Settembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE AL BILANCIO CON SINDACALISTI E GRILLINI DELUSI
“Non posso accettare che finisca così, che tutto il lavoro fatto finora venga buttato, tutte le promesse per cui siamo stati eletti… Mi hanno cacciato via per questo e io gliela faccio pagare”.
A raccontare il duro sfogo di Andrea Mazzillo, assessore al Bilancio di Roma, poi deposto dalla sindaca Virginia Raggi, e sostituito con Gianni Lemmetti, di un altro Comune a 5 Stelle, è La Stampa.
Mazzillo è stato fatto fuori perchè si era opposto alla formula del concordato e ora vuole vendicarsi. “Non lo faccio per me — dice — lo faccio perchè stanno facendo una follia, gliel’ho detto in tutti i modi”
Il concordato, che a suo dire avrebbe messo a rischio i circa 400 milioni di crediti del Comune verso Atac portandosi dietro il possibile commissariamento per l’ente, è invece la strada scelta dalla Raggi per la municipalizzata dei trasporti di Roma gravata da circa 1,3 miliardi di debiti.
Per salvare l’azienda e rilanciarla, il Cda guidato da Paolo Simoni ha deciso per il concordato preventivo, un accordo con i creditori sotto l’egida del tribunale.
Di questa scelta, non priva di insidie, si parla da tempo in Campidoglio ma il M5S la ufficializza rivendicando il “coraggio” nell’azione di risanamento. “Atac deve rimanere pubblica. Finalmente, inizia una nuova vita. Si avvia un percorso di rinnovamento totale dell’azienda di trasporti di Roma con un obiettivo chiaro: migliorare le linee, rinnovare i mezzi, ridurre i tempi d’attesa”.
Mazzillo rievoca gli ultimi mesi, ma ascolta anche tanto, chiede consigli.
Perchè — sono le sue parole a svelarlo — ha un piano. Vuole intestarsi una battaglia assieme a una fetta del M5S delusa da Raggi che la pensa come lui e con la complicità dei sindacalisti che ne condividono le preoccupazioni sui posti di lavoro.
Seduto al tavolo di Via Merulana con due sindacalisti, racconta La Stampa, Mazzillo cerca alleati e prepara un piano
Il sindacalista sembra disponibile a offrire a Mazzillo una sponda, a valutare un patto. Lo fa proponendo una via d’uscita: “Sulla mobilità pensiamo a una grande azienda unica regionale, sul modello delle aree metropolitane del Nord Europa”.
Ma lo fa anche ripercorrendo gli errori che, a suo avviso, ha compiuto Raggi: “Anche lei è rimasta prigioniera del relazionismo di Roma. Non doveva dare spazio a gruppuscoli sindacali come quello della Quintavalle (Micaela, leader della sigla “Cambiamenti M410″). E non doveva nominare Manuel Fantasia (ex amministratore unico, ndr) e lasciare andare via Marco Rettighieri, l’unico davvero competente”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 1st, 2017 Riccardo Fucile
DA IMPOSIMATO A GIANNULI: “CHE TRISTEZZA VEDERLO ANDARE AL FORUM DI CERNOBBIO, SE IL MOVIMENTO NON E’ ANTICASTA MEGLIO CHE CHIUDA”
Torniamo per un attimo all’aprile del 2013 e scorriamo l’elenco dei dieci candidati più votati sul blog
di Beppe Grillo alla presidenza della Repubblica per il M5S.
Si può notare come uno dopo l’altro, quasi tutti hanno prima o poi dichiarato una distanza dal Movimento del comico genovese.
L’ultimo è forse il nome più pesante, la bocciatura che può fare più male.
Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione, magistrato da sempre ben piantato nel pantheon del M5S, non può tollerare che Luigi Di Maio partecipi alla passerella del Forum Ambrosetti e si è preso la briga di farlo sapere: «Che tristezza che il candidato premier del M5S Di Maio sieda a Cernobbio, con un esponente della Trilaterale, che voleva la riforma della Costituzione. Il dialogo con i nemici della democrazia non è tollerabile. È la fine dell’alternanza».
Il riferimento del giudice è alla commissione Trilateral nata negli Anni Settanta per creare un think tank tra Stati Uniti, Europa e Giappone sui temi dell’economia, della politica e della tecnologia e spesso associata al gruppo Bilderberg e considerata dai grillini più cospirazionisti un club chiuso dove in pochi decidono le sorti di molti.
Lo sfogo ha comunque costretto Di Maio a giustificarsi («Non dobbiamo commettere l’errore di rimanere al chiuso del nostro guscio») e ha fatto saltare dalla sua sdraio Grillo, obbligandolo a mettersi al telefono per capire cosa stava succedendo.
Perchè questo davvero suona come il de profundis del Movimento nella sua prima versione, l’anarchica brigata che Grillo guidava inseguendo l’utopia della politica incontaminata dai rapporti con il potere economico e aziendale.
Anche perchè è la stessa voce, quella di Imposimato, che nel 2014 aveva benedetto l’ascesa del deputato: «Io mi riconosco in Di Maio – disse l’ex magistrato -. È lui il futuro del M5S».
Ma le cose cambiano in fretta, anche troppo, con una voracità che semina delusioni tra i patriarchi che avevano creduto nella rivoluzione pentastellata, puntualmente invitati a sostenere la battaglia sul blog di Grillo.
Non c’è solo Imposimato, tra questi.
Anche Aldo Giannuli, storico, amico di Gianroberto Casaleggio, profilo certo non militarizzato ma comunque firma tra le più autorevoli tra i padri dell’ideologia a 5 Stelle.
Il suo giudizio sulle parole di Di Maio, pronto a difendere la polizia dopo gli scontri con i migranti che occupavano un palazzo in centro a Roma, è impietoso: «Una posizione autolesionista che disgusta una fetta di elettori 5 stelle. Il Movimento serve se è anticasta, non se dice le stesse cose degli altri».
Di Maio, sempre lui. Di Maio l’istituzionale, Di Maio «il democristiano», Di Maio il normalizzatore.
A 20 giorni dalla sua incoronazione a candidato premier resta il bersaglio prediletto nelle convulsioni interne prodotte dalla mutazione del M5S.
Ma a ben vedere lo scollamento da figure riferibili a una forma embrionale di intellighenzia a 5 Stelle è cominciato da un po’.
Senza scomodare Paolo Becchi, il prof genovese con la patente di ideologo che per mesi fu invitato ovunque, basta prendere uno dopo l’altro i nomi finiti nella top ten delle Quirinarie.
La giornalista, Milena Gabanelli, ormai arruolata tra i sostenitori del ministro Marco Minniti, dopo essere arrivata prima tra le preferenze degli attivisti, per tutta risposta chiese dove finivano i soldi del blog.
Stefano Rodotà , compianto dai grillini dopo la sua morte, aveva osato criticare Grillo e in cambio si era beccato dell’«ottuagenario miracolato dalla Rete».
Inutile soffermarsi sull’ex premier e padre del Pd, Romano Prodi, mentre dell’ex toga Gian Carlo Caselli si può ricordare la strigliata al deputato grillino Giorgio Sorial quando definì l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «un boia».
Tra i dieci candidati del 2013 c’era anche Emma Bonino che appena qualche giorno fa ha annoverato Di Maio tra gli «imprenditori della paura» assieme a Matteo Salvini.
Di Maio, ancora lui. Sempre lui.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 31st, 2017 Riccardo Fucile
TRILATERAL E CERNOBBIO, DURO ATTACCO DEL GIUDICE DA SEMPRE VICINO AL M5S… CI HA MESSO UN PO’ AD ACCORGERSENE, MA MEGLIO TARDI CHE MAI
L’ex candidato al Quirinale del Movimento 5 Stelle contro il candidato premier del Movimento 5
Stelle.
Con un post sul suo profilo facebook il presidente onorario della Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato ha attaccato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio per la sua partecipazione al Forum Ambrosetti di Cernobbio.
Un appuntamento che lo scorso anno Di Maio aveva disertato. “Che tristezza che il candidato premier del M5S Luigi Di Maio sieda a Cernobbio con un esponente della Trilaterale , che voleva la riforma della Costituzione”, scrive Imposimato.
E conclude: “Il dialogo con i nemici della democrazia non è tollerabile. È la fine dell’alternanza”.
Non è la prima volta che colui che i grillini avrebbero voluto al Quirinale nel 2015 si scaglia contro il candidato in pectore del M5S.
Già a giugno aveva criticato il vicepresidente della Camera perchè “non all’altezza della situazione”, aveva detto in un’intervista alla Stampa.
“Per me è stata una delusione”, aveva dichiarato dopo che il Movimento 5 Stelle si era seduto al tavolo della legge elettorale per l’accordo con Forza Italia, Partito Democratico e Lega sul sistema “tedesco” poi naufragato.
A Villa d’Este per il Forum Ambrosetti i riflettori saranno tutti per Luigi Di Maio, nonostante il parterre di ospiti, quest’anno in particolare, sia di tutto punto.
Nel week end a Cernobbio ci saranno il premier Paolo Gentiloni, otto ministri e la sottosegretaria Maria Elena Boschi. E ci sarà anche Matteo Salvini, che l’anno scorso snobbò il Forum, definendolo “il concerto sul Titanic”.
Il passaggio di Di Maio a Cernobbio rientra nella strategia del M5S di accreditare il suo candidato premier nei circoli dell’establishment, un passaggio cruciale per avvicinarsi al “potere”.
Di Maio aveva già avviato il dialogo con i “poteri forti” nel suo incontro con la Trilateral.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 31st, 2017 Riccardo Fucile
QUANDO IL GRILLINO MESSORA DENUNCIAVA LA SETTA SEGRETA E LA SCARSA TRASPARENZA DELLE RIUNIONI
Luigi Di Maio va a Cernobbio. Come fece a suo tempo anche Gianroberto Casaleggio, il Fatto
Quotidiano racconta come il candidato in pectore del MoVimento 5 Stelle alla presidenza del Consiglio è pronto alla sua comparsata al Forum Ambrosetti:
Domenica mattina il vicepresidente della Camera, probabile prossimo candidato dei Cinque Stelle a Palazzo Chigi, sarà ospite per la prima volta del Forum Ambrosetti a Cernobbio. Il festival che si tiene ogni anno a Villa d’Este è considerato il salotto estivo del gotha economico e politico,italiano ed europeo.
Di Maio non è il primo grillino a frequentarlo: due anni fa era toccato a Davide Casaleggio, mentre l’esordio assoluto dei pentastellati risaleal 2013, con il padre Gianroberto, fondatore e ideologo del Movimento.
Il passaggio a Cernobbio è l’ennesima conferma delle ambizioni di Di Maio, che attende di essere incoronato dalle primarie dei 5Stelle per la candidatura a premier.
Una presenza che testimonia ancora una volta il bisogno dei Cinque Stelle di farsi conoscere e rendersi credibili presso il mondo dell’economia e dell’industria.
Alla tre giorni di Cernobbio parteciperanno anche il premier Paolo Gentiloni, la sottosegretaria Maria Elena Boschi, il ministro dell’Economia Pier CarloPadoaneil leader della Lega, Matteo Salvini.
Inutile ricordare all’epoca il “famoso” post di Claudio Messora, poi a capo della comunicazione europea dei grillini:
L’invito, come si conviene, è strettamente personale, e le conversazioni si svolgono secondo il più classico dei classici: la Chatham House Rule. Cosa significa? Questo: i giornalisti stanno fuori. Ogni tanto qualcuno dei partecipanti esce e fa la solita intervista dove fa finta di raccontare cosa si sono detti. Quello che si dicono, tuttavia, secondo la Chatham House Rule effettivamente può essere riferito (ma chi ci crede?): a non potersi raccontare è chi dice cosa. “Tra l’altro a voi, tanto per essere chiari, vi rompono le palle con l’anonimato su internet — la conclusione del post — Ve la ricordate la Carlucci che voleva mettere la carta d’identità ad ogni singolo bit che transita in rete? Perchè non si fa, suvvia: in democrazia tutto deve essere trasparente. Trasparente un par di palle! Dal prossimo weekend, siete tutti autorizzati a farvi la vostra setta segreta o la vostra riunioncina carbonara. Se la polizia vi chiede qualcosa, ditegli che seguite la Chatham House Rule”
Altri tempi…
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 30th, 2017 Riccardo Fucile
POSSIILE L’USCITA DAL GRUPPO M5S IN POLEMICA COI VERTICI NAZIONALI, ACCUSATI DI AVER PRELEVATO LEMMETTI COME AL CALCIOMERCATO PER CEDERLO ALLA RAGGI
Sembra incredibile vedendolo in fotografia, eppure a Livorno c’è chi è arrabbiato per l’arrivo di Gianni
Lemmetti a Roma.
Tre consiglieri comunali vogliono lasciare il gruppo comunale del MoVimento 5 Stelle e farne uno nuovo, in polemica con i vertici nazionali che hanno voluto lo spostamento di Lemmetti in Campidoglio. Si tatta di Alessio Batini, Walter Sarais ed Edoardo Marchetti. E non sarebbero i soli.
Dei tre a manifestare apertamente il suo dissenso è Alessio Batini, che ne parla al Corriere della Sera: «Non si sacrifica Livorno che è piccola per salvare Roma che è grande. Qui bisogna chiarire le cose, altrimenti…».
«Se non si chiariscono le cose non si rimargina questa ferita gravissima e io non ho più fiducia nel movimento nazionale. Personalmente continuerò a dare fiducia alla giunta di Nogarin, magari in un altro gruppo. Mi metterò a disposizione del mio sindaco e saluterò Beppe Grillo».
Batini e Sarais sono stati sospesi dal M5S nazionale: il secondo ha ricevuto un decreto penale di condanna (al quale si è successivamente opposto) a una multa di 3750 euro per falso ideologico: ha accettato il mandato ma aveva un debito con la tassa dei rifiuti.
Batini invece non aveva pagato multe e ha chiesto la rateizzazione con Equitalia mentre era consigliere.
I due quindi hanno ricevuto la classica sospensione ad libitum di Beppe Grillo in base al nuovo regolamento del MoVimento 5 Stelle ma hanno deciso di non opporsi.
Oggi però minacciano l’addio garantendo, per ora, l’appoggio esterno a Nogarin.
Che all’inizio della consiliatura poteva contare su una solida maggioranza di 20 eletti e oggi ne ha 17, uno in meno dell’opposizione unita: nel dicembre del 2015 tre consiglieri, Giuseppe Grillotti, Alessandro Mazzacca e Sandra Pecoretti, furono espulsi perchè contrari all’ipotesi del concordato per la municipalizzata della nettezza urbana e formarono un nuovo gruppo.
Oggi il M5S Livorno non può permettersi nessuna defezione o va sotto in consiglio comunale.
Ieri tra l’altro in Campidoglio si è saputo che lo staff di Andrea Mazzillo andrà a lavorare all’assessorato alla casa con Rosalba Castiglione, mentre per il nuovo responsabile dei conti capitolini Gianni Lemmetti sarebbero in arrivo consulenti da Livorno, pronti a unirsi a quelli interni del Comune e a una serie di figure che verranno scelte dalla “maggioranza del M5S”.
Lo stesso Lemmetti ha detto di non sapere nulla delle difficoltà a Livorno per Filippo Nogarin perchè è a Roma e non segue la vicenda.
E in serata è andata in scena la riunione di maggioranza del M5S a Livorno. Si è discusso anche dell’ipotesi nuovo gruppo consiliare.
Per lasciare così andare avanti la giunta Nogarin fino alla fine del mandato. Anche se c’è chi, come i consigliere ex M5S Marco Valiani, pensa con un po’ di malignità che il sindaco potrebbe rinunciare a un bis per candidarsi in Parlamento.
Allora forse non tutto il male viene per nuocere.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 29th, 2017 Riccardo Fucile
PESA L’EVENTUALE CANDIDATURA DI DI BATTISTA…. MENO QUELLA SCONTATA DI FICO: ORMAI L’ANIMA ORIGINALE DEL M5S CHE LUI RAPPRESENTA E’ STATA FATTA FUORI PER DARE SPAZIO AI RAZZISTI
Mancano 25 giorni all’annuncio del candidato premier del Movimento 5 Stelle per le elezioni del 2018 e
sulla rete tutto tace: non si conoscono le regole, non si conoscono i tempi, non si conosce nemmeno su quale piattaforma gli iscritti voteranno.
Tutta colpa dell’attacco hacker di inizio agosto che ha di fatto congelato le consultazioni on line e obbligato i tecnici della Casaleggio&Associati a stringere le maglie della sicurezza di Rousseau, il nuovo sito attraverso il quale scegliere programma e, appunto, candidati.
Ma non ci solo i problemi informatici: esistono anche dei nodi politici da sbrogliare, degli angoli da smussare, delle “trappole” da evitare sulla strada che porterà , con tutta probabilità , Luigi Di Maio davanti a tutti gli altri, pronto a raccogliere la sfida di condurre, per la prima volta, l’M5S a Palazzo Chigi.
Questioni che ruotano attorno alla figura di Alessandro Di Battista, l’altro leader carismatico, che con il vicepresidente della Camera ha condiviso fino a ieri il tour in Sicilia per spingere Giancarlo Cancelleri alle Regionali di novembre.
Dibba, come lo chiamano i simpatizzanti, al momento, è l’unico che potrebbe insidiare Di Maio.
In privato del suo rapporto con il compagno di movimento dice: “Io e lui siamo come Fidel Castro e Che Guevara”, riservando per sè il ruolo che fu del guerrigliero nato in Argentina. Nulla, dunque, lascia pensare che ci possano essere sgambetti all’ultima curva. Ci sono, comunque, una serie di possibilità da tenere in considerazione. Sgombrato il tavolo, dopo i disastri delle Comunali di Genova, dalla norma “taglia correnti” (quella nata per evitare i veleni seguiti alla candidatura di Virginia Raggi a Roma, e secondo la quale gli sconfitti non possono candidarsi), l’ipotesi più accreditata è quella di un “modello Quirinarie”: una sorta di doppio turno, con un primo turno “aperto a tutti” (per le Quirinarie la rosa dei nomi da far votare agli iscritti venne fuori da un’assemblea dei gruppi parlamentari) e un secondo in cui consultare la rete solo sui due o tre candidati più suffragati.
E già questo potrebbe diventare un problema. Perchè è scontato che, in questo schema, Di Battista arrivi al secondo turno.
Già , ma come? E se fosse lui il più votato dopo la prima pre-selezione?
Certo, il deputato romano non ha mai negato di preferire la Farnesina, il ruolo di ministro degli Esteri rispetto a quello di candidato premier. Potrebbe, dunque, annunciare di volersi ritirare indicando Di Maio, così da far convergere i suoi voti verso il compagno di Movimento.
Che, però, a quel punto, sarebbe comunque la “seconda scelta” degli iscritti al blog di Beppe Grillo. Non proprio un bel viatico, piuttosto un risultato politicamente difficile da gestire.
L’altra possibilità da parte di Di Battista potrebbe essere quella di annunciare un suo ritiro dalla competizione, già prima del primo turno. “Non votate per me”, dovrebbe dire il deputato ai sostenitori che vedono in lui la figura giusta per far vincere l’M5S.
A quel punto, però, la strada di Di Maio sarebbe spianata e l’unica insidia (che, in ogni caso, la Casaleggio non considera tale) potrebbe arrivare da Roberto Fico.
Il presidente della Commissione di Vigilanza, da tempo, si è segnalato per le sue prese di posizione (specie sulla questione migranti) non proprio in linea con quelle di Di Maio.
A lui guarda l’anima più a sinistra del M5S, considerata dai vertici minoritaria. Alla fine, la sfida a due prima dell’incoronazione prevista il 24 settembre sul palco di “Italia a 5 Stelle”, a Rimini, potrebbe essere tra i due deputati campani, Fico da Napoli e Di Maio da Pomigliano d’Arco, con un esito pressochè scontato.
Intanto, però, prima del voto, ci sono da risolvere i problemi di sicurezza legati a Rousseau: il timore di un nuovo attacco hacker, proprio in concomitanza con la scelta del candidato premier, potrebbe essere un colpo fatale alla credibilità del sistema progettato dalla Casaleggio.
Anche per questo, per il momento, il post sulle regole da pubblicare sul blog è stato messo in stand-by: un’attesa che non dovrebbe durare a lungo.
La kermesse di Rimini prenderà il via il 22 settembre e il tempo stringe.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
A ROMA E’ TUTTO BELLO, CON LA RAGGI LA CITTA’ E’ RINATA: IL COLOSSEO E’ ANCORA AL SUO POSTO E A PIAZZA DI SPAGNA SI FANNO FOTO BELLISSIME
Niente dà la misura del disastro della giunta romana guidata da Virginia Raggi quanto il patetico tentativo di Beppe Grillo di raccontare ai suoi elettori una realtà alternativa.
Il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle ci aveva provato qualche mese fa raccontandoci dei 43 (poi diventati rapidamente 91) successi della Raggi in meno di un anno di governo della Capitale.
La verità è che se la Raggi non ha distrutto Roma non ha nemmeno fatto quanto promesso. Ed è in base alle promesse di cambiamento che i romani la hanno eletta. Per il momento però l’unica cosa che la sindaca è riuscita a cambiare sono stati gli assessori.
Raccontare che a Roma ci sono ancora molte cose che non funzionano non vuol dire che i giornali e le televisioni stiano cospirando contro la Raggi.
Una sindaca che del resto non è del tutto immune dal complottismo. Ad esempio quando ci ha spiegato dell’esistenza di un complotto dei frigoriferi fatto da persone che abbandonavano rifiuti ingombranti per strada al fine di screditare l’immagine del M5S e della sua Amministrazione.
Ci sono tante cose che a Roma non funzionano, come è logico per la maggior parte di esse la colpa della Raggi e della sua giunta.
Lo è solo nella misura in cui non sono in grado di amministrare l’esistente. Si veda ad esempio la gestione di ATAC dove il MoVimento 5 Stelle, dopo aver silurato manager, non ha ancora capito cosa vuole fare dell’azienda dei trasporti.
La Raggi però non è stata eletta solo perchè aveva promesso di amministrare “bene” Roma. Ma perchè aveva promesso miracoli, salvo poi accorgersi che miracoli non se ne fanno.
Emblematica in questo senso la promessa fatta dall’assessore Daniele Frongia che in campagna elettorale aveva promesso di trovare in un anno 1,2 miliardi di euro grazie ai tagli agli sprechi. Di quei soldi però non c’è nemmeno l’ombra.
Ma i romani che hanno votato la Raggi lo hanno fatto anche per un altro motivo: la speranza in un cambiamento della politica. In fondo i 5 Stelle sono o non sono quelli della trasparenza, della democrazia diretta, della conoscenza del territorio e della valorizzazione delle competenze?
Guardando la vicenda della cacciata di Mazzillo e il curriculum di Lemmetti (che tra l’altro non è nemmeno di Roma) è impossibile non notare il tradimento dei valori fondamentali del M5S
Il grande inganno di Virginia Raggi
Non è quindi un caso che lo staff della comunicazione del Blog abbia deciso di lasciare spazio all’articolo di Maurizio Alesi che promette di raccontare “tutta la verità su Roma”. Alesi è un ex consigliere comunale di Palermo, eletto tra le fila dell’IDV che ha trascorso qualche giorno di vacanza a Roma.
La sua esperienza è diventata un articolo dal titolo “Roma e Virginia Raggi. Il grande inganno” che è stato ripubblicato il blog.
La prospettiva da cui Alesi racconta “tutta la verità su Roma” è quindi quella del turista, non quella del cittadino romano. Ad ogni modo Alesi ce la mette tutta e va a caccia di “sacchetti di immondizia in pieno Vaticano, crateri sul manto stradale dei Fori Imperiali, cassonetti stracolmi a Piazza di Spagna”. Ma non ne trova, incredibile, in tre dei luoghi turstici principali di Roma non si annega nell’immondizia.
Il tutto a qualche mese di distanza dalla reale emergenza rifiuti. Emergenza la cui esistenza è stata riconosciuta dalla stessa sindaca e dall’assessora Montanari.
L’Autore, nel suo girovagare, non riesce a trovare nemmeno una prova di misfatto della giunta. E c’è da crederci, in fondo quali prove ci sono che la Raggi non stia facendo sostanzialmente nulla per amministrare la Capitale?
L’aver cambiato quattro assessori al bilancio potrebbe di per sè essere un buon indizio della carenza di programmazione. Ma Alesi non è riuscito a fotografare nemmeno un assessore al bilancio.
Ci parla invece delle sue foto “foto costrette ad immortalare una città impeccabile, fioriere ovunque, marciapiedi puliti ovunque ti giravi, di buche nemmeno l’ombra e molte strade avevano addirittura il tappetino rifatto da poco”.
L’unico problema riconosciuto? L’ATAC, ma anche lì la Raggi si salva grazie ai “tanti nuovi autobus moderni e confortevoli” di cui ha dotato l’azienda.
Saranno i “nuovi” filobus o quelli inaugurati dalla Raggi (ma comprati da Ignazio Marino)?
Tutto quello che ci raccontano di Roma è un grande inganno. E Alesi da Roma è in grado di dirci che pure il lago di Bracciano non è vero che sia prosciugato.
Non si sa bene come abbia fatto a constatarlo se non per il fatto di aver visto i nasoni zampillare acqua fresca e cristallina. E se questo è il livello del fact checking di Alesi perchè non si dovrebbe dubitare anche del resto?
Ma soprattutto come sono presi al Blog di Grillo se per rilanciare l’immagine della Raggi devono ricorrere a questi mezzucci?
Fa in ogni caso piacere che Alesi — che a Roma Today ha rivelato di essere un elettore pentastellato e che voterà Cancelleri alle prossime regionali — abbia trovato, dopo un anno di amministrazione a 5 Stelle la Capitale ancora come la ricordava. Piazza Navona è al suo posto, il Tevere scorre ancora verso il mare e non nel senso opposto e sul lungotevere ci sono ancora i chioschi (non certo una novità dei 5 Stelle), al Colosseo ci sono ancora i Centurioni (nonostante le ordinanze), le associazioni e le ONLUS sono ancora a rischio sfratto e a Tor Di Valle c’è ancora una discarica a cielo aperto.
Ma vuoi mettere con l’album delle vacanze romane di Maurizio Alesi?
(da “NextQuoidiano”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
E MOLTI NON HANNO PRESO BENE L’ADDIO DI LEMMETTI

La maggioranza grillina a Livorno si regge in piedi per un voto (17 a 16) e dopo l’addio di Gianni Lemmetti, che è andato ad assumere la carica di assessore al bilancio a Roma, secondo il Messaggero Filippo Nogarin sarebbe a rischio.
Secondo il quotidiano la maggioranza pentastellata ha maldigerito il cambio:
E così una settimana fa si sono messi in moto i responsabili degli enti locali del M5S, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, per trovare una soluzione, anzi la soluzione. In una triangolazione con l’avvocato Luca Lanzalone, sempre più centrale e ascoltato, e non a caso artefice del concordato di Aamps (la società di rifiuti livornese) insieme con l’allora assessore Lemmetti.
Una scelta che Nogarin ha subìto e che è stata presa all’insaputa della maggioranza grillina, alle prese con i soliti travagli interni. Giusto per ricordare: in tre anni la maggioranza pentastellata ha perso tre consiglieri, passati all’opposizione e quindi adesso balla per un voto.
Ecco perchè il prestito in comodato d’uso gratuito di Lemmetti a Roma ha riacceso malumori e la volontà di un paio di consiglieri di uscire dal gruppo per dare l’appoggio esterno a Nogarin.
Non è stato «garbato» nè il metodo («Poco da M5S» si sfogano nelle chat) nè il merito dell’operazione.
Perchè il vecchio assessore al Bilancio, per quanto pittoresco e dai modi spicci era visto come un pilastro della giunta, soprattutto per il lavoro svolto sulle partecipate.
Ma il problema c’è. E tra un mese ci sarà da votare il bilancio: primo passaggio politico con la nuova assessora. Nervi tesi, chat roventi, post sibillini su Facebook. Film già visti a Roma, che si ripetono in scala ovunque.
Il sindaco Nogarin giusto ieri ha detto al quotidiano il Telegrafo, che «il dibattito c’è, il malumore da parte degli attivisti pure e il dibattito in maggioranza è abbastanza forte».
Un’ammissione che stona con la voglia di dissimulare. Ma, continua il sindaco, «non mi sento di dire che in questo momento la tenuta del consiglio e della giunta siano a rischio».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 28th, 2017 Riccardo Fucile
“IL GIORNALE” E IL PD ESPOSITO DIFFONDONO UNA “TRASCRIZIONE DEL DIALOGO”, MA IL VIDEO NON ESISTE… COSA NON SI FA PER DIFENDERE UN PERSONAGGIO CHE E’ IL DISONORE DELLE FORZE DELL’ORDINE
I difensori dell’ordine pubblico fanno quadrato attorno al funzionario che prima degli scontri con i rifugiati di piazza Indipendenza e palazzo Curtatone consigliava ai suoi sottoposti di “spaccare le braccia” agli occupanti.
Il dialogo con le ultime consegne per lo svolgimento dell’operazione saree stato registrato in un video che mostra gli agenti in tenuta anti-sommossa dirigersi verso piazza Indipendenza.
Secondo alcuni però quel video non racconta tutta la verità , perchè in realtà quel funzionario avrebbe fatto un discorso più ampio dove l’invito a spezzare le braccia ai migranti viene contestualizzato all’interno di una situazione di grande tensione e soprattutto di ordini precisi sul “portare a casa la pelle”.
Insomma, il funzionario passa così da persona attenta alla salute e alla sicurezza dei suoi sottoposti.
Tra questi anche il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito, da sempre uomo d’ordine del PD che su Twitter invita i suoi follower a “farsi l’opinione che vuole leggendo il dialogo completo”. Lasciando intendere appunto che la trascrizione scagionerebbe l’agente.-
riferire la “trascrizione completa” del dialogo è il Giornale che ci racconta che “sul web sarebbe spuntata la versione definitiva del colloquio incriminato, quello del braccio da spezzare”.
Curiosamente solo la trascrizione e non il video “completo”.
Dottore questi ci stendono, vede quanti sono? Noi siamo solo in dieci e loro hanno bombole di gas e sampietrini. Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo li in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia ma portate la pelle a casa…
La mancanza del video già di per sè è abbastanza strana, non viene poi specificato chi abbia fatto la trascrizione nè viene fornita la fonte.
O meglio, la fonte sarebbe “dal Web”. Il che vuol dire che il Giornale ha trovato la trascrizione bell’e pronta su Internet
Da dove viene questa “trascrizione”?
Ed in effetti la trascrizione già da qualche giorno circola sul’Internet. Ad esempio il blog Notiziario Roma Capitale riporta di aver ottenuto la registrazione integrale di quanto detto durante gli scontri spiegando che “opportunisti hanno tagliato buona parte per dare interpretazione di comodo sui fatti di Roma”.
Ora chiunque abbia visto il video si renderà conto che non è stato operato nessun taglio e che quel dialogo, degno di una delle scene iniziali de Il Gladiatore, probabilmente non è mai avvenuto.
Semplicemente perchè non c’era il tempo per fare un discorso così lungo durante la corsa verso piazza Indipendenza.
Su Internet però questa versione dei fatti, assai romanzata, viene riportata anche altrove, ad esempio in questa discussione su Google Group datata 26 agosto dove si fa riferimento alla pagina Facebook degli Autonomi di Polizia dove però non è riportata (oppure è stata cancellata).
Prima del 26 agosto non risulta che questa “trascrizione” sia mai stata pubblicata nè c’è da alcuna parte un video che dimostri che quel dialogo sia realmente avvenuto.
Ma anche se la trascrizione non fosse un’opera di fantasia cambierebbe di poco la posizione del funzionario che ha a tutti gli effetti consigliato di spezzare le braccia ai migranti.
E le violenze in piazza Indipendenza non sono certo mancate.Tra l’altro il senatore Esposito e il Giornale dovrebbero spiegare come mai, nell’unico punto dove “trascrizione” e il video coincidono i dialoghi sono diversi.
Nel video infatti il funzionario dice “devono sparire, peggio per loro, se tirano qualcosa spaccategli un braccio” mentre la trascrizione dice “allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia ma portate la pelle a casa“. Più che una trascrizione sembra una parafrasi.
(da “NextQuotidiano”)
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