“LA FRANCIA È VITTIMA DELLA SUA SREGOLATEZZA FISCALE”. MARIO DRAGHI STRIGLIA PARIGI (E DI CONSEGUENZA IL SUO CARO AMICO EMMANUEL MACRON, PRESIDENTE DA DIECI ANNI): “LA COSA IDEALE DA FARE SAREBBE ACCORDARSI SU UN SENTIERO DI RESTRIZIONE DEL BILANCIO NEL MEDIO TERMINE. LO STESSO FATTO CHE LA BCE POSSA O NON POSSA INTERVENIRE È DIVENTATO UN ARGOMENTO DI DISCUSSIONE POLITICA IN FRANCIA E QUESTO RENDE UN INTERVENTO ANCORA PIÙ COMPLICATO”
DRAGHI È SPERANZOSO DI UN RITORNO DEL REGNO UNITO IN UE: “È STATA UNA GRANDE PERDITA QUANDO HA LASCIATO L’EUROPA. E PENSO CHE VALGA ANCHE IL CONTRARIO”
La Francia deve cercare in Parlamento la risposta alle tensioni sul suo debito. Per Mario Draghi, la strada passa da un accordo sul risanamento dei conti che dia ai mercati una prospettiva credibile di medio termine.
«La Francia è vittima della sua sregolatezza fiscale che è venuta a coincidere con un periodo in cui i tassi d’interesse sono in rialzo ovunque», ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio e della Bce, intervistato in chiusura del New Economy Forum in India, trasmesso da Bloomberg. Una diagnosi severa, accompagnata da una ricetta precisa: «La cosa ideale da fare sarebbe accordarsi su un sentiero di restrizione del bilancio nel medio termine».
«Penso che la Francia debba fare questo e che è questo che vedremo nel corso dei prossimi giorni durante la discussione parlamentare», ha aggiunto Draghi. Il punto è trovare un’intesa capace di sostenere un percorso di correzione dei conti, mentre l’aumento dei tassi rende più oneroso finanziare il debito.
L’indicazione sposta il baricentro della risposta dalle banche centrali alla politica fiscale: la fiducia dipenderà dalla capacità delle istituzioni francesi di concordare impegni e mantenerli nel tempo. Le tensioni sui titoli pubblici rendono questo accordo più urgente, perché il costo del finanziamento incide progressivamente sul margine disponibile per le altre voci di spesa.
Resta aperta la questione di un eventuale intervento della Banca centrale europea attraverso il Transmission Protection Instrument, il Tpi, lo strumento contro le tensioni ingiustificate e disordinate che minacciano la trasmissione della politica monetaria. Per Draghi, nel caso francese «l’asticella è più alta».
A complicare il quadro interviene però la politica. «Lo stesso fatto che la Bce possa o non possa intervenire è diventato un argomento di discussione politica in Francia e questo rende un intervento ancora più complicato», ha avvertito Draghi. L’attesa di un sostegno da Francoforte entra così nel confronto nazionale proprio mentre Parigi deve costruire un consenso sul bilancio.
Dai conti francesi lo sguardo si allarga al futuro dell’Europa. Draghi si è detto «molto speranzoso» che il confronto con il Regno Unito favorisca un riavvicinamento all’Unione: «È stata una grande perdita quando il Regno Unito ha lasciato l’Europa. E penso che valga anche il contrario».
Sull’Ucraina, invece, il giudizio resta legato agli sviluppi diplomatici: «Bisognerà vedere come si svilupperà la discussione sulle garanzie di difesa e sull’adesione all’Unione europea dopo un eventuale accordo di pace». Due nodi dai quali dipenderanno la sicurezza di Kiev e il suo futuro ancoraggio europeo.
(da MilanoFinanza)
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