Dicembre 4th, 2014 Riccardo Fucile
VERSATI DA BUZZI 30.000 EURO PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL SINDACO DI ROMA
Non solo i finanziamenti a Gianni Alemanno, sindaco uscente a caccia del bis e perciò propenso ad accettare le elargizioni della Cupola. In quella tarda primavera del 2013, vigilia elettorale, il sodalizio criminale guidato dal Nero e dal Rosso, l’ex Nar Massimo Carminati e il “compagno” Salvatore Buzzi, aveva pensato bene di “coprirsi” pure con lo sfidante.
Sovvenzionando la campagna elettorale del chirurgo genovese uscito vittorioso dalle primarie del Pd.
Dal rendiconto sulle spese e i contributi ricevuti in campagna elettorale – depositato per legge in Campidoglio, alla Corte dei Conti e presso la corte d’Appello di Roma – il candidato Ignazio Roberto Maria Marino risulta aver preso soldi dalle coop guidate dall’ex detenuto che volle farsi imprenditore.
Due i versamenti intestati al candidato sindaco del centrosinistra a ridosso delle elezioni: uno da 10mila euro effettuato dalla “29 giugno”, un altro da 20mila bonificato dal “Consorzio Eriches 29”.
Tutti soldi provenienti dalle tasche di Buzzi, dunque. Che, una settimana prima del voto, al telefono con Carminati teorizza: «Tu devi essere bravo perchè la cooperativa campa di politica, perchè il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perchè lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità , finanzio eventi, pago segretaria, cene, manifesti. Lunedì c’ho una cena da ventimila euro, pensa… Questo è il momento che paghi di più perchè stanno le comunali, poi per cinque anni… Noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune».
Investimento necessario, ne è consapevole la Cupola di mafia capitale.
Che ha le sue preferenze («Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati», dice ancora Buzzi al telefono) e dopo il cambio della guardia si dà da fare per infiltrarsi nella nuova amministrazione.
« E mo vedemo Marino, poi ce pigliamo e misure tramite Luigi Nieri (vicesindaco di Sel, ndr)», chiacchiera il boss delle coop.
Il problema è che avvicinare il chirurgo dem non è facile, l’unico contatto concreto è il suo capo segreteria Mattia Stella, «che dobbiamo valorizzare e legà di più a noi», dice non a caso Buzzi.
Arrivando addirittura a vagheggiare un’imboscata del Pdl sulla manovra di Bilancio per farlo cadere.
Ma il “destro” Carminati lo riporta alla realtà : «No, loro stanno facendo un’operazione direttamente con Zingaretti per sistemarsi Berti (avvocato nominato da Alemanno nel cda di Ama, ndr), questi qua, pe sistemasse… perchè de Zingaretti se fidano, de Marino non se fida nessuno».
Il governatore del Lazio con cui la “mafia capitale” avrebbe stabilito un rapporto – sostiene Buzzi in un’altra intercettazione – mettendo a libro paga uno dei suoi in Regione.
Ma «se avevano bisogno di qualcuno per avere contatti con me, è perchè forse sapevano che con me non potevano averli», taglia corto il presidente.
«Mai avuta una percezione di questo tipo».
Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
DA TEMPO ORMAI ROMA E’ UNA CAPITALE SENZA GUIDA PENSANTE
Sembra il plot di un romanzo criminale, la versione casareccia delle storie oblique che negli Anni Venti
segnarono l’amministrazione di alcune città americane.
Ma Roma si era persa ben prima dell’indagine della procura: già da anni la Capitale è una città senza una guida pensante. Non è un modello per il resto del Paese.
Sempre pronta a tamponare, o ad inseguire, l’ultimo spontaneismo. Dei «tassinari». Dei vigili urbani. Degli occupanti abusivi, quelli di necessità , ma anche quelli di «professione».
Persino degli automobilisti: Roma è la città con più macchine e più motorini d’Europa: non è una colpa, ma qualcosa vorrà dire.
Una capitale con una classe dirigente incapace di badare a se stessa: ormai da diversi anni la dissennata gestione clientelare, a piè di lista, delle casse comunali, ha indotto il Campidoglio a batter cassa a getto continuo, chiedendo aiuto agli altri italiani: negli ultimi cinque anni quattro miliardi hanno tamponato antiche falle, senza poter offrire servizi più efficienti. Per i romani. Ma anche all’altezza del suo ruolo di capitale di tutti gli italiani.
Certo, Roma non è mai stata amatissima dal resto del Paese e ora, se l’impianto accusatorio della procura dovesse trovare ulteriori conferme, potrebbero riprender fiato afflati antipatizzanti sempre pronti a risorgere.
L’invettiva, a inizio Novecento, di una personalità come Giovanni Papini («Roma è sempre stata una mantenuta», «città brigantesca e saccheggiatrice») aveva fatto strada, era stata rilanciata sessanta anni dopo da un intellettuale di sinistra come Alberto Moravia: «Come si fa a voler bene a Roma, città socialmente spregevole, culturalmente nulla, storicamente sopravvissuta a furia di retorica e di turismo?».
Un umore di fondo che negli ultimi anni, persino nella propaganda leghista della «Roma ladrona», si era un po’ spento.
Anche perchè lo spettro dell’indignazione, a Torino come a Siracusa, si è allargato, comprendendo tutta la casta, senza distinzioni geografiche.
A prescindere dagli sviluppi dell’indagine giudiziaria, la capitale è chiamata ora a fare i conti con se stessa. Col suo ruolo. Con la sua missione.
Persino nelle stagioni meno felici della storia italiana, Roma ha emanato un richiamo, un fascino, seppur controverso.
Qualche anno fa il comunista Roberto Bentivegna, uno degli autori dell’attentato di via Rasella, ammise: «Il richiamo ai colli fatali non poteva non colpire la fantasia di un ragazzo».
Naturalmente ogni stagione coltiva retoriche e missioni diverse.
La destra, che ha guidato Roma 65 anni dopo la caduta del fascismo, ha già dimostrato di non essere all’altezza neppure della «sua» tradizione: la dissipazione dei soldi pubblici e la colonizzazione della aziende partecipate da parte della amministrazione Alemanno sono diventati proverbiali e prematuramente appartengono già al giudizio storico.
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha dimostrato di essere uomo di forti principii, ma privo di quella «cattiveria» e di quel «tocco» politico indispensabili quando si sfidano poteri forti e radicati nella cultura cittadina.
Un sindaco debole nella trasmissione dalla teoria alla pratica: quando ha fatto la scelta «rivoluzionaria» di affidare il comando dei vigili ad un esterno, ha scelto un candidato che non aveva i requisiti e che si è dovuto dimettere.
Milano e Torino, a dispetto della crisi, continuano a identificarsi con una cultura imprenditoriale e di efficienza, mentre Roma — come scrisse 40 anni fa Alberto Arbasino — è rimasta una città nella quale dominano «una quantità di piccoli ambienti, minuscoli clan».
Nelle prossime settimane si capirà se il più grande scandalo della sua storia, sarà l’occasione del riscatto per una classe dirigente che non abita soltanto in Campidoglio.
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Novembre 20th, 2014 Riccardo Fucile
IN TESTA LE LARGHE INTESE, IN TASCA L’ACCORDO CON NCD
È già partito con la campagna elettorale. Ignazio Marino è ancora sindaco, dice «per quanto mi riguarda non ci sono nè dimissioni nè elezioni in vista», pensa a un mini rimpasto per restare in sella, ma Alfio Marchini si è portato avanti col lavoro e scommette sulla fine anticipata del mandato.
Ci sono i sei per tre alle rotonde, i manifesti lungo le strade, alcune affissioni abusive: se ti fermi al semaforo è probabile che l’autobus davanti a te sia ricoperto dal suo celebre cuore rosso.
Già , il cuore, è il simbolo di Alfio Marchini, il bello, che ci riprova e corteggia la città . Imprenditore per eredità , giocatore di Polo, a 29 anni era già nel cda della Rai, in quota centrosinistra.
Alle ultime comunali Marchini guidava una lista civica con dentro molti centristi e si è fermato al 9,49 per cento: poco più di 110 mila voti, non molto rispetto alla copertura mediatica che gli hanno assicurato televisioni e giornali.
È benvoluto nel mondo dell’informazione, Marchini, questo sì, ma non è bastato: in consiglio comunale sono entrati in due, Marchini e Alessandro Onorato, ex consigliere del Pd, poi transitato per l’Udc, una volta lasciati i democratici perchè, dopo l’era veltroniana – era la poco profetica lettura di Onorato – il partito era «destinato a diventare una riedizione del mai tramontato Pci».
Marchini ora è pronto a riprovarci, con il suo cuore, e però magari non solo con quello.
Nel totonomi del possibile successore a Ignazio Marino ( che con il partito democratico non ha ormai rapporti : e la federazione cittadina chiede un rimpasto col tono di chi indica la porta, mediata dall’intervento del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini), finisce puntualmente il bell’imprenditore.
Non è un mistero, d’altronde, che parte del partito romano e nazionale abbia sempre visto di buon occhio la sua candidatura e anzi l’abbia ricercata già nel 2013, prima di ripiegare su Marino.
Lo ricostruisce senza imbarazzo alcuno anche Goffredo Bettini, uno che a Roma da sempre dà le carte: «All’epoca si sono sondati Riccardi, Barca, lo stesso Marchini, il quale però si è rifiutato di sottoporsi alla primarie, strumento per noi imprescindibile per scegliere il candidato» scrive sulla sua pagina facebook, in un post che fa ricadere la scelta del nome di Marino, «sul gruppo dirigente nazionale».
Ad oggi i retroscena danno Marchini più come l’uomo giusto per riunire il centrodestra dietro alla sua lista dei cuori infranti e con quella replicare il modello delle larghe intese.
Ma non è detto affatto che debba finire così, e Marchini, anzi, tiene aperte tutte le porte.
Nonostante lo scorso giro abbia preso meno del 10 per cento, Marchini è infatti convinto di poter piacere a tutti: «Oggi sempre più romani ci chiedono di guidare la rinascita», dice sicuro a Repubblica. Il Pd sappia che «io mi candiderò comunque», è l’avviso che sembra un invito.
Vuole raccogliere a destra e a sinistra, Marchini, di cui non sono un mistero gli incontri con gli alfaniani di Ncd, con il senatore Andrea Augello: «L’idilio Renzi-Berlusconi ha abbattuto gli ultimi recinti: ora il popolo sceglie libero da finte ideologie», è la teoria.
E pazienza che Augello fosse una delle colonne della giunta Alemanno, giudicata «fallimentare».
«Per vincere bisogna aggregare anche quei romani che un tempo votavano per il centrodestra e per il centrosinistra», continua ricalcando il premier. Quella del candidato Marchini è la stessa idea di Renzi, la stessa del partito della nazione, la stessa del governo, che infatti, per Marchini, è riproducibile: «A maggior ragione a Roma, dopo le fallimentari esperienze Alemanno e Marino».
Dice di piacere anche a sinistra, Marchini, perfino dalle parti di Sel. In parte è così: «Culturalmente Alfio Marchini è nel campo del centrosinistra» dice all’Espresso Gianluca Peciola, «noi ci siamo scontrati su alcuni temi, come sulla delibera con cui voleva escludere gli occupanti dalle liste per la casa, ma sullo sforamento del patto di stabilità come sulle unioni civili c’è sintonia».
Insomma, «sarebbe un peccato regalare una figura così al centrodestra». Per il capogruppo al consiglio comunale di Sel quindi «l’opzione delle larghe intese da destra va smontata, prima che smonti il centrosinistra, attraendo una parte del ceto politico e però anche elettorale del Pd».
E a riportare nel campo del centrosinistra Alfio Marchini, se non dovesse esser il litigioso Pd romano, potrebbe essere direttamente Renzi, con Lorenzo Guerini, ormai commissario in città .
Quello di Marchini con la sinistra è d’altronde un rapporto che dura da tempo.
Da generazioni.
L’omonino nonno, Alfio, detto Calce e martello, partigiano dei Gap e costruttore. Il nipote è stato socio della Fondazione ItalianiEuropei, feudo dalemiano, nel 1994 fu mandato in Rai dal centrosinistra, e ha partecipato a una delle tante rinascite dell’Unità , ai tempi di Veltroni.
«L’ingegnere» lo chiamano, anche i collaboratori più stretti.
Luca Sappino
(da “L’Espresso”)
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Novembre 15th, 2014 Riccardo Fucile
LA MOSSA INATTESA DEL SINDACO DI ROMA
I suoi lasciano capire che il tira e molla è iniziato dopo la prima protesta, a inizio settimana.
Dicono che Ignazio Marino voleva andarci subito in quella periferia di Roma Est, Tor Sapienza, tunnel di case popolari tra la Prenestina e la Collatina rimbalzato sulle cronache nazionali per le proteste dei residenti contro gli immigrati del centro di accoglienza situato nel quartiere.
Il presidente del municipio e i rappresentanti del comitato di quartiere sconsigliavano: situazione troppo esplosiva per la visita del sindaco.
Vado o non vado: l’indecisione è durata fino a oggi, passando per un incontro con il comitato di quartiere in Campidoglio mercoledì, contatti con prefettura e forze dell’ordine. Vado o non vado: vado.
Nel pomeriggio, all’improvviso, Marino lascia la bici e anche la Panda rossa che gli ha scatenato il ‘multa gate’, sale su un’auto del Comune e si avvia verso fischi e contestazioni.
Immancabili, le proteste ci sono. “Buffone!”, “Vai via”, gli urlano di tutto, mentre lui, stretto nel cordone umano di sicurezza, tra polizia e carabinieri, si fa strada per il quartiere, dal centro di accoglienza di via Morandi al bar dove incontra i rappresentanti del comitato di quartiere.
Sarà il tentativo di lavare via l’onta del multagate, sul quale questa sera discute un’animata direzione romana del suo Pd, che però poi vira sul caos di Tor Sapienza e il presidente di assemblea, Mirko Coratti, chiede a Marino di azzerare la giunta e “ripartire, se è in grado”.
Sarà lo sforzo di rifarsi un’immagine dopo le polemiche seguite a quelle multe non pagate per violazione della Ztl in centro.
La cornice politica che spinge Marino fino a Tor Sapienza non brilla di pulizia inattaccabile. Però il sindaco decide di metterci la faccia, di andare nella fossa dei leoni a prendersi addosso una parte del malcontento che cova da anni in un quartiere dimenticato della periferia.
“Solo chi vive sulla luna può aspettarsi che in quartieri in difficoltà non ci siano contestazioni”, dichiara il sindaco a sera.
“Io ho la volontà di metterci la faccia e la voglia di ascoltare chi sfoga il proprio disagio. Penso che esistano due tipi di politici, quelli che si fanno vedere solo per raccogliere voti e sfruttare il disagio sociale, oltre a organizzare il dissenso mentre passa il sindaco, e chi invece quel disagio lo vuole ascoltare per risolvere insieme ai suoi cittadini i problemi”.
Parole al vetriolo contro leghisti (oggi anche Mario Borghezio è stato a Tor Sapienza, ma solo al bar a parlare con i giornalisti) e movimenti di destra che soffiano sulla rabbia dei residenti.
Dopo le iniziali titubanze, il sindaco riesce a stabilire un contatto proficuo con alcuni dei comitati della zona, ce ne sono diversi e anche divisi tra loro.
C’è chi gli urla “buffone!” e chi apprezza la visita.
Domani li sentirà per organizzare un incontro in Campidoglio la prossima settimana. Obiettivo: discutere su come gestire una pentola a pressione di povertà e malessere sociale arrivata ormai all’esplosione, dopo anni di abbandono da parte di ogni giunta capitolina.
“Sono qui perchè i media vi hanno dipinto come criminali e razzisti ma siete persone come noi che cercano la felicità per se stessi e per i propri figli”, spiega Marino in mezzo a una selva di cameramen, fotografi e giornalisti che cercano di farsi spazio nel cordone di agenti e consiglieri municipali stretti intorno al sindaco.
L’idea è di non chiudere il centro di accoglienza di via Morandi.
“Non chiuderemo il centro accoglienza ma cercheremo un compromesso tra quelle che sono le esigenze di tutti”, dice Marino ai residenti di Tor Sapienza.
La chiusura del centro verrebbe visto come un cedimento a chi “si fa vedere solo per raccogliere voti e sfruttare il disagio sociale”.
“Mi prendo l’impegno per una riqualificazione del quartiere con particolare attenzione al centro polifunzionale occupato, di via Giorgio Morandi”, sono le parole di Marino ai residenti.
Con loro il sindaco affronterà la situazione, alla mano una mappa delle zone di Roma dove collocare una parte degli immigrati di via Morandi, magari solo le donne e i bambini.
Anche se non sfugge quanto l’operazione sia complicata: i minori trasferiti ieri per proteggere la loro incolumità sono in parte tornati al centro per restare in quella che è la loro comunità a tutti gli effetti.
Tra gli impegni presi dal sindaco, anche quello di sbloccare l’apertura della stazione dei Carabinieri mai aperta in quartiere.
Il tempo dirà se la visita di Marino a Tor Sapienza servirà a gettare acqua sul fuoco della rabbia sociale e se servirà a limitare i danni del ‘multagate’.
Il sindaco comincia a “metterci la faccia”: il test è con il paese reale.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
APRE LA TERZA LINEA: ERA ATTESA PER IL GIUBILEO, APPENA 14 ANNI FA
Si è guadagnato il titolo di incompiuta più costosa d’Europa. Alla fine il metrò del Giubileo è partito con quattordici anni di ritardo e un imprevisto: il convoglio delle 5,30 si è bloccato quattro fermate prima del capolinea di Pantano-Montecompatri (zona Castelli romani).
Uno stop di 11 minuti alla stazione Due Leoni-Fontana Candida. «Il treno si è fermato alcuni minuti per consentire la soluzione di un problema tecnico proprio per evitare limitazioni e completare la corsa», si è poi giustificata l’Atac.
C’è sempre stato troppo ottimismo sulla linea C.
Quando negli Anni 90 fu messo a punto il progetto in preparazione dell’Anno Santo, nelle periferie romane le case guadagnarono subito valore. Errore. C’era ancora da scavare quasi un quarto di secolo dribblando scandali e bocciature tecniche degli standard di qualità .
Un’opera all’avanguardia gravata da due inchieste: una dei pm della Capitale, una della Corte dei Conti per un danno erariale di 364 milioni di euro.
Tra polemiche e carte bollate, i suoi cantieri sono parte del paesaggio delle borgate romane. L’obiettivo è aprire la seconda tratta (Centocelle-Lodi) nei primi mesi del 2015 e poi fino a San Giovanni. Poi ancora Colosseo, piazza Venezia fino a San Pietro.
L’opera, ultimata, potrebbe raggiungere i 4 miliardi di costi e i 25 km di percorso: 160 milioni a chilometro. Ma è comunque una svolta storica per la mobilità urbana: i pendolari non dovranno più districarsi tra coincidenze di autobus e tragitti alternativi. Una rivoluzione per i popolosissimi quartieri-dormitorio attorno all’Urbe.
Per curiosa coincidenza Roma inaugura con 14 anni i di ritardo la sua terza linea metropolitana (la più lenta e costosa d’Europa), mentre Milano festeggia il mezzo secolo della «mm rossa».
La linea doveva essere pronta per il Giubileo, ma tra ritardi, variazioni di percorso, inchieste della magistratura, costi schizzati (per ora) a due miliardi di euro, solo ora migliaia di passeggeri possono viaggiare sul tratto che collega Pantano sulla Casilina a Centocelle, periferia est.
Ieri ha aperto i battenti la strada ferrata finora paralizzata da stop della commissione tecnica del ministero dei Trasporti e inchieste della procura. Un calvario burocratico: autorizzazioni del ministero, convocazioni della direzione generali per il trasporto pubblico locale, verifiche sul campo, passaggi alle commissioni sicurezza e agibilità , abilitazione dei dipendenti, sopralluoghi dell’ufficio Ustif delle Infrastrutture.
Sono collegati quartieri finora confinati ai margini della capitale.
Centocelle, Alessandrino, Torre Spaccata, Torre Maura, Borghesiana, Finocchio. L’intero tracciato si sviluppa parallelo alla via Casilina.
I treni non hanno conducente e sono controllati da una postazione remota.
Ma prima di essere inaugurata, la C si era allagata con il nubifragio che ha colpito Roma la scorsa settimana: l’acqua è arrivata negli atri delle stazioni Giardinetti e Grotte Celoni. Il procuratore della Corte dei Conti del Lazio ha contestato un danno per l’erario tra il 2006 e il 2010 a causa del rinvio dei lavori e di un aumento dei costi di 364 milioni.
Negli snodi di San Giovanni e Colosseo, Italia Nostra certifica ritrovamenti archeologici nel sottosuolo e rischi per la stabilità del monumento più famoso di Roma.
Giacomo Galeazzi
(da “L’Espresso”)
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Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
DAL COLOSSEO A FONTANA DI TREVI: GRANDI FIRME SPONSOR DI RESTAURI… E’ VERO MECENATISMO?
Non contenti di aver vestito e reso più affascinanti buona parte dei Paperoni, dei vip e delle star di Hollywood,
gli stilisti italiani hanno deciso di fare più o meno la stessa operazione con i monumenti che rappresentano il marchio di fabbrica dell’Italia, ma che purtroppo sono spesso in condizioni deplorevoli per mancanza di manutenzione, di cure, di interventi di restauro, di risorse.
Lo Stato italiano ha deciso di rivolgersi a finanziatori privati per ristrutturare e restaurare i suoi più importanti tesori d’arte.
Nulla di male, in teoria, ma si sono levate subito vivaci critiche da parte di chi teme che l’arte e la storia possano diventare prodotti commercali e come tali essere pubblicizzati e venduti all’industria del turismo.
Che ve ne pare di slogan del tipo “il Colosseo calza Tod’s” o “Oggi Anita Ekberg farebbe il bagno nella Fontana di Trevi con una borsa Fendi a tracolla”?
Che fosse necessario intervenire è una realtà che nessuno contesta.
Molti monumenti italiani cadono letteralmente a pezzi e hanno da tempo perso il colore originale.
Il Colosseo — un tempo avorio pallido — è diventato quasi nero anche perchè al posto delle bighe oggi ci sono le automobili.
Certo pensare a interventi di risanamento con denaro pubblico in tempi di crisi economica appare fuori del mondo così come è inutile sperare in donazioni di privati. E qui — come il 7° Cavalleggeri — sono arrivati al galoppo i guru della moda italiana. Le loro però non sono donazioni a fondo perduto.
Di Bill Gates — come osserva in un suo pezzo il Washington Post — ne circolano pochini e non solo in Italia.
Ai mecenati dell’alta moda andrebbero in cambio una serie di diritti sul cui contenuto e sul cui utilizzo regna un certo riserbo.
A farla breve, c’è — non solamente in Italia — chi teme una disneificazione del patrimonio artistico e culturale del Belpaese con conseguenze di lungo periodo che potrebbero far deperire il valore dell’asset più importante di cui l’Italia dispone
Moltissimi italiani sono preoccupati e pensano che in tal modo si rischi di vendere l’anima per un pugno di dollari (o di euro) o, peggio ancora, per il classico piatto di lenticchie. Inoltre a restauro finito turisti e residenti sarebbero costretti a leggere cartelli di questo tenore: ”La Fontana di Trevi di Fendi”, “Il Colosseo di Tod’s” o “La scalinata di piazza di Spagna di Bulgari”.
Un tempo il patrimonio artistico era considerato una priorità dallo Stato italiano, ma con la crisi economica, le risorse a disposizione del ministero dei Beni culturali, dei musei, dei soprintendenti alle Belle arti e dei direttori dei principali siti archeologici italiani si sono andati paurosamente assottigliando.
Sono ancora sotto gli occhi di tutti le immagini del muro del Tempio di Venere di Pompei crollato nel marzo scorso dopo alcuni giorni di abbondanti precipitazioni.
Dopo lo scandalo di Pompei, molti sindaci italiani hanno deciso di darsi da fare.
Uno dei più attivi è stato finora il sindaco di Roma, il medico Ignazio Marino che, dopo aver concluso un accordo preliminare con l’Arabia Saudita per il finanziamento del restauro del Mausoleo di Augusto, si appresta a volare in California, per la precisione a Silicon Valley, in cerca di donazioni.
Nel luogo più rappresentativo della rivoluzione tecnologica e nel santuario della scienza informatica, Marino sosterrà la tesi secondo cui l’Italia ha il dovere di fare del suo meglio, ma trattandosi di un patrimonio importante per l’intera umanità , tutti debbono contribuire alla conservazione di luoghi come il Colosseo, Pompei o Venezia nei quali è custodita la memoria storica della nostra civiltà .
Farà breccia nei cuori e nei portafogli dei miliardari del dot.com
Frattanto il governo non sta con le mani in mano e sta valutando una svolta che sarebbe storica: la possibilità di dare in appalto ai privati la gestione di piccoli musei e siti archeologici e di aprire al loro interno, negozi di libri e souvenir, ristoranti, bar. Sponsor di questa iniziativa il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: “Abbiamo un patrimonio enorme, non vedo dove può essere lo scandalo se ne affidiamo una minuscola percentuale alla gestione dei privati”.
Il fatto è che i cittadini non hanno scordato i cartelloni della Coca Cola e di Bulgari intorno ai cantieri per il restauro del Ponte dei Sospiri e del Palazzo Ducale di Venezia.
Oggi sembra che i mecenati siano diventati più discreti. In cambio dei quasi 3 milioni spesi da Fendi per il restauro della Fontana di Trevi, la griffe si accontenterà di una placca di metallo grande quanto una scatola di scarpe.
Ma l’accordo più discusso e più osteggiato dalla cittadinanza è quello concluso con Diego Della Valle per il restauro del Colosseo.
Il noto stilista della calzatura spenderà circa 38 milioni di euro, ma per anni i biglietti di ingresso al sito recheranno bene in vista la pubblicità delle Tod’s.
Un ottimo affare per il miliardario toscano, dicono i romani.
Carlo Antonio Biscotto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 6th, 2014 Riccardo Fucile
DIECIMILA LAVORATORI IN PIAZZA CONTRO LA RIDUZIONE DEL SALARIO ACCESSORIO: “NON POTETE TOGLIERCI 200 EURO E FARCI PRECIPITARE SOTTO LA SOGLIA DI POVERTA'”
“Non è possibile tagliare degli stipendi di 1.200 euro perchè significa mettere in dubbio la nostra
sopravvivenza”. Migliaia di dipendenti pubblici, 10mila secondo la Cisl, sono arrivati in Campidoglio per protestare contro i possibili tagli al salario accessorio, bocciato da una relazione del Mef.
Voci della busta paga che non spettano ai dirigenti, alle posizioni organizzative e alle alte professionalità .
”Perchè dobbiamo pagare noi con i nostri salari? — sbottano alcuni – Andassero a tagliare gli stipendi dei manager che prendono un sacco di soldi”.
Poi accusano il sindaco: “Marino non sta mantenendo le promesse fatte. Aveva detto che ci avrebbe valorizzato e invece…”.
Per il primo cittadino, però, la palla ora passa al governo. “Se c’è una risposta positiva io, secondo la legge, sarò molto soddisfatto di inserire nelle buste paga di maggio i salari accessori — aggiunge — . Ma nessuno, nemmeno i sindacati, mi può chiedere di operare contro la legge dello Stato. È estremamente urgente intervenire perchè non si possono ridurre di 200 euro salari di 1100 portando a livelli di povertà i dipendenti”.
In piazza e sulla scalinata di Palazzo Senatorio sono scesi amministrativi, vigili urbani in divisa, educatrici scolastiche.
“Salario accessorio? Non stiamo prendendo soldi a pioggia ma per i servizi che offriamo a questa città ”, spiegano, e portano in corteo alcuni cartelli: “Non pagheremo il vostro debito con i nostri stipendi”, “40 anni per fare gli asili nido 1 anno con Marino per distruggerli”.
Marino ha ringraziato il presidente dell’Anci Piero Fassino per la lettera inviata al ministro della semplificazione e della Pubblica Amministrazione Marianna Madia e al sottosegretario Graziano Delrio, ”con cui ha segnalato al governo la necessità di intervenire con un decreto e quindi con urgenza” per permettere alle amministrazioni locali di poter continuare ad erogare il salario accessorio, un problema che a Roma tocca i dipendenti capitolini, perchè “andrebbe a ferire dei lavoratori che hanno dei salari molto bassi e improvvisamente si troverebbero con un taglio medio di 200 euro a salario, a livelli di povertà ”.
“La Corte dei Conti e il Mef in diverse situazioni hanno affermato dalle loro autorevoli posizioni, che è illegittimo pagare il salario accessorio se non legato a prestazione accessorie. Questo percorso, che doveva essere fatto nel 2008, voglio venga fatto adesso. Non è un problema di Roma — osserva Marino — riguarda moltissimi Comuni italiani”.
Ma intende assicurare i dipendenti pubblici sull’anno in corso: “Ho voluto inserire con molta determinazione le risorse economiche per il salario accessorio nel bilancio 2014. I dipendenti sanno molto bene che questi fondi ci sono”.
Sul tema i deputati Pd Umberto Marroni, Roberta Agostini, Lorenza Bonaccorsi, Micaela Campana, Stefano Fassina, Enrico Gasbarra e Marco Miccoli hanno annunciato di volere presentare “una mozione alla Camera per richiedere un tempestivo intervento del governo sul tema della contrattazione collettiva integrativa ed in particolare sulla questione del salario accessorio”.
“Molti comuni — dicono — in primis la Capitale, si trovano a far fronte ad un’indicazione del Mef che ha giudicato illegittime alcune indennità presenti nel salario accessorio dei dipendenti comunali e nel frattempo per risolvere almeno in parte tale situazione si è intervenuti con una norma all’articolo 4 del decreto enti locali approvato definitivamente la scorsa settimana in Senato”, aggiungono. “Riteniamo più che mai urgente un intervento del governo Renzi per mettere ordine e per tutelare i migliaia di lavoratori pubblici che da oltre sette anni non vedono rinnovato il loro contratto di lavoro e che — concludono — rischierebbero di pagare a caro prezzo tale situazione di confusione”.
Nel corso della manifestazione, il traffico nella Capitale era paralizzato, visto che la polizia municipale fino alle 11 garantiva solo il servizio per gli incidenti stradali.
File di auto incolonnate in molte le zone della Capitale, soprattutto sul Lungotevere, a Piazza Venezia, nel quartiere San Giovanni, sulla tangenziale est e nell’area intorno al Vaticano, in particolare quella di piazza Risorgimento, meta di tanti turisti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 25th, 2014 Riccardo Fucile
UN ESERCITO DI VOLONTARI E MAXISCHERMI PER L’EVENTO DA RECORD, CHIESE APERTE NELLA NOTTE E SOCCORSO MEDICO IN METRO’
È tutto pronto. “Al momento pensiamo che gli arrivi varieranno tra gli 800mila e un milione di
persone. Quindi un numero considerevole”.
Nonostante le cifre da record, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, non sembra preoccupato, così come non si era spaventato davanti alle parole di Papa Francesco che, alla fine della scorsa estate, aveva annunciato al primo cittadino: “Lei ballerà “. Un presagio che, con l’avvicinarsi della data delle canonizzazioni di Papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, il 27 aprile, si è trasformato in certezza.
Ma Marino, alla vigilia del grande evento, è convinto che la città abbia tutte le carte in regola per fare bella figura: “Sarà un test importante per Roma e per tutti coloro che si stanno spendendo affinchè sia un giorno di grande gioia e di partecipazione, ma anche di orgoglio romano e italiano”.
Delegazioni da tutto il mondo.
Le delegazioni internazionali presenti alla messa di canonizzazione sono arrivate a un totale di 93.
Molte le personalità di spicco presenti sul sagrato di Piazza San Pietro. L’Unione europea è rappresentata ai massimi livelli dal presidente del Consiglio, Hernan Van Rompuy e dal presidente della Commissione, Manuel Barroso.
La folta delegazione dello Stato italiano sarà , invece, giudata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano mentre saranno presenti anche i reali del Belgio e della Spagna. Ovviamente anche le autorità polacche saranno presenti in massa e guidate dal presidente della Repubblica, Bronislaw Komorowski.
Maxi-schermi nei punti strategici.
Per un evento come quello delle due canonizzazioni, gli spazi intorno a San Pietro non possono bastare. Per questo il Comune ha predisposto la collocazione di 18 maxischermi: tra questi tre su via dei Fori imperiali, totalmente pedonalizzati dal 18 aprile, uno in piazza Navona, uno in Piazza del Popolo, uno a Castel Sant’Angelo, uno a piazza Santa Maria Maggiore e due al Colosseo.
“Vogliamo evitare che, nel caso si riempisse piazza San Pietro, le persone si ammassino una zona dove non possono partecipare all’evento”, ha detto Marino.
Chiese aperte.
La notte tra il 26 e il 27 aprile le chiese di Roma resteranno aperte per accogliere i pellegrini. In alcune di esse è possibile pregare in diverse lingue e confessarsi.
Si comincia alle 19 nella chiesa di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti) a piazza del Popolo, con animazione liturgica in lingua italiana.
Dalle 21 gli altri luoghi di culto interessati sono Sant’Agnese in Agone a piazza Navona, con animazione in lingua polacca, San Marco al Campidoglio (piazza omonima), con animazione in italiano e inglese, Sant’Anastasia (piazza omonima), con animazione in lingua portoghese, Santissimo Nome di Gesù all’Argentina, con animazione in italiano e spagnolo, Santa Maria in Vallicella (via del Governo Vecchio, 134) e San Giovanni Battista dei Fiorentini (via Acciaioli, 2), con animazione in lingua italiana, Sant’Andrea della Valle (piazza Vidoni, 6), con animazione in lingua francese, San Bartolomeo all’Isola Tiberina, con animazione in italiano e arabo, Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio (via del Caravita, 8/a), Chiesa delle Sante Stimmate (largo omonimo), Santi XII Apostoli (piazza omonima), Sacro Cuore di Gesù a via Marsala, Santa Maria in Montesanto (piazza del Popolo), con animazione in lingua italiana. In queste chiese la preghiera è organizzata secondo uno dei tre schemi elaborati per l’occasione dall’Ufficio liturgico del Vicariato.
L’esercito dei volontari.
Per assistere la folla dei pellegrini, la Protezione civile ha messo in campo 26mila volontari, un esercito pronto a distribuire quattro milioni di bottigliette d’acqua. Potenziato anche il servizio sanitario della Croce Rossa: seicento volontari provenienti da tutta Italia, 6 strutture di Posto Medico Avanzato, 23 ambulanze per soccorso avanzato (MSA), 33 ambulanze di soccorso di base (MSB), un punto mobile di rianimazione, 2 automediche, 43 squadre sanitarie a piedi, una tenda per codici bianchi, 4 Punti Mamma e account dedicati sui social network a disposizione dei pellegrini.
Quasi mille bagni chimici.
Sono 990 i bagni chimici che l’azienda dei rifuti di Roma, Ama, posiziona nei punti più affollati per l’evento. 149 sono per disabili, con presidi e interventi di igienizzazione.
Trasporto h24.
Bus e metro attivi per 24 ore. Atac e Polizia Locale di Roma Capitale hanno da tempo iniziato l’attività di informazione attraverso i canali a loro disposizione. Nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 aprile, l’attività informativa verrà ulteriormente potenziata con aggiornamenti in tempo reale sull’intera piattaforma e in stretto collegamento con il Centro Operativo Comunale di Porta Metronia. Per i pellegrini inoltre verranno distribuite 200 mila cartine della città .
Potenziato anche il trasporto ferroviario: oltre 1.000 ferrovieri impegnati, 43 collegamenti regionali straordinari, 6 treni charter in arrivo dalla Polonia, servizi informativi e di assistenza nelle stazioni potenziati e centri operativi di Trenitalia e di Rfi, sia nazionali sia territoriali, attivi già dalla mattina di sabato 26 aprile. Così il gruppo Fs Italiane si prepara al forte afflusso di pellegrini.
Voli charter. Oltre a navi e treni, sono circa 60, secondo la Questura di Roma, i voli charter esclusivi per pellegrini attesi negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino.
Spese alle stelle.
Era stata di cinque milioni la spesa preventivata per organizzare l’evento, ma il costo finale è stato di tutt’altro genere, tanto che il sindaco di Roma ha scritto al ministro Padoan per segnalare gli extracosti.
“Ho parlato con il sottosegretario Del Rio e con il ministro Alfano. E la scorsa settimana ho scritto una lettera anche al ministro dell’Economia Padoan non perchè Roma vuole chiedere altri soldi, ma mi sembra abbastanza evidente che la canonizzazione non è un evento che riguarda solo Roma e i romani. È un evento planetario che riguarda la nostra nazione e non deve ricadere come costi solo sulle tasse dei cittadini che abitano a Roma”, ha spiegato Marino, che ha ricordato che le spese ulteriori che dovrà sostenere la Capitale ammontano a oltre 7 milioni di euro. D’altronde, ha sottolineato, solo per le forze dell’ordine “ci saranno 12mila ore di straordinario”.
Ancora stanze libere negli alberghi.
Nonostante Roma sia invasa di turisti italiani e stranieri, negli alberghi, soprattutto di fascia media e alta, per questo fine settimana ci sono ancora camere disponibili messe in vendita a prezzi ragionevoli, ovvero tra 100 e 200 euro. Ad assicurarlo è il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, che spiega: “Per questo particolare fine settimana, che prevede la canonizzazione dei due Pontefici, ci sono ancora, negli alberghi, diverse camere disponibili, basta dare un’occhiata su Internet, anche perchè ci sono state numerose cancellazioni. Spesso infatti quando c’è un grande evento, il cliente tradizionale tende a non visitare quel luogo, quella città , per andarci in un momento più tranquillo. C’è quindi una sorta di sostituzione di clientela”.
Roma è comunque, dal primo aprile in un periodo considerato di “alta stagione” per il turismo, e dunque la clientela non manca. Non c’è, quindi, il tutto esaurito che si prevedeva e, soprattutto, alcune strutture non hanno alzato i prezzi oltre misura.
Francobolli speciali e ‘Papa bit’.
Due francobolli autoadesivi da 70 centesimi, uno dedicato a Papa Roncalli e l’altro a Papa Wojtyla: è l’iniziativa di Poste Italiane, che ha reso note le vignette dei due valori postali: sulla destra, rispettivamente Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II, nell’atto di benedire; sulla sinistra sono riportati i titoli delle encicliche da loro promulgate che danno forma, graficamente, a una croce. L’emissione per Papa Roncalli è “congiunta” con le Poste Vaticane: nella corposa emissione che le poste papali hanno realizzato per l’evento (che comprende vari francobolli e foglietti) c’è infatti anche un francobollo analogo a quello italiano. Anche Atac ha voluto dedicare all’evento biglietti speciali: si chiamano ‘Special editino Papa bit’ quattro biglietti integrati per il trasporto pubblico, con quattro soggetti diversi legati alle figure di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
In bici per i due Papi.
Si chiama “Sappada-Roma. Pedalando con i papi Santi” l’iniziativa promossa dall’assessorato allo sport e al sociale di Sappada, comune bellunese lungo i cui sentieri hanno camminato sia Papa Roncalli che Papa Wojtyla, alla quale parteciperanno anche gli ex campioni di ciclismo Francesco Moser e di sci di fondo Silvio Fauner. Partendo il 23 aprile da Sappada, 25 pellegrini-ciclisti arriveranno il 30 a Roma in bicicletta e incontreranno Papa Francesco. Del gruppo faranno parte ciclisti amatoriali di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Piera Matteucci
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Aprile 17th, 2014 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE AL BILANCIO MORGANTE SI DIMETTE, IL SUO PIANO DEFINITO UN “PUFFO INFORME”
Due visioni troppo distanti per “salvare insieme Roma” dal baratro economico, troppo lontane per non finire con uno strappo lacerante. Daniela Morgante, la “lady dei conti” del Campidoglio, assessore al Bilancio del Comune di Roma convinta di poter mettere mano ai debiti della Capitale senza misure drastiche, ma attraverso 400 milioni di tagli e una ridistribuzione di un tesoretto di 130 milioni di euro (utili a non mettere mano alla Tasi e addirittura abbassare l’Irpef allo 0,25%), si è dimessa per un contrasto ormai insanabile con il sindaco, Ignazio Marino.
Convinto — invece — di poter gestire la voragine dei conti di Roma solo attraverso ritocchi all’insù del cosiddetto “tariffone”, ovvero la delibera che ricalibra tutte le tariffe dei servizi erogati dal Comune: aumenti per i biglietti dei musei — “al massimo uno o due euro” ha proposto la titolare della Cultura, Flavia Barca —, delle tariffe del trasporto scolastico, dell’occupazione di suolo pubblico per grandi eventi e maxi-concerti nella Capitale, della sosta sulle strisce blu, i permessi Ztl per i residenti e le tariffe per loculi e cremazioni nei cimiteri, matrimoni e set cinematografici.
Insomma, una manovra lacrime e sangue per i romani, che vedono da mesi una città lasciata a se stessa e dove anche le emergenze non vengono gestite.
La tensione tra i due ha raggiunto l’apice domenica scorsa, durante l’ultima riunione di giunta a cui ha preso parte la Morgante presentando il suo piano, bollato dal sindaco, con la consueta arroganza, come “un puffo informe”.
Chiaro che dopo un’offesa del genere, la Morgante ha deciso di sbattere la porta e andarsene.
Con l’uscita di scena della “lady dei conti” capitolina si acuisce dunque la crisi della giunta Marino, appesa anche all’approvazione del decreto “Salva Roma”, ora al Senato e foriera di nuove polemiche.
Anche perchè i tempi per l’approvazione del Bilancio, che Palazzo Chigi ha chiesto di visionare, attraverso il sottosegretario al Tesoro, Giovanni Legnini, sembrano allungarsi un po’. Marino, intanto, ha preso su di sè la delega al Bilancio, confermando l’intenzione di approvare tutto entro il 30 aprile.
“Il lavoro del bilancio 2014 andrà avanti senza alcuno stop — ha commentato — e sulle dimissioni non ho alcun commento da fare”.
Nessun rimpasto, dunque, all’orizzonte, almeno per il momento, ma la frattura di queste inattese dimissioni peserà non poco su Marino e la sua gestione.
Morgante, infatti, tornerà a fare il magistrato della Corte dei conti, ma il prossimo anno non ci potrà essere un altro “Salva Roma” per coprire eventuali, nuovi danni gestionali dell’attuale giunta.
Sara Nicoli
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