Novembre 4th, 2017 Riccardo Fucile
DUE STUPEFACENTI COINCIDENZE DELLA COMMISSIONE BANCHE
Dopo il caso di Francesco Bonifazi, che è socio di studio con il fratello di Maria Elena
Boschi, Mattia Feltri sulla Stampa di oggi torna su un’altra stupefacente coincidenza che riguarda due membri della commissione: Alessio Villarosa del MoVimento 5 Stelle e Ippolita Ghedini, sorella di Niccolò, l’avvocato di Silvio Berlusconi.
Altro e non meno inappuntabile membro della commissione è il cinque stelle Alessio Villarosa, che ha fondato la sua esperienza parlamentare nella irriducibile lotta a Bankitalia, mentre fondò quella pre-parlamentare nella Idea Finanziaria del fratello Massimiliano, in cui lavorò un paio d’anni, e che poi è stata cancellata da Bankitalia per gravi irregolarità e sospetti d’usura, confermati dal tribunale civile, ai quali il nostro Villarosa è senz’altro estraneo.
Ora, in commissione, continuerà a fare il contropelo a Bankitalia.
La storia che racconta Feltri è stata circostanziata qualche tempo fa da L’Unità on line, che partiva dal racconto di quanto era scritto nel curriculum di Villarosa
“Ho lavorato inizialmente per 4 anni presso una fabbrica di reti ortopediche — recita la sua bio consultabile sul sito Sicilia5stelle.it — e successivamente per 3 anni ho rivestito il ruolo di responsabile nazionale del settore ‘Carte di Pagamento’ presso un’importante società finanziaria italiana con sede a Roma”.
Il nome della suddetta società non viene citato sul sito in maniera immediata.
Per capire di chi si tratta bisogna aprire il curriculum vitae. Dall’allegato si evince che il deputato grillino ha prestato servizio presso Idea Finanziaria Spa, una società specializzata in cessione del quinto, controllata dal gruppo Barclays attraverso la holding Eudea.
Secondo quanto dichiarato nelle esperienze professionali Villarosa lì ha lavorato dal 2007 al 2009 avendo come mansioni la “Gestione e formazione della rete di agenzie affiliate”.
Va detto che Idea Finanziaria è una società di famiglia, visto che il presidente del consiglio di amministrazione è il fratello Massimiliano Villarosa.
La società è stata recentemente oggetto di un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia e delle finanze e al ministro della Giustizia. A presentarla è stato Ferdinando Aiello, deputato del Pd, che ha chiesto verifiche e approfondimenti visto che a Idea finanziaria sono state imputate “numerose e gravi violazioni normative” ed “irregolarità nei rapporti contrattuali con la clientela“.
L’accusa più grave è la violazione della disciplina antiriciclaggio. Tant’è che a seguito della vigilanza effettuata da Bankitalia tale società risulta essere stata cancellata dall’elenco degli intermediari dal ministero dell’Economia.
Ad essere stati rinviati a giudizio risultavano essere l’amministratore delegato della principale società coinvolta nella vicenda, appunto Idea Finanziaria, e il rappresentante per l’Italia di banca Barclays (poi entrambi prosciolti).
E la sorella di Ghedini? Lei «è materia della commissione perchè accettò consulenze da Veneto Banca, nonostante suo marito fosse procuratore capo di Treviso, dove Veneto Banca aveva sede e indisturbata faceva danni. I componenti di Forza Italia della commissione stabiliranno se ci fu almeno conflitto d’interessi».
Specializzata in diritto di famiglia, Ippolita Ghedini è uno degli avvocati più noti di Padova. Tra le altre vicende ha seguito Silvio Berlusconi (che di Veneto Banca è azionista minoritario, tra l’altro) nelle pratiche per il divorzio da Veronica Lario.
Il marito respinse le accuse di conflitto d’interessi in un’intervista al Mattino:
«Io mi occupo di penale, innanzitutto», dice Dalla Costa, «e mia moglie è un avvocato libero professionista che si occupa esclusivamente di diritto civile, ha un’attività sua, con un suo studio. Io lì non c’entro nulla. Inoltre, la mia carriera da magistrato si è sempre svolta al di fuori della città in cui lavora mia moglie, cioè Padova».
Quindi il fatto che sua moglie abbia lavorato per Veneto Banca non influenza l’attività della Procura che lei guida sul fronte delle indagini sull’istituto montebellunese?
«No, in alcun modo», taglia corto Dalla Costa, «Mia moglie ha ricevuto una proposta di collaborazione da Veneto Banca mi pare a settembre o ottobre del 2014, proposta che lei si è riservata di accettare dopo aver verificato eventuali situazioni di incompatibilità . Incompatibilità che non ci sono, alla luce delle stesse indicazioni del Consiglio superiore della magistratura quando un magistrato e un avvocato operano su settori diversi e soprattutto su città diverse. Io e mia moglie non abbiamo mai lavorato nello stesso ambito territoriale, fin da quando non c’era ancora l’incompatibilità tra coniugi. Poi ha ricevuto singoli incarichi professionali da Veneto Banca per recupero crediti, ma in una maniera assolutamente minoritaria rispetto a tutto il suo volume d’affari»
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
DEPOSITATO L’ATTO DALL’AVV. BORRE’ CON CUI SI CHIEDE LA CANCELLAZIONE DEL RISULTATO… TRA LE CONTESTAZIONI L’INDAGINE PER DIFFAMAZIONE CHE RIGUARDA DI MAIO, LE LIMITAZIONI ALLA CANDIDATURA E L’ESCLUSIONE DEGLI ESPULSI REINTEGRATI
Riccardo Giuseppe Di Martiis, assistito dall’avvocato Lorenzo Borrè, impugna le Gigginarie, ovvero la competizione che ha portato alla scelta di Luigi Di Maio come candidato premier del MoVimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche.
Di Martiis aveva corso per la candidatura a sindaco con il MoVimento 5 Stelle a Venezia ma alla fine aveva ritirato la candidatura con la sua lista, dando via libera all’avvocato Davide Scano.
Nell’atto di citazione si legge che Di Martiis intende impugnare sia il regolamento che portava alla candidatura nel M5S che il risultato delle votazioni che hanno plebiscitariamente incoronato Luigi Di Maio a Rimini il 23 settembre scorso.
Di Martiis si muove insieme ad altri venti iscritti al MoVimento 5 Stelle, che impugnano per violazioni al Non Statuto e al principio di eguaglianza tra gli iscritti alle associazioni. Nell’atto si segnala la presunta violazione dell’articolo 7 del Non Statuto che dispone l’incandidabilità di chi è sottoposto a procedimento penale “per qualunque reato”, ricordando che Di Maio è indagato per diffamazione di Marika Cassimatis a Genova e si segnalano anche le iniziative giudiziarie nei confronti del reuccio da parte di Giovanni Favia e Roberto Maroni.
E contesta la limitazione della candidabilità ai soli portavoce, l’esclusione degli espulsi reintegrati dal tribunale e la mancata convocazione di diversi associati.
Nell’atto Riccardo Di Martiis afferma di non aver ricevuto la mail che lo invitava al voto, probabilmente a causa dei problemi della piattaforma dopo gli interventi di adeguamento del sistema operativo del M5S effettuati dalla Casaleggio nell’estate dell’hacking.
Poi l’avvocato Borrè passa ai motivi di impugnazione.
Il primo è il fatto che le regole del voto, emanate dal blog di Beppe Grillo nel settembre scorso, prevedevano l’esclusione di chi non fosse mai stato eletto con il MoVimento 5 Stelle, andando in contrasto con l’articolo 7 del Non Statuto, che recita: “i candidati saranno scelti fra i cittadini italiani, la cui età minima corrisponda a quella stabilita dalla legge per la candidatura a determinate cariche elettive, che siano incensurati e che non abbiano in corso alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque sia la natura del reato ad essi contestato”.
L’introduzione del principio della candidabilità dei soli portavoce previsto dalle regole per la consultazione avrebbe inciso sulla libertà di candidatura degli associati al M5S introducendo il filtro di “una carica extrassociativa che viola il principio di uguaglianza tra soci”.
Sostiene poi il ricorso che è illegittima la regola che prevedeva l’esclusione di chi era parte ricorrente o attrice in ricorsi contro il MoVimento 5 Stelle e il suo garante (che dovrebbe essere Beppe Grillo).
L’atto poi contesta la norma che impediva la candidatura a chi è stato iscritto ad altri partiti e torna sulle motivazioni di impugnazione del gennaio scorso in una citazione sempre seguita dall’avvocato Borrè.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
MA BASTA GUARDARE IL RENDICONTO PER SCOPRIRE CHE LE COSE NON STANNO COSI’
A prima vista Alfonso Bonafede non ha nulla dei miracolati di Beppe Grillo. Avvocato con
un proprio studio a Firenze, dottore di ricerca in Diritto Privato che ha svolto anche l’attività di insegnamento all’Università , Bonafede non ha certo il profilo lavorativo e il curriculum di un Roberto Fico o di un Luigi Di Maio.
Anche perchè Bonafede è uno di quei deputati pentastellati che prima di arrivare in Parlamento ha fatto la gavetta nelle “serie minori”.
I 5 Stelle non valutano solo le competenze ma anche quanto un eletto “costa” ai cittadini. Perchè la propaganda pentastella racconta che i deputati del M5S fanno risparmiare un sacco di soldi allo Stato.
Bonafede è infatti stato candidato sindaco del M5S a Firenze nel 2009. In quell’occasione vinse Matteo Renzi e il M5S con poco meno di quattromila voti (2%) rimase fuori dal Consiglio Comunale.
Come tutti i parlamentari pentastellati però anche il deputato mazarese trapiantato nel capolouogo toscano ha visto migliorare decisamente il suo tenore di vita dopo l’elezione alla Camera.
Al primo anno di legislatura, nel 2013, Bonafede dichiarava un imponibile di poco più di ventiseimila euro.
L’anno scorso, nel 2016, Bonafede ha dichiarato un reddito imponibile paria 132 mila euro (e spicci).
Non c’è alcun dubbio che anche Bonafede, così come Roberto Fico (il cui reddito prima di diventare parlamentare però era pari a zero), con la politica ci abbia guadagnato.
Il che non è sbagliato di per sè, perchè anche la politica è un lavoro. Per i 5 Stelle però le cose stanno diversamente e nonostante per molti pentastellati l’esperienza parlamentare sia il primo lavoro vero della loro vita si ostinano a raccontarcela come una missione, al servizio dei cittadini.
Ieri sera ad Otto e Mezzo Bonafede si è innervosito quando Giovanni Minoli gli ha ricordato che in campagna elettorale i 5 Stelle avevano promesso di ridurre il proprio stipendio a parlamentari a 2.500 euro al mese.
Secondo Bonafede non è così, perchè a Roma deputati e senatori prendono appunto solo 2.500 euro mese.
Ed è un’affermazione curiosa, perchè qualche tempo fa Roberto Fico aveva detto di prendere “solo” 3.000 euro al mese e soprattutto perchè i parlamentari hanno tutte le spese pagate.
Quanto prende al mese Alfonso Bonafede?
Per scoprirlo basta guardare i rendinconti. Grazie alla rinomata trasparenza a 5 stelle è possibile vedere che le cose non stanno così.
Dall’ultimo rendiconto disponibile per Bonafede (febbraio 2017) risulta che il deputato pentastellato percepisce uno stipendio da 5.000 euro lordi pari a 3.335,08 euro (a fronte di 4.768,28 euro).
Come risultato a febbraio il prode Bonafede ha fatto risparmiare allo Stato (tra stipendio e indennità ) ben 1.433,20 euro.
Si dirà che vivere a Roma costa e farlo con duemilacinquecento euro al mese è molto difficile.
Certo, questo non tiene conto del fatto che a Roma ci sono persone — operai, impiegati, operatori di call center e chi più ne ha più ne metta — che vivono anche con meno di duemilacinquecento al mese.
Ma non bisogna fare i conti al ribasso. Anche perchè i parlamentari del M5S non vivono a Roma con il proprio stipendio.
Deputati e senatori infatti ricevono anche un rimborso spese (ottomila euro) con il quale i parlamentari pagano le proprie spese.
A febbraio 2017 Bonafede ha speso più di seimila euro. Anche qui non c’è nulla di illegale ovviamente, tutto fa parte del trattamento economico standard di ogni parlamentare.
Grazie alla trasparenza pentastellata siamo in grado di dire che per mantenersi a Roma Bonafede spende circa 2000 euro al mese.
Soldi ai quali vanno aggiunte le spese per l’attività sul territorio e quelle per i collaboratori (altri 4 mila euro circa).
Apprendiamo così che ad esempio il francescano Bonafede ha speso 415 euro in taxi. Ma i 5 Stelle non erano quelli che rinunciavano ai privilegi e si spostavano solo sui mezzi pubblici?
Quante foto di Di Maio e di Di Battista in autobus e in metro “come i comuni cittadini” abbiamo visto in questi anni?
La domanda è sempre la stessa: Bonafede se lo poteva permettere un tenore di vita come questo con il suo reddito precedente? La risposta probabilmente è no.
Non è del tutto vero però che i parlamentari prendono “solo” cinquemila euro lordi al mesa, a questi però vanno aggiunti rimborsi per le spese sostenute — e rendicontate “al centesimo” dai Cinque Stelle — che i parlamentari a Cinque Stelle si fanno rimborsare da Camera e Senato.
Certo, a differenza degli altri parlamentari i pentastellati restituiscono (con qualche trucco per fare propaganda) tutto quello che non spendono.
Ma è proprio su quello che spendono i parlamentari pentastellati che la questione della trasparenza si fa più opaca.
Qualche tempo fa Roberta Lombardi si è scagliata contro quei parlamentari a Cinque Stelle che pur essendo di Roma si fanno rimborsare le spese per l’alloggio.
Ed è un peccato che la Lombardi non abbia fatto i nomi.
Ma non ci sono solo i romani: c’è il caso di Marta Grande, che nel 2013 fece notizia per aver rendicontato 12 mila euro per due mesi di affitto, che pur essendo di Civitavecchia (ad un’ora di regionale da Roma) spende 1.800 euro al mese di affitto (più 270 euro di spese per manutenzione e utenze).
Mediamente i parlamentari del MoVimento spendono intorno ai 1.500 euro al mese, che anche per una città come Roma sono decisamente alti.
C’è chi spende addirittura di più però, Il Dubbio ad esempio ha scoperto che il senatore Morra (che non è di Roma) spende 2.155 di affitto al mese (più le spese per utente etc.)
Addirittura la deputata padovana Silvia Benedetti ha speso nel maggio 2016 2.600 euro di affitto mentre c’è chi come Nicola Cappelletti ha dovuto pure “ristrutturare” l’appartamento avendo speso 1.500 euro di affitto e 1.400 euro di spese di manutenzione: un affarone.
Non è vero quindi — e lo si può dire guardando proprio il sito Ti Rendiconto — che i Cinque Stelle fanno attività politica prendendo solo “2.500 euro di stipendio” perchè — proprio come tutti i parlamentari — hanno tutte le spese pagate, compreso vitto, alloggio, trasporti ed extra.
Lo stipendio netto base è di euro 3.335 cui vanno aggiunte le spese suddette per un totale di circa 8.000 euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
ORA PARISI E’ INDICATO COME ASSESSORE, NONOSTANTE IL TWEET DI MINACCE DI “BRUCIARE VIVO” IL DEM ROSATO
“Non mi ha nemmeno chiamato per chiedermi scusa, e non lo hanno fatto nè Luigi Di
Maio nè Giancarlo Cancelleri che lo hanno difeso. Ha scritto un tweet minacciando di bruciarmi vivo e non ha sentito nemmeno il dovere di farmi una telefonata personale. Ma loro sono fatti così, il Movimento 5 stelle istiga all’odio”.
Ettore Rosato seduto nella sede del comitato elettorale del candidato governatore del centrosinistra Fabrizio Micari in via Libertà , ha appena finito una conferenza stampa durante la quale ha chiesto a Cancelleri “di non nominare assessore Angelo Parisi”, l’autore del tweet incriminato.
E si dice colpito dalla mancanza di qualsiasi “contatto personale da parte del Movimento 5 stelle”, che su Parisi fa quadrato.
Parisi da quando è scoppiato il caso sui suoi tweet violenti, non solo nei confronti di Rosato ma anche su diversi giornalisti definiti “piddini, venduti o coglioni”, si è chiuso nel silenzio più assoluto.
Dal Movimento nazionale è arrivato l’ordine di cancellare tutti i tweet e i commenti sui social, considerando, fanno notare dal vertice dei 5 stelle, “che i big si sono schierati in sua difesa, da Luigi Di Maio ad Alessandro Di Battista”.
Dopo la gaffe, Parisi ha cancellato così molti tweet, chiudendo il profilo agli esterni, e ha eliminato alcuni commenti su Facebook.
Ma scorrendo la sua pagina non mancano critiche durissime anche al Movimento nazionale: “Questa votazione è una cazzata”, ha scritto in occasione della consultazione online interna al Movimento nel 2014 sulla scelta del gruppo al Parlamento europeo. Scelta che escludeva l’adesione al gruppo dei Verdi, alla quale Parisi teneva molto: “Il Movimento 5 stelle è finito qui”, continuava in un altro commento: “I verdi stavano antipatici al Capo, che vi devo dì? Evidentemente alcune manifestazioni d’interesse verso il Movimento 5 stelle non sono piaciute, forse perchè non erano in inglese”.
Insomma, Parisi “double face”: mite nella vita reale, duro sui social.
Anche contro i 5 stelle, che questa volta forse gradiranno molto meno questi commenti sullo stesso Movimento.
(da “la Repubblica“)
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Novembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
DOPO DI BATTISTA, ANCHE IL GARANTE DEL M5S LA SPARA GROSSA… “LA NIGERIA E’ UN ESEMPIO DI BENESSERE CHE LA SICILIA DOVREBBE IMITARE”… NON SA DI COSA PARLA
Beppe Grillo propone la Nigeria come esempio di benessere e sviluppo che la Sicilia dovrebbe imitare per crescere e prosperare.
Alessandro Di Battista aveva detto che la Nigeria è nelle mani dei terroristi di Boko Haram e che in quel Paese dell’Africa occidentale il virus Ebola dilaga.
Ma in entrambi i casi diffondono fake news.
La prima bufala è stato sbugiardata da due giornalisti del Foglio, Luciano Capone e Enrico Cicchetti.
La seconda nel febbraio del 2015 fu votata come peggior bufala del 2014 sul sito italiano di factchecking PagellaPolitica e finì sulle pagine di uno dei quotidiani più prestigiosi del mondo, il New York Times.
Decisamente non porta fortuna la Nigeria ai due leader del M5s, entrambi inciampati su questo stato africano sostenendo peraltro due tesi opposte.
Grillo ha detto.
Nel corso di un comizio a Catania il 28 ottobre, Grillo ha indicato come modello a cui la Sicilia dovrebbe ispirarsi la città di Lagos: “Capitale della Nigeria, 5 milioni di abitanti, nel centro dell’Africa, è considerata una delle Capitali dove si vive meglio al mondo. Se guardate le fotografie è pazzesca, sembra Las Vegas, verde, spiagge, palme”.
Il fact checking.
Si tratta di un’affermazione completamente errata, sostengono i giornalisti del Foglio. “Intanto – spiegano – perchè Lagos non è la capitale della Nigeria (la capitale è Abuja già dal 1991, ndr). E poi perchè non corrisponde a quanto riportano fonti oggettive consultabili da tutti”. Lagos non ha 5 milioni di abitanti: il numero non si conosce con esattezza, ma secondo l’Onu, nel 2016, gli abitanti erano 13 milioni e 661 mila. Le stime sono rese difficili dall’esistenza di gigantesche bidonville difficili da censire, come quella di Makoko proprio a Lagos, i cui abitanti potrebbero essere dai 30 mila ai 250 mila. La città , poi, non è in centro all’Africa ma sulla costa occidentale, sul Golfo di Guinea. A Las Vegas, peraltro, non ci sono le spiagge (sabbia parecchia, mare per niente).
La bufala più grossa.
Ma la cosa più sbagliata in questa dichiarazione di Grillo è proprio il concetto alla base del suo discorso: a Lagos non si vive affatto bene, anzi, secondo tutte le principali classifiche, è uno dei luoghi peggiori al mondo per qualità della vita.
Come fatto notare da Capone e Cicchetti sul Foglio il 30 ottobre, il Quality of living city rankings di Mercer, una classifica delle città in base alla qualità di vita, piazza Lagos al 212esimo posto su 231 città considerate in tutto il mondo: cioè tra le ultime 20.
Secondo un’altra classifica sulla vivibilità delle città nel mondo, citata anch’essa dal Foglio e stilata dall’Economist Intelligence Unit, Lagos si trova al 139esimo posto su 140 città considerate. Dietro c’è solo Damasco, la capitale della Siria, un Paese sconvolto dalla guerra civile.
Tripoli, capitale della Libia (altro Paese devastato dalla guerra civile), è messa meglio e sta al 138esimo posto. Sono segnalati dalle autorità locali tassi preoccupanti di mortalità infantile, mortalità sotto i cinque anni e mortalità delle partorienti.
Di Battista, in occasione della festa del Movimento “Italia5Stelle”, dal palco aveva detto le seguenti parole: “Nigeria, vai su Wikipedia: 60% del territorio è in mano ai fondamentalisti islamici di Boko Haram, la restante parte Ebola”.
Un’affermazione completamente falsa, visto che i villaggi controllati dal gruppo terrorristico sono solo qualche decina e i casi di infezione erano davvero limitati, tanto che qualche giorno dopo l’Oms dichiarò la Nigeria un Paese “Ebola free”.
La potenza della balla di Di Battista ha però superato i confini nazionali, meritandosi una citazione in una classifica fatta dal New York Times sulle bufale che si diffondono in giro per il mondo . Lapidario il commento del giornale: “Un’affermazione ridicola”.
(da “La Repubblica“)
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Novembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
AVREBBE DOVUTO RISPONDERE IN DIRETTA ALLE DOMANDE DEI SUOI FANS COME FANNO TUTTI QUANDO ANNUNCIANO IL FILO DIRETTO
Quando Virginia Raggi l’altroieri aveva annunciato che sarebbe comparsa in
diretta su Facebook per rispondere alle domande dei romani in molti ci avevano creduto. Anche perchè, a parte la puntualità nella segnalazione dell’orario (17,30) ci si aspettava che la sindaca avrebbe risposto in diretta alle questioni poste dai frequentatori della sua pagina, così come di solito fanno gli altri che annunciano il faccia a faccia o il filo diretto.
Bisogna invece stare attenti a leggere bene le righe piccole quando scrive Virginia. La quale ieri è arrivata alle 18, con un ritardo che ha superato di molto il quarto d’ora accademico, ma soprattutto non ha dato nessuna importanza a quello che gli chiedevano nei commenti della diretta ma ha seguito un copione ben preciso, annunciandolo al suo arrivo: «Ho iniziato già ieri a leggere un po’ di domande che mi avete fatto e assieme ai miei collaboratori abbiamo deciso di raggrupparle per temi».
E così è andata: tutte le domande e le risposte erano state preparate prima, così la sindaca non ha avuto alcun problema a leggere il copione delle domande e delle risposte e a cavarsela nel primo confronto in diretta dichiarato sulla sua pagina facebook.
Solo in un’occasione la sindaca ha alzato gli occhi dai fogli: per leggere e rispondere a una questione sui mercatini di Natale e per ringraziare per i tanti “cuoricini” che accompagnavano la diretta in differita.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
GLI ATTIVISTI: “SIAMO STANCHI SIA DELLE STRONZATE CHE FATE SIA DELLE GIUSTIFICAZIONI”
Angelo Parisi diventa la pietra dello scandalo nel MoVimento 5 Stelle.
Mentre tra i vertici M5S tutti difendono l’assessore all’energia designato da Giancarlo Cancelleri, che ieri si è scusato in codice con l’avvocato Lorenzo Borrè come avevano fatto Di Battista e Di Maio, per le frasi su Ettore Rosato, la base lo mette decisamente sotto processo nei commenti allo status di scuse furbe postato ieri mattina dopo lo scoppio della polemica.
C’è da notare che la sorte di Parisi è molto diversa da quella di Giacomo Li Destri, il candidato della lista M5S con il cugino indagato per mafia che invece raccoglie la solidarietà dei grillini.
Per una Carla Ruocco che non smentisce la sua fama di benaltrista definendo “sciocchezza” quello che ha fatto Parisi, infatti, ci sono centinaia di commenti di attivisti M5S che chiedono a Parisi un passo indietro per non rovinare la corsa di Cancelleri.
C’è anche chi lo difende: “Si evidenzia senz’altro qualche pecca nella comunicazione che, sono sicura, imparerà presto a colmare…per chi conosce Angelo, sa che è un bravo ragazzo”, scrive Rosalba, che però viene subito rintuzzata da Luca: “Bravo ragazzo uno che scrive certe cose? Quanto meno uno inaffidabile, con un lato inquietante”.
E ancora: “Ma sì, “ti bruceremo vivo” son parole che possono scappare quotidianamente a chiunque. Per me la Sicilia ti merita”.
“Sei uno stronzo anzi uno stronzo hater”, lo apostrofa Fiorello mentre c’è chi si preoccupa per i risultati: “della serie “come far perdere voti al partito”…”,
“Lei e’ stato un imbecille e chiedere scusa e’ il minimo che poteva fare”.
C’è anche chi argomenta, come Barbara: “Gentile signor Parisi, lei ha sbagliato ma ha sbagliato tanto troppo. Troppo facile accendere gli animi e poi scusarsi. Chi vuole avere responsabilità come quelle cui lei ambisce deve e sottolineo deve avere delle capacità che evidentemente non fanno parte della sua persona. Come cittadina di questo paese dico basta ad una classe politica (trasversale) di inetti onde per cui dico basta anche a lei”.
Nelle scorse settimane comunque il vento era tornato a soffiare nelle vele del Movimento: «Ed è questo il vero motivo degli attacchi arrivati nelle ultime 48 ore – dice l’eurodeputato Ignazio Corrao – al di là di qualche nostra imprudenza, si vede che il ”sistema” ha paura e quindi prova a reagire in tutti i modi. Da qui a domenica chissà cosa si tireranno fuori per fermare quella che è un’avanzata evidente del Movimento. Siamo in forte crescita, mi pare evidente. E un tweet diventa più importante dell’indagine su Berlusconi e Dell’Utri come mandanti delle stragi di mafia».
Ma mai come oggi le giustificazioni dei vertici sembrano lontane dalla furia di una base che sembra essersi davvero stufata di queste “ingenuità ” politiche che lasciano il M5S sotto schiaffo in periodo elettorale. : «Angelo Parisi – scrive Andrea sul social network – fai la cosa giusta, togli dall’imbarazzo Cancelleri e molti di noi, e fai un passo indietro. La prossima volta usa l’ironia, che è decisamente più efficace dei commenti truculenti».
«Hai messo tutto il movimento in bocca alla stampa che adesso monterà una piramide di m… – aggiunge Casimiro, che da giorni pubblica post a sostegno della campagna Cinquestelle – mi unisco al coro di quanti chiedono a Cancelleri di eliminare il tuo nome dai probabili futuri assessori del M5S».
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 31st, 2017 Riccardo Fucile
I CASI LI DESTRI E PARISI PREOCCUPANO I VERTICI DEL MOVIMENTO
Adesso sentono l’effetto boomerang. Le pagine Facebook del Pd sono piene di: “M5s, gli impresentabili sono loro”.
I grillini che hanno molto insistito nella polemica contro le persone da non candidare e quindi sulla questione morale, ora si vedono rivolgere accuse simili a quelle lanciate da loro ai candidati di centrodestra.
Giancarlo Cancelleri prepara il tour nella zona di Sciacca quando, di mattina presto, due fatti irrompono nello sprint finale della campagna elettorale siciliana.
La notizia che un candidato grillino di punta, Giacomo Li Destri, ha un cugino indagato non viene più tenuta sottotraccia, anzi diventa bersaglio degli avversari.
Tanto che Claudio Fava sostiene: “Dalle intercettazioni emergono rapporti tra il candidato M5s e il cugino presunto capomafia sotto processo. Quest’ultimo lo rassicura su una presenta richiesta di pizzo nei confronti del parente”.
Poche ore dopo, il candidato presidente della lista ‘I Cento passi” si prende una querela ma nei 5Stelle la preoccupazione resta alta, vengono colpiti al cuore, proprio loro che delle liste pulite ne hanno fatto un vanto assoluto su tutti gli altri.
E poi restano agli atti le parole di Cancelleri di domenica scorsa durante la trasmissione “In Mezz’ora in più” quando ha affermato: “Agli impresentabili dobbiamo aggiungere quelli che si portano dietro le colpe di padri o comunque dei familiari”.
Parole appunto che tornano indietro come boomerang nel quartier generale 5Stelle e Li Destri si dicendo che non sente il cugino da trent’anni.
A generare il caos c’è poi un tweet, quello di Angelo Parisi, l’assessore designato ad occuparsi dei rifiuti, che manda in tilt una giornata di campagna elettorale.
Sul social si è legge: “Rosato, se questa legge sarà cassata dalla Consulta ti bruceremo vivo, ok?”.
I piani alti dei 5Stelle non la prendono bene, sono preoccupati.
In questo testa a testa da ogni scivolone può dipendere la partita intera. Da Roma quindi arriva l’ordine di correggere il tiro, Parisi deve scusarsi immediatamente, e subito dopo tutti gli altri, in batteria, devono provare sminuire l’accaduto e di controreplicare attaccando Silvio Berlusconi, anche perchè nelle stesse ore viene fuori che il leader di Forza Italia è di nuovo indagato per le stragi di mafia del ’92 e ’93.
“Ora la notizia è un tweet infelice”, scrive Alessandro Di Battista: “Il Pd non ha niente di meglio da fare, invece di attaccare il centrodestra per questi nuovi fatti sconvolgenti gli va in soccorso. Se prima ci eravamo scusati, ora gli diciamo che fanno ridere”.
I dem danno fuoco alle polveri, si scatenato contro il tweet incriminato. Tutti nessuno escluso. Dal vicesegretario dem Lorenzo Guerini al capogruppo dei senatori Luigi Zanda. Si parla di termini “violenti e indecenti. Gli impresentabili sono loro”.
Il candidato presidente Fabrizio Micari dice che “le scuse non bastano. Mi prendono in giro per la sfida gentile, mentre un assessore designato vuole bruciare viva una persona”.
I 5Stelle, nella loro strategia, provano a distogliere l’attenzione facendo sapere che è stato depositato il ricorso alla Consulta sulla legge elettorale, “una via giusta e consentita dalla legge. Abbiamo solo protestato in maniera pacifica”.
Quel tweet però “non ci voleva”, dicono preoccupati e “neanche possiamo fargli fare un passo indietro. È come ammettere l’errore”.
E infatti Giancarlo Cancelleri di rinunciare a lui, nonostante qualche sollecitazione sia arrivata, non ne vuole sapere, almeno non adesso a quattro giorni dalle elezioni.
Si aprirebbe un nuovo caso come quello della Giunta Raggi quando l’assessore allo Sport lasciò in campagna a elettorale e da quel momento la Giunta non ebbe più pace.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 31st, 2017 Riccardo Fucile
SU FB COMPAIONO DUE STRANI “STATUS” DI SCUSE DOPO CHE LO AVEVANO DEFINITO “AZZECCAGARBUGLI”… DI FRONTE ALLA MINACCIA DI QUERELA I DUE CORAGGIOSI EROI POPULISTI HANNO FATTO MARCIA INDIETRO
Oltre che esponenti di spicco del MoVimento 5 Stelle, Luigi Di Maio e Alessandro Di
Battista sono due facebook-star: ogni aggiornamento delle loro pagine sul social network riceve migliaia di mipiace e di commenti.
Ieri sera però la pagina di Alessandro Di Battista ha pubblicato un aggiornamento che ha avuto meno successo degli altri, forse perchè era abbastanza incomprensibile ai più. E precisamente quello che recitava: “La competenza professionale di chi ha redatto il ricorso per le regionarie siciliane è fuor di discussione”.
Per fortuna subito dopo lo stesso Di Battista ha pubblicato un video che parlava delle elezioni siciliane che ha ricevuto un sacco di mipiace.
Ma rimane la valenza criptica del messaggio di Di Battista: perchè ha sentito il bisogno di parlare il 31 ottobre della faccenda del ricorso per le regionarie siciliane dell’iscritto M5S Mauro Giulivi?
Sarà un messaggio in codice, roba tipo “le fragole sono mature”?
Il mistero ha cominciato a infittirsi quando anche Luigi Di Maio, candidato premier in pectore del M5S alle prossime elezioni politiche, ha scritto la stessa identica cosa, anche lui ricevendo pochi mipiace e anche lui postando successivamente una serie di video per “mandare giù” l’aggiornamento in questione
Ma insomma, cosa è successo ieri e cosa ha spinto Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio a pubblicare quegli aggiornamenti di stato?
Un indizio per la comprensione del sottotesto ce lo offrono indirettamente alcuni dei commenti pubblicati sotto gli status, e precisamente quelli che taggano e nominano l’avvocato romano Lorenzo Borrè, che insieme al palermitano Riccardo Gentile ha seguito il ricorso di Giulivi in Sicilia.
Subito dopo la sospensione delle regionarie decisa dal giudice civile, infatti, sia Di Maio che Di Battista avevano scritto degli status che, curiosamente, contenevano frasi piuttosto simili, parlando di “nemici della contentezza” che volevano provare a fermare il M5S con “un ricorso da azzeccagarbugli”.
L’affermazione era offensiva in primo luogo nei confronti del tribunale, che ha accolto totalmente le motivazioni del ricorso — che quindi non era roba da azzeccagarbugli, altrimenti sarebbe stato respinto — e poi anche nei confronti di chi si stava muovendo nei limiti di legge per far rispettare i propri diritti.
In effetti, poi, qualche minuti prima della pubblicazione degli status da parte di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, l’avvocato Borrè scriveva pubblicamente questo:
“Inizia il conto alla rovescia per le scuse pubbliche…restate in Rete, poi capirete…24 ore”
Ora, siccome tre indizi fanno una prova e quindi tremilanovecentosettantasei indizi fanno come minimo un ergastolo, abbiamo qualche elemento in più per ipotizzare cosa sia accaduto: molto probabilmente l’avvocato, ritenendo offesa la sua professionalità dalla definizione di azzeccagarbugli, ha minacciato di querelare Di Battista e Di Maio.
E loro, per evitare possibili conseguenze hanno deciso di rettificare quanto scritto (e detto all’epoca) ammettendo così implicitamente la colpa.
Ovviamente hanno fatto il tutto cercando di far comprendere il meno possibile agli iscritti alla pagina, come prevede esplicitamente il comma 3284732bis del codice dell’onestà intellettuale.
Niente di nuovo sul fronte occidentale.
(da “NextQuotidiano”)
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