Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA: “LIBERO POSSO DARE DI PIU’, NON SARO’ MAI UN MODERATO, MODERATI SI MUORE”
Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano di oggi racconta un retroscena su pensieri e parole di Alessandro Di Battista, ieri intervenuto via video a Italia 5 Stelle per spiegare la scelta di non candidarsi (ieri non era presente a Rimini per la nascita del figlio Andrea):
In platea diversi volti raccontano già la nostalgia, per quella candidatura non obbligata. Mentre Di Battista precisa, ancora: “Libero posso dare di più, e questa è la pura verità , altro che ticket con Di Maio”. Ecco, “Luigi”, come lo chiama lui. Di Battista invita ad appoggiarlo: “Ho fiducia in lui, dobbiamo sostenerlo perchè lo attaccheranno”. Però sono diversi, il candidato premier e quello che poteva esserlo. “Io non sarò mai moderato, moderati si muore, ci vuole intransigenza” scandisce.
E chissà cosa avrà pensato il Di Maio che pochi giorni fa, davanti agli imprenditori riuniti a Cernobbio, ha smussato tutto lo smussabile.
D’altronde Di Battista ha anche consigli da dare. Sulla comunicazione (“Renzi non va più nominato, politicamente è morto”).
E soprattutto sugli equilibri interni, visto che accenna all’esigenza di recuperare anche “quelli che stanno un po’più indietro”.
Bisogna ricucire con i parlamentari più agitati, fa capire, lui che il pontiere lo ha fatto in questi giorni, parlando a lungo con gli ortodossi. E non solo. “Ad oggi, tanti parlamentari che non si sono schierati come riferimento hanno lui”, ragiona un parlamentare di rango.
Il Fatto spiega che Di Battista è anche un contrappeso: ha sdoganato la candidatura di Roberta Lombardi alla Regione Lazio, nonostante la deputata avesse molti scontri interni con i vertici da farsi perdonare e nonostante i dissapori con Virginia Raggi. Ecco perchè l’idea finale potrebbe essere un’altra:
Però pensa anche ad altro. Alla compagna, e al figlio che sta arrivando, per cui si commuove nel video. Così, lo sta dicendo ai suoi colleghi più vicini: “Penso di non ricandidarmi, potrei fare anche altre cose”. Per esempio altri libri, visto che il primo, A testa in su, ha venduto tantissimo.
Una prospettiva che preoccupa già i vertici. E che apre scenari a medio termine. Perchè un Di Battista fermo a guardare sarebbe un’incognita. Anche e innanzitutto per il M5S, fermo alla regola dei due mandati.
Il secondo Di Maio se lo giocherà ora. E la scommessa è di quelle complicate.
A legislatura finita, magari anche in fretta se le elezioni non dessero un vero vincitore, il Di Battista rimasto ai box sarebbe pronto.
Un Coriolano che potrebbe riprendere “a fare il culo al sistema, andando in giro con una moto”, come si è autocelebrato ieri.
E a farlo lui, il discorso per Palazzo Chigi.
Ora intanto c’è un altro film, quello con Di Maio candidato: anche per mancati rivali.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO M5S CRITICA LO SVOLGIMENTO DELLE PRIMARIE M5S
Carlo Sibilia, deputato M5S, rilascia oggi un’intervista al Corriere della Sera in cui critica le primarie del MoVimento 5 Stelle per il candidato premier parlando di gara con una conclusione scontata e dicendo che non è riuscito a votare per i problemi tecnici che ha avuto Rousseau:
«Io non ho nulla contro Di Maio. Però lancio un allarme, stiamo correndo il rischio di snaturare il Movimento. Siamo nati con lo slogan dell’uno vale uno. Ma ora potrebbe non essere più così».
Lo «snaturamento» è colpa dell’accorpamento del potere di capo politico?
«Non è tanto quello. Su quella regola ci sono diverse opinioni rispettabili, ma non mi pare il problema principale. Il problema è come si è arrivati a questo voto e a questa investitura».
Un voto bulgaro con un solo candidato vero. Si poteva fare diversamente?
«Certo. Hanno costruito un meccanismo con un’investitura che è stata decisa molto tempo fa. Il risultato era scontato. Chi pensavate che vincesse?».
L’obiezione è: perchè non vi siete candidati? Perchè non avete sfidato Di Maio, lei, Fico,Taverna, Morra e gli altri?
«Perchè? Ma perchè a nessuno piace perdere, andiamo. Da tempo tutti sapevano come sarebbe finita. Uno si candida se c’è una competizione a darmi pari, mica come questa».
Lei chi ha votato?
«Non ho votato. Ci ho provato ma, come tanti, non ci sono riuscito, per motivi tecnici»
E chi avrebbe votato? Di Maio? Fattori? Cicchetti?
«Eh. Avrei studiato attentamente i curricula e avrei deciso».
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
“LUIGI GUIDERA’ LA FORZA POLITICA PREVISTA DALLA LEGGE ELETTORALE”… POI CONDANNA GLI ATTIVISTI CHE HANNO INSULTATO I GIORNALISTI
“Condivido le dichiarazioni che ho letto oggi rilasciate anche da Beppe e altri colleghi sul fatto che
il candidato premier sarà capo della forza politica prevista dalla legge elettorale e non capo di tutta la vita generale a tutti i livelli del movimento”, lo ha dichiarato ad Agi il deputato del M5s Roberto Fico questa mattina.
“Un eventuale candidato premier e, allo stesso tempo, capo del movimento ha rappresentato elemento di dibattito e attrito all’interno del Movimento”, ha aggiunto. “Questa è una grande distinzione perchè sono due funzioni divise. Il candidato premier presenterà programma e simbolo, non riguarda il regolamento del Movimento 5 stelle”.
“Per me nessun ministero, nessun coinvolgimento nel governo. Ieri non abbiamo mai parlato di questo, chi lo dice è estremamente bugiardo e falso”, ha continuato Fico. “Quando mettiamo dei punti di discussione non sono mai posizioni di poltrone o di potere ma è solo per la tenuta e il bene assoluto del Movimento 5 stelle. Ho sempre detto che non andrà mai una persona al governo o il ministro in se stesso ma il Movimento con tutte le sue idee, tutte le persone e tutta la partecipazione”.
“Gli atteggiamenti di alcune persone nei riguardi della stampa, con urla o modi scomposti, non solo vanno condannati ma queste persone non possono permettersi questo comportamento”, ha proseguito.
“Non c’è dubbio sul diritto di critica ma sempre nei modo più civili possibili, chi urla a chi fa comunque il proprio mestiere va condannato”, ha aggiunto. “E’ una cosa che è successa anche ieri davanti a me mentre giravo tra i gazebo, nessuno si deve azzardare a farlo”.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
NEL RETROPALCO CONFRONTO TESO DEL DEPUTATO ORTODOSSO CON I VERTICI DEL M5S, MA RESTA IL GELO
Ogni crisi ha la sua scenografia. C’è un palco e un retropalco, un pratone dove mescolarsi alla folla.
Nel momento più importante, ogni personaggio di questa storia occupa uno spazio. Quello spazio, proprio in quell’attimo, cristallizza la crisi e la racconta.
Sono le 19.10, Beppe Grillo sale sul palcoscenico di Rimini, la busta con il candidato premier in mano. Dietro di lui ci sono tanti parlamentari sorridenti. Non c’è Roberto Fico, rimasto nel backstage, senza applaudire, solo con la compagna al suo fianco. Non c’è Carlo Sibilia che con alcune colleghe gira per gli stand. Non c’è Nicola Morra, che uscito dal vespasiano si fionda ad ascoltare Beppe. Da lontano.
La frattura del M5S è un momento di passaggio, tra la storia e il futuro, tra le amicizie di prima e quelle che vengono dopo.
Nel 2013 il deputato Carlo Sibilia, ex membro del direttorio, condivideva il primo appartamento a Roma con Luigi Di Maio.
Oggi dice: «Con il leaderismo c’è un rischio di snaturamento del Movimento. Alle primarie non ci siamo candidati (contro Di Maio, ndr )perchè non era una competizione ad armi pari».
Questi anni in Parlamento e le ambizioni hanno bruciato l’innocenza di un tempo, il senso di fratellanza. Non sarà facile ricucire.
Ci hanno provato, Grillo, Di Maio e Davide Casaleggio, e continueranno a farlo, con Fico. Barricato in hotel fino alle quattro del pomeriggio, il ribelle napoletano rinuncia al bagno pomeridiano tra gli attivisti, alla camminata dell’orgoglio tra i tendoni della festa dove pure era atteso.
Lo farà solo dopo l’incoronazione di Di Maio. Prima, insiste a non parlare in pubblico e accetta l’offerta di momentanea tregua da parte di Grillo e del collega candidato a premier. Ma si rifiuta di salire sul palco.
«Luigi vuole coinvolgerlo, anche nel governo, gli dirà che non può fare a meno di lui» fanno sapere dallo staff vicino a Di Maio.
L’offerta che gli verrà formalizzata è di un ministero, quello che naturalmente lo veste meglio, e potrebbe essere alle Telecomunicazioni. Fico però ai suoi dice: «Chi dice che io stia facendo delle contrattazioni, sbaglia. Io non voglio poltrone, chi mi conosce lo sa».
Tra i movimentisti, chiamati ortodossi, c’è Giuseppe Brescia. È conosciuto come il grillino dei migranti, convinto che il M5S non debba sbandare dalle posizioni di solidarietà verso i profughi: «Quello che chiediamo è semplice — spiega — le decisioni si prendono assieme. A me va bene che Luigi faccia il capo come una sorta di coordinatore tra noi parlamentari, perchè almeno non direte più che siamo eterodiretti da Genova e da Milano. Ma il punto è che le scelte vanno discusse, su tutto, sugli uomini di cui ci circondiamo, anche sulla squadra di governo. Altrimenti ci dicano che il M5S è cambiato e a chi non sta più bene se ne va».
«Condivisione su ogni decisione» è quanto chiede anche Sibilia.
Di Maio di carattere è un pragmatico e sa fare abbondante uso delle sue doti di diplomazia. Non vuole certo affrontare una campagna elettorale indebolito da altre faide interne, zavorrato dalle critiche di Fico.
«Il mio sarà il governo di tutti noi, del Movimento, questo te lo assicuro, Roberto».
Di Maio non lo ha persuaso fino in fondo, ma ci ha provato in un faccia a faccia dietro il palco, dove più che altro però ha ascoltato lo sfogo del rivale, l’esigenza di mantenere un Movimento orizzontale, che sia una comunità non ridotta a un fortino di fedelissimi.
Di Maio ha i suoi uomini e li vuole con sè per Palazzo Chigi. Il consigliere politico, l’inseparabile Vincenzo Spadafora, i due deputati più vicini, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, in lizza per due ministeri, il consigliere lombardo Stefano Buffagni, che lo affiancherà già a partire da domani nella campagna per conquistare il cuore del Nord, il fronte più ostico per i grillini.
Fico guarda dal retropalco il trionfo di coriandoli che bagna l’investitura di Di Maio. Aspetta che finisca, poi si va a prendere la sua fetta di amore da parte degli attivisti.
A chi gli chiede di non mollare risponde: «Io non mollo mai».
Assicura che «le correnti non ci sono» ma aggiunge: «Non si sostengono le persone, si sostiene il M5S, quindi tutti i candidati, perchè i portavoce vanno accompagnati». Ecco, lui continua a preferire la parola «portavoce» a «candidato».
E forse è questa differenza che misura l’incolmabile distanza con Di Maio.
(da “La Stampa”)
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Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
DI FRONTE AD APPENA 30.936 VOTI SU 140.000 LA PRIMA COSA CHE DOVREBBE FARE E’ TORNARSENE A FINIRE L’UNIVERSITA’ (SE GLI RIESCE)
A sorpresa, sorpresissima, sorpresissima sorpresa, il MoVimento 5 Stelle annuncia che Luigi Di Maio ha vinto la durissima competizione all’ultimo sangue per il posto di candidato premier e capo del movimento politico M5S.
Accompagnato da una musica da “suspense”, Beppe Grillo ha proclamato Luigi Di Maio candidato premier del Movimento 5 stelle.
Ma la vera sorpresa sta nei numeri, su 140.000 aventi diritto come “militanti”, i votanti sono stati appena 37.442, la miseria del 26.7%.
Tre su quattro non sono neanche andati a votare.
Non solo: Di Maio ne ha presi appena 30.936.
Il totale degli iscritti del M5S a Rousseau è 140.150, quindi Di Maio è diventato capo politico del nulla con il 22,06% dei consensi, quasi quattro grillini si cinque non lo vogliono.
Al secondo posto nelle primarie online c’è la senatrice Elena Fattori con 3.596 voti. Per i restanti sei candidati — Vincenzo Cicchetti, Andrea Davide Frallicciardi, Gianmarco Novi, Marco Zordan, Nadia Piseddu e Domenico Ispirato — solo poche centinaia di voti.
Ispirato prende 102 voti, Frallicciardi 268, Cicchetti 274, Zordan 373, Novi 543 preferenze e Piseddu 1410 voti.
“Da domani il capo politico del M5S non avrà più il mio indirizzo, tutte le denunce arriveranno a te”, ha detto invece Beppe Grillo, scherzando ma non troppo, visto che rischia di dover pagare fior di quattrini con tutte le sconfitte giudiziarie che sta raccogliendo in tribunale dove non ne azzecca una.
Ora Di Maio potrà far perdere il M5S in Sicilia dove Cancelleri, da quando gira con lui, è passato dal 40% al 29%, favorendo l’armata Brancaleone di Musumeci.
Come a Genova: si crea il casino (Cassimatis e/o Giulivi) al momento giusto e si favorisce il centrodestra, come sempre.
D’altronde il gioco di Grillo, Casaleggio e Di Maio è quello da tempo, anche se ci sono sempre i pirla che fingono di non capire.
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Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
QUELLO CHE ORMAI CONTA E’ SOLO IL POTERE, COME A SINISTRA E A DESTRA… E CI SONO PERSINO I BODYGUARD INTORNO A DI MAIO: “AOH, MA CHE SE CREDE D’ESSE, BRUCE SPRINGSTEEN?”
Anche il fumo delle salsicce arrosto, appeni entri a destra, è meno biologico di prima. Più normale.
Come il profumo, o semplicemente, la voglia di governo.
“Ci siamo” è la scritta sulle magliette più vendute. “Ci siamo” è lo slogan dietro l’imponente palco.
In questa kermesse dell’incoronazione di Luigi Di Maio, nulla è più come prima, incasinato e con la fantasia dell’opposizione.
“Questi ragazzi studiano, siamo pronti. Ora o mai più” dice la ragazza del sud. Annuisce Marcello, di Cecina: “Io votavo Pannella perchè avevo fiutato già trent’anni fa l’inciucio Coop bianche-Coop rosse. Ora i Cinque stelle sono l’unica strada”. “Governo”, “dobbiamo andare al governo”: la spianata del grande raduno è piena di gente, cinquemila già sotto la canicola di Mezzogiorno, ansiosi per l’appuntamento con la storia, del tutto indifferenti rispetto alle beghe interne:
“Ma dai — dice Diego da Torino — sono tutte cose costruite ad arte anche da alcuni giornali per seminare zizzania. Ma la via è segnata”.
I big, fino al tardo pomeriggio, restano in albergo, un pauperistico tre stelle, circondato da una selva di suv e di bodyguard che allontanano i fotografi: “Aho, ma ‘sto Di Maio me pare Bruce Springsteen”, dice il disincantato fotografo romano, dopo ore sotto il sole per uno scatto.
Il predestinato gioca con l’attesa, ma non è il solo, in questa vicenda in cui l’alternativa è un po’ nella coreografia, ma la sostanza è la politica normale.
Roberto Fico, novello Amleto senza tanto pathos, quello del “mi candido o non mi candido”, poi “parlo o non parlo”: alle ore 17,30, quando arriva, il dilemma non è ancora sciolto in questo caso di dissenso taciturno, valorizzato da titoli a nove colonne come neanche Pietro Ingrao all’undicesimo congresso.
Il motivo lo spiega Nicola Morra, altro “ortodosso”, ai microfoni di Rainews: “C’è un tentativo di mediazione in corso. Vedremo come andrà , altrimenti ognuno tirerà le sue conseguenze”. Nel backstage il vicepresidente della Vigilanza Rai è stato visto parlare fitto fitto con Casaleggio.
A colpo d’occhio nella distesa a due passi dalla Fiera d Rimini, l’azienda domina il partito, o meglio un movimento che somiglia poco a se stesso.
L’azienda è Rousseau, presente ovunque. E si vede.
“Info point Rousseau”, “Villaggio Rousseau”, “Merchandising Rousseau”. Gli stand del partito azienda hanno preso il posto dei rumorosi stand di una volta: quelli contro il riscaldamento globale, per l’acqua pubblica, e no-tav.
Per vedere una bandiera contro l’alta velocità occorre andare nello spazio degli amministratori piemontesi. Poca roba.
La tensione e la sostanza politica di questa investitura annunciata si consumano dietro le quinte, lontano dall’odore delle salsicce arrosto, un po’ sagra, un po’ festa dell’Unità di una volta. Popolo, insomma. E riguarda, in definitiva, le “poltrone”.
Perchè l’investitura di Di Maio a capo-politico, amministratore delegato di una azienda “normale”, significa liste elettorali. Potere sui posti e sui seggi. I più attenti hanno già notato come in parecchi si siano riallineati, in modo prudente, da Paola Taverna a Roberta Lombardi, possibile candidata alla regione Lazio.
Eccola questa kermesse.
Lo sforzo di sembrare quelli di sempre, non essendolo più, nell’attesa di quel che sarà (e nel sogno del governo) e nella consapevolezza di ciò che è stato e di ciò che è. Nell’opuscolo distribuito sui risultati delle varie amministrazioni a Cinque Stelle, vengono lodati i risultati sui rifiuti e sulla raccolta differenziata su Bagheria, evidentemente stampato prima che il sindaco fosse costretto all’obbligo di firma, proprio su un’inchiesta, ironia della sorte, che riguarda gli appalti sui rifiuti.
Alle 17,30 arriva Virginia Raggi. Un anno fa attraversò gli stand a ritmo di danza, con la musica a tutto volume.
Un ballo forse inconsapevole, ma anche sfacciato, sicuro. Dodici mesi e dodici assessori dopo, a Rimini il codazzo non c’è più, e con esso la sicurezza, la sfacciataggine.
Ma anche la creatività , le idee, la politica che si riduce all’attesa di un vincitore annunciato.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
URLA E INSULTI ALL’INVIATA DI RAINEWS ENRICA AGOSTINI, INTIMIDITO ANCHE L’ORTODOSSO MORRA… I FUTURI ALLEATI SOVRANISTI FANNO SCUOLA
Al Villaggio Rousseau durante la kermesse del Movimento 5 stelle a Rimini un folto gruppo di attivisti ha circondato e pesantemente contestato una troupe di RaiNews. “Vai via”, hanno urlato con rabbia più volte alcuni militanti, cercando di interrompere il lavoro della troupe.
È stato necessario l’intervento della sicurezza, raggiunta poi dalla polizia, per calmare gli animi.
Enrica Agostini stava intervistando l’ortodosso Nicola Morra, a sua volta contestato, ed è stata interrotta con urla e insulti da parte di un gruppo di attivisti del Movimento davanti il villaggio Rousseau.
Sul luogo è anche arrivata la polizia quando ormai il momento critico era passato.
Il senatore Morra, esponente dell’ala “ortodossa” che non ha apprezzato la svolta leaderistica che attribuisce al candidato premier il ruolo di “capo politico” del M5S, ha trovato un contestatore mentre si apprestava a concedere una intervista a Rainews24.
“Siamo una comunità e Di Maio sarà solo un primus inter pares”, gli ha detto il contestatore, che non ha gradito le posizioni espresse nei giorni scorsi dal parlamentare.
La contestazione si è allargata anche alla giornalista di Rainews che stava tentando di intervistarlo, al punto che Morra a un certo punto è stato convinto da alcuni attivisti ad allontanarsi, prima di tornare sui suoi passi.
Morra ha poi spiegato che “non è scritto da nessuna parte” che Di Maio sia solo un “primus inter pares”. E “se cambia ce lo dovranno dire, vedremo cosa diranno da qui a domani. È in corso un tentativo di conciliazione, poi ne trarremo le conseguenze”.
(da “NexrQuotidiano”)
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Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IN MOLTI PRONTI AD ANDARSENE DOPO IL PLEBISCITO PER DI MAIO, MA ALLE PAROLE SEGUIRANNO I FATTI?
Il Messaggero in un articolo a firma di Stefania Piras racconta oggi che il plebiscito per Luigi Di
Maio candidato premier potrebbe spingere alcuni degli ortodossi a lasciare il MoVimento 5 Stelle.
I nomi che fa il Messaggero però sono tutti di personalità che non sembrano avere alcuna volontà di lasciare i 5 Stelle:
Il senatore Nicola Morra ha il navigatore impostato verso la festa nazionale del M5S. E ci va per riportare il segnale gps movimentista che secondo lui si è perso, impazzito dietro un cammino innovativo,“governativo”.
Lui, Roberto Fico, Carlo Sibilia, Luigi Gallo, Vega Colonnese, Paola Nugnes sono rimasti soli a guidare il dissenso.
Lo stesso smarrimento è di Giuseppe Brescia, che guida la commissione per l’accoglienza dei migranti che da quando c’è stata la svolta sulle ong-taxi non ha più toccato palla.
C’è Andrea Coletti, sempre stato critico con la visibilità mediatica drogata di cui hanno goduto solo alcuni nel M5S.
C’è pure Roberta Lombardi, che tenterà la via della Regione Lazio rinunciando alla disputa per un nuovo giro in Parlamento.
Roberto Fico è a Rimini ma è come se non ci fosse. Era indeciso fino all’ultimo se partire, non partire, parlare o non parlare per niente. Alla fine non ha inviato la sua conferma agli organizzatori e il suo intervento previsto per domani è saltato.
Secondo il quotidiano Roberto Fico, che ieri non è salito sul palco di Rimini per sua scelta, è quello più determinato all’addio. Ma nella lista degli scontenti c’è anche il senatore Luigi Gallo
La strategia del silenzio pagherà , pensano i suoi che nel giro delle ultime 72 ore lo hanno visto furioso, poi basito, e ancora sconfortato dalla distanza abissale che si è frapposta tra lui e Beppe Grillo. Il suo silenzio è già valutato a peso d’oro visto che non è rimasto indifferente agli inviti delle feste degli altri, quelli di Mdp che muoiono dalla voglia di scoprire di che pasta è fatta questa ala ortodossa, cosiddetta “di sinistra”.
Gli altri parlamentari, ormai ex ortodossi, hanno vissuto questa fase in pieno anonimato, ovvero votando Luigi Di Maio candidato premier e poi, subito dopo il clic, hanno sfogato i tic.
La paura che il Movimento stia diventando qualcosa d’altro, che si stia appiattendo sulla figura del vicepresidente della Camera che gioco forza avrà un potere prima impensabile. «E se Grillo lascia il ruolo di capo politico non sarà indolore», dice Morra che boccia tutto l’iter di selezione del candidato premier, a partire dalle autocandidature: «Si doveva partire da un identikit, dai requisiti che deve avere il nostro candidato, dal cosa e non dal chi».
Il comunicato politico numero 45, gli ortodossi lo conoscono bene è ormai diventato anacronistico. In un ultimo spasmo di protesta il deputato Gallo lo pubblica sui social. E’ quello che parla dei portavoce M5S che non sono peones guidati da un leader. «L’ho scritto per ricordare a tutti noi cosa siamo. Con queste parole noi tutti abbiamo deciso di candidarci ed essere portavoce di un programma e dei cittadini. Questa è la nostra direzione, questo è il nostro obiettivo. Sono le nostre parole guerriere».
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
I RISULTATI DEL SONDAGGIO SWG PUBBLICATI DAL MESSAGGERO
Il Messaggero pubblica oggi i risultati di un sondaggio di SWG sulle primarie per il candidato premier del MoVimento 5 Stelle, dai quali si evince che un terzo degli elettori grillini non ritiene credibili le primarie con il candidato Luigi Di Maio e i sette nani.
Spiega Enzo Risso, direttore scientifico di SWG:
Solo il 21% degli italiani, infatti, ritiene le primarie di questo partito credibili, mentre il 68% boccia il modello telematico d’incoronazione del candidato premier.
Tra gli elettori grillini il dato s’inverte, ma non mancano ombre e critiche.
Per la maggioranza della base elettorale (63%) le primarie sono attendibili (anche se il «molto credibili» si ferma al 25%), mentre emerge un discreto zoccolo critico pari al 35%.
A generare fastidi e perplessità sono, innanzitutto, due fattori: il metodo telematico (criticato dal 36% degli elettori grillini) e la composizione della rosa dei potenziali candidati (32% di critici).
In entrambi i casi, la strada imboccata dal movimento è apparsa, a un terzo di elettori pentastellati, inadeguata a rappresentare le diverse anime del movimento.
I segnali che emergono dalle primarie, spiega SWG confermano il quadro che, negli ultimi mesi, si è andato delineando intorno ai Cinquestelle: stallo nei consensi (da tempo tra il 26% e il 28%) e sottile deperimento dell’immagine (solo il 14% degli italiani ha migliorato il proprio giudizio su M5s, mentre il 46% lo ha peggiorato).
(da “NextQuotidiano”)
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