Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
RISSA TRA IL LEADER DEL MOVIMENTO 5S E IL CANDIDATO GRILLINO DI GENOVA… “PARTECIPARE AI TALK SHOW FA PERDERE VOTI E CREDIBILITA'” TUONA GRILLO… “SONO ABITUATO AD ANDARE DA CHI MI INVITA” REPLICA PUTTI… INTANTO LA POLEMICA DIVAMPA SUL WEB
E’ rissa aperta tra Grillo e il primo grillino genovese, Paolo Putti, candidato sindaco del Movimento Cinquestelle che nelle elezioni di domenica e lunedì ha ottenuto 36.579 preferenze.
“Se il Movimento 5 Stelle avesse scelto la televisione per affermarsi, oggi sarebbe allo zero qualcosa per cento. Partecipare ai talk show – spiega Beppe Grillo sul suo blog, dopo aver assistito alla trasmissione con Paolo Putti a Ballarò – fa perdere voti e credibilità “.
Solo che Paolo Putti non legge il blog del Capo e la mattina, a Omnibus su La7, rincara la dose: “Grillo non è un leader ma una persona che ha messo a disposizione risorse e intuizioni e che fa da megafono al Movimento nelle città e in rete. Nel Movimento esiste uno staff formato anche da tecnici, professori universitari, professionisti, docenti, che discute dei contenuti e poi Grillo fa da megafono”.
Dal suo blog Grillo chiude ogni discussione: “Che senso ha confrontarsi con Veltroni o con Gasparri in prima serata? Più che spiegarlo e ribadirlo non posso farlo. Chi, dei nostri, partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”.
E’ una scomunica vera e propria.
Adesso Putti abbozza: “Beppe ha assolutamente ragione, gli ho telefonato questa mattina – non eravamo ancora riusciti a parlarci, in questi giorni – e gli ho detto che, semplicemente, sono abituato ad andare dove mi invitano. Semplicemente, non andrò più”.
Intanto la polemica dilaga.
“Alla larga dalla tv!”, scrive Stefano, sul blog di Grillo. Anche perchè “giornalisti e politici sono scaltri e fanno fare figure meschine a chi non è abituato”.
“L’unico che dovrebbe farsi vedere nella stupida scatola – sostiene Sariel – è Beppe, che sa come affrontarla. Gli altri a casa!”.
“Il M5S è nato in rete. Se interessa, sono loro che devono venire da noi”.
Ma c’è chi chiede che la decisione di Grillo sia almeno sottoposta alla “democrazia diretta di un sondaggio nel blog”.
E c’è anche chi apertamente dissente dal titolare del marchio 5 Stelle.
Comparire in tv, sostengono, è necessario per far crescere ancora i consensi del movimento. E comunque, si lamenta qualcuno, quella di Grillo suona come una “imposizione dittatoriale”.
Raffaele Niri
(da “La Repubblica“)
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
SUL WEB VOLANO GLI STRACCI TRA GRILLINI…LA DENUNCIA DELLA “CASA DELLA LEGALITA'”: DUBBI SUL TRIBUNO E L’INCARICO NEI VERDI… “DESTRA DI POPOLO” RITORNA SULL’INCHIESTA PER CORRUZIONE DEL CONSORZIO AGORA’ (PUTTI ERA NEL CDA) E SUL DOPPIO INCARICO DELL’ELETTO MUSCARA’
“Com’era prevedibile è sorta tanta invidia, c’è sempre qualcuno che pensa di essere più degno e più bravo di te. Ma io a questo gioco al massacro non ci sto. Non ho chiesto io di essere candidato, me lo hanno chiesto. Ci metto un secondo a fare un passo indietro, a tornare a casa. Avanti un altro, specie se è più bravo”.
E’ l’epilogo della giornata più buia per Paolo Putti, candidato sindaco grillino che ancora stava festeggiando per la straordinaria prestazione nelle urne (13,9%).
Ma la triplice bufera che si era scatenata su di lui l’aveva ormai messo all’angolo.
Il mattinata il sito “Destra di popolo” che era andato a rinvangare la storia dell’inchiesta per corruzione che pesa sul Consorzio Agorà , di cui Putti era stato consigliere di amministrazione: “No, non mi ero accorto di nulla, non avevo il ruolo di controllore”.
Poi il cac can su internet, croce e delizia del Movimento 5 Stelle: si scatena la chiacchiera, vengono al pettine nodi irrisolti.
Tutto nasce dall’eccessiva “giovinezza” di Putti nel gruppo e tutto diventa un problema.
Il suo passato da candidato dei Verdi in Comune, la sua attività come funzionario del gruppo dei Verdi in Comune, le sue troppe ospitate ai talk show in Tv, la sua faccia sul manifesto, la dietrologia sulla festa già convocata a De Ferrari e poi saltata.
Lui respinge tutte le accuse con una tesi unica: “Tutte malelingue esterne che però attecchiscono all’interno del Movimento”.
“Vero, io non sono un grillino storico, non ero nei meet-up, ma cosa significa? La rete è piccola e grande allo stesso momento, i casini scoppiano e possono essere molto violenti”.
E l’avventura nei Verdi: “Sì, c’era Berlusconi al governo e io volevo impegnarmi contro. I Verdi mi sembravano la strada giusta, dopo poco li ho lasciati. E per anni sono rimasto lontano dalla politica”
Putti è demoralizzato e sfiancato, ma sa che deve rispondere, perchè su internet stanno volando gli stracci.
Nel mirino finisce anche Mauro Muscarà , primo degli eletti e “colpevole” di essere già consigliere comunale a Vobbia.
Sulla cosa arriva anche la stigmatizzazione del consigliere regionale piemontese grillino Davide Bono: “Muscarà si è dimesso o no? Perchè comunque eticamente non è corretto. In ogni caso abbiamo ricevuto il problema e segnalato allo staff. Se nel caso, chiederemo che lasci il posto al successivo”.
La cosa ha suscitato un vespaio, Putti reagisce: “Tutti hanno questo incubo del tradimento, della coerenza…”
Altro fronte, aperto dal leader della Casa della Legalità , Christian Abbondanza.
E’ stato uno dei mattatori del dibattito tra candidati organizzato dal Fatto Quotidiano: aveva chiesto conto sull’attività del futuro primo cittadino nei confronti dei circoli ‘ndranghetisti.
Gli sfidanti, compreso Putti, non si erano certo dannati a rispondergli.
Abbondanza oggi rivela: “Beppe Grillo mi ha telefonato una mattina per dirmi tutti i suoi dubbi su Putti e la lista nessa insieme a Genova. Mi disse che “questi di Genova è gente strana”, che gli avevano chiesto conto di un mio articolo a proposito di Burlando e il cemento in Liguria”.
“Grillo – continua Abbondanza – mi ha detto che qualcosa non andava e che avrebbe chiesto ai due bolognesi di venire a Genova a verificare la situazione. Aveva molte perplessità , così come le hanno a Savona e in altre realtà grilline con cui colaboro in tutta Italia”.
Putti rtasecola e contrattacca: “Non voglio commentare chi passa la vita a lanciare accuse assurde al solo scopo di ottenere visibilità ”
E sul fatto che Grillo si sia “incazzato come un cavallo” per le sue troppe apparizioni in Tv?
“Il suo invito a non esporci lo ha fatto solo per tutelarci, per metterci in guardia dall’eccessiva personalizzazione”
Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX“)
Commento del ns. direttore:
1) Prendiamo atto che, come Bossi e Scajola si sono visti ristrutturare la casa e Rutelli sfilare 25 milioni di euro dal conto della Margherita a loro insaputa, anche il “moralizzatore della vita pubblica” Putti era distratto quando partecipava ai Cda di Agorà e pertanto non seguiva bilanci, conti e investimenti.
Per uno che dovrebbe fare opposizione in Comune, sono ottime referenze.
2) Nessuno contesta a Putti la militanza nei Verdi, ma il fatto che abbia voluto nasconderla durante la sua campagna elettorale.
Non dica poi che se ne è andato subito, visto che è stato dipendente regolarizzato del gruppo consigliare dei Verdi in Comune.
3) Sul caso Muscarà parole chiare ed esaustive sono state dette dal consigliere regionale piemontese dei grillini Davide Bono: “Muscarà si è dimesso o no? Perchè comunque eticamente non è corretto. In ogni caso abbiamo ricevuto il problema e segnalato allo staff. Se nel caso, chiederemo che lasci il posto al successivo”.
Quindi avevamo ragione noi a sollevare il problema.
4) Putti afferma che “ci mette due secondi a dimettersi”? Bene, lo faccia, altrimenti le sue sono solo parole al vento in politichese, mentre conserva la poltrona ben ferma sotto le chiappe.
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Maggio 10th, 2012 Riccardo Fucile
COME NELLA PEGGIORE PRIMA REPUBBLICA: IL CANDIDATO CINQUESTELLE NUTI SI INVENTA DI ESSERE “DETTO GRILLO” E SBARAGLIA TUTTI GLI ALTRI GRILLINI IN LISTA… SE QUESTA E’ LA NUOVA POLITICA…
La foto la potete vedere qua a fianco: riproduce il voto ai candidati consiglieri del Movimento Cinque Stelle alle elezioni comunali di
Palermo.
Tale Nuti Riccardo detto GRILLO ha preso 2.720 preferenze, più della metà di tutte quelle espresse all’interno della lista.
Con un trucchetto da furbetto del quartierino, degno della Prima Repubblica, facendo leva sulla presunta omonomia con il comico genovese.
Presunta perchè a Palermo pare che nessuno sapesse che Nuti Riccardo fosse anche detto GRILLO, deve essere stata una folgorazione improvvisa, tutti lo chiamano Riccardo, insomma.
Così chi ha scritto Grillo sulla scheda ha automaticamente visto assegnare il suo voto a Nuti che è diventato il candidato in assoluto più votato della città .
Chissà quanti avranno scritto anche Nuti accanto al detto Grillo, probabilmente ben pochi palermitani, ma cosa non si fa per essere eletti…
Per essere un Movimento che vuole portare pulizia e disinteresse nella politica italiana, ci sembra un pessimo inizio.
E che nessuno abbia controllato prima o preso provvedimenti dopo è ancora più grave.
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Maggio 9th, 2012 Riccardo Fucile
GRILLO PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE: MAURO MUSCARA’ DAL 2011 E’ CONSIGLIERE COMUNALE DI VOBBIA E NON POTEVA CANDIDARSI A GENOVA…LA REGOLA INTERNA E’ CHIARA: “SE SEI ELETTO IN UN ENTE LOCALE NON PUOI CANDIDARTI IN UN ALTRO FINCHE’ NON FINISCI IL MANDATO”
Facciamo una premessa, onde evitare equivoci: non abbiamo nulla contro il Movimento Cinquestelle, ma riteniamo corretto che l’opinione pubblica sia informata sulla linearità e la coerenza del percorso politico non solo dei “vecchi” partiti, ma anche di intende rappresentare il “nuovo” che avanza.
E per aver denunciato situazioni anomale in vari partiti, di destra e di sinistra, in primis persino in casa attigua, pensiamo di avere dimostrato, dati e fatti alla mano, di non guardare in faccia nessuno nelle nostre denunce politiche.
Veniamo ai fatti: nelle elezioni comunali di Genova il Movimento Cinque Stelle ha raccolto circa il 14% dei consensi sia sul nome del candidato sindaco Paolo Putti (ne abbiamo trattato in altro articolo sulla home page) che sulla lista.
Sono risultati eletti cinque consiglieri, ovvero, oltre a Putti, nell’ordine Mauro Muscarà con 153 preferenze, De Pietro con 119, Boccaccio con 112, Burlando con 80.
Cinque grillini che dovranno rappresentare il Movimento a Genova nei prossimi cinque anni in consiglio comunale in nome della lotta alla partitocrazia e al richiamo costante del rispetto delle regole e della legalità .
Ma un antico detto ricorda che “prima di guardare nel giardino del vicino, occorrerebbe fare pulizia nel nostro”.
Richiamare gli altri al rispetto delle norme diventa poco credibile se i Cinquestelle a Genova già violano le loro poche regole interne, facendo candidare ed eleggere un consigliere incompatibile con le norme da loro stessi fissate.
A Genova il primo degli eletti è Mauro Muscarà (tra l’altro proveniente non dai Meetup o M5S, ma dal coordinamento “No Gronda” con i partiti).
Muscarà è però stato eletto nel 2011 consigliere comunale del comune di Vobbia (come peraltro indicato nel suo curriculum).
E quale regola, giusta o sbagliata che sia, vige nel Movimento di Grillo?
Lo ricordiamo : “se sei eletto in qualche ente locale non puoi candidarti in un’altro… finchè non finisci quel mandato”.
Parole molto chiare che avrebbero dovuto impedire la candidatura di Muscarà .
Per chi avesse dei dubbi rammentiamo la polemica di Grillo con De Magistris: il comico genovese ha sempre considerato non tollerabile persino le dimissioni dall’ente ove si è stati eletti per candidarsi altrove.
Insomma: appena arriva l’onda del successo, i grillini fanno subito cadere le regole che loro stessi si sono dati contro la partitocrazia e i voltagabbana della politica?
Non ci sembra un buon inizio.
In ogni caso attendiamo la dovuta rinuncia all’elezione di Muscarà , candidato abusivo.
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Maggio 8th, 2012 Riccardo Fucile
NEL CURRICULUM NON CITA NEANCHE IL SUO PASSATO NEI VERDI…PUTTI NON E’ UN GRILLINO, SI E’ ISCRITTO DOPO ESSERE STATO CANDIDATO SINDACO….LA DENUNCIA DELLA “CASA DELLA LEGALITA'”: “BURLANDO SI E’ SCELTO SIA IL SINDACO DORIA CHE LA FINTA OPPOSIZIONE CINQUESTELLE”
Paolo Putti era già stato candidato nella lista dei “Verdi” alle passate elezioni per la vecchia Circoscrizione Val polcevera, ma si è
dimenticato di indicarlo nel curriculum messo sul web.
Putti è stato inoltre nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio Agorà dal 2004 al 2009.
Nell’Agorà avvenivano strane cose, cose che non notava (prima dal Cda e poi come lavoratore con alcune funzioni di responsabilità , cose tutte “a sua insaputa”… cose che ha invece notato la Guardia di Finanza con la Procura di Genova).
Di che si tratta?
Il Consorzio Agorà era uno dei tasselli (insieme ad altri consorzi cooperativi) di un sistema di corruzione, turbativa d’asta e clientela che unificava i fronti politici (da una parte i Burlandi e dall’altra gli Scajola), e che ha comportato la distrazione di milioni e milioni di fondi europei per il sociale, come da rapporto della Guardia di Finanza.
Non solo Paolo Putti non si è accordo di ciò che avveniva nel consorzio in cui è stato, per 5 anni, nel Consiglio di Amministrazione, ma quando abbiamo sollevato la questione, durante un dibattito con i candidati sindaco, ha risposto che gettavamo fango.
Putti non è nuovo alla politica, e per il lavoro che svolge (sempre presso il Consorzio Agorà ) è un soggetto condizionabile.
Perchè la logica è: se non sei fedele sei fuori… e lui al dibattito ha dimostrato di essere fedele e di scagliarsi contro chi osa indicare quanto emerso su quel consorzio e sul sistema di potere a cui fa riferimento.
Putti è quel portavoce del “Coordinamento No Gronda” con i partiti al proprio interno.
E’ quello che non si è opposto all’uso del logo “No Gronda” da parte di un candidato di RC alle regionali del 2010.
E’ quello che si era candidato con i Verdi e non lo dice, facendo cadere nell’oblio questo dettaglio che forse potrebbe renderlo meno “grillo dei grillini”…
Putti non è un “grillino”.
Si è iscritto al Meetup del “gruppo storico” dopo che è stato scelto come candidato sindaco. Non aveva nemmeno un sito e neppure una pagina facebook… ha aperto quest’ultima dopo che, in piena campagna elettorale, in molteplici hanno scritto in rete che il candidato “grillino” era inesistente sul web.
Per scegliere Putti come candidato sindaco, non solo non è stato coinvolto il meetup “Genova 1”, quello con oltre 1.200 iscritti, non sono stati nemmeno chiamati ad esprimersi gli iscritti al MoVimento 5 Stelle.
Quelli che, credendo al principio “uno vale uno” urlato da Beppe Grillo, che si erano iscritti sul sito di Grillo al M5S, ignorati completamente… tranne, ovviamente, quelli del “gruppo storico” facente capo alla Cappello.
Per votare Paolo Putti hanno indetto una riunione a Murta.
Niente consultazione via web, come predica Grillo in ogni dove. Solo gli invitati della cerchia potevano sapere e partecipare.
E così a scegliere il candidato del M5S a Genova, con i pochi componenti del “gruppo storico” si sono aggiunti quelli del “Coordinamento No Gronda” (quello colonizzato dai partiti) che non erano iscritti nè al M5S nè ad alcun Meetup di Grillo.
Ma guardiamo un pochino che cosa ha detto in questa campagna elettorale il Putti.
Nella prima uscita pubblica ovvero nella conferenza stampa di presentazione ha puntato molto su Scuola, Formazione e Sanità .
Peccato che su questi tre temi il Comune che si candida ad amministrare ha scarsissime se non nulle deleghe e quindi potere di intervento.
Ad una domanda su cosa si pensa di fare sulla corruzione e l’illegalità che strangola questa città non ha risposto…
Alla prima uscita in televisione, sugli schermi di Primocanale, ha portato come esempio del loro modo di intendere la politica Don Luigi Sturzo, il padre del Partito Popolare, alias Democrazia Cristiana.
Alla seconda uscita televisiva ha cambiato soggetto, e dagli schermi di Telenord, ha portato il libro dei Barbapapà …
Arriviamo al convegno organizzato da “Il Fatto Quotidiano” al teatro della Corte il 16 aprile scorso con tutti i candidati sindaco.
Al primo giro di domande, Putti non ha risposto neppure a mezza.
Al secondo giro a qualcosina, sempre molto generico e demagogico.
Come Casa della Legalità abbiamo posto alcuni semplici quesiti ai candidati sindaco, nei 4 minuti a disposizione.
Ecco una sintesi:
1) la sindaco Vincenzi ha nominato il cognato di Totò Cuffaro nel Cda dell’ Istituto Gaslini, come motivazione diede quella che è farmacista.
Chi diventa sindaco lo conferma oppure nomina qualcuno più competente per il Cda del Gaslini?
2) gli appalti ed incarichi pubblici, così come le somme urgenze, in questa città finiscono a società come quelle dei Mamone, famiglia della ‘ndrangheta secondo i Rapporti della DIA… e con un’interdizione prefettizia, a ditte interdette o di soggetti “attenzionati”.
Questi incarichi verranno revocati o no?
3) si continuerà ad adottare il sistema del massimo ribasso per assegnare gli appalti, agevolando chi ricicla, oppure si adotteranno altri criteri, già previsti dalla legge?
4) vi è un’indagine in corso della Finanza su una truffa di milioni di euro di fondi pubblici destinati al sociale, sottratti da un sistema clientelare e corrotto. Al centro di questo sistema ci sono dei consorzi cooperativi, come Agorà e Cress. Si terranno questi consorzi o li si manda a casa?
Le risposte di Putti sono state: sulla 1) silenzio assoluto; sulla 2) “non so se avrà la capacità di denunciare queste cose”; sulla 3) “sugli appalti le cose dette crede che siano giuste e importanti”; poi ha detto che queste cose è anche doveroso farle nelle istituzioni… ma non possiamo sempre ergerci a giudici, a boia, non possiamo ergerci a giuria perchè si devono dire le cose sempre esattamente” sulla 4) che ci sono cooperatori che guardano pochissimo per portare a spasso gli anziani… ed i Consorzi in quanto tali non sono stati inquisiti!
Putti gira ogni manifestazione di questa città . Ovunque ci sia uno scontento lui arriva… è in campagna elettorale ed è normale che sia così.
Ma non le hanno solo dette, le hanno anche fatte…
Nelle rassegne stampa su gran parte delle inchieste su corruzione e mafia a Genova ed in Liguria per loro era uno slalom continuo.
Il M5S di Genova, sull’onda dello scontento, incasserà anche a Genova un bel po’ di voti… Ma noi queste cose le dobbiamo raccontare… soprattutto perchè ci pare proprio che in questo M5S genovese si confermi una pesante anomalia… che Grillo avalla ed approva.
Come facciamo a dirlo?
Un mattino, alle 8, Grillo ha chiamato il Presidente della Casa della Legalità per dirgli che ormai c’era la lista a Genova, riconoscendo che è “gente strana”… e che si erano lamentati per il post della Casa della Legalità che aveva pubblicato la sera prima.
Che post era? Quello sul Cemento di Burlando e l’alluvione…
Grillo è consapevole dell’anomalia genovese ma gli va bene che sia così.
Ne è consapevole perchè ha chiamato per chiedere “soccorso”, visto che è “gente strana”, anche gli eletti a Bologna e non solo.
Ma allora, se sa che c’è un problema, perchè non lo ha risolto?
Burlando si è garantito a 360 gradi… per l’oggi e per il domani.
Casa della Legalità
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Maggio 7th, 2012 Riccardo Fucile
A SAREGO (VI) ELETTO IL PRIMO SINDACO DEI GRILLINI CHE VANNO AL BALLOTTAGGIO A PARMA E BUDRIO, PRIMO PARTITO A COMACCHIO… “NON SIAMO ANTIPOLITICA, SIAMO UNA NUOVA FORZA”
Per Beppe Grillo era la “carica dei 101″. 
Ad aprile sul blog aveva presentato così gli altrettanti Comuni dove avrebbe corso il Movimento Cinque Stelle, forte dei “150 ragazzi consiglieri dentro i Comuni e le Regioni che stanno facendo dei lavori straordinari”.
Già allora era convinto del successo e oggi, su Twitter, lancia la sfida: “Ci vediamo in Parlamento”.
Un obiettivo che poggia solide basi in queste ore, visto che a Genova ha sfiorato il ballottaggio che a Parma, invece, è certo.
Ma è a Sarego, un comune da 6.500 abitanti in provincia di Vicenza che il movimento festeggia la vittoria con Roberto Castiglion, il suo primo sindaco eletto col 35,20% delle preferenze.
Per Grillo si tratta della “prima Terza Repubblica”.
Nel capoluogo ligure, dove alla vigilia era scontata la vittoria di Marco Doria, il candidato che aveva vinto le primarie di centrosinistra e battuto il sindaco Marta Vincenzi, Paolo Putti è al 14,6%.
Ancor più consensi nella città emiliana per Federico Pizzarotti, al 20,42%, che va verso il secondo turno.
Boom di voti anche a Verona, che riconferma Flavio Tosi, ma dove Gianni Benciolini è al 9%.
Riccardo Nuti a Palermo è al 4,7%, e a Pistoia viene dato al 10%.
Dati che fanno assaporare la rivincita contro chi accusa i militanti del movimento di antipolitica e che, di fatto, consegneranno loro alcuni seggi nei consigli comunali alla fine di questa tornata elettorale.
Banco di prova a un anno dalle politiche.
Le proiezioni vengono seguite sulla pagina facebook di Grillo dove gli status raccolgono migliaia di “mi piace”.
Centinaia le reazioni dei simpatizzanti, da Genova a Palermo, nella speranza che poi “poi non succeda che prese le poltrone diventino come gli altri politici”.
Data l’escalation dei consensi, scrivono, “dobbiamo fare molta attenzione, perchè adesso per le politiche i farabutti si riorganizzeranno”.
Reagiscono a chi ha cercato di minimizzare i loro risultati tacciandoli di antipolitica (“Fassino si è corretto e ci ha definiti “antipartitici”… aveva una paura negli occhi… è finita la pacchia!”) e “visto che queste sono solo proiezioni”, i dati ufficiali promettono di essere ancor più alti.
Il live tweeting corre anche sull’accout del comico che segnala quanto sta accadendo nelle piccole amministrazioni.
“A San Giovanni Lupatoto (Verona) ci danno al 20%”, scrive il blogger che annuncia anche il “ballottaggio a Budrio“, in provincia di Bologna e il 30% secondo le proiezioni di voto a Comacchio, Ferrara, dove, come a Thiene (Vicenza) è “primo partito”.
A Mondovì, in provincia di Cuneo, ”lo spoglio dei primi 5 seggi danno il MoVimento 5 Stelle da 8,45% al 15,3%” e da Spoltore (Pescara) i “primi risultati” danno il 7%.
Raggiunto quasi il 4% a Forte dei Marmi, oltre il 14% a Carrara, a Lucca l’8%. Risultati parziali, certo, ma sufficienti perchè dai militanti e da Grillo venga retwittata la stessa riflessione da decine di utenti: “Non siamo anti-politica, siamo una nuova forza politica”.
Posizione rilanciata anche da Benciolini che sottolinea: “Il nostro movimento propone cose reali non calate dall’alto. Grillo non ha mai calato nulla dall’alto. Noi siamo contro chi vuole prendere decisioni ‘dal palazzo’, e porteremo in piazza le delibere del consiglio comunale per discuterle con i cittadini”.
Poi assicura la collaborazione col primo cittadino e la prossima giunta: “Se Tosi porterà delle proposte a favore della città noi le voteremo, altrimenti cercheremo di migliorarle, ma non di bocciarle a priori”.
Risultato inaspettato per Putti che ricorda la sua candidatura “dal basso”: “Genova vuole reagire, vuole cambiare — ha detto -. Sono una persona qualunque che si fa portavoce dei cittadini. Ora comunque vada sarà un successo”.
Segue con soddisfazione l’inizio dello spoglio anche il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia che su Facebook festeggia il “tris d’assi in Emilia Romagna”, tra Parma, Comacchio e Budrio.
In alcune piccole amministrazioni sono già state scrutinate tutte le sezioni.
I dati diffusi Ministero dell’Interno riguardano Sandrigo, 8mila abitanti in provincia di Vicenza, dove il movimento è al 13,27%, Carrosio, 500 abitanti in provincia di Alessandria, al 27,93% che avrà due consiglieri, così come le tre amministrazioni in provincia di Torino La Loggia, Rosta (30,81) e Santena (20,91%).
Santa Maria di Sala, comune di 17mila abitanti in provincia di Venezia al 15,92.
A Conselve (Padova) al 26.6%. Ad Avigliana, l’amministrazione più grande della Valsusa, la lista NoTav con Sel, Idv e Cinque Stelle, è al 47% mentre la coalizione a favore dell’alta velocità , che unisce Pd e Pdl, al 34%.
A Breda di Piave (Treviso) conquistato l’11,92%, 11,23% a Racconigi (Cuneo) e a Marcon (Venezia) il 19,35%.
Intanto proseguono gli scrutini nelle sezioni.
Piacenza, Belluno e La Spezia sono oltre il 10% e Monza è al 9%.
A Cuneo sfiora il 9% ad Asti è al 7,65%.
In attesa dei risultati definitivi il comico pubblica in post per ringraziare “i cittadini, senza soldi, autofinanziatisi” che “sono andati a votare se stessi” e “tutti quelli che hanno lavorato, a prendere le firme al freddo, coi banchetti”. Parla di “momento di grande felicità ”, ritiene che i partiti si stiano “liquefacendo in questa diarrea politica” e ironizza sulle polemiche: “Tanto per arrivare al 100% dei voti — conclude — dovreste continuare ad offendere: populista, demagogo, arruffa popoli, flauto magico, pifferaio, maiale, stronzo. Continuate, io vi mando un po’ di epiteti nuovi”.
Trachant Osvaldo Napoli del Pdl: “Hanno perso tutti, ha vinto uno solo: Grillo”.
Eleonora Bianchini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 27th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX PM ATTACCA IL MOVIMENTO 5 STELLE: “NOI FACCIAMO PROPOSTE CONCRETE CHE VANNO OLTRE LA MERA PROTESTA”
Un «vaffa» anche a Di Pietro. 
Beppe Grillo lo mette sul blog, perchè si è sentito insultato dall’amico: «Le parole di Tonino mi lasciano sbigottito. Spero sia stato un lapsus. Da lui, proprio da lui non me l’aspettavo».
E online si scatena un putiferio di grillini, che apprezzano la reazione di Beppe e al leader di Idv mandano a dire cose del tipo: «… finchè eri tu che appoggiavi me, eri una bravissima persona, ma ora che mi fai concorrenza…».
E anche di più pesanti.
Lo scontro si scatena dopo un’intervista di Di Pietro: Grillo, dice, «è uno che mira a sfasciare e basta, mentre io critico ma voglio costruire un’alternativa, lanciare un modello riformista e legalitario».
Dopo, è un crescendo: le frasi dure sul blog di Grillo (accanto al cappio all’euro, moneta da cui «dobbiamo uscire, non possiamo permettercelo»); la replica di Di Pietro («L’amico Grillo è fuori luogo, non gli hanno riportato bene le mie frasi però noi di Idv andiamo oltre la protesta e facciamo proposte concrete»).
Eppure i due erano tanto amici.
Il “no Cav day” di piazza Navona nel 2008 li aveva visti insieme, anche se Grillo aveva fatto il suo show in collegamento telefonico,e Di Pietro poi aveva preso le distanze dagli insulti a Napolitano.
Grillo ora è contro tutti. E tutti sono contro Grillo.
Il suo “Movimento 5 Stelle” cresce continuamente nei sondaggi. Lui alza ancora il tiro contro Napolitano: «È un presidente anticostituzionale». (Di Pietro fa sapere che anche Idv aumenta i consensi, avendo sfiorato il 9,5%).
Il 25 aprile il comico aveva detto tra l’altro che i partigiani, di fronte a tanto deserto, avrebbero forse imbracciato di nuovo le armi. Bersani s’indigna.
«Grillo non si permetta di insultare Napolitano – avverte il segretario democratico – e non si azzardi a dire cosa farebbero i partigiani, che saprebbero cosa dire dell’Uomo Qualunque».
Il capo dello Stato l’altroieri aveva fatto un riferimento al «demagogo di turno», citando proprio “l’Uomo Qualunque” di Guglielmo Giannini.
Di Pietro infine esorta Grillo: «Voglio metterci l’uno contro l’altro, non cadere nel trabocchetto».
Si sente, il comico, sicuro delle sue mosse.
Nel comizio serale nella “rossa” Budrio, nel bolognese, contrattacca al suo solito modo: «Ci stanno accusando di essere populisti e demagoghi, ma non riesconoa venirne fuori.I partiti si stanno suicidando da soli».
Aggiunge che il “Movimento 5 stelle” «non vuole sostituirsi ai partiti: quando fanno i sondaggi e chiedono alla gente chi voterebbero tra centrodestra e centrosinistra, il 99% delle persone li manda affanculo… noi siamo il primo movimento di cittadini d’Europa».
Il vento dell’antipolitica soffia e spinge le vele grilline.
È una forza d’urto contro cui i partiti si attrezzano: anche la corsia celere sul dimezzamento dei finanziamenti ai partiti, voluta da Bersani e su cui c’è un intesa con il Pdl, è un antidoto.
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile
OLTRE CENTO LE LISTE 5 STELLE ALLE AMMINISTRATIVE, MA PER SOFFOCARE I FRONDISTI DI RIMINI GRILLO NON HA USATO MEZZE MISURE
Oltre cento liste alle amministrative e niente gerarchie ma per soffocare i frondisti riminesi il leader delle 5 Stelle ha usato perfino le intercettazioni
Che fare? Nulla. “Non dobbiamo fare proprio nulla. Faranno tutto gli altri, si disferanno da soli, e noi vinceremo”.
La strategia del ragno, predica Giovanni Favia. E Favia sa quel che dice, perchè sul podio di terzo partito che alle politiche la Swg attribuisce al non-partito di Beppe Grillo, lui consigliere regionale ci sta già seduto sopra da due anni.
Col 7%, doppiati i centristi, il Movimento 5 Stelle è già il terzo polo in Emilia Romagna. “E possiamo fare molto di più. Anche tre volte tanto”.
Basta non sbagliare le mosse.
L’euforia è pericolosa, e scricchiolii già si avvertono: zuffe virtuali, scomuniche dall’alto, malumori dal basso. “Nervi saldi. È la grande occasione ma le occasioni si colgono, o si sprecano”: Massimo Bugani, fotografo, felpa rossa da ragazzino, un anno fa festeggiava con le sfrappole lo sfondamento (tre consiglieri) a Bologna; ma ora va di frizione, “ci serve ancora tempo per essere pronti”.
Eppure sembra un piatto cotto e servito, la Lega che sprofonda (e cede ai grillini, pare, metà dei voti in fuga), la coalizione ABC che s’impastrocchia sul tema più impopolare, il finanziamento ai partiti.
Centoquattro liste pronti a “surfare l’onda”, come dice il capo. Ad Alessandria, 33 liste e 16 candidati sindaco, per il pentastellato Angelo Malerba potrebbe perfino scapparci il colpo grosso, il primo sindaco grillino; lui gongola, “se mi presento vuol dire che son pronto a governare”, poi esita: “se non vedo non credo…”.
Ma c’è davvero nell’euforia una punta di paura se perfino l’oracolo genovese tuona contro il “rigor Montis” ma non invoca elezioni subito, e sugli scandali mette le mani avanti: “ora tocca alla Lega, dopo a Di Pietro, poi a noi”. Paura di imboscate.
Paura di cadere sul traguardo come Dorando Pietri.
Nato il 4 ottobre del 2009, come san Francesco, il M5s è un’utilitaria lanciata in pista al massimo dei giri. Il carburante è buono. Migliaia di militanti di anagrafe dinamica, età media 35, terziario tecnologico, esperienze glocal, una riserva di sdegno-più-impegno che è forse l’ultima spiaggia della politica pulita nel Belpaese astensionista.
Anche la rotta è scelta con cura: non sono orfani di Berlusconi come i dipietristi o l’evaporato popolo viola.
A Grillo non mancano i bersagli, clamoroso l’ultimissimo: “Usciamo dall’Euro e non paghiamo il debito pubblico”.
Intanto diversifica gli investimenti nell’Italia delle mille rivolte, blandisce i tassisti, sfotte le tasse, boccia lo ius soli per i figli degli immigrati.
A Bologna una consigliera romena cinquestelle si dimette per protesta, ma a Legnano, Padania profonda, il candidato Daniele Berti fa campagna contro il campo Rom.
Quel che rischia di sbullonare però è il motore. Niente dirigenti, impone il “non statuto”, viva la democrazia orizzontale del Web, peccato che non esista.
La Rete è potente per mobilitare e diffondere viralmente: frana se deve decidere.
“Abbiamo giustamente deriso le primarie infiltrate del Pd, ma le votazioni Internet sono la stessa cosa”, ammonisce da Genova Christian Abbondanza, animatore della Casa della legalità , quasi un eroe per il popolo grillino, ma ora molto arrabbiato con i suoi amici: “Basta un software, ti procuri 199 identità Internet e ribalti una scelta, si rischia di farsi imporre i candidati da chissà chi”.
Quando la tessera di militante è una password e diventare un votante dev’essere facile come fare un login, i rischi sono questi.
Molti li hanno già intravisti. A Bologna si entra nel MoVimento solo dopo aver partecipato a tre assemblee in carne ed ossa. “Io sono stato scelto da persone fisiche”, rivendica Davide Bono da Torino. Insomma in democrazia a volte quel che è buono non è nuovo e quel che è nuovo non è buono.
Ma le scelte alla fine qualcuno le fa, e ogni scelta premia ed esclude, e lascia scontenti.
La Rete è piena di blog di delusi, fuoriusciti o mai entrati, scomunicati, amareggiati grillini della prima ora che gridano al tradimento e fondano grillerie alternative: sembra la turbolenta gestazione della Lega Nord.
“Bastano dieci che si insultano per farci sembrare divisi, usiamo la Rete troppo e male”, ha ammesso Favia. Ma il guaio è che nel movimento orizzontale nessuno ha i poteri per sedare una rissa o contrastare una “devianza”, tranne l’unico potere verticale: lui. Il “Garante”.
A cui il non-statuto non attribuisce cariche, neppure questa che tutti gli riconoscono, ma che senza poter essere sfiduciato può sfiduciare chi vuole.
Gli bastano due righe sul suo blog, e saltano teste e liste.
Valentino Tavolazzi è ancora lì che si lecca le ferite: la sua lista civica “Progetto per Ferrara” è più vecchia del M5s, ed ebbe nel 2009 il regolare timbro del capo, che adesso però ha cambiato idea e gliel’ha tolto di botto, in piena campagna elettorale, con una lettera dei suoi avvocati.
“Ci ha lasciato senza scorta”, si lamenta desolato il Tavolazzi: sul sito ha coperto il simbolo cinquestelle con un frego nero. “Non capisco, forse la democrazia interna è ancora prematura…”.
A Taranto il primo gruppo cittadino si ribella al candidato Furnari. A Genova il Meetup 20 non gradisce Paolo Putti, che Grillo ha pescato fuori dal MoVimento: è il leader del popolarissimo comitato “No Gronda”, sorta di no-Tav dell’asfalto.
Agli scontenti non resta che il mugugno. Oppure il ricorso allo Staff. Lo chiamano tutti così, “lo Staff”, tanto sanno di chi si tratta: “i Casaleggio”.
Casaleggio Associati, società di strategie di Rete, spin doctor di Grillo, geniali artefici della sua fortuna sui new media, molto più che tecnici, svolgono un ruolo politico, gestiscono le crisi locali, valutano candidature, qualcuno comincia già a temerne il potere. Un movimento che rifiuta ogni gerarchia formale rischia di subire quelle di fatto.
Del resto fra qualche mese il Movimento potrebbe essere costretto da un nuovo sistema elettorale a fare una scelta gerarchica devastante per la sua ideologia.
Un nome sulla scheda, il candidato premier. Grillo? No.
È il proprietario del marchio, ma come leader predestinato si giocherebbe tutto per una base che al motto “uno vale uno” ci crede davvero. “Beppe è un papà , ma lo mollerei se si candidasse” giurava un militante di Arezzo alla “Woodstock” romagnola del movimento.
Chi allora? A Rimini, in marzo, una riunione autoconvocata di meetup dissidenti ha osato l’inosabile: mettere in discussione l’autorità del guru e dei suoi consiglieri.
C’era (ma non messa ai voti) perfino una mozione che proponeva candidato premier Giuseppe Favia, proprio lui, il primo trionfatore bolognese, recordman nazionale dei consensi grillini. Instancabile, da mesi cura meticolosamente la sua popolarità partecipando ai talk show televisivi e facendosi invitare in piazze anche molto lontane dalla sua Emilia.
Eccessivo personalismo per molti, e Grillo ha iniziato a mandargli messaggi ben decifrabili, a bruciargli la terra attorno: piallando il suo fedelissimo co-consigliere regionale Defranceschi per un’inezia (una mozione di solidarietà all’Unità in crisi), cacciando dal MoVimento la lista ferrarese sua amica, ottenendo un giuramento di fedeltà personale “senza se e senza ma” dai tre consiglieri comunali di Bologna.
Per soffocare sul nascere i frondisti riminesi, Grillo ha sfoderato addirittura un’arma da seconda repubblica, le intercettazioni: pubblicando sul blog, senza nomi, alcuni messaggi scambiati tra i dissidenti in chat riservata (“a leggerli mi sono cascate le palle”) e sfidandoli al coming out (nessuno si è fatto vivo).
Favia a Rimini non c’era andato, ma in qualche modo ha accusato ricevuta: “Non mi candiderò al Parlamento”.
Ha ragione davvero: quando c’è tempesta, meglio stare fermi.
Michele Smargiassi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 27th, 2012 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO DI GRILLO E’ SPACCATO TRA CHI APPOGGIA IL COMICO E CHI E’ CONTRO L’EPURAZIONE… SCAMBI DI ACCUSE SUL WEB, MA SULLO SFONDO C’E’ LA CORSA AL PARLAMENTO
Un documento pro Grillo “senza se e senza ma” spacca il Movimento 5 Stelle. 
E’ una guerra combattuta sul web, che da principale strumento politico sta diventando per i grillini una plateale arena di scontri.
Da una parte si schiera la componente vicina al leader, che ha sottoscritto il nuovo appello; dall’altra, quella che con Grillo è entrata in rotta di collisione, dopo la scelta di espellere il consigliere comunale di Ferrara Valentino Tavolazzi, accusato di danneggiare il movimento.
Contro l’epurazione, c’è già stato un primo tentativo di ribellione, concretato in un appello pro Tavolazzi sottoscritto in larga parte tra gli attivisti più vicini al consigliere regionale Giovanni Favia.
La resa dei conti però arriva solo in questi giorni.
Circola un controdocumento dal titolo inequivocabile (“Perchè noi siamo con Beppe Grillo senza se e senza ma”) e a sottoscriverlo sono i tre consiglieri comunali eletti a Palazzo d’Accursio. Massimo Bugani, Federica Salsi e Marco Piazza rigettano le accuse di autoritarismo rivolte al leader, manifestando al contrario il “totale appoggio e sostegno ad una persona che non ha mai invaso il nostro campo d’azione”.
I tre firmatari non citano il caso Tavolazzi, ma diversi attivisti vicini al consigliere ferrarese leggono l’appello come una sorta di ultimatum: o con Grillo o con Tavolazzi.
“Sentiamo parlare di dittatura, di padre padrone, di capo severo, di gerarca, di urlatore violento – continuano i tre firmatari -. Noi abbiamo invece conosciuto un uomo libero, sereno, puro e sensibile come pochi altri”.
E’ la linea opposta a quella del Meet Up Emilia Romagna, che chiedeva il reintegro di Tavolazzi e della sua lista civica “Progetto per Ferrara”, incompatibile, secondo Grillo, con le regole del M5Stelle.
“Il fatto di essere a fianco di Grillo non significa automaticamente essere contro Tavolazzi”, prova a precisare poco dopo la Salsi su Facebook, assieme al collega Piazza. Ma divampano le critiche ai tre consiglieri, per il loro atteggiamento troppo remissivo nei confronti di Grillo. E così com’era accaduto ai tempi della risoluzione pro Unità e sullo ius soli, anche questa spaccatura trova casa sul web, moltiplicando i propri effetti, e anzi producendo inviti a non esporre sulla rete i panni sporchi, oggetto poi di golose sbirciate da parte di chi vuole scassare il movimento.
“Dov’è finita la regola dell’uno vale uno?”, ribattono i malpancisti.
“Non è una questione di pro e contro, ma di democrazia interna al movimento”, sottolineano altri insoddisfatti. Se però da un lato ci sono i tre consiglieri comunali usciti allo scoperto, dall’altro il consigliere regionale Giovanni Favia si tiene ostentatamente fuori dalla discussione. “Sono in silenzio stampa”, dice.
Ma Tavolazzi è sereno: “Favia ha espresso vicinanza, solidarietà e apprezzamento per me. Ha chiesto chiarimenti a Grillo, ha fatto quel che doveva fare”.
Una guerra fredda a distanza, insomma, fra due aree ben distinte del M5Stelle, coi primi intenzionati a stanare gli anti Grillo e i secondi preoccupati per la deriva autoritaria del blogger.
Sullo sfondo, le politiche per il 2013, vietate per chi è consigliere o ha già svolto due mandati elettorali. Regole che per alcuni però potrebbero essere riviste.
Nel frattempo, tutti si attendono un intervento “muscolare” di Grillo.
Ma nessuno oggi è in grado di prevedere quale effetto avrà sul suo movimento.
Beppe Persichella
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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