Settembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
UNO CHE NON HA MAI LAVORATO CHE SI ATTEGGIA AD ESPERTO DI LAVORO… LA CAMUSSO: “ANALFABETA DELLA COSTITUZIONE”
Un avvertimento ai sindacati. “Se il Paese vuole essere competitivo le organizzazioni sindacali devono cambiare radicalmente. O i sindacati si autoriformano o con quando saremo al governo faremo noi la riforma” ha detto oggi Luigi Di Maio parlando da candidato premier del Movimento 5 Stelle, al Festival del Lavoro a Torino.
Dura la replica di Susanna Camusso, che alla marcia contro la violenza sulle donne di Roma, ha detto ai cronisti (e all’HuffPost): “Di Maio è un analfabeta della Costituzione”.
“Un linguaggio autoritario e insopportabile”, ha tuonato il segretario Cgil. “Non è il primo che lo dice (di riformare i sindacati, ndr). Ce n’è stato un altro che poi ha fatto il jobs act”. Di Maio “dimostra tutta la sua ignoranza ma insieme l’arroganza di chi crede che il pensiero sia solo di chi governa e non riconosce la rappresentanza”.
“Stiamo tornando all’analfabetismo della Costituzione”, ha continuato Susanna Camusso, “perchè la libertà di associazione è un grande principio costituzionale”.
Di Maio “dice cose che non sa. Non sa come è fatto un sindacato, non sa che non è un’organizzazione statuale di cui decidi le modalità organizzative, è una libera associazione. Non sa che il sindacato cambia in continuazione, perchè a differenza di altri soggetti, è radicato nei luoghi di lavoro ed è composto da decine di migliaia di militanti”.
Il segretario ha concluso affermando che “il segno è quello di ridurre la partecipazione alla democrazia”
Anche il ministro del Lavoro Poletti risponde al leader 5 stelle. “I sindacati hanno la loro autonomia e la loro responsabilità , credo vada rispettata, perchè sicuramente sanno, per la storia che hanno alle spalle, qual è la situazione che vivono. Quindi valutano ogni giorno, ne sono certo, il dato di adeguatezza che è presente”.
(da agenzie)
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Settembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
PER PROTESTA GLI ATTIVISTI LOCALI CHIUDONO LA SEDE: “E’ SOLO UNA BOLLA MEDIATICA”
Il messaggio è chiaro: dare una risposta alle polemiche scatenate dall’infelice frase sulla salvaguardia dell'”abusivismo di necessità ” chiamando nella sua squadra un simbolo delle demolizioni, l’ex sindaco di Licata Angelo Cambiano, sfiduciato ad agosto dal consiglio comunale anche a causa del pugno duro contro le costruzioni fuorilegge.
Ma nel giro di poche ora la scelta di Giancarlo Cancelleri, candidato governatore di 5 Stelle, si è rivelata un boomerang.
Perchè a Licata, proprio nel paese di Cambiano, è scoppiata una rivolta animata dagli attivisti grillini. Culminata in una decisione clamorosa: sospendere la campagna elettorale. “Abbassiamo le saracinesche e spegniamo le luci”, è scritto in un post del meet up licatese.
I militanti di M5S annunciano la chiusura della sede appena inaugurata. A loro la designazione di Cambiano ad assessore nell’eventuale giunta Cancelleri non piace affatto.
Per i grillini l’ex sindaco, minacciato e costretto ad andare in giro scortato per avere dato il via alle ruspe, è solo “una bolla mediatica” che “ha reso vulnerabile agli occhi degli italiani una città come Licata che ha invece ampie potenzialità “.
Viene contestato il metodo adottato nella scelta (“Non è stata consultata la base”) e il fatto che Cambiano provenga dal centrodestra, essendo stato tra l’altro appoggiato da Forza Italia alle elezioni del 2015.
Cancelleri è accusato di avere omesso “di raccogliere tutte le informazioni sulla storia politica dell’ex primo cittadino”.
Su Facebook le decine di messaggi di critica al candidato governatore si mescolano alle congratulazioni per il “colpaccio” da calciomercato. “Giovedì sera abbiamo incontrato Cancelleri e gli abbiamo espresso tutte le nostre perplessità : lui ci ha detto che si assume tutte le responsabilità di questa mossa politica”, dice Gianluca Ciotta, che fu candidato sindaco di M5S proprio contro Cambiano.
E’ una strana curva, per il movimento, che “adotta” un amministratore che nella narrazione diffusa è stato defenestrato solo per avere fatto il proprio dovere (come il protagonista del film di Ficarra e Picone), ma deve misurarsi con il dissenso interno e un’improvvisa e aperta spaccatura.
I militanti che protestano, non solo a Licata ma anche nelle zone vicine, sottolineano di continuare ad augurarsi una vittoria di 5Stelle alle Regionali siciliane.
Ma si dicono pubblicamente “mortificati”.
Esprimendo a bassa voce il timore che adesso scattino provvedimenti disciplinari nei loro confronti. I deputati regionali si sono stretti a Cancelleri e Luigi Di Maio ha subito fatto sapere che ci sarà anche lui, lunedì, a presentare ufficialmente Cambiano. Ma le polemiche non si spengono.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
SONDAGGIO SWG: PERSINO IL 35% DEGLI ELETTORI GRILLINI LE CONTESTE… PEGGIORATA L’IMMAGINE DEL MOVIMENTO
Uno studio di SWG sulle primarie del MoVimento 5 Stelle pubblicato oggi dal Giornale segnala che
c’è molto malcontento riguardo la vicenda dell’incoronazione di Luigi Di Maio a candidato premier e leader dei grillini effettuata su Rousseau e certificata durante Italia 5 Stelle di Rimini.
Solo il 21% degli italiani ha ritenuto le primarie credibili, mentre il 68% boccia il sistema telematico di scelta del candidato premier (l’11% non ha un giudizio).
Tra gli attivisti grillini va un po’ meglio, ma non molto. Per il 63% le primarie sono state attendibili (anche se il «molto» si riduce al 25%), mentre emerge un gruppo critico che vale il 35%.
Tra gli elettori indecisi si annida il maggior tasso di dissenso, con il 79% che ritiene quelle primarie «poco o per niente credibili».
Ma la cosa grave è che i disappunti provengono anche dalla base M5s.
Il 36% è perplesso sul metodo Rousseau, giudicandolo inadeguato per esprimere la volontà reale degli elettori del movimento; il 32% critica la scelta della rosa di persone tra cui scegliere, ritenendola inadeguata ad esprimere le diverse anime interne.
Nell’opinione pubblica stessa cosa: il 30% non si rispecchia nelle candidature e il 35% è deluso dalle primarie.
Nella «Generazione X», tanto amata da Grillo, quella dei trenta-quarantenni, il 31% giudica inadeguate le candidature.
Non brillano, per questo, nemmeno i consensi.
Il M5s oscilla da tempo tra il 26% e il 28% e secondo Swg.it s iè verificato un peggioramento del giudizio sul movimento: il 46% afferma di aver peggiorato le proprie valutazioni e solo il 14% di averle migliorate.
Un segnale di deterioramento che entra anche nelle fila grilline, con un 19% di scettici.
L’indebolimento dell’immagine del M5s nasce dalla sensazione, più o meno diffusa, di una omologazione del movimento ai vecchi partiti.
Una percezione che coinvolge il 61% degli italiani e lambisce il 12% della base grillina.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
PATETICHE POLEMICHE DOPO IL GIUDIZIO NEGATIVO DELL’OREF AL BILANCIO DEL COMUNE DI ROMA
“Se i membri dell’Oref hanno intenzione di fare politica sarebbe corretto che si dimettessero da un ruolo che invece deve essere necessariamente terzo”: lo dice Laura Castelli, deputata M5S che, a proposito della presidente dell’organo, Federica Tiezzi, sostiene:”ci risulta che sia indagata per bancarotta fraudolenta, notizia rivelata dalla stampa e mai smentita”.
Anche “un altro membro, Marco Raponi, risulta imputato sempre per bancarotta fraudolenta”. “Fatta salva la presunzione di innocenza farebbero bene a dimettersi” afferma la Castelli.
Federica Tiezzi, sostiene la portavoce del M5s in commissione Bilancio a Montecitorio, “sarebbe protagonista del fallimento di una società per aver distratto a suo vantaggio risorse finanziare dell’azienda per soddisfare esigenze e bisogni del tutto personali. Praticamente è accusata di aver preso il malloppo ed essere scappata prima che l’azienda andasse in liquidazione”.
E, “come se non bastasse, un altro membro, Marco Raponi, risulta imputato sempre per bancarotta fraudolenta per il crac del ‘Latina Calcio’.
Secondo quanto riporta la stampa, anche in questo caso mai smentito, avrebbe fatto sparire i verbali del collegio sindacale” prosegue Laura Castelli citando gli atti giudiziari pubblicati dalla stampa.
Per il M5S, farebbero bene a dimettersi “per una questione di opportunità , per non far perdere di credibilità lo stesso organo di cui fanno parte”.
Ma perchè la Tiezzi indagata si deve dimettere e la sindaca no?
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
IL REGOLAMENTO POTREBBE ESSERE INTERPRETATO IN MODO DA SALVARLA , MA IL CODICE ETICO CHE HA FIRMATO DICE TUTT’ALTRO
La Stampa di oggi racconta che persino un’eventuale condanna nel processo in cui è accusata di falso potrebbe lasciare Virginia Raggi al suo posto di sindaca di Roma. Secondo l’articolo firmato da Ilario Lombardo l’intenzione dei vertici del MoVimento 5 Stelle sarebbe quella di chiudere un occhio ottenendo l’autosospensione di Raggi:
Ma non sarà così lineare il percorso e ai vertici si comincia già a pensare alle contromosse. Grillo esulta per la doppia archiviazione sull’abuso d’ufficio, definendolo «un reato ben più grave» del falso. Ma se questo ha un senso alla luce della legge Severino che avrebbe fatto scattare la possibile decadenza della sindaca, non lo è secondo il codice penale che prevede pene più pesanti per il falso.
Eppure, dice il comico a chi lo ha sentito per raccogliere la sua soddisfazione: «Resta solo una firma su un foglio dell’Anticorruzione». Non solo. Il dolo, dicono i vertici, va inteso «più in senso politico che giudiziario»
I magistrati non hanno riconosciuto l’aggravante al falso, vuol dire che credono che la sindaca non abbia detto il falso per coprire un altro reato, in questo caso l’abuso d’ufficio del suo braccio destro Raffaele Marra interessato alla nomina a dirigente del fratello. Per i 5 Stelle è un’attenuante e sono pronti a sostenerne altre. Per esempio, che la sindaca «ha peccato di inesperienza», «non aveva un capo di gabinetto che la tutelasse da questi errori» e, secondo quella che è la teoria del complotto evocata ormai apertamente da Grillo, «è rimasta vittima delle trappole del Campidoglio».
Ecco spiegate anche le premure di due deputati che maneggiano la materia giudiziaria come Andrea Colletti, «il falso — dice — non ha recato danno alla pubblica amministrazione», e Giulia Sarti, «anche nel falso — sostiene — va valutata quale sia stata la condotta».
Insomma, si stanno aprendo spiragli di interpretabilità nel codice pentastellato. I 5 Stelle e Raggi sono già d’accordo che in caso di condanna l’autosospensione sarà conseguente.
Ma c’è un passaggio nel codice che tornerà utile ai legali che consigliano Grillo, Di Maio e Davide Casaleggio, al punto 3, dove c’è scritto che «l’autosospensione può essere valutata quale comportamento suscettibile di attenuare la responsabilità disciplinare».
In poche parole, il garante (Grillo) e il collegio dei probiviri terrebbero conto di una sorta di buona condotta, e la scelta della sindaca di autosospendersi come gesto compiuto a «tutela dell’immagine del M5S» le permetterebbe di ricevere la grazia.
C’è però un problema grosso come una casa che è di ostacolo a questa ipotesi.
Ed è il problema rappresentato dal Codice di Comportamento firmato dai candidati del MoVimento 5 Stelle prima delle elezioni a Roma.
Al punto 9 il codice è chiarissimo: il sindaco, gli assessori e i consiglieri prendono l’impegno etico di dimettersi se durante il mandato saranno condannati in sede penale, anche solo in primo grado.
Il codice etico quindi costringe Virginia Raggi a dimettersi in caso di condanna. E la firma su quel codice, esibito anche in tribunale, è proprio la sua.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
UN’ATMOSFERA DI FESTA CHE DIMOSTRA CHE LA SITUAZIONE E’ DISPERATA MA NON SERIA
La scena la racconta oggi Federico Capurso sulla Stampa e dà l’idea più di cento parole della situazione in Campidoglio, che è disperata, certo, ma non seria.
In Campidoglio alle quattro del pomeriggio si brinda con uno spritz. Il Movimento 5 Stelle ostenta serenità , in un’atmosfera di festa che mal si accorda alla richiesta di rinvio a giudizio invocata dai pm nei confronti della sindaca Virginia Raggi per l’accusa di falso ideologico. «Ma sono cadute le accuse più infamanti» legate all’ipotesi di abuso d’ufficio, sottolinea la sindaca nella telefonata con Beppe Grillo, immediatamente informato degli sviluppi dell’inchiesta.
E Grillo, scacciando le preoccupazioni di dover affrontare una campagna elettorale con un possibile processo aperto a Roma, si dice «molto soddisfatto che i due reati più pesanti siano stati archiviati». «Contento» che Raggi sia «riuscita a dimostrare la sua innocenza».
Ora, a parte che mentre l’abuso d’ufficio è punito con una pena da uno a quattro anni e il falso in atto pubblico invece con una pena da uno a sei anni, il tutto dà l’idea di una finissima (come al solito) strategia mediatica per passare da vittime:
La linea comunicativa, dunque, è decisa. La caduta delle accuse per abuso d’ufficio va rimarcata come un «successo», mentre la richiesta di rinvio a giudizio va minimizzata. E Raggi deve «continuare a lavorare con serenità », è il messaggio recapitato dai vertici. La giornata «normale» di Raggi può quindi iniziare con un incontro pubblico sul tema della famiglia, insieme al premier Paolo Gentiloni e al prefetto di Roma.
Poi, il ritorno in Campidoglio, nel suo fortino, per preparare il comunicato da affidare a Facebook.
Ancora una volta, nel mirino dell’intervento di Raggi c’è la stampa: «Mesi di fango mediatico su di me e sul Movimento 5 Stelle», scrive la sindaca. E ancora: «Per mesi i media mi hanno fatta passare per una criminale, ora devono chiedere scusa a me e ai cittadini romani. E sono convinta che presto sarà fatta chiarezza anche sull’accusa di falso ideologico».
Al prossimo brindisi.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
L’ATTRICE A OTTO E MEZZO RACCONTA LA PROFONDA DELUSIONE PER IL DEGRADO DELLA CITTA’ E I GRILLINI LA COPRONO DI INSULTI
“Senti scaldarsi la #Foglietta contro #M5S e pensi: proprio una brava attrice questa #Foglietta nella
parte del troll”; ” per anna foglietta si stava meglio con #MafiaCapitale ! Ahhahhaahahah Ridicola, pure come attrice!”; “l’attricetta snob sbuffa non avendo mai preso un autobus neanche in scena, ridicola!”: ieri sera Twitter ribolliva di insulti nei confronti dell’attrice romana Anna Foglietta.
In effetti “colpevole” di gravi reati: no, non il falso ma l’aver partecipato a Otto e 1/2 da Lilli Gruber insieme al deputato del MoVimento 5 Stelle Alfonso Bonafede e aver esecrato le pietose condizioni in cui si trova la città di Roma dopo un anno e mezzo di amministrazione di Virginia Raggi.
La Foglietta ha parlato del film Il contagio, sua ultima fatica, ma soprattutto delle condizioni della città : “Non mi capacito del fatto che i cittadini non si rendano conto dello stato di degrado nel quale vivono, eredità durissima che voi (rivolta a Bonafede) avete assunto. Le persone sono deluse. Io ho creduto in Virginia Raggi. Purtroppo ora mi sento delusa: il vostro codice etico è stato tradito: non dovevate proprio arrivarci a quel punto. La delusione è maggiore rispetto a quelli da cui te l’aspetti”, ha esordito l’attrice.
Per poi andare all’attacco: “Roma è un terzo mondo. Cosa devo pensare, che era meglio quando c’erano Carminati e Buzzi? Un cittadino che vede il proprio parco invaso dagli arbusti, cosa deve pensare? Io non trovo mio figlio negli arbusti, gli devo mettere il cappellino”, ha detto riferendosi alle pietose condizioni in cui si trovano tutte le ville romane (e qui è inutile ricordare che il Comune ha dovuto ritirare bandi perchè fatti male, ritardando di fatto le manutenzioni).
E ancora: “Chiedete ai cittadini degli autobus, dove sono i 150 autobus in più? Noi non li abbiamo notati”; “Voi non volete vedere la realtà : Roma è peggiorata enormemente e voi non ve ne accorgete. E questo non va per quelli che guadagnano poco e devono pagare tutte queste tasse”.
Stranamente, l’intervento di Foglietta ha procurato un discreto travaso di bile su Twitter, con insulti e promesse di boicottaggio da parte dei grillini nei confronti del film in uscita dell’attrice perchè lei si è permessa di dire quello che pensa.
Una sequela di insulti e allusioni a sue fedi politiche che servono a sputtanare i concetti che l’attrice ha portato avanti.
Ovvero quelli che tutta la città , tranne gli invasati, vede con i suoi occhi.
C’è troppa realtà nel mondo, il M5S farà un decreto per cancellarla.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile
“GRAVE E INCOMPATIBILE CON LA CARICA UNA CONDANNA ANCHE SOLO IN PRIMO GRADO PER QUALSIASI REATO COMMESSO CON DOLO”
Una presa d’atto nel Movimento 5 Stelle c’è, almeno per ora e al netto di cambiamenti e
stravolgimenti delle regole interne, o di sondaggi sul blog per invertire la rotta.
Se il sindaco di Roma Virginia Raggi dovesse essere condannata in primo grado per il falso nell’ambito della nomina di Renato Marra sarà costretta a dimettersi, se non lo farà il simbolo M5S sarà ritirato.
Lo prevede il “Codice di comportamento in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie” e lo conferma Riccardo Fraccaro, componente del collegio dei probiviri nonchè punto di contatto tra il Campidoglio e i vertici pentastellati.
“Rispetteremo il regolamento”, dice nei corridoi di Montecitorio: “In caso di condanna anche per falso e con dolo non si può ricoprire la carica, ma aspettiamo con fiducia cosa diranno i giudici”.
Ecco infatti cosa recita il regolamento votato da pochi mesi: “È considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma”.
Nell’ultimo comma viene precisato che “è sempre rimessa alla discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso) la valutazione della gravità di fatti che configurano i c.d. reati d’opinione ipotesi di reato concernenti l’espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni, ovvero di fatti commessi pubblicamente per motivi di particolare valore politico, morale o sociale”.
In sostanza resta fuori Luigi Di Maio indagato a Genova per diffamazione nei confronti di Marika Cassimatis.
Tornando a Virginia Raggi in attesa della sentenza di primo grado, la sindaca non ha alcun obbligo di dimissioni ma può scegliere la strada dell’autosospensione “a tutela dell’immagine del movimento” dal momento che dovrà andare a processo.
Di fatto il pallino è in mano a Beppe Grillo, al Collegio dei Probiviri e al Comitato d’appello, che possono decidere di sanzionare la sindaca anche a prescindere dal corso delle indagini, qualora il comportamento dell’interessato sia considerato grave.
Ma per riunirsi ed esaminare le carte — spiega ancora Fraccaro — deve arrivare una segnalazione, cioè un esposto da un attivista o un parlamentare M5s.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile
GRILLO DETTA LA LINEA: SMINUIRE IL RINVIO A GIUDIZIO PER FALSO E FESTEGGIARE L’ARCHIVIAZIONE DEL REATO DI ABUSO D’UFFICIO
C’è chi vive con un certo disagio la realtà M5s ora che Virginia Raggi è stata rinviata a giudizio con l’accusa di falso poichè avrebbe mentito all’anticorruzione del Campidoglio riguardo la nomina di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele.
Per esempio Carlo Sibilia, ex componente del Direttorio, che nel tempo si è contraddistinto per dire la sua senza mezzi termini, passeggiando in Transatlantico a Montecitorio, osserva: “Non è bello avere un sindaco rinviato a giudizio in casa. Ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno, le accuse di abuso d’ufficio sono decadute anche se di certo non stappiamo bottiglie di champagne…”.
Si attende quindi il processo per capire cosa diranno i magistrati: la procura contesta alla prima cittadina la falsa dichiarazione inviata alla responsabile Anticorruzione del Comune in cui diceva che la scelta di nominare Marra era stata solo sua.
In caso di condanna, come riferisce il probiviro Riccardo Fraccaro, l’espulsione dal Movimento è d’obbligo perchè così prevede il regolamento in caso di dolo.
Tuttavia, se dovesse arrivare un esposto da parte di un iscritto 5Stelle il collegio dei probiviri dovrà riunirsi e valutare la condotta del sindaco.
Per adesso si prova a minimizzare, ma non si sa fino a quando sarà possibile dal momento che il processo potrebbe tenersi in piena campagna elettorale.
All’ora di pranzo vengono infatti inviati i primi messaggi. Come avviene quando scoppia un’emergenza i vertici pentastellati, anche questa volta, hanno dettato la linea che nei fatti si è tradotta nello sminuire il rinvio a giudizio di Virginia Raggi per falso nella nomina di Renato Marra alla Direzione Turismo del Campidoglio, e nel sottolineare invece “il successo” dell’archiviazione dell’abuso d’ufficio.
Quindi per primo il garante M5s Beppe Grillo si è detto “molto soddisfatto che i due reati più gravi” a capo della sindaca di Roma “siano stati archiviati”. Il leader, secondo quanto si è appreso appena trapelata la notizia, è infatti “contento” che il primo cittadino “sia riuscito a dimostrare la sua innocenza”.
Resta però il reato di falso e al di là delle regole del Movimento che consentono al sindaco di restare al suo posto anche se rinviata a giudizio, qualcuno all’interno del Movimento fa notare che anche il primo cittadino di Milano Giuseppe Sala è stato rinviato a giudizio per falso, come Raggi, e i consiglieri milanesi lo hanno attaccato con toni durissimi: “Se ha mentito sapendo di mentire, merita ancora la fiducia dei milanesi? Per noi la risposta non può che essere una: no”, diceva Gianluca Corrado con dichiarazioni che restano agli atti.
Nei corridoi di Montecitorio, i deputati oggi prendono le distanze da queste frasi: “Io? Io non ho mai attaccato Sala per il reato di falso ideologico e materiale” nell’ambito dell’inchiesta sui lavori della Piastra Expo.
E infatti se ne sono guardati bene dal farlo, considerato che il rinvio a giudizio della Raggi era dietro l’angolo.
Il mood è questo e deve essere rispettato per tutto il giorno, così i parlamentari sono stati invitati anche ad evitare, almeno per ora, le interviste ed eventualmente a rilasciare solo dichiarazioni secche a favore del sindaco.
Nella pace provvisoria siglata da Luigi Di Maio e Roberto Fico, guida dell’ala ortodossa, rientra anche fare quadrato attorno a Virginia Raggi, che ha causato proprio la prima rottura dei rapporti tra i due quando i duri e puri del Movimento avevano fatto notare quanto inopportuna fosse la permanenza di Raffaele Marra, ancora in carcere per corruzione, dentro il Campidoglio al fianco del sindaco.
Eppure anche Fico oggi mantiene la linea: “Sono contento che siano cadute le due accuse più gravi nei confronti di Virginia Raggi”, dice all’Adnkronos. E per quanto riguarda la richiesta di rinvio a giudizio per falso? “Abbiamo fiducia nella magistratura”.
Di Maio che davanti ai cronisti si chiude in un no comment, poi twitta: “La Procura ha chiesto di archiviare le accuse a Virginia Raggi per cui la stampa ci ha infangato per mesi. Abbiamo massima fiducia nel lavoro della magistratura. Il Movimento 5 Stelle continua a lavorare per Roma”.
È evidente come il capo politico M5s non faccia menzione del rinvio a giudizio per falso così come non se ne occupa la stessa Virginia Raggi, che su Facebook scrive: “Apprendo con soddisfazione che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul Movimento 5 Stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso d’ufficio”.
Non una parola sul rinvio a giudizio, anche se un’eventuale condanna in primo grado potrebbe arrivare proprio in campagna elettorale. Nonostante l’altro garante Alfonso Bonafede sottolinei che “noi non facciamo calcoli elettorali”, la paura di un grave contraccolpo aleggia nei piani alti di M5s.
(da “Huffingtonpost”)
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