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IL GOVERNO TUTTO “ORDINE E DISCIPLINA” HA FATTO INCAZZARE ANCHE LE FORZE DELL’ORDINE

Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile

LA DELUSIONE DEGLI UOMINI IN DIVISA: ANDRANNO IN PENSIONE PIU’ TARDI, SEI MESI IN PIU’ DAL 2028… MALUMORI ANCHE SU STIPENDI E ORGANICI

Non è solo la Cgil a dire che l’incontro di ieri tra il governo e i sindacati del comparto sicurezza è stato «un’occasione persa, solo promesse». Tutte le sigle – ben 46 in rappresentanza di forze armate, polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria e vigili del fuoco, per un confronto durato quasi quattro ore a Palazzo Chigi – concordano su un punto: no ai sei mesi in più per andare in pensione dal 2028.
E chiedono al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, presente al tavolo insieme ai ministri Piantedosi e Zangrillo, di cancellare la norma in manovra. La risposta su questa e altre richieste è stata negativa.
In pensione più tardi dal 2028: sei mesi in più
Il rifiuto sull’articolo 42, che porta l’età pensionabile in alto anche per chi lavora in strada, ha unito sigle tradizionalmente distanti tra loro. «Non è tollerabile che a chi ha servito lo Stato per trent’anni venga riservata una pensione da indigente», attacca il Coisp, sindacato vicino all’area Fratelli d’Italia. «L’aumento è in spregio alla specificità della divisa prevista dalla legge 183 del 2010», incalza il Sap, collocato in area Lega. Il Siulp, di area centrodestra, si unisce criticando l’assenza di impegni concreti. Mentre Silp Cgil, contrario alla manovra in più punti, definisce l’incontro «un nulla di fatto» e annuncia che i poliziotti, liberi dal servizio, aderiranno allo sciopero generale di venerdì 12.
Oltre alla pensione, il fronte delle critiche si allarga su straordinari non pagati, indennità ferme a 8 euro al giorno per l’ordine pubblico e organici carenti. «È urgente sbloccare i pagamenti del lavoro straordinario del 2024 e 2025», dice ancora il Coisp. Il Sap chiede «il ripianamento degli organici carenti di circa 10mila unità» e contesta «spese di missione tassate nonostante siano anticipate di tasca propria dagli operatori».
Per i vigili del fuoco, la Cisl Fns rivendica l’aumento delle risorse e la tutela della salute dopo l’allarme sulla presenza di sostanze cancerogene Pfas nei dispositivi di protezione. Altra richiesta emersa, quella di separare tavoli e regole negoziali tra sicurezza e difesa, sia per funzioni differenti sia per evitare che le logiche militari prevalgano sulle carriere e sulle previdenze delle forze civili. «Non si può trattare con lo stesso approccio comparti con missioni e ordinamenti profondamente diversi», avvertono i sindacati di polizia, vigili del fuoco e penitenziaria
Le non risposte del governo
Sul fronte delle risorse, il governo rivendica i fondi aggiuntivi già stanziati dalle manovre precedenti. E che «nuovi spazi potranno aprirsi solo dopo la chiusura della procedura europea per deficit eccessivo». Cita il decreto Anticipi, che copre straordinari e un semestre di arretrato contrattuale. Ricorda le 2mila assunzioni nella polizia penitenziaria e il piano da 11mila posti nelle carceri entro il 2027. Ma sulla previdenza dedicata e sull’aumento dell’età pensionabile, chiusura netta. Il governo non modifica la linea della manovra. E quindi mezzo anno in più dal 2028.
(da repubblica.it)

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UN’OCCHIATA AL SITO DI PASSAGGIO AL BOSCO, LA CASA EDITRICE OGGETTO DI CONTESTAZIONE ALLA FIERA DEL LIBRO DI TORINO

Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile

TRA MASCHI TRIBALI IN TUNICA CON LO SPACCO E I TACCHI E OMOSESSUALITA’ LEGIONARIA, POCHI AUTORI DI RILIEVO

Come tanti altri lettori, non avevo mai sentito parlare di Passaggio al Bosco, così ho deciso di dare un’occhiata al sito di questa casa editrice che tanto ha fatto discutere e tanti litigi ha causato in queta edizione di Più Libri Più Liberi. Non è stato facile: il sito è tornato più o meno praticabile oggi. Fino a ieri, evidentemente, il server che lo ospita non era in grado di gestire questo flusso anomalo di visite, e per prima cosa mi appare un’avvertenza che recita: “Info dal magazzino. A causa delle centinaia di ordini pervenuti, l’evasione degli stessi richiederà 48/72 ore più del solito”: complimentoni al boicottaggio!
In home page, i primi quattro titoli che compaiono sotto la dicitura Bestsellers (nota: le parole straniere in italiano si scrivono sempre al singolare, quindi dovrebbe andare via quella
“s”, e non si capisce perché non usare la dicitura “i più venduti”: state tanto a parlare di identità nazionale e poi “bestsellers”, col sibilo finale). Il più venduto in assoluto, tanto da essere “esaurito”, è “L’ultima raffica” di Antonio Guerin (che a me sembrava uno pseudonimo, dato “Il Guerrin Meschino”, titolo di un’opera cavalleresca del 1410 di Andrea da Barberino, da cui prese il nome anche “Il Guerin Sportivo”, per sottolineare l’indole battagliera del giornale) ed è “il racconto, tormentato e commovente, di una pagina di storia della guerra civile. È la cronaca romanzata dell’eroica resistenza degli ultimi fascisti: un pugno di giovani volontari delle Brigate Nere, tra i quattordici e i diciannove anni, chiamati a presidiare un casolare tra le montagne del Nord Italia. Una storia di coraggio e di abnegazione che lascia ammutoliti, dove la vita e la morte si mescolano al senso dell’onore e al rispetto della parola data, all’amor di Patria e alla spartana volontà di donare se stessi”. Immagino che tutti conosciate i libri di Sven Hassel, una saga di romanzi di guerra i cui protagonisti sono nazisti, che cominciò con il bestseller “Maledetti da Dio” e che sono pubblicati da Rizzoli. Magari, chi cerca romanzi d’armi e di battaglie narrate da un punto di vista tedesco, potrebbe preferire “Nelle tempeste d’acciaio” di Ernst Jünger: «Un insopportabile lezzo di cadaveri si levava da quei ruderi, perché i primi bombardamenti avevano sorpreso gli abitanti nelle loro case, seppellendone un gran numero sotto le macerie prima ancora che avessero avuto il tempo di allontanarsi e di mettersi in salvo. Una bambina giaceva davanti a una porta in un lago di sangue».
Altro titolo che campeggia tra i bestseller(s) è “Psicologia Oscura – Sesso e Seduzione”. L’autore si fa chiamare “Diventa
Semidio” (Diventa, nome; Semidio, cognome) e dalla descrizione sembra, questo sì, “Cinquanta sfumature di grigio” venuto maluccio.
Abbiamo ancora: “La Via degli Uomini”, di Jack Donovan, che (fonte Wikipedia, ma probabilmente Wikipedia fa parte del complottone per annientare l’uomo vero che non deve chiedere mai – magari un consensino ci vorrebbe, che dite – e che si spruzza il Denim) è stato in vari momenti suprematista bianco, per la privazione dei diritti delle donne (hai capito), è stato affiliato ai Lupi di Vinland, associazione neopagana norrena. Ovviamente gli piace fare ficchi ficchi con altri uomini, ma ha voluto ribaltare il concetto di gay, nel libro “Androphilia: A Manifesto: Rejecting the Gay Identity, Reclaiming Masculinity”; insomma, lui non è gay ma è amico dei maschi. Ha lavorato nei gay club come ballerino, ha scritto di argomenti legati al satanismo (immagino come traslitterazione moderna della vikinghitudine), si è definito “tribalista maschile” (molto ficchi ficchi) e ha promosso una versione della supremazia maschile che si concentra sul suo odio per l’“effeminatezza”, il femminismo e la debolezza, insomma tutta quella estetica un po’ legionaria, un po’ Foro Italico (più nel senso di foro che nel senso di italico) che ben conosciamo, ma che infine, voglio dire, sono gli operai sudati muscolosi, e i poliziottoni e gli indiani… insomma è un Village People. La prefazione è di Francesco Borgonovo. Olè.
Si finisce la rassegna dei bestsellers con “L’inganno antirazzista”, solito libro contro il multiculturalismo che ucciderebbe l’identità dei popoli (cose che, essendo siciliano, mi interessano poco: qui siamo tutti un po’ imbastarditi)
Vabbè, questo, accompagnato da una grafica sempre molto Foro Italico–legionaria, dovrebbe essere un po’ il “mainstream” della casa editrice: nostalgici guerriglieri che ricordano al bar quando erano in guerra e come erano battaglieri e feroci; culturisti che con la scusa della “tribù” e dell’antifemminismo giocano alla cavallina tra loro (anche se loro sostengono – legittimamente – che giocare alla cavallina tra maschi è una maniera per tornare alle vere radici dell’identità maschia e guerriera – suppongo); un po’ di Mister Gray che sottomette Anastasia; un po’ identità italica pura DOC, DOCG e pure DOP.
Niente che potesse interessarmi davvero.
Così ho fatto un giro nelle numerose collane, dove si fa dall’arte battagliera a quella guerrigliera urbana: sport, molto sport, così ti viene il corpo sano intorno alla mente sana; vari riti del solstizio, inni al sole, tuniche, tunichette, falò, spiriti vari della terra, tradizioni e certo molte radici, ritorni e controritorni, il tutto sotto l’egida di questo nome “Passaggio al Bosco”, che altro non è che il titolo di un libro di Ernst Jünger, pubblicato da Adelphi con il titolo “Trattato del Ribelle”.
Ecco, saliamo un po’ di livello. Diciamo che non ho trovato nulla che potesse completare la lista degli autori che conosco bene, e che ho trovato tranquillamente in case editrici molto meno right oriented. Carl Schmitt l’ho letto in Adelphi e in edizioni Il Mulino. Martin Heidegger viene pubblicato ovunque. Ernst Jünger anche. Gottfried Benn molto in Adelphi, Mircea Eliade molto in Bollati Boringhieri, e anche Jaca Book, e qualche Edizioni Mediterranee. Ezra Pound – andiamo veloce – Louis-Ferdinand Céline, Julius Evola, René Guénon, Emil Cioran, Georges Bataille, persino Knut Hamsun si trovano editati e pubblicati in case editrici non schierate, o addirittura schierate a sinistra. Ecco, dopo quest’oretta trascorsa a passeggiare nel boschetto villoso di “Passaggio al Bosco”, sono rimasto con due impressioni.
La prima – certo, posso sbagliarmi – è che Zerocalcare legge solo fumetti. La seconda è che “Passaggio al Bosco” sia un po’ una Adelphi che non ce l’ha fatta.
Ottavio Cappellani
(da mowmag.c)

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GIALLO DI NATALE ALLA CAMERA, SONO SPARITI DAL PRESEPE IL BUE E L’ASINELLO

Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile

“SE SO’ MAGNATI PURE QUELLI?” LE DUE FIGURE SIMBOLO DELLA NATIVITA’ MANCANO ALL’APPELLO NEL PRESEPE ALLESTITO A MONTECITORIO MENTRE I RE MAGI SONO ARRIVATI IN ANTICIPO

Il presepe allestito all’ingresso della Camera dei deputati per le festività natalizie ha qualcosa di strano. Il bue e l’asinello, due figure simbolo della Natività secondo la tradizione, non ci sono. E questo vuoto non è certo passato inosservato agli occhi dei parlamentari. L’assenza dei due animali ha aperto un vero e proprio dibattito tra chi difende la tradizione e chi interpreta il presepe come un’opera d’arte suscettibile di libera interpretazione, riferisce Adnkronos. «Il bue e l’asinello sono il presepe, anche se i Vangeli non ne parlano», commentano i deputati più ortodossi, mentre i colleghi laici replicano: «Sì, è vero, ma siamo davanti a un’opera d’arte, e il Natale può essere liberamente interpretato».
«Sono spariti bue e asinello? Si sono magnati pure quelli…»
Tra i tradizionalisti, però, l’assenza degli animali ha provocato ulteriori osservazioni: «Va bene tutto, ma come la mettiamo con la presenza anticipata dei Re Magi?».
La voce dell’assenza del bue e l’asinello si è diffusa molto a Montecitorio e dibattito tra sacro e profano ha trovato anche un momento di ironia: «Sono spariti bue e asinello? Si sono magnati pure quelli…», ha scherzato un cronista parlamentare.
Anche il Pd contro l’assenza dell’asinello e il bue
Federico Fornaro, presidente della Giunta delle elezioni della Camera ed esponente Pd, ha espresso stupore per la scelta. Prima
con un sorriso: «Non è possibile, capisco i problemi energetici ma un po’ di caldo dobbiamo garantirlo al nascituro…», poi in tono più serio: «Il presepe è il presepe, quello della tradizione prevede il bue e l’asinello, due statuine che non possono assolutamente mancare».
(da agenzie)

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IN ITALIA CI SONO 8 MILIONI E MEZZO DI CASE INUTILIZZATE, SI TRATTA DI PIÙ DI UNA CASA SU QUATTRO. IL MOTIVO? L’82,9% DEGLI ITALIANI NON DÀ IN AFFITTO IL PROPRIO IMMOBILE PER PAURA DI NON RIENTRARE IN POSSESSO DELL’ABITAZIONE IN CASO DI MOROSITÀ DELL’INQUILINO

Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile

UN NUMERO CHE FA A CAZZOTTI CON L’EMERGENZA ABITATIVA E LE TROPPE PERSONE CHE NON HANNO UN TETTO SULLA TESTA

Sono 8 milioni e mezzo le case inutilizzate in Italia, il 25,7% del totale delle abitazioni intestate a persone fisiche. Per l’82,9% degli italiani è la paura di non rientrare in possesso della propria abitazione in caso di morosità dell’inquilino a trattenere i proprietari dal dare in affitto gli immobili. Oltre 691.000 sono le strutture ricettive per affitti brevi: il 71% sono alloggi privati gestiti in forma non imprenditoriale.
È quanto emerge dal quarto Rapporto Federproprietà-Censis ‘Case dormienti, una ricchezza sommersa. Proposte per risvegliare il mercato degli affitti non turistici in Italia», realizzato in collaborazione con Fimaa Italia, Immobiliare.it e
Locare srl, con il contributo scientifico dell’Enea-Dipartimento Unità Efficienza Energetica (Duee)
In dettaglio a Roma per 1.000 abitanti nell’area del Centro Storico gli annunci per affitti brevi sono 105, la media cittadina è 12; a Milano per 1.000 residenti nel Centro Storico ci sono 35 annunci, con una media cittadina pari a 13; a Firenze per 1.000 abitanti gli annunci per affitti brevi nel Centro storico sono 139, mentre sono 33 a livello comunale; a Venezia per 1.000 abitanti gli annunci di affitti brevi nell’area Venezia-Burano-Murano (Venezia insulare) sono 105, la media del comune è 32. Inoltre per il 76,9% degli italiani le bollette dell’energia pesano troppo sul budget familiare.
Per il 94,1% degli italiani senza supporto familiare è molto difficile per tanti giovani acquistare casa. Lo pensa il 91,5% dei giovani, il 94,9% degli adulti e il 94,8% degli anziani. Per il 92% degli italiani occorrono misure per agevolare l’accesso alla proprietà della prima casa, perché rassicura le persone e genera stabilità nella società.
Sono meno però le persone che vivono in case inadeguate o fatiscenti: erano il 9,5% nel 2014 e sono scese al 5,6% nel 2024. Nel Nord si è passati dal 7,7% al 4,9%, al Centro dal 9,7% al 6,4% e nel Sud e Isole dall’11,8% al 6,1%. Inoltre, tra 2014 e 2024 le quote di famiglie con abitazioni con strutture danneggiate sono diminuite dal 13,2% al 9,8%, quelle con problemi di umidità dal 19,9% al 12,9% e quelle con scarsa luminosità dal 7,5% al 7,3%.
(da agenzie)

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PROPORZIONALE, NOME NELLA SCHEDA, PREMIO DI MAGGIORANZA: LA DESTRA S’È INCARTATA SULLA LEGGE ELETTORALE

Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile

GIORGIA MELONI VUOLE CAMBIARE LE REGOLE DEL VOTO PERCHÉ HA CAPITO CHE CON IL ROSATELLUM IL CENTROSINISTRA UNITO POTREBBE VINCERE NEI COLLEGI UNINOMINALI. MA IL SIMIL-TATARELLUM CON NOME DEL CANDIDATO PREMIER È A RISCHIO INCOSTITUZIONALITÀ

Il centrodestra si è incartato. Sulla legge elettorale la maggioranza si è ficcata in un cul de sac, da cui ha difficoltà a uscire, ma esorcizza questa situazione facendo trapelare ipotesi, nessuna delle quali le consente di risolvere l’impasse.
Dopo le Regionali del 23 e 24 novembre in Veneto, Puglia e Campania, finalmente il plenipotenziario di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha ufficializzato l’intenzione di modificare l’attuale sistema elettorale.
La motivazione ufficiale è che con il Rosatellum nessuno sarebbe in grado di vincere le elezioni politiche, alla luce del fatto che ora tutto il centrosinistra è unito e quindi sarebbe concorrenziale con il centrodestra.
Il voto in Puglia e Campania confermava quello che l’Ufficio studi dei gruppi di Fd’I aveva già scritto a febbraio sulla base dei risultati delle europee del 2024: il centrosinistra unito vincerebbe tutti i collegi uninominali dalla Linea Gotica in giù, oltre a quelli delle grandi città del Nord ed avrebbe la maggioranza parlamentare.
Di qui, come ha scritto il nostro giornale, l’idea di eliminare i collegi uninominali e puntare a un sistema in cui gli elettori siano in prima battuta chiamati non a eleggere senatori e deputati, bensì a scegliere il presidente del Consiglio, anzi il capo del governo.
Giorgia Meloni è convinta della propria popolarità ed è sicura su
questo piano di battere qualsiasi altro o altra concorrente del centrosinistra, si chiamino Elly Schlein, Giuseppe Conte o altri aspiranti. Di qui il modello fatto trapelare a febbraio e confermato da Donzelli che imita quello delle regionali, il Tatarellum: proporzionale con premio alla coalizione vincente che supera una soglia (40, o 42%); e di qui l’idea del nome del candidato premier sulla scheda.
Incostituzionale, hanno rilevato diversi costituzionalisti. Il che implicherebbe presentare al presidente Mattarella un testo per lui impossibile da promulgare. Una guerra col Quirinale con conseguente crisi istituzionale? I recenti attacchi del capogruppo di Fd’I, Galeazzo Bignami, a un collaboratore del presidente, spiato nelle sue conversazioni private al ristorante, è interpretabile come un campanello d’allarme.
Ma ecco il piano B suggerito dal presidente del Senato Ignazio La Russa: nome del capo della coalizione allegato alle liste al momento del loro deposito, come il Porcellum. Il nome di Meloni sulla scheda, ha detto La Russa, potrebbe indurre alcuni elettori a non barrare il simbolo di Fd’I, facendo perdere voti di lista ed eletti.
Una guerra con il Quirinale ci sarebbe tuttavia anche se la nuova formula non prevedesse il nome del candidato premier sulla scheda, ma avesse un altro elemento palesemente incostituzionale, su cui ha ragionato finora il centrodestra prima dell’attuale impasse: l’attribuzione del premio di maggioranza nazionale anche per il Senato.
Mattarella non darebbe l’assenso laddove Ciampi lo negò nel 2005 con il Porcellum, che prevedeva infatti premi su base
regionale. Ma questa soluzione, non garantendo a nessuno la vittoria, smonterebbe la scusa enunciata da Donzelli (la certezza di un vincitore) per modificare il Rosatellum.
E altrettanto contrario alla Carta sarebbe un altro punto: attribuire il premio attingendo non dai […] listoni nazionali, come faceva il Tatarellum nelle Regioni. La sentenza 1 del 2014 della Consulta, che bocciò il Porcellum, dichiarò illegittime proprio i listoni, che non consentono al cittadino di scegliere il parlamentare e perfino di conoscere esattamente i candidati reali.
Tanto è vero che la maggior parte delle Regioni ha abrogato dal proprio sistema elettorale questo meccanismo
Kaspar Hauser
per “il manifesto”

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“L’ASSE DI VISEGRAD” SORRIDE A MOSCA: CON IL GIURAMENTO DEL SOVRANISTA ANDREJ BABIS A PRAGA, ANCHE IN REPUBBLICA CECA TORNA UN GOVERNO NON OSTILE ALLA RUSSIA

Dicembre 11th, 2025 Riccardo Fucile

BABIS È CONSIDERATO PIÙ PRAGMATICO DELL’UNGHERESE ORBAN E DELLO SLOVACCO ROBERT FICO, MA L’ASSE TRA I PAESI DELL’EUROPA DELL’EST RISCHIA COMUNQUE DI INGOLFARE LE DECISIONE UE. IN ATTESA CHE ANCHE IN POLONIA, BEN PIÙ RICCA, POPOLOSA TORNI A GOVERNARE IL PIS (CHE CON IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, NAWROCKI, STA BLOCCANDO IL GOVERNO TUSK)

Qualche giorno fa Andrej Babis ha promesso che cederà la sua creatura, il colosso agroalimentare Agrifort. Insomma, guai a chiamarlo ancora “Babisconi”, guai ad accostarlo al nostro ex premier che concentrò su di sé un enorme groviglio di conflitti di interesse.
«Ho deciso di rinunciare irrevocabilmente all’azienda Agrifort», ha annunciato solennemente il politico sovranista ceco. E a Praga qualche giornale lo ha già definito un «eroe». Ma di eroico la sua scelta ha ben poco. Liberarsi della sua azienda è stata una pre-condizione chiesta dal presidente della Repubblica Petr Pavel per consentirgli di tornare a fare il primo ministro.
Da ieri il miliardario Babis è dunque di nuovo premier della Repubblica Ceca, ma al resto d’Europa preoccupa molto più il
suo programma politico e la sua traiettoria internazionale che i suoi eventuali conflitti d’interesse.
Alla coppia inossidabile filoputiniana dell’Est – Viktor Orbán e Robert Fico – che ingolfa la macchina europea degli aiuti all’Ucraina e delle sanzioni alla Russia, ora si aggiungerà anche lui.
Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca mirano apertamente a ricostituire i tre quarti di Visegrad e promettono di gettare sabbia in ogni ingranaggio europeo.Finora Praga era stata un’alleata affidabile e saldo dell’Ucraina, aveva lanciato l’iniziativa del milione di munizioni per Kiev e aveva accolto mezzo milione di profughi ucraini nel Paese.
Quanto al quarto socio di Visegrad che manca ancora all’appello, secondo molti è solo questione di tempo. In Polonia il premier centrista Donald Tusk non riesce ad attuare molte promesse fatte perché vengono bloccate dal presidente populista Karol Nawrocki, e tanti temono ormai che al governo tra due anni possano tornare i sovranisti del Pis. Uno scenario da incubo, per l’Unione europea.
A Praga, intanto, Babis governerà con il partito antiambientalista dei Motoristi e con la destra radicale Spd, una formazione anti-Nato e anti-Ue. Il gabinetto sarà costituito da otto ministri di Ano, il partito del premier, più quattro esponenti dei Motoristi e tre della Spd.
Alcuni osservatori non sono certi che Babis smetterà di vendere munizioni all’Ucraina: lo ritengono più pragmatico e attento agli affari e meno ideologico di Orbán. In ogni caso per la Ue non saranno tempi facili.
(da agenzie)

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ORA È UFFICIALE: GIORGIA MELONI È IL CAVALLO DI TROIA DI TRUMP NELL’UNIONE EUROPEA. NEL DOCUMENTO DI STRATEGIA DI SICUREZZA NAZIONALE USA C’È UN PASSAGGIO CHE INVITA ALLA COLLABORAZIONE CON “AUSTRIA, UNGHERIA, ITALIA E POLONIA CON L’OBIETTIVO DI ALLONTANARLI DALL’UNIONE EUROPEA”

Dicembre 10th, 2025 Riccardo Fucile

IL PASSAGGIO INTEGRALE È MOLTO INQUIETANTE: “DOVREMMO SOSTENERE PARTITI, MOVIMENTI E FIGURE INTELLETTUALI E CULTURALI CHE CERCANO LA SOVRANITÀ E LA CONSERVAZIONE/RIPRISTINO DEI MODI DI VITA TRADIZIONALI EUROPEI PUR RIMANENDO FILO-AMERICANI”

‘Collaborare maggiormente’ con Austria, Ungheria, Italia e Polonia ‘con l’obiettivo di allontanarli dall’Unione Europea’: è uno dei passaggi di una versione più estesa, circolata prima di quella ufficiale della Casa Bianca, del documento di Strategia di Sicurezza Nazionale (Nss) Usa esaminata da Defense One, sito Usa specializzato nel settore difesa/sicurezza americana.
Mentre la Nss resa pubblica venerdì scorso dalla Casa Bianca chiede la fine di una ‘Nato in continua espansione’, la versione più ampia che circolava prima entra più nel dettaglio su come l’amministrazione Trump vorrebbe ‘rendere l’Europa di nuovo grande’, pur invitando i membri europei della Nato a rendersi autonomi dal supporto militare americano.
Partendo dal presupposto che l’Europa sta affrontando una ‘estinzione di civiltà’ a causa delle sue politiche sull’immigrazione e della ‘censura della libertà di parola’, la Nss – scrive Defense One – propone di concentrare le relazioni statunitensi con i Paesi europei con governi e movimenti simili all’America di Trump, quindi presumibilmente di destra. Austria, Ungheria, Italia e Polonia sono elencati dalla ricostruzione di Defense One come Paesi con cui gli Stati Uniti dovrebbero ‘collaborare maggiormente, con l’obiettivo di allontanarli dall’Unione Europea’.
‘E dovremmo sostenere partiti, movimenti e figure intellettuali e culturali che cercano la sovranità e la conservazione/ripristino dei modi di vita tradizionali europei pur rimanendo filo-americani’, affermava il documento, secondo la testata.
(da agenzie)

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SI INFIAMMA LA BATTAGLIA SUL REFERENDUM PER LA GIUSTIZIA, E’ LITE SULLA DATA DEL VOTO: IL GOVERNO VUOLE ANTICIPARE A INIZIO MARZO PER EVITARE UNA RIMONTA CHE I SONDAGGI DEFINISCONO POSSIBILE

Dicembre 10th, 2025 Riccardo Fucile

MA I COSTITUZIONALISTI RITENGONO CHE NON SI POSSA INDIRE PRIMA DELLA FINE DEL MESE DI MARZO (“CINQUANTA GIORNI DOPO IL PRIMO FEBBRAIO”) … CACCIA AI TESTIMONIAL: BACHELET E BINDI IN CAMPO PER IL NO, DI PIETRO E SALLUSTI TRA I NOMI ALLA GUIDA DEI GRUPPI PER IL SÌ

Due grandi comitati del No, per il momento. Piccole strutture sparse in tutta Italia. E ancora: almeno sei gruppi per promuovere il Sì. La caccia ai testimonial, i numeri dei sondaggi che girano sulle scrivanie dei comitati ma anche su quelle dei partiti che stanno scegliendo se, e soprattutto come, schierarsi.
E, infine – ma non per ultima – una battaglia silenziosa sulla data del referendum, con il governo che vorrebbe anticipare il voto ai primi di marzo, in modo da rendere il più veloce possibile la
campagna referendaria ed evitare una rimonta che i sondaggi definiscono assolutamente possibile. E i costituzionalisti che invece ritengono che non si possa indire prima della fine del mese: «Cinquanta giorni dopo il primo febbraio», dice il presidente del primo comitato del No, Enrico Grosso.
La battaglia referendaria sta per entrare nel vivo. E, giorno dopo giorno, si definiscono le squadre.
Ieri è nato ufficialmente un nuovo comitato del No: il presidente sarà Giovanni Bachelet, fisico, ex parlamentare, figlio di Vittorio, il giurista assassinato dalle Brigate rosse nel 1980. Bachelet è stato indicato dalla rete dell’associazionismo della Via Maestra: un comitato civico che va dai sindacati alle associazioni ambientaliste, dai gruppi per i diritti civili alle realtà cattoliche sociali.
Cgil come capofila, e poi Libera, Arci, Acli, Greenpeace, Wwf, Libertà e Giustizia: alcune delle oltre cento sigle che si sono ritrovate attorno alla difesa della Costituzione. Ci saranno anche ex magistrati e politici. Uno dei volti sarà per esempio quello dell’ex ministra Rosy Bindi, a conferma di quel «movimentismo» che mette insieme esperienze sociali e partiti. Che però stanno valutando di formare un altro comitato per spiegare – racconta una fonte del Partito democratico – «quanto quello della giustizia sia soltanto un inganno per nascondere in realtà un progetto politico più ampio: l’assalto alla Costituzione».
Questo nuovo «No sociale» si affianca al No istituzionale, quello dell’Associazione nazionale magistrati, che resta il primo comitato formalmente costituito contro la riforma. Il presidente è il professor Enrico Grosso: un fronte che parla con il linguaggio
della Costituzione, che rivendica autonomia e indipendenza, che contesta una riforma giudicata frettolosa e costruita senza reale confronto.
Contemporaneamente si sta muovendo il Sì, con una maggiore caratterizzazione politica. Ci sarà un maxi comitato con i partiti della maggioranza. E poi ci sono i tecnici: il cuore resta quello delle Camere penali. Poi c’è il comitato guidato dall’avvocato Gian Domenico Caiazza («Sì Separa»). E ancora il comitato Giuliano Vassalli o «Cittadini per il Sì», presieduto da Francesca Scopelliti, l’ultima compagna di Enzo Tortora. Anche il Sì è alla ricerca di testimonial: c’è Antonio Di Pietro, ma in questi giorni è circolato anche il nome del giornalista Alessandro Sallusti.
(da la Repubblica” )

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IL MINISTRO DEGLI ESTERI UCRAINO, ANDRII SYBIHA, HA MESSO NERO SU BIANCO LE RICHIESTE DI KIEV SU CUI LA MELONI TENTENNA: INNANZITUTTO, GLI ASSET RUSSI. IL PROGRAMMA DI PRESTITI SAFE, CHE PREVEDE 15 MILIARDI PER L’ITALIA E, SOPRATTUTTO, IL PURL: “ORA ROMA CI SOSTENGA CON ARMI A LUNGO RAGGIO SÌ AI DRONI CON LEONARDO”

Dicembre 10th, 2025 Riccardo Fucile

LA DUCETTA DEL COLLE OPPIO CONTINUA A TENERE IL PIEDE IN DUE STAFFE: RIMANE AGGANCIATA AL TRENO UE NELLA DIFESA DI KIEV, MA È RESTIA A PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP

Il ministro degli Affari esteri ucraino lo chiama «pacchetto deterrenza». Contiene, tra le altre cose, l’idea di fabbricare droni insieme, Ucraina e Italia, al limite delocalizzando sul nostro territorio.
«È tra gli argomenti di cui Zelensky ha discusso con Meloni», spiega Andriy Sybiha, capo della diplomazia di Kiev, venuto a Roma insieme col presidente.
In cosa consiste, esattamente?
«Misure per rafforzare l’esercito ucraino e renderci più autosufficienti, aumentando anche la nostra produzione di droni. Al momento produciamo il 40% del fabbisogno, l’obiettivo è arrivare al 50% nel futuro prossimo».
Sui droni state discutendo di una collaborazione con Leonardo?
«Sì, siamo pronti a coprodurre, condividendo esperienza e tecnologie con l’Italia»
Cosa può fare l’Italia per aiutarvi a raggiungere un accordo di pace?
«Sostenere le garanzie di sicurezza, soprattutto l’idea della vostra premier di sviluppare un meccanismo di protezione che parta dall’articolo 5 della Nato. Ma deve essere legalmente vincolante».
Qual è la soluzione che proponete per le garanzie?
«Presenza militare degli alleati europei con il supporto organizzativo degli Stati Uniti e adesione all’Ue. È ciò che chiede almeno il 65% della nostra gente, abbiamo bisogno di chiarezza dai nostri partner».
State chiedendo altri aiuti militari all’Italia?
«Prima di tutto, voglio ringraziare ogni famiglia italiana per il sostegno dato dall’inizio della guerra. Sugli aiuti abbiamo quattro priorità. La prima sono i sistemi di difesa aerea, Samp-T e Patriot. La Russia usa la migrazione come arma: con ogni attacco massiccio cerca di spingere la nostra gente a lasciare il Paese, per minare morale ed economia. Quanto migliore sarà la nostra difesa aerea, tanto più forti saranno entrambi».
La seconda?
«Capacità a lungo raggio»
L’Italia può davvero fornirla?
«Sì».
E cosa?
«Sono argomenti sensibili. Posso però dire che avete il potenziale e che fornircelo contribuirà anche alla vostra sicurezza. La Russia deve sperimentare le conseguenze della guerra sul proprio territorio: se loro attaccano le nostre
infrastrutture energetiche, noi attacchiamo loro».
Le altre priorità?
«Il pacchetto deterrenza».
State chiedendo a Meloni di inviare truppe italiane come garanzia?
«Vogliamo capire quale contributo ogni Paese possa fornire nel sistema di garanzie […]. In ogni caso avremo bisogno di truppe sul terreno e in tal senso e abbiamo già avuto conferme della disponibilità di diversi Paesi».
Non dell’Italia, però.
«Ogni Paese ha il suo potenziale».
Ci sono partiti come la Lega che non intendono mandarvi altri aiuti militari.
«Sì, lo sappiamo, stiamo seguendo da vicino. Ovviamente, ogni politico ha una base di elettori a cui deve rispondere. Il nostro interesse è di chiudere questa guerra, fermare l’aggressione russa e creare una nuova architettura di sicurezza in Europa».
(da agenzie)

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