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LA BALLA DI GRILLO: “BISOGNA VOTARE ENTRO IL 15 SETEMBRE ALTRIMENTI SCATTANO I VITALIZI”

Maggio 30th, 2017 Riccardo Fucile

NON E’ VERO, VANNO CALCOLATI 20 GIORNI PER L’INSEDIAMENTO, DOPO IL VOTO: QUINDI BISOGNEREBBE VOTARE AD AGOSTO, IL CHE E’ IMPOSSIBILE

Beppe Grillo sul suo blog ieri ha scritto che bisogna votare prima del 15 settembre perchè altrimenti scattano i vitalizi per i parlamentari.
La stessa cosa ha detto Danilo Toninelli, onorevole M5S, in un’intervista a Repubblica: “Il 24 settembre va bene” come election day “se si approva la legge Richetti sull’abolizione dei vitalizi, altrimenti prima del 15 settembre, giorno in cui scattano le pensioni privilegiate dei parlamentari. Una buona data potrebbe essere domenica 10 settembre, due giorni dopo il decimo anniversario del primo V-Day”.
La stessa cosa hanno detto altri parlamentari del MoVimento 5 Stelle come Luigi Di Maio: “Se faranno partecipare il M5S alla stesura della legge elettorale, abbiamo la certezza che si andrà  a votare il prima possibile e io propongo il 14 settembre, il giorno prima che i parlamentari maturino la pensione”.
Ma in realtà  non è vero niente.
I parlamentari uscenti restano in carica fino al giorno in cui si insedia il nuovo Parlamento e in genere servono due settimane, dopo il voto, per l’insediamento (il termine tassativo è entro 20 giorni), per cui se anche si votasse il 10 settembre, come suggerisce Grillo, i parlamentari scavalcherebbero comunque il termine del 15 settembre che fa scattare i 4 anni, sei mesi ed un giorno.
I membri del Parlamento precedente, restando in carica, ricevono dunque le indennità , pagano i contributi e maturano la pensione anche nel tempo intermedio.
In base all’articolo 61 della Costituzione, poi, “la prima riunione [delle nuove Camere ndr] ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni“.
Quindi bisognerebbe votare ad agosto per non far scattare alcuna indennità .

(da NextQuotidiano”)

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I CONTI DELLA CASALEGGIO ASSOCIATI

Maggio 29th, 2017 Riccardo Fucile

LA SITUAZIONE ECONOMICA DELLA SOCIETA’ DI COMUNICAZIONE NEL BILANCIO 2015

Questa settimana L’Espresso in un servizio di Luca Piana riepiloga i conti della Casaleggio Associati, l’impresa creata da Gianroberto Casaleggio e ora seguita da Davide.
Sono doverose due premesse. La prima è che l’ultimo documento disponibile è relativo al 2015, ormai un po’ datato.
La seconda è che Casaleggio, quando gli è stato chiesto, non ha mai rivelato se nei conti dell’azienda affluiscono i soldi della pubblicità  che gli inserzionisti effettuano sul blog di Grillo e su altri siti collegati al partito.
Messi in chiaro questi punti, per l’azienda il 2015 è stato un anno davvero negativo.
Il fatturato è sceso a 1,1 milioni di euro, rispetto agli 1,5 milioni del 2014 e ai due del 2013.
Il bilancio non spiega quale sia la scomposizione dei ricavi dell’azienda, che pubblica anche libri. C’è solo una breve nota, che dà  due diverse informazioni.
La prima spiega che «la società  svolge prevalentemente l’attività  di consulenza informatica strategica». La seconda che il 2015 «è stato un anno impegnativo per la società , a causa di alcuni modelli editoriali on line dimostratisi di difficile sostenibilità  economica con il modello pubblicitario e dai quali nel 2016 si è deciso di disinvestire».
Su cosa sta disinvestendo la Casaleggio? Sui siti già  messi all’indice qualche tempo fa da Buzzfeed come portatori di notizie-bufala e propaganda putiniana.
E a questo proposito, in pochi hanno notato che dopo aver pesantemente richiamato Buzzfeed sulla vicenda i contenuti da quei siti non vengono più ripostati, come prima, dalla pagina facebook di Beppe Grillo:
Quali siano questi «modelli editoriali» non si dice, anche se non dovrebbe trattarsi dei siti più conosciuti, TzeTze, La Fucina, La-Cosa, che restano attivi e collegati societariamente con la Casaleggio Associati.
La nota prosegue sostenendo che «l’area consulenziale legata alla definizione di strategie di rete originali per i clienti risulta molto apprezzata da parte delle società ».
I nomi dei clienti non vengono citati, mentre c’è una piccola novità  rispetto al 2014: l’investimento di qualche migliaia di euro per acquistare una quota in una start up californiana che fa algoritmi, chiamata Soshoma.
Alla fine, grazie a una drastica riduzione del costo del personale e delle altre spese, la perdita del 2015 è stata limitata a 123 mila euro, in calo rispetto ai 151 mila del 2014.

(da “NextQuotidiano”)

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FRATELLO GOVERNO, SORELLA LOBBY: COME IL M5S CERCA DI ACCREDITARSI TRA I POTERI FORTI

Maggio 29th, 2017 Riccardo Fucile

CITANO SAN FRANCESCO, MA CASALEGGIO SI MUOVE TRA POTENTATI ECONOMICI, ENTI DI STATO E APPARATI DI SICUREZZA

Sorrisi. Strette di mano. Uno sferragliare di bigliettini da visita. I gesti tipici che accompagnano l’ingresso del nuovo arrivato in un club ristretto e esclusivo.
Una mattinata in prima fila, nella sala conferenze del Maxxi, accanto al ministro Carlo Calenda e al presidente di Confindustria digitale Elio Catania.
L’intervento a inizio lavori, da solo sul palco, privilegio concesso solo a lui e al ministro, in piedi davanti al leggio con il telecomando in mano, per parlare di startup, investimenti pubblici e incentivi fiscali per aiutare le imprese che fanno innovazione, compresa la sua.
Che spettacolo l’apparizione nella Capitale di Davide Casaleggio, un mese fa, all’Internet day organizzato dall’agenzia Agi, di proprietà  dell’Eni.
Una giornata da imprenditore della rete, lui, il Davide della piccola Casaleggio associati seduto accanto ai grandi, alla pari con i Golia: Microsoft, Ibm, Airbnb.
Riverito e omaggiato da una platea di operatori del settore, giornalisti, il presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia che gli stringe la mano e elogia la preparazione dei deputati del Movimento 5 Stelle della sua commissione.
In sala, però, di M5S non c’è nessuno: solo il portavoce Rocco Casalino si materializza alla fine per trascinare via Casaleggio dalle telecamere.
Camicia bianca, completo scuro, cravatta a fantasia grigia, la divisa impersonale del capo azienda in una convention di colleghi, l’opposto della maglietta del militante sfoggiata alla marcia per il reddito di cittadinanza Perugia-Assisi la settimana scorsa.
L’oratoria metallica, schematica come le slides che accende alle sue spalle.
Niente potrebbe far immaginare a un osservatore distratto che questo quarantenne è il capo di un movimento considerato da molti in Italia e in Europa populista, sfasciatutto, pericoloso per la democrazia. Nessun segno, almeno visibile. Ma è nell’invisibilità  delle relazioni e dei rapporti che Davide Casaleggio sta provando a far cambiare pelle a M5S.
Dalla piazza dei Vaffa di Beppe Grillo e delle profezie avveniristiche di Gianroberto Casaleggio alla tessitura riservata di legami con aziende di Stato, apparati, il reticolo dei poteri imprescindibili per chi intende candidarsi a governare.
È questa la vera conversione francescana predicata la settimana scorsa da Grillo ad Assisi: il lupo di Gubbio che spaventava con le sue razzie la politica italiana si sta addomesticando, sta prendendo casa nei palazzi del potere che voleva scoperchiare come una scatoletta di tonno. Fratello governo, sorella lobby.
A Roma ormai è quasi un intercalare. Non c’è lobbista, responsabile di relazioni istituzionali di un ente qualsiasi, capo di un’agenzia di comunicazione che non cominci il discorso così: «L’altro giorno abbiamo incontrato il Movimento…».
Una strategia di doppio accreditamento: M5S verso i poteri romani, i poteri verso il Movimento, perchè tra poco si vota, hai visto mai che vincano loro.
Davide Casaleggio è il regista della svolta, come si è visto a Ivrea, al meeting organizzato per il primo anniversario della morte del padre.
Niente politica e molti relatori non sospettabili di simpatie grilline o di populismo, da Paolo Magri dell’Ispi, l’istituto per gli studi di politica internazionale, a Fabio Vaccarono, amministratore delegato di Google Italia.
I deputati e senatori di M5S accorsi in massa sono rimasti silenziosi in sala, a fare da platea. Come se, in quel caso, i rapporti tra l’azienda di Casaleggio e il partito di Casaleggio fossero invertiti rispetto ad esempio a quelli che ci furono tra Fininvest e Forza Italia agli esordi del berlusconismo in politica.
Nel caso del Cavaliere l’azienda del Biscione fu chiamata a convertirsi rapidamente in partito, con gli uomini di Publitalia piazzati ai vertici della nascente formazione azzurra.
Nel caso di M5S, il movimento esiste già , è una forza politica che raccoglie tra un quarto e un terzo del consenso degli italiani, e questa forza può tornare utile per far crescere l’azienda Casaleggio, che invece sul mercato ha ancora dimensioni ridotte.
Di certo l’idea di entrare in rapporto con il capo di un partito che potrebbe conquistare il governo tra qualche mese permette al suo presidente, il figlio del fondatore Gianroberto, di essere introdotto in mondi e ambienti finora off limits.
L’Eni, per esempio, fino a poco tempo fa era considerata il male assoluto, con Grillo che si era presentato a un’assemblea tuonando contro i vertici, ora è cominciato il disgelo, con un lungo incontro tra Davide e alcuni ambasciatori dell’azienda: tantissime domande e lunghissimi silenzi da parte di Casaleggio, fase di ascolto ma l’incomunicabilità  è finita.
Con l’Enel i rapporti sono già  in fase avanzata: anche in questo caso non è passata un’era geologica da quando Grillo attaccava le centrali a carbone «che uccidono l’Italia», le bollette e i contatori inutili.
Ma due mesi fa una delegazione di M5S è volata a Copenaghen per visitare le aziende che stanno compiendo «la rivoluzione energetica danese», come l’hanno definita. C’erano i parlamentari Riccardo Fraccaro, Davide Crippa, Piernicola Pedicini, Gianni Girotto e il più entusiasta della compagnia, Luigi Di Maio: «Abbiamo toccato con mano un progetto stupendo che porta la firma dell’Italia: l’hub dei veicoli elettrici con tecnologia V2G dell’Enel», ha esultato il vice-presidente della Camera e candidato premier in pectore a proposito delle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche.
Per tutto il viaggio gli esponenti del Movimento 5 Stelle sono stati affiancati dagli uomini dell’Enel.
Il senatore Gianni Girotto, l’uomo di M5S che segue le questioni energetiche, ha partecipato il 21 dicembre 2016 al seminario “Energy Perspectives 2017 and beyond” promosso dall’Enel e organizzato dal Centro studi americani presieduto da Gianni De Gennaro, ex capo della polizia oggi presidente di Leonardo Finmeccanica.
Nel programma per l’energia di M5S ci sono riconoscimenti espliciti per l’Enel. E a Civitavecchia il sindaco grillino Antonio Cozzolino ha firmato una convenzione con l’Enel con un contributo di 4,5 milioni al comune, dopo anni di battaglie in senso opposto.
L’altro uomo di contatto con le aziende partecipate è il deputato veneto Riccardo Fraccaro, molto attivo e molto lodato. «Ho incontrato Riccardo», ripetono i lobbisti intorno ai palazzi di Camera e Senato. «Ho visto Luigi», che sarebbe Di Maio: lui vede e incontra tutti.
Di Maio è di casa. Era accanto a Maria Elena Boschi e a Gianni Letta al Centro studi americani, il regno di De Gennaro e dell’onnipresente Paolo Messa, consigliere di amministrazione Rai in quota centrista ma molto trasversale, al punto di aver firmato una lettera pubblicata dal Corriere della Sera che anticipava la sfiducia al direttore generale Antonio Campo Dall’Orto insieme a Carlo Freccero, consigliere eletto con i voti di M5S.
Il sito dell’associazione di Messa “Formiche”, ben introdotto nelle ambasciate e nelle forze armate, non si perde un convegno o un seminario organizzato da M5S. L’occasione dell’intervento di Di Maio al centro studi americani era offerta dalla presentazione di un libro di Vito Cozzoli, già  capo di gabinetto al ministero dello Sviluppo economico con Federica Guidi. «Vito», come lo chiama confidenzialmente Di Maio, è oggi capo del servizio sicurezza della Camera. Un altro settore, quello della sicurezza e dei servizi, in cui sono in corso manovre di annusamento reciproche. Sorprendenti.
Dispensatore di consigli per M5S, quasi un consulente in materia, è il generale dei carabinieri in congedo Umberto Saccone, ex Sismi.
Invitato come relatore d’onore un anno fa al seminario “Intelligence Collettiva: Storia dei Servizi Segreti” organizzato dai gruppi parlamentari di M5S con il senatore Bruno Marton che è componente del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Uscito dall’Arma, Saccone è stato per otto anni direttore della Security Eni, negli anni in cui nell’ente nazionale idrocarburi dominava Paolo Scaroni (con il faccendiere Luigi Bisignani) e un mese fa è stato nominato amministratore unico della Port Authority Security che gestisce la sicurezza nel porto di Civitavecchia, comune amministrato da M5S, oltre che di Fiumicino e Gaeta.
Il banco di prova, a proposito di nomine, è naturalmente il centro di potere più importante di M5S, il Comune di Roma dove da quasi un anno è arrivata Virginia Raggi. Dopo la prima fase drammatica, quella dei quattro amici al bar, come si chiamava la chat su whatsapp della sindaca con il capo del personale Raffaele Marra, poi arrestato, e del caposegreteria Salvatore Romeo, è arrivata l’ora del reset.
Ordinato e eseguito direttamente dalla Casaleggio associati, da Davide in persona. Prima mossa, la nomina dell’imprenditore veneto Massimo Colomban all’assessorato chiave che si occupa delle società  partecipate del Comune di Roma: animatore della Confapri e del think tank Group nel cui board di fondatori figurava anche Gianroberto Casaleggio.
Seconda mossa, le nomine dei vertici delle partecipate, la multiutility di acqua e energia Acea, l’azienda dei trasporti cittadini Atac, con nomi pescati fuori dai giri romani e dal litigioso raggio magico che circonda la sindaca.
Come amministratore delegato dell’Acea è stato scelto il milanese Stefano Donnarumma, già  in Acea, poi in Adr (Aeroporti di Roma) e infine direttore reti della A2A. All’Atac un altro milanese, Bruno Rota, l’uomo che ha diretto per anni l’azienda di trasporti meneghina Atm.
«Le migliori scelte possibili», esulta un lobbista. Accompagnate da altre nomine: l’avvocato Luca Lanzalone alla presidenza di Acea e Liliana Godino nel cda, genovesi come Grillo, e Gabriella Chiellino, veneta come Colomban.
La via pentastellata alla lottizzazione: un mix di competenze e di fedeltà , in ogni caso il tentativo di superare la prima fase dell’uno vale uno, caro a Grillo e Casaleggio senior, con i nomi da reclutare in vista di un’ipotetica squadra di governo per il dopo-elezioni (ma Di Maio giura che sarà  presentata prima del voto).
Quasi una divisione di ruoli: al partito, ai volti mediaticamente più noti, i Di Maio e i Di Battista, il compito di rappresentare pubblicamente l’anima di lotta di M5S, la diversità  grillina dagli altri partiti, sempre più labile.
A Casaleggio e ai suoi la gestione delle relazioni di potere che aprono le porte del governo, ma anche a preziose relazioni tra aziende che si occupano di web. «La forza del M5S si basa sull’unione paritaria di due componenti, quella analogica e quella digitale, che non avevano mai trovato prima una sintesi politica così micidiale», scrive Giuliano da Empoli, già  consigliere di Matteo Renzi, in “La rabbia e l’algoritmo. Il grillismo preso sul serio”, appena pubblicato da Marsilio.
Ma l’evoluzione di M5S va in direzioni inaspettate, anche rispetto ai movimenti populisti europei cui viene comunemente associato. Nè il Front National di Marine Le Pen in Francia nè l’Ukip in Inghilterra, infatti, hanno potuto godere delle entrature con un pezzo di establishment che Casaleggio e i suoi stanno coltivando.
È una storia molto italiana. Un movimento nè di destra nè di sinistra, con quasi un terzo dei voti, ha interesse a presentarsi come una possibile forza di governo, garantendo che non offrirà  posti soltanto ai suoi, a una classe dirigente che continua a non avere.
E enti di Stato, apparati e giù giù la pletora di faccendieri, lobbisti, comunicatori, il contesto romano che fa da sfondo a ogni potere, ha interesse a occupare quello spazio vuoto: a proporsi come quella classe dirigente che non c’è.
È questa la doppia conversione, il doppio movimento da tenere d’occhio nei prossimi mesi.
Fratello governo, sorella lobby.

(da “L’Espresso”
)

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M5S A CACCIA DI CLASSE DIRIGENTE TRA MANAGER GRADITI AI POTERI FORTI E GRANDI COMMIS

Maggio 28th, 2017 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA DI GRILLO E CASALEGGIO: SI SONDA TRA NOMINE, CONVEGNI E BLOG

«Il Movimento 5 Stelle dovrebbe scoprire la responsabilità  nazionale e aggregare persone competenti». L’auspicio di Gustavo Zagrebelsky non è rimasto lettera morta. Da due mesi, a partire dal convegno di Ivrea per ricordare Gianroberto Casaleggio, il M5S cerca docenti, magistrati, imprenditori, manager, scienziati.
Una «riserva repubblicana» spendibile in ministeri, Authority, istituzioni di garanzia, enti e aziende pubbliche.
Il vincolo di militanza varrà  per i candidati al Parlamento, non per la squadra di governo. Allo scouting lavorano Grillo, Casaleggio e una manciata di parlamentari su tre canali: nomine, convegni, blog.
L’errore da non ripetere
Roma docet: senza èlite non si governa. Dopo un anno, Virginia Raggi è ancora senza capo di gabinetto. Al Consiglio di Stato si ride ricordando il giorno in cui la sindaca bussò alla porta del presidente Pajno, come a un ufficio di collocamento, chiedendogli un giudice in prestito.
Memori di questo e altri pasticci, Grillo e Casaleggio hanno avocato le nomine nelle aziende municipali, Ama (rifiuti) e Acea (acqua, energia).
In pochi mesi sono piovuti centinaia di curricula di manager. Per l’Acea le opzioni ideologiche del Movimento (acqua pubblica) rischiavano di incendiare i rapporti con i soci privati, i francesi di Suez e Caltagirone.
Il giro di nomi per la presidenza è stato vorticoso.
Un filone cattolico portava all’economista Leonardo Becchetti e al giurista Salvatore Sica. Emissari della borghesia romana pro Raggi sponsorizzavano altri due giuristi: Vincenzo Zeno Zencovich e Ugo Mattei. Il primo, romano con passato radicale e legami trasversali (assiste la Boschi su Banca Etruria), è il maestro di Pieremilio Sammarco, con cui la Raggi fece pratica legale.
Mattei, torinese, padre del referendum sull’acqua (recentemente invitato a parlarne in Vaticano), intrattiene buoni rapporti anche con Chiara Appendino.
Ma Grillo e Casaleggio hanno esautorato la Raggi (i francesi di Suez hanno trattato direttamente con i vertici) collocando alla presidenza Acea l’avvocato di fiducia Luca Lanzalone, genovese.
Per l’amministratore delegato, esponenti romani del M5S (gli stessi che si fanno vedere al circolo canottieri Aniene) hanno chiesto consiglio ad Aurelio Regina, già  vicepresidente di Confindustria, uomo di raccordo tra i poteri capitolini.
Il prescelto è Stefano Antonio Donnarumma, manager noto (arriva dalla multiutility milanese A2A) e gradito a Caltagirone.
Se le scelte in Acea parlano al mondo industriale, quelle in Ama consolidano i rapporti con ambientalisti e cattolici.
Come presidente e amministratore è stato designato Lorenzo Bagnacani. Manager emiliano già  voluto da Pizzarotti e Appendino per le aziende rifiuti di Parma e Torino, arriva con l’imprimatur di Walter Ganapini, ambientalista storico stimato da Grillo. Anche gli altri due membri del Cda sono esperti del settore: Andrea Masullo è un esponente dell’ambientalismo cattolico romano; Emmanuela Pettinao della fondazione dell’ex ministro verde Edo Ronchi.
Lo scouting nei convegni
Il secondo filone della caccia alla classe dirigente si snoda con convegni tematici. Qualche giorno fa alla Camera hanno dialogato con il M5S gli economisti Mariana Mazzucato (University College London, neokeynesiana stimata anche da D’Alema), Giovanni Dosi (Sant’Anna di Pisa), Pasquale Tridico (Roma Tre) e Corrado Spinella, fisico del Cnr.
Ma agli osservatori più smaliziati non è sfuggito un altro nome: Paolo De Ioanna. Consigliere di Stato, capo di gabinetto di Ciampi e Padoa-Schioppa, figura di peso nei Palazzi romani.
Poi c’è Vito Cozzoli. Alto funzionario della Camera (era capo di gabinetto allo Sviluppo Economico con Federica Guidi, rimosso da Calenda), alla presentazione del suo libro ha invitato Luigi Di Maio (unico a chiamarlo pubblicamente per nome). Evento ospitato in pompa magna dal Centro studi americani, di cui Gianni De Gennaro è presidente e Cozzoli consigliere (nel suo curriculum rapporti con il governo Usa); il direttore è Paolo Messa, consigliere di amministrazione Rai.
Tra magistrati amministrativi e grand commis, sensori degli equilibri di potere, non mancano quelli stimati dal M5S.
Come Sergio Santoro, già  capo di gabinetto con Alemanno, e Oberdan Forlenza. Attenti ai segnali: in pochi giorni il Tar Lazio ha assestato un micidiale uno-due (Colosseo e musei) al governo Pd.
Dal Consiglio di Stato (dove Renzi non è mai piaciuto) filtra un raffreddamento dei rapporti anche con Maria Elena Boschi.
Le attenzioni del M5S verso i magistrati sono molteplici. Al convegno di Ivrea c’era Stebastiano Ardita, pm siciliano che con Piercamillo Davigo ha fondato la corrente togata Autonomia e Indipendenza.
All’ultimo momento avevano dato forfait il procuratore di Milano, Francesco Greco, e il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone. Assenze scevre da pregiudizi, tanto che Cantone sarà  protagonista del prossimo convegno del M5S, assieme a Davigo e a due magistrati antimafia siciliani: Nino Di Matteo (pm del processo Stato-mafia) e Gioacchino Natoli (fu pm del processo Andreotti, ora è distaccato al ministero della Giustizia).
Mercoledì alla Camera parleranno anche il presidente emerito della Consulta Ugo De Siervo e due membri degli organi di autogoverno dei magistrati amministrativi (Giuseppe Conte) e contabili (Giacinto Della Cananea).
Sconosciuti al grande pubblico, non alle èlite. Conte è docente a Firenze e allievo di Guido Alpa, storico presidente nazionale degli avvocati.
Della Cananea, docente a Tor Vergata e presto bocconiano, è allievo di Sabino Cassese, ministro con Ciampi e poi giudice costituzionale.
Nel mondo giuridico sono state apprezzate le designazioni di Franco Modugno alla Corte costituzionale e Alessio Zaccaria al Csm.
Giuristi seri e non carrieristi, chiamati dal M5S senza logiche di appartenenza. Modugno, emerito alla Sapienza, fu interpellato da un deputato grillino mentre guardava in tv una partita della Juve, di cui è tifoso sfegatato.
Un suo allievo, Alfonso Celotto (docente a Roma Tre), è al lavoro per dare vita a un think tank indipendente con docenti e magistrati.
Celotto è stato anche intervistato sul blog di Grillo, come il presidente emerito della Consulta Valerio Onida e altri esperti: dal fisico Valerio Rossi Albertini ai sociologi del lavoro Domenico De Masi e Giuseppe Della Rocca; dallo scienziato Guido Silvestri al politologo Alberto Aubert. Paolo Magri (direttore dell’Ispi, docente bocconiano e segretario italiano della Commissione Trilateral) è stato relatore al convegno di Ivrea.
Una squadra da costruire
La caccia alla classe dirigente può avere esiti diversi. Quello minimalista: stabilire relazioni con le èlite. Quello estremo: tenere in panchina i ragazzotti del Movimento (ambiziosi, non sempre adeguati) e schierare una squadra di governo qualificata e inattaccabile.
I sogni proibiti si chiamano Tito Boeri, liberal bocconiano presidente dell’Inps nominato da Renzi con cui manifesta distanza; Tomaso Montanari, storico dell’arte e pupillo di Salvatore Settis, alfiere della gestione pubblica dei beni culturali e neo presidente dell’associazione Libertà  e Giustizia; Davigo, Onida o Zagrebelsky.
Alla base c’è un ragionamento che un dirigente pubblico, non privo di simpatie grilline, sintetizza così: «Finora il M5S, alla prova del governo, ha dimostrato di non determinare soluzione di continuità : se la città  funziona, come Torino, continua a funzionare. Se è un disastro, come Roma, resta un disastro. Il punto, in vista delle elezioni nazionali, è che l’Italia assomiglia più a Roma che a Torino. Anche i grillini se ne sono resi conto».

Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa”)

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DI MAIO EQUILIBRISTA: “SE ANCHE LA RAGGI FOSSE RINVIATA A GIUDIZIO NON DOVREBBE DIMETTERSI”

Maggio 26th, 2017 Riccardo Fucile

LE REGOLE VALGONO SOLO PER GLI ALTRI… E SUL REFERENDUM SULL’EURO CAMBIA ANCORA IDEA

Luigi Di Maio rilascia oggi un’intervista al Messaggero nella quale dice due cose molto interessanti su Virginia Raggi e sul referendum sull’euro. Vediamole.
Anche Virginia Raggi è indagata per falso e abuso d’ufficio.
«Non è accusata di aver sabotato un’inchiesta sulla stazione appaltante d’Italia, ha messo una firma sotto a un foglio. In casi analoghi non abbiamo chiesto dimissioni di altri sindaci
Ma se la sindaca fosse rinviata a giudizio, in tal caso dovrebbe lasciare?
«Il nostro codice etico prevede che in caso di condanna in primo grado si venga esclusi dal M5S, o sospesi o espulsi. Ma ci riserviamo discrezionalità : ricordo che sono state adottate misure anche solo in caso di avviso di garanzia, se dalle carte legate all’avviso risultano evidenze immorali interveniamo immediatamente. Ma anche senza avviso: abbiamo espulso il sindaco di Gela perchè rifiutava di tagliarsi lo stipendio nonostante l’impegno preso».
Innanzitutto, Luigi ha ragione: è vero che i grillini non hanno chiesto le dimissioni di sindaci per un avviso di garanzia per abuso d’ufficio. Loro hanno soltanto chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno per un avviso di garanzia per abuso d’ufficio. Il che è moooolto diverso, vero?
In secondo luogo va segnalato che a Roma nessuno — nemmeno Virginia Raggi — si taglia lo stipendio.
Così non c’è rischio di doverla cacciare per non averlo fatto. Machiavellico, eh?
Ma è più interessante quello che dice Di Maio riguardo il referendum sull’euro:
Il referendum anti euro fa ancora parte del programma M5S?
«Per indirlo ci vorrà  almeno un anno e in quell’anno io spero che il M5S possa portare ai tavoli europei la modifica dei trattati, come ormai chiede anche l’asse franco-tedesco. Io non sono d’accordo con Trump sugli interventi in Siria, ma quando dice “Voglio abbassare le tasse alle imprese facendo un po’ di deficit e faccio gettito per lo Stato per ripagare il debito” va in una direzione opposta a quella dell’Europa che vuole l’austerity contro le manovre espansive.
Ecco, anche noi dobbiamo investire su larga scala anche attraverso deficit e spending review, quindi nell’anno in cui indiremo il referendum speriamo che l’Europa possa tornare indietro su tutti i suoi parametri di austerity».
Di Maio infatti in un’intervista rilasciata a Ballarò disse di preferire “l’euro 2 o monete alternative”. Ora in questa risposta sembra preferire l’opzione “cambiare l’Europa”: l’argomento utilizzato da tutti i candidati moderati e democratici in campagna elettorale, contro l’austerity non contro l’Europa.
Da quel poco che si capisce dalla risposta piuttosto confusa, poi, il vicepresidente della Camera immagina che l’azione politica del M5S in Europa sia in grado di far cambiare idea all’Europa “in un anno” sotto la minaccia del referendum in Italia. Quello che succederà , invece, è l’esatto contrario.
Come ha spiegato il Financial Times dando a lui e a Grillo dei ciarlatani, infatti, nel momento in cui si annunciasse la procedura per un referendum consultivo sulla moneta unica comincerebbe una fuga di capitali che in breve tempo metterebbe in ginocchio il paese e lo farebbe precipitare di nuovo in una crisi da spread.
Quale tipo di potere negoziale possa avere l’Italia in condizioni simili è un mistero che Luigi Di Maio dovrebbe spiegare alla luce della storia recente del Vecchio Continente (la Grecia di Tsipras) e dei fondamentali dell’economia.
Ma forse stiamo chiedendo troppo.

(da “NextQuotidiano”)

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LA FALSA (E PROVOCATORIA) LETTERA APERTA DELLA APPENDINO AI CITTADINI DI TORINO

Maggio 26th, 2017 Riccardo Fucile

“VOI MI VOTATE E POI IO COMANDO: QUESTA E’ LA PARTECIPAZIONE DAL BASSO”

«Cari cittadini. Vi scrivo questa lettera per spiegarVi meglio il concetto di partecipazione dal basso. È molto semplice: Voi mi votate e poi io comando.Con questo intendo dire che chiunque voglia opporsi a me finirà  arrestato oppure bastonato dalla polizia.Mi sento pronta a comandare e per farlo devo fare in modo che la polizia e i magistrati mi siano amici, di modo tale che se la prendano con chi non ubbidisce.
Per questo li ho ringraziati per le cariche del 1 maggio e per gli arresti all’asilo occupato di pochi giorni dopo. Ho infine ringraziato il PM Rinaudo da sempre in prima linea nel reprimere tutte le opposizioni e in particolare i No Tav.
Un ultimo avvertimento a chi si sentisse deluso dal mio operato: se siete senza casa, senza soldi, se non volete un altro supermercato sotto casa oppure se pensate che io stia solo finendo il lavoro iniziato dal PD…Vi conviene stare zitti e rigare dritto perchè io sono l’unica alternativa possibile».
Sul manifesto, insieme al simbolo del Movimento 5 Stelle, compaiono anche i loghi della Polizia di Stato, della Compagni di San Paolo, della Lavazza e di Telt, società  italo-francese che si occupa della costruzione e poi della gestione della Torino-Lione. La lettera, che fino ad ora non è stata rivendicata, contiene riferimenti alle tensioni del primo maggio e all’arresto di alcuni anarchici nell’asilo occupato di via Alessandria. Scrive l’ANSA che del caso si sta occupando la Digos, che ha segnalato l’episodio alla Procura.
Potrebbe trattarsi del gesto di esponenti di area antagonista.

(da “NextQuotidiano”)

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M5S E LA BENEFICENZA CON LA PUBBLICITA’: IL LOGO DEL PARTITO SU UNA SCUOLA RICOSTRUITA A BENEVENTO

Maggio 26th, 2017 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL SINDACO MASTELLA: “E’ SCONCERTANTE FAR APPORRE UNA TARGA CON IL SIMBOLO DEL PARTITO”

La ricostruzione di una scuola danneggiata dall’alluvione del 2015 a Benevento è diventata oggetto di una contesa politica tra il sindaco ed ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, e il Movimento 5 Stelle.
«È davvero sconcertante e scandaloso quanto accaduto oggi all’Istituto Rampone di Benevento. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle, guidati dall’onorevole Luigi Di Maio, hanno fatto apporre una targa con il simbolo del loro partito all’interno di una scuola a cui, con finta generosità  mediatica, avevano elargito un contributo in denaro dopo l’alluvione del 15 ottobre 2015», denuncia il sindaco Mastella in una nota.
Per Mastella «è ancora più grave che ciò sia avvenuto alla presenza di un parlamentare che, rivestendo la carica di vicepresidente della Camera, avrebbe dovuto far prevalere un atteggiamento di tipo istituzionale piuttosto che l’irresponsabilità  del militante politico qualsiasi. Quanto accaduto stamani conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, l’assoluta mancanza di cultura istituzionale da parte dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle».

(da “La Stampa”)

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LA VILLA FRANCESCANA DI BEPPE GRILLO A 15.000 EURO A SETTIMANA

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

“MOVIMENTO FRANCESCANO” A PAROLE, POI NON SI INTERESSANO DEGLI ULTIMI E IL SUO CAPO FA LA BELLA VITA TRA VILLE, YACHT E RESORT ESOTICI

Beppe Grillo torna a spiegarci oggi dalle pagine del suo blog pieno di pubblicità  che il MoVimento 5 Stelle è un movimento francescano.
Non a caso la data di fondazione del MoVimento è il 4 ottobre, giorno nel quale si festeggia San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.
Dato che il M5S è nato sotto il segno di San Francesco il partito di Grillo si pone in continuità  ideale con gli insegnamenti del poverello d’Assisi.
Ovviamente Grillo ha in mente la povertà  predicata da San Francesco. Allo stesso modo i portavoce del M5S non si vogliono arricchire con la politica.
All’interno del MoVimento Grillo rappresenta più il Papa che approva la regola dell’Ordine francescano che un umile fraticello.
Ed è curioso che un partito di un paese democratico si voglia plasmare sull’immagine di un ordine conventuale, che a dirla tutta proprio democratico non è.
Grillo insiste molto sul fatto che a differenza degli altri partiti politici il suo è l’unico che ha davvero a cuore gli interessi dei cittadini. Così come San Francesco aveva fondato l’Ordine dei Frati Minori per avvicinare la Chiesa al popolo Grillo e Casaleggio hanno fondato il M5S per portare la democrazia nel Paese.
È curioso che i francescani abbiano ottenuto il riconoscimento proprio da quella Chiesa corrotta che Francesco combatteva, chissà  se Grillo accetterà  l’investitura da parte dei Poteri Forti.
C’è però qualcosa che stride con questa rappresentazione francescana del M5S. Ad esempio l’attenzione verso gli ultimi.
Non si può certo dire che il M5S sia davvero francescano sotto questo punto di vista. Al di là  di ricordare come Grillo fosse a favore del reato di immigrazione clandestina basta citare quello che il Capo Politico del MoVimento ha scritto contro i migranti. San Francesco non avrebbe mai invitato a chiudere le porte dicendo che “portano malattie”, anzi li avrebbe accolti e curati.
San Francesco non avrebbe mai criminalizzato gli ultimi, in Italia gli ultimi non sono solo gli italiani che “non arrivano a fine mese” ma soprattutto i disperati che arrivano sulle nostre coste.
San Francesco predicava l’accoglienza, non la chiusura delle frontiere.
Il MoVimento 5 Stelle invece ha costantemente attaccato le ONG che operano nel Mediterraneo per salvare vite umane accusandole — senza alcuna prova — di lavorare per gli scafisti.
Ma le ville di Grillo sono accatastate come conventi?
Ma nel suo post Grillo non parla di accoglienza. Parla di democrazia (che c’è già  in Italia e che invece è completamente assente nel M5S) e di denaro. Grillo però non è proprio il prototipo del pauperista.
Ad esempio la famosa villa a Marina di Bibbona, già  luogo di riunioni del Direttorio, d’estate viene affittata alla modica cifra di 15mila euro a settimana (spese per l’elettricità  escluse).
Si dirà  che lui queste cose se l’è guadagnate con il suo lavoro. Ma chi conosce la storia di San Francesco era figlio di un ricco commerciante di stoffe e che ha rinunciato a tutti i suoi beni. San Francesco non era nato povero, scelse di spogliarsi del superfluo
E non è quella l’unica proprietà  immobiliare di Grillo.
Tra il 2002 e il 2003 Beppe Grillo e suo fratello Andrea si sono avvalsi per due volte del cosiddetto “condono tombale” varato da Berlusconi e Tremonti per sanare la posizione, fino ad allora fuorilegge, degli immobili della società  Gestimar (il 99% della società  è di Beppe) che possiede una decina di proprietà  immobiliari.
All’epoca Andrea Grillo spiegava che anche se ritenevano di aver fatto tutte le cose bene e secondo la legge preferivano avvalersi della possibilità  di condonare gli abusi
Il senso di Grillo per la vita francescana
Grillo — questo prototipo di francescano 2.0 — invece è stato visto trascorrere il Ferragosto a bordo dell’Aldebaran, lo yacht da 42 metri dell’imprenditore Enrico De Marco, re della simil-pelle.
Il tutto in una delle location meta per antonomasia del vippume e dei ricchi italici: Porto Cervo.
Nel Capodanno del 2015, Grillo invece se la spassava in Kenya a Malindi nel resort di proprietà  di Flavio Briatore.
Nel 2013 infine, quando il Paese appena uscito dalle elezioni politiche non era ancora in grado di formare un Governo Grillo rinviò l’incontro al Quirinale perchè impegnato a fare vacanza in Costa Smeralda.
L’unica cosa che Grillo dice di non possedere è proprio il suo blog.
C’è chi dirà  che Grillo facendo politica “ci ha rimesso”, ma le cose non stanno proprio così.
E a dirla tutta Grillo dice di non essere un politico ma un comico. E soprattutto non è stato eletto. Si dirà  allora che Grillo (e Casaleggio) non sono il MoVimento e che l’esempio francescano lo danno gli eletti.
Ed è interessante perchè una gran parte degli eletti del MoVimento 5 Stelle proprio grazie alla politica ha notevolmente migliorato il proprio tenore di vita.
Personaggi come Roberto Fico, che prima di entrare in Parlamento non avevano un lavoro o un reddito fisso e che oggi tra stipendio e “rendicontazioni” vedono transitare sui loro conti correnti qualcosa come diecimila euro al mese non sono i prototipi del pauperismo francescano.

(da “NextQuotidiano”)

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LELLA BOTTAZZI, LA CANDIDATA M5S A GRUGLIASCO E’ UNA FAN DELLE SCIE CHIMICHE E DEI RAZZISTI

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

UNA CHE VEDE COMPLOTTI OVUNQUE: DALLE SCIE CHIMICHE AI CINESI CHE NON MUOIONO FINO AGLI IMMIGRATI CHE PRENDONO 40 EURO (L’INFLAZIONE…) PER NON LAVORARE, FINO ALLO STERMINIO DEI ROM

Scie chimiche, frasi inneggianti allo sterminio dei rom, un occhiolino a CasaPound e a Salvini.
Ma anche tante fake news “gentiste”, contro il Pd, contro i cinesi e gli stranieri in generale, a sostegno della famigerata cura “di Bella” e foto di gattini in quantità .
È tutto sulla pagina facebook di Lella Bottazzi, la candidata sindaca del M5s a Grugliasco che la settimana scorsa ha ricevuto la visita del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Vogliamo migliorare le cose – ha detto -. Ho 56 anni, potevo starmene in un angolino, ma l’ho fatto perchè ho un figlio di 28 anni, abita qui e avrà  una famiglia qui, quindi voglio migliorare il luogo in cui viviamo”.
Queste le sue poche semplici frasi pronunciate prima di lasciare spazio a Di Maio e al suo comizio.
Supportata dai consiglieri regionali Davide Bono e Francesca Frediani, ma anche dalla “padrona di casa”, la deputata Laura Castelli, la candidata di Grugliasco basa la sua campagna elettorale sulle più classiche delle lotte ambientaliste: stop alla cementificazione, più raccolta differenziata, migliori collegamenti pubblici con la città  e stop all’inceneritore.
Ma sulla sua pagina Fb dà  il meglio si sè fino a invocare lo sterminio dei rom.
Il 31 maggio 2015 ne ha pubblicato uno rilanciando la classica bufala dei cinesi “immortali” e del riciclaggio dei documenti di quelli che muoiono senza lasciare tracce.
Sempre ai cinesi e alla loro evasione fiscale dedica un’altra immagine in cui si invita Equitalia a controllare le loro attività  lamentandosi del “razzismo anti italiano”.
Il 1° giugno pubblica un’altra bufala, quella dei 40 euro al giorno “per tutta la vita” con la foto di sei africani di fronte a un albergo.
Alcuni giorni dopo un’altra immagine con una scritta (un po’ sgrammaticata) contro “’sta commemorazione dei clandestini naufragati” per gli “italiani che lo Stato ha costretto a suicidarsi”.
E poi tante fake news, come quella dei timbri e delle schede elettorali trovate abbandonate sul ciglio di una strada o della polizia armata schierata dalla Francia alla frontiera per respingere tutti i clandestini.

(da “Lo Spiffero”)

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