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GLI ZAINI INSANGUINATI CHIEDONO RISPOSTE E UN FUTURO DI GIUSTIZIA

Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile

L’ATTENTATO E L’ANGOSCIA DEI RAGAZZI: DALLA TRAGEDIA UNA SCOSSA PER REAGIRE ALLA VIOLENZA E ALL’ILLEGALITA’… RICORDIAMO PAOLO BORSELLINO: “CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO, CHI NON HA PAURA MUORE UNA VOLTA SOLA”

Sedici anni. Anche io li ho avuti.
E quando ho visto quei libri aperti e che nessuno leggerà  più, quegli zaini svuotati e abbandonati con il fardello di fatiche e sogni che accompagnano ogni sedicenne, quelle scarpe senza piedi che le portino sulle strade di una vita tutta incerta ma piena di prospettive e progetti, tutta da immaginare e assaporare, non ho potuto trattenere le lacrime.
Le lacrime versate quando sedici anni li avevo io e nel giro di pochi mesi vidi nella mia città  i rottami delle auto della strage di Capaci, le macerie di via D’Amelio, dove era saltato Borsellino, che incontravo tutte le domeniche nella mia parrocchia, e il sangue secco di Padre Pino Puglisi a Brancaccio, professore di religione del mio liceo.
Credevo che non avrei mai più riassaporato lacrime della stessa sostanza, generate dallo stesso nonsenso.
Avevano lo stesso sapore, anzi, erano ancora più amare.
Perchè al ricordo si è aggiunta l’evidenza che questo è accaduto in un luogo dove lavoro tutti i giorni: una scuola.
Una sedicenne che mi conosce per i libri mi ha scritto da Brindisi: «Io ero lì esattamente 10 minuti dopo la strage perchè la mia scuola si trova a venti metri circa dal luogo maledetto. Oggi alle 18 tutti noi Brindisini scenderemo in piazza, ma non basta. Vogliamo che da tutt’Italia giunga il grido di forza di un popolo che si è stancato e che vuole ritrovare se stesso. Vogliamo che si dia appoggio alla gioventù e soprattutto a noi giovani del meridione che abbiamo il sole nel cuore ed il mare che ci palpita nell’anima. E non abbiamo paura».
A lei fa eco un’altra ragazza: «Nella mia mente è nato il terrore. In Italia è nato ancora una volta disordine, angoscia, insicurezza. Più di quanto già  non ce ne fosse. L’Italia ha perso ancora, siamo deboli. Parlo dal basso dei miei 16 anni, ma credo che ciò valga per ogni singolo giovane, uomo, anziano, che si senta realmente Italiano».
Questa volta a cadere non sono uomini coraggiosi che lottano consapevolmente, ma sono dei sedicenni che prendono un autobus per andare a scuola, quelli che accolgo in classe tutte le mattine e lottano per un’interrogazione, una fidanzata, un po’ di futuro.
E li vedo lì ogni mattina, prima che la campanella squilli, a scambiarsi sbadigli, idee, sorrisi, racconti, con una vita tra le mani tanto fragile quanto forte.
Quegli zaini, quei libri, quelle scarpe rimarranno immobili, come statue di una memoria pietrificata e tenteranno di pietrificare tutto il resto: sogni, speranze, fiducia.
Quegli oggetti muti ci sussurreranno di ritirarci in silenzio fino a convincerci che tutto è inutile, che siamo soli, che lo Stato non riesce a difenderci, che non abbiamo nulla da sperare in un Paese ferito da una politica inefficace, ingorda e debole, preda facile di una malavita dai connotati terroristici o mitomaniaci, che sferra un attacco che non ha precedenti nel nostro Paese.
Portare il sangue in una scuola è un peccato originale in Italia.
Non è come le altre stragi.
Abbiamo visto zaini schiacciati da scuole crollate per disastri naturali o incuria umana, ma non abbiamo mai visto zaini innocenti svuotati da una ferocia calcolata.
Sono rimasto in classe, fermo, come se quell’aula in cui fare innamorare i ragazzi della verità , del bene, della bellezza e del sacrificio che comportano, fosse diventata un campo minato; e cattedra e banchi una trincea di sangue.
Anche lì può arrivare la mano cruenta del terrore, per colpire alla cieca e lasciare, insegnanti e studenti insieme, orfani di un orizzonte che dia senso a quello studio, a quelle discussioni, a quelle parole.
Ma che te ne fai di queste cose adesso? Non ci credi quasi più. Tu costruisci giorno dopo giorno e in un attimo tutto viene spazzato via.
Quella speranza che a fatica hai seminato e sta germogliando in un filo d’erba viene bruciato dal fuoco di una bomba.
La paura ci fa tremare vene e polsi, ma «chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola» ripeteva Borsellino: sfidare questa paura che pietrifica e ci toglie ogni certezza è la sfida, adesso.
Proprio come i rottami di Capaci, le macerie di via d’Amelio, il sangue sulla piazza di Brancaccio, quegli zaini abbandonati, quei libri macchiati, quelle scarpe svuotate, daranno una scossa a tanti uomini e donne, che non sanno cosa hanno finchè non lo perdono.
Da quella follia omicida dei primi Anni Novanta nacque una primavera di ribellione e di rinnovamento.
E sarà  proprio dalla scuola di Brindisi che spero di vedere sorgere una Scuola che le unisca tutte, scaturire la forza di una gioventù che non vorrà  più scendere a patti con la noia e il qualunquismo.
L’errore più grande è stato colpire una scuola e i giovani.
Adesso non potremo più ignorare a che cosa veramente abbiamo rinunciato da troppo tempo: il futuro dei nostri ragazzi.
Il terrore non ci paralizzerà , ma darà  nuovo slancio ad un eroismo per troppo tempo compresso per affrontare una crisi già  in atto da anni e che abbiamo accettato solo quando è diventata economica.
Ma la vera crisi è avere abbandonato un Paese alla forza cieca dell’avidità , del potere, del compromesso, del silenzio omertoso, dello sberleffo, della disunione, del cabaret, della raccomandazione, della parola vuota.
Questo ci ha indebolito sino a chiudere gli occhi: basteranno tre bombole di gas a risvegliarci?
Il sangue dei martiri è da sempre il seme della rinascita.
Lo sapevano bene quei tre uomini che ho visto morire nella mia città .
Proprio loro continuano a darmi speranza: Falcone diceva che «la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà  quindi anche una fine» e la ricetta l’aveva proprio il suo collega Paolo Borsellino, le cui parole oggi rimbombano forti e dovrebbero essere pronunciate in ogni scuola alla prima ora di lunedì prossimo: «Se la gioventù le negherà  il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà  come un incubo».
E proprio di onnipotenza parlava Padre Puglisi, ma quella vera: «La mafia è forte, ma Dio è onnipotente».
Io non so se quella di Brindisi sia una strage mafiosa. Preferirei di no.
Quello che so è che tocca proprio a noi, docenti e studenti, a scuola, indossare quelle scarpe svuotate, mettere in spalla quegli zaini abbandonati e leggere quei libri macchiati di sangue. Altrimenti dimenticheremo ancora una volta perchè siamo arrivati sin qui e non sapremo rispondere alle domanda che ieri, Mia, sei anni e nipotina di un’amica, le ha posto: «Zia, perchè mettono le bombe nelle scuole? Io a scuola non voglio più andare se mettono le bombe, voglio studiare, diventare grande e diventare una dottoressa come te».

Alessandro D’Avenia
(da “La Stampa”)

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BRINDISI: PROBABILE GESTO ISOLATO, IN UN VIDEO IL VOLTO DELL’ATTENTATORE

Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile

SVOLTA NELLE INDAGINI SULL’ATTENTATO COSTATO LA VITA A UNA RAGAZZA… UNA SINGOLA PERSONA “IN GUERRA COL MONDO” AVREBBE INNESCATO LE BOMBOLE DI GPL CON UN TELECOMANDO VOLUMETRICO… IL MOMENTO RIPRESO DA TELECAMERE DI SORVEGLIANZA, INTERROGATO UN EX MILITARE ESPERTO IN ELETRONICA

L’attentatore della scuola di Brindisi è stato immortalato da telecamere di sorveglianza mentre preme il telecomando dell’ordigno che ucciderà  la sedicenne Melissa Bassi e ferirà  diverse sue compagne, una in modo grave.
Lo ha detto il procuratore della città  pugliese Marco Di Napoli al termine di una conferenza stampa, parlando di “immagini terribili”.
A quanto si apprende, le immagini mostrerebbero un uomo brizzolato, tra i cinquanta e i sessant’anni, con una giacca, che preme il telecomando da dietro un chiosco.
Poi aspetta che il passaggio delle ragazze faccia scattare l’esplosione. Subito dopo fugge via, girandosi verso una telecamera.
Circa 70 secondi che, con ogni probabilità , imprimeranno la svolta all’inchiesta.
Le indagini, aperte sul reato di strage, articolo 422 del codice penale, sono ancora coperte dal riserbo.
Ieri è stato interrogato un ex ufficiale dell’aeronautica: un passato vicino ai Servizi, famigliari che vendono bombole di gas — l’ordigno era costituito da tre bombole di gpl — e buone conoscenze di ingegneria elettronica.
Insieme all’uomo — secondo quanto riferisce Brindisireport.it, il sito che per ieri ha diffuso le prime immagini dell’attentato – ci sarebbe anche una seconda persona interrogata.
Quella dell’attentatore folle, di un uomo per qualche ragione “in guerra con il mondo”, o che intende creare “tensione sociale”, è al momento la prima delle piste investigative.
Che quindi contempla il rischio che l’attentatore possa ripetere azioni simili.
Di certo, dice il procuratore Di Napoli, chi ha piazzato le bombe ha lasciato tracce: ”Abbiamo delle buone immagini — ha dichiarato questa mattina — non ce le hanno regalate, ce le siamo andate a cercare”.
Dalle immagini è stato ricavato l’identikit di una persona, che dai tratti somatici “non è uno straniero”, ha detto in conferenza stampa il procuratore, allontanando implicitamente una delle tante piste evocate, quella del terrorismo islamico.
Tutte le ipotesi restano aperte, ma secondo Di Napoli quella al momento più probabile è il gesto di un singolo animato “da una volontà  stragista”, senza l’intenzione di colpire una persona specifica.
Dalle immagini sembrerebbe essere “un gesto isolato”, comunque compiuto in maniera programmata e razionale, anche se non è escluso il “gesto terroristico” (che comunque può essere iniziativa di un singolo).
Nelle parole del procuratore la pista mafiosa perde decisamente quota, ma la scelta di una scuola intitolata a Francesco Morvillo Falcone a pochi giorni dal ventesimo anniversario della strage di Capaci potrebbe non essere casuale, bensì compiuta “per dare risalto” all’azione. Non è arrivata nessuna rivendicazione, ha precisato comunque Di Napoli.
L’ordigno utilizzato “non è alla portata di tutti”.
Tre bombole di gas gpl innescate da un telecomando “volumetrico” — che si attiva al passaggio di persone, come gli antifurto domestici — che ha fatto scatenare l’esplosione al momento del passaggio delle prime ragazze nel suo raggio d’azione.
Un congegno la cui costruzione — ha affermato il procuratore Dinapoli — richiede buone conoscenze di elettronica.
Una schiarita nelle indagini, insomma, dopo che ieri sera il procuratore era comparso con le lacrime agli occhi.
“Non possiamo lasciare impunito chiunque abbia agito con questa crudeltà  — aveva detto commosso — perchè lo Stato deve rendere giustizia all’orrore di queste bambine colpite a morte”.
Nonostante gli elementi raccolti, gli investigatori continuano a prendere in considerazione ogni pista.
Anche quella di un legame con la mafia e una “trattativa bis”, che giunge da ambienti investigativi centrali, mentre, qui a Brindisi, l’ipotesi mafia viene considerata residuale: “Una bassa probabilità ” dicono gli inquirenti al termine di una lunghissima riunione.
Anche il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, è scettico sull’ipotesi di un attentato mafioso.
Di certo lo Stato ha reagito.
Decine e decine di investigatori arrivano da tutt’Italia. Di Napoli lo sottolinea: “Non siamo stati lasciati soli, ci sono i migliori investigatori d’Italia qui con noi”.
“È terrorismo puro” diceva ieri il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso.
L’ipotesi investigativa sull’azione di un folle è inquietante.
Ma è molto meno pericolosa della matrice terroristica.
Gli inquirenti hanno controllato le liste degli imbarchi al porto, per la maggior parte navi che traghettano verso la Grecia, e anche lo scenario del terrorismo internazionale è tenuto in considerazione.
Meno della matrice terroristica nazionale, però, anche se l’ipotesi che abbia agito un singolo sembra intatta.
“Per un’operazione del genere”, dice un investigatore, è sufficiente anche l’azione di un solo uomo.
La pista meno convincente, invece, riguarda la mafia locale, anche se molti elementi, all’inizio, avrebbero potuto far pensare a un attentato della criminalità  di Mesagne, patria della Sacra Corona Unita.
Il luogo che ha dato i natali al fondatore della Scu, Pino Rogoli. Il 2 maggio scorso era stata fatta saltare in aria l’auto di Fabio Marini, presidente della locale associazione antiracket. E dieci giorni fa un’operazione di polizia, la “Die Hard”, aveva portato in carcere 16 esponenti dei clan, dopo le rivelazioni del pentito Ercole Penna.
Il padre di due delle ragazze ferite, Ilaria e Veronica Capodieci, è un imprenditore che collabora con Libera Terre di Puglia.
Mai, però, la Sacra Corona Unita ha alzato così il tiro.
E comunque vada, la pressione dello Stato, da oggi, nei suoi confronti sarà  ancora più pesante.
Restano i simboli che riguardano Cosa Nostra: il nome della scuola, Morvillo Falcone, il premio per la legalità  ricevuto dallo stesso istituto, la Carovana antimafia in arrivo e la presenza dei familiari di Totò Riina a pochi chilometri, a San Pancrazio Salentino.
“I familiari di Riina?”, dice un investigatore, “è una pista che non ci convince: questo è terrorismo. Un terrorismo nuovo. Ma è terrorismo”.

Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ATTENTATO DI BRINDISI: DUE INTERROGATI IN QUESTURA, LA PISTA E’ QUELLA DEL TERRORISMO

Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile

SI TRATTEREBBE DI UN EX MILITARE DI PROFESSIONE E DI UN’ALTRA PERSONA… SAREBBERO STATI INDIVIDUATI DA UNA TELECAMERA DI SORVEGLIANZA, PERQUISITE LE ABITAZIONI

La notizia è stata data da BrindisiReport.it,   il sito che aveva dato in esclusiva le immagini subito dopo l’attentato davanti alla scuola professionale “Morvillo”.
“La pista imboccata dalla polizia a Brindisi è quella dell’azione terroristica – scrive il sito su Facebook, avendo il proprio indirizzo Web bloccato dai troppi accessi nelle ultime ore –   “In queste ore ci sono due persone in questura sottoposte ad interrogatori e verifiche da parte degli investigatori della Digos e della Squadra Mobile. Si tratta di soggetti identificati attraverso le registrazioni di una videocamera di sorveglianza, dei quali si stava approfondendo la posizione. In un caso si tratta di un ex militare di professione, con conoscenze di elettronica, e parenti con rivendita di bombole di Gpl per uso domestico”.
Secondo BrindisiReport.it “la video camera ha effettuato la registrazione nel cuore della notte, sembra attorno alle 2 del mattino di ieri.
Agli interrogatori partecipano i funzionari dello Sco giunti da Roma, ed è troppo presto per dire se i sospettati saranno sottoposti a fermo di polizia giudiziaria. Resta sta stabilire perchè sia stato scelto come obiettivo l’Istituto professionale di Stato per i Servizi sociali “Morvillo Falcone”, prosegue il sito informativo.
“Sempre da fonti ufficiose, si è appreso che il detonatore a timer dell’ordigno fabbricato con bombole di gas propano liquido non era un dispositivo particolarmente sofisticato. La polizia ha effettuato contestualmente all’accompagnamento in questura dei due sospettati estese perquisizioni nei loro domicili e relative pertinenze”.
“L’ipotesi dell’attentato di stampo mafioso dunque è venuta completamente a cadere, e nelle prossime ore si saprà  di più a proposito delle decisioni del pm della procura di Brindisi che sta seguendo il caso assieme alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Milto De Nozza” concludono i giornalisti di BrindisiReport.it.
Al momento non si hanno ulteriori notizie o conferme ufficiali delle indiscrezioni diramate dal sito brindisino

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IL KILLER COL TELECOMANDO IN MANO RIPRESO DA UNA TELECAMERA

Maggio 20th, 2012 Riccardo Fucile

A CASTELVOLTURNO TROVATA UNA BOMBA SIMILE CON UN VOLANTINO… I CAPI DELLA SACRA CORONA UNITA IN CARCERE: “NOI NON C’ENTRIAMO CON QUESTO ORRORE”

Li ha visti saltare in aria. Era lì, a poche centinaia di metri nascosto dietro un albero di viale Palmiro Togliatti, con un telecomando o un telefonino in mano che azionava un impulso a distanza.
Intanto, davanti all’ingresso della scuola si erano radunati una cinquantina di ragazzi mentre altri scendevano da due pullman provenienti da Mesagne. Compiuta la sua missione di morte, il killer della scuola professionale “Falcone Morvillo” di Brindisi si è allontanato, lasciando sull’asfalto alcune ragazze che gridavano aiuto e che si contorcevano avvolte dalle fiamme.
E Melissa è morta.
Sono state alcune telecamere su viale Togliatti che hanno registrato le immagini dalla notte fino all’ora dell’attentato a far ritenere agli investigatori che tra le persone filmate possa esserci l’uomo che ha premuto il pulsante per innescare l’esplosivo.
Il volto del probabile attentatore potrebbe essere fissato in quel filmato, dove si vede un uomo che ha in mano qualcosa che somiglia ad un telecomando. Gli investigatori dello Sco, inviati dal capo della Polizia Antonio Manganelli, e quelli del Ros dei Carabinieri, stanno visionando tutti i filmati che hanno recuperato dalle telecamere della strada e di alcuni negozi vicini alla scuola scelta dal killer per seminare terrore e morte.
Ci sarebbe anche un testimone che intorno alle 2,30 della notte di venerdì ha visto un uomo spostare il cassonetto dell’immondizia utilizzato per nascondere l’ordigno che esploderà  alle 7.42. Il testimone non ha però saputo fornire molte indicazioni su quell’uomo che ha spostato il cassonetto, dice non averlo visto bene in faccia e di non ricordare com’era vestito, quant’era alto e di che colore avesse la pelle.
Lo hanno interrogato per tutta la giornata: “Ho visto soltanto un uomo che spostava il cassonetto, non so dirvi di più”.
Quel che è certo è che l’assassino ha deliberatamente agito quando ha visto i ragazzi davanti all’ingresso dell’istituto.
Poi c’è un precedente emerso solo ieri sera: lunedì a Castelvolturno è stata trovata una bombola gpl davanti a un istituto alberghiero e, accanto, un volantino con minacce al capo dello Stato e ad alcuni politici.
Ieri il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha commentato: “Qualunque matrice abbia l’attentato è un atto di terrorismo puro perchè era diretto a colpire innocenti in modo indiscriminato”.
“Non daremo tregua ai responsabili di questa nefandezza. Li prenderemo”, promette il capo della Polizia Manganelli.
Ma chi sono? Per conto di chi hanno agito? A chi era indirizzato quel messaggio di morte?
“Nè la Sacra Corona unita nè la mafia siciliana uccidono in questo modo e neanche le aree antagoniste, dalle Br a estrema destra. Nessuno si è mai spinto a questa tipologia di agguato”, ragiona Manganelli che, allo stato, esclude una guerra interna alle cosche mafiose della Scu.
I boss in carcere sono stati “contattati” dagli investigatori e fanno sapere: “È inutile che perdiate tempo con noi perchè noi non c’entriamo nulla…”.
Ma intanto sono state perquisite alcune case di boss e affiliati a Mesagne e a Brindisi.
L’esplosione è stata spaventosa, gli assassini hanno utilizzato tre bombole di gas legate l’una all’altra con un detonatore collegato con due fili, uno rosso e uno blu, che hanno provocato il contatto quando il killer ha premuto il pulsante.
Pezzi di ferro delle tre bombole sono stati trovati anche a 600 metri di distanza dal luogo dell’attentato, una scheggia ha tranciato la saracinesca di metallo di un’agenzia di assicurazioni che si trova all’angolo opposto dell’istituto professionale.
“Una potenza devastante che poteva trasformarsi in un’ecatombe”, dice un esperto della polizia scientifica che sul posto raccoglie “reperti” e fra questi i frammenti di una scheda elettronica che saranno analizzati insieme ad altro materiale per risalire all’identità  degli assassini.
“C’è una bassissima possibilità  che sia un attentato di stampo mafioso. La Sacra Corona Unita, come ci hanno detto alcuni pentiti, da quando ha subito grossi colpi con arresti e condanne, sta tentando di riappropriarsi del territorio, cercando consenso tra la gente e non lo troverà  compiendo stragi di questo tipo”, nota un investigatore da anni impegnato in indagini sulla criminalità  organizzata.
Circolano tante ipotesi, come quella di un gruppo “esterno” alla Sacra Corona Unita che vorrebbe affermare la sua supremazia sull’organizzazione classica. Anche quella di una vendetta diretta a boss, pentiti e esponenti dell’antimafia. Ma in quella scuola e dentro quei pullman provenienti da Mesagne, c’era di tutto.
Figli di boss, di attivisti di “Libera”, di parenti di pentiti.
Difficile capire allora chi potesse essere l’obiettivo.
Si è parlato anche di terroristi anarchici venuti dalla Grecia e si stanno controllando tutte le liste di passeggeri delle navi proveniente dal quel Paese.

Francesco Viviano
(da “La Repubblica“)

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BRINDISI, SI INDAGA SU DUE PISTE: MAFIA O TERRORISMO DI MATRICE EVERSIVA

Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile

NELLE ULTIME SETTIMANE MESAGNE, LA CITTADINA DOVE E’ NATA LA SACRA CORONA UNITA,   E’ STATA TEATRO DI FATTI CRIMINALI CHE AVEVANO PORTATO ALL’ARRESTO DI 16 PERSONE

Criminalità  organizzata e terrorismo di matrice eversiva: sono queste le piste seguite dagli inquirenti per far luce sull’attentato di stamattina alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi.
Due ipotesi (ma non si esclude l’azione di uno squilibrato) e una gerarchia, precisa ma non definitiva: per chi indaga la pista mafiosa non sarebbe quella preminente.
Almeno per ora.
La teoria è basata su alcune considerazioni e sulla statistica dell’attività  della mala locale, che mai prima d’ora aveva agito con queste modalità  e con questa violenza gratuita.
Proprio per questo motivo, gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un atto terroristico di matrice eversiva, magari da collegare ai rapporti tra i gruppi anarchici greci e quelli salentini. Terrorismo internazionale, insomma.
Una pista che tuttavia è stata bocciata dal procuratore capo di Lecce e numero uno della Dda salentina Cataldo Motta, secondo cui “non è accreditabile sulla base di elementi oggettivi”.
Resterebbe la mala, quindi.
Altra pista decisamente ‘calda’, infatti, è quella che prende in considerazione l’affermarsi di gruppi criminali locali sempre più violenti.
L’analisi degli inquirenti parte dall’esame dell’attuale situazione della criminalità  pugliese, tra residui della ‘storica’ Sacra Corona Unita e l’emergere sempre più prepotente di gruppi decisi a conquistare la supremazia e il controllo del territorio in tutta l’area salentina.
A qualsiasi costo, con una predisposizione alla violenza che colpisce gli apparati di prevenzione. In questo senso, il tragico salto di qualità  compiuto con l’attentato di questa mattina si può inquadrare in uno scenario di contrapposizione sempre più cruenta tra sodalizi emergenti, spesso composti da capiclan giovanissimi quando non proprio formati da vere e proprie ‘baby gang’ senza scrupoli.
Resta da capire se il livello criminale di questi gruppi si sia spinto al punto da ideare e mettere in atto un gesto eclatante come un attentato all’ingresso di una scuola.
Si ragiona sull’ora dell’esplosione, le 7.50, e non si esclude l’eventualità  di un malfunzionamento del timer che potrebbe aver fatto deflagrare l’ordigno in un’ora diversa da quella programmata.
A meno di non voler considerare un’effettivo e intenzionale proposito stragista alla radice del gesto.
Oltre a questo, è stato naturale il collegamento con quanto avvenuto ultimamente in provincia di Brindisi.
Due precedenti: una bomba e 16 arresti di mala nell’arco di pochi giorni.
Tutto a Mesagne, la ‘patria’ di Pino Rogoli, fondatore della Sacra Corona Unita detenuto in regime di 416 bis nonchè centro nevralgico di tutta la mala salentina.
E proprio a quanto accaduto recentemente nella cittadina messapica, secondo le prime indiscrezioni investigative, potrebbe essere collegato l’attentato di oggi a Brindisi.
Nelle ultime settimane, del resto, a Mesagne si era registrata una recrudescenza di criminalità  organizzata.
Nella notte tra il 4 e il 5 maggio, in particolare, la Mercedes di Fabio Marini, presidente della locale Associazione antiracket e imprenditore attivo nel settore dei servizi dello spettacolo, era andata completamente distrutta in un attentato.
L’episodio, ultimo di una serie di intimidazioni, aveva spinto una delegazione di parlamentari e degli enti locali a chiedere e ottenere un incontro con il ministro Cancellieri, svoltosi il pomeriggio dell’8 al Viminale. Il 9 maggio, invece, in un maxi blitz della polizia — sempre a Mesagne — c’erano stati 16 arresti con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento aggravato e incendio aggravato.
Secondo gli inquirenti, che hanno chiamato l’operazione ‘Die Hard’, le indagini hanno consentito di delineare i nuovi assetti della criminalità  organizzata e stabilire chi sono i nuovi capi sul territorio.
Fondamentale, in tal senso, la collaborazione del pentito Ercole Penna, che avrebbe fatto emergere e ricostruito la responsabilità  di vari esponenti dei clan mafiosi nelle azioni delittuose.
Proprio per questo motivo, secondo chi indaga dietro l’attentato all’istituto Morvillo-Falcone potrebbe celarsi un ‘messaggio’ della Sacra Corona Unita.
L’ipotesi investigativa prende sempre più corpo a poco più di tre ore dall’esplosione.
Negli ambienti investigativi si fa notare che la SCU è un’organizzazione che ha una grande disponibilità  di armi ed esplosivo grazie ai collegamenti con la criminalità  organizzata dei Paesi dei balcani.
Proprio da qui, dall’Albania, del resto, proverrebbero i 47 chilogrammi di esplosivo rinvenuti per caso la mattina del 17 marzo da un pescatore sulla spiaggia di Torre Rinalda, vicino Squinzano, al confine tra le province di Brindisi e Lecce.
Quasi cinquanta chili di tritolo suddivisi in 235 panetti da 200 grammi l’uno, sistemati all’interno in due buste lasciate sull’arenile parzialmente nascoste sotto una duna: a cosa serviva una tale potenza di fuoco?
Altro particolare da non sottovalutare: da qualche mese a San Pancrazio Salentino, centro a una manciata di chilometri da Mesagne, vive Maria Concetta Riina, 36 anni, figlia del capo dei capi di Cosa Nostra: a marzo la donna ha lasciato Corleone e si è trasferita nel Brindisino insieme al marito (Tony Ciavarello, personaggio già  noto alle forze dell’ordine) e ai suoi tre figli.
L’attentato di oggi, sottolineano fonti investigative, potrebbe rappresentare una sorta di ‘strategia della tensione’ come quella attuata dalla mafia, tra il 27 e 28 luglio 1993, fuori il territorio siciliano: strage dei Georgofili a Firenze (5 morti); strage in via Palestro a Milano (5 morti) e, infine, le bombe a Roma a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro (che non provocarono vittime).

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’ASCESA DELLA SACRA CORONA UNITA: IL DELIRIO DI DIVENTARE LA QUARTA STELLA

Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile

LA MAFIA PUGLIESE, NATA NEL 1981 DA UNA COSTOLA DELLA ‘NDRANGHETA

Per anni la mafia pugliese ha inseguito il tragico delirio di diventare la quarta stella accanto alla mafia siciliana, la camorra napoletana e l’ndrangheta calabrese.
Di certo i suoi natali sono relativamente molto più recenti.
Si ritiene, infatti, che la Sacra Corona Unita sia nata nel 1981. C’è chi sostiene che a fondarla sia stato Giuseppe Rogoli nel carcere di Trani la notte di Natale, già  affiliato alla ‘ndrangheta, in particolare l’ndrina di Rosarno.
Rogoli chiese il permesso al capobastone Umberto Bellocco di formare una ‘Ndrangheta Pugliese.
Chi invece fa risalire al boss camorrista Raffaele Cutolo, l’ordine, affidato a Pino Iannelli e Alessandro Fusco, di formare in Puglia un’organizzazione diretta emanazione della Nuova camorra organizzata che prese, inizialmente, il nome di Nuova camorra pugliese (Società  foggiana).
Comunque sia già  nel 1987 l’organizzazione si era ramificata in tutta la regione.
Formato da tre parole l’origine del nome di questa organizzazione trova radici nella classica anticultura mafiosa. Sacra, perchè al momento dell’affiliazione il nuovo membro viene ‘battezzatò o consacrato; Corona, poichè nelle processioni si usa il rosario; Unita, per ricordare la forza di una catena fatta di tanti anelli.
Come nel caso della liturgia mafiosa anche i pugliesi hanno la formula del giuramento che varia a seconda del clan.
La “SCU”, al momento della sua massima espansione, era divisa in 47 clan, autonomi nella propria zona ma tenuti a rispettare interessi comuni a tutti i circa 1.600 affiliati.
La gerarchia ricalca un mix nella classica tradizione mafiosa.
Il primo grado è la «picciotteria», il successivo il «camorrista», cui seguono sgarristi, santisti, evangelisti, trequartisti, medaglioni e medaglioni con catena della società  maggiore.
Otto medaglioni con catena compongono la «Società  segretissima» che comanda un corpo speciale chiamato la «Squadra della morte».
La Scu negli anni ’80-’90 è stata dilaniata sia da sanguinose guerre intestine che dal contrasto delle forze dell’ordine aiutate dalla collaborazione di alcuni pentiti.
Negli ultimi anni sono emersi numerosi nuovi personaggi, dai soprannomi coloriti, che hanno concentrato sul racket, sul contrabbando di sigarette, droga e armi, le principali attività  criminali.
Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, oggi la criminalità  organizzata pugliese «si presenta disomogenea, anche in ragione della persistente pluralità  di consorterie attive, molto diversificate nell’intrinseca caratura criminale e non correlate da architetture organizzative unificanti».
Con l’operazione Last Minute del 28 dicembre 2010, con la quale furono arrestati 18 tra capi e promotori della Sacra Corona Unita, si riteneva di aver inflitto un colpo mortale alla criminalità  organizzata locale.

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L’ATTENTATO ALLA SCUOLA DI BRINDISI: “LA MAFIA? MAI FATTO STRAGE DI BAMBINI”

Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile

PARLA DI NAPOLI, PROCURATORE DI BRINDISI: “FORSE E’ UNA RISPOSTA AGLI ARRESTI DEI BOSS. MA NON E’ DA ESCLUDERE ALCUNA PISTA”

«La mafia pugliese ha in passato fatto ricorso a strategie terroristiche. Ma mai contro una scuola nè tantomeno contro dei ragazzini». Le indagini sulla bomba di Brindisi sono guidate da un uomo che conosce a fondo le dinamiche della Scu, la Sacra Corona Unita.
E’ il procuratore della Repubblica del capoluogo brindisino, Marco Di Napoli, che negli anni ’90 ha condotto le principali indagini contro i clan guidati da Pino Rogoli, il fondatore della Scu.
I processi frutto di quelle investigazioni hanno debellato la potentissima quarta mafia, un’organizzazione criminale cresciuta a dismisura grazie al traffico di sigarette, armi e droga sull’asse adriatico, in stretto contatto con camorra e mafia siciliana.
Quello che sembrava un pericolo sopito negli ultimi mesi ha dato segnali di recrudescenza, impensierendo gli inquirenti.
Soprattutto a Mesagne, la città  di Rogoli e, ennesima triste coincidenza, delle due ragazze coinvolte più gravemente nell’attentato.
«Negli ultimi tempi ci sono state diverse azioni di contrasto – spiega Di Napoli – con numerosi arresti, che hanno interessato i clan di Mesagne. Tuttavia è troppo presto per cercare di dare un’interpretazione univoca a questo gravissimo fatto di sangue».
E’ possibile che la bomba sia una risposta a queste indagini? Del resto è stata posizionata a due passi dal tribunale.
«Non possiamo esserne certi in questa fase. Ma non è da escludere nessuna pista».
In che direzione state concentrando le vostre indagini?
«Al momento stiamo considerando tutte le piste investigative».
Neppure quella terroristica?
«Certamente no, consideriamo qualsiasi ipotesi. L’attentato mafioso, quello terroristico, e neanche il gesto sconsiderato di un folle. Non sono neppure terminate le rilevazioni scientifiche sul luogo dell’esplosione. Prima di tutto bisognerà  analizzare questi dati e confrontarli con le altre risultanze investigative raccolte. Posso dire che lo sforzo di investigatori e forze dello Stato è massimo».
In questi giorni a Brindisi erano previste diverse iniziative antimafia. La manifestazione prevista in un bene confiscato ai clan e la commemorazione di Falcone. È possibile ipotizzare che ci sia un collegamento con l’attentato?
«L’ho detto e lo ripeto, è ancora presto per giungere ad una qualsiasi conclusione. Tuttavia teniamo in considerazione anche questi episodi, naturalmente non ci sono sfuggite le tante coincidenze. Ma è presto per trarne elementi utili alle indagini».

Antonio Castaldo
(da “il Corriere della Sera”)

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TRA LE VITTIME DELL’ATTENTATO LE FIGLIE DI UN COLLABORATORE DI “LIBERA”

Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile

IL PADRE DI ILARIA E VERONICA CAPODIECI ESEGUI’ LAVORI SUI CAMPI SEQUESTRATI ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E COLTIVATI DA “LIBERA”… COINVOLTA NELL’ESPLOSIONE ANCHE LA NIPOTE DI UN EX COLLABORATORE DI GIUSTIZIA

“E’ un attacco fuori da ogni tipo di standard locale, se si tratta di criminalità  organizzata siamo di fronte a dei pazzi senza scrupoli”. A
lessandro Leo, presidente della cooperativa Terre di Puglia, che gestisce i beni confiscati in provincia di Brindisi, si trova davanti al luogo dell’attentato. “Mesagne è un territorio difficile, lo diciamo da tempo, ma questa è una tragedia assurda, che nessuno poteva prevedere”.
Perchè tutti parlano di Mesagne, se l’attentato è avvenuto a Brindisi?
“Perchè tanti elementi dell’attentato fanno pensare ad un atto mirato, e l’orario dell’esplosione è proprio quello in cui arrivano le studentesse pendolari”.
Anche il luogo in cui è stato collocato il cassonetto sembra non lasciare dubbi: coincide esattamente allo spazio in cui il pullman lascia le ragazze provenienti dalla cittadina brindisina.
Mesagne negli ultimi mesi è colpita da un’allarmante ondata di violenza, denunciata anche dall’associazione Libera.
Il timore è un ritorno agli anni più bui, quelli in cui la città  che ha dato i natali a Pino Rogoli, fondatore della Scu, era stata battezzata la “Corleone” di Puglia. L’esplosione di oggi suona come una terribile conferma di quell’allarme.
Non si può escludere infatti che tra le studentesse albergasse qualche parentela o cognome che ha scatenato la furia omicida.
L’istituto professionale, intitolato a Francesca Morvillo, “rappresenta l’ultima frontiera prima dell’abbandono scolastico” spiega un’insegnante che preferisce l’anonimato: “E’ frequentato anche da ragazze che provengono da contesti disagiati, ma ne abbiamo fatto un baluardo di educazione e legalità ”.
Oggi è stata colpita la vita, ma anche la speranza, quella che Mesagne ha faticosamente costruito in anni di impegno collettivo.
“Il territorio ha saputo reagire alla violenza degli anni Ottanta e costruire negli anni un’intensa attività  di risposta alla criminalità , voluta dai cittadini e dalle istituzioni”.
L’attacco di oggi colpisce gravemente anche questo sogno, che si è tradotto dal 2006 nel lavoro delle cooperative che lavorano sui terreni confiscati alla criminalità : “Il padre di due ragazze ferite, di cui una molto grave (la sedicenne che accompagnava l’amica rimasta tragicamente uccisa, nda), il signor Capodieci, ha eseguito dei lavori di scavo nei terreni che Libera coltiva a Mesagne”, racconta Leo.
Un dato sicuramente accidentale, ma fortemente simbolico.
Tra le vittime della più efferata violenza ancora una volta anche chi con il proprio lavoro aveva scelto di contribuire ad una Mesagne libera dalla mafia. Così come è probabilmente accidentale che un’altra delle vittime sia nipote di un ex collaboratore di giustizia.
Sui terreni della Sacra Corona Unita la cooperativa Terre di Puglia produce vino, pomodori, carciofi e grano.
Adesso aspetta un nuovo finanziamento per la ristrutturazione della villa che fu del boss Tonino Screti.
Un gigantesco casolare immerso tra i campi, dove un tempo si sentivano i cavalli scalpitare nelle stalle, ma che è stato pesantemente vandalizzato dopo la confisca.
“Oggi la Carovana antimafia doveva fare il giro dei beni confiscati in provincia di Brindisi- conclude Leo — invece ci troveremo tutti insieme, cittadini, associazione e istituzioni alle 18, in piazza a Brindisi, per fare il punto della situazione e immaginare la più forte e significativa risposta a questo vile attacco, di qualsiasi natura esso sia”.

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MELISSA UNA FIGLIA DEL POPOLO: IL PADRE PIASTRELLISTA, LA MADRE CASALINGA E’ STATA COLPITA DA MALORE

Maggio 19th, 2012 Riccardo Fucile

ANDAVA A SCUOLA CON LA CORRIERA PER INSEGUIRE IL SOGNO DI UN FUTURO MIGLIORE, STUDIAVA MODA…SU FACEBOOK: “COME SI FA A UCCIDERE UNA RAGAZZINA DI 16 ANNI?”

Una ragazzina sorridente, nel fiore degli anni, con le amiche, in posa: così emerge da Facebook, Melissa Bassi, la ragazzina uccisa nel vigliacco attentato di sabato mattina.
Così la ricordano compagne e insegnanti.
Smentito invece il decesso della sua amica Veronica Capodieci, ricoverata in ospedale a Brindisi per le gravissime ferite riportate.
Melissa e Veronica sono studentesse al terzo anno dell’Istituto di moda e servizi sociali “Morvillo Falcone” di Brindisi, istituto prevalentemente femminile, alla periferia della città , con allieve che vengono perlopiù da fuori. Come Melissa e Veronica che abitavano a Mesagne, popoloso comune non lontano dal capoluogo.
Si svegliavano prima delle altre per prendere la corriera che le portava a scuola.
Forse in questo maledetto sabato mattina ancor prima, perchè dovevano organizzare una sfilata di moda per la sera.
Melissa era figlia unica, di famiglia semplice, il papà  Massimo ha 48 anni fa il piastrellista, e la mamma Rita, 45, è una casalinga.
Dopo aver saputo della tragedia, le amiche si sono raccolte davanti alla casa di Mesagne, altrettanto semplice, della ragazza .
E dicono: «Era brava a scuola, era stata brillante all’esame di terza media, una ragazza seria con la testa a posto, niente discoteca e andava matta per la moda». D
i qui la scelta di iscriversi al Morvillo. Raccontano anche che si era fidanzata da poco con Mario, suo coetaneo.
La madre quando ha saputo la notizia, è stata immediatamente ricoverata: era molto legata alla figlia, non riusciva a staccarsene neanche un attimo.
«Come si fa a uccidere una ragazza di 16 anni?», «Addio piccolo angelo», «Scusaci per non averti protetta».   Un’ora dopo la morte di Melissa Bassi, la ragazza 16enne   vittima dell’esplosione all’Istituto Morvillo-Falcone di Brindisi, la sua pagina Facebook è stracolma di messaggi.
Amici, concittadini, ma soprattutto persone che non la conoscevano.
Si chiedono il perchè di questa tragedia. Il perchè di una morte a 16 anni, sull’uscio della scuola.
«Dai la forza alla tua mamma per andare avanti – scrive Antonio -. Prega per la tua amica che sta lottando tra la vita e la morte».
C’è chi chiede giustizia: «I colpevoli devono pagare» e chi invoca il perdono «Abbi pietà  di loro».
I più si limitato ricordare il volto di una ragazza innocente, strappata troppo presto alla sua vita: «Eri stupenda, ti hanno tolto il futuro».
La pagina di Melissa è un lungo saluto scritto a più mani: amica, sorella, figlia. E ancora: angelo, fiore, principessa.
Qualcuno invita al silenzio. Altri propongono di ricordarla sulle pagine del social network «perchè non può finire così».
Le parole si mischiano a faccine tristi, cuori e punti interrogativi. Molti chiudono il messagio di cordoglio con la sigla «R.I.P».
Tutti la rivorrebbero indietro. Subito.

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