Destra di Popolo.net

IL PRIMO GIORNO DA CANDIDATO PREMIER

Gennaio 21st, 2018 Riccardo Fucile

A PESCARA DI MAIO MOSTRA LUCI E OMBRE

“Presidente, presidente, presidente”. L’arrivo di Luigi Di Maio a Pescara, dove i suoi sono riuniti da tre giorni in lunghe sessioni di seminari e approfondimenti, è trionfale. Lo staff e la comunicazione hanno studiato tutto nel dettaglio.
La sua totale assenza nelle 72 ore che precedono il gran momento crea un’attesa spasmodica. Era stata presentata come una conferenza stampa, ma quella che va in scena al centro congressi dell’Aurum è una cavalcata trionfale dove le domande lasciano il posto a una lunga e fragorosa teoria di applausi (se ne sono contati più di cinquanta in un’ora e mezza).
La sala ad anfiteatro che porta il nome del vate D’Annunzio è stracolma. Gli aspiranti candidati si mescolano ai semplici attivisti, i deputati ai giornalisti.
Manlio Di Stefano e la moglie, insieme alla deputata Maria Edera Spadoni, finiscono addirittura dietro la batteria di telecamere che punta al nuovo capo politico del Movimento.
In prima fila e ai lati del palco lo stato maggiore al gran completo. C’è Davide Casaleggio, un muro con la stampa per tutti e tre i giorni dell’evento fatto salvo una scarna dichiarazione precompilata. Ci sono Rocco Casalino, vera e propria ombra di Di Maio, e Ilaria Loquenzi, a capo dello staff della Camera che ha curato nel minimo dettaglio la kermesse. In piedi Pietro Dettori, anima di Rousseau, poi il fedelissimo Max Bugani, la cui intelligenza politica è riconosciuta nell’inner circle che circonda Di Maio. E dietro ancora un lungo cordone di deputati a cornice della consigliera comunale Enrica Sabatini, vera padrona di casa.
Non c’è Beppe Grillo. Fatta salva una foto nel foyer che funge da sala stampa, il co-fondatore del Movimento è una sorta di convitato di pietra.
Non si è visto, non si è sentito, anche fosse per un collegamento video nel momento dell’incoronazione del capo politico. Di Maio lo cita. Ma lo fa in modo obliquo. Dice che è “fondamentale”.
Parla di lui al passato: “C’è stato un tempo in cui un solo uomo poteva riunire un numero così grande di persone. Adesso siamo in tanti”. Un solo sostantivo ad accompagnare l’omaggio un po’ sghembo. Non è fondatore, non è capo politico, non è garante, non è guida. “Megafono”. Solo e soltanto megafono.
L’età  della maturazione del Movimento avanza galoppando. Un’epoca nuova, che vive sul crinale del rischio di scivolare in una personalizzazione potabile fino alle urne, ma che l’istante dopo potrebbe avere esiti imprevedibili.
Di Maio illustra i 20 punti del programma stellato.
Rapidità , sintesi, sull’eloquio – fin troppo metodico – si potrebbe lavorare.
C’è studio, la mimica del corpo calibrata, sempre in piedi davanti le slide che scorrono. In basso, sulla destra dello schermo, il dettaglio che rivela un mondo nuovo: il logo “Di Maio Presidente” a siglare tutte le slide. Simbolo di una personalizzazione come mai si era vista nella sia pur breve storia 5 stelle.
Sui 20 punti Di Maio ribalta il tavolo e lancia la sfida agli altri partiti: “Perchè non siete d’accordo con le nostre proposte? Dovrete spiegarcelo”. Lo sguardo è fisso al 5 marzo, nella speranza spasmodica che il centrodestra imploda su se stesso e gli si presenti la grande occasione del governo.
Gli accenti che il frontman pone nel suo discorso sono tutti piegati a questo obiettivo. La bussola del 2013 (ambiente, energia, acqua pubblica ecc…) è relegata in secondo piano.
Sono l’economia e il fisco a fare la parte del leone. Reddito e pensioni di cittadinanza, abbattere le aliquote Irpef e dell’Irap, niente tasse ai redditi più bassi, investimenti nell’occupazione, 17 miliardi in aiuti alle famiglie, la creazione di una banca pubblica per gli investimenti.
Un immaginifico piano che poco si preoccupa delle coperture, ma che tocca i tasti giusti per bucare in campagna elettorale.
È di fatto il primo vero giorno da candidato premier del vicepresidente della Camera. Quello della sua incoronazione. Una cavalcata trionfale che pur non può mascherare del tutto qualche stonatura.
A partire dalla difficoltà  di arruolare nomi di peso per i collegi uninominali. Gli unici che presenta sono quelli di cui si è saputo negli scorsi giorni. Salgono accanto a lui Emilio Carelli, Gregorio De Falco, Elio Lannutti e Vincenzo Zoccano, si collega telefonicamente Gianluigi Paragone. Un po’ poco per non essere solo un contorno quando invece doveva essere la novità  per sparigliare il campo.
Ciò nasconde l’altra inaspettata novità  negativa: un problema di genere. Della difficoltà  a compilare le liste su questo versante si è detto. Ma anche i volti nuovi sono tutti declinati al maschile, tanto che Di Maio è costretto a chiamare accanto a sè anche tre parlamentari uscenti, Laura Castelli, Paola Taverna e Giulia Grillo (in rappresentanza di nord, centro e sud del paese) per cercare di tamponare l’idea di un Movimento “troppo maschile” e suscitando non poche invidie e qualche veleno tra le colleghe.
Il candidato premier spiega che presenterà  “persone che faranno tremare le vene ai polsi dei partiti”. Ma che su questo versante le aspettative siano state disattese, almeno in parte, è una convinzione che serpeggia anche in buona parte del gruppo parlamentare uscente.
Dettagli. Perchè l’amore fideistico che il loro popolo riversa nei confronti dei suoi frontrunner è la vera forza e la vera differenza qualitativa dei 5 stelle, il vero punto di cesura con gli altri partiti. Un popolo definito fino a oggi, con un po’ di ironia, come “grillino”.
Chissà  se dovremo abituarci a chiamarlo “dimaiano”.

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO TOGLIE IL BLOG ALLA CASALEGGIO E LO AFFIDA AL MARITO DELL’EX ASSISTENTE DELLA LOMBARDI

Gennaio 21st, 2018 Riccardo Fucile

LA DECISIONE CHIUDE UN’EPOCA PER L’AZIENDA DI CASALEGGIO

Il blog di Beppe Grillo non sarà  gestito più dalla Casaleggio Associati ma da Tiziano Pincelli, marito di un’ex assistente di Roberta Lombardi candidatosi senza fortuna alle Regionali del Lazio proprio quest’anno.
Racconta oggi Stefania Piras sul Messaggero che Pincelli ha già  cominciato a lavorare per Grillo seguendo l’ex comico nella sua incursione a Barcellona alla fiera delle smart cities.
Il distacco del blog di Beppe Grillo dal M5S dovrebbe avvenire ormai a ore. C’è chi dice che succederà  oggi in contemporanea alla conferenza stampa di Luigi Di Maio che presenterà  i vincitori delle parlamentarie. Grillo si incamminerà  per una nuova strada.
La prima conseguenza di questo divorzio, evidentemente consensuale, è che per la Casaleggio Associati si chiude un’epoca.
Gianroberto Casaleggio ha gestito il blog di Beppe Grillo dal 2005 costruendo attorno a lui un sistema editoriale che ha portato alla pubblicazione di libri, alla presentazione di siti paralleli o dal destino legato a quello di Beppe con la costruzione di uno schema Ponzi poi crollato successivamente non appena il mondo se ne è accorto.
Con la morte di Gianroberto e l’avvento di Davide è stato evidentemente necessario fare una scelta: continuare a seguire la “creatura” MoVimento 5 Stelle o dedicarsi esclusivamente al business mollando così la presa sulla gestione del blog che era diventato tra i primi al mondo sfruttando la massiccia popolarità  del comico-profeta e il suo appeal mediatico di personaggio “scomodo” e censurato, finalmente libero di dire la sua in rete.
Ora c’è Rousseau e ci sono i 300 euro al mese che gli eletti dovranno versare per Statuto per Davide, che evidentemente è convinto della bontà  e della durata del progetto politico.
Da anni Beppe si lamenta del retrogusto pesante dal punto di vista giudiziario, sia al tribunale penale che (soprattutto) a quello civile della responsabilità  di mantenere in piedi il MoVimento: un suo distacco dai ruoli di responsabilità  e decisionali in senso stretto era nell’aria ed è arrivato con il nuovo Statuto, nel quale si è comunque riservato il ruolo di Garante Vita Natural Durante (ovvero fino a quando deciderà  lui di esserlo).
Per quanto riguarda la Casaleggio, il tempo ci dirà  se è stata la scelta industriale giusta.

(da “NextQuotidiano”)

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GLI STRANI MESTIERI DICHIARATI DAI GRILLINI: DI MAIO STUDENTE E DI BATTISTA GIORNALISTA

Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile

PER BERLUSCONI SONO UN BRANCO DI FANCAZZISTI DISOCCUPATI,      I GRILLINI REPLICANO: “SOLO 6 SU 123”, MA AVERE UN TITOLO NON VUOL DIRE LAVORARE

C’è tutto un duello tra Berlusconi e i 5 Stelle sul lavoro. Non abbiate paura: non è su chi risolverà  il dramma della disoccupazione. No. Berlusconi sostiene che i 5 Stelle non possano governare perchè sono un branco di disoccupati.
I grillini ne hanno abbastanza e così hanno spedito uno di loro a casa dell’ex Cav con una lettera contenente l’elenco dei parlamentari uscenti con tanto di mestiere, o professione, corrispondente.
Tanto per dimostrare che è una bufala che l’87% degli eletti del M5S siano disoccupati, come dice Berlusconi. «Sono solo 6 su 123». Tutti gli altri?
Per esempio il leader Di Maio? «Studente». A 31 anni? Si intende che lo era quando cinque anni fa ha varcato il portone della Camera. Cioè a 26 anni. Comunque un fuoricorso. Ma studente, per amore dei libri, si può essere a vita.
Studenti ce ne sono un po’ nella lista. E resteranno tali per altri 5 anni (magari arrivando alle soglie dei 40) se verranno rieletti.
Poi c’è una figura un po’ strana: «La studentessa/lavoratrice». Non si specifica che lavoro, perchè il mestiere è l’atto in sè.
Fico è «comunicatore», anche se non si capisce bene cosa sia. Di Battista «giornalista», sebbene abbia sempre preferito definirsi reporter e questo è un Paese dove, nonostante ci sia un Ordine, il titolo di giornalista non si nega a nessuno.
Poi tanti avvocati e ingegneri, che non sono mestieri in sè o prove di una carriera lavorativa ma titoli concessi dopo un esame professionale.
Ma a volte il vocabolario tradisce inaspettate somiglianze anche tra chi passa il tempo a misurare le reciproche distanze.
«Professionisti della politica», fu un’efficace espressione coniata da Berlusconi ai tempi in cui la verginità  dalla politica sembrava il valore da appendere alle forche con cui infilzare i partiti.
Per questo l’effetto è spaesante quando la stessa espressione la usano i 5 Stelle contro l’avversario. «Nessun professionista della politica da noi, come l’89% dei parlamentari di Forza Italia».
Tutto dipende dall’angolatura delle parole.
Perchè in effetti Berlusconi, dai e dai, è da 24 anni che fa politica. Però è pur vero che se uno un reddito lo trae solo dalla sua carica in Parlamento, letteralmente cos’altro è se non un professionista della politica?

(da “La Stampa”)

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L’IRA DI DI MAIO CONTRO GRILLO: “LE INTESE UNICA VIA PER GOVERNARE”

Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile

MANDATA ALL’ARIA LA TELA CHE DI MAIO STAVA TESSENDO

Beppe Grillo il disfattore piomba sulla scena politica dopo una lunga vacanza e manda all’aria la delicata tela che nell’ombra Luigi Di Maio faticosamente sta tessendo.
Ma quanto c’è di calcolato nelle parole del comico? Il primo a chiederselo è proprio il giovane capo politico, mentre inerme osserva il papà  nobile calamitare su di sè l’obiettivo delle telecamere e lo ascolta rivendicare la purezza delle origini, contro ogni contaminazione di palazzo.
La misura dell’imbarazzo di Di Maio sono le parole quasi giustificative usate subito dopo, su La7: «Non credo che il Presidente della Repubblica chiamerà  per chiedere ai partiti di risolvere il problema del governo: sarebbe irrituale. Darà  il mandato a chi ha in qualche modo già  composto una maggioranza, per questo io dico che la sera delle elezioni capiremo come stanno le cose e lancerò un appello».
Ribadisce quello che ha quotidianamente detto nelle ultime settimane e anticipato a Grillo prima del viaggio a Washington dove è maturata la svolta: «Caro Beppe è la legge elettorale che ci costringe ad aprire agli altri partiti, perchè da soli non avremo la maggioranza».
Ieri è stata un giornata storica che ha aggiunto un altro tassello al disimpegno di Grillo. Non solo perchè nel logo depositato compare la scritta “ilblogdellestelle” che in questi giorni sostituirà  il blog di Grillo come piattaforma politica del M5S.
Ma anche perchè il comico cede il simbolo di cui era padrone nella prima associazione, nata nel 2012, alla terza creata ad hoc venti giorni fa di cui è solo garante, e dove Di Maio è capo politico.
Un trucco per rispondere al ricorso accolto dal Tribunale di Genova con cui l’avvocato Lorenzo Borrè sta provando a scippare logo e associazione al fondatore. Ma nonostante una giornata così, Grillo e Di Maio non si accorgono della distanza che sono capaci di scavare a ogni dichiarazione.
Le parlamentarie sono andate in tilt? «Se ci sono stati errori recupereremo», spiega il garante. «Errori non ce ne sono», dice invece il capo politico.
Di Maio è il leader prescelto di un Movimento che venera Grillo. Si deve caricare di questa consapevolezza e della pazienza di dover subire l’improvvisazione del comico, anche se si rivela un freno alla sua azione.
Così è stata letta quella di ieri, al netto di Grillo che viaggia sempre su spartiti lontani dalla politica classica.
Di Maio è spiazzato come lo sono i parlamentari riuniti a Pescara, nel giorno del debutto di Villaggio Rousseau, scuola di formazione sul programma del M5S e ritrovo di candidati che con ansia aspettano il responso delle urne del web.
Qui ci si esercita nell’arte tutta grillina di esegesi del Grillo-pensiero, funzionale a chi vuole mostrare la difficile convivenza dei due Movimenti. Uno che si raccoglie attorno allo spirito anarchico di Grillo, alle sue urla, ai suoi Vaffa, a quel «tutti a casa» intonato in coro in ogni piazza cinque anni fa, quando il protagonista indiscusso era solo lui, non c’era un candidato premier e Di Maio era un candidato qualsiasi soltanto vestito più elegantemente degli altri.
L’altro Movimento è quello che Di Maio ha plasmato, nella sua ambizione di governo, dove non c’è spazio per i Vaffa, dove le liste dei candidati sono frutto di dossieraggi tra militanti sui territori, dove la maturazione politica è l’inevitabile approdo al compromesso.
«Io sono dimaiano prima ancora che nascesse Di Maio» scherza il deputato Sergio Battelli. Giulia Grillo, alquanto meravigliata, specifica: «Noi siamo sempre stati contro le alleanze se comportano scambio di poltrone ma se sono tematiche e a tempo non vedo perchè no». Se ci sono i dimaiani, in questo duello Nicola Morra non può che essere sulla sponda opposta, dove è convinto di essere in compagnia di Grillo: «Non avevo dubbi – scrive a commento della frase del comico – Al minimo dubbio, nessun dubbio…»

(da “La Stampa”)

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SICILIA, LA CARICA DEGLI ESCLUSI M5S, DI MAIO CORRE PER CERCARE DI TAMPONARE LA DIASPORA

Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile

UN CANDIDATO ACCUSA: “ESCLUSO PER AVER DENUNCIATO UN IMPRENDITORE CHE FACEVA ESTORSIONI AI SUOI DIPENDENTI”

La Sicilia dove il MoVimento 5 Stelle si prepara a fare il pieno di eletti rimane un problema. E a un giorno dall’annuncio dei candidati nel listino le proteste per le parlamentarie si moltiplicano. Mentre è un caso il presunto viaggio di Luigi Di Maio per decidere le candidature smentito da Cancelleri.
Ieri Repubblica ha raccontato di un grande patto per i collegi stretto mentre le parlamentarie erano ancora aperte tra Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri alla presenza di due attivisti, Adriano Varrica e Marco Trapanese.
Varrica è uno dei candidati al Comune di Palermo che si era ritirato all’epoca dello scoppio delle firme false (senza avere nulla a che fare con l’inchiesta)
Ed ecco i candidati che avrebbero avuto il via libera dal cerchio magico.
Alla Camera, a Palermo città , lo stesso Varrica, candidato forte del gruppo che fa capo a Ugo Forello e all’ala del movimento che incrocia “Addiopizzo”, Antonino Lombardo voluto da Ignazio Corrao, Caterina Locatini per Giuseppe Siragusa e Davide Aiello per Luigi Sunseri.
Al Senato, Luigi Sunseri avrebbe indicato Antonella Campagna, Giampiero Trizzino avrebbe imposto Marco Trapanese e Cinzia Leone.
Nomi che, dunque, sarebbero passati sulla testa dei candidati alle parlamentarie che, per altro, secondo le diverse voci di dissenso che si levano dalla base del movimento, si sarebbero svolte con diversi profili di poca trasparenza: dal termine di scadenza delle votazioni (chiuse in anticipo) alla presenza in lista di persone che non avevano presentato i documenti in tempo o di persone che non sapevano neanche di essere candidate nè avrebbero potuto esserlo ma la cui presenza sarebbe servita solo a disperdere voti per rafforzare i consensi di altri.
Cancelleri nel pomeriggio ha smentito con un video su Facebook di aver partecipato al summit e Repubblica ha confermato tutto il contenuto dell’articolo a firma di Alessandra Ziniti, tranne il dettaglio della data dell’incontro, che si sarebbe svolto lunedì invece di martedì: «Possiamo rispondere all’onorevole Cancelleri confermando che non si tratta affatto di una bufala. Si è trattato di un incontro riservato, e come tale non è stato reso noto nè pubblicizzato. C’è un errore nel nostro articolo ma è solo sul giorno. L’incontro è avvenuto lunedì proprio alla festa di cui Cancelleri parla, a cui Di Maio ha partecipato, come ci ha confermato una persona vicina al Movimento. Giusto per essere chiari, visto che lei dice di non sapere gli spostamenti dell’onorevole Di Maio, glieli diciamo noi. Di Maio è partito da Roma alle 17.25 di lunedì 15 gennaio ed è atterrato a Palermo alle 18.30 ed è poi ripartito la mattina dopo. Nessuna fake news, solo giornalismo».
Ma non finisce qui. Perchè oggi è invece partita la carica degli esclusi a 5 Stelle, capitanata da Emanuele Dalli Cardillo, avvocato e candidato sindaco per il M5S ad Agrigento nel 2015: «Sì, a luglio ho inviato un’email ai probiviri in cui denunciavo l’inopportunità  della candidatura di La Gaipa. Riportando anche le voci sui problemi giudiziari dell’imprenditore. Ma le segnalazioni, sul conto di La Gaipa, sono state decine», aveva detto lui all’epoca dello scoppio del caso del candidato alle Regionali sospeso dopo essere stato arrestato per estorsione (in seguito ha chiesto di patteggiare una pena di due anni) perchè aveva chiesto indietro i soldi dello stipendio a un suo dipendente, Ivan Italia, a sua volta attivista a 5 Stelle.
Oggi Dalli Cardillo si sfoga proprio con Repubblica: «Avevo avvisato Cancelleri dell’estorsione che Fabrizio La Gaipa aveva fatto a un dipendente del suo albergo, tra l’altro un attivista 5 stelle. Lo avevo avvisato un mese prima della consegna delle liste per le Regionali. Non mi ha ascoltato. E per giunta adesso mi hanno escluso delle parlamentarie senza alcuna motivazione».
Ma d’altro canto il M5S aveva già  detto di voler escludere i “delatori”, e probabilmente l’avvocato è incredibilmente finito in lista nera per questo.
E poi c’è la carica degli esclusi.
La dottoressa palermitana Anna Maria Maggio, attivista da tempo e candidata alle parlamentarie, non si è trovata nella lista il giorno della votazione: «Sono stata epurata e non so perchè – dice a Repubblica Palermo – non ho mai fatto politica nè sono stati iscritta ad alcun partito. Mi sono avvicinata al Movimento prima del 2014. Mi sono occupata di sociale nella quinta circoscrizione e ho lavorato nel gruppo del Movimento di Palermo per il sociale. Sono stata delusa e sono amareggiata: ho aderito a questo Movimento perchè credo al valore della giustizia e vedevo nei 5 stelle un’occasione di cambiamento. Adesso mi sento smarrita: mi hanno messo alla porta e non mi sono state date spiegazioni. È tutto molto confuso e poco chiaro: noi parliamo spesso di trasparenza, ma vedo che nel Movimento non ce n’è»
Esclusi anche Vitaliano Catanese e Monica Modica, mentre ha partecipato alle Parlamentarie Chiara Di Benedetto, compagna di Mauro Giulivi — che ha fatto ricorso dopo la sua esclusione dalle candidature alle Regionali — e unica “superstite” (dopo il ritiro di Loredana Lupo) di quella pattuglia di eletti e attivisti che è finita nei guai anche per essere solo stata sfiorata dal caso delle firme false (lei non è mai stata indagata): Giulia Di Vita non ha partecipato, Claudia Mannino ha lasciato e Riccardo Nuti è fra i 33 grillini ricorrenti a Genova.

(da “NextQuotidiano”)

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BECCATO IN FOTO, IL M5S PAGHERA’ LA MULTA PER IL VAN IN DIVIETO DI SOSTA

Gennaio 20th, 2018 Riccardo Fucile

IERI GRILLO, CASALEGGIO E DI MAIO AVEVAMO PARCHEGGIATO IN DIVIETO DI SOSTA MA NESSUN VIGILE AVEVA SANZIONATO IL MEZZO… IN SERATA IN COMUNE SI SONO SVEGLIATI E HANNO COMMINATO LA MULTA

Il parcheggio allegro dell’auto del M5S in Viminale si risolve nel migliore dei modi: ieri alla sagra del deposito del simbolo si sono presentati anche Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio, con un bel van che è stato lasciato davanti alla fermata di un autobus vicino agli uffici.
Un giochino da 85 euro di multa in violazione dell’articolo 158 del codice della strada, in teoria; nella pratica nessun vigile è passato in quell’oretta e più e, fa ridere ma è drammatico, non è passato nemmeno l’autobus.
Ma, fa sapere oggi Simone Canettieri sul Messaggero, i grillini pagheranno la multa:
Ma in un batter d’occhio l’aneddotica del politico pizzicato dove non potrebbe parcheggiare emerge dalla schiuma del web.
E allora i grillini ricordano a tutti, in un slancio di benaltrismo, che «prima c’era Marino con la sua mitica Panda rossa». E nello stesso tempo viene riesumato dall’oblio il camper delle primarie di Matteo Renzi, che nel settembre del 2012, parcheggiò due volte in doppia fila il giorno del debutto, prima a Pontassieve, poi a Verona.
Intanto prima di andarsene, visto che c’è, il van si sposta finalmente dalla fermata dell’Atac per passare alle strisce pedonali. Il M5S fa mea culpa e concilia. L’autista non si è accorto che il divieto era di fermata e non solo di sosta, fanno sapere i grillini: «Chiediamo scusa, siamo ben lieti di pagare la multa». Che in serata appunto viene comminata.
Perchè sul posto l’agente della municipale che avrebbe dovuto presidiare un’area sensibile come quella del Viminale non c’era o forse non ha visto. Come in un remake del Vigile di Alberto Sordi.

(da “NextQuotidiano”)

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LO STRANO CASO DI CRISTINA GRANCIO, CONSIGLIERA SOSPESA PERCHE’ VOLEVA FAR RISPETTARE IL PROGRAMMA M5S

Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile

SI RIFIUTO’ DI VOTARE LA DELIBERA DEL NUOVO STADIO A TOR DI VALLE: SOSPESA DAL M5S E REINTEGRATA DAL TRIBUNALE… IERI DA SANTORO HA RACCONTATO CHI HA DAVVERO DECISO CHE LO STADIO SI DOVEVA FARE, CONTRADDICENDO LE PROMESSE DEL M5S IN CAMPAGNA ELETTORALE

Ieri sera Michele Santoro, per festeggiare degnamente i quasi due anni di governo a 5 Stelle nella Capitale, ha dedicato la puntata di M all’amministrazione Raggi.
Si è parlato delle difficoltà  che la sindaca sta incontrando nell’attuazione del suo programma di risanamento di Roma. E ovviamente non è mancato un lungo approfondimento ai tanti errori commessi in questi 19 mesi.
La sindaca è intervenuta in collegamento per spiegare l’attuale situazione di ATAC e della raccolta dei rifiuti.
In un’intervista l’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari ha ribadito che bisogna smettere di parlare di rifiuti e iniziare a discutere di “materiali post consumo”. Fisicamente sono la stessa cosa, ma concettualmente evidentemente no, ed è forse per questo che a Roma non c’è alcuna emergenza rifiuti ma eventualmente un’emergenza materiali post consumo.
Un tema ultimamente uscito dalla luce dei riflettori è quello dell’Urbanistica.
Molti sembrano aver dimenticato che prima di vincere le elezioni il M5S era fermamente contrario alla costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor Di Valle.
Si era parlato anche dell’ipotesi di un referendum: “prima sentiremo la popolazione interessata dal progetto e con loro potremo costruire una cosa straordinaria”, aveva detto Grillo ad un certo punto.
Poi i vertici del M5S decisero che il referendum non era più necessario. Sul progetto per mesi Paolo Berdini — l’ex assessore all’Urbanistica della giunta Raggi — ha tirato fuori qualsiasi argomento (anche i più pretestuosi) per spiegare che lì lo stadio non si doveva fare.
Ma non è stato solo Berdini. Anche Di Maio e Grillo hanno più volte tirato fuori la storia del rischio idrogeologico sull’area.
Poi Berdini è stato fatto fuori dalla giunta e la Raggi ha approvato il progetto del nuovo stadio con alcune varianti (ad esempio senza le torri di Libeskind).
Ieri da Santoro Berdini ha spiegato che in questo modo il M5S ha cambiato «completamente il programma che abbiamo concordato si dice sì allo stadio della Roma in quel posto infernale che sicuramente non fa bene alla città  ma fa bene a chi vanta crediti cioè alle banche creditrici della società  proponente e della Roma».
Il progetto prevede l’edificazione di opere a compensazione che andranno a beneficio della comunità . Questa però è una cosa che il MoVimento non ha mai capito ed infatti la delibera approvata dalla Raggi comporta uno “sconto” “del 60% per gli oneri di urbanizzazione.
E non c’è solo lo stadio. Anche sui mercati generali il M5S di governo ha fatto — dopo la cacciata di Berdini — una clamorosa inversione di marcia
Successivamente è la volta di Cristina Grancio, consigliera capitolina del M5S che proprio a causa dello stadio a Tor Di Valle è entrata in rotta di collisione con la Raggi e la maggioranza.
Una frattura che si è via via allargata visto che qualche giorno fa la Grancio ha presentato, assieme ad altri eletti ed attivisti pentastellati, il ricorso contro il nuovo Statuto del M5S e la creazione di una nuova associazione MoVimento 5 Stelle in concorrenza con quella originaria nata nel 2009.
Sullo stadio la Grancio è chiarissima: «Prima di tutto lo stadio della Roma, per la prima volta il MoVimento 5 Stelle disattende il programma che aveva portato».
La Grancio è stata sospesa dal MoVimento — che si è rimangiato la sospensione in tribunale — per il semplice fatto di aver coerentemente con il suo mandato elettorale sostenuto la necessità  di rispettare il programma con il quale il M5S si è presentato alle amministrative 2016, vincendole.
In particolare ieri sera la Grancio ha rivelato che a decidere a Roma non è tanto la sindaca quanto alcuni parlamentari.
Quali? L’onorevole veneto Riccardo Fraccaro ad esempio.
In un passaggio dell’intervista la consigliera dice: «Ecco che arrivano i Fraccaro per lo stadio li ho visti praticamente sempre».
La Grancio riferisce che sulla vicenda dello stadio della Roma «Fraccaro e Bonafede sono venuti giù e tra l’altro fanno nei comuni che sono i delegati agli enti locali fanno arbitri e giocatori perchè Fraccaro è nel comitato dei probiviri. Quando vengono giù si percepisce il timore di esprimere le proprie posizioni perchè c’è colui che emana il provvedimento di eventuale espulsione».
Insomma nel M5S chi coordina l’attività  dei territori è anche chi ha il bastone in mano per tenere in riga eventuali “dissidenti”.
E non è infatti un caso che la consigliera sia stata esclusa dalla chat del “tavolo urbanistica”: «Io sono stata proprio esclusa dalle chat, era un dato di fatto che io fossi stata fatta fuori. La stessa sindaca mi ha levato dalla chat creata appositamente per l’urbanistica. Lo stesso Campidoglio, come dice un articolo del contratto che abbiamo sottoscritto, passa per uno staff superiore al Campidoglio».
Carte alla mano quello che dice la Grancio è vero, perchè nel famoso contratto firmato dagli eletti al Campidoglio è previsto che l’attività  di governo della Capitale venga in qualche modo “coordinata” dallo staff milanese.
Teodoro Fulgione, portavoce della sindaca Virginia Raggi, ha negato che lo staff della comunicazione possa in qualche modo esercitare un controllo sulla libertà  di espressione degli eletti. Ma evidentemente bastano le visite periodiche dei probiviri per far capire chi comanda.

(da “NextQuotidiano“)

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PARLAMENTARIE, LA GUERRA DELLE SPIATE TRA CANDIDATI M5S

Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile

DOSSIER E MESSAGGI DELLA “BASE” UTILIZZATI PER FAR FUORI ALCUNI CANDIDATI… MA ANCHE I DELATORI L’HANNO PAGATA CARA

Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano spiega oggi ai tanti grillini che ci sono rimasti male perchè, seguendo una tradizione consolidata, sono stati esclusi senza spiegazioni dalle Parlamentarie del MoVimento 5 Stelle, cosa è successo.
Più o meno un terzo dei 15mila candidati annunciati è rimasto fuori e, racconta il quotidiano, la selezione all’ingresso non è finita qui.
Anche perchè un ruolo importante nella scelta dei candidati lo stanno avendo le segnalazioni degli attivisti e dei concorrenti:
I nomi stanno ancora venendo vagliati, per le ultime verifiche. E verranno svelati solo domenica, nel terzo e ultimo giorno del Villaggio Rousseau, raduno nazionale a Pescara dove si parlerà  di programma di governo cifre,anche sulle coperture economiche.
E comunque, secondo le nuove regole, Di Maio potrà  rimuovere anche i candidati approvati dalle Parlamentarie, “fino al deposito delle liste” per le Politiche.
E così i dossier continuano a piovere. “Siamo stremati, c’è gente che segnala semplici multe”, rivela un parlamentare.
Ma molti hanno giocato di anticipo, soffiando nelle orecchie della stampa locale, per accusare di cordate (vietatissime) e altri peccati gli avversari. Ed è successo in varie parti d’Italia.
Per esempio a Civitavecchia, comune a 80 chilometri da Roma amministrato dal Movimento, dove la guerra tra gruppi incrociati ha già  lasciato sul campo Andrea Palmieri, delegato all’attuazione del programma del sindaco Antonio Cozzolino, e il docente universitario Giuliano Gruner, ritiratosi con una lettera.
Mentre non si contano i casi in Sicilia, Puglia e Campania, le regioni con più autocandidature, “ma anche quelle dove abbiamo scremato di più” spiegano dal Movimento.
Ma l’aria è pesante anche altrove, come spiega un iscritto lucano al Fatto:“Hanno tolto attivisti storici per un vaffanculo scritto su Facebook contro un avversario, e si tengono personaggi di dubbia moralità ”.
La storia del vaffanculo che ha portato all’esclusione dalle candidature del partito del vaffanculo l’abbiamo raccontata ieri. Ma, aggiunge il Fatto, anche tra i delatori ci sono stati morti e feriti:
Restano le segnalazioni, copiose in particolare contro i collaboratori parlamentari: quanto mai invisi a tanti iscritti. “Ma abbiamo controllato con attenzione tutti i nomi, e anche diversi delatori hanno pagato dazio”assicurano.
Intanto dal M5S celebrano numero dei partecipanti effettivi, 10mila, come rivelato ieri da Di Maio.

(da “NextQuotidiano”)

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QUATTRO GIORNI PER PASSARE AL SETACCIO LE LISTE M5S

Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile

VENERDI LA CONSEGNA DEL SIMBOLO, POI A PESCARA

Quattro giorni per smantellare le cordate e passare a setaccio i vincitori provvisori delle parlamentarie M5s, cioè della selezione online dei candidati grillini alla Camera e al Senato.
I vertici pentastellati, quindi Luigi Di Maio, Davide Casaleggio e Beppe Grillo, riuniti all’hotel Forum, si sono presi del tempo prima di comunicare le liste ufficiali, che saranno annunciate solo domenica sera al termine della tre giorni di Pescara dedicata al programma di governo.
Nonostante le rassicurazioni diffuse dal blog (“Il voto si è svolto con regolarità  e in sicurezza”) qualcosa è andato storto e ai vertici in queste ore stanno arrivando segnalazioni di comportamenti non in linea con il codice etico pentastellato.
Il caso più eclatante riguarda l’audio pubblicato mercoledì mattina da Marco Canestrari e Nicola Biondo, autori del libro Supernova.
In questo messaggio whatsapp si sente una persona che si rivolge a un tale Enrico e gli chiede di bloccare “chi hai contattato per i click”. Tutto ciò nel linguaggio 5Stelle è sinonimo di cordata, assolutamente vietata dal regolamento.
“L’autore del messaggio vocale — riferisce una fonte M5s di alto livello — sarebbe stato individuato, si tratta di una persona delle provincia di Catania, e lo abbiamo segnalato ai vertici”.
Anche la cordata sarebbe ben chiara e con essa le motivazioni. Ora i vertici stanno decidendo come procedere per evitare anche il rischio di ritrovarsi infiltrati nelle liste per le quali hanno concorso diecimila persone, come ha detto Di Maio.
Infatti, a parlamentarie concluse, sul blog si legge: “Era richiesto attenersi a criteri di lealtà  e correttezza nei confronti degli altri iscritti, di mantenere comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi”.
Il post mette in evidenza anche che le regole sono chiare e ricordano che l’ultima parola sulle candidature spetta al capo politico. Per questo si prevedono probabili nuove esclusioni anche perchè sono in corso verifiche sui documenti presentati e sulle fedine penali.
Prima di dare il via al “Villaggio Rousseau”, nei fatti si tratta di una scuola di formazione politica in cui gli iscritti vengono istruiti sul programma ma anche su come si scrive per esempio una proposta di legge, Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Davide Casaleggio andranno al Viminale a depositare il simbolo per le prossime elezioni dopo essersi visti all’hotel Forum, anche per discutere delle parlamentarie.
La presenza del fondatore, che il 22 gennaio staccherà  ufficialmente il suo blog dalla gestione della Casaleggio associati, balza all’occhio dopo che in tanti dal Movimento avevano parlato della sua voglia di farsi da parte.
Infatti fino a pochi giorni fa la partecipazione di Grillo a Pescara non era prevista, adesso invece c’è chi non esclude un suo blitz a sorpresa proprio per rassicurare e dare slancio alla campagna elettorale.
A tenere le lezioni saranno i parlamentari ma anche personalità  con cui il Movimento è entrato in contatto.
Tra queste il sociologo Derrick de Kerchove, allievo di McLuhan, che parlerà  di “Datocrazia”, ovvero di partecipazione all’epoca dei big data, il professore Massimo Di Felice dell’Università  di San Paolo e Mario Pireddu, docente dell’Università  della Tuscia.
Per ognuna delle tre giornate sono previste 1400 persone ma devono essere rigorosamente iscritte ai panel. Molte di loro sono concorrenti delle parlamentarie, in attesa del responso, che arriverà  domenica tra delusioni e proteste.
Le stesse che si sono registrate negli ultimi tre giorni.

(da “Huffingtonnpost”)

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