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IL TRIBUNALE SOSPENDE LE REGIONARIE M5S: RISCHIO CAOS A DUE MESI DALLE ELEZIONI IN SICILIA

Settembre 12th, 2017 Riccardo Fucile

ACCOLTO IN VIA CAUTELARE IL RICORSO DI UNO DEGLI ESCLUSI… UN ALTRO CASO GENOVA E LA CREDIBILITA’ DEL MOVIMENTO PERDE QUOTA. L’AVV. BORRE’ COLPISCE ANCORA

Nuova grana per il MoVimento 5 stelle: le regionarie M5s sono state infatti sospese dal Tribunale di Palermo che ha accolto in via cautelare il ricorso presentato da Mauro Giulivi, candidato escluso dalla selezione.
Le regionarie per il candidato alla Regione Sicilia erano state vinte da Giancarlo Cancelleri.
Secondo Giulivi lui era stato escluso senza una reale motivazione.
La Stampa precisa che “il provvedimento cautelare emesso dal giudice sospende l’elezione (che dunque al momento è insussistente), e rinvia la causa al 18 settembre per l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei candidati classificatisi in posizione utile per entrare in lista”.
Giulivi sosteneva di essere stato escluso perchè reo di non aver firmato un documento che gli era stato sottoposto dal Movimento: “Mi si chiedeva – scriveva su Facebook – con un preavviso di 2 ore e 30 minuti, di recarmi presso una fantomatica sede e firmare un documento, mai letto prima, indispensabile per confermare la mia candidatura. Dal momento che ho “sfortunatamente” un lavoro, non ho potuto nè leggere, nè recarmi in via Scrofani entro le ore 20″.
Il caso ricorda quello di Genova quando fu esclusa Marika Cassimatis che poi vinse il ricorso.
“Il giudice – spiega all’AdnKronos l’avvocato di Giulivi, Lorenzo Borrè – nell’ordinanza ha detto che sussiste il fumus boni iuris per la sospensione dei provvedimenti di esclusione della partecipazione di Mauro Giulivi dalle procedure di scelta di candidati dell’M5S alle elezioni regionali del 2017” e di conseguenza “per la sospensione dell’efficacia esecutiva delle votazioni con cui sono stati scelti detti candidati”.
Il giudice “ha ritenuto però di dover estendere il contraddittorio ai candidati votati alle primarie e ha quindi disposto una nuova udienza per il 18 settembre in occasione della quale il provvedimento verrà  o confermato o revocato”, aggiunge il legale.
LE MOTIVAZIONI
ll giudice del tribunale di Palermo che ha accolto il ricorso non riconosce al momento il testo che il candidato avrebbe dovuto firmare come codice etico e scrive nel provvedimento:
“Poichè non risulta (nè è stato allegato) che detta adesione dovesse intervenire prima della candidatura proposta on line, e al contrario risulta che nella precedente procedura per le comunarie detta adesione è stata richiesta solo all’esito delle primarie, e poichè il Giulivi è stato escluso da detta procedura, senza formalizzazione di alcun invito alla relativa sottoscrizione, deve escludersi la sussistenza della causa ostativa alla candidatura (mancata sottoscrizione del c.d. codice etico) prospettata dall’associazione resistente”.

(da agenzie)

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“IL M5S A ROMA? SEMBRA UNA SETTA MASSONICA”: IL RACCONTO DI SALVATORE TUTINO, PRIMO CANDIDATO ASSESSORE AL BILANCIO

Settembre 11th, 2017 Riccardo Fucile

CHIAMATO DALLA RAGGI, BLOCCATO DA GRILLO… “MI SEMBRAVANO UN’ARMATA BRANCALEONE”

«Entrai da un ingresso secondario e fui introdotto in tutta segretezza in una stanza e mi ritrovai di fronte a quella che sembrava una setta massonica. Una ventina di persone tra cui il vice sindaco, Daniele Frongia, e gli assessori Linda Meleo e Paolo Berdini»:
Salvatore Tutino detto (dalla Raggi) Tutankhamon ha una visione peculiare dell’allegra maggioranza a 5 Stelle che governa Roma, ma si capisce che abbia un po’ il dente avvelenato visto che è tornata d’attualità  la storia della sua candidatura ad assessore al bilancio della Giunta Raggi poi finita in vacca per intervento — a quanto pare — di Beppe Grillo.
Per questo nell’intervista che oggi ha rilasciato a Repubblica Roma il magistrato della Corte dei Conti racconta quella trattativa per la poltrona dal suo punto di vista, non risparmiando sarcasmo nei confronti del M5S Roma e dei suoi esponenti più prestigiosi.
«Ecco come sono andate le cose: l’8 settembre dovevo andare a cena con mia moglie, ma fui contattato da Andrea Mazzillo, allora capo dello staff della sindaca, che mi chiese la mia disponibilità ».
E saltò la cena?
«Sì, saltò. Presi un taxi e andai in Campidoglio. Entrai da un ingresso secondario e fui introdotto in tutta segretezza in una stanza e mi ritrovai di fronte a quella che sembrava una setta massonica. Una ventina di persone tra cui il vice sindaco, Daniele Frongia, e gli assessori Linda Meleo e Paolo Berdini».
Che successe?
«Iniziò l’interrogatorio: è mai stato iscritto a un partito, casa pensa del reddito di cittadinanza, che giudizio ha dei Cinque stelle?».
Cosa rispose?
«Che mi sembravano un’Armata Brancaleone… ma mi corressi subito, in fondo ero un ospite».
«Nei 15 giorni successivi non seppi più nulla. Poi mi richiamò Mazzillo e mi invitò a un incontro con la Raggi. Di nuovo clima di super segretezza: entrai da un ingresso secondario con un “passi” intestato a un generico dottor Rossi. Erano presenti Frongia e Salvatore Romeo, capo della segreteria politica».
Un altro interrogatorio?
«No, la Raggi fu molto gentile e mi disse che sarebbe stata contenta se avessi accettato l’incarico di assessore. Io chiesi garanzie sulla mia autonomia e anche se potevo contare su dei collaboratori. La risposta fu: sicuramente, ci sono 600 mila euro per le consulenze».
Quindi era fatta?
«Sì, la sindaca mi chiese di firmare l’incarico subito. Ma io dissi che mi sarei dovuto consultare con la famiglia
Come il M5S ha segato Salvatore Tutino
Tutino venne ufficialmente bocciato perchè Roberto Fico, in un’intervista, ricordò alla Raggi la loro interrogazione su di lui (proprio mentre Di Battista aveva innestato la retromarcia). Ma oggi è possibile ricostruire invece cosa è successo esattamente in quei giorni dello scorso settembre grazie a una chat su Telegram dove i protagonisti sono Virginia Raggi e i suoi fedelissimi.
Il documento si trova, come altri di cui si è parlato in questi giorni, agli atti del processo Scarpellini dove serve a dimostrare il ruolo di primo piano ricoperto da Raffaele Marra nell’amministrazione M5S.
Nella chat, racconta Giuseppe Scarpa su Repubblica Roma, si va avanti per un mese convulso in cui i sette snocciolano nomi, altri nemmeno vengono pronunciati – «è riservatissimo», scrive Mazzillo – molti soprannomi e qualche barzelletta.
Tutti si esaltano quando Salvatore Tutino (magistrato della corte dei Conti) accetta l’incarico al bilancio.
«Udite, udite Tut(ankhamon) è in squadra», annuncia Andrea Mazzillo il 21 settembre. «E dai», rilancia un entusiasta Frongia. «Alè», commenta Terranova.
E infine una cascata di emoticon con facce sorridenti, mani che applaudono e pollici all’insù. La ricerca sembra finita. Poi, però, accade l’imponderabile.
Il veto da Genova. «Beppe dice Tutankhamon meglio di no. A questo punto ho finito le cartucce. Resta Ugo Marchetti», scrive una scoraggiata Raggi. Dai fedelissimi, silenzio totale. Nessuno risponde o domanda alcunchè sul niet di Grillo. Replica Frongia senza entrare nel merito: «Ci sono diverse soluzioni…», dice alla sindaca.
Chissà  se è lo stesso Daniele Frongia che ai giornali qualche tempo dopo dirà : «Tutino? Come ha detto la sindaca, era solo un’ipotesi, tra l’altro costruita sui giornali che fanno e disfano come vogliono»

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO PROMETTE LA LISTA DEI MINISTRI, MA NON DICE COME PENSA DI GOVERNARE CON MENO VOTI DEL CENTRODESTRA

Settembre 11th, 2017 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA DI TRAVAGLIO METTE A NUDO LE INCONGRUENZE DEL M5S… DI MAIO NON HA IL CORAGGIO DI DIRE CHE C’E’ L’ACCORDO SOTTOBANCO   CON LEGA E FDI

Ieri Luigi Di Maio è stato intervistato dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio alla festa torinese del M5S: l’occasione, raccontata dal giornale, è stata propizia per raccontare cosa ha intenzione di fare il MoVimento   5 Stelle, che ufficialmente tra 13 giorni deve decidere il suo candidato presidente del consiglio ma non ha ancora pubblicato le regole per la partecipazione alla competizione in attesa della kermesse di Rimini. Di Maio spiega che i grillini hanno intenzione di presentare i ministri del loro governo entro la fine dell’anno:
“La partita decisiva —dichiara Di Maio —si gioca nei prossimi sei-otto mesi, fino alle elezioni in cui l’Italia si gioca tutto. Prima di allora gli italiani conosceranno il nome del nostro candidato premier e la lista di tutti i ministri”.
Bene, secondo alcuni sondaggi, il Movimento sarebbe il primo partito a un passo dal 30%, poco più avanti del Pd.
Il centrodestra arriverebbe complessivamente al 35%, ma senza listone unico. Dunque, se si votasse oggi, Di Maio (o chi per lui, il candidato premier sarà  reso noto il 24 settembre, anche se per ora non esistono nemmeno le candidature) potrebbe trovarsi nella stessa situazione di Bersani nel 2012, con il cappello in mano alla disperata ricerca di una maggioranza: “Se vinceremo —risponde Di Maio — chiederemo al Parlamento la fiducia sulla base di un programma. Per tutto quello che nel programma non c’è, si voterà  caso per caso”.
Ipotesi piuttosto irreale, puntualizza l’intervistatore. Di Maio, dopo aver elegantemente evitato di rispondere alle domande su eventuali alleanze (Lega Nord? “Chiederemo a tutti di votare le leggi che condividono”), taglia corto: “Con questa legge elettorale, perchè un’altra non ci sarà , la soluzione è arrivare al 40%. Obiettivo alla nostra portata”.
La situazione si fa quindi sempre più interessante. Luigi Di Maio rischia, ad urne chiuse, di far parte del partito che ha preso singolarmente più voti alla Camera ma di non avere abbastanza voti per ottenere la fiducia.
Incurante della situazione, ritiene di poter presentare una lista dei ministri sulla quale il Parlamento dovrebbe votare la fiducia.
Pescando, evidentemente, voti dagli altri schieramenti.
Mentre una maggioranza di centrodestra potrebbe invece avere più voti del M5S alla Camera e al Senato.
Che spettacolo ci aspetta per la prossima legislatura.

(da “NextQuotidiano“)

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SERVONO SOLDI PER ITALIA 5 STELLE DI RIMINI

Settembre 11th, 2017 Riccardo Fucile

RACCOLTI SOLO 232.000 EURO SU 400.000….CALATO DEL 21,6% IL NUMERO DELLE PERSONE COINVOLTE

Dal 22 al 24 settembre si svolgerà  a Rimini la quarta edizione di Italia 5 Stelle, la festa del MoVimento 5 Stelle in cui si dovrebbe anche incoronare Luigi Di Maio come candidato premier.
Ma, racconta Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera, c’è qualche problema di liquidità : le donazioni arrivate a 11 giorni dall’evento sono meno del necessario e il rischio è che i grillini debbano mettere mano al portafogli per chiudere i buchi successivamente:
Ma i timori per la kermesse mettono in allerta il Movimento. Da un lato ci sono problemi di carattere politico (con il riaccendersi delle tensioni tra pragmatici e ortodossi), dall’altro ci sono incombenze da risolvere di natura finanziaria.
Le donazioni al momento languono: sono a quota 232mila euro (su 400mila che serviranno), grazie al contributo di 1.903 persone (il 21,6% rispetto al totale dei donatori dell’iniziativa del 2016 e tra queste molti eletti).
Se i dubbi sul crollo dei sostenitori causano delle riflessioni sul medio-lungo termine, in realtà  sul presente pesano le cifre.
Le scorse manifestazioni hanno avuto costi sia nel 2015 sia nel 2016 intorno ai 600mila euro.
I ricavi, invece, sono passati dai 751 mila euro di due anni fa ai 606mila di dodici mesi fa. E rischiano di diminuire ulteriormente. Per ovviare al problema la kermesse romagnola sarà  un evento low-cost rispetto al passato. Le indiscrezioni parlano di costi tagliati di un terzo.
Nel Movimento però sdrammatizzano: «Sta procedendo tutto secondo i tempi. Dovete considerare che quest’anno la macchina organizzativa e di fund raising è partita, per motivi indipendenti dall’evento, con un sensibile ritardo rispetto al passato». «Questioni solo temporali», insomma.
Insomma, se non arrivano i soldini in tempo si rischia di dover fare come le altre volte.

(da “NextQuotidiano”)

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RAGGI, LE CHAT SEGRETE E IL COVO DI SERPENTI IN CAMPIDOGLIO

Settembre 10th, 2017 Riccardo Fucile

HOUSE OF CARDS ALL’AMATRICIANA: ASSESSORI SEGATI DA BEPPE, PARENTI DI DI MAIO CHE VOGLIONO CACCIARE MARRA, FRONGIA CON MARRA CHE DORME SUL DIVANO… LA SITUAZIONE E’ DISPERATA MA NON SERIA

I quattro amici al bar sono oggi su tutti i giornali. Virginia Raggi, Salvatore Romeo, Daniele Frongia e Raffaele Marra sono oggi i protagonisti delle tante carte del processo Scarpellini che già  ieri hanno allietato le pagine dei quotidiani con i racconti di improbabili complotti del Partito Democratico in associazione con Marcello De Vito. Oggi, se possibile, la situazione è ancora più disperata e ancora meno seria.
Anche perchè tra le chat scopriamo anche in che modo la sindaca scelga gli assessori a cui è affidato un bilancio multimilionario e il destino di Roma: «Beppe dice Tutankhamon (Salvatore Tutino, prima annunciato e poi mollato come assessore al bilancio) meglio di no. A questo punto ho finito le cartucce. Resta Ugo Marchetti».
Alla fine arriverà  Andrea Mazzillo, successivamente silurato per la grana ATAC.
Il 13 agosto, racconta Repubblica, Virginia Raggi fa lo screenshot di un messaggio che ha inviato al figlio del cofondatore dei 5S, Davide Casaleggio, e lo invia a Marra.
L’sms serve a rassicurare il suo braccio destro, in quei giorni nel mirino della stampa e contestato dai vertici del Movimento: «Ho voglia di lavorare e ripulire questa città . È il motivo per cui mi sono candidata. E quando l’ho fatto ho contato il mio esercito all’interno del comune che è un covo di serpenti. Parliamo di Roma (…) non di Torino. Se non ho più il mio esercito, temo di non poter combattere (…) sapere che queste persone si getterebbero nel fuoco per me fa la differenza. Gli altri sono mercenari. E con i mercenari combatti fino a che qualcun altro gli offre di più. Poi cadi. E cadi male….»Anche altri aneddoti rivelano che la situazione è disperata, ma non seria:
«Sai cosa mi ha detto ieri (Di Maio, OES) — racconta la prima cittadina all’allora suo braccio destro il 2 luglio 2016 — che suo padre gli aveva parlato male di te ma lui non l’aveva ascoltato». «Il papà  di Di Maio?», domanda Marra. «Sì o suo zio», risponde la prima cittadina.
La conversazione prosegue e il fedelissimo della sindaca rivela un altro retroscena che lo riguarda. «La cosa della Polverini che avrebbe sussurrato nell’orecchio di DiBa che sono losco? Davanti a tutti? Che vergogna, ti fanno sentire sporco a prescindere». «Esatto, sono tristissima», chiude Raggi.
Il pollice alzato di Daniele Frongia
Nelle carte c’è anche uno scatto che mostra l’ex capo di gabinetto ed ex vicesindaco attualmente assessore allo Sport Daniele Frongia che esulta con il pollice alzato vicino a Raffaele Marra che dorme su un divano.
L’esultanza, che svela tutta la lungimiranza di Frongia, è dovuta al fatto che lo scatto è stato effettuato nella notte del 31 agosto 2016, quando Carla Romana Raineri è stata silurata aprendo la crisi del Campidoglio che porterà  all’addio di Marcello Minenna e ai guai che alla fine provocheranno anche il siluramento dello stesso Frongia.
Frongia: «Qui uno spasso». Marra digita un emoticon. Frongia: «Cantone non ha giurisdizione» scrive, svelando la difesa della giudice. «È un complotto di Renzi contro di lei». Marra: «Stai scherzando!». Alle 4,29 la sindaca posta una sua foto: «Pigiama», scrive. Marra: «Sei bellissima». Frongia risponde con un suo scatto dal Campidoglio, dove ancora si trova, con i pollici alzati e Romeo steso sul divano.
Raggi: «Forse è la fine di un incubo». Marra: «Più che altro l’inizio di un sogno». Romeo: «E l’inizio della resa dei conti. Complimenti a tutti».
Il conto delle rese finali porterà  poi Romeo e Frongia fuori da ruoli di primo piano in giunta e nella segreteria della sindaca. Nelle chat c’è spazio anche per un incontro tra Raffaele Marra e Alessandro Di Battista:
Il 7 luglio Di Battista sale in Campidoglio per l’insediamento della giunta. Incrocia Marra. Marra: «Ho appena conosciuto il Diba. Ero nel tuo ufficio. Seduto a fare una telefonata con il cellulare ed è entrato lui. Mi sono presentato, quando gli ho detto “marra”, non ti dico l’espressione che ha fatto. Ha visto il balconcino, gli ho chiesto se voleva affacciarsi. Mi ha detto “no grazie”. Poi è andato via!». Raggi: «Lascialo fare»
Le nomine per l’AMA decise da Romeo e dal M5S
Lorenzo De Cicco sul Messaggero racconta una vicenda che coinvolge Stefano Bina, il manager lombardo arrivato nella Capitale con il placet della Casaleggio Associati e tuttora in carica mentre è stata mandata via Antonella Giglio, altra nomina del M5S.
Bina riferisce di diktat da parte di Salvatore Romeo, l’ex capo segreteria poi allontanato dopo l’arresto di Marra e minacciato di TSO da parte della sindaca.
Bina fa riferimento a una riunione del 22 novembre scorso dove la Raggi dice che ci sono dei dirigenti che la sindaca non vuole vedere più in AMA. Si tratta di “Lopes, Zotti, Casonato e D’Amico”, che andavano spostati in ruoli non di primo piano. Bina dice anche che Paola Muraro aveva partecipato a una riunione con Antonella Giglio in Campidoglio dopo le sue dimissioni.
Romeo, sostiene Bina, avrebbe appoggiato la nomina di un dirigente coinvolto in Mafia Capitale insieme alla Muraro. “Romeo disse che siccome era una persona capace non poteva essere tenuta a fare la punta alle matite, così pretendono che venga messo a capo della Direzione Amministrazione e Contabilità , così come insistettero per l’incarico di un altro dirigente.
Oltre a Raggi e a Romeo, Bina riporta anche le direttive dell’ex amministratore unico Antonella Giglio, che, secondo il DG, avrebbe chiesto di “fermare un impianto tritovagliatore all’AMA suggerendo di attivare un contratto con una struttura simile di proprietà  di un privato, la Colari riconducibile a Manlio Cerroni, l’ex ras di Malagrotta. Lasciando aperto un interrogativo inquietante: “La Giglio — dice Bina — non sa neanche cosa sia un tritovagliatore, era evidente che mi stava riportando le richieste di qualcun altro”.

(da “NextQuotidiano”)

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VIRGINIA RAGGI E LE CHAT DEI COMPLOTTI DEI QUATTRO AMICI AL BAR

Settembre 9th, 2017 Riccardo Fucile

LE CHAT DI MARRA E SAMMARCO, DOVE SI PARLA DI STRATEGIE E PERSONE… IL RUOLO DELL’ AVVOCATO DOVE LA RAGGI HA FATTO PRATICA… LE LAMENTELE DELLA CONSIGLIERA CHE GUADAGNA TROPPO POCO

Il grande ritorno delle chat dei Quattro amici al bar movimenterà  la giornata di Virginia Raggi. Che oggi non sarà  molto contenta nemmeno di leggere cosa dicevano Raffaele Marra e l’avvocato Pieremilio Sammarco.
Le discussioni sono agli atti del processo Scarpellini, che vede Marra imputato per corruzione e oggi ne parla Repubblica in due articoli a firma di Giuseppe Scarpa e Giovanna Vitale.
Sammarco sostiene Marra e parla con lui nella chat finora inedita su Telegram. Nella quale si racconta anche di Beppe Grillo:
«Beppe (Grillo, ndr) non capisce nulla – scrive Sammarco a Marra il 30 ottobre 2016 – si fa prendere in giro dai giornali. Mi sono dimenticato di dirti che giovedì Massimo F. va a Genova al ristorante con Grillo e gli dice di non rompere le palle su di te».
Ma Marra (all’epoca capo del Personale comunale) è preoccupato e invita l’avvocato ad accorciare i tempi: «Credo che giovedì sia troppo tardi. Dovrebbe farlo oggi». «Raffaele tieni duro – continua Sammarco – non mollare. Fammi sapere se posso fare io qualche cosa per agevolarti». «Prova a chiamare Massimo e digli di intervenire oggi con Beppe – insiste Marra – se veramente ne ha la forza». «Ok mi muovo ora», risponde Sammarco.
Al centro delle chat tra Marra e Sammarco c’è una presunta macchinazione nei confronti di Marra che proviene, sempre secondo Marra, dal M5S: «Vogliono indebolire V. (Virginia, ndr) e sono certo che parte degli attacchi provengano dall’interno (dal Movimento, ndr) forse proprio da quelli che sto cercando di contenere, sai a chi mi riferisco», spiega Marra a Sammarco il primo agosto dell’anno scorso.
«Non è casuale, ma viene da casa M5S. E immagino da chi. Sarà  un cannoneggiamento costante che potrà  finire solo se c’è da parte di V. la fermezza», sostiene Sammarco
I quattro amici in chat
Poi ci sono le chat dei quattro amici al bar. Dove si parla di strategie, tattiche e persone.
Come ad esempio di Stefano Vignaroli: Raggi: «Chiaramente non sono contenta di come stiano sparando sulla Muraro e su Stefano (Vignaroli, deputato 5S suo grande sponsor, OES) ma dobbiamo usare questa cosa a nostro vantaggio sul discredito che hanno gettato su Marra… “Come? Per voi non è vero e per lui sì?”». Frongia: «Vero, verissimo. Vignaroli come Marra». Marra: «Grazie cari vi voglio bene!».
Oppure si spiega come la sindaca abbia difeso Romeo ma soprattutto Marra dagli attacchi dei parlamentari 5S che li vogliono cacciare: «Accetto la vostra sfiducia, come anche accetto la vostra sfiducia su Salvatore (immagino sia a pelle, non posso farci nulla), ma se noi abbiamo fiducia in loro, se i nostri collaboratori storici la hanno, o siamo tutti vittima di un abbaglio o forse stiamo parlando di persone per bene e corrette (…) Vi abbiamo portato le referenze dei generali della Gdf, dei Carabinieri del Lazio. Ho l’atto di Pignatone (Pignatone signori, non il magistrato della Sgurgola) che dichiara che lui è pulito. Sapete bene che non c’è nulla se non le vostre rispettabili sensazioni e voci. Io devo governare per 5 anni e il mio obbiettivo come il vostro è farlo al meglio. (…) La faccia e il culo sono miei e io mi scelgo persone di fiducia. Punto. Adesso basta, avete avuto tutte le prove che potevamo darvi (lui ha faldoni di carte che non volete vedere ma che Luigi — Di Maio, OES — ha visto)».
La parte più interessante è quella in cui i quattro dipingono il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito come la longa manus che sta muovendo le fila del complotto contro di loro. Il 15 agosto i giornali titolano sull’irregolarità  della nomina Romeo. Raggi scrive che il Pd «starebbe preparando un esposto».
Frongia: «È Marcello De Vito che sta fomentando il Pd a fare esposto…».
Romeo invia un messaggio vocale (non trascritto).
Marra: «Salva mi sa che non hai capito nulla! Ieri ho fatto delle verifiche (mie fonti) tutte queste cose arrivano da parlamentari M5S altro che Pd. Poi vi dico. Fonte certa!!!».
Il 16 settembre invece Frongia avverte a Marra in Aula. Frongia: «Occhio Raffaele a non dare troppe informazioni al nemico (dietro di me i sicari di Marcello)»
Raggi: «Mamma mia».
Frongia: «Con queste zavorre…».
Il direttorio di supporto a Virginia Raggi
Infine, il 16 agosto Raggi gira l’sms di una consigliera: si lamenta degli stipendi di Romeo & Co. mentre lei dovrà  tirare la cinghia.
Raggi: «Alessandra Agnello scrive: “Buongiorno. Allora io da settembre sarò in aspettativa senza assegno da un lavoro che sebbene fosse in part-time mi permetteva una stipendio maggiore del gettone da consigliere comunale. La mia poteva essere una brillante carriera spazzata via dallo tsunami 5 stelle. Mie decisioni che hanno messo avanti il Movimento prima di tutto per la realizzazione del sogno Grillo-Casaleggio e anche mio e dedicare più tempo a Roma. Mi domando ora per chi ho fatto tutto questo. Mi sento il diritto di chiedere per trasparenza tutti nomi ed i compensi che date e che darete per lo staff sindaca e assessori (sono stufa di saperlo dai link di giornali girati da attivisti). E inoltre mi aspetto che queste persone si mettano una mano sulla coscienza e facciano il gesto di ridursi il compenso visto che farebbero parte del progetto grillino”».

(da “NextQuotidiano”)

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LA PREMIATA DITTA GRILLO&CASALEGGIO VUOLE BLINDARE IL DAMERINO FUORICORSO, MA GLI ORTODOSSI SI RIBELLANO: “E’ UNA FARSA”

Settembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

REGOLE DELLE PRIMARIE M5S CALZATE SU MISURA PER FARE ELEGGERE DI MAIO, LA FRONDA INTERNA NON SI PRESENTERA’ PER PROTESTA

Un faccia a faccia via Skype. Beppe Grillo e Davide Casaleggio stanno mettendo a punto in gran segreto le regole per partecipare alle primarie online che incoroneranno il candidato premier dei 5 stelle.
Ma il fondatore non si è mosso dalla sua casa di Genova. E non lo farà  neanche stasera per la manifestazione di Trieste a dieci anni dal VaffaDay (dove invece andrà  il figlio del cofondatore).
Per questo, finora, ci sono stati solo colloqui telefonici o in videoconferenza.
Spetta a Grillo la scelta finale tra le opzioni messe a punto negli ultimi giorni alla Casaleggio Associati. Nel corso, tra l’altro, di un lungo vertice lunedì scorso insieme al favorito, Luigi Di Maio, e a due suoi fedelissimi, il deputato Riccardo Fraccaro e il candidato governatore in Sicilia Giancarlo Cancelleri.
Accantonati i metodi “tagliacorrenti” che in posti come Genova hanno fatto solo danni, in questo momento sul tavolo sono rimaste due ipotesi: la prima è quella del modello “quirinarie”, con la scelta libera degli iscritti, ma riservate agli eletti che saranno a fine mandato al momento del voto.
Senza doppio turno: chi arriva primo, o prima, vince.
La seconda, quella che si fa avanti in queste ore, prevede invece un certo numero di “autocandidati” tra cui gli iscritti al blog saranno chiamati a scegliere.
Ma tra gli ortodossi – e cioè tra coloro che si oppongono a Luigi Di Maio e alla sua folta schiera di pragmatici – sta maturando in queste ore l’idea di ritirarsi in massa. Tutti. Lasciando che a correre siano solo il vicepresidente della Camera e qualche comparsa.
L’obiettivo è svelare quella che ormai gran parte di loro considera una farsa.
Perchè con Alessandro Di Battista che ha passato l’estate a fare endorsement a Luigi Di Maio – con cui ha saldato un asse ormai da tempo – le possibilità  che la scelta del candidato premier dei 5 stelle sia davvero una gara sono scomparse.
Per questo, la maggior parte dei parlamentari è concentrata su altro: a preoccuparli sono soprattutto le regole che dovranno arrivare per le ricandidature.
Se ci sarà  ancora l’obbligo per chi ha più di 40 anni di presentarsi in Senato. Come e in base a quali criteri saranno stilate le liste.
Roberto Fico – che in un post su Facebook due giorni fa ha ribadito la sua linea “ribelle” sull’immigrazione condividendo il video in cui Gino Strada attacca il ministro dell’Interno Marco Minniti – si era detto disponibile alla candidatura lo scorso dicembre, ma non è mai più tornato sulla possibilità  di sfidare Luigi Di Maio.
Stesso discorso per il senatore Nicola Morra. O per Paola Taverna, cui è stato affidato da Davide Casaleggio il complicato dossier delle regionali nel Lazio, dov’è ormai chiaro che si candideranno la deputata Roberta Lombardi (la più fiera oppositrice della sindaca di Roma Virginia Raggi) e la consigliera regionale Valentina Corrado (a volerci riprovare è anche l’altro consigliere, Davide Barillari).
Alla senatrice Taverna, a luglio scorso, Davide Casaleggio ha affidato il compito di coordinare la corsa.
Così, la strada di Luigi Di Maio appare spianata. Il 24 settembre – alla festa di Rimini – diventerà  il primo candidato premier del Movimento 5 stelle.
Le regole in arrivo servono a blindarlo e a mantenere la promessa agli iscritti. Saranno loro a scegliere.
A due settimane dal voto, però, in campo c’è solo lui.

(da “La Repubblica”)

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CARLO FRECCERO E IL M5S “NORMALIZZATO”

Settembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

“DOVEVANO COMBATTERE LOBBY E POTERI FORTI E SONO FINITI CON DI MAIO A CERNOBBIO…”

Carlo Freccero, consigliere di amministrazione della RAI su proposta del MoVimento 5 Stelle, in un’intervista al Fatto Quotidiano   parla dell’anniversario del V-Day e dei cambiamenti del M5S:
“Diciamo che quella piazza oggi non sarebbe più possibile. I giornali e le tv ormai hanno re-indirizzato quella rabbia contro i migranti e i poveri, ovvero dei falsi obiettivi, favorendo un guerra tra ultimi e l’ascesa dell’estrema destra. È stato un lavoro profondo, che sta producendo i suoi effetti.
È un processo che ha influenzato anche il Movimento e sulla sua presunta svolta a destra?
Assolutamente sì.
Si può dire che comunque il M5S sia partito dalla piazza di Bologna. Ma in questi anni ha seminato qualcosa?
I Cinque Stelle sono stati molti bravi a coagulare quel sentimento di insoddisfazione ben visibile al V-Day. Gli hanno dato concretezza e visibilità . E poi in questi anni hanno svolto un ottimo lavoro di opposizione. Hanno studiato con attenzione i dossier, e hanno preso coscienza del reale consultando anche fonti fuori del mainstream, non limitandosi a quello che scrivevano i giornali. In più, hanno promosso una reale contro-informazione, innanzitutto sul web. Però poi c’è l’aspetto negativo.
Ossia?
Con la crescita dei consensi, hanno avuto la tendenza a diventare maggioranza. E questo li ha portati a normalizzarsi
Un problema
Pare quasi inevitabile, dopo che entri in Parlamento. E a me pare un nodo centrale: non è proprio possibile fare politica e puntare al governo rimanendo diversi?
Freccero spiega che a Cernobbio il M5S ha dimostrato di non aver più tanta voglia di combattere i poteri forti
I Cinque Stelle sono diventati come gli altri?
Io dico che mi ha colpito vedere Di Maio al Forum Ambrosetti di Cernobbio, dieci anni esatti dopo quel V-Day. Gianroberto Casaleggio vagheggiava un futuro diverso, mentre Di Maio e i 5Stelle sembrano accettare il presente e realtà  come le lobby. Il Movimento pare stanco.
Si potrebbe obiettare che un candidato premier in pectore deve parlare con gli imprenditori. E poi anche Casaleggio senior andò a Cernobbio.
Casaleggio, che al tempo stava già  male (settembre 2014, ndr), ci andò come “l’altro”, con i suoi capelli spettinati, a parlare proprio di futuro. Mostrava una differenza. E soprattutto, non si lasciò contaminare. Invece Di Maio si è seduto al tavolo con Salvini e ha dato l’esame, vestito di tutto punto, azzimato. Un’immagine che rappresenta molto bene la mutazione dei Cinque Stelle. Prima avevano sempre combattuto lobby e poteri forti. E ora invece…”

(da “Huffingtonpost”)

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IL BLUFF RAGGI: ECCO COME LA DEMOCRAZIA “DIRETTA DA MILANO” HA IMPOSTO LA SINDACA DI ROMA

Settembre 8th, 2017 Riccardo Fucile

UN’ANTICIPAZIONE   DI “SUPERNOVA”, IL LIBRO DEGLI EX DI CASALEGGIO SVELA I RETROSCENA DELLA CANDIDATURA

Roma, inverno 2017. Ci sono due uomini che camminano. Uno è giovane   vestito di nero. Parla per formule matematiche. Dice di conoscere la verità  delle cose.
L’altro è anziano e macilento, ma lucidissimo. Capisce prima degli altri come cambiano le cose.
Il giovane ha un’ossessione. Prova a spiegarla. «È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità ».
Vuoi una pillola rossa? – chiede al vecchio.La risposta è quasi un lamento, lontano, secco. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi… il peccato che non perdoniamo mai è semplicemente quello di “fare”. […] il sonno è ciò che vogliono».
Ecco, per raccontare la Roma di oggi, la sua suburra immortale e i suoi nuovi regnanti, le bugie, gli inganni e le speranze, servirebbero davvero due come loro.
Da una parte Morpheus, l’eroe che in Matrix combatte la realtà  simulata e creata dalle macchine, dall’altra il Principe Fabrizio Salina, l’antieroe cinico e disincantato del Gattopardo.
Entrambi hanno a che fare con una realtà  virtuale, entrambi, da posizioni opposte, combattono contro i fake, i falsi, le ipocrisie.
Perchè di questo stiamo parlando, di Roma e di come è diventata un fake. Roma è falsa, perchè non può cambiare. Perchè la città  piu bella del mondo non può cambiare.E se Roma è falsa, tutto è falso, il mondo è falso. E chi la vuole per sè   è anche lui falso.
Guardare Roma, e Torino, è come avere in mano la visione a raggi X di cosa è il Movimento.
Come viene gestito, chi lo usa, come si avvicina al potere, come viene avvicinato dal potere. Roma e Torino, Virginia Raggi e Chiara Appendino, sono due facce della stessa medaglia.
Anche se per pochi mesi una si trovava nell’inferno delle critiche mentre l’altra veniva salutata come il volto nuovo della politica, entrambe sono legate dagli stessi fili.
Entrambe nascono all’interno dei poteri delle loro città . Raggi da uno degli studi legali più potenti della Capitale, quello dei Sammarco amici e sodali di Cesare Previti.
In quello studio, distillato del generone romano, Raggi per qualche mese è presidente di una società  la Hrg di Gloria Royo, braccio destro di uno dei protagonisti dell’inchiesta di Mafia Capitale, ex-ras dei rifiuti a Roma.
Nessun problema se non fosse che questo, ed altro, non finirà  nel suo curriculum. Perchè?
Chiara Appendino nasce nel cuore della Fiat, nella società  sportiva di famiglia, la Juventus.
Entrambe non muovono un passo senza i loro Rasputin: Renato Marra per la Raggi (salvo poi scaricarlo come «uno dei 23 mila dipendenti comunali» al momento dell’arresto per corruzione), Paolo Giordana per l’Appendino.
Entrambe sono state elette per ridare il potere ai cittadini facendo leva sui ceti popolari, sulle istanze dal basso, per poi finire a corteggiare e farsi corteggiare dal sistema, tradendo ampie fette dell’elettorato di riferimento e i loro stessi programmi. Entrambe hanno i loro   “protettori”.
La Raggi e i suoi consiglieri hanno demandato alla Casaleggio Srl qualsiasi scelta sulle politiche amministrative firmando – caso unico al mondo – un contratto di natura privata con la casa madre, secondo il quale queste dovranno essere «preventivamente sottoposte a cura dello staff…» e la comunicazione ufficiale dovrà  passare attraverso i canali ufficiali del Movimento.
Un contratto in nove punti che prevede anche una clausola per chi non dovesse rispettarlo, 150 mila euro di penale.
Casaleggio amava dire «non si combattono le guerre che non sai di vincere».
E c’erano certe guerre che non voleva nemmeno sfiorare. Una di queste riguardava il Movimento a Roma. Per capire il contesto bastano queste poche istantanee, frame racchiusi nella parte della memoria che fa più male, quella del rimpianto.
Il rimpianto, qui, ha nome e cognome: quello di Marco Agostini.
Quando si avvicina al Movimento ha quarant’anni, soddisfazioni lavorative, tre figli. È il prototipo dell’attivista old style, lontano anni luce dagli haters della rete. Agostini ha rapporti diretti e amichevoli con Casaleggio e quando a Roma arriva il momento di presentarsi alle elezioni – siamo alla fine del 2012 – è lui che organizza le primarie on line per le elezioni comunali.
Non sulla piattaforma della Casaleggio srl ma su un server autonomo: cittadini informati e democrazia diretta come stelle polari.
L’affluenza è buona, per i candidati a sindaco si organizza anche un confronto pubblico. Tutto è pronto per scegliere chi sfiderà  Ignazio Marino.
Dopo il successo di febbraio alle elezioni politiche c’è chi crede che è possibile conquistare anche il Campidoglio. L’unico a non crederci, anzi a sperare che non questo non succeda è proprio Grillo. «Se la tenessero Roma…», dice di fronte a molti testimoni.
Sa che il Movimento non è attrezzato a quel salto, stare all’opposizione è in fondo più comodo, almeno in quel momento. E da Milano arriva l’ordine, puntuale.
«Fu deciso», racconta Agostini, «contro ogni logica di far votare il candidato sindaco sulla loro piattaforma. Provai a parlarne con Gianroberto ma fu irremovibile. Ma quello che mi sorprese fu altro. Quando gli chiesi se pensava di far verificare le votazioni on line da un ente terzo la sua risposta arrivò come un maglio: “Col cazzo che faccio entrare una società  estranea nel mio database…”».
A Roma dopo anni di diaspore e divisioni, c’è comunque un candidato forte: si chiama Daniele Frongia.
Il suo sfidante è meno conosciuto ma è appoggiato da Roberta Lombardi, in quel momento capogruppo e presidente del M5S alla Camera.
A Roma, l’attivismo ha una frattura: o stai con Roberta o sei suo nemico. Il suo candidato è Marcello De Vito: apprezzato sì ma a dire di molti – tra cui anche Grillo – privo di fascino.
Agostini è molto legato a Frongia. E il giorno delle votazioni sul blog è sulle spine. «Decidono i cittadini, decidono i Romani, non i partiti». È uno degli slogan del Movimento. «Per questo», continua Agostini, «quando ricevo la chiamata da Milano rimango di sasso. Era Filippo Pittarello che voleva avvertirmi che Daniele era nettamente in testa…».
Agostini è sorpreso perchè questo significa che il software della Casaleggio permette a chi ha le password di osservare in tempo reale chi vota, come vota.
Il pensiero di Agostini torna a quel diktat, alla decisione di trasferire le votazioni da un server indipendente a quello della Casaleggio.
E le sorprese   non finiscono qui. Per tutto il pomeriggio da Milano confermano il trend su Frongia, ma pochi minuti dopo la chiusura delle votazioni Agostini riceve un’altra chiamata da Milano. Al telefono è sempre Pittarello: «Mi spiace Marco, comunica a Daniele che non ce l’ha fatta, ha vinto Marcello…».
Dalle urne romane di maggio – quelle vere – uscirà  vincente Ignazio Marino.
Uno dei suoi primi atti sarà  coinvolgere nella sua giunta i consiglieri M5S e per questioni di immagine propone che sia Virginia Raggi il volto di questa operazione: in quella risicata pattuglia si apre il dibattito, accettare o meno l’offerta?
La questione viene chiusa dal blog, con un post molto violento di Grillo e Casaleggio. Sarà  l’ultimo momento di notorietà  per la Raggi fino al 2015.
È nell’autunno di quell’anno che Virginia riceve una telefonata. In quei due anni e mezzo è sparita mediaticamente e dal punto di vista dell’attività  di consigliere è coperta dall’attivismo di Frongia e De Vito.
«Abbiamo pensato a te per la candidatura a sindaco di Roma. Te la senti?». La voce è quella di Gianroberto Casaleggio e quella è un’investitura, chiara, netta.
Ma è anche un gigantesco insulto alle regole e ai principi che lui stesso ha inventato.
Per creare la candidatura della Raggi e poi lavorare su quell’illustre sconosciuta, bisogna sgombrare il campo, metterla in condizione di non avere rivali interni.
La logica vorrebbe che possa essere Frongia il candidato con più possibilità  di essere scelto dagli attivisti. E quindi Frongia deve essere convinto.
Solito metodo quindi, la linea telefonica, altro che voto dei cittadini. Ma stavolta a chiamare è Davide Casaleggio che da tempo conosce Frongia con cui condivide la passione degli scacchi.
Frongia non può tirarsi indietro dalle comunarie ma l’accordo è siglato, Virginia sindaco e Daniele suo vice.
È la democrazia diretta.
Nel senso che è diretta da Milano.

(da “L’Espresso”)

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