci penserà in
questi giorni.
Ora è a Vilnius, in Lituania, in missione. Da lì conferma quel che ha detto: che le alleanze non sono un tabù, se si vuole cambiare la legge elettorale.
Poi si difende: considera «grave » l’accusa di “scilipotismo” piombatagli dal blog. Non se le aspettava, quelle parole dure che certo — ha scritto un attivista — ma che il capo politico ha scelto di incorniciare in un post dal titolo «I nuovi Scilipoti».
Parole che — lo ha capito subito — preludono a una nuova cacciata. Così, forse, toglierà il disturbo prima.
Una mossa che neanche i senatori a lui più vicini avevano previsto.
Lorenzo Battista, che su Facebooklo difende ricordando che è stato Grillo a parlare di «praterie per un governo con il Pd in caso fosse stato eletto Rodotà », dice che quelli che lo accusano non sanno chi è, non sanno che è un attivista da anni, che «a Pavia il Movimento 5 stelle è lui». Ivan Catalano, deputato lombardo, definisce il post che lo accusa «inaccettabile».
Alessio Tacconi ricorda che «Scilipoti si è venduto, Orellana non lo farebbe mai».
All’uscita dalla mensa di Palazzo Madama, i grillini fumano e chiacchierano.
E per un Sergio Puglia che dice: «I militanti scrivono anche a noi, lo stanno massacrando », ci sono ortodossi come Alberto Airola che sbottano sinceri: «Io a Luis voglio bene. L’ho conosciuto qui, ci ho lavorato. Non è un nuovo Scilipoti. Non sono d’accordo con lui, madi espulsioni vorrei non sentir più parlare».
Perfino Vito Crimi confida: «È un amico che conosco da tanti anni e la cosa mi dispiace molto, moltissimo».
Mentre Alessandra Bencini allarga le braccia: «Io dico sempre speriamo di no, ma qui… se non si capisce il valore del dialogo, del contraddittorio…».
Le fa eco Francesco Campanella: «Il Movimento rischia di perdere i suoicolori, di mostrare solo la faccia cattiva».
In effetti, nonostante il capogruppo Nicola Morra continui a dire che se Orellana non cambia idea sulle alleanze «le strade divergono », Grillo e Casaleggio la faccia cattiva non vorrebbero mostrarla.
I processi a Marino Mastrangeli e Adele Gambaro sono stati dei boomerang mediatici. Così, l’ideale sarebbe chei dissidenti andassero via da soli, magari spinti da pressioni che arrivano dalla base (non a caso sul blog è stato messo il post di un attivista).
Una guerra di nervi, fatta per assicurare a un “talebano” la prossima presidenza del gruppo al Senato (in pole Paola Taverna e Barbara Lezzi, che ieri diceva: «Grillo pensa sempre quello che penso io»).
Ma soprattutto, per purificare la truppa invista della battaglia. È per questo che lo “staff” ha caldeggiato lo streaming durante la riunione della resa dei conti: i dissidenti non vanno più nascosti, ma stanati. E spinti ad andar via
Perchè a Genova e Milano ormai si ragiona solo delle prossime elezioni, che Grillo e Casaleggio vedono vicine, vicinissime.
Il terzo VDay è stato lanciato per questo: sarà probabilmente aGenova, forse a novembre, a meno che il governo non cada e non serva anticipare tutto.
Una corsa, quindi, che va fatta senza palle al piede. «È chiaro che bisognerà cambiare i criteri di selezione — dicono nelle ultime riunioni alla Casaleggio Associati — l’ultima volta l’anticipo del voto a febbraio ci ha costretti a scelte sbagliate. Ci siamo ritrovati dentro gente che lì non dovrebbe stare».
Così, quella che i grillini combattono in Parlamento è anche una battaglia interna: per accreditarsi come fedelissimi.
Per ottenere quel secondo mandato che lo Statuto non impedisce.
Alcuni vorrebbero far firmare un documento in cui ci si impegna a non fare mai alleanze con nessuno.
Chi non lo sottoscrive, si mette fuori da solo. Altri dicono che non ce n’è bisogno, il regolamento parla chiaro, ma intanto cercano i “mandanti” di Orellana, «Ci sono persone che lo hanno aizzato e rimangono nell’ombra. Dovranno venir fuori», dicono i “talebani” nei corridoi di Palazzo Madama.
Spalleggiati dai “falchi” della Camera, che sul caso Orellana non intendono chiudere un occhio.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Settembre 4th, 2013 Riccardo Fucile
I NUOVI TRIBUNALI SPECIALI: IL SENATORE ORELLANA, REO DI NON AVER ESCLUSO ALLEANZE, O RITRATTA O KAPUTT…. CASALEGGIO, EX CANDIDATO DI FORZA ITALIA, DEVE TENERE CONGELATI I VOTI CINQUESTELLE: CHISSA’ A FAVORE DI CHI…
“Il nuovo Scilipoti”. Non ci sono mezze misure: Louis Orellana ritratti quel che ha detto
oppure è fuori, kaputt.
Lo ha detto ieri Nicola Morra: “Riconsideri le sue parole o le nostre strade divergono”, ha tagliato corto il capogruppo. Lo ha ripetuto a La Stampa questa mattina, utilizzando un cotè darwiniano: “Siamo in guerra. E chi non è all’altezza verrà selezionato naturalmente”.
La pietra tombale sul capo di Orellana l’ha depositata oggi la Casaleggio&associati, che seleziona i contributi esterni da pubblicare sul blog.
Con una ventina di righe che definiscono il già candidato grillino alla presidenza del Senato il capofila dei “nuovi Scilipoti”.
Un gradino assai basso nella scala della sopravvivenza politica prefigurata da Morra.
Il post, corredato da un video che riporta le parole consegnate ieri dal senatore allo streaming, è firmato da un attivista di Torino, Alessandro B.: “Ma davvero Orellana vuol fare lo scilipote? – scrive – Ho votato M5S, cioè ho dato il mio voto al MoVimento che si è impegnato a non fare alleanze con questi partiti. Non voglio che senatori eletti nel M5S mi facciano rientrare dalla finestra un partito (il PD) a cui ho sbattuto la porta in faccia, con ottime ragioni. Inutile aggiungere che in caso di convergenza col PD il mio voto al M5S sarebbe perso per sempre!”.
Ma cos’ha detto di così grave il parlamentare stellato, solo due mesi fa sconfitto per un voto da Morra nella corsa a capogruppo?
“Per me il dialogo si basa su un’ipotesi di governo a 5 Stelle. Ma noi siamo solo 50 e dobbiamo dialogare con altri che hanno la maggioranza in questo Parlamento. Ad aprile scorso, con Vito Crimi e Roberta Lombardi, non abbiamo proprio fatto questo? Io non so se questa è la soluzione, ma non dobbiamo andare con i paraocchi e dire no a priori”.
Parole che meritano, a quanto pare, una reazione durissima. Il primo a prendere posizione è il deputato Ivan Catalano, con alcune righe che non ti aspetti (o forse sì): “Scrivere questo post Beppe è una cosa inaccettabile”.
Un altro Scilipoti? Ecco il testo:
“Ascoltate bene l’intervento di Luis, questa è stata la posizione del movimento 5 stelle, ed è la posizione nel pieno rispetto del non statuto.
Luis fa riferimento alla posizione di aprile, tra l’altro proposta da Beppe ed approvata dall’assemblea. Poi apre una questione importante ovvero, fino a che Beppe non ci da la piattaforma promessa dal 2009 che garantisce a noi di essere portavoce, di chi siamo portavoce?
Ognuno di noi si sta sforzando nel proprio piccolo, di impegnarsi di essere portavoce, sentendo tutti cittadini che vogliono portare la portavoce in parlamento.
Da queste voci sono arrivate anche le proposte emendative e le interrogazioni che abbiamo presentato e discusso, non come dice messora mendicati.
Quindi scrivere questo post Beppe è una cosa inaccettabile. Se l’andazzo è di pubblicare solo commenti di critica io posso pubblicarne 10 al giorno che criticano la nostra posizione decisa ad aprile.”
(da “Huffingtonpost”)
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