GLI AGENTI DI FAKIR, LA BODYCAM E IL 118
L’INDAGINE PUNTA SU RISPETTO DELLE REGOLE DI INGAGGIO… IL RUOLO DELLO SPRAY AL PEPERONCINO E LA STORIA DEL RAGAZZO DISABILE CHE HA DENUNCIATO UNO DEGLI AGENTI
Adesso l’indagine punta sul rispetto delle regole di ingaggio. In particolare sullo spray urticante e sulla presa a terra. E ci sarebbe anche un precedente che riguarda uno dei due: c’è chi lo accusa di brutalità durante un intervento per un monopattino.
I due agenti che hanno bloccato a terra Abderrahim Fakir
Il Corriere della Sera ricorda che i due poliziotti, così come i quattro soccorritori della Croce Rossa giunti in via Svevo, non sono indagati per lo scudo penale. Non sono stati sospesi. Uno dei due è in licenza, l’altro in malattia perché Fakir ha cercato di morderlo. Le lesioni sono giudicate guaribili in 12 giorni. «Le loro scelte mi sono parse tutte corrette e quanto al video — quello di cinque minuti e 20 secondi che riprende gli ultimi istanti di Abderrahim, ndr — non si nota nulla di esuberante: siamo in un contesto, che conosco bene tra l’altro visto che da 35 anni assisto ragazzi del Pilastro, nel quale si affacciavano alle finestre decine di persone che filmavano, fotografavano», dice il loro avvocato.
La bodycam
Il capopattuglia ha azionato la bodycam che si porta dietro come fanno altri agenti per eventuali contestazioni. Il filmato di 20 minuti parte da quando Fakir spintona un uomo e colpisce un’automobile con un pugno. Intanto l’indagine della procura di Paolo Guido è partita. Al Viminale i pm Domenico Ambrosino e la collega Francesca Arienti, assegnata anche lei all’indagine, chiederanno le linee guida sul contenimento a terra. Tra le raccomandazioni del maggio 2026 c’è anche quella di «allentare la presa immediatamente, posizionando la persona su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare» qualora «mostri segni di malessere».
Il 118
Il presidente della Società italiana sistema 118 Mario Balzanelli, direttore del 118 di Taranto, è certo che l’uomo si potesse salvare: «A fronte di un forte stato di agitazione psicomotoria, il medico avrebbe infatti potuto sedare il soggetto, a sua stessa tutela e impedendo conseguenze più gravi». L’agitazione psicomotoria, «è una condizione clinica potenzialmente pericolosa e richiede l’intervento di un equipaggio del 118 con medico e infermiere, che possono valutare clinicamente il paziente e praticare un’eventuale sedazione». Per lo specialista di medicina d’urgenza sarebbe stata del tutto «sbagliata la manovra effettuata dai poliziotti di contenimento del soggetto in posizione prona con viso e torace schiacciati a terra. Non è mai indicata è può essere letale».
L’oleoresin capsicum
Poi c’è lo spray al peperoncino, ovvero l’oleoresin capsicum che può provocare laringospasmo e broncospasmo. E c’è da capire cosa abbia portato quel giorno Fakir al Pilastro. I video dei residenti lo registrano steso a terra in quel vialetto che chiede aiuto, si trattiene la testa con le mani e urla «Mi vogliono ammazzare». Ma intanto parla Enrico Abumhere, 26 anni, nigeriano d’origine, ma nato in Italia. A Bologna è famoso come rapper con il nome di Bubu Doc. Al Fatto Quotidiano racconta un intervento della polizia nei suoi confronti. Nel quale era presente, secondo lui, uno dei due poliziotti di Fakir.
Il precedente
Enrico racconta al Fatto: «Ho presentato denuncia ai carabinieri». E poi: «Ero per strada con la mia ragazza, eravamo su un monopattino. Sono stato fermato da un gruppo di agenti, una decina che, come capita spesso, stazionano davanti a un pub di Bologna, Bridge, si chiama. Non avevamo il casco. Gli agenti avevano ragione, l’ho ammesso, perché ero alla guida di un monopattino con la targa. ‘Datemi pure la multa’, ho detto”. A questo punto la situazione, però, comincia a degenerare: “‘Tu hai avuto problemi con la giustizia’, mi hanno detto gli agenti. Roba di quando era adolescente, botte tra ragazzi. Ora sono un’altra persona, sono uno che rispetta la legge».
La multa
La storia continua: «Mi danno la multa, faccio per ripartire, ma quell’agente mi mette un piede sulla ruota e minaccia: ‘Tu non riparti se non lo dico io, stai qua tutta la notte’. A quel punto ho tirato fuori il telefonino, volevo filmare la scena perché ho cominciato ad avere paura, ma mi hanno tolto il telefonino. Per fortuna ce l’aveva la mia ragazza… è lei che ha fatto il video». E qui lo scontro: «Ho fatto qualche metro, ho sistemato il monopattino e sono tornato indietro”. Ed ecco la frase più terribile che Enrico attribuisce agli agenti: “Ora non zoppicare per dire che ti abbiamo picchiato”. Il ragazzo risponde, dice che è senza una gamba, che ha un protesi. Gli animi si scaldano: “In un attimo mi sono trovato steso a terra con nove agenti sopra».
Alla fine Enrico viene portato in Questura: «Racconta quello che vuoi, intanto a te non ti crede nessuno”, gli avrebbe sussurrato un agente. Negli uffici della Questura, dove Enrico rimane alcune ore, viene sporta denuncia nei suoi confronti per resistenza a pubblico ufficiale. “Ma un agente, appena sono rimasto solo mi è venuto vicino e mi ha detto: ‘Denunciali anche tu, non è la prima volta che succede».
(da Open)
Leave a Reply