INTERVISTA AL SEGRETARIO DEL SINDACATO DI POLIZIA SILP: “ANCHE NOI ERAVAMO AL PRESIDIO IN RICORDO DI FAKIR. NESSUNA IDEOLOGIA, VOGLIAMO CHIAREZZA”
“OCCORRONO NUOVI PROTOCOLLI PER TUTELARE TUTTI, SERVONO VERITA’, FORMAZIONE E RESPONSABILITA'”
La morte di Abderrahim Fakir, a seguito di un controllo della polizia a Bologna, la grande
partecipazione alla manifestazione di lunedì pomeriggio e poi la guerriglia urbana della sera. In poche ore sotto le Due Torri si è consumato prima un dramma e poi le conseguenti polemiche e strumentalizzazioni politiche. Ne abbiamo parlato con il segretario generale del Silp Cgil Pietro Colapietro.
I drammatici fatti di Bologna e la morte dell’uomo fermato hanno riacceso tensioni e dibattiti. Qual è la posizione del Silp Cgil verso i colleghi coinvolti?
Innanzitutto massima solidarietà e vicinanza ai miei colleghi feriti a Bologna perché quello che è accaduto è inaccettabile. La nostra posizione è coerente con la nostra storia: noi siamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa. Lo siamo da sempre, non a parole ma nei fatti, tutelandoli quotidianamente nei reparti e negli uffici nel loro difficile compito di garantire la sicurezza. Proprio per questo, quando avvengono episodi così tragici come quello di Fakir, dobbiamo muoverci con i piedi di piombo. È fondamentale attendere la conclusione delle indagini e far prevalere il principio di innocenza. Tuttavia, come sindacato democratico, riteniamo che quando muore una persona, esprimendo la nostra solidarietà sul piano umano alla sua famiglia, sia un dovere morale e professionale porsi sempre degli interrogativi per capire se qualcosa nel sistema non ha funzionato.
A proposito di interrogativi, voi avevate già segnalato problemi nella gestione di interventi con persone non collaborative…
Esatto. Noi siamo stati gli unici a porci il problema in tempi non sospetti. Lo scorso maggio abbiamo presentato osservazioni concrete alle linee guida ministeriali che ci erano state proposte. Il documento elaborato dal Dipartimento della pubblica sicurezza, pubblicamente disponibile sul nostro sito internet, ha un approccio prettamente giuridico e operativo: si concentra su manette, spray al peperoncino e Taser o su accortezze sanitarie come il decubito laterale per evitare rischi respiratori. Per noi è insufficiente.
Cosa manca?
Manca totalmente la parte sistemica: non vengono fornite le nozioni base per riconoscere lo status della persona che abbiamo di fronte. Un poliziotto deve essere messo in condizione di capire se sta gestendo un criminale, una persona con un disagio mentale o un soggetto in preda a una crisi psicofisica. Occorrono quindi una formazione costante, di qualità, interdisciplinare, e protocolli da cui emerga chiaramente chi fa cosa, tempi rapidi di intervento laddove occorra, altrimenti si continuerà a parlare di eventuali errori da parte di chi opera in uniforme e l’intero sistema troverà sempre il modo per girare lontano dai problemi reali.
Perché ritenete che quest’impostazione metta a rischio gli operatori?
Perché senza gli strumenti psicologici per operare una reale de-escalation, il rischio di un’escalation violenta aumenta, con pericoli sia per il cittadino sia per il poliziotto. Abbiamo chiesto formalmente che queste linee guida vengano implementate in collaborazione con il personale psicologo della Polizia di Stato per tracciare protocolli dinamici e complessi. Per non parlare dei rapporti col servizio 118. Sono passati due mesi e dal ministero non è arrivata alcuna risposta. Questo silenzio è inaccettabile, mentre chi lavora in strada deve decidere in pochi secondi come intervenire in situazioni limite.
Il governo rivendica in ogni caso investimenti importanti su stipendi e organici…
La verità è ben diversa dalla propaganda a costo zero che sentiamo ogni giorno. Dire che sono state investite risorse negli organici e per gli stipendi è assolutamente falso. Il rinnovo contrattuale è mortificante: recupera a stento un terzo del potere d’acquisto perso e si traduce in pochi euro mensili che non coprono l’inflazione. Sulle assunzioni si fa confusione volutamente: i numeri annunciati non coprono nemmeno il turnover di chi va in pensione. Inoltre, anche per il 2026, sono state tagliate risorse proprio per la formazione del personale. Come si può pretendere una polizia sempre più professionale se si tolgono i fondi per formarla?
Tornando alla manifestazione di Bologna di lunedì sera, c’è stata qualche polemica sulla vostra presenza. Può chiarire?
Bisogna fare una distinzione netta tra il dialogo e la violenza. La nostra segreteria Silp Cgil di Bologna ha aderito a una chiamata istituzionale del sindaco Matteo Lepore, non certo contro la Polizia. Il senso è che la sicurezza non può essere oggetto di scontro. L’iniziativa si è svolta pacificamente alla presenza del primo cittadino, della Cgil, dell’Anpi. Quello che è successo dopo era un evento separato, non autorizzato e partito in un secondo momento. È lì che la situazione purtroppo è degenerata, ma noi non c’eravamo ovviamente. Lo ribadiamo con forza: nessuna violenza contro i poliziotti può essere mai accettata o giustificata. Chi lavora in divisa non può e non deve diventare il bersaglio di tensioni sociali che la politica spesso preferisce alimentare invece di placare con sobrietà istituzionale.
(da Collettiva)
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