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CAMPANIA: LA LUNGA LISTA DEI POLITICI CHE INTASCANO IL DOPPIO VITALIZIO

Ottobre 31st, 2011 Riccardo Fucile

SONO BEN 31 I POLITICI CHE SOMMANO LA PENSIONE REGIONALE A QUELLA OTTENUTA CON CARICHE NAZIONALI, DA BASSOLINO AD ALFREDO VITA A NICOLA MANCINO…INTANTO LA REGIONE AUMENTA IL NUMERO DEGLI ASSESSORI DA 12 A 14

“Meglio avere due ricche pensioni che una sola povera pensione” diceva un dimenticato spot di una assicurazione privata.
Trentuno politici campani annuiscono, in cuor loro.
Sono i fortunati che stanno cumulando la pensione parlamentare con il vitalizio di ex consigliere o assessore regionale.
E continueranno a farlo, perchè il provvedimento di abrogazione dei vitalizi regionali, annunciato qualche giorno fa dal presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, non ha valore retroattivo.
I diritti acquisiti non si toccano.
Chi ha fatto l’ambo, continuerà  a goderselo. Una supercasta di signori e signore che hanno conquistato una serenissima vecchiaia alle spalle dei disastrati conti pubblici, grazie a pochi anni trascorsi tra gli scranni del Parlamento e quelli della Regione Campania.
A cominciare dall’ex Governatore Antonio Bassolino.
Con tre mandati regionali (due da presidente Ds-Pd dal 2000 al 2010 e uno, lontanissimo, da consigliere Pci negli anni ’70) e sei anni nella Camera della Deputati, dal 1987 al 1993, fino alla sua elezione a sindaco di Napoli, l’ex comunista che denunciava gli scandali e le malversazioni della Dc a Napoli è diventato un pluripensionato della politica.
Come il suo acerrimo ‘nemico’ Alfredo Vito, un ex politico Dc spesso nel mirino degli strali di Bassolino, che dopo alcuni mandati in consiglio regionale divenne deputato nel 1987, fece il botto di 105mila preferenze uniche nelle politiche del 1992 e poi finì mani e piedi nella Tangentopoli napoletana.
Vito patteggiò decine di episodi di corruzione, restituì 5 miliardi di tangenti e spergiurò il suo definitivo ritiro dalla politica.
Ma nel 2001 cambiò idea e tornò in Parlamento grazie a Forza Italia.
Antonio Bassolino e Alfredo Vito, i due opposti accumunati dalla stessa sorte previdenziale.
Non sono gli unici.
Nell’elenco dei pluripensionati da diverse migliaia di euro al mese spuntano nomi che hanno fatto la storia della Prima Repubblica.
Ci sono l’ex ministro Dc dell’Interno ed ex vice presidente del Csm, Nicola Mancino, e l’ex ministro Psi delle Aree Urbane Carmelo Conte.
Ci sono l’ex parlamentare Dc Ugo Grippo e l’ex sottosegretario Psi di un governo Amato, Felice Iossa.
Ed ancora: l’ex consulente economico di Bassolino e sottosegretario del primo governo Prodi, Isaia Sales, l’ex parlamentare comunista Giovanni Russo Spena, gli ex parlamentari Pci e Pds Aldo Cennamo ed Abdon Alinovi, l’ex parlamentare socialista Francesco ‘Ciccio’ Barra, l’ex governatore in quota An Antonio Rastrelli, l’ex deputato aennino Sergio Cola.
Grazie a vecchie e generose leggi, gli ex parlamentari eletti prima del 1996 hanno potuto in qualche caso maturare il diritto alla pensione prima dei 60 anni, mentre gli ex consiglieri regionali iniziano a intascarla già  a 55 anni.
A questo aggiungiamo una leggina regionale che ha equiparato gli ex assessori di Bassolino agli ex consiglieri, infoltendo così l’elenco complessivo degli aventi diritto al vitalizio regionale.
Un elenco lievitato fino a 294 nomi, come ha rivelato una documentata inchiesta in più puntate di Gimmo Cuomo del Corriere del Mezzogiorno, che ha preso il là  da un articolo sul Corriere della Sera di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul ‘cumulo’ in Campania dell’indennità  parlamentare con la pensione regionale di cui godono otto politici.
Almeno quest’ultimo privilegio è stato cancellato pochi giorni fa. O meglio, è stato “sospeso”.
Al termine della legislatura, infatti, anche i deputati e senatori campani riotterranno il loro vitalizio regionale e lo sommeranno a quello di parlamentari. Olè.
Accade in Campania, dove a breve la giunta regionale lieviterà  da 12 a 14 assessori.
Si attende solo la ratifica del secondo passaggio in aula di una modifica statutaria già  approvata in prima battuta ad agosto.
Il governatore Stefano Caldoro giura che l’incremento avverrà  a costo zero. Impossibile: tra spese di segreteria, auto blu e funzionamento dei due nuovi assessorati calcola l’incremento dei costi in oltre un milione di euro l’anno. Tanto paghiamo noi.

Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SEI CONSIGLIERE REGIONALE E INQUISITO? IN CAMPANIA NON PERDI LO STIPENDIO

Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile

UNA NUOVA NORMA SALVA LA CASTA REGIONALE IN CASO DI INDAGINI… IL CONSIGLIO SI COSTITUISCE PARTE CIVILE NEI CONFRONTI DI UN ESPONENTE CONDANNATO PER CAMORRA, MA GLI LASCIA POLTRONA E SALARIO

Legalità  a intermittenza in Regione Campania.
Si accende e si spegne nello spazio di un secondo.
Luce accesa: il consiglio regionale si costituisce parte civile nei confronti di un proprio esponente condannato per camorra.
Luce spenta: nell’ambito della stessa delibera, il parlamentino campano stabilisce che quel politico continuerà  a percepire un lauto stipendio pubblico.
E alla fine restano principalmente le ombre di un provvedimento che evita di calcare la mano nei confronti di del consigliere di maggioranza Roberto Conte, ex Verde, ex Margherita e Pd, eletto nel 2010 in una lista alleata del Pdl, condannato per camorra con sentenza non definitiva a due anni e otto mesi per aver stretto un patto di scambio politico-mafioso col clan di Giuseppe Misso, egemone nel quartiere Sanità .
La condanna arrivò nel giugno di due anni fa al termine di un processo condotto dal pm della Dda Giuseppe Narducci, oggi assessore alla Legalità  nella giunta arancione di Luigi de Magistris.
Conte, peraltro inquisito anche in altre inchieste per reati contro la pubblica amministrazione, oltre alla retribuzione conserverà  la speranza di ritornare in carica se il processo d’Appello dovesse ribaltare la pronuncia di primo grado.
Stipendio al sicuro pure per Alberico Gambino (Pdl), consigliere regionale fresco di sospensione dalla carica per un’inchiesta: arrestato a luglio, dopo qualche settimana nel carcere di Fuorni è ai domiciliari nella sua casa in costiera amalfitana con l’accusa di essere il capo di un cartello criminale che ha soggiogato la vita politico-amministrativa del Comune di Pagani (Salerno), del quale è stato a lungo sindaco. Gambino era appena uscito da un lungo periodo di sospensione conseguente a una condanna non definitiva per peculato: la Cassazione ha ordinato la ripetizione del secondo grado di giudizio, trasferendone la competenza da Salerno a Napoli.
Il Consiglio regionale della Campania ha approvato un provvedimento per (ri)sospendere di fatto dalla carica Conte, nonostante un decreto di qualche mese fa del governo Berlusconi ne avesse disposto il reintegro.
La proposta di legge, che consente all’istituzione di costituirsi parte civile nelle vicende giudiziarie che riguardano Conte, facendo così scattare una nuova sospensione, è stata presentata dai consiglieri Sergio Nappi e Angelo Marino di “Noi Sud”, ed è stata poi sottoscritta anche da altri consiglieri.
Ma per il Pd non era abbastanza.
Il loro capogruppo Giuseppe Russo ha presentato un emendamento per abolire il 50% dell’indennità  che la legge campana attualmente prevede a favore di chi si trova nell’incresciosa situazione di essere sospeso a causa di problemi di natura penale.
Il consigliere sospeso riceve poco più di 5000 euro lordi al mese.
Va aggiunto che al posto di chi perde temporaneamente la poltrona, si insedia il primo dei non eletti nella lista.
Che viene retribuito per intero, circa 11.000 euro lordi. E conserva il diritto a mantenere le somme percepite anche dopo l’eventuale reintegro del politico congelato.
“E’ un’indennità  di funzione, non di carica — ha protestato Russo — non possiamo continuare ad elargire alcun compenso o percentuale di compenso quando la funzione non viene esercitata. Il Consiglio regionale della Lombardia nel 1995 produsse un disegno di legge che ridusse del 90% l’indennità  ai consiglieri sospesi.”.

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I BOSS IN ROLLS ROYCE ALLA FESTA DEL QUARTIERE CON LA FOLLA CHE LI ACCLAMA

Settembre 28th, 2011 Riccardo Fucile

A NAPOLI I CLAN IN PIAZZA: “ONORIAMO I NOSTRI MORTI”

Il “Padrino” arriva a bordo di una Rolls Royce bianca per dare il via ufficiale ai festeggiamenti.
La folla aspetta, gradisce, applaude.
Lui scende dall’auto, sotto una pioggia di coriandoli colorati stringe mani e bacia sulla bocca i suoi uomini: un gesto altamente simbolico, che sta a indicare un legame indissolubile con la Famiglia.
Perchè quella è una festa di camorra.
È iniziata cosi, domenica, la “Ballata dei Gigli” di Barra, che si celebra da oltre un secolo nel quartiere alla periferia orientale di Napoli.
Ma che è sempre più monopolizzata dalla criminalità  organizzata che, salvo poche eccezioni, gestisce per intero la Festa.
Indisturbati, i clan utilizzano quel momento per suggellare patti e mandare messaggi di sfida ai rivali.
Alla luce del giorno.
A Barra, il clan egemone è quello dei Cuccaro-Andolfi: un anno fa, la piazza salutò il ritorno in libertà  del capo, Angelo Cuccaro, con una canzone dal titolo e dal testo inequivocabili, «’O Re».
Quel giorno, l’omaggio a un altro boss, Arcangelo Abete, leader del gruppo di fuoco dei cosiddetti “Scissionisti” di Secondigliano, altra zona incandescente della città , svelò a tutti l’accordo tra i due potenti clan: una morsa criminale che stringe la città  di Napoli da Nord a Est.
Un legame ancora più inquietante se si pensa che, proprio mentre domenica il clan inaugurava la festa a Barra, dall’altro lato della città  la camorra riprendeva a sparare: è la spia di una nuova sanguinaria faida in atto nei quartieri di Napoli.
Dopo quel patto suggellato un anno fa, la Procura di Napoli avviò pure un’indagine sulla Festa di Barra, senza tuttavia esiti significativi.
Così, domenica il clan ha mostrato i muscoli. Stavolta, il boss era lì in persona, in piazza, davanti al “giglio dell’Insuperabile”.
Camicia blu, cappellino da baseball bianco sul capo, è stato proprio Angelo Cuccaro a dettare i tempi della festa, a chiedere anche “un minuto di silenzio per i nostri morti”, mentre la fanfara dedicava a lui e al suo alleato di zona, Andrea Andolfi, la canzone «Sei grande».
Di lì a poco arriverà  anche l’omaggio degli organizzatori di un altro “giglio”: «Noi vi amiamo» urla Lello ‘O Cavallaro, al secolo Raffaele Maddaluno (suo fratello Ciro è il suocero del boss, ndr).
È il momento in cui un corteo di donne e uomini si reca in processione a salutare il boss.
Nei giorni precedenti, non si era sottratto al rito nemmeno uno dei parroci della zona, che ha benedetto quell’obelisco in legno alla pari delle altre “macchine di festa”. Senza apparenti esitazioni.

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NELLA NAPOLI SOMMERSA DALLA MONNEZZA CHI DOVEVA PULIRLA PENSAVA AD AUMENTARSI LO STIPENDIO

Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile

NEL GENNAIO DI QUEST’ANNO, IN PIENA EMERGENZA, LA SOCIETA’ “NAPOLISERIVIZI” HA INCREMENTATO LE RETRIBUZIONI DI 13 MANAGER PER UN COSTO DI 2 MILIONI DI EURO…DE MAGISTRIS PROMETTE: “SCIOGLIEREMO LA SOCIETA”

La meritocrazia in salsa partenopea. Una salsa che puzza di rifiuti e di clientelismo.
Gennaio 2011. Napoli è sommersa di monnezza, siamo nel mezzo di una delle periodiche crisi. Eppure in Napoliservizi, partecipata al 100% del Comune di Napoli, con la mission di preservare il “decoro urbano”, si autoattribuisce aumenti di stipendio di 1,7 milioni di euro all’anno.
I fortunati sono 13 superdirigenti, scelti dalla politica, ovvero dalla giunta della democratica Rosa Russo Iervolino, assessore al ramo il democrato Nicola Oddati.
Tra loro c’è il direttore generale Ferdinando Balzamo, assunto dal Cda presieduto da Ferdinando Balzamo. Non è un’omonimia.
E’ proprio un caso di autoassunzione, denunciato in consiglio comunale dal gruppo di Rifondazione Comunista.
Balzamo, ex assessore al Patrimonio, cognato di un consigliere comunale del Pd, fama di bassoliniano di ferro, ha goduto di un aumento di quasi 11.000 euro annui, che fanno lievitare il suo stipendio a circa 152mila euro annui.
Al secondo posto nella classifica degli aumenti c’è Ciro Turiello, circa 9.400 euro di ‘premio’, per un totale di 134mila euro.
E’ stato manager di Asìa, la municipalizzata della spazzatura, ha fatto parte della task force degli esperti del commissariato per l’emergenza rifiuti nel periodo in cui era retto da Antonio Bassolino.
Seguono, in ordine sparso, aumenti da circa 4mila a 6mila per undici manager retribuiti da un minimo di 56mila fino a 92mila euro annui.
Il meccanismo degli aumenti, ha rivelato Luigi Roano in un dettagliato articolo su Il Mattino, è nel superminimo.
Una voce della retribuzione concordata dal datore di lavoro e dal dipendente al momento dell’assunzione. Una voce che si stabilisce al di fuori del contratto.
E’ un modo col quale le aziende elargiscono aumenti al personale ritenuto di valore e capace di traghettarle verso l’ottenimento di eccellenti risultati.
Non pare però questo il caso di Napoliservizi, con la dirigenza premiata a dispetto dei sacchetti neri sparpagliati per strada, con tanti saluti al decoro urbano.
Nel bilancio di Napoliservizi, scrive Roano, troviamo una consulenza da 87mila euro e 330.000 euro postate alla voce ‘prestazioni di servizi.
Che siccome non possono superare i 5000 euro a prestazione, testimoniano che circa un centinaio di persone, forse di più, hanno collaborato con l’azienda per “migliorare il decoro urbano” di una città  seppellita dalla spazzatura.
Il nuovo sindaco, Luigi de Magistris, e il vice con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano, sono letteralmente inferociti.
E promettono tabula rasa di Napoliservizi tramite l’accorpamento con Asìa. Non sarà  facile e ci potrebbero essere ripercussioni serie nei rapporti col Pd.
L’azienda è uno dei pochi fortini democratici sopravvissuti alla rivoluzione arancione e procedere coi tagli potrebbe avvelenare ulteriormente i rapporti con il partito di Bersani, che nei giorni scorsi ha già  dovuto incassare la defenestrazione di Antonio Simeone dalla presidenza di Anm, la municipalizzata dei trasporti.
Intanto, l’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo annuncia l’imminente azzeramento del Cda di Napoliservizi.
“Questa società  — afferma l’assessore — è stata negli anni passati un bubbone clientelare che la giunta de Magistris sta aggredendo con determinazione. Gli aumenti sono scandalosi e dimostrano quanto sia degradato il quadro di quella società . La conduzione aziendale della società  ha determinato una serie innumerevole di sprechi, inefficienze ed anche la formazione di spese irregolari, o comunque operate in violazione della convenzione in essere con il Comune, sulle quali occorrerà  approfondire l’esame. Per di più, i servizi resi dalla società  ai cittadini, in primo luogo la cura del verde, lasciano non poco a desiderare”.
Realfonzo ricorda che il bilancio di previsione della nuova giunta ha tagliato 10 milioni di trasferimenti a NapoliServizi e rende noto che giovedì scorso la giunta comunale ha approvato una sua proposta di delibera che definisce una serie di modifiche dello statuto della società  ”che porteranno all’azzeramento del consiglio di amministrazione”.
”Va sottolineato, peraltro, che l’attuale Cda era stato prorogato per un anno dalla giunta Iervolino, con una procedura non prevista dallo statuto societario” conclude l’assessore.

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NAPOLI: IMMOBILI DEL COMUNE CONCESSI A PARTITI POLITICI CHE NEANCHE PAGANO L’AFFITTO, UN MILIONE DI EURO DI DANNO

Settembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile

LO DENUNCIA UN’INCHIESTA DEL QUOTIDIANO LOCALE “CRONACHE DI NAPOLI”… ORA IL COMUNE HA INIZIATO LE VERIFICHE: SONO GIA’ 31 GLI IMMOBILI FINITI NEL MIRINO

Il cronista scopre l’inghippo e denuncia lo spreco.
L’assessore si abbevera alla fonte dei suoi articoli e agisce.
Ed è stato così che, leggendo i puntuali reportage del giornalista di Cronache di Napoli, Ciro Crescentini, l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo (Idv) si è accorto che almeno 31 immobili di proprietà  del Comune sono stati assegnati a partiti politici che non sborsano i canoni di locazione.
“Il danno ammonta a circa un milione di euro”, precisa l’esponente della giunta del sindaco Luigi de Magistris.
Ma i meriti della scoperta sono tutti di Crescentini e della sua campagna stampa di fine agosto sull’utilizzo infruttuoso del patrimonio comunale.
Lo testimonia lo scambio di messaggi sulle bacheche delle rispettive pagine Facebook.
Si legge Crescentini che linka i suoi articoli, e Tuccillo che gli chiede ragguagli e la cortesia di spedirgli la documentazione attinente alle notizie pubblicate affinchè gli uffici facciano uno screening.
Detto, fatto.
Peraltro, era tutto in rete, sul sito internet dell’amministrazione comunale.
Crescentini ha incrociato i dati. “Lo scenario che emerge dai nostri controlli è estremamente grave — dichiara oggi Tuccillo, a tre giorni dalla pubblicazione del primo pezzo — ed il Comune si mobiliterà  immediatamente per la riscossione dei crediti vantati. In una congiuntura di seria sofferenza finanziaria tale situazione non è più tollerabile. I partiti politici rappresentano uno strumento essenziale nella vita democratica del Paese e dovrebbero contribuire alla credibilità  e al prestigio delle istituzioni, rappresentando esempi evidenti di rigore e di trasparenza”.
“Per mettere finalmente a reddito il nostro patrimonio immobiliare — conclude l’assessore — completeremo la ricognizione dei fitti attivi e di tutti i crediti vantati dal Comune. Il nostro patrimonio immobiliare appartiene al Comune ed ai suoi cittadini e non può essere depauperato e svilito così come è avvenuto nel corso di questi anni”.
E non sono soltanto i partiti ad aver approfittato gratis di beni pubblici.
Secondo le inchieste di Crescentini, l’amministrazione comunale di Napoli perde ogni anno 11 milioni di euro per il mancato incasso di canoni di locazione di case, negozi, scantinati e terranei concessi gratis o per importi irrisori.
Gli evasori vanno cercati anche tra aziende, associazioni culturali, sindacati, enti sportivi e ricreativi.
Diversi dei quali diretti da ex consiglieri comunali.
La politica che approfitta del proprio potere per evadere ai propri doveri, e strappare ingiusti privilegi.
Il sistema, scrive il giornalista di Cronache di Napoli, è quello del comodato d’uso. Per favorire gli amici degli amici.
Un sistema proliferato a lungo grazie all’assenza di un’anagrafe degli immobili.
Che però è stata infine disposta e preparata dalla Romeo Gestioni, e consegnata da tempo ai dirigenti. I dati ora sono pubblici.
La giunta de Magistris sa da dove cominciare per iniziare a ripianare i conti.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DECRETO RIFIUTI: IL GOVERNO BATTUTO DUE VOLTE

Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile

LA MAGGIORANZA SI SPACCA: PARERE FAVOREVOLE DEL MINISTRO PRESTIGIACOMO SU UNA MOZIONE IDV, MA MINISTRI E MAGGIORANZA VOTANO CONTRO

Il decreto sulla fase di criticità  per i rifiuti a Napoli e in Campania si avvia «verso il ritiro. Anzi verso la decadenza dei termini».
Intanto alla Camera è un altra giornata nera per la maggioranza, che va sotto due volte, in rapida successione.
Il motivo è l’approvazione di alcune mozioni di Idv e Api sulla quale il ministro Stefania Prestigiacomo aveva dato parere favorevole, ma l’intero governo ha votato contro.
In aula si è quindi scatenata la bagarre con l’opposizione che grida «dimissioni, dimissioni».
«No, non mi sento sconfessata», ha commentato il ministro dell’Ambiente, dopo che su una mozione col suo parere favorevole sui rifiuti, il governo ha votato contro. «Oggi è una giornata di particolare confusione ed è evidente che ci sono stati voti pasticciati, di cui mi rammarico, ma non mi sento sconfessata perchè non posso certo cambiare idea sul parere ad una mozione che chiede che i soldi per la Campania siano spesi con trasparenza» ha detto il ministro.
Con i voti della sola opposizione nell’aula della Camera è passata una parte di una mozione dell’Idv sui rifiuti, su cui il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva espresso parere favorevole, ma contro cui hanno votato i deputati di maggioranza e tutti i ministri.
Prestigiacomo si è astenuta mentre tutti i membri del governo in aula votavano no.
Il testo dell’Idv, su cui comunque il ministro aveva espresso parere favorevole, è passato con 287 no, 296 sì e sei astenuti.
Successivamente l’esecutivo è andato sotto nuovamente su una mozione dell’Api.
A questo punto dai banchi di opposizione si è ripetutamente urlato: ‘Dimissioni, dimissioni’.
Tensione nel Pdl: il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto si è più volte recato al banco del governo a parlare con il ministro Prestigiacomo ed è stato più volte invitato dal presidente Fini a tornare al proprio banco.
Alcuni ministri si sono avvicinati alla Prestigiacomo, primo fra tutti Ignazio La Russa, per comprendere il significato del suo atteggiamento.
In seguito a questo episodio, Pdl e Popolo e territorio (gli ex «responsabili»), hanno deciso di ritirare le loro mozioni in tema di rifiuti che avrebbero dovuto essere votate.
E spunta l’ipotesi di un nuovo provvedimento anche per evitare di lasciare «margini di ambiguità  legislativa» dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato.
Il decreto legge, che prevede il trasferimento della spazzatura campana verso le altre Regioni, martedì ha spaccato la maggioranza.
In particolare, la Lega chiedeva che l’ultima parola fosse data ai governatori del nord. L’ipotesi di un ritiro del provvedimento, vista la situazione di «stallo» che si è creata, era nell’aria.
Irata la reazione del Pd: “Dietro il rinvio c’e’ un prezzo da pagare: è il voto di questo pomeriggio. Lo scambio è tra i rifiuti di Napoli e il voto della Lega sull’arresto di Papa” dice Dario Franceschini.

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SUI RIFIUTI DI NAPOLI IL PDL SI SPACCA: “NON PASSERA’ PIU’ NULLA DI QUELLO CHE PROPONE LA LEGA”

Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile

SOPRASSALTO DI DIGNITA’ DI DECINE DI PARLAMENTARI DEL CENTRO SUD CONTRO I RICATTI PADAGNI…BERLUSCONI FURIBONDO CONTRO IL CARROCCIO: “VOGLIONO COSTRINGERMI A PROCLAMARE LO STATO DI EMERGENZA: SAREBBE COME AMMETTERE IL NOSTRO FALLIMENTO”

La Lega impone una radicale modifica del decreto-rifiuti.
Fino a notte tra Palazzo Chigi e i ministri del Carroccio la trattativa è andata avanti, ma finora il veto dei padani è stato irremovibile: niente rifiuti “speciali” nelle regioni del Nord, quella norma “dovrà  essere cambiata”, piuttosto il Cavaliere “proclami lo stato d’emergenza e risolva in Campania un problema che è solo dei napoletani”.
Una posizione “irresponsabile” secondo Berlusconi, per il quale la rigidità  del Carroccio “rischia di farci andare tutti a sbattere”.
Il premier stavolta è furibondo.
Il nuovo muro contro muro con l’alleato padano lo ha mandato fuori dai gangheri, guastandogli la soddisfazione per aver portato a casa la nomina di Draghi alla Bce.
In più lo hanno colpito come uno schiaffo le parole con cui Calderoli si è opposto all’adozione di un nuovo decreto-rifiuti, quell’accusa rivolta proprio a lui di aver provato a “truffare” il Nord, trasformando per legge i rifiuti solidi urbani in rifiuti speciali.
“La Lega – si è sfogato con un deputato napoletano del Pdl – pur di non far arrivare i rifiuti nelle altre regioni, mi vuole costringere a proclamare lo stato d’emergenza: sarebbe come ammettere che in tre anni tutto quello che abbiamo fatto non è servito a niente. Tornare al punto di partenza è una cosa inaccettabile”.
Ma il tempo stringe.
Il presidente della regione, Stefano Caldoro, gli ha spiegato chiaramente che senza decreto le province non possono svuotare gli Stir (gli ex impianti Cdr), premessa indispensabile per consentire un ritorno alla normalità .
Tutto il Pdl stavolta, messi da parte gli odi e le rivalità  tra cosentiniani e anticosentiniani, è sul piede di guerra.
“I parlamentari campani del Pdl – racconta uno deputato – sono 53 e sono tutti pronti a schierarsi contro la Lega. Al Senato e alla Camera non passerà  più nulla che interessa a Bossi”.
I parlamentari romani del Pdl, scottati dagli insulti di Castelli a proposito del pedaggio sul Gra, non la pensano diversamente. Insomma, la prospettiva è di una guerra totale dentro la maggioranza, proprio nei giorni in cui in Parlamento sta per arrivare la manovra di correzione dei conti.
Le due questioni s’intrecciano.
I leghisti infatti non s’accontentano di aver bloccato nuovamente il decreto sui rifiuti, adesso alzano il tiro: si aspettano infatti che la manovra dia risposte alle richieste sollevate a Pontida e si preparano alla pugna.
Lunedì Bossi ha convocato lo stato maggiore a via Bellerio, in vista dell’appuntamento del giorno dopo a Roma, il vertice con Berlusconi, Alfano e, soprattutto, Tremonti.
Sarà  quella la sede per l’esame della manovra correttiva e molti già  prevedono che “scorrerà  il sangue”.
Oltretutto nel Carroccio è in corso una guerra tra l’ala Maroni-Calderoli e il “cerchio magico” e proprio la finanziaria sarà  il terreno su cui ciascuna corrente proverà  a strappare le maggiori concessioni.
Per provare a circoscrivere l’incendio ieri mattina i capigruppo del Pdl di Camera e Senato – Cicchitto e Gasparri, Corsaro e Quagliariello – hanno incontrato riservatamente il ministro dell’Economia.
Disponibile a trattare sui contenuti, Tremonti su una cosa è stato irremovibile: la manovra potrà  essere spalmata su più anni, ma dovrà  essere contenuta tutta in un unico decreto legge.
Berlusconi era di avviso opposto, pensava a un decreto con una mini correzione per quest’anno (3-4 miliardi), per poi rinviare a dopo l’estate il resto della mazzata.
Una strategia che il capo del governo ha candidamente confessato durante la conferenza stampa a Bruxelles, provocando una reazione immediata a Roma.
Tremonti ha infatti preteso una smentita, costringendo il Cavaliere a far uscire una nota imbarazzata che confermava alla lettera il piano elaborato a via XX Settembre.
La tensione tra Berlusconi e Tremonti, nonostante l’intervento di mediazione dei capigruppo, è di nuovo salita alle stelle.
Il Cavaliere è preoccupato perchè vede tornare a galla la proposta di un governo di unità  nazionale, mentre lo spread tra titoli italiani e tedeschi tocca un nuovo record e le azioni del comparto bancario italiano affondano.
E sospetta il ministro dell’Economia di non essere del tutto estraneo a queste suggestioni politiche.
“Due mesi dopo l’esplosione dello scandalo Ruby – ricorda oggi un uomo vicino al Cavaliere – Nicola Latorre organizzò in gran segreto un incontro tra D’Alema e Tremonti all’hotel Excelsior di Roma.
Noi lo venimmo a sapere per caso e Berlusconi non la prese bene: “già  organizzano le cene per farmi fuori”, disse sibillino durante una riunione, pur senza fare nomi”.
Ecco, tra l’emergenza P4, lo scontro sui rifiuti e il braccio di ferro con Tremonti, il premier è ancora convinto che ci sia qualcuno ansioso di liberarsi di lui.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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RIFIUTI, IL QUIRINALE CONTRO IL GOVERNO: “FACCIA IL DECRETO PER RIPULIRE NAPOLI”

Giugno 24th, 2011 Riccardo Fucile

NAPOLI AL COLLASSO, SOS IGIENE, PER NAPOLITANO SIAMO DI FRONTE A UNA “EMERGENZA ACUTA E ALLARMANTE”…SCORTA ARMATA AI MEZZI DELL’AZIENDA RIFIUTI, GUASTO AL TERMOVALORIZZATORE DI ACERRA

A Napoli la situazione è grave, l’emergenza è “acuta e allarmante”, l’intervento del governo è “indispensabile”.
Il presidente Napolitano   raccoglie e rilancia l’allarme del sindaco Luigi De Magistris, che poco prima aveva dichiarato:   la situazione igienico-sanitaria “è grave”, c’è ormai “un rischio concreto per la salute dei cittadini”.
De Magistris in una conferenza stampa   ha anche duramente attaccato Berlusconi:   “Non ha fatto nulla per Napoli e per l’emergenza rifiuti, perchè se ne frega: altrimenti in queste ore avrebbe adottato altri provvedimenti”.
“Bisogna partire subito – ha aggiunto il primo cittadino – Le isole ecologiche devono essere immediatamente attive, non si può aspettare settembre”.
Fra le altre emergenze, “Il termovalorizzatore di Acerra è bloccato per un guasto”, ha fatto anche sapere il primo cittadino, “da ieri sera non funziona più”.
“Il Comune di Napoli ha individuato tre siti di trasferenza in città “, ha poi annunciato.   In questo modo “non dovremmo più dipendere da nessuno”.
Il primo cittadino non ha voluto però svelare quali siano questi siti, “per motivi di riservatezza”. Ma è filtrato che oltre all”Ex Icm del quartiere Ponticelli già  in uso,   i luoghi individuati sarebbero i capannoni dismessi di Gianturco e l’ex mercato dei fiori di San Pietro a Patierno.
Sul secondo sito la Provincia avrebbe dato l’ok.
De Magistris ha anche promesso un “impegno straordinario” della polizia municipale sul fronte della repressione dei roghi, “che rappresentano un pericolo per la salute pubblica”, e contro “chi rovescia per strada i cumuli. In tal senso – ha detto – arriverà  un’ordinanza tra poche ore”.
I mezzi Asia avranno scorta armata delle forze dell’ordine. Il sindaco non ha voluto svelare altri dettagli del piano anti- rifiuti.
“Non è opportuno in questa fase rendere conto di tutti i passi che stiamo compiendo”.
“No allo stato di emergenza”, ha infine chiarito il primo cittadino. “Stiamo cercando di agire nell’ambito dei poteri ordinari. Noi facciamo quello che il Comune può fare”.
“Sappiamo che i cittadini sono stremati dalla situazione – ha concluso – ma chiediamo un ulteriore sforzo per fare attenzione ai rifiuti che gettano via e   all’uso della differenziata.   Cercheremo di rimpinguare le casse dell’Asìa alla quale stiamo chiedendo in queste ore uno sforzo straordinario”.

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NAPOLI RISCHIA LO STATO DI EMERGENZA SUI RIFIUTI: IL GOVERNO GIOCA SPORCO

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

DE MAGISTRIS CHIAMA BERLUSCONI: “ASSUMITI LE TUE RESPONSABILITA'”…. LA LEGA BLOCCA IL DECRETO CHE PERMETTEREBBE DI TRASFERIRE I RIFIUTI, IL PREMIER FA IL VILE, IN STRADA A NAPOLI CI SONO 1.500 TONN. DI MUNNEZZA…OGGI LA PRIMA DELIBERA DEL COMUNE

Servono “ulteriori approfondimenti”, così il governo liquida l’ennesima emergenza rifiuti a Napoli e in Campania.
Il decreto per consentire il trasferimento della monnezza fuori regione neppure ieri è stato approvato, troppe le resistenze della Lega e delle regioni del Nord, troppo debole la schiera dei parlamentari campani del Pdl, ininfluenti gli appelli del governatore della Regione Stefano Caldoro e dei presidenti delle Province, tutti del partito di Berlusconi.
Ed è proprio al Presidente del Consiglio che in serata arriva una telefonata di Luigi de Magistris. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma anche gli altri, il governo, la regione e la provincia, devono muoversi, è la sostanza del colloquio.
à‰ amareggiato il nuovo sindaco di Napoli. “Prendiamo atto, ancora una volta, che il Governo non ha approvato un decreto legge fondamentale per Napoli e la Campania, nonostante la sollecitazione politica di tutti”.
In serata un lungo vertice col prefetto Andrea De Martino, il governatore Caldoro, la Provincia di Napoli, l’Asl e l’Arpac “perchè chi finora non l’ha fatto si assuma la sua responsablità . Se non si interviene subito con ordinanze urgenti anche dal punto di vista della sanità  pubblica Napoli si espone a rischi molto concreti”.
La riunione è aggiornata a questa mattina, il Comune farà  la sua parte pulendo la città  e individuando i luoghi dove trasferire i rifiuti in attesa che vengano trattati.
Poi toccherà  a Regione e governo.
Il rischio è il collasso, a Napoli, con una temperatura che ieri superava i 30 gradi, ci sono 1500 tonnellate di rifiuti per le strade, 10mila nell’intera provincia.
E sotto il Vesuvio ancora ricordano la frase di Berlusconi a poche ore dal ballottaggio che decretò il trionfo di de Magistris, la sconfitta dell’industriale Lettieri e l’umiliazione del Pdl: “Se perdiamo poi è inutile che i napoletani vengono a bussare da noi”.
Parole che rafforzano il sospetto che sulla pelle della città  si sta facendo un gioco sporco. Proprio nel giorno in cui Luigi de Magistris presenta la sua giunta di professori ed esperti, e il primo atto del nuovo governo cittadino: una delibera sulla gestione dei rifiuti che punta su tutto quello che nei decenni precedenti non è stato fatto.
Raccolta porta a porta fino a coinvolgere 325mila abitanti, dai 146mila di oggi, differenziata spinta, impianti di riciclaggio e compostaggio.
Con un no fermissimo alla spesa di 480 milioni per la costruzione di un inceneritore nel cuore industriale della città .
“Le nostre scelte mettono in discussione affari vecchi e nuovi sull’emergenza rifiuti, il no all’inceneritore fa tremare le lobby del settore, la camorra delle discariche abusive, del trasporto illegale dei rifiuti, si sente messa all’angolo. Stanno reagendo, ecco tutto”.
E’ lo sfogo di un giovane consigliere comunale.
La situazione è drammatica tanto che lo stesso governatore Caldoro non esclude la proclamazione dello stato d’emergenza.
“Non escludo la possibilità  che siano le stesse Province e i Comuni a chiedere alla Regione di comunicare al governo la richiesta di stato di emergenza”.
à‰ una battaglia, quella che si combatte sulla monnezza, sull’orlo di un nuovo baratro ambientale, civile ed economico.
E’ una guerra tutta politica tra la Lega e il Pdl, e dentro lo stesso partito di Berlusconi.
Da una parte alcuni parlamentari campani vicini al governatore Caldoro, come Mara Carfagna, che insieme al ministro Prestigiacomo chiedono che il governo approvi in fretta il decreto sui rifiuti, dall’altro l’ala filoleghista più interessata a mantenere gli equilibri già  precari con Bossi e Calderoli che a risolvere il dramma della Campania.
Novanta giorni, questo è il tempo che la Giunta de Magistris si assegna per portare la raccolta porta a porta a 325mila abitanti, altri tre mesi serviranno all’Asia, l’azienda dei rifuti ora guidata dal supertecnico Raphael Rossi, per predisporre un piano che estenda in tempi rapidissimi la differenziata all’intera città .
à‰ questo il nucleo centrale del programma del nuovo sindaco e del suo assessore all’Ambiente Tommaso Sodano.
No ai volantini pubblicitari, alla vendita di ortaggi non defoliati, all’uso indiscriminato dell’usa e getta.
Sì alla costruzione delle isole ecologiche con la definizione entro 15 giorni dei tempi della loro entrata in funzione, e alla realizzazione degli impianti di compostaggio, di valorizzazione dei rifiuti ingombranti e della carta. Ma servono soldi.
I 400 milioni bloccati ieri dalla Ue, che ha nuovamente sanzionato l’Italia per le inadempienze sulla gestione dell’emergenza rifiuti servivano come l’aria.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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