RANUCCI, IL GIORNO DEL SILURAMENTO SLITTA ANCORA
SUL DESTINO DI REPORT L’AD ROSSI SI GIOCA IL POSTO CON IL GOVERNO
Ora c’è una data. Per il pomeriggio di mercoledì 2 settembre, il direttore degli Approfondimenti
Rai, Paolo Corsini, ha convocato gli inviati, il produttore, il capo progetto e i coordinatori dei videomaker e dei montatori di Report. Non c’è l’oggetto della convocazione, ma tutti si attendono che Corsini comunichi le decisioni dell’azienda sul futuro del programma di inchieste di Rai3, travolto dalla vicenda di Sigfrido Ranucci. Vittima di un attentato dinamitardo sotto casa nell’ottobre 2025 ma soprattutto bersaglio di una violenta campagna denigratoria da quando è stato arrestato, come mandante, Valter Lavitola, faccendiere di lungo corso e amico del conduttore.
La conducono i giornali della destra che da tempo ha messo Report e Ranucci nel mirino e non vuole farsi scappare l’occasione nell’anno che porta alle elezioni. Non è un caso che Federico Mollicone, presidente FdI della Commissione Cultura della Camera, ieri l’altro li abbia pubblicamente ringraziati: “Faccio un plauso ai quotidiani Il Giornale, Il Tempo, La Verità e Libero e ai loro direttori che stanno facendo emergere tutti i coni d’ombra di questa vicenda”. Ecco, sì, le ombre, come quella dell’auto di Ranucci non assicurata, ma che invece era assicurata.
Il mandato è chiaro. Allontanare Ranucci da Report. In ballo c’è anche il futuro dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. Perché i suoi rapporti con Palazzo Chigi erano già complicati, se manca l’obiettivo difficilmente farà un secondo mandato e tanto meno avrà un seggio in Parlamento come era stato ventilato. Ma allontanare Ranucci è meno semplice del previsto. Scartata l’ipotesi di una sospensione da parte del comitato etico, evocata da Matteo Salvini che così ha irritato i vertici di FdI perché evidentemente non ci sono violazioni che la giustificherebbero, resta quella di ricollocarlo. Non facile, trattandosi di un vicedirettore Rai che ha sempre fatto ascolti di tutto rispetto ed è deciso a resistere, anche in tribunale, contro eventuali demansionamenti. C’è l’ipotesi di una vicedirezione a Rainews 24 o al Tg3, ma non è detto che Ranucci accetti. Se, per caso, Ranucci dovesse fare causa e vincerla, potrebbe tornare in video in campagna elettorale. Scenario che Meloni vuole evitare a ogni costo. Così sta osservando con attenzione le mosse di Rossi.
Nel frattempo la redazione di Report è divisa. Non ha convinto tutti la lettera spedita a Corsini dagli inviati, gli autori delle inchieste, anticipata ieri dal Fatto: “È ormai evidente – hanno scritto – come l’annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico. Lo si evince dalla violenza con cui, prendendo a pretesto l’indagine giudiziaria sull’attentato, alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza abbiano preso di mira la trasmissione, i suoi giornalisti e le principali inchieste mandate in onda, con il chiaro intento di delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico”. Dicono quindi “no” a un conduttore o capoautore esterno perché nella redazione “ci sono già le professionalità necessarie. Qualsiasi scelta differente sarà da noi giudicata come ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento del programma”. Altri preferivano schierarsi a difesa di Ranucci, ritenendo questa l’unica strada per difendere l’autonomia della trasmissione, ma neppure questa posizione ha una maggioranza.
La Rai vuole evitare una sorta di “tele tribuno”, cioè un conduttore protagonista. E in ballo c’è anche l’ipotesi di una soluzione interna alla redazione, con i conduttori a rotazione.
(da ilfattoquotidiano.it)
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