Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA ERA STATA AVANZATA DALLA MOGLIE DI MASTELLA: “OFFRIRA’ OPPORTUNITA’ DI LAVORO”: FORSE, MA FUORI REGIONE
Antonia Ruggiero, consigliera regionale del Pdl, ci ha provato fino alla fine: “Lo dico da presidente della
commissione che ha approvato all’unanimità quel testo di legge: rinviamo il voto”.
Sapeva, lei che anche oggi è partita qualche ora prima del solito dalle innevate montagne avellinesi per arrivare in tempo in Consiglio, che votare quel testo il giorno dopo la dichiarazione di stato di emergenza in Campania e mentre in Irpinia un’altra donna — la seconda in poche ore — moriva assiderata era quantomeno inopportuno.
di cambiare l’ordine dei lavori non c’è stato verso.
Così, dopo quasi un mese di inattività , il Consiglio regionale campano si è riunito per approvare una legge che regolamenta la professione di ‘maestro di sci’.
E non dello sci nautico, sia chiaro, ma di quello alpino.
“Un provvedimento atteso da oltre vent’anni, che dà risposte concrete a esigenze altrettanto concrete”, ha dichiarato entusiasta Sandra Lonardo Mastella, moglie dell’ex Guardasigilli Clemente e consigliera Udeur firmataria della proposta.
Che però non deve aver convinto del tutto, viste le polemiche che hanno seguito la votazione: due consiglieri del Pd usciti dall’aula per dissenso insieme ai colleghi del gruppo sono risultati comunque votanti, garantendo il numero legale che la maggioranza da sola non era riuscita a raggiungere.
Un piccolo caso, su cui i democratici annunciano ricorso dopo che la Giunta per il regolamento, a maggioranza, ha dichiarato comunque valido il voto garantendo per ora il via libera alla legge. “A chi ha osteggiato l’iniziativa, a chi ha ironizzato sull’opportunità di affrontare la votazione durante l’emergenza maltempo — ha detto la Lonardo insieme al collega di partito De Flaviis – rispondiamo che non vi sono leggi più o meno importanti. Questa offrirà opportunità di lavoro e di crescita professionale (oltre che sportiva) a tanti giovani”.
Ma quanti siano davvero gli aspiranti maestri di sci campani Sandra Lonardo non l’ha specificato: “Se fosse anche solo uno a trovare lavoro ne saremmo felici”.
Quel che è certo è che il fortunato sarà poi comunque costretto a esercitare la professione altrove, visto che in Campania c’è solo una stazione sciistica neanche troppo frequentata, complice la concorrenza delle vicine e più note località abruzzesi. È lì, infatti, che vanno i campani amanti della neve e della montagna.
Ed è sempre lì, non in Campania, che si è fatta le ossa pure Chiara Carratù, giovane sciatrice partenopea e nuova stella della nazionale italiana.
Neanche lei, testimonial della Regione per volere del Governatore (e sciatore) Stefano Caldoro, quand’era piccola sceglieva l’appennino campano per sciare.
I suoi genitori preferivano affrontare ogni giovedì un viaggio di due ore per trascorrere i weekend a Roccaraso, dove la giovane posillipina ha affrontato le sue prime discese e dove nel 2012 parteciperà ai mondiali juniores di sci alpino.
Con la Campania nel cuore e sull’elmetto.
Ma non sotto gli sci: per tornare a solcare le discese campane non c’è legge che tenga. C’è bisogno di neve (non di emergenze) e, soprattutto, di piste.
E quelle, per ora, in Campania ancora non ci sono.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 6th, 2012 Riccardo Fucile
CON UN COMMA SEMINASCOSTO NELLA FINANZIARIA, HANNO STABILITO CHE LE LORO INDENNITA’ NON POSSONO ESSERE INFERIORI NE’ SUPERIORI A QUELLE DEI PARLAMENTARI…COSI’ EVITANO IL TAGLIO
La furbata è inserita in poche righe di un comma della finanziaria della Regione Campania, fresca di stampa e pubblicazione.
Il comma è scritto in maniera da risultare incomprensibile a una prima, sommaria lettura.
Poi approfondisci, ti documenti e scopri che grazie a quelle poche e criptiche righe i consiglieri regionali della Campania sono riusciti ad approvare una norma che ‘blinda’ le loro retribuzioni.
Che fino a ieri erano sostanzialmente ancorate a quelle dei deputati e senatori. Ma che oggi non possono diminuire, nemmeno nel caso, al momento non infondato, che i parlamentari si convincano a dare una sforbiciata alle proprie indennità .
Se ciò avverrà , questo non avrà conseguenze sui cedolini dei consiglieri campani.
Che resteranno intatti.
Per capire il trucco, bisogna riavvolgere il nastro a undici mesi or sono, quando diventa legge la precedente finanziaria campana.
Che al comma 15 dell’articolo 1, “ai fini del contenimento della spesa della Regione per organi istituzionali”, stabilisce che “l’importo complessivo del trattamento indennitario del consigliere regionale non può eccedere l’indennità massima spettante ai membri del Parlamento, come determinata ai sensi dell’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261 (Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento)”.
Che è pari a 11.704 euro mensili, cifra alla quale i consiglieri campani si avvicinano moltissimo.
La nuova finanziaria regionale, approvata il 30 dicembre scorso e pubblicata sul bollettino ufficiale della Campania il 28 gennaio, aggiunge però le seguenti paroline: “nè essere inferiore a quello del 31 dicembre 2011″.
E cosa significa?
Significa che gli stipendi dei consiglieri campani non potranno diminuire rispetto ai trattamenti in vigore per loro fino a un mese e mezzo fa.
E un eventuale taglio delle retribuzioni dei parlamentari, messo in agenda dal governo Monti, non inficerà quelle riservate ai politici della regione governata dal Pdl Stefano Caldoro.
Viene da chiedersi: che bisogno c’era di fare una legge regionale per bloccarsi lo stipendio?
In un periodo di vacche magrissime, di fronte alle pressanti richieste del governo di tagliare i costi della politica e della casta, la Regione Campania potrà sempre opporre l’autonomia garantitagli dalla Costituzione.
Peraltro sancita da una sentenza della Consulta, che nel maggio 2007 annullò il taglio del 10 per cento delle indennità di tutti gli amministratori locali deciso con la finanziaria Berlusconi del dicembre 2005.
Una sentenza fondata sul principio che le regioni decidono da sole e senza interferenze quanto e come pagare i loro amministratori.
Vincenzo Iurillo
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Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI ROBERTO SAVIANO: SI E’ RIPRESO A SPARARE E I CLAN “CONSIGLIANO VIVAMENTE” DI STARE IN CASA LA SERA E DI NON USCIRE… NASCE UN MOVIMENTO DAL BASSO CHE VUOLE RIPRENDERSI LE PIAZZE
Accade che un ordine dato da un clan imponga il coprifuoco e che il resto del Paese quasi non se ne accorga.
Accade a Secondigliano, Scampia, Melito, Giugliano, in un territorio che raggiunge quasi 300 mila persone.
I clan danno l’ordine: entro le sette, sette e mezza di sera bisogna chiudere i negozi. Entro le otto tornare a casa. I bar al massimo entro le 22 devono avere le saracinesche chiuse.
Accade anche che si dica dopo poco che questo coprifuoco non esiste, che è un inutile allarmismo, un’invenzione.
Le associazioni si spaccano, i magistrati indagano, i messaggi di diverso segno iniziano a diffondersi.
È un coprifuoco anomalo. Lo consigliano piuttosto che imporlo. Lo consigliano caldamente.
E il calore dell’intimidazione prevede un’unica cosa: dichiarazione di guerra.
Le ragioni del coprifuoco sembrano infatti le ragioni tipiche di ogni conflitto, e siccome nel 2004 la faida che scoppiò interna al clan Di Lauro di Secondigliano generò molti morti innocenti, questa volta i clan chiedono a chi vive lì di non diventare un bersaglio sbagliato. O forse non lo chiedono affatto.
Accade che le persone si comportino così sentendo paura e basta.
Eppure quasi nessuno parla di quel che accade. Il destino della battaglia alle mafie è sempre identico. Diventano grimaldello utile quando le parti politiche si scontrano e quando invece l’attenzione si sposta su altro decadono dall’attenzione pubblica. Eppure il più grande tesoro da poter far tornare nelle risorse dello Stato è proprio quello delle mafie.
In questo caso Twitter sta dando il suo contributo.
Pina Picierno, deputata del Pd, ha dato avvio con un tweet a un movimento spontaneo che, sulle orme di OccupyWallStreet, invita a riprendere il controllo delle strade di Scampia, a sottrarle a chi sente di possederle e di poterne disporre liberamente.
Venerdì prossimo in piazza Giovanni Paolo II Scampia vorrebbe diventare un piccolo Zuccotti Park, e ci si riapproprierà del quartiere.
OccupyScampia avrà il merito di riportare attenzione su luoghi dove o ci si spara addosso o si muore o si scompare dalle carte geografiche.
Sperando di trovare unità tra le diverse associazioni antimafia attive sul territorio, che sono molte e spesso serie.
Il coprifuoco, ovviamente, non nasce dalla filantropia dei clan.
Morti – e soprattutto morti innocenti – significano attenzione; attenzione significa telecamere e forze dell’ordine e questo significa niente più affari nella più grande piazza di spaccio d’Europa. Gli Scissionisti usciti vincitori dalla faida si sono spaccati.
Il clan vincente governato dalle famiglie Amato e Pagano ha sempre più rapporti con la Catalogna e sempre meno con il territorio.
Il loro nome di Spagnoli era infatti determinato dal potere che avevano costruito a Barcellona. Gli Amato-Pagano avendo le spese più importanti in Spagna hanno smesso di tenere a stipendio le famiglie dei detenuti.
Errore grave che commettono sempre i clan in ascesa che perdono di vista il territorio considerandolo ormai a loro disposizione.
Tutte le mafie hanno regole disciplinate e infrangibili circa gli stipendi e gli indennizzi in caso di arresto.
Con pene inferiori ai dieci anni l’affiliato riceve una parte dei soldi in carcere per sopravvivere meglio in prigione, una fetta va alla sua famiglia e un’altra al suo avvocato (a meno che non sia l’avvocato di uno studio già a disposizione degli affiliati).
Con una pena superiore ai dieci anni l’indennizzo alla famiglia aumenta.
Questa volta dinanzi ai ritardi nei pagamenti e alle distrazioni il clan Scissionista si è spaccato. E hanno iniziato a sparare.
Le altre famiglie hanno smesso di lavorare per loro e gli hanno imposto di non oltrepassare il ponte di Melito. Se lo fanno sono morti.
Gli Amato-Pagano con le piazze di spaccio ferme e con questi divieti si sono armati e sono pronti alla risposta.
I morti già ci sono stati ma anche questi sono stati relegati alla cronaca nera locale. Il primo morto è stato Rosario Tripicchio, 31 anni, poi Raffaele Stanchi, 39, poi Patrizio Serrao, 52 anni, poi Fortunato Scognamiglio, 28 anni.
Tutto questo nel solo mese di gennaio.
Eppure è calato il silenzio. “Fa più notizia se il panettiere ti fa lo scontrino che fiumi di danaro della cocaina qui a Melito” scrive un ragazzo commentando la notizia su Facebook.
Quello che mette paura ai cittadini di questo territorio è che gli Amato sono quasi tutti in galera e quindi hanno delegato la guerra ai ragazzini.
La promessa è: se riuscite a riprendervi i territori sarete i nuovi reggenti. Spesso non pagare le mesate in carcere serve proprio a mettere le giovani generazioni di camorristi contro le vecchie.
I ragazzini sono comandati da Mariano Riccio che ha sposato la figlia del capo scissionista Cesare Pagano e vuole rinnovare il clan, scegliendo lui chi pagare e chi no affiliando persone nuove, facendo pace con vecchi nemici responsabili spesso di aver ucciso familiari degli alleati del suo clan.
Le altre famiglie, da Abbinante a Petriccione, dai Marino ai Pariante, si sono messe contro.
Ma la figura centrale è Arcangelo Abate, nuovo capo dell’asse Scissionista: senza la sua autorizzazione Riccio non potrebbe agire, senza la sua autorizzazione la guerra non potrebbe partire.
Abate è stato nei mesi scorsi scarcerato ed è oggi il nuovo re dei narcos.
E ora il territorio, già vittima in passato delle più cruente faide mai viste in Italia (decine di morti, uso di esplosivi, interi stabilimenti bruciati con persone dentro, esecuzioni di persone scelte a caso), diventa l’ambito in cui fronteggiarsi.
E allora le ragazze smettono di uscire in tacchi e indossano scarpe da ginnastica con cui è più facile scappare, non si va in macchina in due, ma solo uno per auto, perchè potresti essere scambiato per una paranza (gruppo di fuoco).
Si guida possibilmente tenendo le due mani sullo sterzo. Non si indossa casco, si evitano luoghi pubblici. Persino i negozi di pesce abituati a vendere di più la domenica ordinano meno pesce perchè si vende sempre meno.
Dettagli di un territorio in guerra. Negarlo sarebbe omertà .
Perchè la disattenzione di questi giorni sta portando i gruppi a poter decidere un coprifuoco. E i clan si nutrono di buio, di ordinarietà , di abitudine.
Tutto normale. Tutto solito.
L’attenzione costante si oppone a questo. Il contrasto alla crisi economica si fa anche fermando l’economia criminale e il furto di territorio che le mafie compiono.
A Scampia lo sanno: ogni anno a carnevale c’è un appuntamento per riprendersi (simbolicamente, e non solo) il territorio.
Anche quest’anno il 19 febbraio ci sarà la festa di carnevale, una delle poche in questi territori che non si ferma dinanzi alle case dei boss, che non mostra nessun rispetto per i poteri criminali ma che ricorda il diritto fondamentale alla felicità .
Sarebbe bello se questo governo trovasse il modo di esserci, se le luci non si spegnessero per riaccendersi solo quando è troppo tardi. Solo quando si spara e si uccide molto.
Solo quando torna la guerra, la solita guerra a sud.
Roberto Saviano
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 1st, 2012 Riccardo Fucile
SALVARE IL QUARTIERE A NORD DI NAPOLI STRETTO TRA CAMORRA E DROGA: NASCE OCCUPYSCAMPIA
Salvare Scampia. Con un tweet. E un obiettivo: “Occupyscampia”. 
Richiamando giovani e tende, meglio se fisicamente, nel droga shop più vasto del Mediterraneo, nella catena di montaggio delle quindici piazze di spaccio.
“Ma vogliamo gente vera, non passerella”, avvertono gli indignati.
Da un sasso lanciato on line dalla deputata Pd Pina Picierno, è scattata la mobilitazione sui social network per contrapporre il rumore della vita ai regolamenti di conti ripresi tra il clan degli “scissionisti” e una fazione di vecchi killer legati ai Di Lauro (8 morti in sei mesi).
La paura spinge le famiglie a chiudersi in casa, c’è chi ha colto indiscrezioni su un “coprifuoco” che sarebbe stato imposto dalla camorra.
Notizia smentita ufficialmente sia dalle forze dell’ordine, sia dal procuratore aggiunto antimafia di Napoli, Alessandro Pennasilico, secondo cui “non si registra alcun riscontro su tali notizie. Si tratta di una circostanza infondata in base a tutti i rilievi in corso sul territorio”.
Che ci sia o meno il coprifuoco, gennaio è stato un mese di angoscia per chi vive a ridosso dei “signori” dello spaccio, tra le Vele o al lotto P.
Per gli abitanti di Scampia, c’era il rischio di una nuova faida. Per gli inquirenti, invece, “si è trattato solo di un assestamento”.
E’ al nuovo clima di violenza e prevaricazione che ha cercato di dar voce la deputata Picierno con quel Twitter che fa il verso a Zuccotti Park, – Occupyscampia – poi seguito da centinaia di indignati al giorno.
Un tam-tam che registra un twitter al minuto.
E se il marchio Scampia da sempre fa discutere, Occupyscampia suscita mobilitazione, passione e anche dissenso.
Il giornalista Sandro Ruotolo scrive: “La liberazione di Scampia può partire solo da Scampia”.
E Lorenzo Tag risponde: “Infatti! Se ne hanno voglia che lo facciano loro! Sarebbe la prima volta che gli italiani rinunciano alle deleghe…”.
Elladbs è di tutt’altro avviso: “Spero che #occupyscampia qualunque cosa voglia dire vada in porto. Abbiamo bisogno di sperare”.
Scrive Francesco Gentile: “Se occupiamo Scampia da “stranieri” per poi tornarcene a casa, non serve a nulla. Parli il territorio e ci dica cosa serve”.
Cifella avverte: “Questa cosa di Occupyscampia mi eccita”. Salvio Sapio li sveglia: “Va be, Scampia va di moda quindi presidiamo Scampia. Melito non fa notizia e poco importa se è un marciapiede più in là “. (Melito è il territorio attaccato alla periferia di Scampia, ma fa comune a sè ed è travolto dalle lotte).
Salvatore Sanna lancia: “Okay per occupyscampia ma occuparla qui su Twitter non serve a molto. Bisogna andare dint’ a Scampia, guagliu'”.
E Ciro Pellegrino risponde: “Per me si può fare pure domani, ho anche pensato a dove mettere le tende”.
E Devandrea sostiene da lontano. “Coraggiosi i ragazzi di occupyscampia. Supporto e ammirazione da un campano emigrato”.
Ma Orsatti63, a chi chiede in cosa si concretizzerà questa mobilitazione, risponde: “Guarda, non penso che sarà un corteo. Quello che si tenterà è occupyscampia vera. Niente passerelle. Gente”.
E per Emensileonline: “L’hashtag del giorno, per noi, è #occupyscampia”.
Eppure, sono tante le voci di Scampia che non vogliono essere rappresentante come “colonia criminale e basta”.
Che non vogliono commentare “il coprifuoco perchè sono fenomeni mediatici che non servono a Scampia”.
Da Gianni Maddaloni, maestro di judo e soprattutto padre del campione olimipico Pino che lì guida una palestra al preside dell’Istituto modello “Ferraris”, dagli operatori sociali delle sessanta associazioni che interagiscono con il territorio ai religiosi come il gesuita Fabrizio Valletti e il parroco Vittorio Siciliani, hanno sempre la stessa parola: “Scampia ha bisogno di fatti, e di esempi positivi”.
Conchita Sannino
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
SETTECENTO SENTENZE DI DEMOLIZIONE STANNO PER ESSERE OPERATIVE E LA POLITICA CORRE AI RIPARI
E’ l’inciucio del cemento. Abusivo. 
A Ischia si sperimenterà l’accordo Pd-Pdl. Debutterà alle prossime amministrative di primavera. Con uno scopo proclamato con fierezza e senza imbarazzo: difendere le case abusive dalle oltre 700 sentenze di demolizione che stanno per abbattersi (e mai verbo fu più indicato) sull’isola più devastata dall’edilizia illegale.
Il sindaco Pd, Giosi Ferrandino, e il capo dell’opposizione Pdl, Domenico De Siano, si sono stretti la mano e hanno comunicato, scavalcando Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi, che al voto correranno insieme in nome degli interessi bipartisan del loro elettorato, che chiede a gran voce lo stop alle ruspe e la sanatoria degli abusi di necessità — e chi stabilirà quali sono e quali, invece, sono speculazioni?
Siccome, ovviamente, mai i detentori legali dei simboli dei partiti autorizzeranno l’impropria alleanza — dalla segreteria regionale del Pd sono già partite le scomuniche — Ferrandino e De Siano la imboscheranno dietro il paravento di liste civiche.
Si prevede un plebiscito e l’esportazione del modello di governo anche negli altri cinque comuni dell’isola, due dei quali, Lacco Ameno e Casamicciola, vanno alle urne insieme a Ischia.
Perchè qui la lobby del mattone selvaggio è potente e aggressiva.
Organizza iniziative, convegni, cortei, barricate in difesa degli abusi.
Nel gennaio di due anni fa ci fu una rivolta di piazza nel disperato tentativo di proteggere l’abitazione di un ischitano dalle ruspe, giunte su mandato della Procura di Napoli a eseguire il ripristino dello stato dei luoghi in base a una sentenza di condanna passata in giudicato.
Ce ne sono tantissimi a Ischia in queste condizioni e serpeggia la paura che la prossima demolizione potrebbe toccare a uno di loro.
I numeri del fenomeno sono da paura.
Ben 12.017 domande di condono del 1985 in tutta l’isola, più ulteriori 8237 del condono del 1994.
Le circa 3200 pratiche del condono 2003, lasciamole perdere.
Perchè la giunta regionale di Antonio Bassolino le neutralizzò con una leggina ad hoc, attirandosi le maledizioni eterne degli ischitani.
Qui il cemento è colato a fiumi: i vani sono quintuplicati dal 1951 in poi.
Ma moltissimi, quasi 30.000, restano vuoti per gran parte dell’anno, vengono occupati solo in estate dal popolo dei vacanzieri della seconda casa.
Il risultato è che da un lato la situazione urbanistica è talmente saturata da rendere impossibile nuove edificazioni legali, dall’altro i residenti continuano ad avere fame di case.
Così il clima sociale è infuocato e guai a chi propugna le ragioni delle demolizioni.
Ne sa qualcosa Aldo De Chiara, capo del pool Ambiente e Urbanistica della Procura di Napoli, il magistrato che insieme alla Procura Generale coordina le operazioni di abbattimento. Proprio un anno fa, il 18 gennaio 2011, apparvero sulle auto parcheggiate di fronte all’abitazione di Antonio Caldoro, il papà del presidente Pdl della Regione Campania Stefano Caldoro, scritte minacciose con le bombolette spray: ‘Caldoro e De Chiara a morte infami’. Sull’episodio indaga la Procura di Roma.
Chiaro il movente: intimidire il politico di un partito il cui governo promise un decreto ‘salva-ruspe’ e poi dovette rimangiarselo, e il procuratore che sta applicando le leggi.
E che da mesi conduce nel massimo riserbo un’inchiesta sugli interessi personali e familiari degli amministratori pubblici ischitani che ispirerebbero l’azione politico-amministrativa in difesa degli abusi. P
eraltro le cifre degli illeciti edilizi sono così elevate che è quasi impossibile non avere un parente o un sodale implicato in una pratica di condono o in una sentenza di demolizione.
In un filone delle indagini ormai di dominio pubblico, il sindaco di Forio d’Ischia Francesco Regine è stato rinviato a giudizio per omissione d’atti d’ufficio in concorso con un tecnico del Comune, con l’accusa di aver provato a proteggere e sanare un abuso edilizio riconducibile a un consigliere comunale.
Il 1 febbraio ci sarà l’udienza del processo davanti al Tribunale di Napoli.
Sempre a Forio d’Ischia, a ottobre, il consiglio comunale ha respinto a scrutinio segreto la manovra di bilancio che doveva servire a finanziare diverse pratiche di abbattimento.
Una delibera sulla quale la Procura vuole vederci chiaro.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 13th, 2012 Riccardo Fucile
L’ATTO DI ACCUSA DI ROBERTO SAVIANO A NICOLA COSENTINO
Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, trattenga ancora il fiato.
Non creda che questa congiura dell’omertà che si è frapposta tra lei e le richieste della magistratura, possa sottrarla dal dovere di rispondere di anni di potere politico esercitato in uno dei territori più corrotti del mondo occidentale.
Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, perchè quel fiato non dovrà usarlo solo per rispondere ai giudici.
Il fiato che risparmierà lo deve usare per rispondere a chi ha visto come lei ha amministrato – e lo ha fatto nel peggiore dei modi possibile – la provincia di Caserta, plasmando una forma di contiguità , i tribunali diranno se giudiziaria ma sicuramente culturale, con la camorra.
Onorevole Cosentino, per quanto ancora con sicumera risponderà che le accuse contro di lei sono vacue accuse di collaboratori di giustizia tossicodipendenti.
I pentiti non accusano nessuno, dovrebbe saperlo. I pentiti fanno dichiarazioni e confessioni; i pm ne riscontrano l’attendibilità ed è l’Antimafia a formulare l’accusa, non certo criminali o assassini.
Lei, ribadisco, non è accusato da pentiti, lei è accusato dall’Antimafia di Napoli.
Ma anche qualora i tribunali dovessero assolverla, lei per me non sarebbe innocente.
E la sua colpevolezza ha poco a che fare con la fedina penale. La sua colpa è quella di avere, per anni, partecipato alla costruzione di un potere che si è alimentato di voti di scambio, della selezione dei politici e degli imprenditori peggiori, il cui unico talento era l’attitudine al servilismo, all’obbedienza, alla fame di ricchezza facile.
Alla distruzione del territorio. La ritengo personalmente responsabile di aver preso decisioni che hanno devastato risorse pubbliche, impedito che nelle nostre terre la questione rifiuti fosse gestita in maniera adeguata.
Io so chi è lei: ho visto il sistema che lei ha contribuito a produrre e a consolidare che consente lavoro solo agli amici e alle sue condizioni.
Ho visto come pretendevate voti da chi non aveva altro da barattare che una “x” sulla scheda elettorale.
Sono nato e cresciuto nelle sue terre, Onorevole Cosentino, e so come si vincono le elezioni.
So dei suoi interessi e con questo termine non intendo direttamente interessi economici, ma anche politici, quegli interessi che sono più remunerativi del danaro perchè portano consenso e obbedienza.
Interessi nella centrale di Sparanise, interessi nei centri commerciali, nell’edilizia, nei trasporti di carburante, so dei suoi interessi nel centro commerciale che si doveva edificare nell’Agro aversano e per cui lei, da quanto emerge dalle indagini, ha fatto da garante presso Unicredit per un imprenditore legato ad ambienti criminali.
Onorevole Cosentino, per anni ha taciuto sul clan dei casalesi e qualche comparsata ai convegni anticamorra o qualche fondo stanziato per impegni antimafia non possono giustificare le sue dichiarazioni su un presunto impegno antimafia nato quando le luci nazionali e internazionali erano accese sul suo territorio.
Racconta che don Peppe Diana sia suo parente e continua a dire essere stato suo sostenitore politico.
La prego di fermarsi e di non pronunciare più quel nome con tanta disinvoltura.
È un uomo già infangato per anni, i cui assassini sono stati difesi dal suo collega di partito Gaetano Pecorella, peraltro presidente della commissione bicamerale sulle ecomafie e membro della Commissione Giustizia.
Perchè non è intervenuto a difendere la sua memoria quando l’Onorevole Pecorella dichiarava che il movente dell’omicidio di Don Diana “non era chiaro” gettando, a distanza di anni, ancora ombre su quella terribile morte?
Come mai questo suo lungo silenzio, Onorevole Cosentino?
Sono persuaso che lei sappia benissimo quanto conti questo silenzio.
È il valore che ha trattato in queste ultime ore con i suoi alleati politici.
È questo suo talento per il silenzio a proteggerla ora. E’ scandaloso che in Parlamento si sia riformata una maggioranza che l’ha sottratta ai pubblici ministeri. Ma in questo caso nessuno, nemmeno Bossi – anche al prezzo di spaccare la Lega- poteva disubbidire agli ordini di un affannato Berlusconi.
Perchè lei, Onorevole Cosentino, rappresenta la storia di Forza Italia in Campania e la storia del Pdl.
E lei può raccontare, qualora si sentisse tradito dai suoi sodali, molto sulla gestione dei rifiuti, e sulle assegnazioni degli appalti in Campania.
Può raccontare di come il centro sinistra con Bassolino, abbia vinto le elezioni con i voti di Caserta e come magicamente proprio a Caserta il governo di centro sinistra sia caduto due anni dopo.
Lei sa tutto, Onorevole Cosentino, e proprio ciò che lei sa ha fatto tremare colleghi parlamentari non solo della sua parte politica.
Sì perchè lei in Campania è stato un uomo di “dialogo”.
Col centro sinistra ha spartito cariche e voti. Onorevole Cosentino, so che il fiato che la invito a risparmiare in questo momento lo vorrebbe usare come fece con Stefano Caldoro, suo rivale interno alla presidenza della Regione.
Ha cercato di far pubblicare dati sulla sua vita privata.
Ha cercato di trovare vecchi pentiti che potessero accusarlo di avere rapporti con le organizzazioni criminali.
Pubblicamente lo abbracciava, e poi lanciava batterie di cronisti nel tentativo di produrre fango.
Onorevole Cosentino, so che in queste ore sta pensando a quanti affari potrebbe perdere, all’affare che più degli altri in questo momento le sta a cuore. Più del centro commerciale mai costruito, più dei rifiuti, più del potere che ha avuto sul governo Berlusconi.
Mi riferisco alla riconversione dell’ex aeroporto militare di Grazzanise in aeroporto civile. Si ricorda la morte tragica di Michele Orsi, ammazzato in pieno centro a Casal di Principe? Si ricorda la moglie di Orsi cosa disse?
Disse che lei e Nicola Ferraro eravate interessati alla morte di suo marito. Anche in quel caso ci fu silenzio. Michele Orsi aveva deciso di collaborare con i magistrati e stava raccontando di come i rifiuti diventano soldi e poi voti e poi aziende e poi finanziamenti e poi potere.
Lei si è fatto forte per anni di un potere basato sull’intimidazione politica e mi riferisco al sistema delle discariche del Casertano che a un solo suo cenno avrebbero potuto essere chiuse perchè la maggior parte dei sindaci di quel territorio erano stati eletti grazie al suo potere: il destino della monnezza a Napoli – cui tanto si era legato Berlusconi – era nelle sue mani.
Onorevole Cosentino, non tiri un sospiro di sollievo, conservi il fiato perchè le assicuro che c’è un’Italia che non dimenticherà ciò che ha fatto e che potrebbe fare.
Non si senta privilegiato, non la sto accusando di essere il male assoluto, è solo uno dei tanti, ahimè l’ennesimo.
Lei per me non è innocente e non lo sarà mai perchè la camorra che domina con potere monopolistico ha trovato in lei un interlocutore.
Non aver mai portato avanti vere politiche di contrasto, vero sviluppo economico in condizioni di leale concorrenza e aver difeso la peggiore imprenditoria locale, è questo a non renderle l’innocenza che la Camera dei Deputati oggi le ha tributato con voto non palese.
Onorevole Cosentino prenderà questo atto d’accusa come lo sfogo di una persona che la disprezza, può darsi sia così, ma veniamo dalla stessa terra, siamo cresciuti nello stesso territorio, abbiamo visto lo stesso sangue e abbiamo visto comandare le stesse persone, ma mai, come dice lei, siamo stati dalla stessa parte.
Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile
DAL CAPOLUOGO PARTENOPEO SALPERANNO 250.000 TONN. DI MONNEZZA DESTINAZIONE OLANDA DOVE SARANNO SMALTITI PER UN COSTO MEDIO DI 100 EURO RISPETTO AI 173 SPESI IN PASSATO
Operazione rifiuti al via.
La giunta guidata da Luigi De Magistris mette a segno un punto a favore con il carico della prima nave.
Dopo mesi di annunci, oggi al Porto di Napoli i camion hanno iniziato le operazioni per l’invio dei rifiuti in Olanda.
C’è di più: il risparmio di circa la metà rispetto all’invio in Puglia.
Saranno 3.000 le tonnellate che salperanno dal capoluogo partenopeo, direzione nord Europa, in questo primo invio di prova.
Alle 16 arriva il primo carico, i giornalisti dietro le transenne, le autorità assistono alla scena. Sono presenti il sindaco di Napoli, il vicesindaco Tommaso Sodano, Luigi Cesaro, presidente della provincia e i vertici dell’Asia.
Una giornata che segna anche la differenza con il passato quando la Sapna, la società controllata dalla Provincia, firmava accordi con ditte che garantivano il trasporto e il conferimento in discariche in Sicilia, Emilia, Toscana e Puglia (ancora in corso i trasporti) a prezzi altissimi intorno ai 173 euro a tonnellata.
Un fiume di soldi che la società della Provincia, l’ente guidato dall’indagato Luigi Cesaro, aveva speso per mantenere vivo il miracolo annunciato da Silvio Berlusconi.
Dal mese di gennaio a quello di maggio 2011 per il trasferimento di 69 mila tonnellate di rifiuti, la Sapna aveva speso 12 milioni di euro.
E non erano mancate le polemiche sui siti di smaltimento, le aziende di trasporto utilizzate.
Resta da comprendere, per l’italiano medio, come sia possibile che inviare i rifiuti in Olanda possa costare quasi la metà che spedirli in Puglia. Ovvero quanto si è pagato fino a ieri:
Ma questo rientra nei misteri della gestione rifiuti della nostra classe politica.
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Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
ISCRIZIONI RECORD: SCATENATI I SIGNORI DELLE TESSERE: 200.000 ADESIONI E INCASSO DI 2 MILIONI DI EURO…ALL’ORIGINE LA LOTTA TRA LE CORRENTI PER ACQUISTARE IL CONTROLLO DEL PARTITO
E meno male che il segretario del Pdl Angelino Alfano si era tanto raccomandato di non
esagerare, per non trasferire nel tesseramento lo scontro tra i leader e gli aspiranti coordinatori cittadini e provinciali.
A Napoli e dintorni il suo appello è caduto nel vuoto.
Nella Campania di Nicola Cosentino, che festeggia il sesto anno da coordinatore regionale a dispetto di inchieste e rinvii a giudizio per camorra e trame varie, il Pdl ha staccato ben 185.000 tessere e ha raccolto quasi due milioni di euro.
Una fetta molto consistente del milione e mezzo di persone che in tutt’Italia avrebbe versato almeno dieci euro per iscriversi al partito di Berlusconi.
Sulla genuinità e spontaneità della campagna di adesioni campana, si pronunceranno le varie commissioni di garanzia. Le cui maglie di solito, per usare un eufemismo, non sono strettissime.
Ma di fronte a certi numeri i sospetti sono inevitabili. Come sono stati raggiunti?
Col consueto lavorìo dietro le quinte di parlamentari e capobastone locali.
I soliti noti che da anni fanno il bello e il cattivo tempo nei territori. Luigi Cesaro. Nicola Cosentino, Edmondo Cirielli. Vincenzo Nespoli.
Si racconta che a Sant’Antimo, feudo del presidente della Provincia “Giggino ‘a Purpetta’” Cesaro, le tessere azzurre erano così tante da riempire ben due pulmini, diretti a Roma col pieno di benzina poche ore prima della chiusura della campagna.
“Ma quali pulmini” ha replicato stizzito Cesaro in un’intervista a Dario del Porto sulle pagine napoletane di Repubblica “un gruppo di giovani ha utilizzato un Doblò per trasportare le scatole. E solo perchè serviva una vettura più capiente, altrimenti avremmo dovuto impiegare tre o quattro auto”.
Cesaro è il signore delle tessere di Napoli.
Col suo triplo ruolo di deputato, Presidente della provincia e coordinatore provinciale del partito dai tempi di Forza Italia, nonchè fedelissimo del Cavaliere fino al punto di inserire in giunta una delle sue ‘pupille’, la ex billionarina Giovanna Del Giudice, Cesaro controllerebbe un pacchetto di circa 40.000 iscritti attraverso le adesioni raccolte dal suo gruppo sul territorio. Angelo Agrippa, giornalista del Corriere del Mezzogiorno molto informato sulle vicende in casa Pdl, disegna così la mappa del tesseramento dell’area Cesaro: 3000 iscritti riconducibili al consigliere regionale originario dell’isola d’Ischia, Domenico De Siano; 4000 a un altro consigliere regionale, Massimo Iannicello; 3500 alla parlamentare Giulia Cosenza; 4000 al capogruppo regionale Pdl Fulvio Martusciello, fratello di Antonio Martusciello, ex vice ministro di un vecchio governo B. e attualmente commissario all’Agcom; 1000 tessere sono riferibili al Responsabile sottosegretario all’Economia Bruno Cesario; 10.000 tessere, infine, farebbero capo a un ex finiano, il deputato Amedeo Laboccetta.
Il variegato e variopinto gruppo ha un cavallo su cui puntare per il ruolo di coordinatore provinciale: il giovane sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto.
Più complicata la corsa per il coordinatore della città di Napoli, dove Laboccetta dovrà vedersela con l’ex parlamentare e assessore regionale all’Urbanistica Marcello Taglialatela, detentore di un pacchetto di circa 7000 tessere e collocabile nello scacchiere nazionale vicino al sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Saranno decisive probabilmente le mosse di alcuni politici non collocabili in questo o quello schieramento cittadino, come il senatore Raffaele Calabrò, detentore di 5000 adesioni, dell’area di Gaetano Quagliariello, e il senatore Giuseppe Scalera, fedelissimo di Lamberto Dini, che vale 1000 tessere.
In provincia, si segnalano le 6000 tessere raccolte dal sindaco-deputato di Afragola Vincenzo Nespoli, in ambasce per la recente sentenza della Consulta che lo costringerà a lasciare uno dei due incarichi.
Se dovesse rinunciare a quello di parlamentare, però, scatterebbe per lui l’esecuzione degli arresti domiciliari disposti nell’ambito di un’inchiesta per bancarotta fraudolenta sul fallimento di alcuni istituti di vigilanza, misura cautelare congelata per il diniego della Camera dei deputati. Chiudono l’elenco le duemila tessere del deputato nolano Paolo Russo, le tremila riconducibili al sindaco di Castellammare di Stabia Luigi Bobbio (ben 10.000 adesioni in tutto nella città delle Terme), le 5000 iscrizioni raccolte a Giugliano
A Salerno e provincia hanno aderito al Pdl 25.000 persone.
E circa 22.000 lo avrebbero fatto grazie agli input del presidente della Provincia e deputato Edmondo Cirielli, padrone incontrastato del partito salernitano, un potere che nemmeno la ministra conterranea Mara Carfagna è riuscita a scalfire.
In Irpinia circa 5000 tessere sono state raccolte intorno al presidente della Provincia e deputato Cosimo Sibilia e al consigliere regionale Antonia Ruggiero.
Infine, Caserta e hinterland. Dove il Pdl è una cosa sola con Nicola Cosentino.
Quindicimila iscritti e due uomini forti sul territorio, il presidente del consiglio regionale della Campania Paolo Romano (quasi 4000 tessere) e il consigliere regionale Angelo Polverino (3500 tessere).
Il governatore Pdl della Campania, Stefano Caldoro, era contrario all’apertura della campagna di tesseramento.
In alcune interviste ha predicato la necessità di costruire un partito aperto, sul modello americano. Dichiarando: “L’organizzazione del consenso in un partito non si costruisce solo con le tessere, che possono essere un elemento di valutazione, ma occorre puntare a un modello moderno di partito nel quale il tesseramento sia un aspetto marginale”.
Alla fine, però, si è iscritto anche lui.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile
SONO 10 ANNI CHE GLI AGENTI DELLA POLIZIA MUNICIPALE NON RINNOVANO IL GUARDAROBA PER MANCANZA DI FONDI…GLI INDUSTRIALI CAMPANI SI OFFRONO DI PAGARE LORO SEI MILIONI DI EURO PER NON SFIGURARE ALLA PROSSIMA AMERICA’S CUP
Confindustria regalerà le divise ai vigili urbani di Napoli. Con la benedizione della Cgil e degli altri sindacati.
E’ stato sottoscritto un protocollo di intesa tra la giunta de Magistris e l’Unione industriali partenopea, con cui l’organizzazione di Emma Marcegaglia si impegna a rifornire la polizia municipale dei vestiti di ordinanza, dei berretti e persino delle armi.
E’ dal 2002 che i vigili urbani di Napoli non acquistano nuove divise.
La maggior parte degli agenti è ormai costretta a farne a meno. In servizio si sta in jeans, maglioncino e pettorina plastificata.
I più fortunati hanno anche un cappellino con la scritta polizia municipale. Spesso, però, scolorita e illeggibile.
“Non siamo riconoscibili per strada e quindi perdiamo autorevolezza, molta gente mi scambia per elettricista o fattorino, è difficile fare una multa a qualcuno in queste condizioni”, si lamenta l’agente Carlo Giordano.
È stato assunto nel 2011 e la divisa lui non l’ha mai neppure vista, “in compenso però mi hanno preso le misure”, aggiunge ironico.
Il problema riguarda anche gli agenti più anziani. “Siamo costretti a scambiarci gli abiti tra di noi. Chi finisce il turno — racconta Angelo Adamo, vigile da quasi vent’anni — passa i vestiti a quelli che vengono dopo”.
La cifra che andrebbe investita per rifare il guardaroba alla polizia municipale di Napoli non è, però, così irrisoria.
L’intero equipaggiamento di un agente di polizia municipale costa poco meno di tremila euro.
Tenendo presente che i vigili napoletani sono in tutto duemila, si comprende che l’investimento ammonterebbe a circa 6 milioni di euro.
Una cifra che al momento non è nella disponibilità della giunta de Magistris. Lo dice chiaramente l’assessore alla sicurezza Giuseppe Narducci: “L’attuale situazione finanziaria del Comune di Napoli, con il deficit di bilancio che abbiamo trovato e i pesanti tagli del governo agli enti locali, non ci consente di poter fare questo investimento”.
Perciò è scesa in campo Confindustria Campania, attraverso il suo presidente Paolo Graziano, che ha sottoscritto il protocollo di intesa con il Comune.
Gli industriali faranno una colletta e pagheranno tutte le spese.
Nel nuovo preventivo, che sarà presentato dall’assessore Narducci, il prezzo del singolo equipaggiamento scenderà da tremila a cinquecento euro.
Un atto di generosità dovuto (come si legge nel documento) alla consapevolezza che “maggiori livelli di legalità e sicurezza permettano di intraprendere iniziative economiche che rivestono valore decisivo per lo sviluppo della città ”.
In realtà a motivare gli industriali napoletani ha molto inciso anche l’America’s Cup di vela, che non a caso è citata nel protocollo di intesa.
Grande è la paura di fare una figuraccia di fronte agli occhi del mondo con i vigili in jeans e pettorina.
Giorgio Mottola
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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