Luglio 8th, 2017 Riccardo Fucile
I RISULTATI DELLA SUA FATICA LETTERARIA E IL MAGRO BOTTINO PER LA DONAZIONE
La Repubblica Roma racconta com’è andato il libro di Davide Barillari, consigliere regionale nel Lazio, “Verso un governo a 5 Stelle”.
Il libro del consigliere regionale ed ex candidato del Movimento alla guida della Regione Davide Barillari, non è certo un caso editoriale.
Neppure l’introduzione firmata dal garante in persona, da Beppe Grillo, ha avuto il potere di trasformarlo magicamente in un best seller.
A farsi i conti in tasca è stato lo stesso portavoce pentastellato: dalle vendite del volume pubblicato nell’aprile del 2016 ha ricavato 95,57 euro di diritti d’autore. Bottino magro.
Finito, però, tutto in beneficenza: l’autore ha versato l’intera cifra ad Emergency.
«Promessa mantenuta», scrive Davide Barillari su Facebook.
E a chi gli chiede perchè la cifra sia tanto esigua, neppure arrotondata a 100 euro, risponde attraverso il profilo aperto per pubblicizzare il libro dato alle stampe dall’editore Dissensi lo scorso anno: «Diritti d’autore spettanti dal totale delle vendite».Barillari spiega il perchè della cifra così esigua a chi gliene chiede conto nei commenti
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
DALLA T-SHIRT “M5S AL GOVERNO” AL SALVADANAIO “ONESTA'”… SPERIAMO CI RISPARMI LE MUTANDE CON L’EFFIGIE DI DI MAIO
Il M5S apre uno Store Online ad hoc. 
Lo annuncia il blog di Beppe Grillo in un post in cui si legge: “All’interno del sito si trova una selezione di gadget che nel tempo si amplierà . Per ora sono disponibili le magliette, le cover per lo smartphone, alcuni gadget come portachiavi, mousepad e orologi e infine alcuni prodotti della Linea Eco.
All’interno dei commenti a questo post potete proporre nuove linee di gadget o nuove grafiche per le magliette e le cover: tutti i suggerimenti saranno presi in considerazione”.
“I ricavati delle vendite dei gadget andranno esclusivamente in iniziative per lo sviluppo del MoVimento 5 Stelle e dei suoi strumenti di democrazia diretta”, si legge nel post.
Magliette con frasi di Gianroberto Casaleggio, cover di cellulari con tanto di scritta “Onestà ” e fiaccola di Prometeo simbolo dell’ultima marcia Perugia-Assisi, calamite, portachiavi sveglie: c’è un pò di tutto nello Store online con cui il M5S mira a rinfoltire le sue risorse, inclusa una Linea Eco in cui sono in vendita block notes e penne in materiale ecosostenibile.
E i prezzi sono più o meno quelli di mercato.
Una maglietta con la frase di Gianroberto Casaleggio “è difficile vincere con chi non si arrende mai” costa 19,90 euro che il costo fisso per tutte le t-shirt targate M5S (da quelle con la scritta “Onestà ” a quelle di Italia 5 Stelle 2016).
Simile il prezzo delle cover, che superano tutte i 21 euro e, hanno più o meno, le stesse “fantasie” delle magliette.
Mentre molto più bassi sono i prezzi dei vari gadget a 5 Stelle: mousepad, portachiavi e orologi che di rado superano i 10 euro.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
COLPA DEL CALDO O MERITO DELL’INCHIESTA CONSIP CHA HA COINVOLTO UN GIONALISTA DEL “FATTO”?
Il MoVimento 5 Stelle, si sa, è un partito post-ideologico. Questo significa che è in grado di affrontare le sfide della realtà senza preconcetti.
Ad esempio non appena hanno iniziato a fioccare avvisi di garanzia nei confronti di esponenti politici pentastellati il partito di Grillo ha scoperto le insospettabili virtù del garantismo.
A targhe alterne ovviamente, perchè quando si tratta di 5 Stelle quello che vale per loro non vale per gli altri.
Non deve stupire quindi che ora i pentastellati abbiano deciso di schierarsi a difesa della libertà di stampa.
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Ma ovviamente anche in questo caso la difesa è interessata.
Si tratta, come si può immaginare, dell’inchiesta per la fuga di notizie sullo scandalo CONSIP. Ieri infatti la Guardia di Finanza ha perquisito l’abitazione romana del giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo. Lillo è indagato per pubblicazione arbitraria di atti nella vicenda che vede coinvolti anche il magistrato Henry John Woodcock e la giornalista Federica Sciarelli. Non è invece indagato nell’inchiesta per violazione del segreto d’ufficio in merito alla quale è stata effettuata la perquisizione.
Per la verità in quell’inchiesta Lillo è stato sentito in qualità di testimone in seguito ad un esposto presentato dagli avvocati di Alfredo Romeo “in cui si lamenta la pubblicazione di notizie coperte da segreto che peraltro avrebbero natura diffamatoria per la posizione del loro assistito”. In realtà gli inquirenti sono alla ricerca della fonte o della talpa che ha passato a Lillo le informazioni che poi sono finite nel libro “Di padre in figlio” su Tiziano e Matteo Renzi.
A quanto pare la Procura è convinta che si tratti di Woodcock e della Sciarelli. Lillo ha difeso l’innocenza del magistrato napoletano e della giornalista Rai e ha chiesto di essere sentito dai PM.
Rimangono molti punti poco chiari, uno su tutti chi sia la fonte di Lillo. Il giornalista del Fatto potrebbe rivelarlo agli inquirenti. Oppure i magistrati potrebbero risalirvi dall’esame del telefonino di Lillo.
Il dilemma del giustizialista: difendere i magistrati o i giornalisti?
La situazione insomma “è complicata” e andrebbe affrontata con una certa cautela perchè i fatti non sono ancora del tutto chiari.
Ma questa è una preoccupazione che non riguarda la deputata pentastellata Francesca Businarolo della commissione Giustizia della Camera.
In una nota diffusa alle agenzie la Businarolo chiede che sia garantita la libertà di stampa, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione. Perchè si tratta di uno dei principali aspetti di un paese democratico.
L’attività nei confronti dei giornalisti Sciarelli e Lillo sembra diventare per il M5S un’attività persecutoria. Dovuta ovviamente al fatto che il lavoro giornalistico di Lillo ha portato alla luce l’inchiesta sugli appalti di Consip.
Ed è curioso che il MoVimento 5 Stelle ora scopra le virtù della libertà di stampa. Sembra incredibile che sia proprio quel partito che per anni ha stilato le liste di proscrizione dei giornalisti e che non perde occasione per attaccare i giornalisti pakati dai poteri forti delle peggiori nefandezze.
Perchè quando una notizia non piace il 5 Stelle trova sempre il modo di screditarne la fonte e l’autore.
Sembra ieri che Barillari minacciava di farla pagare cara ai giornalisti e ai “pennivendoli” (altro termine caro a Grillo) che parlavano dell’emergenza rifiuti in Lazio.
Ma quando invece si tratta di difendere l’onesto lavoro di un giornalista che ha “messo nei guai” Renzi allora la libertà di stampa è in pericolo.
C’è da chiedersi in che modo la fantomatica giuria popolare sulle balle dei media che i 5 Stelle volevano istituire possa difendere la libertà di stampa.
Ma sono dettagli, oggi è venerdì 7 luglio e il M5S difende la libertà di stampa.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile
NEGATO DAL COMUNE UN PROVVEDIMENTO CHE VIETASSE LA VENDITA E IL CONSUMO DI BEVANDE IN VETRO
Mentre Chiara Appendino, indagata per le querele dei cittadini feriti in piazza San Carlo, non si presenta alla commissione d’indagine interna istituita in Comune per far luce su quel che non ha funzionato — dal punto di vista amministrativo — la sera del 3 giugno, nuovi particolari sulla difesa del presidente di Turismo Torino Maurizio Montagnese davanti ai magistrati continuano ad emergere e puntano il dito sull’amministrazione.
Ne parla oggi La Stampa in un articolo a firma di Simona Lorenzetti e Andrea Rossi:
L’interrogatorio è stato secretato ma filtrano alcuni dettagli sulla versione di Turismo Torino. In particolare, due versanti.
Il primo riguarda l’organizzazione. I vertici dell’ente di promozione sono stati convocati due volte in Comune, la prima dal capo di gabinetto Paolo Giordana.
Hanno ricevuto istruzioni, anche via mail, ma non esiste un documento in cui Turismo Torino venga ufficialmente incaricata di curare l’evento.
Questione formale: la committenza era nei fatti, tanto che l’ente si è subito attivato e ha chiesto patrocinio e suolo pubblico.
Insomma, un incarico vero e proprio non c’è ma era chiaro l’organizzatore, tanto che i referenti in Comune erano gli uffici che si occupano di eventi organizzati da terzi e non dalla Città .
Secondo aspetto è l’ordinanza anti vetro che, secondo alcune ricostruzioni, fu sollecitata durante la riunione del 31 maggio. O, per lo meno, fu chiesto se era intenzione della Città o della Prefettura disporre un provvedimento che vietasse la vendita e il consumo di bevande in vetro.
Risposta negativa: daremo una comunicazione agli esercenti. Di quel divieto non è rimasta traccia.
Così come si è perso l’avviso destinato ai bar di piazza San Carlo perchè rimuovessero i dehors:
Alle quattro del pomeriggio piazza San Carlo era già affollata da migliaia di tifosi. E mentre a terra cominciavano già a vedersi le prime bottiglie di vetro vuote i vigili urbani stavano notificando ai titolari dei bar del piazza l’ordine di servizio della Questura che prevedeva, tra l’altro, la rimozione dei dehors. Il documento, che in teoria avrebbe dovuto rimanere riservato e a uso interno, è finito nelle mani di numerosi commercianti. Una scelta obbligata, visto che un’ordinanza non è mai arrivata, nè da Palazzo Civico nè dalla Prefettura.
L’unico documento portava la data del primo giugno e si preoccupava solo di viabilità e divieti di sosta.
Perciò nel pomeriggio del 3 giugno è stata notificata quella della Questura, l’unico documento con cui si poteva chiedere di smontare i gazebo.
A pagina 8 il punto 6 affronta la «rimozione o messa in sicurezza dei dehors — fioriere — panchine e altri arredi mobili».
Viene, quindi, specificato che devono essere rimossi entro le 7 del mattino del 3 giugno. La richiesta di sgombero in sostanza è arrivata fuori tempo massimo.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile
AUMENTO DEL 375% RISPETTO AL 2015… 350.000 EURO SOLO PER LA CAMPAGNA DEL NO AL REFERENDUM: MA NON AVEVA FATTO TUTTO DI BATTISTA CON IL SUO SCOOTER?
Il MoVimento 5 Stelle è un movimento francescano e fa tutto con le risorse che si trova in casa perchè “ha rinunciato ai rimborsi elettorali“.
Come tutti i partiti politici però i gruppi parlamentari di Camera e Senato ricevono un contributo unico e onnicomprensivo per coprire le spese sostenute per il funzionamento dal gruppo parlamentare.
Per il 2016 il MoVimento 5 Stelle ha ricevuto dalla Camera dei deputati poco meno di 4 milioni di euro (3.780.845 €). Si tratta di denaro che per la maggior parte viene utilizzato per pagare gli stipendi dei dipendenti del M5S alla Camera.
Ma non solo.
Come si legge nel rendiconto di esercizio per il 2016 il gruppo del MoVimento alla Camera ha destinato un’ingente quantità di risorse per finanziare eventi di comunicazione e di promozione dell’attività dei parlamentari.
Questo, beninteso, lo fanno tutti i partiti politici e naturalmente non è assolutamente illegale. Fa specie però che il MoVimento degli onesti, di quelli che rendicontano al centesimo tutte le spese e predicano la necessità di una politica meno spendacciona nel 2016 abbia avuto un passivo di poco meno di 500 mila euro (484.564 €).
Il disavanzo porta il patrimonio netto totale del gruppo parlamentare a 2 milioni e 173 mila euro, a fronte dei 2 milioni e 658 mila dell’esercizio 2015.
Dove sono finiti quei soldi?
Leggendo il rendiconto economico si nota un notevole aumento delle spese per i servizi che hanno visto un incremento del 375% rispetto alla gestione precedente passando dai 100 mila euro del 2015 a 522 mila euro del 2016.
Ma cosa sono i servizi?
Ad esempio — si legge — le spese sostenute dal gruppo della Camera per la campagna elettorale a favore del No al referendum costituzionale. I più sprovveduti penseranno che per sostenere le ragioni del No alla riforma Renzi-Boschi il M5S abbia sostanzialmente puntato tutto sul tour low cost di Alessandro Di Battista a bordo del suo scooterone.
Ma ovviamente non è così, il MoVimento “ha deciso di investire ingenti risorse economiche” all’attività di propaganda per il NO alla riforma costituzionale che è costata — solo per la Camera — 354 mila euro. Certo il PD ha speso di più ma per Renzi c’era in gioco la permanenza a Palazzo Chigi e i Dem avevano maggiori capacità di spesa. E queste sono solo le spese sostenute dai deputati a 5 Stelle.
Con buona pace di quelli che credono che i ragazzi fantastici del MoVimento siano riusciti a fare tutto solo andando in giro in treno o con le dirette su Facebook.
A proposito: il gruppo parlamentare ha deciso di aumentare le risorse destinate alle consulenze esterne a sostegno dell’attività del gruppo comunicazione (+22%) mentre sono state ridotte (-7%) le spese per le consulenze esterne di supporto all’ufficio legislativo.
Nel 2016 è stato inoltre “consolidato e ampliato” il progetto affidato all’agenzia di comunicazione Web Side Story che dal 2014 cura la comunicazione del gruppo parlamentare sui social.
Dalla nota integrativa del revisore dei conti scopriamo che lo studio-ricerca commissionato a Domenico De Masi (quello che sostiene la tesi del “lavorare gratis”) è costata complessivamente 56.771 euro.
Assieme alla campagna per il No al referendum il compenso per De Masi e il suo studio sull’evoluzione del lavoro post-industriale rappresenta una delle spese principali sostenute dal M5S alla Camera.
Altro dato interessante sono i trentacinquemila euro spesi dal M5S per l’allestimento di stand, gazebo e la stampa di materiale divulgativo durante l’evento Italia a 5 Stelle.
Qualche giorno fa avevamo raccontato come i consiglieri regionali si siano fatti rimborsare i “contributi volontari” per l’evento di Palermo.
Ed è curioso che per una kermesse che sostanzialmente è stata organizzata per promuovere l’attività dei politici del M5S e che è costata 125.469 euro (le donazioni hanno raggiunto i 400 mila euro) il M5S abbia utilizzato i fondi pubblici per fare pubblicità .
Di nuovo: niente di irregolare, ma per un MoVimento che si vanta di fare tutto in economia e che racconta che la politica si fa con i contributi dal basso la cosa stona parecchio.
Anche perchè il risultato di questa gestione dei fondi pubblici destinati al gruppo della Camera del M5S ha prodotto un disavanzo di gestione di quasi 500 mila euro.
Ma si sa, è difficile essere francescani con i soldi degli altri.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 5th, 2017 Riccardo Fucile
BASTEREBBE ASCOLTARE TUTTO L’INTERVENTO DELL’EX MINISTRO PER CAPIRE COSA HA VERAMENTE DETTO… IL RUOLO FONDAMENTALE DI MARE NOSTRUM
Beppe Grillo oggi ha scoperto di avere delle simpatie per Emma Bonino e i Radicali.
Perchè la Bonino ha “incastrato” Renzi sugli immigrati. Il MoVimento 5 Stelle ha condiviso lo spezzone di un’intervista registrata durante l’Assemblea generale Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale che aveva come tema “Sessant’anni di Unione europea. Una scommessa per il futuro” e che si è svolta a Brescia lunedì 3 luglio 2017.
Nello spezzone infatti la Bonino dice che è stato tra il 2014 e il 2016 che il governo ha negoziato un accordo secondo il quale il coordinamento delle operazioni SAR doveva andare in mano alla Guardia Costiera.
Dal momento che in quegli anni al governo c’era Matteo Renzi per i 5 Stelle la colpa dell’invasione degli immigrati è di Renzi. Ma questo la Bonino non l’ha detto.
Perchè prima di toccare quell’aspetto l’ex ministro degli Esteri del governo Letta ha lungamente spiegato cosa c’è alla base degli attuali problemi che l’Unione Europea sta affrontando nel fronteggiare la crisi dei migranti.
Ma prima di procedere con l’analisi di quello che ha detto Emma Bonino è utile ricordare ai più distratti come funzionavano le cose nel Mediterraneo prima del 2014.
Dal 18 ottobre 2013 al 31 ottobre 2014 fu attiva l’operazione Mare Nostrum.
Si trattò di un’operazione di salvataggio in mare dei migranti condotta dall’Aeronautica Militare e dalla Marina Militare.
A lanciare questa operazione umanitaria fu Enrico Letta ed Emma Bonino — ma questo non lo troverete nello spezzone pubblicato da Grillo — si dice “molto orgogliosa di Mare Nostrum” e spiega che l’operazione fu chiusa perchè costava troppo (9 milioni di euro). Sempre in quel periodo i deputati del MoVimento 5 Stelle avevano soprannominato la missione Mare Nostrum “Affare Nostrum” definendola una missione d’affari che solo in minima parte aveva salvato vite umane.
A prendere il posto di Mare Nostrum furono la missione Triton di Frontex, l’Agenzia europea di controllo delle frontiere della che Grillo puntualmente ha accusato di farci importare più immigrati e la missione Sophia nota anche come EUNAVFOR Med.
C’è da dire che Matteo Renzi ha davvero delle belle responsabilità . Una su tutte quella di aver fatto chiudere una missione di salvataggio in mare per sostituirla con una di pattugliamento.
Per tacere del fatto che Renzi e Alfano avevano promesso di chiedere (era il 2015) maggiore sostegno da parte dell’Europa.
Questi sono gli antefatti della situazione di cui Emma Bonino ha parlato a Brescia.
Chi fa finta che Mare Nostrum non sia mai esistita, e soprattutto omette il sostegno dato dalla Bonino all’operazione umanitaria non sta facendo informazione.
Ed è proprio dopo la chiusura di Mare Nostrum che nel Mediterraneo centrale hanno iniziato ad operare gli assetti navali delle ONG.
Le organizzazioni non governative infatti sono andate ad intervenire laddove lo Stato italiano e l’Europa non volevano più farlo.
La Convenzione di Amburgo del 1979 poi parla chiaro: le vite umane in pericolo vanno salvate. La stessa convenzione affida all’Italia una ben precisa area SAR che oggi comprende anche il tratto di mare tra l’Italia e la Libia.
Questo è dovuto soprattutto al fatto che gli assetti navali dei paesi “frontisti” (Tunisia, Libia ed Egitto) non sono sufficienti per operare.
L’intervista ad Emma Bonino merita di essere ascoltata tutta. Non solo quello spezzone in cui “dà la colpa a Renzi”.
Perchè che Renzi abbia fatto chiudere Mare Nostrum è cosa nota. Fingere di scoprirlo nel 2017 come se fosse uno scoop è solo una presa in giro nei confronti degli elettori.
Ma la Bonino ha parlato anche di un problema più ampio: quello di trovare un accordo a ventisette sulle politiche per le frontiere della UE.
Ma gli Stati europei hanno deciso di fa rimanere le politiche di difesa, la politica estera e quelle sull’immigrazione una questione nazionale. Inutile lamentarsi quindi che non ci sia abbastanza Europa.
L’esponente del Partito Radicale ha ricordato a tutti che negli accordi europei non ci può essere un vincitore che ottiene tutto quello che richiede, dagli aiuti alle banche alle regole sul fiscal compact passando per gli aiuti sui migranti. In un contesto europeo bisogna ragionare da membri di una federazione europea. E questo nè Grillo nè Renzi lo hanno capito e lo vogliono dire.
Ma Bonino dice anche un’altra cosa importante: in Libia ci ci sono 700 mila persone che sono stipate, chiuse e recluse dentro veri e propri lager — questo il termine usato dall’ambasciatore tedesco.
Fino ad ora a tutti ha fatto comodo fare finta che quel problema non esistesse. Bonino ha parlato anche della situazione degli immigrati irregolari, chiedendo una soluzione per la loro regolarizzazione onde evitare che finiscano nelle mani della criminalità organizzata. L’ex ministra ha spiegato che a causa della Bossi Fini non c’è più alcun canale regolare per entrare in Italia: o si è rifugiati (e abbiamo visto le difficoltà dell’Italia a gestire il fenomeno) o non si può.
Ed è per questo che — spiega Bonino — tutti si fanno passare per rifugiati (parliamo di circa 300 mila persone). È così stravagante parlare di regolarizzazione di questi immigrati? chiede Bonino. No, è impopolare, e fa perdere le elezioni. E questo, stranamente, Grillo non lo dice.
La seconda questione è quella di cui parlavamo qualche giorno fa: intervenire nei paesi d’origine con misure strutturali di aiuto a quelle popolazioni che confinano con la UE, cosa che ovviamente richiederà molto tempo.
Emma Bonino ha concluso il suo intervento dicendo che ora come ora “bisogna gestire il problema” aggiungendo che “non si tratta nè di un’invasione nè di una catastrofe” (al contrario di quello che dicono in coro Renzi, Di Maio e Salvini).
È un problema appunto. E se la politica non è in grado di risolvere i problemi, allora a cosa serve?
Bella domanda, Emma.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile
TRA I 657 IN CORSA C’E’ ANCHE SAMPIERI, INDAGATO PER TRUFFA, CHE CREA NON POCO IMBARAZZO AL M5S
Partenza a rilento con candidati problematici. La votazione per scegliere chi andrà a far
parte della lista M5s alle regionali siciliane del 5 novembre si è chiusa, come sempre, in tarda serata ma per i risultati bisognerà aspettare mercoledì.
La questione che imbarazza i 5Stelle riguarda in particolare la candidatura di Giacomo Sampieri, ex manager dell’ospedale Villa Sofia di Palermo coinvolto per truffa nell’inchiesta su Matteo Tutino, il medico accusato di aver fatto interventi di chirurgia estetica facendoli passare per operazioni funzionali di chirurgia plastica.
“Chiunque sia iscritto al M5S può scegliere di partecipare alle Regionarie. Fra i requisiti richiesti c’era la consegna del certificato penale e dei carichi pendenti ma la bellezza di questo metodo è proprio che se dichiari il falso vieni immediatamente sbugiardato. Sampieri è certamente tra i candidati ma non ha i requisiti per esserlo”, spiega all’Adnkronos Giancarlo Cancelleri, deputato regionale pentastellato con buone possibilità di diventare il candidato governatore.
La candidatura di Sampieri ha da subito sollevato polemiche ed è possibile che sia rientrato tra i 62 candidati nella lista regionale.
Così i vertici — secondo quanto trapela — starebbero decidendo se escluderlo subito e se fare invece un passaggio successivo, rimuovendolo perchè non impossesso dei requisiti. Nel pomeriggio Cancelleri ha infatti sottolineato: “I 62 nomi non sono ancora candidati ufficiali”.
Fra i candidati risulta esserci anche Valerio D’Antoni, uno dei collaboratori più stretti del candidato a sindaco di Palermo Ugo Forello. Lui però ha smentito di essere in corsa e, sul suo profilo Facebook, ha scritto di essere “erroneamente” tra i candidati del Movimento per le elezioni regionali.
“Valerio – aggiunge Cancelleri – aveva mandato una mail di ritiro della sua candidatura ma per qualche disguido, probabilmente un indirizzo sbagliato, non è arrivata”.
Per tutte queste ragioni e per il numero enorme di concorrenti, cioè 657, il responso è slittato.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile
L’EREDE DESIGNATO E’ CANCELLIERI, MA LA POLEMICA SUI CANDIDATI SCORRE SU FB, CAPITANATA DAI SANZIONATI PER LE FIRME FALSE DI PALERMO
Da stamattina sono aperte le votazioni per scegliere i candidati che formeranno la lista e rappresenteranno il MoVimento 5 Stelle alle elezioni regionali in Sicilia nel 2017. Come sappiamo, nell’isola il M5S è molto forte e parte favorito: i sondaggi gli attribuiscono una percentuale doppia rispetto al Partito Democratico che ha appena visto sfumare la candidatura di Pietro Grasso.
La situazione sembrerebbe dunque idilliaca, ma la Sicilia è la regione in cui il MoVimento ha dovuto vivere una spaccatura epocale in seguito alla vicenda delle firme false e al rinvio a giudizio di 14 attivisti tra cui i tre deputati Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino.
E ovviamente la ferita ancora aperta, che la sconfitta di Ugo Forello nella corsa al Comune di Palermo non ha certo contribuito a sanare, si riflette sulle primarie appena indette.
Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno infatti garantito la loro presenza all’incoronazione del candidato governatore — che con tutta probabilità sarà Giancarlo Cancelleri — per il 9 luglio a Palermo: non è un caso visto che il deputato regionale è una delle personalità più importanti del M5S a livello nazionale ed è sempre stato ascoltatissimo da parte dei vertici grillini.
E così, mentre lui chiede elegantemente il voto degli iscritti certificati — sostenendo, anche se non è vero, che il M5S è l’unica forza politica che fa scegliere i propri candidati ai propri iscritti — tra gli iscritti siciliani va molto in voga un post di Gianluca Zandini, che lavora nella comunicazione del M5S in Parlamento ed è stato candidato grillino in Lombardia, in cui si parla di “Cordate, truppe cammellate, poltronisti” e si tracciano vari tipi psicologici del candidato furbetto a 5 Stelle:
IL CANDIDATO ORGANIZZATO ti fa telefonare da un loro amico o fa mandare messaggi su whatsapp per dirti di votare solo uno specifico candidato e di non dare altre preferenze. Di solito fa parte di un gruppo esistente ma fa riunioni separate per conto suo e manda avanti gli altri a sparlare degli altri candidati. Sono i primi a richiedere insistentemente nuove regole e paletti per le candidature, attenzione, non filtri, regole.
— Il CANDIDATO SCONOSCIUTO spunta fuori immancabilmente due mesi prima delle elezioni, fa quattro banchetti, posta due foto con Di Maio o Di Battista, condivide post di Beppe a raffica e Napolitano diventa il suo peggior nemenico. Fino a due mesi prima sui social solo gattini, calcio e post di Commenti Memorabili, nei mesi successivi idem
— Il CANDIDATO TATTICO si candida alle comunarie ma, una volta passatto, si sfila per lasciare il posto ad un altro così da potersi candidare alle nazionali o regionali alla prima tornata utile
Ma non c’è solo questo, anche se il post ha riscosso il prestigioso like di Samantha Busalacchi, accusata di aver materialmente falsificato insieme ad altri le firme per la candidatura di Riccardo Nuti a sindaco di Palermo nel 2012.
Anche lo stesso ex candidato nel frattempo diventato onorevole sente il bisogno, su Facebook, di compilare liste sulle furberie dei candidati.
Ovviamente sempre senza nomi e cognomi, in omaggio alla trasparenzaquannocepare che è tipica del 5 Stelle anche se sospeso:
Con questi post sulle regionarie #m5s in Sicilia forse si sta esagerando. Ci sono dei post-perla in giro che regalano tante risate:
— “istruzioni per il voto” tradotto “votate quelli che voglio io o chiedete a me chi votare quelli della mia cordata”
— “votate chi ci crede” tradotto “votate chi sta scrivendo questo post che state leggendo
— “votate chi è attivo” tradotto “io sono attivo votate me e chi vi dico io
— “votate chi si candida per l’amore per la Sicilia” tradotto “io mi sono candidato e se non mi votate avrete 7 anni di maledizione”
— “vota il progetto non le persone” tradotto “lo so, detto così non dovresti votare nessuno ma intanto chiedimi chi votare e appena mi candido vota me”
— “domani si vota, è un momento importante” tradotto “ho fatto il post gg fa per dirti che mi candido, oggi ti ricordo di votarmi maledetto”
— “vota chi è presente nel territorio” tradotto “vota me che faccio tanti post su fb”
— “è l’ultima speranza per la Sicilia” tradotto “se non mi voti sono nella m…. e devo lavorare o cercarmi un lavoro”
«Un amore così grandeee!», cantava Beppe Grillo dal palco di Palermo. E in effetti tracce di amore nel M5S siciliano si scorgono un po’ ovunque.
Mauro Giulivi, compagno dell’onorevole Chiara Di Benedetto — quella che pubblicò su Facebook e poi cancellò l’email che accusava Ugo Forello di un non meglio precisato (ma comunque archiviato) complotto dietro le firme false a 5 Stelle — linka un articolo di LiveSicilia che racconta della corsa dell’ex manager Giacomo Sampieri, sotto processo per lo scandalo di Villa Sofia e accusato di concorso in peculato per omesso controllo e abuso d’ufficio.
L’articolo però racconta anche altro di interessante:
In provincia di Palermo, oltre ai deputati uscenti Giampiero Trizzino e Salvatore Siragusa, concorre anche Valerio D’Antoni, avvocato e uno dei più stretti collaboratori dell’ex candidato sindaco Ugo Forello, con cui ha condiviso l’esperienza in Addiopizzo. […] Confermata le candidature di Rossella Vilardi, collaboratrice della deputata Giulia Di Vita, sospesa dal movimento dopo la vicenda firme false, anticipata da Livesicilia. Prova a centrare un posto all’Ars anche Luigi Sunseri, collaboratore dell’eurodeputato M5s Ignazio Corrao.
A prenderla non benissimo c’è anche Riccardo Ricciardi, marito della senatrice Loredana Lupo e rinviato a giudizio per le firme false.
Lui su Facebook decide, come da costume M5S, di prendersela con una «piacente donzella (qualcuno la chiamerebbe, forse più appropriatamente “sgallettata”) la quale, dopo avere in tempi passati denigrato il MoVimento medesimo, si è già candidata alle Comunarie, raccattando voti con melliflui messaggini privati denotanti la sua scarsa profondità culturale e morale. In vista di ‘sti cazzo di voti on line, parte diretta con “Ma si vede il video della mia presentazione? No, perchè forse a me da qualche problema. Guardalo tu e poi mi dici”, a ” C’è qualche mio contatto sul pianeta terra iscritto al blog?” per terminare con una scritta a caratteri cubitali sul proprio profilo ” votate chi vi pare, però se votate me è meglio che io più di tutti ho capito cos’è il movimento e c’ho pure il selfie con Diba”».
Anche lui, in omaggio alla trasparenzaquannocepare, non fa nomi ma è pregevole il gioco di parole con semicitazione di Alberto Sordi ad inizio post.
Nel meetup di Palermo c’è invece un po’ di maretta nei confronti di chi «ha sparato merda per mesi sul Movimento e ora lo trovo candidato alle Regionarie. Personaggetti in cerca di autore» (anche qui non si fanno nomi, non si sa mai…) e di «quelle persone che vengono in questo gruppo e, senza aver mai interagito in sei mesi con nessuno della community, decidono improvvisamente di spammare un loro post per avere un po’ di visibilità . Beh, non è questo il modo migliore per farvi conoscere».
Silenzio, invece, da parte delle altre due deputate sospese (nei cui confronti la sospensione è stata prolungata, come per Nuti), ovvero Giulia Di Vita — la cui assistente Rossella Vilardi concorre — e Claudia Mannino.
D’altro canto Cancelleri è stato ripetutamente accusato, insieme a Forello, di essere l’autore del complotto che ha messo fuorigioco Il Grillo di Palermo e i suoi candidati dalla corsa per il Comune.
L’amore è sempre più grande in Sicilia.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile
POCHE DELIBERE E TANTI QUATTRINI: PER FARE COSA?
Oggi Il Messaggero riepiloga in un’infografica il dramma della produttività di atti che ha colpito i municipi romani da quando ci sono i grillini al governo della città .
Una morìa che colpisce soprattutto le delibere e che imbarazza se messa a confronto con quanto accade al I e al II Municipio, ovvero i due che sono a guida PD: 62 quello guidato dalla dem Sabrina Alfonsi e 8 da quello presieduto dalla collega di partito Francesca Del Bello. Quante sono state, invece, le delibere licenziate dalle squadre dei grillini?
Nei restanti 12 Municipi il numero totale di atti ammonta a 85.
Uno solo nell’VIII, nel frattempo sciolto a causa delle dimissioni di Paolo Pace: un’area verde riservata ai cani.
Insomma, nei municipi non si producono atti, ovvero l’unico metro di valutazione di un’amministrazione. In compenso però si guadagna.
Nei primi sei mesi del 2017 i consigli municipali sono costati alle casse di palazzo Senatorio più di un milione di euro. Stesso importo — circa un milione 200 mila euro — è stato invece speso dall’amministrazione capitolina per coprire i costi delle giunte. Il Campidoglio vuole correre ai ripari cedendo parte dei fondi ora in carico al bilancio comunale direttamente alle amministrazioni periferiche, che sono prime a lamentare l’assenza di risorse e gli scarsi margini di manovra.
I tempi per questo primo esperimento non saranno rapidissimi, mettono le mani avanti dal Campidoglio, perchè prima occorre mettere ancora di più in salvo i conti di Palazzo Senatorio. Ma l’idea c’è. E Virginia Raggi l’ha voluta annunciare la settimana scorsa.
I problemi intanto rimangono. E sono sempre di più gli amministratori grillini a lamentarsi, lontano dalle bacheche Facebook e consessi ufficiali, delle difficoltà per tirare avanti.
Roberto Romanella, presidente del VI Municipio (uno dei meno produttivi: solo 6 delibere di giunta in un anno), in un’intervista al Messaggero spiega però quali problemi pratici sono stati riscontrati dagli eletti all’approdo nei consigli e nelle giunte:
«Intanto c’è un problema di avvio del meccanismo: 11-12 mesi ci vogliono per capire come funzionano le cose in generale».
Quindi è solo un problema di inesperienza o c’è altro?
«Non è che stiamo andando così male, in verità . Fondamentalmente facciamo atti dove sappiamo di poterli portare avanti: spesso c’è anche un problema di soldi o di possibilità di mettere in pratica le cose che vogliamo fare».
Chiede più risorse al Campidoglio?
«Noi abbiamo impiegato larga parte del budget a nostra disposizione: 18 milioni su 21. Ma abbiamo avuto grossi problemi legati alla mancanza di alcune figure professionali adeguate».
(da “NextQuotidiano”)
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