Destra di Popolo.net

DI MAIO – FICO: E’ SFIDA PER LA LEADERSHIP

Agosto 26th, 2017 Riccardo Fucile

DIETRO DI MAIO L’OMBRA DI CASALEGGIO E DEI POTERI FORTI

«Questa volta è troppo». A chi lo ha sentito al telefono, Roberto Fico ha trasmesso tutto il proprio disagio per quello che, di buon mattino, aveva letto.
Luigi Di Maio si era appena lanciato in una difesa della polizia finita sotto accusa per lo sgombero di centinaia di rifugiati africani dal palazzo di via Curtatone, nel centro di Roma.
«Non possiamo vedere scene di guerriglia come quelle e poi alla fine mettere sotto inchiesta i poliziotti e la Polizia di Stato per una frase», ha detto il vicepresidente della Camera ospite di Omnibus, La7.
La frase, pronunciata da un funzionario contro i profughi, è stata: «Se lanciano qualcosa spaccategli un braccio».
Di Maio minimizza («fa più notizia quella frase infelice che persone che lanciano bombole contro gli agenti») andando oltre lo stesso capo della Polizia, Franco Gabrielli, che invece ha condannato e promesso conseguenze per il funzionario.
Per Di Maio diventa una questione quasi identitaria, perchè la difesa si allarga anche alla sindaca Virginia Raggi, accusata dal Viminale di non aver garantito soluzioni abitative alternative, e dall’Unicef di «colpevole assenza». «La Raggi si deve occupare prima dei romani – afferma il grillino – E fa niente se mi definiranno razzista…».
Fico non lo definisce tale, ma per la prima volta da mesi ne prende platealmente le distanze, riaprendo di fatto la sfida per la candidatura a premier che sarà  certificata a Rimini il 24 settembre.
La svolta securitaria di Di Maio è indigeribile per il collega e lo strappo diventa scenografico: «Uno Stato che si organizza in questo modo per sgombrare un palazzo abitato da bambini, donne e uomini che hanno oltretutto lo status costituzionale di rifugiati – scrive Fico su Facebook – è uno Stato che non mi rappresenta».
Nel giro di poco si accodano altri parlamentari, spesso in contrapposizione con la linea dura sui migranti sposata da Di Maio.
Il senatore Nicola Morra e il deputato Giuseppe Brescia sono tra i primi a criticare la violenza della polizia e a riproporre le divisioni già  emerse sullo Ius soli e sulle Ong nel Mediterraneo.
L’immigrazione, come spesso anche altri dibattiti sui diritti civili, continua a far deflagrare l’apparente compattezza del M5S.
Nel Movimento convivono due posizioni ormai inconciliabili. Ma la scelta imposta dall’alto è sempre più palese.
Beppe Grillo e Davide Casaleggio continuano a perseguire un preciso calcolo, convinti che il tasto della sicurezza contro i migranti sia quello giusto per conquistare voti. Di Maio incarna questa posizione. Fico quella contraria, «gandhiana» per usare le parole di Morra.
Favorevole allo Ius soli, più morbido sulle Ong, Fico potrebbe a breve far sapere se sfiderà  o meno Di Maio alle primarie. Ma, per ora, non vuole dir nulla, nemmeno agli uomini della Casaleggio che ne hanno sondato le intenzioni.
Dopo il primo turno online che, salvo ripensamenti, dovrebbe essere aperto a tutti gli attivisti, Fico deciderà  se insistere nel rappresentare l’alternativa alla linea realista del collega e arrivare allo scontro totale.
Di certo, sull’immigrazione una sintesi non sembra più possibile, nonostante i fatti di via Curtatone abbiano rimesso al centro gli interrogativi sulle politiche di accoglienza della giunta Raggi.

(da “La Stampa”)

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BUFERA SUL POLTRONISTA DI MAIO, FICO SI SMARCA, IL M5S SI SPACCA

Agosto 25th, 2017 Riccardo Fucile

E’ ORMAI EVIDENTE QUELLO CHE DENUNCIAMO DA UN ANNO: C’E’ UN TICKET XENOFOBO LEGA-M5S… FICO: “UNO STATO CHE CARICA I RIFUGIATI NON MI RAPPRESENTA”

Poche parole ma sufficienti a scatenare un putiferio.
Oltre alle critiche, prevedibili, da sinistra, le dichiarazioni di Di Maio creano una frattura enorme nel M5S.
Con il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico, a sua volta in corsa per la premiership, che si mette alla guida dell’altra anima del Movimento, quella che non si sente “rappresentata da uno Stato” che carica i rifugiati.
Sentito dall’AdnKronos, il deputato Carlo Sibilia fa l’acrobata sostenendo che le posizioni dei due siano “compatibili”, ma basta leggere le dichiarazioni in fila per capire che la distanza è abissale e incolmabile.
La posizione reazionaria di Di Maio, infatti, allinea M5S sulla Lega,.
Sostenendo l’operato delle forze dell’ordine il vicepresidente della Camera appoggia anche le scelte del Comune di Roma, accusato dalla sinistra di non aver cercato soluzioni alternative allo sgombero, nonostante lo stabile fosse occupato da quattro anni.
“Prima i romani, poi gli immigrati”, è l’ordine delle priorità  di Di Maio per il quale non si può “ancora una volta usare questa questione contro la Raggi”, già  al centro di nuove polemiche per l’ennesimo cambio in giunta.
Sull’altro fronte c’è Fico, leader dell’area “ortodossa” del movimento.
“Uno Stato che si organizza in questo modo per sgombrare un palazzo abitato da bambini, donne e uomini che hanno oltretutto lo status costituzionale di rifugiati è uno Stato che non mi rappresenta”, scrive su Facebook il presidente della Vigilanza Rai. “La mediazione culturale e il dialogo si attuano ad oltranza. Il questore di Roma e il prefetto di Roma hanno sbagliato […]. Voglio affermare con forza che il dialogo, la cooperazione, l’integrazione, la mediazione culturale, l’inclusione partendo proprio dai più deboli della nostra società  debbono essere valori fondanti di tutte le politiche e voci importanti del bilancio. In un’ epoca in cui il terrorismo colpisce il cuore delle nostre città , la risposta di tutta la società  deve essere una politica attiva per la pace, rivedendo anche le parole che si usano, gli atteggiamenti che si hanno e analizzare i problemi sia a valle che a monte per non vedere semplicemente una parte della realtà . La guerra e la violenza sono sempre evitabili e non sono mai uno strumento di risoluzione di qualsivoglia tipo di conflitto”.
Mentre M5S si divide, la sinistra attacca la “deriva leghista impressionante” dei grillini e incalza il Viminale chiedendo chiarimenti sull’uso della forza.
Giulio Marcon, capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana-Possibile, parla di un ticket Di Maio-Salvini per le elezioni.
“Di Maio ancora una volta sta dalla parte di Minniti e approva l’operato brutale e inaccettabile” di polizia e prefettura.
E ancora: “Di Maio – prosegue il capogruppo della sinistra – pur di giustificare una sindaca evanescente si lancia nella distinzione tra esseri umani di serie A (sarebbero i romani, ma da come è ridotta la città  non sembra proprio) ed esseri umani di serie B (i rifugiati) e ripropone la solita solfa del business sui migranti (che qui non c’entra proprio niente) in buona compagnia di Salvini”.
Il Pd, dal canto suo, cammina sulla linea sottile tra l’attacco politico alla giunta Raggi e la difesa del ministero dell’Interno. Ma il presidente dem Matteo Orfini è critico con le forze dell’ordine.
“Il Comune di Roma è inesistente”, è la premessa di Orfini che però giudica “inadeguata anche la gestione da parte delle forze dell’ordine” nell’eseguire lo sgombero. “Non si risponde alla povertà  con le cariche e con gli idranti”, afferma l’ex commissario del Pd di Roma.

(da “Huffingtonpost”)

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L’EX ASSESSORE BERDINI: “C’ERANO 150 MILIONI PER ASSICURARE UN TETTO AI RIFUGIATI, LA RAGGI HA DETTO NO”

Agosto 25th, 2017 Riccardo Fucile

IL J’ACCUSE: “NON HA VOLUTO COSTRUIRE GLI ALLOGGI PER NON CONSUMARE IL SUOLO”… “E’ TROPPO IMPEGNATA A PARLARE AL TELEFONO CON CASALEGGIO E GRILLO”

“Ieri è stato un punto di svolta nella storia di Roma, non si era mai vista una cosa del genere. Ho partecipato durante i miei dieci mesi da assessore a tre sgomberi, anche se non avevo la delega. Ieri è mancata la politica, forse erano troppo impegnati a parlare al telefono con Milano o con Genova…”.
Lo ha detto intervistato su Sky Tg24 l’ex assessore all’Urbanistica della giunta di Virginia Raggi Paolo Berdini, dimessosi mesi fa per contrasti con la sindaca.
Berdini ha poi parlato dei soldi stanziati dalla Regione per le “soluzioni alternative” e che però non sono stati utilizzati: “Avevo fatto un piano chiamato ‘un tetto per tutti’, dopo incontri con l’Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale) e la Regione — perchè i soldi stanno in Regione — per merito di Gabrielli (all’epoca prefetto di Roma, ndr) avevamo trovato 150 milioni. La risposta del sindaco Raggi quando ho proposto di costruire piccole abitazioni, tutte pubbliche, è stato che M5s è contro il consumo di suolo, che non bisogna costruire nulla. Però gli fanno costruire lo stadio della Roma”, ha aggiunto Berdini.
“Da quando sono andato via del piano non si sente più parlare”, ha concluso.

(da “NextQuotidiano”)

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LO SGOMBERO VERGOGNOSO E L’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI IRREPERIBILE IN VACANZA

Agosto 25th, 2017 Riccardo Fucile

QUANDO LA RAGGI SCRIVEVA: “I RIFUGIATI SONO NOSTRI FRATELLI E SORELLE, ROMA CITTA’ ACCOGLIENTE FARA’ LA SUA PARTE”… COME NO, A MANGANELLATE

Virginia Raggi e l’Amministrazione di Roma Capitale sui migranti hanno delle idee precise. Ma se non vi piacciono ne hanno altre.
Ad esempio a volte la sindaca di Roma è per l’accoglienza zero, e in quelle occasioni il M5S scatena il fuoco di fila dei suoi contro “il business del PD”.
Altrove invece, soprattutto se è in presenza della collega Ada Colau di Barcellona, veste i panni francescani e predica l’accoglienza per i nostri fratelli migranti. Per quanto riguarda lo sgombero dei rifugiati di palazzo Curtatone il Comune ha inaugurato la linea dell’assenza
La politica dell’accoglienza di Roma Capitale si fa con gli sgomberi
La scandalosa vicenda dello sgombero di palazzo Curtatone e degli scontri in piazza Indipendenza non sono che l’ennesimo esempio della politica del M5S sulla pelle dei migranti.
Anzi, dei rifugiati, visto che gli occupanti di palazzo Curtatone (per la maggior parte di origine eritrea) hanno tutte ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato politico.
Si tratta quindi di persone che erano regolarmente presenti in Italia. Il Comune però sulla vicenda non ha mai saputo prendere una decisione chiara preferendo lasciar fare tutto alla Prefettura e rendendosi così corresponsabile dello scempio cui abbiamo assistito in questi giorni.
Quando la Raggi chiamava “fratelli e sorelle” i rifugiati e parlava di Roma come una città  accogliente che avrebbe saputo fare la sua parte (fonte: Twitter.com)
Il Comune è stato praticamente assente nella gestione del primo sgombero (quello da palazzo Curtatone) e del successivo (quello degli sgomberati fatti sloggiare con idranti e manganelli dalle aiuole di Piazza Indipendenza).
L’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati ha deplorato la gestione della situazione e Medici Senza Frontiere, sul posto a prestare assistenza ai rifugiati, ha fatto notare come agli incontri in Prefettura non fossero stati invitati a partecipare i rappresentanti degli occupanti.
Ieri inoltre la prefettura non ha inviato nessuna ambulanza per trattare eventuali feriti che sono stati curati solo da MSF.
Qualcuno vede nei fatti di questi giorni la replica dello sgombero del Baobab di via Cupa del settembre scorso. Sgombero dopo il quale il Comune aveva preso l’impegno di studiare il problema. Senza trovare, ad oggi, una soluzione.
L’assessora Baldassarre in vacanza durante gli sgomberi
Il 23 agosto l’assessora alle politiche sociali Laura Baldassarre scriveva su Facebook che i rifugiati avevano rifiutato l’offerta di una sistemazione temporanea per 80 persone (su 400) in due strutture della città  e per soli sei mesi
Non è certo il modo di risolvere il problema ma solo un sistema di prendere tempo, salvo poi doverlo affrontare ad inizio dell’anno prossimo.
Senza contare che la soluzione per sistemare parte dei rifugiati è stata trovata dalla proprietà  dello stabile di via Curtatone e non dalle istituzioni.
Quando Baldassarre parla di “strutture della città ” dimentica di dire che una delle due (le otto villette messe a disposizione da Idea Fimit) si trova in un’altra città : in provincia di Rieti. Stefano Fassina su Twitter inoltre sostiene che i posti offerti fossero in realtà  solo 46. Christiam Raimo su Internazionale denuncia invece che in alcune delle strutture a Torre Maura non ci sarebbero nemmeno i bagni.
C’è poi un dettaglio rivelatore sull’assenza concreta del Comune nella gestione della questione: la Baldassarre al momento non è nemmeno a Roma.
È in vacanza all’estero, fanno sapere dall’ufficio stampa, e forse dovrebbe tornare nella giornata di oggi. A cose fatte insomma.
Tanto più che in un’intervista a Repubblica il capo della Polizia Franco Gabrielli chiede conto al Comune su che fine hanno fatto i 130 milioni di euro previsti da una delibera di spesa del Commissario Tronca al fine di   implementare soluzioni alle occupazioni abusive.
Quei soldi sono stati stanziati? E se sì come sono stati spesi?

(da “NextQuitidiano”)

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IL BILANCIO 2016 DELLA CASALEGGIO E’ DESAPARECIDO

Agosto 24th, 2017 Riccardo Fucile

SCADUTI I TERMINI, MA NON E’ STATO ANCORA DEPOSITATO… LA SOCIETA’ RISCHIA UNA SANZIONE

Il Sole 24 Ore nota oggi in un corsivo che il bilancio 2016 della Casaleggio Associati non è ancora stato depositato in Camera di Commercio nonostante siano scaduti i termini.
Mentre ci si prepara alla campagna elettorale d’autunno, e il ruolo di Davide Casaleggio nel M5S è cresciuto ben oltre le funzioni tecniche dichiarate, il bilancio 2016 della Casaleggio Associati è desaparecido: ieri, a una verifica del Sole 24 Ore, non risultava ancora depositato presso il Registro imprese della Camera di commercio di Milano, dove l’azienda fondata da Gianroberto risulta iscritta.
In ampio ritardo rispetto ai termini di legge.
Il codice civile, infatti, fissa in 120 giorni (e cioè entro il 30 aprile) il termine per l’approvazione del bilancio, prorogabile a 180 in casi eccezionali (e cioè al 29 giugno). A quel punto partono i 30 giorni entro i quali le scritture contabili vanno trasmesse all’ente camerale. Si arriva così al 28 luglio. Quasi un mese fa.
Il 2015 è stato un anno negativo per la Casaleggio: il fatturato era sceso a 1,1 milioni di euro, rispetto agli 1,5 milioni del 2014 e ai due del 2013.
Nelle note la Casaleggio spiegava che l’anno scorso «è stato un anno impegnativo per la società , a causa di alcuni modelli editoriali on line dimostratisi di difficile sostenibilità  economica con il modello pubblicitario e dai quali nel 2016 si è deciso di disinvestire».
Quali siano questi «modelli editoriali» non si diceva.
Ora il Sole spiega che la Casaleggio rischia una sanzione per il ritardo:
Se il mancato deposito fosse confermato scatterebbe una sanzione pecuniania da 103 a 1.032 euro per «omessa esecuzione di denunce, comunicazione e depositi» che viene addirittura triplicata se l’omissione riguarda il bilancio.
Non è dato sapere, quindi, se i conti sono migliorati rispetto al 2015, quando il fatturato era sceso a 1,1 milioni, in calo di 400mila euro rispetto al 2014, e si era registrato il secondo rosso consecutivo.
A Milano, interpellati, rispondono che sarà  possibile avere qualche delucidazione la prossima settimana.
Eppure, per depositare il bilancio, bastava un clic.

(da “NextQuotidiano”)

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LA GUARDIA DI FINANZA INDAGA SUGLI SCONTRINI DELL’EURODEPUTATA M5S DANIELA AIUTO

Agosto 24th, 2017 Riccardo Fucile

UN ESPOSTO SOLLEVA DUBBI SULL’USO DEI FONDI DI STRASBURGO

La Guardia di Finanza sta effettuando verifiche e accertamenti su documenti e fatti segnalati dall’Associazione “Osservatorio Antimafia” che tirano in ballo l’eurodeputata del M5S, Daniela Aiuto, ma che potrebbero allargarsi al gruppo degli eurodeputati 5 Stelle a Strasburgo per la gestione dei loro rendiconti al Parlamento europeo.
In sostanza, presunte irregolarità  riguardo ai famosi “scontrini”.
Nell’esposto (e nei suoi allegati) firmato dal presidente dell’associazione Stefano Moretti, vengono però riportati documenti relativi solo all’eurodeputata Aiuto: dai rimborsi dei Fondi 400 per l’attività  politica a quelli per le spese mediche e di altro tipo, che a detta di Moretti potrebbero presentare condotte contrarie alla legge.
La finanza, come detto, sta procedendo agli accertamenti e ha ascoltato diverse persone coinvolte, compreso un ex collaboratore della diretta interessata.
Ma quali sono le questioni al vaglio della finanza?
C’è il conto da saldare di un ristorante per un evento tra quelli per cui è possibile chiedere il rimborso al Parlamento europeo grazie ai Fondi 400.
Si tratta di soldi destinati alla promozione dell’attività  politica del gruppo Efdd dell’Europarlamento, quello di cui fa parte il M5S presieduto da Nigel Farage: quei fondi rientrano nell’esclusiva disponibilità  del gruppo parlamentare e non possono essere gestiti dai singoli eurodeputati, i quali possono però richiederne l’utilizzo per i fini previsti nel regolamento, rispettando la procedura interna certificata da un sistema di auditing.
L’esposto, però, adombra il sospetto che “il costo reale dell’evento non sia stato quello fatturato”, e quindi rimborsato, “e che questa differenza sia stata scalata da altre somme dovute” che non sarebbero potute essere rimborsate. È solo un caso.
Anche un altro evento, in un secondo ristorante, è finito nel mirino del documentato di Moretti: una cena a cui avrebbero dovuto partecipare circa 45 persone, ma a cui — l’ha confermato lo stesso titolare del locale — sarebbero state presenti al massimo in 15-20.
La fattura è ovviamente per 45, come da prenotazione, ma — si legge nell’esposto — oltre al preventivo “il Regolamento dell’Europarlamento prevede che affinchè si proceda al rimborso è necessario presentare la lista dei partecipanti e documentazione fotografica dell’evento”, dunque “sorge naturale chiedersi e verificare quale lista sia stata presentata” (se i presenti erano 15-20) e anche sapere chi è stato fotografato come partecipante all’evento.
E ancora: in una cena organizzata a Monteodorisio, in provincia di Chieti, che è sempre tra quelle presentate come eventi da rimborsare con i Fondi 400, secondo l’esposto diverse persone presenti nella lista consegnata per ottenere il rimborso non erano presenti. Il Fatto ha provato a contattare alcuni nominativi della lista, senza ricevere risposta.
Non di sole cene si occupa Osservatorio Antimafia.
Ci sono anche i rimborsi chilometrici. Il Parlamento europeo rifonde gli spostamenti che gli eurodeputati effettuano nei giorni in cui svolgono attività  sul territorio nazionale: per avere indietro i soldi spesi, gli eurodeputati devono dichiarare i chilometri effettuati, quale tratta hanno percorso e con quale autovettura.
Nei documenti esposti, la Aiuto avrebbe presentato delle dichiarazioni contraddittorie: secondo quanto denunciato dall’esposto, infatti, nell’estate di un anno fa (precisamente dal 22 agosto al 16 settembre) l’auto citata nella dichiarazione di Aiuto era dal meccanico.
E infine: i parlamentari europei hanno anche diritto al rimborso delle spese mediche.
Tra gli allegati, figura il documento di un ottico nel quale “pare sia stata fatta una fattura e un rimborso per una prestazione o acquisto del padre dell’eurodeputata, cosa che non sarebbe prevista dal regolamento Ue”.
Il Fatto ha contattato più volte Daniela Aiuto per ottenere la sua versione dei fatti e anche altri suoi colleghi del Movimento, chiedendo se fossero disponibili a rispondere sulle loro rendicontazioni.
Una serie di domande — dopo un contatto telefonico con l’ufficio stampa — è stata inviata via email all’eurogruppo del M5s: ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposta.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’ASSESSORE M5S DI CHIOGGIA NELLA BUFERA PER “ABUSO DI POTERE”

Agosto 24th, 2017 Riccardo Fucile

LE OPPOSIZIONI UNITE CHIEDONO LE SUE DIMISSIONI: “HA FATTO TRASFERIRE UN ISPETTORE AMBIENTALE CHE AVEVA SCOPERTO IRREGOLARITA’ RELATIVE ALLO STUDIO PROFESSIONALE DELLA MOGLIE”

Il sindaco pentastellato di Chioggia Alessandro Ferro ha una nuova grana da risolvere. Qualche mese fa Ferro era finito al centro della polemica politica per una questione di concessioni balneari.
Prima il caso della sub-ingresso di Ultima Spiaggia una società  di cui è socio accomandante nella gestione di una concessione balnerare e poi quello relativo al sub-ingresso della moglie in un’altra concessione avvenuto senza bando pubblico quando Ferro era già  sindaco.
Questa volta i guai arrivano per il comportamento di un componente della giunta M5S di Chioggia, l’assessore al Bilancio, Finanze, Tributi, Partecipate, Politiche Comunitarie, Trasporti Daniele Stecco.
Il caso dell’ispettore ambientale demansionato
Il caso è emerso in seguito alle rivelazioni del sito di news Chioggia Azzurra che il 10 luglio aveva dato la notizia del demansionamento di un dipendente della società  partecipata di raccolta dei rifiuti Veritas.
La vicenda risale all’aprile scorso e il protagonista è un ispettore ambientale che sarebbe stato trasferito ad altro incarico in seguito alle pressioni dell’assessore Stecco.
A scatenare il presunto interessamento di Stecco il fatto di aver “sorpreso” tre ispettori ambientali che avevano rinvenuto per terra dei rifiuti, probabilmente cartacei “riconducibili a Stecco e alla moglie, titolare di uno studio professionale”.
A quanto pare l’assessore avrebbe riferito l’accaduto alla Veritas anche se da parte sua ha negato ogni addebito e qualsivoglia forma di interessamento.
Anzi, per Stecco si tratta di una notizia destituita di qualsivoglia fondamento. Questo nonostante le contestazioni dell’ispettore ambientale demansionato e trasferito al centralino.
Insomma, da una parte c’è chi dice che Stecco non ha gradito il fatto di essere stato sorpreso a non fare correttamente la differenziata dall’altra invece l’assessore nega nel modo più categorico che l’episodio si sia verificato.
A complicare le cose ci si sono messi alcuni consiglieri d’opposizione dal momento che il caso era arrivato fino in consiglio comunale.
In seguito ad una accesso agli atti i tre consiglieri di minoranza sostengono di essere in possesso delle prove che Stecco ha mentito.
L’assessore ha negato di aver sbagliato a conferire il materiale nel contenitore della carta mentre Veritas avrebbe fornito documentazione fotografica che lo smentirebbe.
Risulta inoltre dagli atti che Stecco ha chiesto e ottenuto un incontro con l’ufficio legale di Veritas il giorno stesso in cui ha incontrato — casualmente — l’ispettore ambientale. Stecco sostiene di aver semplicemente segnalato la cosa a Veritas senza pretendere alcuna azione disciplinare da parte dell’azienda.
Secondo i tre consiglieri d’opposizione ce n’è abbastanza per chiedere le dimissioni dell’assessore o la revoca del suo incarico perchè — spiegano — è inaccettabile che un assessore tenti di “scampare” una multa.

(da “NextQuotidiano”)

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L’EX MAGISTRATO DE DOMINICIS: “LA CORTE DEI CONTI APRA UN’INCHIESTA SULLA RAGGI”

Agosto 24th, 2017 Riccardo Fucile

“L’ANTIPOLITICA NON HA MAI SAPUTO FARE POLITICA”

“Un allarme pesante. Se fossi stato il procuratore regionale della Corte dei conti avrei aperto un’inchiesta”, dice all’AdnKronos Raffaele De Dominicis, magistrato già  procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, nominato a settembre 2016 assessore al Bilancio dalla sindaca di Roma Virginia Raggie revocato pochi giorni dopo la nomina.
“Mazzillo — sottolinea — ha parlato di un probabile dissesto non solo per l’Atac ma per il Comune… la denuncia non arriva da uno qualsiasi ma da una persona qualificata che ha ricoperto un ruolo ufficiale nel Comune. Credo sia difficile sorvolare su una denuncia così pesante. Mi auguro che qualcuno approfondisca”.
De Dominicis bolla come “inopportuna” la scelta della prima cittadina M5S di licenziare Mazzillo: “Non lo conosco personalmente ma ho stima di Mazzillo e credo che in quel ruolo andasse molto bene. Lo considero un giovane dotato dal punto di vista intellettuale: il suo allontanamento è stato un errore estremamente pregiudizievole per Roma. Mi dispiace per la città  e per il sindaco-avvocato Raggi, che probabilmente per inesperienza, venendo strattonata a destra e a sinistra, spesso si confonde, come nel mio caso…”.
Il magistrato ricorda i giorni convulsi della sua nomina ad assessore al Bilancio e del suo repentino siluramento: “Io non sono stato mai indagato — precisa De Dominicis — quella voce fu messa in giro per screditarmi. La mia incompatibilità  è dovuta forse a qualche preoccupazione sorta nella giunta Raggi, dal momento che alcuni di loro hanno un conto aperto con la Procura della Corte dei conti”.
“E poi — prosegue — non sono mai stato nominato con un atto formale, nè sono stato revocato per un atto che non esisteva. Sono stato convocato per ben 4 volte dal sindaco, che ha mandato i vigili urbani a notificarmi la convocazione. Ma io non mi sono mai presentato”.
Come mai? “Come giurista — risponde — ho fatto sapere alla Raggi che avrebbe dovuto nominarmi e revocarmi con un atto formale”.
E’ pessimista per il futuro della Capitale amministrata dall’M5S?:
“So solo che mi dispiace, anche per il sindaco Raggi, perchè non posso contestarle l’intera responsabilità  di un’amministrazione nata sull’onda dell’antipolitica e che continua in questa direzione. D’altronde l’antipolitica non ha mai saputo fare la politica”, chiosa De Dominicis.

(da “NextQuotidiano”)

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A LIVORNO NESSUNO PIANGE PER LA PARTENZA VERSO ROMA DELL’ASSESSORE LEMMETTI

Agosto 24th, 2017 Riccardo Fucile

E’ FAMOSO PER IL RICCO RIMBORSO SPESE CHE INCASSAVA PER IL TRAGITTO CASA-LAVORO (30.000 EURO) E PER AVER AUMENTATO LE TASSE

Gianni Lemmetti fa le valigie e lascia il posto di assessore al bilancio e alle partecipate del Comune di Livorno per andare a ricoprire quello di assessore al bilancio a Roma.
La campagna acquisti della sindaca Virginia Raggi dopo Luca Lanzalone strappa a Nogarin anche uno dei pesi massimi della sua giunta.
Ed è curioso che il M5S abbia dimenticato alcuni principi chiave della sua proposta politica. Non la trasparenza, ma ad esempio il fatto che il politico pentastellato deve terminare il mandato per il quale è stato eletto (no, non basta il generico “assessore al bilancio”) oppure il fatto di non potersi candidare come amministratore locale al di fuori del proprio Comune.
Quanto prenderà  di rimborso spese di viaggio a Roma?
Non tutti a Livorno però rimpiangeranno Lemmetti, e c’è già  chi dà  consigli ai romani sull’ex-assessore livornese che prenderà  il posto di Andrea Mazzillo.
Ad esempio Lemmetti potrebbe costare parecchio in rimborsi spese di viaggio.
A Livorno infatti uno dei primi provvedimenti della giunta fu quello di approvare una delibera che consentiva agli assessori pendolari (tra cui lo stesso Lemmetti) di ottenere un rimborso per le spese per il tragitto casa-lavoro.
Un piano da circa 30.000 euro all’anno che causò una prima frattura nel M5S livornese con il consigliere (ora ex-pentastellato) Marco Valiani che chiese la restituzione delle somme percepite principalmente da Lemmetti, Giovanni Giordani e da Nicola Perullo (che vive a Cuneo).
Chissà  se e quanto chiederà  di rimborso Lemmetti per andare a lavoro a Roma ogni giorno. Ma evidentemente Virginia Raggi per il bene dei romani non ha badato a spese.
La cura Lemmetti a base di tasse
Ci sono poi le tasse. I 5 Stelle e Lemmetti ne hanno aumentate molte.
La tassa sui rifiuti, la Tari, ad esempio nel 2015 è aumentata mediamente del 14% facendo di Livorno la città  della Toscana con il maggiore aumento della tassa (la sesta su base nazionale).
Certo, non si è trattato del primo aumento della Tari a carico dei livornesi, ma probabilmente non era questo il genere di cambiamento a cui pensavano gli elettori che hanno dato la vittoria al M5S.
Per far quadrare i conti il Comune di Livorno ha poi deciso di portare l’addizionale IRPEF allo 0,8% per tutti gli scaglioni di reddito (ovvero per chi guadagna meno di 15.000 euro a chi ne guadagna più di 75.000) e c’era anche l’intenzione di portare la TASI al 3,5 per mille (che avrebbe comportato nel 2015 un gettito pari a 6,7 milioni di euro) ma a bloccare questo proposito intervenne il tetto al 2,5 per mille stabilito dal governo.
Andrea Romano del Partito Democratico contesta a Lemmetti e Nogarin di aver tagliato le social card.
Questo è vero solo in parte perchè dopo aver sospeso per un anno le social card (causando non pochi problemi a chi le percepiva) l’Amministrazione ha varato un nuovo piano per il reddito di cittadinanza locale al quale è stato successivamente affiancato il SIA, il Sostegno all’Inclusione sociale Attiva, che secondo l’assessora Ina Dhimgjini la SIA è un po’ figlia della ex social card.
Il risanamento delle casse comunali è proseguito con l’aumento dell’IMU dal 9,6 al 10,6 per mille, per fondi commerciali e tutti gli immobili non rientranti nell’abitazione principale e un generalizzato aumento della “pressione finanziaria” ovvero il gettito derivante da multe e sanzioni che comprende anche le entrate extratributarie.
Virginia Raggi ci spiegava come mai ha scelto di chiamare Lemmetti a Roma.
Il motivo è semplice e riguarda un problema che Roma non è riuscita ad affrontare: ATAC.
Raggi ritiene insomma che Lemmetti possa fare alla municipalizzata dei trasporti quello che è fatto all’azienda dei rifiuti livornesi. Il che sarebbe una cosa fantastica, se solo Lemmetti conoscesse Roma.
La Raggi, spiega che Lemmetti “ha portato una macchina inefficiente con oltre 40 milioni di debiti ad essere una realtà  solida che nel 2016 ha prodotto 2,3 milioni di utili”, lasciando intendere che i debiti sono stati azzerati grazie a sforzi mirabili quando in realtà  si tratta del risultato del concordato preventivo con i debitori (e i debiti non sono stati azzerati).
Non bisogna dimenticare poi che Lemmetti proprio per la vicenda Aamps è attualmente indagato per per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e abuso d’ufficio (assieme al sindaco Nogarin) e che in ossequio alla trasparenza grillina ha deciso di non dimettersi.
È Stato infatti Lemmetti che a Livorno ha gestito la delicata questione di Aamps, la partecipata al 100% del Comune che si occupa di igiene ambientale e raccolta di rifiuti, gravata da una pesante situazione finanziaria.
Fu proprio l’assesore a caldeggiare l’idea di portare l’azienda sulla strada del concordato preventivo in continuità .
Ed è ipotizzabile che a Roma Lemmetti assuma anche le deleghe alle partecipate, dopo l’addio annunciato di Colomban, l’imprenditore veneto amico di Gianroberto Casaleggio.
Spianando la strada proprio all’ipotesi di concordato per Atac.

(da “NextQuotidiano”)

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