Destra di Popolo.net

QUANDO IL LAVORO VIENE NEGATO AI GAY: HANNO IL 30% DI POSSIBILITA’ IN MENO DI ESSERE ASSUNTI

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

RAPPORTO DELLA FONDAZIONE RODOLFO DE BENEDETTI: CENTINAIA DI CURRICULA FITTIZI A CENTINAIA DI AZIENDE PER PROVARE LA DISCRIMINAZIONE

«Come un negro in una società  razzista». Così si sentiva, tanti anni fa, Pier Paolo Pasolini.
E così devono sentirsi, al di là  delle ipocrisie politicamente corrette, i gay italiani oggi. Lo dice una ricerca sul campo: trovar lavoro di questi tempi è dura per tutti, ma per un giovane omosessuale la difficoltà  aumenta del 30%.
I risultati del rapporto della Fondazione Rodolfo De Benedetti, diretta da Tito Boeri, non svelano una realtà  sorprendente.
Un dossier dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali del 2009 diceva che il Paese più omofobo d’Europa era la Lituania, dove il Parlamento si è avventurato a votare una legge che vieta programmi tivù, libri, giornali, pubblicità , film e ogni cosa che «possa dare una rappresentazione di tipo positivo dell’omosessualità  e della bisessualità ».
Ma al secondo posto c’era l’Italia.
E una decina di giorni fa, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, un rapporto dell’Ilga (International Lesbian and Gay Association) su 49 Paesi europei ha confermato che, tolti i Paesi dell’Est europeo come Moldavia e Russia, Azerbaijan e Ucraina e certi Paesi molto conservatori (come il Liechtenstein, il principato di Monaco e San Marino) o di cultura islamica tipo la Turchia, siamo sempre, per rispetto dei diritti omosessuali, in coda.
Si dirà : colpa delle tradizioni culturali. No.
Anche la Gran Bretagna era un Paese omofobico.
Basti ricordare che sono stati necessari 55 anni perchè Gordon Brown chiedesse scusa alla memoria di Alan Turing, il matematico che, come ricorda Piergiorgio Odifreddi, era così strambo da legare con la catena al termosifone la sua tazza del tè ma fu determinante nella guerra a Hitler grazie alla sua capacità  di scoprire il «codice enigma» nazista, cosa che non lo salvò dalle vessazioni omofobiche che l’avrebbero spinto a uccidersi: «A nome del governo britannico e di quanti vivono liberamente grazie al lavoro di Alan, sono fiero di dire: perdonaci».
Per non dire del secolo trascorso prima che a Westminster fosse collocata una targa a Oscar Wilde, condannato al carcere per atti osceni e sodomia.
Era spietato con gli omosessuali, il Regno Unito.
E anche lì si regolarono per secoli come in Italia, dove certi statuti comunali come quello di Treviso stabilivano pene feroci per i «sodomiti»: «Il maschio privo di ogni vestito, in piazza, impalato e con il membro infilzato, rimanga lì tutto il giorno e tutta la notte. Venga arso vivo il giorno seguente fuori dalle mura…»
Lì, però, le cose sono cambiate.
E il dossier Ilga riconosce all’Inghilterra (21 punti) di essere il Paese meno razzista nei confronti dei gay davanti a Germania e Spagna (20 ciascuno), Svezia (18), Belgio (17).
Noi, staccatissimi, siamo a 2,5: «Sotto Andorra e Lituania e appena al di sopra di Estonia, Grecia, Kossovo e Polonia».
«Nel tuo lavoro attuale, è mai successo che una persona con cui lavori (capi, colleghi, sottoposti, clienti / utenti / committenti) sia stata discriminata e/o trattata ingiustamente perchè è LGBT oppure sembra LGBT», cioè gay, lesbica o transessuale?
Alla domanda del sociologo Raffaele Lelleri, per l’inchiesta presentata in questi giorni «Lavoro e minoranze sessuali in Italia: il punto di vista della popolazione generale», l’enorme maggioranza (l’83%) degli eterosessuali risponde di no: mai sentito.
Eppure pochi giorni fa l’Istat spiegava che «omosessuali e bisessuali dichiarano di aver subito discriminazioni a scuola e all’università , così come al lavoro, più degli eterosessuali: il 40,3% dichiara di essere stato discriminato contro il 27,9% degli eterosessuali.
Si arriva al 53,7% aggiungendo le discriminazioni subite nella ricerca di una casa, nei rapporti con i vicini, nell’accesso a servizi sanitari oppure in locali, uffici pubblici o mezzi di trasporto».
Il rapporto della Fondazione Rodolfo De Benedetti taglia la testa al toro: la discriminazione c’è. Pesante.
Eleonora Patacchini, Giuseppe Ragusa e Yves Zenou, autori de «Dimensioni inesplorate della discriminazione in Europa: religione, omosessualità  e aspetto fisico», studio che sarà  presentato il 9 giugno prossimo a Trani, hanno inviato nel periodo gennaio-febbraio 2012 a centinaia di aziende che offrivano lavoro a Milano e a Roma attraverso i siti web Monster e Job Rapido, 2.320 curricula fittizi.
Sette profili professionali: impiegato amministrativo, impiegato contabile, operatore di call center, receptionist, addetto alle vendite, segretario e commesso.
«A differenza del sesso di una persona – spiegano gli autori dell’indagine – le preferenze sessuali non sono una caratteristica di facile e diretta osservazione.
Così, per distinguere i candidati con una presunta “identità  omosessuale”, ad alcuni dei curricula è stato inserito uno stage lavorativo presso note associazioni di difesa e patrocinio dei diritti delle persone omosessuali (quali, ad esempio, ArciGay, ArciLesbica, etc.).
Al resto dei candidati è stato invece associato uno stage presso un’associazione culturale generica o in azienda».
Di più: «Per valutare l’impatto dell’aspetto fisico, a ogni curriculum è stata associata la fotografia di un ipotetico candidato (di età  appropriata rispetto alla durata dell’esperienza lavorativa e degli studi dichiarati), che era stata preventivamente valutata in termini di “bellezza”».
Risultato? Per quanto riguarda la bellezza, nelle assunzioni delle donne pesa.
Molto più che per gli uomini.
Ma i numeri più interessanti sono sulle preferenze affettive. «Se confrontati con i maschi eterosessuali, gli uomini omosessuali hanno il 30% in meno di probabilità  di essere richiamati per un colloquio. Le donne eterosessuali e omosessuali, invece, non mostrano significative differenze nei tassi di richiamata.
L’effetto penalizzante individuato per gli uomini è mitigato dal fatto di avere curricula “migliori” (più qualificati)? Niente affatto.
È anzi vero il contrario: l’effetto negativo di un’identità  omosessuale è addirittura più forte nel caso di persone con profili professionali più qualificati».
E torniamo a quanto diceva Pasolini nel suo paragone fra omosessuali e neri: passi per assumere un «negro» per i lavori bassi.
Ma assumerne uno così in gamba da avere sogni e ambizioni…

Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera“)

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NASCE IL PARTITO DELLA FIOM: “ALLE POLITICHE CI SAREMO”

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

LANDINI E AIRAUDO PROPONGONO UN PATTO ALLA SINISTRA MA SI PREPARANO A SCENDERE IN POLITICA: SE L’ACCORDO SALTASSE, SI PRESENTEREBBERO DA SOLI

La Fiom si mette a fare politica? Condiziona la politica? Le chiede di cambiare rotta? Si candida a commissariare la politica sui temi del lavoro? Si candida e basta?
Da oggi, c’è da giurarci, anche questa variabile entrerà  come una bomba nel dibattito politico del paese aggiungendo un nodo di complessità  (ma anche di ricchezza) alla tessitura del nuovo centrosinistra.
Da oggi, c’è da giurarci, se ne discuterà , se non altro perchè – dopo un dibattito approfondito – il sindacato di Maurizio Landini ha deciso di rompere gli indugi e di muovere un primo passo che (consapevolmente) potrebbe fargli piovere sulla testa una grandinata di polemiche, ma che, ancora una volta, accenderà  l’attenzione sui metalmeccanici della Cgil e sulle loro battaglie.
Sta di fatto che da oggi comincia il conto alla rovescia per un appuntamento che nell’ultimo mese è stato preparato da una serie di incontri riservati con tutti i principali leader di partito del centrosinistra, di cui – quasi incredibilmente – fino ad oggi non erano trapelate nè la notizia nè il contenuto.
Sta di fatto che, il 9 giugno, a Roma, il gruppo dirigente della Fiom ha convocato a Roma Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro, Nichi Vendola, i movimenti, i sindaci progressisti.
Non sarà  una passeggiata per nessuno.
E il dato clamoroso è che se non ottenesse quello che chiede, una parte del gruppo dirigente non esclude di promuovere un cartello elettorale.
Così, per capire quale sia la posta in palio bisogna tornare all’ultimo comitato centrale del sindacatone rosso, meno di un mese fa, quando Giorgio Airaudo, il numero due della Fiom costruisce uno slogan che riassume mesi di discussioni: “In questi anni abbiamo fatto una battaglia per difendere i diritti, e per questo sempre inseguiti dall’accusa di fare politica. Da oggi in poi, visto che le nostre battaglie non hanno trovato sponda – dice – dobbiamo puntare a inserire i diritti e il lavoro nell’agenda della politica. Dobbiamo fare politica, quindi, a viso aperto, perchè il sindacato e i lavoratori non restino più soli”.
Anche chi non conosce il lessico sindacalese si può rendere conto che il teorema Airaudo apre una strada a una piccola rivoluzione.
Ma il fatto che nel parlamentino delle tute blu della Cgil nessuno quel giorno sollevi delle critiche, rende l’idea di quanto questa svolta sia maturata in profondità  nell’ultimo anno.
Lo scenario è quello delle battaglie legali, dei referendum nelle fabbriche, delle sentenze dei giudici disattese dalla Fiat, nel disinteresse pressochè generale dei dirigenti del centrosinistra.
“Dobbiamo riscrivere la lista delle priorità  – ama ripetere Landini – e i primi due punti più importanti si chiamano lavoro e diritti”.
Insomma, un mantra.
Quel giorno, nel comitato centrale non c’è più nemmeno Fausto Durante, leader dell’ala “Camussiana” della Fiom, la destra interna appena assurto ad un nuovo incarico confederale. Ma nessuno dei suoi eredi solleva dubbi.
Anche quelli abituati al gioco delle parti fra il gatto e la volpe, a cui Landini e Airaudo si sono specializzati in questi anni, restano stupiti quando Landini conclude dando la linea: “Dobbiamo costruire una iniziativa forte attorno alla Fiom che abbia un peso sulla politica”. Come, e in che modo?
In realtà , dal referendum Fiat fino al convegno di Monte Silvano Landini si sta arrovellando intorno a questa domanda.
La prima formula a cui la Fiom ha pensato è quella di un “Patto su lavoro e diritti” da proporre a tutti i candidati del centrosinistra nessuno escluso.
Una sorta di bollino di garanzia certificato dal sindacato, o – se volete un modello – un remake sociale di quello che fu il patto Segni nel 1993.
Al posto dei vincoli sulla riforma elettorale, la Fiom vuole organizzare un impegno su questi temi:
1) La riscrittura della riforma previdenziale sui lavori usuranti e sul riconoscimento differenziato della fatica del lavoro
2) Un pacchetto di leggi per il riconoscimento della democrazia sindacale
3) Una legge sui precari
4) La modulazione di un salario di cittadinanza
5) Un impegno del governo a sostenere un piano strategico sulle politiche industriali.
La prima notizia è che nessuno dei leader ha rifiutato l’invito o ha pronunciato un ‘no’ preliminare.
Anzi, il leader che potrebbe avere qualche problema alla sua “ala destra”, a sottoscrivere il patto – Bersani – non ha chiuso nessuna porta. Anzi, ha detto: “Ci sarò”.
La seconda è che la sortita Vendola-Di Pietro con l’ultimatum al Pd forse avviene anche perchè in questo scenario complesso sono molti i protagonisti che si muovono.
Non è un caso che Landini e Airaudo abbiano incontrato anche il gruppo dei professori de l’Alba (la Fiom era presente all’assemblea fondativa con il suo numero due) e il gruppo di MicroMega di Flores D’Arcais.
L’incontro con Vendola, fra l’altro è avvenuto subito dopo il primo turno delle elezioni francesi. Dove gli uomini della Fiom hanno osservato con molta attenzione il risultato di Jean Luc Melenchon, che con il suo Front de Gauche ha ottenuto un risultato a due cifre (federando tutte le sinistre radicali) e riuscendo nel risultato politico, per loro ancora più importante, di spostare “a sinistra” il baricentro della campagna di Francois Hollande.
Infine il rischio: con questa iniziativa la Fiom bypassa anche la Cgil della Camusso. Un leader storico delle tute blu come Gianni Rinaldini, ascoltatissimo padre politico di Landini, non nasconde la sua visione, molto critica sulle scelte di corso Italia: “La Cgil avrà  motivo per interrogarsi sui suoi rapporti di subalternità  ai partiti. Vedo grande agitazione e slogan – osserva l’ex numero uno della Fiom – ma un sindacato che alla fine ratifica le mediazioni della maggioranza”.
Anche Rinaldini sogna un ruolo propositivo: “Nel mondo dove la sinistra funziona i sindacati fanno questo: pensate al Brasile, dove nel Pt questo schema ha funzionato, eccome”.
Già . Perchè nella Fiom, e nei movimenti che ha aggregato, sono molti a credere che Landini possa essere un nuovo Lula.
Magari anche nelle prossime elezioni.

Luca Telese blog

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SALLUSTI E CICCHITTO LITIGANO SUL “FATTO”

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

ALL’EDITORIALE DEL DIRETTORE DE “IL GIORNALE” REPLICA MEZZO PDL: “UNA TESI CHE FA RIDERE I POLLI”

Nel partito berlusconiano dell’amore è il momento della vendetta travestita da surrealtà , se non sublime metafisica della Casta.
Ieri il direttore del “Giornale” Alessandro Sallusti ha fatto a pezzi Fabrizio Cicchitto, già  socialista e piduista, colpevole di andare a braccetto con Marco Travaglio e il “Fatto”.
In realtà , a Sallusti sono saltati i nervi la settimana scorsa quando ha letto uno sfogo telefonico rubato a Cicchitto sull’agonia del Pdl: “Non ci faremo sciogliere da Sallusti e dalla sua Ninfa Egeria” alias Daniela Santanchè, pasionaria del movimentismo di centrodestra.
Così il direttore del “Giornale” ha deciso di rispondere con un editoriale sulle “trappole della sinistra”.
Forse gli sarà  andato stretto il paragone con Numa Pompilio, il re di Roma cui la Ninfa Egeria dettava le riforme.
Vuoi vedere che la nuova Ninfa detta gli articoli a Pompilio Sallusti? Del resto i due formano un’affiatata coppia che con affetto Vittorio Feltri appellò come i nuovi Rosa e Olindo.
L’attacco di Sallusti a Cicchitto prende le mosse dal “complesso di inferiorità  culturale” del centrodestra nei confronti dei quotidiani di sinistra, “per cui se non esisti su quei giornali non esisti in assoluto”.
Ed ecco il colpo di genio pescato dal repertorio della cieca e furiosa vendetta: “Quel genio di Cicchitto va a braccetto con quelli de Il Fatto, che nella migliore delle ipotesi lo considerano un piduista e che alla prima occasione gli faranno un servizietto barba e capelli”.
Poi il capo d’accusa: “I nostri eroi (tra cui Cicchitto, ndr) tremano per i deliri di Scalfari, si bevono per vere le analisi dei tromboni sul Corriere, ma quotidianamente insultano i pochi giornali con loro (fin troppo) comprensivi per i i quali vanno a piangere tutti i giorni da papà  perchè licenzi questo direttore o faccia cacciare quel giornalista”.
Finale: Noi “raccontiamo la verità , checchè ne pensino Cicchitto e il suo amico Travaglio”.
La risposta del capogruppo del Pdl alla Camera è stata all’insegna della fantasia al potere, un classico del lessico di Cicchitto: “Caro Sallusti, la fantasia è una dote dei romanzieri, non dei giornalisti, che comunque, anche nella polemica, dovrebbero fare i conti con la realtà . Infatti solo uno sforzo sbrigliato di fantasia può portare a dire che vado ‘a braccetto’ con quelli del Fatto e che Travaglio è un mio ‘amico’”.
Cicchitto fa chiarezza sulla fantasia di Sallusti e arriva al nodo della questione, compresa la minaccia di fargli barba e capelli da parte nostra: “Già  da tempo tutto ciò è in atto nei miei confronti da parte di quel quotidiano che recentemente è arrivato anche a riportare in modo forzato e parziale brani di una mia telefonata privata. La cosa ovviamente non mi sorprende. Quello che è sorprendente è invece ciò che su questo terreno sostiene il Giornale che, avendo deciso di attaccarmi, casomai potrebbe scegliere altri argomenti: ad esempio che sono da rottamare come tutti i professionisti della vecchia politica, che mi permetto di mantenere una autonomia di giudizio nei confronti di tutti, anche nei confronti dello stesso Giornale; ma affermare che vado d’accordo con quelli del Fatto fa solo ridere i polli”.
Siamo d’accordo. Polli ma anche galli e galline.
In difesa di Cicchitto sono accorsi vari esponenti del Pdl che si sono detti sgomenti o sbigottiti o sorpresi della vendetta di Pompilio Sallusti.
Da Giro a Osvaldo Napoli passando per l’ex ministro Raffaele Fitto.
Tutti contro Sallusti.
A conferma che nel Pdl è in corso una guerra tra quelli che vorrebbero ancora Berlusconi sul ponte di comando (da king-maker ma anche da candidato premier) e chi invece pensa che lo scalpo del Cavaliere sia la garanzia migliore per attirare i famigerati moderati insieme con Casini e Montezemolo.
Tra i primi ci sono Sallusti e la Santanchè.
Per i secondi vale il caso di Cicchitto, che un mese fa a Orvieto parlò di carisma appannato del Capo.
A proposito, nella telefonata rubata al capogruppo, le liste civiche nazionali che la Santanchè vorrebbe fare sono definite come “le liste della Repubblica di Salò e delle mignotte”.
Testuale.
Lo garantiamo a Sallusti.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“FORMIGONI SULLO YACHT OGNI SETTIMANA”: IL COMANDANTE SMENTISCE IL GOVERNATORE

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

L’IMBARCAZIONE E’ UNA FERRETTI DI 27 METRI, VALORE 2 MILIONI DI EURO…”MA CHE POCHI WEEK END, ERA UNA PRESENZA ABITUALE”

“Formigoni in barca era ospite fisso. E, aggiungerei, gradito. Veniva quasi ogni week end. Da giugno a settembre. Con Daccò, certo, ma non soltanto con lui. Per quanto mi riguarda del presidente ho un ottimo ricordo: averlo a bordo era un piacere, è una persona seria che stimo”. La voce dell’ex comandante di “Ad Maiora” arriva al telefono da un porto della Costa Azzurra. Ligure, oltre la quarantina, l’uomo che per tre anni – da giugno 2007 a ottobre 2010 – ha portato per mare Roberto Formigoni in Costa Smeralda accetta di parlare ma chiede che non si riveli il suo nome. “Adesso lavoro per un’altra società , su un’altra barca, mi capisca…”.
Due anni fa il faccendiere Pierangelo Daccò, o meglio, Eurosat, la società  titolare di “Ad Maiora”, gli ha dato il benservito sostituendolo con un comandante croato.
Lui dice che forse il collega “costava meno”, e però non serba rancore.
Ricorda comunque con piacere le tre estati sarde.
A partire da colui che sul panfilo – un Ferretti di 27 metri, due ponti, cabina armatoriale con tanto di gigantesco rosario e altarino, più altre quattro cabine, valore 2 milioni – era considerato l’ospite numero uno.
Il “presidente”.
L’ex comandante però smentisce Formigoni. Altro che “solo qualche week end”, come ha affermato domenica il governatore. “Tra tutti gli ospiti Formigoni era quello che veniva più spesso – racconta – . Si iniziava a giugno e si andava avanti fino a settembre. E lui non mancava praticamente mai”.
Portisco è un molo esclusivo a due passi da Porto Cervo.
D’estate qui sono attraccati gli yacht di chi a una casa galleggiante ne abbina anche una sulla costa: e i valori richiedono diversi zeri.
L'”Ad Maiora” ha sempre fatto base qui. Adesso non c’è, dicono sia in un cantiere ligure. Altri raccontano, ma non si trova conferma, che Eurosat, dopo l’arresto di Daccò, l’abbia venduta a chissà  chi.
“Non lo so, posso solo dire che quando la portavo io veniva usata, e anche molto. Le giornate di Formigoni in barca? Arrivava verso le undici o mezzogiorno. Si metteva sul ponte a lavorare al computer e al telefono. Era uno che in vacanza al divertimento sapeva abbinare anche il lavoro. Mi è sempre sembrato una persona seria. Dopodichè ditemi a chi non piace divertirsi in barca…”.
Già , soprattutto se si è ospiti di un munifico consulente (Daccò) che sa muoversi “nei mari della sanità¡” con la stessa disinvoltura con cui offre le vacanze in Costa Smeralda e ai Caraibi.
“Credo che il presidente alloggiasse nella villa del signor Daccò, ma non posso esserne sicuro. A bordo pranzavano, facevano il bagno e la sera scendevano per andare a cena. Chi pagava? Non so. So che le spese della barca erano tutte a carico della società¡. Per quanto riguarda gli ospiti deduco fossero ospiti”.
Al porto di Portisco ieri girava una voce che non trova conferma. “L’Ad Maiora è di Formigoni”.
L’ex comandante della barca la spiega così: “In tutti i porti, quando si vede un personaggio che sta sempre su una barca, si tende a dire che è di sua proprietà . Invece è solo ospite assiduo”.

Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)

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ARRESTATO IL BANCHIERE MASSIMO PONZELLINI PER I FINANZIAMENTI A CORALLO

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

IL BANCHIERE E’ AI DOMICILIARI MENTRE SULL’IMPRENDITORE LATITANTE PENDE UNA MISURA CAUTELARE… FERMATO ANCHE ANTONIO CANNALIRE “SOGGETTO IN STRETTI RAPPORTI” CON L’EX NUMERO UNO DELLA BANCA POPOLARE

Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano e attuale numero uno di Impregilo, è stato messo agli arresti domicialiari dalla Procura di Milano per i finanziamenti concessi alle società  riconducibili a Francesco Corallo sul quale pende una misura cautelare, ma che non può essere eseguita perchè latitante.
Con Ponzellini ai domiciliari anche Antonio Cannalire emerso come “un soggetto in stretti rapporti con Ponzellini, su cui esercitava una forte influenza e con cui avrebbe curato pratiche di finanziamento chiaramente anomale con personaggi di rilievo istituzionale”.
Le accuse, nell’inchiesta coordinata dai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici, sono di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e alla corruzione privata.
Nell’ambito della stessa vicenda la Procura contesta ai banchieri anche il divieto di contrarre obbligazioni.
Tra gli indagati figurerebbero anche Enzo Chiesa, ex dg della Bpm, e Marco Milanese ex braccio destro di Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
A Ponzellini vengono, inoltre, contestate anche presunte “mazzette” per 5,7 milioni di euro.
Nel mirino degli inquirenti era finito lo scorso ottobre il finanziamento da 148 milioni di euro da parte di Bpm alla società  Atlantis/BpPlus, “un finanziamento che – scrivevano i pm in un decreto di sequestro – appare incomprensibile, sia secondoi canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio”.
La banca avrebbe prestato soldi alla Atlantis che, risalendo la catena di controllo, farebbe capo attraverso una società  offshore delle Antille Olandesi a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità  organizzata, e legato al clan di Nitto SantaPaola.
I ricavi della Atlantis, attiva nei giochi d’ azzardo e vincitrice di una gara d’appalto con l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), finirebbero al di fuori dei confini nazionali, senza saperne la destinazione.
Dubbi sarebbero emersi anche su un aumento di una fideiussione concessa ad Atlantis, in occasione della quale non sarebbero stati verificati i requisiti della società , primo fra tutti la necessità  che la società  per ottenere le concessioni sui giochi d’ azzardo dalla Stato italiano non avesse sede in Paesi a fiscalità  agevolata.
E per capire i legami tra il gruppo Atlantis e l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), la Guardia di finanza ha già  perquisito gli uffici di Roma di quest’ultima, il cui direttore generale, Raffaele Ferrara, è presidente dell’Organismo di Vigilanza della Bpm.

Walter Galbiati e Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)

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MASSIMO PONZELLINI: IL BANCHIERE DELLA LEGA

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

L’EX PRESIDENTE DELLA BANCA POPOLARE DI MILANO E BOSS DI IMPREGILO E’ STATO UOMO VICINO AL CARROCCIO, CONSULENTE ECONOMICO DEL VATICANO, AMICO E PROTETTO DI TREMONTI

Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano e attuale numero uno di Impregilo, è stato arrestato dalla Procura di Milano con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e alla corruzione privata.
Nel mirino degli inquirenti era finito lo scorso ottobre il finanziamento da 148 milioni di euro da parte di Bpm alla società  Atlantis.
La banca avrebbe prestato soldi alla Atlantis che, risalendo la catena di controllo, farebbe capo attraverso una società  offshore delle Antille Olandesi a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità  organizzata, e legato al clan di Nitto Santapaola.
Massimo Ponzellini fino a pochi mesi fa era considerato uno degli uomini più potenti legati all’area grigia tra finanza e politica.
Qui di seguito il ritratto che ne ha fatto Denise Pardo nell’ottobre del 2010

Alla fine, perchè sono i dettagli a fare la differenza, a convincere il Senatur della sua fede padana, non è stato il ministro di Silvio, ma il ministro di Dio.
Così, più che Giulio Tremonti potè infatti don Stefano, parroco di Bedero Valcuvia, Varese, che dopo aver chiesto aiuto e soldi a Umberto Bossi per la chiesa andata in fiamme, si era visto arrivare, in puro stile leghista assistenzial-territoriale, non solo il suddetto Bossi.
Ma al suo fianco, convocato d’urgenza, anche Massimo Ponzellini, neo presidente della Banca Popolare di Milano, (“L’abbiamo nominato noi”, aveva declamato il leader del Carroccio) quindi pronto a finanziare il restauro di sacrestia, campanile e, crepi l’avarizia da sportello, pure l’acquisto dell’organo andato in fumo.
Davvero una prova del fuoco, è il caso di dirlo, per lui primo esemplare di banchiere del Po, “uno dei nostri”, continua a dichiarare urbi et orbi Bossi che quando si fissa, si fissa, e ora è la volta di Ponzellini, tanto da far baluginare, a fine agosto, una sua possibile candidatura a sindaco di Bologna.
Ma Ponzellini, che sorvola sull’affiliazione politica (“Faccio il presidente nell’interesse dei clienti dei soci e dei dipendenti”), non ci pensa proprio.
Nel futuro si spalancano ben altri scenari per uno come lui, 60 anni, presidente di Bpm ma anche di Impregilo, superconsulente economico del Vaticano (sono solo quattro) amico e protetto di Tremonti, quasi la sua ombra, capace di “fare baracca”, come si diverte a dire in slang bolognese, con l’asettico Piero Gnudi presidente dell’Enel filo Udc come con l’eccitato ministro Roberto Calderoli.
A suo agio tra i maglioni in lana di capra del popolo del Po come nella Bentley guidata dall’autista con guanti che lo portava dalla casa di Ascot alla sede della Bers dove lavorava, può vantare, e certo è una bella novità  per i suoi amici della Lega, perfino quattro quarti di nobiltà  imprenditoriale: mobili Castelli, la famiglia d’origine, caffè Segafredo, per parte di moglie, “la Maria”, tre figlie con lei, il suo nome tatuato sul polso al tempo del corteggiamento.
E pensare che agli esordi Ponzellini sembrava una pecora nera.
Un simpaticone con l’aria un po’ frescona e la sindrome da party.
Come dimenticare gli arrivi roboanti in ufficio in Ferrari, quella del nonno e del padre, molto old money direbbero gli squali della City, quando era l’assistente del paffuto presidente dell’Iri Romano Prodi?
O le riunioni di staff sul mega motoscafo, anch’esso veloce e rumoroso come si conviene, praticamente un ufficio galleggiante oltre che una navetta Napoli-Capri, da amministratore delegato di Sofin?
Negli anni, invece, di passo in passo, si è rivelato un uomo accorto che ha saputo riempire molto bene tutte le caselle.
Ora sembra destinato a un ruolo chiave e principale nella partita della Lega per la conquista della finanza e delle banche del Nord.
Anche perchè la sua è stata la prima vera nomina, la prima scelta matura per il salotto buono del capitalismo espressa dal partito di Bossi.
In fondo, un colpaccio per ambedue le parti. Per la Lega, vuol dire avere in portafoglio uno che conosce tutti quelli che si devono conoscere a est e a ovest di Suez (espressione dell’Aga Khan, che il nostro naturalmente conosce).
Per Ponzellini, un nuovo, promettente porto da cui salpare con il vento in poppa
I porti che ha frequentato e le porte che ha aperto e chiuso sono state tante.
Ponzellini, come è chiaro, nasce con la camicia, che di questi tempi è diventata verde, naturalmente.
Ma è stato il fato a portargli in dote un universo familiare così variegato da rappresentare un pozzo di legami e di rapporti davvero senza fondo.
Suo padre, l’ingegner Giulio, oltre a essere uno dei sostenitori e finanziatori della Nomisma (di cui suo figlio diventerà  direttore) di Romano Prodi, è stato per decenni potente Consigliere superiore della Banca d’Italia, dove sono passati Lamberto Dini, Cesare Geronzi, Mario Sarcinelli.
Secondo tutti, Massimo è di Bologna, dove in effetti è nato.
In realtà , la famiglia è originaria di Cazzago Brabbia, comune in provincia di Varese di 800 anime più o meno, ora caput mundi, però, visto che proprio lì ha visto la luce Giancarlo Giorgetti, il Gianni Letta di Bossi, presidente della Commissione Bilancio della Camera, segretario nazionale del Carroccio, riservato come una marmotta, e soprattutto, cugino di Ponzellini.
Ecco il fato ancora. E l’eredità  di una rete, di un coacervo di relazioni che il banchiere, dotato quando è in vena di una simpatia travolgente, battute a raffica, eloquio fiorito simil Bossi e neanche un filo di puzza sotto al naso, ha saputo mettere a frutto come pochi.
Così passa dalla Roma delle Partecipazioni Statali con il Professore alla Londra dell’alta finanza, sede della Banca Bers, fondatore Jacques Attali, ex consigliere di Mitterrand, ora di Sarkozy, vice presidente Sarcinelli, invece, dove nel giro di pochissimo diventa amico di Carlo d’Inghilterra (una volta, per evitare una multa, bisbiglia quasi con l’occhiolino la conoscenza altolocata all’orecchio di un vigile londinese che per un pelo non lo ricovera per accertamenti).
Dopo, governo Berlusconi, ministro l’amico di famiglia Dini, trascorre nove anni fra gli abeti del Lussemburgo alla Bei fino a quando Tremonti, frequentato a fine anni Ottanta, da ministro del Tesoro lo nomina responsabile di Patrimonio Spa e della Zecca di Stato. In Italia, ritrova il gran giro.
A Roma, quello della politica. A Milano, quello dell’economia, Marcellino Gavio e Salvatore Ligresti, gli imprenditori che con Gilberto Benetton lo nomineranno presidente di Impregilo, colosso delle grandi opere (ora anche in Libia), alcune molto care ai padani: la galleria del Gottardo, la Pedemontana Lombarda, la Tangenziale est esterna di Milano.
Poi, la vittoria alla Bpm, dopo uno scontro epocale con l’ex dc Roberto Mazzotta, conquistata grazie all’appoggio di sindacati e soci convinti, racconta una fonte leghista, dal curriculum di Ponzellini, certo, ma anche da un lavoro di lobby strategico (la banca ha comprato una montagna di Tremonti bond).
Fatto sta. Lega o non Lega, dai e dai, Ponzellini riesce persino a costruire un rapporto personale con Bossi.
Appare in compagnia di Tremonti e del leader del Carroccio agli incontri con gli industriali del Varesotto all’Agustawestland di Vergiate, dove la Lega vorrebbe mettere uno zampino in cda molto volentieri.
E’ spesso con i due ministri a Montecitorio a Roma.
A colazione al Savini di Milano.
Il primo luglio, durante un vertice alla pizzeria Capricciosa di Roma il banchiere compare per un affettuoso saluto al Senatur.
Sono ancora l’Umberto, il Giulio e il Massimo a visitare il 26 luglio Villa Reale a Monza, possibile scenario Expo 2015. Ponzellini manca di rado ai “lunedì di Giulio” all’Agenzia delle Entrate a Milano, dove Tremonti convoca i principali banchieri per chiacchiere informali e pasti frugali.
Per dire la vita: proprio lui che aveva partecipato nel 2001 al rilancio de “l’Unità ” di Furio Colombo e Antonio Padellaro, ora è una star della “Padania”.
Proprio lui, formato nelle banche europee, si accompagna al partito che vede l’Ue come il Diavolo.
Proprio lui, l’uomo dai mille contatti con la finanza Usa, bacchetta al convegno Federlegno il presidente Giorgio Napolitano per la visita a Obama, preferita all’assemblea Confindustria, ed è in prima fila ai festeggiamenti romani per Gheddafi. Un’unità  di pensiero quasi commovente tra lui e la Lega, persino sulla Rai: “Se chiudesse, il Paese ci guadagnerebbe”, ha detto.
Così non c’è da stupirsi se poi qualcuno pensa di trasformarlo in un politico, come è successo con la ventilata candidatura a Bologna, liquidata da lui come una boutade. Ponzellini, uomo accorto e abile, ha imparato bene che i premier passano, i politici tramontano, ma che in genere, i banchieri restano.

Denise Pardo
(da “L’Espresso”)

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NUOVA SCOSSA DI TERREMOTO IN EMILIA: QUINDICI MORTI ACCERTATI, ALTRE PERSONE SOTTO LE MACERIE, UN PAESE RASO AL SUOLO

Maggio 29th, 2012 Riccardo Fucile

A CAVEZZO CROLLATO IL 75% DEL PAESE, A SAN FELICE SUL PANARO “SITUAZIONE DISASTROSA”… A BOLOGNA LA GENTE E’ FUGGITA IN STRADA, EVACUATI NEGOZI E UFFICI… LA SCOSSA HA AVUTO UNA MAGNITUDO 5.8

Una scossa di terremoto con epicentro in Emilia Romagna molto violenta è stata registrata oggi alle 9.00, di magnitudo 5.8.
L’epicentro è stato localizzato ancora a Finale Emilia, in provincia di Modena, a una profondità  di circa 10 km.
La scossa ha causato otto morti, ma le persone ancora sotto le macerie potrebbero essere molte di più.
A Finale Emilia e San Felice sul Panaro stanno vivendo momenti di caos.
Anche i soccorritori hanno difficoltà  a muoversi e capire quante persone potrebbero essere coinvolte. Identica la situazione a Mirandola.
Tra i paesi più colpiti c’è Cavezzo: secondo fonti dell’amministrazione comunale il 75 per cento del paese sarebbe distrutto.
Il sisma è stato avvertito in tutto il nord Italia, da Milano (dove alcuni stabili, soprattutto quelli più vecchi sono stati evacuati) a Ravenna.
La gente è fuggita in strada anche a Bologna.
Si temono nuovi crolli nelle zone già  colpite dal sisma. Da una prima ricognizione è crollato un’altra parte della Rocca Estense di San Felice.
La terra ha tremato per diversi secondi in maniera prolungata, sussultoria e ondulatoria.
Tanti i bolognesi scesi in strada: il movimento tellurico, per forza e intensità , ha ricordato quello del 20 maggio scorso.
Alcuni negozi sono stati evacuati.
Il terremoto è stato avvertito in tutto il Nordest, a Verona, Vicenza, Venezia, Bolzano, Padova e Trieste.
La terra ha tremato per diversi secondi in maniera prolungata, sussultoria e ondulatoria.
Situazione   grave per i soccorritori.   Ancora scosse avvertite nei territori a cavallo tra le province di Modena e Ferrara. Il terremoto sta provocando ancora crolli e rende difficile il lavoro dei volontari che stanno tentando di verificare se ci sono feriti.
Gravi danni e feriti a Cavezzo, Cento e Mirandola.
A Cento è crollato il tetto del teatro comunale e numerose abitazioni private sono segnate da crepe e crolli.
A Mirandola, secondo i soccorritori, ci sarebbero diverse persone rimaste sepolte da muri e tetti crollati.
Tre operai sono morti a San Felice sul Panaro, due a Mirandola, la sesta persona sarebbe morta a Cavezzo.
Gli altri in alcuni centri del Modenese. Ancora non si hanno particolari. Ma ci potrebbero essere altre vittime.
“Ci sono stati crolli importanti”, spiega la protezione civile, “abbiamo tutti i mezzi fuori. Stiamo verificando”.   Si teme che la nuova scossa diterremoto abbia provocato molte più vittime a San Felice sul Panaro e Cavezzo.
Segnalazioni in tal senso sono arrivate alle autorità  e sono in corso verifiche. ‎059 200200 è il numero della protezione civile per assistenza zona Modena .
Persone sotto le macerie.
Per i crolli causati dalla nuova forte scossa di terremoto che ha colpito questa mattina diversi paesi del modenese, alcune persone sono rimaste ferite. E’ quanto risulta dalle prime verifiche della Protezione Civile.
Danneggiati alcuni capannoni industriali. Sono in corso accertamenti per verificare le condizioni delle persone rimaste ferite sotto le macerie e non si esclude che qualcuno sia in condizioni gravi.
“La situazione è disastrosa”. E’ quanto afferma all’Adnkronos il comandante della polizia municipale di San Felice sul Panaro, Cristina Remondi, che sta effettuando sopralluoghi dopo la nuova, violenta scossa di terremoto di questa mattina. “
Stiamo verificando se qualcuno è rimasto intrappolato nelle macerie — spiega — e stiamo facendo verifiche nelle fabbriche”.
Crolla il Duomo di Mirandola. A Mirandola, una delle città  più colpite dal sisma del 20 maggio, è crollato il duomo e la chiesa di San Francesco.
Danni ci sono stati in tutte le città  colpite dal sisma il 20 maggio scorso.
Gente in strada a Bologna.
A Bologna gran parte delle persone hanno lasciato gli uffici e i negozi nei quali si trovavano e si sono radunati in piazza Maggiore.
Il Comune di Bologna “ha invitato i dirigenti scolastici e i direttori dei quartieri ad adottare le procedure previste in caso di evacuazione degli edifici scolastici, mantenendo gli alunni all’esterno fino a conclusione dell’orario scolastico e alla ritenuta cessata emergenza”.
Attraverso la Polizia municipale, la Protezione civile e i tecnici del settore lavori pubblici, Palazzo d’Accursio ha iniziato ad effettuare i sopralluoghi nelle scuole “per verificare le condizioni di staticità  degli immobili e per garantire l’eventuale ripresa dell’attività  scolastica nella giornata di domani”.
Nel Modenese ancora crolli.
Nuovi crolli nel modenese causati dalla forte scossa di questa mattina avvertita in tutto il centro-nord. Dalle prime informazioni della Protezione Civile, alcuni crolli avrebbero interessato anche dei capannoni industriali nelle zone più colpite dal terremoto. Sono in corso verifiche con le forze dell’ordine, il 118 e i vigili del fuoco per un primo bilancio dei danni e per capire l’eventuale presenza di feriti.
Forse una nuova faglia.
Potrebbe essere la rottura di una nuova faglia all’origine del terremoto di magnitudo 5,8 avvenuto questa mattina nel modenese.
Il sisma è avvenuto sul margine occidentale dell’arco di circa 40 chilometri attivato nel sisma del 20 maggio scorso.
Allora le scosse più forti erano avvenute nella zona orientale.
“Si temeva che con una struttura così complessa, potesse esserci spazio per altri terremoti di grande entità ”, ha detto il sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Alessandro Amato.
Dopo il terremoto del 20 maggi oscorso, le repliche più forti (ossia di magnitudo superiore a 5) erano concentrate nella zona di Ferrara. Il terremoto di questa mattina, ha detto ancora Amato, “indica che molto probabilmente sono attive più faglie”. Situazioni come queste possono verificarsi quando vengono attivate strutture molto complesse.
Per esempio, in passato è avvenuto con il terremoto di Colfiorito del 1997, quando alla prima scossa sono seguite a distanza di giorni nuove scosse importanti.
“La struttura responsabile del terremoto di oggi nel modenese — ha aggiunto il sismologo dell’Ingv — è la struttura complessa del tratto settentrionale dell’Appennino, nel quale la catena montuosa prosegue sotto la Pianura Padana. La struttura è la stessa legata al sisma del 20 maggio, ma probabilmente avvenuta su una faglia adiacente. Non si tratta quindi una replica in senso stretto”.
Tuttavia il meccanismo di questo nuovo terremoto sarà  chiarito nelle prossime ore, sulla base dei dati rilevati dai sismografi.

Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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AEROCLUB, GLI SPRECHI DEL LEGHISTA LEONI: “HA BUTTATO VIA DECINE DI MIGLIAIA DI EURO”

Maggio 28th, 2012 Riccardo Fucile

CON BOSSI E’ STATO TRA I FONDATORI DEL CARROCCIO…NEL SUO RUOLO DI COMMISSARIO ALL’ENTE AVREBBE ATTINTO 15.700 EURO PER PAGARSI GLI AVVOCATI, HA TITOLATO VELIVOLI PUBBLICI A BOSSI, CALDEROLI E A SE STESSO, HA REGALATO UN OROLOGIO PREZIOSO A UN ATTORE CHE NON RICORDA DI AVERLO MAI RICEVUTO…MA IL GOVERNO MONTI LO HA CONFERMATO NEL RUOLO

“Si è rivolto ai giudici per ottenere il risarcimento di un danno personale ma, a causa persa, ha attinto 15mila 700 euro dalle casse dell’Aeroclub d’Italia per pagare le spese legali”.
Di più: “Ha intitolato 18 aerei pubblici agli amici della Lega nord, da Bossi a Calderoli, a se stesso e all’ex ministro Tremonti”.
Ancora: “Con migliaia di euro dell’ente ha regalato un prezioso orologio a un attore che non ricorda di averlo mai ricevuto”.
Con queste e altre accuse, finisce nel mirino dei magistrati il senatore leghista Giuseppe Leoni nelle vesti (che per molti non avrebbe dovuto indossare a causa di incompatibilità ) di commissario dell’Aeroclub d’Italia, una sorta di Aci dell’aria.
E mentre i magistrati amministrativi bocciano l’operato del leghista volante, il ministro Corrado Passera (Sviluppo economico e Infrastrutture) gli conferma la fiducia del governo.
È lungo l’elenco degli addebiti a Leoni, padano con le ali, strettissimo del “cerchio magico”, che con Umberto Bossi, la moglie di questo, Manuela Marrone, e Roberto Maroni, è stato uno dei fondatori della Lega Nord: “Ha chiuso la prestigiosa scuola nazionale per elicotteristi di Lugo di Romagna, terra di Francesco Baracca”, denunciano ancora gli avvocati Luca Basso e Luca Biagi, dirigenti dell’Aeci, “e gli elicotteri, rimasti inutilizzati per 8 anni dopo aver speso migliaia di euro per la sosta negli hangar, sono diventati inservibili con uno spreco intorno al milione”.
L’accoglimento del ricorso contro il pretestuoso commissariamento dell’Aeroclub romagnolo non è servito a cambiare il destino dei costosi velivoli e degli allievi rimasti senza scuola.
Le scelte del pilota verde sono ora al vaglio delle corti dei conti di Bologna, Firenze e delle procure di Vicenza e Roma.
E mentre Leoni incassava la fiducia del ministro Passera, i magistrati amministrativi del Consiglio di Stato per la seconda volta hanno bocciato senza appello la sua proposta di statuto dell’ente.
Cosa ha fatto Leoni lo racconta Luca Biagi, già  proboviro dell’Aeroclub, che lo ha denunciato ai magistrati contabili: “Ha dichiarato alla Federazione aeronautica internazionale che l’Aeroclub italiano aveva oltre 200mila iscritti anzichè poco più di 9mila e 500, per poter saldare un debito contratto da un’associazione privata, la “Turin loc” (partecipata dall’Aeroclub di Torino), facendo sborsare all’ente italiano una tassa di iscrizione alla Fai maggiorata di oltre 50mila euro”.
In altre parole, senza quella dichiarazione falsa, la Turin loc avrebbe dovuto sborsare più di 100mila euro di contributo alla Fai per il benestare all’organizzazione dei giochi mondiali dell’aria, i World air games del 2009 (da Losanna, la Fai aveva già  deliberato di adire le vie legali per ottenere il pagamento della concessione).
Ma la corte dei conti ha stimato il numero degli iscritti all’Aeci in poco meno di 10mila, sbugiardando così Leoni.
Anche l’altro avvocato, Luca Basso, presidente della Federazione nazionale volo libero, ha denunciato Leoni dopo essere stato minacciato di morte (“Ti uccido”), in occasione dei campionati internazionali di deltaplano nell’agosto scorso.
“Ho presentato un esposto alla procura di Vicenza”, spiega Basso, “forte della decina di interrogazioni parlamentari che mettono sotto accusa l’operato a dir poco personalistico del senatore-commissario”.
Già , le interrogazioni: il 26 aprile scorso, lo stesso ministro Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento), era visibilmente sconcertato nel rispondere a quella di Enzo Raisi (Fl). “La nomina del senatore Leoni a commissario”, ancora Basso, “sarebbe dovuta servire a ridurre spese e numero dei consiglieri ma dal 2010, con i tentativi di cambiare lo statuto e stravolgere l’assetto dell’Aeci estromettendo le Federazioni con i loro 25mila iscritti per rimpiazzarle con costose commissioni sottomesse al suo potere, ha fatto lievitare costi e sprechi per poter governare l’ente da ras, con potestà  di nomina e revoca di ogni componente, di convocazione delle commissioni e di fissazione degli ordini del giorno”.
Per bloccare la corsa di Leoni, “con cinque federazioni su nove (volo libero, alianti, paracadutisti, aeromodellisti, velivoli storici)”, continua Basso, “abbiamo presentato un ricorso al Consiglio di Stato che ha rilevato vari profili di illegittimità  alle proposte di nuovo statuto, di fatto bocciando l’operato del commissario che, comunque resta al suo posto”.
“Ha negato i fondi alle squadre nazionali per la partecipazione ai campionati europei”, attaccano Basso e Biagi, “ma ha speso decine di migliaia di euro per ingaggiare attori e comparse per la festa annuale nella sede romana dell’ente”

Carlo Picozza
(da “La Repubblica“)

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LA SPINTA DEL PIANO CITTA’: 72.000 ALLOGGI POPOLARI

Maggio 28th, 2012 Riccardo Fucile

LAVORI IN CORSO, IL GOVERNO PREPARA UN PIANO PER RIQUALIFICARE LE AREE URBANE… PRIMI INTERVENTI A ROMA, FIRENZE, VERONA E BARI

Il “piano città ”, a cui il ministero delle Infrastrutture e trasporti sta lavorando, entra nella fase delle proposte concrete.
Finora non molto si sapeva di un progetto più facile a dirsi, che a farsi.
Non solo per l’obiettivo ambizioso di riqualificare aree urbane degradate, ma anche per il numero di soggetti chiamati a dire la loro.
Secondo il ministero è questo invece il punto di forza, perchè coinvolgere tutti gli interessati garantisce interventi realmente necessari e permette di individuare le soluzioni più adatte.
L’idea nasce da uno studio dell’Ance (l’Associazione nazionale costruttori edili) e prende forma il 4 maggio, quando sono iniziate le riunioni al ministero.
Ma cosa prevede in concreto il “piano città ”?
La rigenerazione di aree urbane degradate, la valorizzazione di aree demaniali dismesse, la creazione di alloggi sociali, la ristrutturazione delle scuole per migliorare l’efficienza energetica, l’ottimizzazione del trasporto pubblico locale.
Insomma, tutto quel che contribuisce a migliorare la vivibilità  delle città  con in più l’importante risvolto di rimettere in moto l’economia grazie all’impulso garantito al comparto dell’edilizia.
Si sa già  che tra le città  destinatarie di interventi ci sono Roma (in particolare il quartiere di Pietralata), Verona, Firenze, Bari.
Il sindaco di Piacenza, nella veste di rappresentante dell’Anci (l’associazione dei comuni italiani) ha individuato diverse aree al Nord, Centro e Sud Italia.
Al tavolo siedono anche Federcostruttori, Confedilizia, Cassa depositi e prestiti, regioni, comuni e vari ministeri (Istruzione, Economia, Sviluppo economico). L’intenzione del ministero è di procedere in maniera molto spedita.
Il consiglio dei ministri dovrebbe approvare già  in settimana il provvedimento, mentre a giugno dovrebbero partire i primi cantieri.
Le azioni da intraprendere investono settori diversi (dalla gestione dei rifiuti alle case popolari), ma tutti di rilievo per i cittadini e con in comune l’ambito delle costruzioni. Perchè è un settore portante che può dare spinta all’occupazione: il comparto dell’edilizia oltre ad essere un volano può generare crescita.
Secondo l’Ance per un miliardo investito ne vengono generati altri tre e con ricadute positive sull’occupazione.
Nel piano città  molta attenzione è riservata alle scuole: su 45 mila ispezioni in 3596 scuole di tutta Italia, si prevede di spendere 943 milioni per mettere in sicurezza quelle più fatiscenti.
Più della metà  sono risorse già  stanziate dal Cipe e 161 milioni di euro sono già  stati erogati per i cantieri in corso (altri 20 milioni arriveranno entro luglio).
Spostandosi sul fronte finanziario dei conti, viene da chiedersi da dove arrivino le risorse per un progetto utile quanto ambizioso.
Il totale delle risorse a disposizione sarebbe di 2 miliardi, reperiti qua e là  tra le pieghe dei bilanci e programmi già  finanziati ma non più attivi.
La parte del leone la fa Cassa depositi e prestiti che, attraverso il Fondo investimenti per l’abitare, mette a disposizione 1,6 miliardi.
Ci sono poi il ministero delle Infrastrutture che garantisce 233 milioni (da spostare con un’apposita norma da altri programmi cui erano destinati); il ministero dell’Istruzione che porta in dote 100 milioni per le scuole ad alta efficienza energetica, lo Sviluppo economico che garantisce una quota degli incentivi all’energia.
Solo considerando l’housing sociale, 833 milioni di euro investiti generano 72 mila alloggi a canone sociale e 141 mila occupati.
Il punto è mettere in comunicazione provvedimenti diversi che finora viaggiavano in ordine sparso.
In settimana il Consiglio dei ministri dovrebbe varare una norma che formalizzi un piano operativo per realizzare in modo coordinato e sistemico l’efficientamento energetico e la riqualificazione e il recupero della bellezza delle nostra città .

Rosaria Talarico
(da “La Stampa“)

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