Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
INVECE CHE LAMENTARSI SEMPRE DELL’EUROPA, SI DIA IL BUON ESEMPIO: SE SI AGGIUNGESSE ANCHE LA DISPONIBILITA’ DELLE CASERME E DEGLI EDIFICI PUBBLICI DISMESSI, A LAMPEDUSA NON CI SAREBBE PIU’ NESSUN PROFUGO
Sarebbe bello che le istituzioni religiose aprissero almeno una parte delle proprie strutture per dare un’ospitalità decente alle migliaia di immigrati, in primis ai minori non accompagnati, che arrivano a Lampedusa in fuga dall’incertezza e dai pericoli dei loro paesi in conflitto.
Sarebbe non solo una doverosa compartecipazione all’azione di solidarietà collettiva cui tutti siamo chiamati a fronte di questa emergenza umanitaria, ma un atto di restituzione di un mancato introito per il bilancio pubblico (stimato in 70-80 milioni di euro) in un periodo di tagli alla spesa sociale che colpiscono soprattutto i cittadini più vulnerabili.
Soprattutto sarebbe una, sia pure temporanea, dimostrazione che effettivamente quelle strutture hanno finalità religiose e assistenziali e non commerciali e quindi la giustificazione formale del sostanzioso sconto Ici di cui beneficiano gli immobili destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive o per uso culturale” ha un effettivo fondamento.
Ricordo che, nonostante il parere contrario della Corte di giustizia Europea che giustamente ha parlato di trattamento di favore lesivo della concorrenza, il governo lo ha mantenuto e introdotto anche nel decreto sulla fiscalità municipale, anche se, specie per le “strutture ricettive”, è spesso davvero difficile non definirle commerciali.
Non basta la pur benemerita opera della Caritas, oggi in prima linea anche a Lampedusa, a giustificare perchè i vari conventi trasformati in strutture alberghiere a Roma come a Venezia e in altre città debbano pagare meno Ici di qualsiasi altro albergo, pensione o bed and breakfast, facendo anche concorrenza sleale.
Questo è il momento di dimostrare che sono innanzitutto dedicate allo svolgimento di attività assistenziali ed anche ricettive non commerciali.
Sarebbe anche opportuno che il governo ripensasse alla sua decisione di non avere un unico election day, buttando al vento centinaia di migliaia di euro.
E’ stata una scelta sconsiderata in sè, appunto in un periodo di tagli dolorosi, ma lo è tanto più ora, quando le immagini dei profughi ridotti in condizioni disumane non possono non lasciarci pieni di vergogna.
Lo scarto tra spreco e bisogno è letteralmente intollerabile.
Sarebbe infine bello che quest’anno lo Stato, a fronte di tagli alla spesa sociale e viceversa crescenti domande di sostegno in una situazione in cui una emergenza sociale non ne cancella un’altra, indicasse due-tre priorità sociali su cui si impegna a spendere l’8 per mille che gli verrà destinato nelle dichiarazioni dei redditi.
Offrirebbe ai cittadini una alternativa effettiva, invogliando una quota maggiore di contribuenti ad indicare il proprio destinatario di elezione: tra le diverse chiese e confessioni religiose e, appunto, lo Stato.
E’ bene ricordare, infatti, che solo una minoranza dei contribuenti indica un destinatario dell’8 per mille.
Chi non sceglie, è convinto che i soldi rimangano nel bilancio pubblico.
Ma non è così.
L’intero ammontare dell’8 per mille delle entrate è ripartito sulla base delle scelte effettuate.
Chi conquista la maggioranza della minoranza che sceglie, conquista perciò anche la maggioranza dell’intero ammontare.
Come nelle elezioni, chi si astiene di fatto è come se votasse con la maggioranza.
In una situazione di risorse scarse e bisogni gravi crescenti, mi sembra davvero non solo poco democratico, ma uno spreco non mettere i cittadini di fronte a possibilità di scelta effettiva sugli obiettivi concreti, in campo sociale, su cui distribuire l’8 per mille.
Sempre a proposito dell’emergenza profughi sarebbe opportuno che le tante caserme dismessi e gli edifici pubblici in disuso venissero messi a disposizione degli immigrati per il periodo necessario allo svolgimento delle loro pratiche eprima del rimpatrio di tanti di loro.
Un elenco di queste strutture di emergenza dovrebbe essere sempre a disposizione per queste evenienze, non che ogni volta si brancola nel buio, rimediando figure da cioccolatai.
Chiara Saraceno
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
IL TITOLARE DEL RESIDENCE “MANAGER’S” OFFRE OTTO DEI DIECI PIANI DEL SUO ALBERGO…NONOSTANTE I FAX ALLE AUTORITA’ COMPETENTI, SILENZIO TOTALE… MENTRE VERONA SI DICE DISPONIBILE AD ACCOGLIERE SOLO 30 PERSONA E IL VENETO SI TIRA INDIETRO
Ha la ‘benedizione’ di Confturismo e Federalberghi Veneto, ma a Verona sembra che
nessuno voglia ascoltare l’appello di Giorgio Tedeschi, il titolare del residence Manager’s che ha offerto otto dei dieci piani del suo albergo per ospitare ‘200 profughi 200′ in fuga dalle rivolte che stanno investendo tutto il Nord Africa.
“Sono pronto a mettere a disposizione — spiega Tedeschi al quotidiano L’Arena – 96 stanze per circa 200 posti con relative colazioni e pasti, basta che qualcuno mi dica cosa devo fare”.
L’imprenditore rende nota la sua disponibilità alle autorità attraverso due fax. Il primo, datato 3 marzo, è indirizzato all’ufficio di gabinetto della Prefettura, il secondo, del 22 marzo, alla Provincia.
“Siamo a confermarvi — si legge — la disponibilità della struttura per ospitare eventuali profughi libici/tunisini per una capienza di circa 200 posti, con possibilità di somministrazione pasti“.
Le ricevute che confermano l’arrivo a destinazione delle missive ci sono. Mancano però le risposte.
“Mi sono fatto avanti ancora ai primi di marzo – spiega Tedeschi — in vista di richieste di alloggio a causa delle emergenze in Tunisia e Libia, ma non ho ricevuto risposta. E adesso leggo che c’è difficoltà a reperire posti letto per i profughi, anche a causa della stagione turistica alle porte. Sinceramente c’è qualcosa che mi sfugge. Con i giornalisti ammette di avere avuto l’idea dopo aver saputo che Verona avrebbe messo a disposizione al massimo 30 letti. “Mi disturbava — dice — far passare la nostra categoria come una sorta di lobby razzista”.
A difendere (con molte riserve) l’idea di Tedeschi entra in scena il presidente di Confturismo e Federalberghi Veneto Marco Michielli che giudica l’iniziativa giudica “molto positiva”.
“Non dobbiamo dimenticare — dice Michielli — che è un dovere accogliere chi fugge da un conflitto”.
Michielli precisa che l’accoglienza va fatta in luoghi adeguati e ben serviti, ma attenzione a non influenzare la regolarità della stagione turistica internazionale delle spiagge.
“Gli americani che accolgono migliaia di profughi — prosegue — non si sognano di alloggiarli a Miami o a Las Vegas. Da noi non possiamo immaginare donne musulmane a passeggiare tra stabilimenti dove il topless è di casa”.
Contrario alla proposta di Tedeschi il presidente degli albergatori Confcommercio di Verona Beppino Olivieri: “Non lo conosco — spiega Olivieri — e si tratta di un residence, non di un albergo. In ogni caso, come facciamo a dare camere avendo davanti Vinitaly che fa occupare tutte le camere? Le camere sono giù tutte occupate”.
Insomma, potrebbe sembrare solo un problema di ‘spazio’, se non fosse che, come dichiara lo stesso generoso albergatore , dalle (non) risposte ricevute “ho come la sensazione di dare fastidio”.
Tedeschi offre la disponibilità del suo residence nella zona della Genovesa quando scopre che Verona mette a disposizione, per l’emergenza Nordafrica, solo 30 posti letto all’interno del dormitorio Il Samaritano di via dell’Artigliere gestito dalla Caritas e utilizzato per l’assistenza ai senzatetto.
L’annuncio era arrivato al termine della riunione in Prefettura del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico.
L’incontro era stato convocato in seguito alla richiesta del ministro dell’Interno Roberto Maroni che aveva chiesto maggior coinvolgimento per fronteggiare la crisi, in primis la situazione ormai al collasso di Lampedusa.
L’esiguità dell’offerta scaligera era stata motivata con il fatto che “tra pochi giorni inizia la stagione turistica ed è estremamente difficile trovare alberghi disponibili ad ospitare i profughi”.
Ma il responsabile del Manager’s residence non si tira indietro. “Da parte nostra — assicura Tedeschi — non c’è indisponibilità e siamo pronti ad affrontare qualsiasi evenienza: con le nostre 96 stanze possiamo ospitare senza problemi duecento persone e siamo in grado di garantire i pasti. Inoltre siamo vicini al casello di Verona sud, alle tangenziali e all’aeroporto, meglio di così. Dopo i fax ho provato anche a telefonare, vorrei sbagliarmi ma ho come la sensazione che la mia disponibilità non sia gradita…».
E pensare che Verona è finora l’unica città veneta a offrire un minimo di disponibilità .
Rispettando il principio di 1.000 profughi ogni milione di abitanti emerso nel vertice con le Regioni a Roma, in Veneto potrebbero giungere fino a 4-5.000 immigrati, ma ora si contano solo i ‘no’ e i ‘distinguo’.
Sulla linea dell’”accoglienza”, oltre a Tosi, sono il sindaco di Padova Flavio Zanonato e il primo cittadino di Belluno Antonio Prade.
Disposto a “valutare” l’ipotesi quello di Vicenza Achille Variati.
Netto rifiuto da parte del sindaco leghista di Treviso Gianpaolo Gobbo: “La nostra città non ha a disposizione alcun sito”, dice seccamente.
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DI SPEZIA HA GIUDICATO DISCRIMINATORIA LA CONDOTTA DEL MINISTERO: DOVRA’ RIPRISTINARE LE ORE DI SOSTEGNO E PAGARE LE SPESE…PERCHE’, INSIEME ALLA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI GIUDICI, IL GOVERNO NON APPROVA ANCHE QUELLA DEI MINISTRI? O I POLITICI DI TASCA LORO NON DEVONO MAI PAGARE?
“Condotta discriminatoria” .
Così Il tribunale della Spezia ha giudicato la decisione del ministro Gelmini di ridurre le ore di insegnamento di sostegno.
Ed è stata denunciata da uno studente disabile di un istituto superiore della città ligure.
Il giudice ha condannato il Ministero a ripristinare le ore di sostegno e a pagare le spese processuali.
I genitori del ragazzo hanno contestato il contrasto fra i tagli della Gelmini e il diritto alla tutela delle persone con disabilità .
“L’articolo 3 della Costituzione – si legge nel ricorso – promuove la piena attuazione del principio di parità di trattamento” e con il provvedimento ministeriale “viene leso il diritto del disabile all’istruzione”.
E intanto non si placa la polemica per l’esclusione degli alunni disabili dai giochi sportivi studenteschi.
Tanto che la commissione Cultura della Camera sconfessa il ministro dell’Istruzione presentando una risoluzione bipartisan che chiede lumi.
“L’esclusione dei ragazzi disabili dalle finali dei giochi sportivi studenteschi è gravissima e in netto contrasto con le norme di legge sull’integrazione scolastica, che da sempre costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo”, sostengono in molti.
La deputata Ghizzoni, in occasione delle finali nazionali di Corsa campestre disputate a Nove (Vi) lo scorso 20 marzo, ha messo sul banco degli imputati la modulistica, inviata dal ministero alle scuole quest’anno, che “non prevede quella abitualmente prevista per gli studenti disabili”.
Chiedendo all’inquilino di viale Trastevere, come “il ministero intenda ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell’autonomia”.
Anche i deputati della VII commissione di Montecitorio vogliono vederci chiaro.
La risoluzione chiede al governo di intervenire “per ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni prevista dagli obiettivi prioritari della scuola dell’autonomia, anche attraverso progetti di diversità motoria e sportiva”.
I deputati chiedono anche un finanziamento ad hoc a favore del Comitato paralimpico “affinchè esso possa svolgere con continuità la sua funzione e possa programmare le sue attività “.
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
IL NUOVO CAMPO VOLUTO DA MARONI E’ UN COLABRODO: HANNO VOLUTO TRASFORMARE IN CIE LA PISTA DI UN VECCHIO AEROPORTO CON 150 TENDE, MA SENZA ALCUN CRITERIO DI CONTROLLO…DATO CHE LE TV AVEVANO DOCUMENTATO LA FACILE FUGA, MARONI HA PENSATO BENE DI IMPEDIRE NON LE FUGHE, MA LE RIPRESE TELEVISIVE…SIAMO ALLA FARSA IN SALSA PADANA
Duecentocinquanta profughi tunisini sono arrivati ieri nella tendopoli di Manduria,
30.000 metri quadrati di campagna tra le province di Taranto e Brindisi trasformati in improvvisato Cie per accogliere una parte dei disperati portati via da Lampedusa.
Altri 850 sono attesi per oggi, 150 tende sono state montate in tutta fretta nella notte, per il momento sono ubicate oltre la recinzione metallica alta due metri che delimita l’area dell’ex aeroporto militare ma presto saranno spostate all’interno del campo.
La prima promessa dei giorni scorsi, di ospitare temporaneamente poche centinaia di extracomunitari provenienti da Lampedusa, è già disattesa.
Così come quella veicolata venerdì dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, di riuscire a controllare perfettamente gli ospiti presenti nella tendopoli.
Illusione smentita già ieri, a poche ore dall’arrivo degli immigrati sugli autobus che li hanno portati a Manduria dal porto di Taranto, dove sono sbarcati dalla nave San Marco: in tarda mattinata, senza neppure passare dall’ufficio identificazione allestito in un container, una trentina di uomini ha tentato la fuga.
In totale, su 546 arrivi nel centro, i migranti fuggiti sono già 136, 411 quindi quelle rimaste dentro, salvo fughe dell’ultim’ora
Troppo facile scavalcare la recinzione metallica alta due metri, troppo esteso il perimetro dell’area per poterlo controllare centimetro per centimetro.
Le auto delle forze dell’ordine girano incessantemente nel Cie, qualche angolo è monitorato dalle camionette, l’ingresso è blindato, ma non basta. Dopo le riprese televisive di ieri, che hanno documentato dal vivo la facilità con cui alcune persone hanno scavalcato la recinzione dandosi alla fuga nelle campagne, oggi è stato inibito l’ingresso nel campo ai giornalisti, come se non poter raccontare cosa sta accadendo in quell’angolo di Puglia, a 6 chilometri da Manduria e 3 da Oria, potesse rendere la situazione meno grave.
Invece la situazione è incandescente. Il sindaco di Manduria, Paolo Tommasino, se n’è già dovuto rendere conto.
E se inizialmente aveva cercato di accogliere con serenità il “regalo” piovuto da Roma, oggi si rende conto che sulla sua testa pende una vera e propria spada di Damocle.
“La situazione è ingestibile”, afferma senza mezzi termini, puntando il dito contro il Governo che nei giorni scorsi aveva fornito rassicurazioni non veritiere sulla sicurezza della tendopoli.
L’esperimento durato appena poche ore ha dimostrato che la parola sicurezza è una chimera, che uscire dal campo è più facile che entrare, che il numero degli ospiti non sarà limitato alle poche centinaia previste inizialmente e che i paesi di Oria e Manduria non resteranno immuni al ciclone immigrati.
Il rischio di tensioni, tra la popolazione e gli extracomunitari è alto, perchè non tutti accolgono di buon grado la presenza di un Cie in mezzo a queste vigne. Ieri se ne è avuto un esempio lampante: un tunisino che ha provato ad uscire dal centro ha raccontato di essere stato preso a sassate da un motociclista di passaggio e, addirittura, da alcuni blog è partita l’incitazione ai giovani salentini ad organizzare ronde per stanare gli immigrati in fuga.
La preoccupazione cresce ora dopo ora.
Questa mattina a Manduria è riunito un Consiglio comunale straordinario, alla presenza sempre di Alfredo Mantovano.
Il sindaco Tommasino chiede rassicurazioni precise, ma — di fronte a qualsiasi decisione romana — non ha alcuna possibilità di dissentire. Le indiscrezioni sul futuro della tendopoli, tuttavia, non lasciano presagire nulla di buono, perchè lo spazio, spianato nei giorni scorsi dai mezzi dei vigili del fuoco e già preparato con il pietrisco per l’allestimento delle tende, è molto più grande di quello attualmente occupato. Inizialmente si è parlato di 720 posti letto disponibili, ma è stato calcolato che su quell’area di 30.000 metri quadrati possono essere montate 800 tende e poichè ognuna di esse può contenere fino a 8 persone, la moltiplicazione è presto fatta: in totale “l’albergo” di Manduria potrebbe arrivare ad ospitare fino a 4.800 profughi. Numeri da brivido, che le fonti istituzionali non hanno confermato ma neppure smentito e che creano ansia e timore tra la popolazione salentina e gli amministratori locali.
Il campo, così com’è stato concepito, è un vero colabrodo.
Non garantisce sicurezza, nè agli ospiti nè alla gente di Oria e Manduria.
È una bomba innescata in mezzo alle campagne.
Pronta ad esplodere, come Lampedusa.
Chiara Spagnolo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
IL NUMERO DEI PROFUGHI E’ ORA DI 5.534 IMMIGRATI, MA 400 MINORENNI SONO GIA’ SCOMPARSI…DA MOLTE STRUTTURE INFATTI GLI IMMIGRATI POSSONO SCAPPARE: I TRAGHETTI NON SI VEDONO E IL GOVERNO NON HA UNA LINEA ORGANIZZATIVA
Alcuni pescatori stanno trainando quattro barconi usati dai migranti e sequestrati per posizionarli all’ingresso del porto di Lampedusa.
Lo scopo è impedire il transito delle motovedette che soccorrono gli immigrati. Dal molo una cinquantina di donne sta incitando l’azione, invitando altri uomini alla partecipare alla protesta. Sulla banchina la tensione è altissima.
Hanno rovesciato i cassonetti per bloccare il passaggio davanti il varco militare del porto.
Così un gruppo di cittadini di Lampedusa, tra cui alcune donne, ha scelto di protestare chiedendo al governo soluzioni per mettere fine all’emergenza immigrazione nell’isola.
In strada sono stati gettati anche due grossi recipienti usati per contenere acqua, vasi e pietre.
Alcuni dei manifestanti si sono seduti davanti al cumulo di macerie, alzando due bandiere: quella della Trinacria, simbolo della Sicilia, e quella a scacchi di Lampedusa. Intanto, la polizia osserva.
“Non vogliamo entrare in quarantena”, urla un ragazzo.
Altri invocano lo “sciopero generale”.
“Noi siamo il popolo di Lampedusa, lo sappiano i leghisti che ci costringono a vivere in questa situazione – dice uno dei manifestanti – Rivogliamo indietro la nostra libertà , solo questo chiediamo. Difendiamo la nostra dignità , siamo stanchi”.
Nelle ultime 24 ore sono 1.973 i migranti sbarcati sull’isola.
E’ il numero più alto di arrivi da quando sono ripresi gli sbarchi.
In tarda mattinata un’imbarcazione con a bordo una quarantina di extracomunitari è approdata al porto. Dopo la mezzanotte sono sbarcate 388 persone, presumibilmente tutti tunisini.
Fra loro c’è anche un disabile. Impressionante anche il dato degli ultimi tre giorni: da venerdì sull’isola sono arrivati 3.721 migranti.
Ora complessivamente ci sono 5.534 i migranti a Lampedusa.
E sulla situazione sanitaria scende in campo il ministro della Salute Ferruccio Fazio: “C’è un problema igienico-sanitario importante e che potrebbe in futuro continuare. Non riteniamo però che ci sia un rischio di epidemie. Oggi sull’isola arriveranno i nostri ispettori”.
Sempre in Sicilia, oltre al Villaggio Mineo, è in arrivo una seconda area d’accoglienza per gli immigrati, una tendopoli fuori Trapani.
Sono già in corso i lavori per l’allestimento del campo nell’ex aeroporto militare di Kinisia, a poca distanza da Birgi.
Ma scoppia la polemica: il sindaco di Trapani ha scritto a Berlusconi a a Maroni: “Non è accettabile che il peso dell’emergenza, che deve riguardare tutto il territorio italiano, Nord compreso, e l’Unione Europea, venga scaricato esclusivamente sulla Sicilia”.
E ancora: “Il sito individuato per l’installazione della tendopoli è del tutto privo dei requisiti minimi in termini di servizi (acqua, scarico reflui, etc) e riversare un gran numero di persone a Chinisia, in queste condizioni, potrebbe determinare, oltre che una condizione di vita disumana per gli stessi, seri problemi di salute pubblica. E alle già annunciate proteste dei cittadini della provincia di Trapani si aggiungerebbero le altrettanto legittime proteste degli extracomunitari, i quali verrebbero ‘abbandonati’ in un’area assolutamente inidonea allo scopo”.
La scorsa notte altri 500 migranti sono stati trasferiti nel Villaggio della solidarietà di Mineo, nel Catanese, che, attualmente, ospita complessivamente circa 2.000 extracomunitari.
Le persone portate nella notte nel Residence degli aranci sono cittadini somali, eritrei, egiziani, richiedenti asilo che erano su due barconi soccorsi da navi della capitaneria di porto al largo delle Egadi e portati a Porto Empedocle.
Sarebbero 400 i minori sbarcati a Lampedusa e scomparsi.
La denuncia arriva dal procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, intervenuto a un convegno sul tema della tratta delle immigrate e sullo sfruttamento della prostituzione.
«Alcuni di loro – ha detto – sono stati trovati con dei bigliettini sui quali c’era scritto il numero di un referente al quale collegarsi e che, probabilmente, fa capo a qualche organizzazione criminale».
Fa comunque pensare che si sia voluto incancrenire la situazione a Lampedusa, trattenendo migliaia di immigrati sull’isola, invece che smistarli subito in terraferma.
Faceva forse comodo a qualcuno speculare sull’ondata migratoria per far dimenticare altri problemi?
Sono in molti ormai a ritenere che il Governo si sia visto sfuggire però la situazione di mano e ora non sappia più come uscirne.
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
FORSE RIVENDICA UNA POLTRONA NEL FUTURO POST BERLUSCONIANO COME ADDETTA AL PERSONALE TIM? … PRIMA ANCORA DI ESSERE ASSUNTA, VUOLE GIA’ LICENZIARE BIANCA BALTI, LA MODELLA TESTIMONIAL DI TIM: “HA INSULTATO BERLUSCONI IN UNA INTERVISTA A VANITY”
In altri tempi l’accusa sarebbe stata di lesa maestà . 
Oggi, per fortuna, ci si limita alla polemica.
La deputata del Pdl Alessandra Mussolini si scaglia contro il nuovo volto della Tim, la modella Bianca Balti che in un’intervista «ha insultato Berlusconi» e quindi «la maggioranza degli italiani», è questa la sua colpa, a dire della deputata Pdl, e quindi , conclude «spero che la Tim la licenzi e si riprenda Belen».
Uno sfogo che la nipote del Duce ha consegnato a Klaus Davi ed on-line sulla sua pagina Facebook «Porca Italia».
Al settimanale «Vanity Fair», la Balti, che è anche scesa in piazza con le donne il 13 febbraio scorso, aveva detto: «Tutto il mondo ci prende in giro per Berlusconi. All’inizio mi incazzavo e rispondevo a chi ci attaccava: senti chi parla, voi avete Bush. Adesso cerco di ragionare e spiego che l’Italia non è solo e tutta Berlusconi».
Parole che hanno fatto andare su tutte le furie Alessandra Mussolini: «Non ci posso credere che la testimonial della Tim abbia veramente detto una cosa simile. Si è dimostrata poco intelligente politicamente. Spero che la Tim la licenzi immediatamente e si riprenda Belen: ha insultato la maggioranza degli italiani che con convinzione ha votato il nostro premier. E lo ha fatto dopo che Berlusconi ha vinto anche sul fronte della crisi libica».
«Si vergogna di essere italiana? Vada in Francia, con la Bruni a suonare la chitarra», ha aggiunto Alessandra Mussolini, convinta anche che «lo spot è brutto, lei sembra un manichino».
Quindi, ben venga il «licenziamento immediato, anche perchè non se ne accorgerebbe nessuno: aridatece Belen».
Povera Alessandra, ormai è in stato confusionale: dopo aver girato diversi partiti (quasi sempre con esiti elettorali da prefisso telefonico) è tornata alla greppia del Cavaliere, ovvio che debba dimostragli ogni tanto riconoscenza.
Finita l’era del suo protagonismo in Tv, ormai fa notizia solo quando litiga con la Santanchè e la Carfagna.
Meglio predendersela allora con la testimonial di Tim rea di aver detto con garbo quello che pensava: non vediamo dove sia l’insulto.
Ad Alessandra piuttosto ricordiamo, a nome di tanti militanti di destra da lei traditi nei suoi vari contorsionismi politici, quanto segue:
1) Se il mondo ci prende in giro è grazie al premier che lei appoggia, non certo perchè una ragazza ha detto la verità .
2) In democrazia si dovrebbe avere rispetto di chi non la pensa come te e non invocarne il licenziamento.
3) Il consenso della maggioranza degli Italiani il premier non l’ha più da tempo, raggiungendo la coalizione di governo a malapena il 40% dei favori popolari, in base alle risultanze di tutti gli attuali sondaggi
4) Nessuno “si vergogna dell’Italia”, solo del premier che abbiamo e della corte dei servi di cui si circonda
5) La battuta più umoristica di Alessandra è comunque quella secondo cui “il premier ha vinto anche sul fronte libico”: a quale delle dieci posizioni contraddittorie tra loro e assunte dal governo in 10 giorni sulla crisi libica si riferisca la Mussolini non ci è dato sapere.
Sappiamo soltanto quello che emerge all’unisono sulla stampa internazionale: Berlusconi in Europa non conta nulla e non se lo fila nessuno.
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER: “MAI OCCUPATO DEI DIRITTI TV, VOLONTA’ PERSECUTORIA DA PARTE DELLA PROCURA”… RIPRESO STAMANE IL PROCESSO PER FRODE FISCALE E APPROPRIAZIONE INDEBITA.. QUALCHE TAFFERUGLIO FUORI DAL PALAZZO DI GIUSTIZIA
Come annunciato, Silvio Berlusconi si è presentato questa mattina a Palazzo di giustizia a Milano in qualità di imputato per frode fiscale e appropriazione indebita per il processo Mediatrade, l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi di Mediaset.
Accolto dagli applausi dei suoi sostenitori, una quarantina di militanti e simpatizzanti del Pdl riunitisi davanti al palazzo, il premier è entrato nell’edificio blindato dalle forze dell’ordine, dove è iniziata l’udienza preliminare davanti al gup Maria Vicidomini, durante la quale dovrebbero costituirsi le parti e stabilire il calendario.
Davanti al palazzo di giustizia c’è stato anche un piccolo tafferuglio.
Un contestatore del Pdl si è avvicinato al presidio organizzato dai fan di Berlusconi di fronte all’edificio.
Il contestatore si è posto di fronte ai sostenitori del Pdl e prima ha gradito “ladri!”, poi ha mimato il gesto delle manette ai polsi.
Uno dei sostenitori del premier gli si è avvicinato spintonandolo e un’altra ha usato una bandiera come mazza per allontanarlo.
Altri si sono posti fra i due per dividerli, fino a quando non è intervenuta la Digos che ha portato via il contestatore.
Dall’altra parte del marciapiede si sono piazzati alcuni militanti dell’Italia dei valori che hanno esposto uno striscione con su scritto: «Bentornato. Dentro ti stanno aspettando».
Molti gli agenti di polizia a presidiare le entrate del palazzo, per tenere lontani cronisti e curiosi.
Berlusconi torna in aula dopo otto anni di assenza.
Ma prima, parla del processo sui diritti televisivi e delle sue vicende giudiziarie intervenendo a Mattino 5 e tornando ad attaccare sinistra e giudici e a definirsi un perseguitato.
Il processo Mediatrade “rientra come quelli precedenti in un tentativo che viene fatto per cercare di eliminare il maggiore ostacolo che la sinistra ha nella conquista del potere. Sono accuse infondate e ridicole” dice il premier alla trasmissione di Maurizio Belpietro.
La procura di Milano “ha dimostrato una volontà persecutoria che non si ferma nemmeno davanti all’evidenza e al ridicolo”, continua Berlusconi, precisando: “non mi sono mai occupato” della compravendita di diritti cinematografici. Dal gennaio 1994, quando sceso in politica, mi sono allontanato dalle aziende che ho fondato. I diritti tv venivano acquistati da una sezione di Mediaset che passavano all’ufficio acquisti i film da comprare”, dice il presidente del Consiglio.
L’obiettivo dei giudici e della sinistra è “tenere sotto la spada di Damocle il presidente del Consiglio perchè è un avversario politico”. E ancora: “Il comunismo in Italia non si è ai concluso e non è mai cambiato, cerca di usare qualsiasi mezzo per annientare l’avversario”.
Concetti nuovi e mai ascoltati insomma.
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
L’ALLARME DI GREENPEACE: “BUONA PARTE DEI RIFIUTI SONO POSIZIONATI VICINO ALLE SORGENTI”… A SALUGGIA SONO STOCCATI 80 BIDONI DI MATERIALE LIQUIDO ALTAMENTE PERICOLOSI….LA MAPPA DEL NUCLEARE IN ITALIA
Centrali sì, centrali no? 
Il vero problema è la monnezza nucleare che rimane, di cui non ci si occupa e che preoccupa.
Dunque quando si parla di nucleare bisogna ricordare che le questioni che si aprono vanno poi anche chiuse.
A lanciare l’allarme è il responsabile di Greenpeace Italia Pippo Onufrio.
Semplificando: esistono due categorie di scorie radioattive.
Una, in termini quantitativi, rappresenta il 90 per cento con un tasso di radioattività del 10 per cento.
Secondo le linee guida dell’agenzia atomica di Vienna andrebbe costruito un deposito di superficie vincolato per tre secoli (se fosse stato costruito al tempo dell’ Unità d’Italia saremmo a metà dell’opera).
Mentre l’altra (denominata categoria tre) in termini di volume è solo il 5 per cento ma contiene il 90 per cento della radioattività .
Per queste ultime, ad oggi, non esiste ancora alcuna soluzione.
In Italia poi si complicano, perchè come spiega Onufrio, “buona parte dei rifiuti si trova all’interno di impianti posizionati vicino all’acqua e dunque con un ancora maggiore pericolo di contaminazione con l’ambiente esterno. In questa situazione totalmente fuori controllo come si può anche solo tentare di rilanciare il nucleare?”.
Ci sono però altri pericoli.
Un esempio? “Gli ottanta bidoni di scorie liquide, altamente pericolose, conservate a Saluggia e che pare non interessino a nessuno di quelli impegnati a promuovere il nucleare e contemporaneamente affossare la promozione di fonti rinnovabili”.
Riassumendo: cosa c’è di nucleare in Italia oltre ai quattro reattori dimessi (Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina)?
Ecco la situazione — aggiornata al 21 agosto 2009 — ricostruita attraverso Greenpeace.
Caorso. Il reattore nucleare, originariamente destinato alla produzione di energia elettrica, venne arrestato nel 1988. Da allora rimangono stoccati 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1032 elementi di combustibile irraggiato (pari a 187 tonnellate).
Latina. Il reattore nucleare modello Gcr venne fermato nel 1986 contiene circa 900 mc di scorie radioattive.
Garigliano (Caserta). Il reattore nucleare del Garigliano destinato alla produzione di energia elettrica venne fermato nel 1978 per problemi di varia natura, ad oggi contiene circa 2.200 mc di scorie radioattive.
Saluggia (Vercelli). Il centro nucleare di Saluggia, per ritrattamento del materiale radioattivo, venne fermato nel 1983. Oggi è utilizzato come deposito di rifiuti radioattivi. Si parla di 1.600 mc di scorie radioattive e 53 elementi di combustibile irraggiato (2 tonnellate). È gestito da Fiat-Avio.
Da non dimenticare poi anche i depositi per la raccolta di materiale a bassa radioattività e sorgenti radioattive dimesse come Compoverde (Milano), “Controlsonic” (circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi), il deposito “Crad”, attualmente in esercizio e circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi. Il deposito “Gammatom” altrettanti 1.000 mc di rifiuti radioattivi e “Protex”: impianto-deposito contiene 1.000 mc di rifiuti a bassa radioattività . Nel deposito nucleare “Sorin” gli mc sono sempre 1.000 stessa quantità è stoccata al centro “Cemerad” in funzione.
Ispra. Gli impianti del centro nucleare Ccr-Ispra comprendono: il reattore nucleare di ricerca “Ispra 1” ed “Essor”, attualmente in fase di disattivazione. Assieme ad altri sistemi, complessivamente, stiamo parlando all’incirca di 3.000 mc di materiale radioattivo ed alcune decine di elementi di combustibile irraggiato.
Legnano (Milano). Impianto nucleare di Legnano è destinato alla ricerca universitaria è in esercizio contiene poche decine di mc di rifiuti radioattivi e qualche decina di elementi di combustibile irraggiato.
Trino Vercellese. Nel reattore nucleare Pwr di Trino Vercellese creato per produrre energia elettrica (arrestato nel 1987) ad oggi rimangono stoccati 780 mc di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato (pari a 14,3 tonnellate).
Rotondella (Matera). Costruito come impianto pilota del “ciclo U-Th” subì però l’interruzione nel 1978. È gestito dall’Enea vi sono stoccati circa 2.700 mc di scorie ma soprattutto 64 elementi di combustibile irraggiato (1,7 tonnellate) provenienti da una centrale nucleare Usa.
Bosco Marengo (Alessandria). Questo centro nucleare fu costruito per la fabbricazione di combustibile per reattori è in fase di disattivazione ma contiene circa 250 mc di rifiuti radioattivi.
Pavia. Il reattore nucleare “Lena” dell’Università di Pavia usato per la ricerca è in funzione e contiene poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.
Milano. Il reattore nucleare “Cesnef” usato per la ricerca è in funzione. Anche qua sono presenti poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.
Montecuccolino (Bologna). Questo reattore nucleare è gestito dall’Enea ed è in fase di disattivazione.
Pisa. Centro “Cisam” per la ricerca militare. È in fase di disattivazione e contiene pochi mc di rifiuti radioattivi oltre ad elementi di combustibile irraggiato.
Casaccia (Roma). Esistono diverse attività tra le quali: l’impianto di trattamento e deposito di rifiuti radioattivi, attualmente in esercizio, dove sono stoccati circa 6.300 mc di rifiuti ai quali si aggiungono quelli dell’impianto “Plutonio” (60mc), “Opec1” utilizzato “per le celle calde per esami post irraggiamento”, non è attivo, ma viene usato per lo stoccaggio di rifiuti nucleari. Infine c’è “Triga”, attualmente attivo, che contiene 147 elementi di combustibile irraggiato.
Elisabetta Reguitti
( da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Ambiente, denuncia, economia, emergenza, Energia, governo, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
GLI AQUILANI PROTESTANO SUL WEB E SCRIVONO A RITA DALLA CHIESA PER RISTABILIRE LA VERITA’…. L’ABITUDINE DI REGIME DI UTILIZZARE I MEDIA PER VEICOLARE I FALSI E LA VOCE DEL PADRONE
Che spesso a Forum ci siano attori a interpretare i protagonisti delle varie cause, è cosa nota e non fa notizia.
Altro discorso è, tuttavia, quando questa prassi viene utilizzata per veicolare concetti cari al Governo. Come il presunto “miracolo aquilano”.
Ecco cosa va in onda nel corso della puntata di venerdì 25 marzo, la mattina, su Canale5 (la si può vedere per una settimana sul sito ufficiale).
Rita Dalla Chiesa presenta una causa di tal Marina, sedicente aquilana terremotata e titolare di un negozio di abiti da sposa.
La signora chiede all’ex marito, da cui è separata, un contributo una tantum, in luogo degli alimenti, per far ripartire la propria attività .
Nel corso del dibattito, la signora dice, fra l’altro, che dopo il terremoto «Hanno riaperto tutte le attività , manca solo la mia. Stanno pure ricostruendo. Anzi, dobbiamo ringraziare qualcuno che non ci ha fatto mancare niente.» Racconta la notte del 6 aprile, la descrive come «la fine del mondo. Si sono staccati persino i termosifoni dal muro.»
Dice di non voler fare la terremotata a vita, di volersi rimboccare le maniche, poi ringrazia il Presidente, il Governo: «Tutti hanno le case, coi giardini, coi garage, nessuno sta in mezzo alla strada, le attività stanno riaprendo, voglio riaprire anche la mia.»
Dalla Chiesa la incalza: «So che adesso mi tirerò addosso gli strali, ma dovete ringraziare anche Bertolaso, perchè ha fatto un grandissimo lavoro». Comincia a diventare chiaro il messaggio: la signora Marina, che vincerà la causa, rappresenta l’ottimismo e la gratitudine, l’ex marito invece è il pessimista ingrato.
Una rappresentazione binaria della realtà aquilana, che naturalmente non corrisponde al vero.
Quando il giudice si ritira per deliberare, durante il talk show di commento, la cosa diventa ancora più evidente.
La signora Marina dichiara, per esempio: «Sono rimaste fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perchè gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare.»
La cosa, come si può verificare dal sito ufficiale del Commissario per la ricostruzione, non risponde al vero e non rappresenta la realtà aquilana.
Ma c’è dell’altro.
La signora non è aquilana.
Su Facebook, fra i terremotati, la notizia comincia a circolare: Marina sarebbe, in realtà , una fioraia di Popoli (in provincia di Pescara).
Non una terremotata.
E gli aquilani veri cominciano a protestare sulla pagina Facebook del programma, in maniera veemente.
I tentativi di riequilibrare il dibattito in studio vengono lasciati a poche voci disinformate: una ragazza sostiene di aver lavorato con la Protezione civile e dice che all’Aquila ci sono ancora le tendopoli. Ovviamente non è vero.
Arriva persino un ragazzo veneto che propone la retorica del bisogna rimboccarsi le maniche.
Il quadro si completa.
L’Assessore alla Ricostruzione, Stefania Pezzopane, dice al Quotidiano d’Abruzzo: «Della sartoria della signora a L’Aquila non c’è mai stata ombra. Se avessero voluto raccontare storie vere, qui ne abbiamo tante. Il fatto che si sia voluto rappresentare un dramma con una storia finta la dice lunga sulle intenzioni di certi mezzi di informazione che hanno oscurato L’Aquila per mesi e ora, alla vigilia del secondo anno, quando sono attesi mezzi di informazione da tutta Europa in città , cercano di “ridimensionare” un presente che non è quello raccontato».
Poi, scrive una lettera alla conduttrice «Durante la trasmissione persone che, mi risulta, nulla hanno a che vedere con L‟Aquila, hanno parlato della situazione attuale, facendone un quadro distorto e assolutamente non veritiero».
E le rivolge un invito: «La invito a venire all’Aquila per vedere con i suoi occhi come si vive qui e che cos’è stato il nostro terremoto».
Ma intanto, televisivamente parlando, il messaggio è passato.
Al punto che la parte dedicata alla causa di “Marina la sarta aquilana” viene chiusa con la lettura di una mail da parte di tal Anna da Pescara.
Che chiosa: «Gli aquilani sono un popolo un po’ vittimistico. Tanta gente sta approfittando della tragedia».
E probabilmente, per la maggior parte degli spettatori di Forum (la puntata ha totalizzato uno share del 20,05% per 1.642.000 spettatori) l’udienza è tolta.
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, governo, PdL, Politica, radici e valori, televisione, terremoto | Commenta »