Giugno 21st, 2011 Riccardo Fucile
CARROCCIO SULL’ORLO DELLA SPACCATURA: CERCHIO MAGICO, MARONIANI E CALDEROLIANI IN LOTTA PER LA LEADERSHIP DEL PARTITO…LA LETTERA PER SOSTITUIRE GIORGETTI CON ROSI MAURO
C’è la lettera per strappare la Lega Lombarda a Giancarlo Giorgetti e affidarla a Rosi Mauro.
Però manca ancora la cosa più importante, ovvero la firma di Umberto Bossi. Questa è la situazione a ieri.
Non è escluso che a tarda ora, durante un incontro a Roma, il Senatur si sia convinto a siglare il documento.
Sono ore febbrili nel Carroccio, all’indomani del raduno di Pontida, mentre questa sera la segreteria provinciale di Varese ha convocato un direttivo straordinario per fare il punto della situazione.
Parlamentari, sindaci e amministratori locali lombardi, al solo sentir parlare della cacciata di Giorgetti, diventano iene.
Ieri si sono rivolti direttamente al Senatur, e molti hanno minacciato le dimissioni. Qualcuno si spinge più in là , ipotizzando una manifestazione di protesta in quel di Gemonio, davanti alla casa del ministro per le Riforme.
Non ce l’hanno con lui – spiegano – ma con chi gioca a dividere la Lega.
Bossi è tra due fuochi.
Da una parte il cerchio magico, ovvero il gruppo di dirigenti vicini a sua moglie, che tifa per la vicepresidente del Senato.
Dall’altra i ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni che si sentono sotto attacco. Il primo è coordinatore delle segreterie: commissariare una regione (e per giunta la sua Lombardia!) è un siluro contro di lui.
All’orizzonte si parla anche di Federico Bricolo, capogruppo al Senato, come aspirante timoniere in Veneto.
Lui è un altro esponente del cerchio magico che si contrappone agli uomini di Flavio Tosi (maroniano doc), che però stanno vincendo i congressi provinciali.
Il titolare del Viminale, invece, è in forte ascesa (anche agli occhi dei militanti che lo vorrebbero addirittura premier) e Giorgetti è un suo fedelissimo.
Attaccare il capo della Lega Lombarda è una dichiarazione di guerra a Bobo, che già a Pontida aveva annusato l’ostilità di qualche dirigente.
Proprio Rosi Mauro, a pochi passi da lui, non è sembrata gradire l’intervento del ministro, invocato dalla folla e fatto avvicinare da Bossi in persona nonostante dovesse parlare solo il Senatur.
E infatti proprio la vicepresidente del Senato, sul finire della kermesse, ha conquistato il microfono per pochi minuti creando come minimo un filo di stupore.
Torniamo alla lettera.
Per farla siglare a Bossi non è bastata una riunione, ieri pomeriggio nel fortino di via Bellerio a Milano, che è seguita ad altre chiacchierate più o meno informali tra il leader e i suoi.
La situazione è precipitata negli ultimi giorni, visto che la gestione Giorgetti è scaduta da un anno e non è stato ancora fissato alcun congresso.
Qualche linguaccia immagina che il momento d’oro di Maroni abbia messo in fibrillazione i rivali interni.
Sabato sera, a Cisano Bergamasco, nel ristorante-hotel “La Sosta”, Bossi ha messo a fuoco alcuni dettagli del comizio di Pontida e ha ascoltato il parere dei fedelissimi. Tra i presenti anche il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni (vicino alla Mauro) che poco dopo la mezzanotte ha abbandonato il locale per tornare a Varese e ripresentarsi a Pontida il giorno dopo, di buon’ora.
Proprio sul pratone sono esplosi altri mal di pancia, e non solo perchè alla vigilia s’è parlato di un possibile striscione anti-Giorgetti (invece ne è apparso uno contro il cerchio magico).
Bossi ha accusato: «Qualcuno s’è montato la testa», bacchettando «chi ha un incarico ma non lavora», però «da domani si cambia» ha chiuso il leader.
Di sicuro, sia domenica sera che ieri, Maroni e Calderoli gli hanno parlato per convincerlo a non far fuori Giorgetti, che ieri pomeriggio non s’è fatto vedere nel quartier generale.
Oggi tutti i dirigenti saranno a Roma. Lo scontro è apertissimo, tanto che come ritorsione alcuni parlamentari potrebbero mettere in discussione i due capigruppo. Prima, però, bisogna capire se Giorgetti resterà o no al suo posto.
Chi ha solo certezze è la Padania: nell’edizione di oggi smentisce seccamente i contrasti interni. E dà la colpa ai «giornali nemici».
Matteo Pandini
(da “Libero“)
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Giugno 21st, 2011 Riccardo Fucile
DALL’ANALISI DELL’OSSERVATORIO DI MANNHEIMER EMERGE UN DATO IMPRESSIONANTE: SOLO IL 22% DEI CITTADINI APPROVA L’OPERATO DELL’ESECUTIVO…..BEN IL 40% DELL’ELETTORATO DI CENTRODESTRA DA’ UN GIUDIZIO NEGATIVO
Gli esiti delle amministrative e del referendum sono stati efficacemente definiti come veri e propri «schiaffi» contro l’esecutivo.
In realtà , il comportamento elettorale dei cittadini appare il proseguimento di un clima di opinione sfavorevole al governo che era già stato segnalato da diversi sondaggi condotti nei mesi scorsi.
Ma i dati delle rilevazioni effettuate dopo il voto evidenziano una situazione ancora più problematica.
Ad esempio, dichiara oggi di approvare l’operato recente del governo solo poco più di un quinto (22%) dei cittadini.
Si tratta del livello più basso registrato da diversi mesi a questa parte. Naturalmente, all’interno dell’elettorato di centrodestra, il giudizio è più favorevole, tanto che il 60% esprime una valutazione positiva.
Ma è significativo notare che, anche nel sottoinsieme dei votanti per i partiti di governo, ben il 40% esprima un atteggiamento critico verso quest’ultimo.
Se, anzichè riferirsi all’ultimo periodo, si domanda un giudizio sull’azione complessiva del governo dalla sua costituzione ad oggi, il risultato è ancora più critico: complessivamente, tre italiani su quattro reputano «deludente» o «pessimo» l’operato dell’esecutivo in questi tre anni, con un significativo incremento rispetto all’analoga risposta data in occasione dei medesimi sondaggi effettuati gli anni scorsi.
È di parere negativo sul governo il 23% degli stessi elettori del Pdl (e ben il 55% dei votanti per la Lega).
Alla luce di questi dati, non sorprende che anche l’opinione sulla persona del presidente del Consiglio sia, in questo momento, piuttosto negativa.
Le valutazioni favorevoli al Cavaliere si aggirano oggi attorno al 30% (anche in questo caso, uno dei livelli più bassi degli ultimi mesi) e persino all’interno degli elettori del centrodestra, i giudizi sfavorevoli raggiungono la stessa percentuale di insoddisfatti vista in precedenza: quasi un quarto (23%).
Il governo è consapevole di questo stato di cose e, come si sa, ha deciso di reagire per tentare di riconquistare la fiducia degli elettori, varando quel pacchetto di riforme per tanto tempo promesse, ma mai attuate, che erano state alla base del consenso che elesse la maggioranza alle ultime elezioni politiche.
Al riguardo, le priorità espresse dai cittadini sono unanimi, sia tra gli elettori di centrodestra, sia tra quelli di centrosinistra: è la riforma fiscale – che per molti significa semplicemente la riduzione delle tasse – ad essere in assoluto la più gettonata, tanto che è indicata da più del 40%.
Si sa che i provvedimenti in materia di imposte sono in questo momento i più difficili, data la situazione di bilancio e la conseguente impossibilità di incrementare ulteriormente il deficit pubblico, ma resta il fatto che essi sono i più richiesti dalla popolazione.
Segue la riforma della giustizia, mentre appare assai meno suggerito (e forse non compreso) qualsiasi tipo di intervento istituzionale.
Ma sarà davvero in grado il governo di fare queste riforme nei prossimi due anni?
Nessuno lo sa, ma la maggioranza degli italiani appare scettica: il 54% ritiene che, tutto sommato, l’esecutivo non otterrà quanto promesso.
C’è da dire, però, che anche questo dato medio nasconde una fortissima disparità di opinioni tra gli elettori dei due poli.
Infatti, mentre la perplessità è condivisa dall’80% di chi si colloca nel centrosinistra (e dal 70% di chi si considera di centro tout court), la maggioranza (65%) dei votanti per il centrodestra è convinta che l’esecutivo riuscirà nei suoi intenti.
Anche se, ancora una volta, c’è una parte consistente (sempre circa un quarto) dell’elettorato dei partiti di governo che appare poco propensa a credere nella capacità di quest’ultimo di reagire efficacemente a questo momento di crisi.
Uno dei motivi che sottostanno alla poca fiducia nella capacità di realizzazione da parte del governo delle riforme promesse sta nell’idea, assai diffusa, che esso non possa restare in carica ancora per molto tempo.
Non a caso, la maggioranza relativa (45%) degli italiani ritiene che l’esecutivo non riesca a durare più di un anno (anche se una minoranza consistente, il 41%, continua a pensare – o ad auspicare – che esso giunga al termine naturale della legislatura).
Nell’insieme, l’opinione degli italiani riguardo alla situazione politica e alle prospettive future più opportune risulta, come sempre, divisa a metà , in relazione al proprio credo politico.
Ma, da qualche tempo in qua, si intravedono ampie crepe di fiducia anche tra quanti hanno dato fino a oggi il loro consenso al governo.
Proprio queste ultime rappresentano oggi il vero pericolo per Berlusconi e per la continuità dell’esecutivo.
Renato Mannheimer
(da “Il Corriere della Sera”)
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Giugno 21st, 2011 Riccardo Fucile
IL SINDACO HA VOLUTO REALIZZARE UN MOSAICO NELLLA PIAZZA DEL PAESE CON IL SIMBOLO DI PARTITO… A CHE TITOLO E CHI HA PAGATO?
Un’indagine sul Sole delle Alpi fatto realizzare dalla giunta leghista di Cividate al Piano
(Bergamo) sulla piazza centrale del paese.
È quanto è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari che ha respinto la proposta di archiviazione del pubblico ministero Franco Frattini, chiedendo alla procura di indagare per capire se siano stati utilizzati soldi pubblici per la realizzazione del discusso mosaico.
L’ipotesi di reato, di cui dovrà eventualmente rispondere il sindaco Luciano Vescovi, è di abuso d’ufficio.
Il pronunciamento del gip asseconda dunque la richiesta del comitato Amici della piazza che, alla fine del 2009, aveva raccolto più di 500 firme per chiedere al primo cittadino di rimuovere il mosaico e aveva poi presentato un esposto in procura.
In pratica, il giudice ha riconosciuto nel Sole delle Alpi, «un simbolo che identifica una forza politica ben precisa nell’attuale momento storico».
Viene da chiedersi a che titolo un sindaco può costringere i propri cittadini a calpestare con le proprie suola un simbolo di parte, qualunque esso sia, e con quali quattrini il mosaico è stato realizzato e posto a terra.
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Giugno 21st, 2011 Riccardo Fucile
CON UNA LEGGINA AD PERSONAM, RADIO PADANIA E RADIO MARIA HANNO AVUTO A SUO TEMPO IL RICONOSCIMENTO DI RADIO COMUNITARIE CON POSSIBILITA’ DI ACCENDERE NUOVI SEGNALI SUL TERRITORIO… RADIO PADANIA HA INVASO L’ITALIA, OCCUPA GRATIS LE FREQUENZE, GRAZIE ALLA LEGGE VOLUTA DA UN LEGHISTA, E POI LE RIVENDE A PREZZI DI MERCATO GUADAGNANDO GROSSE CIFRE
Ma cosa se ne fa Radio Padania di un impianto di ripetizione nel comune di Morcone, provincia di Benevento?
O di un altro sulla cima del Colle Tora, nel Lazio?
Li vende e ci fa cassa.
Il mercato delle frequenze e delle antenne assume a volte accelerazioni improvvise e sfocia in patti tra emittenti.
L’ultimo agreement in ordine di tempo è stato sottoscritto tra l’antenna del Carroccio e Monradio, società della galassia Mondadori proprietaria di Radio 101 e dunque parte integrante dell’impero mediatico di Silvio Berlusconi.
La compravendita tra le due protagoniste dell’etere è stata raccontata dal sito Linkiesta, che ieri annunciava addirittura «Mondadori vuole comprarsi Radio Padania».
In realtà le cose stanno in maniera differente.
L’autorità antitrust ha dato il via libera a un passaggio di mano di una serie di impianti di trasmissione sparsi in giro per l’Italia.
L’emittente di via Bellerio cede a Monradio le frequenze (e relativi impianti) in sei località : Bassano del Grappa (Vicenza), Gargnano (Brescia), Morcone (Benevento), Premolo (Bergamo), Colle Tora (Roma) e Torcegno (Trento); in cambio riceve l’impianto di Monte Pascolet nel Bellunese.
Un accordo che vincola ancor di più gli interessi di Bossi e quelli del Cavaliere?
Non proprio, in realtà questo tipo di scambio è assai meno infrequente.
La legge italiana impedisce alle emittenti private di accendere nuovi segnali sul territorio nazionale; possono però acquistare frequenze da altre stazioni.
Unica deroga era stata concessa alle cosiddette «radio comunitarie», portavoce di partiti o movimenti.
Che in Italia si riducono a due soggetti, Radio Maria e appunto Radio Padania.
Queste ultime hanno occupato l’etere un po’ in tutta Italia ma come nel caso della Lega finiscono per cedere quelle non ritenute strategiche.
L’operazione con la berlusconiana Monradio, così come altre nel recente passato, si è dunque tradotta con un buon afflusso di euro per le casse di via Bellerio.
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Giugno 21st, 2011 Riccardo Fucile
CON UNA LEGGINA AD PERSONAM, RADIO PADANIA E RADIO MARIA HANNO AVUTO A SUO TEMPO IL RICONOSCIMENTO DI RADIO COMUNITARIE CON POSSIBILITA’ DI ACCENDERE NUOVI SEGNALI SUL TERRITORIO… RADIO PADANIA HA INVASO L’ITALIA, OCCUPA GRATIS LE FREQUENZE, GRAZIE ALLA LEGGE VOLUTA DA UN LEGHISTA, E POI LE RIVENDE A PREZZI DI MERCATO GUADAGNANDO GROSSE CIFRE
Ma cosa se ne fa Radio Padania di un impianto di ripetizione nel comune di Morcone, provincia di Benevento?
O di un altro sulla cima del Colle Tora, nel Lazio?
Li vende e ci fa cassa.
Il mercato delle frequenze e delle antenne assume a volte accelerazioni improvvise e sfocia in patti tra emittenti.
L’ultimo agreement in ordine di tempo è stato sottoscritto tra l’antenna del Carroccio e Monradio, società della galassia Mondadori proprietaria di Radio 101 e dunque parte integrante dell’impero mediatico di Silvio Berlusconi.
La compravendita tra le due protagoniste dell’etere è stata raccontata dal sito Linkiesta, che ieri annunciava addirittura «Mondadori vuole comprarsi Radio Padania».
In realtà le cose stanno in maniera differente.
L’autorità antitrust ha dato il via libera a un passaggio di mano di una serie di impianti di trasmissione sparsi in giro per l’Italia.
L’emittente di via Bellerio cede a Monradio le frequenze (e relativi impianti) in sei località : Bassano del Grappa (Vicenza), Gargnano (Brescia), Morcone (Benevento), Premolo (Bergamo), Colle Tora (Roma) e Torcegno (Trento); in cambio riceve l’impianto di Monte Pascolet nel Bellunese.
Un accordo che vincola ancor di più gli interessi di Bossi e quelli del Cavaliere?
Non proprio, in realtà questo tipo di scambio è assai meno infrequente.
La legge italiana impedisce alle emittenti private di accendere nuovi segnali sul territorio nazionale; possono però acquistare frequenze da altre stazioni.
Unica deroga era stata concessa alle cosiddette «radio comunitarie», portavoce di partiti o movimenti.
Che in Italia si riducono a due soggetti, Radio Maria e appunto Radio Padania.
Queste ultime hanno occupato l’etere un po’ in tutta Italia ma come nel caso della Lega finiscono per cedere quelle non ritenute strategiche.
L’operazione con la berlusconiana Monradio, così come altre nel recente passato, si è dunque tradotta con un buon afflusso di euro per le casse di via Bellerio.
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Giugno 21st, 2011 Riccardo Fucile
I MIGRANTI SBARCATI QUEST’ANNO IN ITALIA SONO STATI 42.534, DI CUI 18.312 DALLA LIBIA E 24.222 DALLA TUNISIA…DALLO SCOPPIO DELLA GUERRA IN LIBIA SONO ARRIVATI MENO DI 19.000 PERSONE: NELLO STESSO PERIODO LA TUNISIA HA ACCOLTO 288.082 LIBICI E 190.705 MIGRANTI
L’Italia non è terra per profughi: il governo italiano, con un decreto legge lampo, allunga a 18
mesi i tempi di detenzione nei Cie e stringe un accordo con l’opposizione libica al fine di rimpatriare i profughi di guerra.
Al 14 giugno scorso i migranti sbarcati in Italia sono 42.534, di cui 18.312 dalla Libia e 24.222 dalla Tunisia (fonte UNHCR).
“Molto si è parlato di emergenza e numeri ingestibili – dichiara il direttore del CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati ), Christopher Hein – voglio solo ricordare due cifre per dare un’idea più equilibrata delle vere emergenze: dalla Libia sono arrivati in Italia dallo scoppio della guerra meno di 19mila persone. Nello stesso periodo la Tunisia ha accolto 288.082 libici e 190.705 migranti provenienti da altre nazioni, mentre l’Egitto 288.082 libici e 190.705 migranti”.
“Vogliamo denunciare che non si può calpestare il principio di non refoulement – denuncia l’Arci nazionale – e dislocare la nostra frontiera in una zona di guerra in nessun caso, tanto meno in nome di interessi di partito o di coalizione. Solo nel 2011, è certo che circa 2500 persone sono morte nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le nostre coste. Morti non per fatalità , ma per responsabilità di chi impedisce loro di partire in sicurezza per sfuggire alle bombe e alle persecuzioni”.
“In questi ultimi giorni abbiamo assistito a diverse misure prese dal governo che ci preoccupano sia per il messaggio che lanciano, sia per le conseguenze che hanno sulle persone – sostiene Savino Pezzotta, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati – Il decreto del consiglio dei ministri che prolunga a 18 mesi la detenzione nei Cie non solo è inefficace, ma esplicitamente punitivo. Voglio ricordare che 18 mesi di detenzione è una pena normalmente inflitta per reati di media gravità . Non solo. L’accordo raggiunto dal governo con il Comitato nazionale di Transizione libico (Cnt) è del tutto inaccettabile perchè si basa sull’idea che possano essere rinviate persone verso un’area di guerra”.
“Debbo esprimere un apprezzamento per il lavoro fatto dalla Guardia costiera italiana e dalle altre forze che operano nel mare – ha detto ancora Pezzotta – hanno salvato molte vite intervenendo, giustamente, anche quando sarebbe stato di competenza e responsabilità di Malta. Nelle regole di ingaggio delle forze operanti nel canale di Sicilia deve essere assolutamente incluso il salvataggio in mare. In questo momento inoltre è necessario fare un passo ulteriore, cercando di mettere in atto tutto gli sforzi possibili per evitare tali tragedie. Dobbiamo dare alternative alle persone rispetto agli arrivi coi barconi. Come? Attraverso programmi non solo italiani, ma europei di reinsediamento dei rifugiati e arrivi protetti”.
Pezzotta denuncia anche “molte le lacune nell’accoglienza dei profughi” arrivati dal Nord Africa: “E con tutto il rispetto per la protezione civile, dobbiamo constatare che in molte Regioni gli impegni presi non sono stati rispettati. Il CIR insiste che l’accoglienza non può e non deve esaurirsi nella pura fornitura di vitto e alloggio, ma deve prevedere dei servizi alla persona. Soprattutto per quelli che hanno chiesto asilo allo Stato italiano. Accogliere un rifugiato non significa dare una camera in un albergo, ma anche fornire assistenza legale, sociale e psicologica”.
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Giugno 20th, 2011 Riccardo Fucile
ATTESO APPUNTAMENTO PER LA DESTRA GENOVESE CON IL DIRETTORE DELLA RIVISTA MOVIMENTISTA E IL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA…. I DUE ESPONENTI FINIANI PARLERANNO NELLA PRESTIGIOSA LOCATION DI PALAZZO DUCALE, IN PIAZZA MATTEOTTI… FUTURO E LIBERTA’ PER UNA GENOVA FUORI DAGLI STECCATI
Due voci fuori dal coro, sicuramente due esponenti di area finiana fuori da schemi precostituiti e dal carattere anticonformista che li ha portati ad assumere posizioni anche “provocatorie”. Filippo Rossi è stato uno degli intellettuali di riferimento di FareFuturoweb per lungo tempo, fino alla realizzazione del nuovo progetto “il Futurista” che ha assunto sia la forma redazionale sul web che la cadenza settimanale in edicola.
Animatore di Caffeina e organizzatore di numerosi confronti con intellettuali di aree diverse, Filippo è uno spirito libero, slegato da schemi culturali pregressi, convinto che la destra del futuro vada fondata su nuovi presupposti, costruiti attraverso un percorso nuovo e comune, patriottico, laico e repubblicano.
Le stesse basi, ma in chiave politica, sono l’elemento che caratterizzano Fabio Granata, considerato uno dei più stretti collaboratori di Gianfranco Fini nella nuova avventura di Futuro e Libertà .
Fabio è un punto di riferimento per la Destra che difende la legalità , il rispetto delle Istituzioni e della magistratura.
Nelle sua veste di stimato vicepresidente della Commissione Antimafia è stato protagonista di numerose iniziative a sostegno degli operatori della giustizia e della sicurezza nella lotta che portano avanti contro la criminalità mafiosa in territori difficili come in Sicilia.
Si è impegnato nell’opera di moralizzazione della casta politica, proponendo un rigoroso codice etico per chi entra nelle Istituzioni.
Spesso ha rappresentato l’anima critica anche in Futuro e Libertà convinto che nella coerenza delle scelte politiche risieda il futuro di una destra deberlusconizzata che ambisca un domani a governare il Paese.
Un partito nuovo che sappia volare oltre i vecchi schematismi e le tradizionali alleanze., per ritornare a parlare di valori, di idee e di programmi.
La presentazione de “il Futurista” è fissata per le ore 18 di giovedì 23, a Genova , nella splendida cornice di Palazzo Ducale (P.za Matteotti 5, primo piano) e nella prestigiosa sala (g.c.) della Società di Letture e Conversazioni Scientifiche.
Ora che lo sapete, cercate di esserci…
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Giugno 20th, 2011 Riccardo Fucile
EX SOCIALI ED EX SINDACALISTE, PROPRIETARI DI CASE A LORO INSAPUTA E PATACCARI: SI SVEGLIANO SOLO ORA CHE QUATTRO CIALTRONI VOGLIONO TOGLIERE I MINISTERI A ROMA…. MA DOV’ERANO QUANDO LA LEGA FACEVA PASSARE LEGGI VERGOGNA SUGLI IMMIGRATI O QUANDO BOSSI SOSTENEVA CHE COL TRICOLORE SI PULIVA IL CULO?
Il Pd presenterà domani, durante l’esame del decreto sviluppo alla Camera su cui il governo
ha posto la fiducia, un ordine del giorno contro la richiesta della Lega di spostare la sede di alcuni ministeri al Nord su cui la Camera dovrà pronunciarsi.
Lo ha annunciato il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, nel corso della conferenza del partito sulla sicurezza a Roma.
Franceschini ha definito “patetica” l’immagine di un governo che pensa di spostare i ministeri. La proposta della Lega del trasferimento delle sedi ministeriali, secondo il dirigente democratico, è “una patetica operazione di immagine che noi porteremo al voto”.
“Pontida 2011 e i discorsi che si sono sentiti mi sono sembrati quelli di Abatantuono nel film Attila e gli Unni”, ha sottolineato Franceschini.
“Su questa vicenda – ha aggiunto – li porteremo al voto domani in occasione del decreto sullo sviluppo. Visto che i ministri leghisti hanno tanta voglia di tornare al Nord lo possono fare e lo faranno, dopo il risultato delle amministrative e dei referendum, ma senza i loro ministeri, che resteranno nella capitale”.
Valutazioni simili a quelle del Pd arrivano anche da Cei e Confindustria. “La chiesa deve da un lato frenare queste mire secessionistiche, dall’altro deve rimotivare dall’interno, con forte valenza biblica, la passione dell’intraprendere dei cristiani”, dice Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace.
Secondo il vescovo, intervistato da Radio vaticana, la proposta di spostare i ministeri al nord sarebbe inoltre “un gesto di grandissimo disprezzo del sud”.
“La Lega paradossalmente – conclude Bregantini – ripete gli errori che rimprovera a Roma”.
Quanto agli industriali, secondo la presidente dell’associazione di categoria Emma Marcegaglia, “questi non sono temi veri del Paese”.
“I temi veri – osserva – sono il bilancio a posto, la riforma fiscale, le liberalizzazioni, investire in ricerca e innovazione. Il resto mi sembra un po’ propaganda”.
L’argomento continua comunque a rimanere centrale nel dibattito politico, alimentando nuove tensioni all’interno della maggioranza.
Il duro confronto tra Lega da una parte e la componente romana e meridionalista del Pdl (Gianni Alemanno e Renata Polverini su tutti) dall’altra, preoccupa in particolare il capoguppo alla Camera Fabrizio Cicchitto.
“E’ in atto un confronto . afferma – ma è sbagliato drammatizzare sia da parte di chi è al Nord e sia per chi è a Roma che dovrebbe occuparsi di governare la Regione e il Lazio. Va detto che non riteniamo possibile rompere l’unità dello Stato, ma è possibile ragionare sul decentramento di alcune sedi sulla base di alcune esperienze passate”.
Dpo tre anni in cui il governo ha vissuto sotto ricatto costante della Lega, dopo aver assistito a vergognosi cedimenti a politiche razziste da parte del nostro governo, censurate a livello internazionale da tutti i massimi organismi preposti, ora nel Pdl si svegliano gli ex sociali e le ex sindacaliste,gli ex proprietari di case pagate a loro insaputa e i pataccari vari: tutti uniti per difende due ministeri da Disneyland.
Quello del Paese dei balocchi che si è inventato Calderoli per giustificare la sua esistenza (nonchè gli stipendi di 70 suoi dipendenti, pagati dal contribuente italiano) e quello del federalismo patacca che sarà causa solo di un aumento delle tasse locali. Fosse per noi vorremmo che fosse già in vigore ora e non tra 10 anni: per non perderci la scena dei padagni che inseguono con il forcone i leghisti che gli hanno imposto il federalismo.
Ma dategli quei due ministeri a Monza, così passano il loro tempo a giocare con le cartine, i soldatini, le merendine della mamma, il fac-simile del libretto degli assegni e il bavaglino per chi sbava.
In fondo le specie in via di estinzione vanno tutelate.
argomento: Alemanno, Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, destra, emergenza, federalismo, governo, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Giugno 20th, 2011 Riccardo Fucile
LO SHOW DEMOCRISTIANO DEL GRANDE TEMPOREGGIATORE…OTTO ANNI DI GOVERNO IN CUI LA LEGA HA VOTATO LE PEGGIORI PORCHERIE: IN CAMBIO DI CHE COSA? DI 300 POSTI A MONZA DA DISTRIBUIRE AD AMICI E PARENTI?
Non sono più Bossi, la Lega, Pontida d`una volta se in fondo a un`ora di lista della spesa, da Equitalia alle quote latte, senti il bisogno di consultare il Marantelli, inteso come Daniele, deputato del Pd, ma soprattutto dizionario vivente del Bossi-pensiero dal padano all`italiano. «Ma insomma, Marantelli, che sta dicendo il tuo amico Senatùr?». «Niente» è l`inesorabile verdetto.
E ` tutto rimandato all`autunno». Lo sospettavamo, e con noi i diecimila padani che sudano delusione sul sacro pratone del giuramento.
Una bella domenica sprecata ad aspettare la svolta che non c`è, il Bossi che non c`è più.
Molti vengono a Pontida da vent`anni e ricordano le molte scampagnate gloriose, lo scintillante Bossi degli esordi, il Braveheart varesotto lanciato contro la partitocrazia, il tuonante drudo dei Novanta, il cavaliere dell`ordine della canottiera che andava a dettare legge nelle villone del Berluskaz.
Ora è lì che parla come può, ma per capire i messaggi che manda a Berlusconi ci vuole l`interprete, il cremlinologo, l`aruspice celtico.
Era stato Bossi a dichiarare la morte del politichese, dei riti romani della prima repubblica, con la forza ruvida della parola diretta.
Ora perfino i suoi gestacci, il pollice verso o il medio alzato, la pernacchia, necessitano esegesi più controverse delle famigerate «convergenze parallele» di Moro. In ogni caso, più grottesche. «Sì, il pollice era giù, ma non contro Berlusconi».
Il popolo verde si sforza di applaudire la lista della spesa, di farsi piacere i ministeri in Brianza.
Per carità , Equitalia la odiano tutti. La scuola di magistratura a Bergamo, capirai. La riduzione delle auto blu, già sentita.
Ma c`era bisogno per così poco di montare tutto `sto circo, le attese messianiche, le catene di pullman, i carmina burana e burina, perfino di convocare sul palco i «templari della Val Seriana», lasciando magari incustodito il Santo Graal, con tanti zingari in giro?
Bossi minaccia che se Berlusconi non gli approva l`agenda, compreso il taglio delle tasse e la fine della missione in Libia, in autunno salta per aria e la Lega va da sola. Ma se dovessimo prenderlo sul serio, allora salterà tutto già la prossima settimana, visto che in Parlamento la maggioranza sulla Libia e sullo spostamento dei ministeri non c`è, quanto ai sogni fiscali Tremonti ha già risposto con un progetto di finan ziaria da 40 miliardi.
La verità è che Bossi offre una proroga a Berlusconi per darne un` altra a se stesso.
La base incalza, è stanca di promesse, imbufalita contro Berlusconi, sul quale si raccolgono insulti a piene mani.
Comincia anche a essere stufa di Bossi il temporeggiatore.
Quello che in otto anni di governo ha fatto votare qualsiasi porcheria, le peggiori leggi ad personam, e in cambio di che cosa?
Un federalismo a parole, più tasse di prima, più burocrazia, le solite tre ore quotidiane di strazio per i pendolari, i comuni del Nord che non possono spenderei soldi e quelli come Catania e Palermo salvati dalla bancarotta a suon di aiuti di Stato
Per non parlare dell`odiata Roma ladrona, che con la Lega al governo ha ottenuto più di quanto ricevesse dai governi Andreotti.
Per non parlare del disastro di Malpensa, messa ora in ginocchio dall`abbandono di Lufthansa.
Bossi infatti non ne parla, guai a nominare Malpensa, dove Berlusconi promette da tre anni di tenere un consiglio dei ministri e dove nel frattempo sono diventati a rischio migliaia di posti di lavoro.
Altro che i due o trecento dei dipartimenti ministeriali a Villa Reale, da distribuire ad amici, parenti, figli ripetenti e fidanzate.
E poi, che senso ha passare dall`abolizione delle province allo sdoppiamento dei ministeri?
Queste sono le ragioni concrete del malcontento della base leghista, all`origine del terremoto elettorale.
Senza gli elettori (o ex?) della Lega non ci sarebbe stato il quorum ai referendum e nemmeno la vittoria di Pisapia aMilano.
Non ci sarebbe stata la finta suspense che ci ha portato tutti a Pontida 2011.
All`una passata il fiero popolo padano si è un po`rotto le balle della lista della spesa e invoca «secessione, secessione».
Altri s`aggrappano al prossimo uomo della provvidenza leghista: «Ma-ro-ni, Ma-roni».
Vedi mai che almeno lui, araldo dell`autonomia leghista, dica due parole in più contro il padrone di Arcore.
E Maroni arriva a chiudere la giornata.
Segno importante nella liturgia padana. Arringa la folla da bravo avvocato, strappa gli unici applausi entusiasti del pratone.
«Maroni premier!» urlano in tanti alla fine, prima di arrotolare le bandiere e i mugugni.
Una guardia padana coi baffoni a manubrio consola il compagno: «Comunque, il Berlusca al 2013 non ci arriva».
L`altro guarda l`uomo che scende dal palco aiutato dai fedeli. «Gnanca lù».
Nemmeno Braveheart.
Curzio Maltese
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, governo, LegaNord | 1 Commento »