“L’OBBLIGO DI INDICARE IL CANDIDATO PREMIER, PREVISTO DALLA LEGGE ELETTORALE, È PALESEMENTE UNA TRAPPOLA CHE LA DESTRA HA TESO ALLA SINISTRA”. ALDO CAZZULLO: “IL PROBLEMA È CHE I DUE LEADER DELLA SINISTRA, ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, HANNO DATO L’IMPRESSIONE DI GETTARSI NELLA TRAPPOLA QUASI CON FURIA, PER REGOLARE I CONTI TRA LORO DUE”. “SILVIA SALIS HA MOLTE QUALITA’, PER QUESTO LA TEMONO. VOGLIONO FARLA APPARIRE COME UNA CHE PUO’ FEDERARE IL CENTRO, MA E’ UMA CHE PUO’ E VUOLE FEDERARE TUTTO IL CAMPO LARGO”
“È EVIDENTE CHE IL PARTITO IL CUI LEADER PERDERÀ LE PRIMARIE ANDRÀ IN CRISI, IN PARTICOLARE SE SARÀ IL PD, CHE DOVREBBE DARSI UN ALTRO SEGRETARIO, A POCHI MESI DALLE ELEZIONI… L’ITALIA NON CHIEDE STRAPPI; CHIEDE PROTEZIONE. NON A CASO L’UNICO A SCONFIGGERE LA DESTRA È STATO ROMANO PRODI: UN LEADER ROTONDO, CATTOLICO, IN CUI MOLTI SI POTEVANO RICONOSCERE”…
L’obbligo di indicare il candidato premier è palesemente una trappola che la destra ha
teso alla sinistra (non potremmo evitare l’ipocrisia di dire sempre centrodestra e centrosinistra, soprattutto oggi che la politica è così polarizzata?). Il problema è che i due leader della sinistra, Elly Schlein e Giuseppe Conte, hanno dato l’impressione di gettarsi nella trappola quasi con furia, per regolare i conti tra loro due.
Non intendono individuare un federatore perché la loro chance se la vogliono giocare in prima persona. È perfettamente legittimo. La partita è aperta, soprattutto se l’Alleanza Verdi e Sinistra appoggerà Conte. Tuttavia è evidente che il partito il cui leader perderà le primarie andrà in crisi, in particolare se sarà il Pd, che dovrebbe darsi un altro segretario, a pochi mesi dalle elezioni.
Qualcuno di voi lettori mi chiede se Silvia Salis non sia la persona giusta. Ho la sensazione che il suo giro sia il prossimo. Ha sicuramente molte qualità, ma non credo che i Cinquestelle possano riconoscere la sua leadership. Inoltre non credo neanche che sia interessata a federare il centro: non vuole essere la terza gamba del tavolo, vuole essere il tavolo. Quanto alla personalità più adatta a guidare a sinistra, la penso come Paolo Mieli: ho qualche dubbio che anche in Italia sia arrivato il «momento Mamdani».
Certo è possibile che un leader giovane e radicale possa riportare alle urne i delusi e gli astensionisti, e avvicinare alla politica i giovani. Tuttavia l’Italia è un Paese cattolico, che spesso dalla politica vuole essere rassicurato prima che cambiato. Non chiede strappi; chiede protezione. Non a caso l’unico a sconfiggere la destra è stato Romano Prodi: un leader rotondo, cattolico, in cui molti si potevano riconoscere, anche se entrambe le volte la sua leadership non è andata oltre i due anni di governo.
Oggi Giorgia Meloni ha una riserva di voti a destra, cui potrà chiedere il voto utile: i vannacciani. Non mi pare che la sinistra abbia un’analoga riserva di voti. Riuscire a parlare ai cattolici, ai liberali, ai moderati, agli europeisti che magari non sono di sinistra ma vivono con preoccupazione il paradosso di un’Italia anti-europea è una delle due sfide attorno a cui si giocheranno le elezioni. L’altra sono i giovani, che si sentono esclusi, poco rappresentati, destinati a un futuro peggiore di quello dei genitori. Chi saprà parlare a loro, moderato o radicale che sia, avrà buone chance di vincere la partita.
(da Corriere della Sera”)
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