Dicembre 31st, 2014 Riccardo Fucile
BUFERA SULLA PROPOSTA DI SOSTITUIRLI CON L’ASFALTO A PIAZZA VENEZIA E USARLI PER FARE CASSA
Prima ha sparato alto. «Venderemo i sampietrini di piazza Venezia per fare cassa» ha
dichiarato il nuovo assessore ai Lavori Pubblici della giunta Marino, Maurizio Pucci «c’è un grande mercato nazionale e internazionale, e così ci rifaremo per le spese del nuovo asfalto fonoassorbente che stenderemo dal Vittoriano al Corso».
Poi ha corretto il tiro, ma di poco: «Non si tratta di vendere i sampietrini, si tratta di fare uno scambio con il rifacimento delle strade. Che verrà ripagato in parte con i sampietrini, e in parte con ulteriori interventi fuori dalle Mura Aureliane. Noi non vogliamo soldi, noi vogliamo opere, opere che noi scegliamo. Faremo una specie di gara d’appalto a rialzo».
E quanto si può ricavare da un sampietrino? E Pucci: «Un metro quadrato con la posa in opera costa oltre 200 euro, fare un metro quadrato di strada con l’asfalto fonoassorbente viene meno della metà ».
Ma intanto la rituale “guerra del sampietrino” è già scoppiata.
A dare fuoco alle polveri è subito Sgarbi, che tuona: «È una follia, un’offesa alla città . I sampietrini rappresentano la pavimentazione caratteristica di Roma. Inoltre non mi pare che siano pietre preziose e che quindi consentano di fare profitti o di venderle. Temo che l’assessore abbia avuto un colpo di sole in pieno inverno, speriamo che Marino ne metta un altro».
Lapidario l’archistar Massimiliano Fuksas: «Mi sento male solo all’idea che i sampietrini spariscano, che vengano venduti. Ho convissuto con loro per una vita. Non so da dove venga il dottor Pucci, ma la sua idea provoca un malessere spaventoso.
E Gasparri su Twitter arriva all’aggressione fisica: «Non amo i sampietrini, ma l’idea di venderli è così deficiente che meriteresti che te li tirassero in fronte», dice al sindaco di Roma.
Ribatte Ignazio Marino: «Ma noi li toglieremo in parte dal Centro per metterli nelle aree pedonali in periferia». Però non calma gli animi.
E il capogruppo di “Noi con Salvini” nel primo municipio, minaccia: «Sono pronto a sdraiarmi in strada per impedire la rimozione. La impedirò fisicamente».
Parla anche Nicodemo Linguido, il titolare della Cava Basalto Laghetto, l’ultima a fornire sampietrini.
«Tutte le cave di basalto hanno chiuso, ormai li importiamo dal Vietnam e dalla Cina in caso di ordinazioni. Ci sono i “cubetti”, 12 centimetri per 12 e i tradizionali “spilloni” alti anche 18 centimetri. L’importante è come si mettono sulle strade».
Contro Pucci l’associazione del selciaroli romani. «Invece di rimuovere i sampietrini» afferma Ilaria Giacobbi, nipote di uno degli storici esponenti della categoria «bisognerebbe valorizzare il lavoro del posatore, che è un nostro patrimonio».
Ma c’è anche chi si rivolge in procura. Come il consigliere regionale Sartori, che paragona i sampietrini ai «monoliti di Stonehenge e minaccia un esposto: «Dove sono finiti quelli di piazza Vittorio?». Chissà .
Intanto i privati si cominciano a muovere: una catena di librerie li vende, numerati, a 40 euro l’uno.
Come ricordi di Roma.
Paolo Boccacci
(da “La Repubblica“)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 7th, 2014 Riccardo Fucile
MAFIA CAPITALE: ALCUNI COSTRUTTORI ORGANICI ALLA BANDA, ALTRI “AMICI”
Nella città degli oltre 200 mila appartamenti sfitti e, insieme, dell’emergenza abitativa, dove i
valori immobiliari sono raddoppiati in pochi anni, gli affari si fanno sempre con lo stesso materiale: il mattone.
Un pezzo fondamentale dell’oro di Roma sul quale mafia capitale era riuscita a mettere le mani agganciando imprenditori, blandendo costruttori, accaparrandosi i loro favori per provare a «costruire qualcosa di importante ».
Le oltre 4.000 carte dell’inchiesta raccontano che nel “mondo di mezzo” i boss facevano affari coi palazzinari, alcuni dei quali (come gli arrestati Cristiano Guarnera e Agostino Gaglianone) organici alla banda, altri (come Daniele Pulcini, accusato in un’altra inchiesta di aver allungato una tangente al deputato Pd Marco Di Stefano) definiti «amici» e altri ancora (come Erasmo Cinque, vicino agli ex An e in particolare ad Altero Matteoli) utilizzati come “ascensori sociali”, per arrivare ancora più in alto.
D’altra parte, «gli affari so’ affari» per tutti, come diceva intercettato il ras delle cooperative, Salvatore Buzzi.
Il legame, poi, accontenta gli uni e gli altri, e così quel permesso di costruzione tanto atteso, grazie all’intervento di Carminati, arriva in soli tre giorni.
L’episodio è raccontato nell’informativa dei carabinieri del Ros e riguarda la costruzione di tre palazzi di sette piani per 90 appartamenti a due passi dal parco di Villa Pamphili, nel quartiere Monteverde. Guarnera (quello che si definisce «intoccabile» grazie all’amicizia col “Guercio”) chiede aiuto e Carminati dispone: «Lui è stato in grado di una cosa che io in due anni non sono riuscito a fare: lui in tre giorni è riuscito a sbloccarla», sottolinea l’imprenditore.
Con Pulcini, invece, il rapporto è diverso.
«L’amico mio», lo definisce l’ex Nar nelle carte. Non è dato sapere di affari tra i due, ma è grazie al suo esempio che Carminati spiega cosa bisogna fare coi palazzi: «Daniele Pulcini sta vendendo a prezzo di mutuo pure sotto, pur di levarsi dai coglioni tutto quanto. Addirittura ha fatto fallì due società , due società le ha fatte proprio schioppà ».
Per il “Nero” la soluzione, però, è un’altra: affittare alla pubblica amministrazione per l’emergenza abitativa. «Questi so’ gli unici che c’hanno la possibilità . Io ti dico che nessuno li caccerà mai questi qua, perchè l’emergenza abitativa, adesso verrà un sindaco di sinistra figurati se li caccia. Un sindaco di sinistra non si può permettere de manda’ via i sfrattati o quelli che non c’hanno casa, capito?».
Erasmo Cinque, invece, viene sollecitato proprio da Carminati a spendersi per agevolare un incontro tra Luca Gramazio (oggi consigliere regionale di Fi), l’ex manager Enav Fabrizio Testa e il costruttore e consigliere comunale Alfio Marchini. Lo scopo lo spiega Gramazio: «Costruire qualcosa di importante davvero».
«Non se ne fece nulla», dice oggi Marchini, già sfidante di Marino alle Comunali 2013.
Infine, di costruttori parla a tutto campo (e a ruota libera) Buzzi intercettato nel marzo di quest’anno insinuando che «Marronaro (un costruttore, ndr) ha regalato due appartamenti a Pedetti e Nalli (consiglieri comunali del Pd, ndr). E Parnasi (un altro immobiliarista, ndr)? Quanti gliene ha regalati Parnasi? E perchè, Caltagirone che non lo tocca nessuno? Nè la destra nè la sinistra. Non ho capito, aoh».
Mauro Favale
(da “La Repubblica“)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 6th, 2014 Riccardo Fucile
SU 13 CONSIGLIERI NESSUNO DISPOSTO A DIMETTERSI COME AVEVA PROPOSTO TOTI
Le macerie non fanno in tempo a depositarsi, che adesso è panico a destra. 
Il tam tam degli sviluppi giudiziari, l’ipotesi di nuovi avvisi di garanzia, altri arresti, lascia col fiato sospeso tutto ciò che si muove da Forza Italia all’estrema destra romana.
Cosa accadrà da qui a qualche giorno in Campidoglio e alla Pisana, sede del Consiglio regionale? Le urla e le irruzioni in Assemblea capitolina amplificano il clima da caccia alle streghe. E soprattutto nessuno sa chi possa essere il candidato nel caso di elezioni anticipate. Tutto azzerato: dalla Meloni a Tajani, da Gasparri a Marchini.
Silvio Berlusconi prova a giocare d’anticipo, non ha la più pallida idea di quale piega prenderà l’inchiesta di Pignatone, ma gli hanno spiegato che non sarà delle migliori. L’indagine sta radendo al suolo quel che resta della coalizione nella Capitale.
Tutti si attendono una nuova tempesta in Regione. E non potendo compensare la mossa di Renzi (il commissariamento del Pd romano), prova a rilanciare sul piano mediatico invocando il voto.
«La gente è indignata, la rabbia contro i politici sta raggiungendo livelli mai visti, dobbiamo prendere le distanze e cavalcare quella rabbia» è la strategia spiegata ieri ai dirigenti sentiti da Arcore, tra la mattinata a Cesano Boscone e il pomeriggio a Milanello.
Questa volta non ha atteso i sondaggi, è bastato scorrere lo “Spazio Azzuro” di ForzaSilvio.it e commenti come questo: «Roma come Siena, i politicanti dovrebbero chiederci scusa».
E allora «tutti i consiglieri dovrebbero fare un passo indietro» e consentire lo scioglimento del Comune, spiega il braccio destro del capo Giovanni Toti.
Salvo poi spostarsi al Campidoglio e – tra le urla e i cartelli in Consiglio – scoprire che nessuno dei 13 (su 50) riconducibili all’area Fi-Fratelli d’Italia-Ncd è disposto a farlo.
Il quadro per altro è surreale. I 13 si sono suddivisi (per ragioni di contributi e benefit?) in 9 gruppi, con la conseguenza che Pdl, FdI, “Verso la Lega dei popoli per Salvini”, Cittadini per Roma, Movimento cantiere Italia, gruppo Misto vantano un unico consigliere, giocoforza capogruppo.
Fi invece ne ha tre, Ncd e gruppo di Alemanno due.
Ma se il partito dell’ex sindaco, Fdi, è colpito a morte, i berlusconiani sono alla deriva.
I tre ras del consenso cittadino ormai fuori gioco.
Luca Gramazio, indagato nel caso Mafia Capitale è l’ormai ex capogruppo forzista in Regione: ha rassegnato due giorni fa dimissioni «irrevocabili».
Stesso coinvolgimento per Giovanni Quarzo, che lascia la carica di capogruppo al Comune e quella di presidente della commissione Trasparenza.
Non risulta indagato, ma chiamato in causa nelle intercettazioni di Salvatore Buzzi, il consigliere-capogruppo Pdl Giordano Tredicine («Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati, Tredicine doveva sta’ assessore ai servizi sociali »).
Dimissioni in massa dal Consiglio? neanche a parlarne. «Non avrebbe senso perchè non porterebbero allo scioglimento del Consiglio, il pallino è in mano a Renzi, alla maggioranza, al Pd» spiega il senatore Andrea Augello, ex pdl oggi Ncd con solide radici nel centrodestra romano.
«Il problema – ragiona – è cosa può succedere adesso: questo la classica inchiesta da accelerazione improvvisa e se la situazione precipita non reggiamo l’urto dell’opinione pubblica».
Per tutti i big forzisti lo spauracchio è il commissariamento. «Ha ragione Berlusconi, si deve andare al voto» taglia corto un altro senatore romano come Maurizio Gasparri. Peccato che manchi l’eventuale candidato sindaco.
Giorgia Meloni, fino a ieri la più accreditata, per ora tace, come tutti i Fratelli d’Italia. Che vivono con angoscia il rischio di aver perso la «chance per Giorgia».
«Il centrodestra vive il momento più buio della sua storia, se con Fiorito avevamo perso il 3 per cento, questa storia ci fa perdere il 10» sostiene l’ex ministro Andrea Ronchi.
«O ripartiamo da una squadra di facce pulite, dalla Lega di Salvini che oggi a Roma avrebbe il 15 per cento ai delusi Ncd, oppure spariamo. Alfio Marchini ci sta? Lo dica».
Ma è una caccia al buio. Smarrita è anche tutta la fetta di imprenditoria e commercio che aveva in Fi-An il suo riferimento.
«Grande amarezza e preoccupazione, ma diciamo no a una lenta agonia – spiega Giancarlo Cremonesi, dal 2010 presidente della Camera di Commercio di Roma e dell’Acea – La situazione era già drammatica per le imprese, ora commesse e lavori pubblici rischiano la paralisi, sarebbe la fine. I consiglieri si dimettano, si cambi pagina».
Toti evoca il passo indietro, ma nessuno dei consiglieri comunali è disposto a farsi da parte La paura che tutte le potenziali candidature, dalla Meloni a Tajani, siano travolte dalle polemiche.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 6th, 2014 Riccardo Fucile
TREMA IL PD LAZIO
Affari, voti, scambi tra destra e sinistra.
Quello che succedeva nelle aule del consiglio comunale capitolino, nei cda delle municipalizzate, in Regione Lazio, ma anche ai vertici delle ex circoscrizioni.
La politica romana degli ultimi anni, letta con gli occhi di Salvatore Buzzi, è una fotografia di appalti, soldi e voti. I politici sono roba sua: “Ho 11 consiglieri”, si vanta al telefono facendo i conti per vedere se riesce a far passare un suo progetto. Maggioranza e opposizione non contano.
Buzzi ritiene suo anche il mini sindaco di Ostia Andrea Tassone, nel territorio del quale ha appena avuto diversi appalti: “Però Tassone è nostro eh.. è solo nostro.. non c’è maggioranza e opposizione è mio”.
Gli orizzonti, all’alba delle elezioni europee a maggio passato, sono chiari: “Claudio… devi capì… noi il nostro mondo è Gasbarra non è Bettini”.
Chiarisce esborsi e voti per la battaglia: “Noi nell’ambito de ste cose.. nell’ambito di questa monnezza, pe tenè (fonetico) i voti già semo arrivati a 43 mila euro, eh…Tassone 30…10 Alemanno… 40…”.
Buzzi dichiara di aver pagato anche una cena elettorale organizzata ad un certo D’Ausilio (forse l’ex capogruppo Pd in Campidoglio Francesco D’Ausilio): “Questi i 3 e 5 (3500 euro, ndr)… questo se chiama D’Ausilio… perchè noi pagamo tutti come vedi caro Carlo …questi son 3 mila e 5 apertura dei pasti D’Ausilio…(inc) pasti Ostia…100 sono 100 pasti a 35 euro.. per cui (inc) già fai il bonifico poi io.. io te porto la fattura”.
Il campo in cui giocare è quello della sinistra: Buzzi lo sa, e chiarisce all’altro: “Non ce serve la destra Cla”.
E al ribattere di quello che qualcosa avevano promesso pure a loro, risponde brusco: “…cazzi tua a destra non ce serve più niente”.
Gli appalti chiamano soldi. Buzzi lo sa. A un certo punto denuncia che il consigliere regionale del Pd Eugenio Patanè gli ha chiesto 120 mila euro per un appalto.
“Patanè voleva 120 mila euro a lordo.. allora gli ho detto scusa… ‘noi a Panzironi (Franco Panzironi, ndr) che comandava gli avemo dato il due e me.. 2 virgola 5 per cento (2,5%, ndr)…dato 120 mila euro su 5 milioni…” mo damo tutti sti soldi a questo?”.
Alla fine decidono di diminuire il compenso e rateizzare: “Io martedì incontro Patanè, una parte dei soldi io comunque gliela darei…gliela incomincerei a da’”.
Tra scatole e scatolette c’è anche un gioco di specchi.
È sempre Buzzi a raccontare: “So stato poi ieri dal capogruppo del PD gl’ho spiegato Formula Sociale è di destra anche se sono io.. è di destra c’è Caldarelli e Quarzo…”. Uno è consigliere Pdl. L’altro era assessore alle Politiche dei servizi Sociali del Municipio XIX.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 6th, 2014 Riccardo Fucile
QUELLA DESTRA (E NON SOLO) CHE STREPITA IN NOME DELLA SICUREZZA PER POI LUCRARE SULL’EMERGENZA
Quando qual cuno stre pita in nome della sicu rezza, si sente inva ria bil mente odore di cor ru zione.
Vi ricor dare Penati, lo sce riffo di Sesto san Gio vanni ossessionato dalla lega lità e sal vato dalla pre scri zione?
E che dire di Bossi, l’uomo che si faceva rifare la casa con i rim borsi elet to rali, men tre sca gliava la Lega con tro gli immi grati?
La storia d’Italia degli ultimi ven ti cin que anni abbonda di epi sodi come que sti. L’ipotesi di fondo è sem pre stata che i tutori della legge e dell’ordine voles sero deviare l’attenzione del pub blico su capri espia tori facili facili.
Ma ora, la straor di na ria vicenda della cupola romana per mette di aggiu stare il tiro.
Andiamo con ordine.
Una gang gui data da uno della Magliana si infil tra nell’amministrazione locale in
col la bo ra zione con uomini delle coo pe ra tive «rosse» e del terzo set tore.
Que sta gente di «sotto» col la bora nella terra di «mezzo» per fare affari con quelli di «sopra», ovvero poli tici di destra, pid dini e pidiellini incar di nati nei luo ghi di potere.
La mera vi gliosa foto gra fia in cui si vede Poletti par lare cheek to cheek con Buzzi, l’omicida redento, davanti ad Ale manno, descrive per fet ta mente la compagnia: terzo set tore, destra, sini stra, ammi ni stra tori locali e, sullo sfondo, uno della banda
Casa mo nica.
E qual è il busi ness di que ste alle gre tavo late? L’accoglienza dei rifu giati, la gestione dei campi rom, la spaz za tura e le case sfitte, insomma i pro blemi umani e sociali delle periferie.
E ora fac ciamo qual che passo indie tro.
A metà novem bre la destra aiz za la gente di Tor Sapienza con tro i rifu giati, i quali sono col pe voli solo di essere tali.
Per la cro naca, anche la donna che avrebbe subito lo stu pro è stata coin volta negli inci denti, non si sa se pic chiata dai cele rini o dai con cit ta dini (i quali non saranno fasci sti, ma nem meno fur bis simi, visto che accu sano del «degrado» quelli che non c’entrano pro prio, cioè gli stra nieri).
Pochi giorni dopo, Casa Pound e Blocco stu den te sco mani fe stano davanti a una scuola, impe dendo l’accesso ai bam bini rom. E poi, nel giro di una set ti mana, esplode la bugna di mafia Capi tale.
Coincidenze?
Non c’è biso gno di essere com plot ti sti per com pren dere che l’ossessione dell’emergenza ha pro dotto denaro sonante.
Ale manno si è cir con dato di fasci sti affa ri sti. Ma già Rutelli e Vel troni alimentavano la para noia sgom brando gli inse dia menti e lan ciando cam pa gne con tro i romeni e rom. Ora salta fuori che sgom brare era un dop pio affare per i cor rotti del comune.
Chiuso un campo, se ne apriva un altro, e poi lo si faceva mar cire, inta scando i soldi delle rette di adulti e minori, lucrando sui pasti e lasciando la gente tra i topi, in
con tai ner ghiac ciati d’inverno e bol lenti d’estate.
Natu ral mente, se que sti pove racci accen de vano un fuoco, il quar tiere pro te stava
con tro il puzzo.
Alla luce di tutto que sto, l’ipotesi ini ziale va cam biata.
Le destre mani fe stano con tro gli stra nieri, facen dosi rap pre sen tare magari in tv da ragaz zetti inva sati. L’emergenza cre sce. A que sto punto, pezzi del terzo set tore si
atti vano. I soldi fini scono nelle tasche di gang ster e poli tici.
E le vit time devono scap pare dai quar tieri scor tate dalla poli zia.
Per ritro varsi magari in un Cie, in cui qual cuno di una coo pe ra tiva li sot to pone a una doc cia con tro la scab bia.
Que sta è l’Italia.
Alessandro Dal Lago
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
AL TELEFONO CON LA COMPAGNA: “4 MILIONI DENTRO LE BUSTE PER FINMECCANICA…E SE ME COMPRO LA CAMPANA”… SI RIFERIVA A MICAELA CAMPANA, COMPONENTE LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL PD
“Ma lo sai perchè Massimo è intoccabile?” chiede in una telefonata alla compagna Salvatore Buzzi,
presidente della cooperativa 29 giugno e ritenuto braccio destro di Massimo Carminati nella banda di Mafia capitale. “Perchè era lui che portava i soldi per Finmeccanica! Bustoni di soldi! A tutti li ha portati Massimo!”.
Alla sua compagna Alessandra Garrone, che come lui è stata arrestata, Buzzi racconta: “Massimo non mi dice i nomi perchè non me li dice… Tutti! Finmeccanica! Ecco perchè ogni tanto adesso… 4 milioni dentro le buste! 4 milioni! Alla fine mi ha detto Massimo ‘è sicuro che l’ho portati a tutti!’ tutti!”.
La Garrone lo interrompe: “A tutto il Parlamento!”. E lui precisa: “Pure a Rifondazione“.
Il “mondo di mezzo” da questa telefonata viene ritratto come il mondo “ovunque”, che penetra la politica e al quale non sembra mai abbastanza.
Tanto che il 5 maggio 2013 dentro un ufficio di Buzzi, non lontano dalla Tiburtina, dice di voler tentare di “comprare” una deputata.
Si tratta di Micaela Campana, eletta due mesi prima, diventata oggi responsabile Welfare nella segreteria del Pd. In ufficio Buzzi ha di fronte Massimo Carminati, Claudio Caldarelli, Carlo Guarany ed Emilio Gammuto (tutti arrestati) e dice: “Allora te sto a di no… Riguardo a Michela… Michela e Bubbico stanno allo stesso partito no? Se glie dicessi… io domani siccome la devo vede’ prima de… de Gasbarra… E siccome dovemo dargli pure 20mila euro per sta cazzo de (inc) la campagna elettorale..(inc) “Ce fai aprì sta cosa te damo 1 euro a persona.. per la campagna elettorale…””.
La conversazione va avanti e dopo circa mezz’ora Buzzi insiste: “… Mo se me compro la Campana.. se me compro la Campana”. Micaela Campana è compagna di Daniele Ozzimo, assessore al Lavoro e alla Casa del Comune di Roma, che risulta indagato e per questo si è dimesso.
Ma perchè Buzzi in quella telefonata parla di Finmeccanica? Il dialogo esplicita ciò che l’ordinanza evidenzia in più punti e cioè che il clan Carminati, oltre ai politici dell’amministrazione locale romana, poteva arrivare anche a personaggi di livello superiore dal punto di vista economico.
“Il gruppo riusciva a toccare quelle realtà che agiscono nell’economia e che dalle istituzioni dipendono”, scrive il gip Flaminia Costantini.
Il giudice fa riferimento ai rapporti che Carminati aveva con Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale di Finmeccanica e attualmente imputato di corruzione internazionale per fatti avvenuti all’interno della controllata pubblica assieme all’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola. Nel documento del gip si cita una conversazione tra l’ex Nar e Pozzessere, intercettata il 13 giugno del 2013.
Per il gip si tratta di “un dialogo che dimostra una conoscenza approfondita di Carminati delle dinamiche di potere e di quelle corruttive interne a Finmeccanica”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
E IN UN VIDEO: “IL PRIMO STIPENDIO…”
“Il primo stipendio da sindaco di giugno 2013 lo investirò tutto in obbligazioni della ‘cooperativa 29 giugno’. Bisogna ricostruire la comunità nella nostra città partendo dalle persone che sono rimaste indietro”, così nel 2013 l’allora candidato sindaco a Roma, Ignazio Marino, alla fine della campagna elettorale.
Marino scelse la “cooperativa 29 giugno” di cui Salvatore Buzzi è fondatore e presidente.
“Non ho mai avuto conversazioni con Salvatore Buzzi. Dalle intercettazioni leggo che diceva che era necessario togliermi di mezzo, non riuscendo a far cadere la mia giunta. Ma questo l’ho appreso nelle ultime 48 ore”.
È stata la risposta secca del sindaco di Roma, Ignazio Marino, alla trasmissione Otto e Mezzo, andata in onda ieri sera su La7.
Lilli Gruber, conduttrice del programma, intervistandolo, cerca di indagare sulla natura dei rapporti tra Marino e Salvatore Buzzi, il capo della cooperativa “29 giugno”, indicato dai magistrati come uno dei capi della mafia capitale, l’inchiesta della procura di Roma sull’associazione a delinquere che controllava politica e appalti comunali e che ha portato a 37 arresti e un centinaio di indagati.
Eppure le affermazioni del sindaco di Roma sembrerebbero essere false.
Una serie di foto pubblicate dalla cooperativa mostrano Marino mentre chiacchiera con Buzzi e il vicesindaco Luigi Nieri nel quartier generale della “29 giugno”.
Inoltre proprio dalle Coop di Buzzi sono arrivati 30 mila euro di finanziamenti per la campagna elettorale del sindaco prima delle Comunali, 10 mila euro dalla coop “29 giugno” e 20 mila dal Consorzio Eriches 29.
Non solo: in un video, Marino, non ancora eletto sindaco, afferma che investirà il suo primo stipendio in obbligazioni della Cooperativa 29 Giugno, di cui Salvatore Buzzi è presidente.
Chiede conto a Marino dell’incontro con Buzzi, anche Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia: “Tutti devono chiarire – dice -. Le foto non sono una prova di reato, a volte non sappiamo neanche con chi ci stanno fotografando, ma è evidente che anche il sindaco Marino deve fare chiarezza”.
Bindi non esclude la possibilità di scioglimento del Comune di Roma: “Per arrivare a sciogliere un Comune – afferma – ci vogliono molte procedure ma non ci si deve fermare davanti a nulla.Serve innanzitutto una lunga inchiesta” ma se ci sono le condizioni per lo scioglimento, lascia intendere, si proceda.
(da “Huffingonpost”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile
ENTRAMBI SONO STATI FOTOGRAFATI CON BUZZI, L’UOMO DELLE MAZZETTE E BRACCIO OPERATIVO DI CARMINATI…BERLUSCONI: “SCIOGLIERE IL COMUNE ED ELEZIONI”
L’inchiesta su Mafia Capitale scuote il Pd. Il presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi chiede che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e il sindaco di Roma, Ignazio Marino, chiariscano.
Entrambi sono stati fotografati con Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative e delle mazzette e arrestato nell’inchiesta Mondo di Mezzo e considerato il braccio operativo di Massimo Carminati. C’è poi una polemica tutta interna e scoppiata su Twitter tra Francesco Bonifazi commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia.
“Il ministro Poletti ha avuto una reazione molto indignata ma deve chiarire. Se non fosse in grado di farlo noi siamo garantisti ma se i nostri sbagliano ne traiamo le conseguenze, come ha sempre detto il presidente del Consiglio — dice il presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi a proposito della foto della cena della cooperativa sociale di Buzzi, rispondendo ad una domanda a La Telefonata di Belpietro su Canale 5. “Penso che la foto si riferisse a quando il ministro Poletti era presidente della Legacoop — ha proseguito Bindi — e questo è un altro aspetto che in questa inchiesta preoccupa: si fanno i soldi sui disgraziati attraverso la cooperazione sociale che dovrebbe fare economia con qualche principio etico in più. Sono molto indignata in questa circostanza”.
Alla domanda se anche il primo cittadino della Capitale devono chiarire l’ex presidente dei democratici risponde: “Tutti devono chiarire. Le foto non sono una prova di reato, a volte non sappiamo neanche con chi ci stanno fotografando, ma è evidente che anche il sindaco Marino deve fare chiarezza“.
E poi “per arrivare a sciogliere un Comune ci vogliono molte procedure ma non ci si deve fermare davanti a nulla. Serve innanzitutto una lunga inchiesta” ma se ci sono le condizioni per lo scioglimento, lascia intendere, si proceda.
“Ritengo che di fronte alla situazione che sta emergendo nell’inchiesta sulla gestione del Comune di Roma le forze politiche debbano reagire. L’unica soluzione accettabile sia quella di uno scioglimento immediato del consiglio comunale procedendo conseguentemente all’immediata convocazione di nuove elezioni” dice invece Silvio Berlusconi.
“L’inchiesta della procura di Roma presenta elementi di novità rilevanti che potranno essere utili anche per altre inchieste: individua il metodo mafioso per il reato di criminalità organizzata di stampo mafioso, ma non le sigle, non i luoghi e neppure la semplice duplicazione dell’organizzazione mafiosa di altri territori. L’inchiesta applica il reato di associazione mafiosa per il metodo — prosegue — l’uso dell’intimidazione, al di là dell’uso della violenza fisica; per il collegamento associativo criminale che mette insieme vari soggetti con varie funzioni; per il rapporto con la politica, altra caratteristica tipica. Se la politica si voltasse dall’altra parte, non collaborasse, non ne traesse vantaggio, probabilmente i poteri mafiosi non crescerebbero quanto cresce. La mafia fa soldi, non le interessa su cosa: siano campi rom, rifiuti, droga o appalti, la mafia va là dove ci sono i soldi”, prosegue Bindi.
“Come ho già spiegato in altre occasioni, e ripetuto ieri durante la trasmissione Otto e mezzo, ho visitato la cooperativa 29 giugno per il reinserimento sociale, durante la campagna elettorale. Le foto che girano anche con Buzzi sono state scattate in quell’occasione. In quella visita ho incontrato anche tante donne e uomini che lavorano per quella coop e che oggi scoprono la verità , come tutti noi, sul loro responsabile. Con lui non ho avuto conversazioni di lavoro nè quel giorno nè mai” replica sul suo profilo Facebook Ignazio Marino.
L’inchiesta sta creando tensioni all’interno del partito: “Tranquillo Boccia, Buzzi non ha dato un euro al Pd nazionale. Nemmeno tu però nonostante le nostre regole. Ti invio l’Iban via sms” scrive su Twitter, il tesoriere Pd Francesco Bonifazi in polemica con il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia che ha chiesto al suo partito di restituire allo Stato i soldi eventualmente pagati da Buzzi per partecipare alla cena di finanziamento del Pd a Roma.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 4th, 2014 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE: “LA COLPA DI ALEMANNO? NON ESSERE RIUSCITO AD OPPORSI”
“Alla fine sono stato cacciato dalla giunta Alemanno, ma per me l’odore era diventato insopportabile. Ero troppo scomodo. Mettevo zeppe ovunque, controllavo le iniziative da finanziare, mi opponevo a pratiche al limite della legalità , chiudevo le porte alle tante, troppe pressioni esterne ed interne. Quando sul Campidoglio si è abbattuta Parentopoli ed successo il patatrac”.
Lo afferma, in un’intervista su La Stampa, Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura del Comune di Roma, dal maggio 2008 al gennaio 2011 e autore del libro ‘Romanzo Comunale. I segreti dei palazzi del potere di Roma’, edit da Newton Compton, in cui denuncia il sistema che ruotava attorno alla giunta Alemanno.
Nel 2011 l’ex assessore dovette lasciare l’incarico, e così racconta i retroscena a La Stampa: “Alemanno mi aveva coinvolto nell’unità di crisi dopo che lo scandalo di Parentopoli. Gli chiesi di azzerare la giunta e allontanare il suo entourage. La notte del 10 gennaio 2011 il sindaco partecipa a una riunione in cui la giunta viene azzerata ma io non c’ero più. Gli era stata chiesta la mia testa. Gianni non ebbe il coraggio di chiamarmi. Mi mandò un sms in cui diceva ‘Mi dispiace, ti ho difeso fino alle tre e mezzo di notte ma poi non ce l’ho fatta più: cercherò di ricambiare con la festa del cinema’. ‘Non azzardare a propormelo’, risposi. Aveva ceduto alle pressioni di coloro da cui doveva affrancarsi”.
“L’inchiesta riguarda personaggi di destra e di sinistra. E quelli della nostra destra giovanile non hanno nulla a che fare con ‘Mafia Capitale'”, sottolinea Croppi, che ha militato nel Fuan, nel Fronte della gioventù e nell’Msi, prima di passare ai Verdi e di rispondere, nel 2008, alla chiamata di Alemanno “Tra chi ha vissuto l’esperienza politica degli Anni 70 e 80 non ce n’è uno. Carminati? Gianni non lo ha mai conosciuto. Carminati al vertice di questa cupola c’era da anni. Dalle parole del procuratore Pignatone si evince chiaramente. Franco Panzironi, ex amministratore di Ama, è un vecchio democristiano. Mancini, ex presidente Eur Spa, e altri sono persone che Gianni ha conosciuto nella seconda metà degli Anni 90. Guardi, siamo di fronte a un sistema consociativo che dura da anni, che attraversa destra e sinistra. Un sistema che risale alla Dc e ha attraversato tutte le giunte. La situazione non è nè peggiorata nè migliorata: il meccanismo è consolidato, non è stato scalfito dalle varie indagini che si sono susseguite. Non c’entra nulla la destra diventata affarista e mafiosa. Questa è una tesi fuorviante: il meccanismo è bipartisan”.
Su Alemanno commenta: “Non si è arricchito con la politica. Gli rimprovero di non avere usato l’ampio mandato popolare per rompere il meccanismo ‘a Fra’ che te serve’ che c’era già ai tempi del sindaco Carraro al quale arrestarono tutta la giunta”, ma aggiunge che “la politica tutta si finanzia in questo modo”.
E, su Ignazio Marino, conclude: “Sicuramente il malaffare non è arrivato nella sua stanza. Ma ora lui è nella condizione ideale e straordinaria per spezzare il meccanismo consociativo, a cominciare dalle cooperative. Lui può fare veramente la rivoluzione”.
argomento: Roma | Commenta »