Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
E POI CI SONO GLI IMPROPONIBILI CHE NON MOLLANO MAI…. IL TERZO ELENCO
Prosegue l’elenco degli impresentabili del Pdl, tra inquisiti, imputati e condannati.
Tolti Cosentino, Dell’Utri e Scajola, non ricandidati, “il partito degli onesti” (copyright Alfano) resta una finzione: con la puntata di oggi sono 56, infatti, i nomi del centrodestra (Pdl e alleati) che hanno guai con la giustizia.
Il record dei procedimenti riguarda soprattutto il Cavaliere.
Questo non è un mistero.
Subito seguito dal banchiere Denis Verdini, il fedele sherpa che ha curato la compilazione delle liste.
L’altro giorno l’ex berlusconiano Guido Crosetto ha detto: “Verdini non andava candidato come Cosentino. Solo che lui comanda”.
Accanto agli impresentabili ci sono poi gli improponibili: quei candidati che non hanno problemi giudiziari ma che sono finiti in lista per i demeriti più vari.
ALLEATI IMPRESENTABILI/3
Salvino Caputo (Senato Sicilia).
Candidato di Fratelli d’Italia-Centrodestra Nazionale, la formazione di Giorgia Meloni nata da una scissione nel Pdl. Condannato in Appello a un anno e 5 mesi per tentato abuso d’ufficio.
William Casoni (Senato Piemonte).
Candidato di Fratelli d’Italia. Indagato per concorso in abuso d’ufficio nello scandalo sulla riscossione del bollo auto. Tra le carte dell’inchiesta un soprannome: “L’uomo del 10 per cento”
Agostino Ghiglia (Camera Piemonte 1). Candidato di Fratelli d’Italia.
Condannato a nove mesi di reclusione senza condizionale, nel 1986, per aggressione a due studenti.
Emanuele Locci (Camera Piemonte 2).
Condannato dalla Corte dei Conti, insieme all’ex giunta di Alessandria, per un danno erariale di 7,6 milioni di euro.
Massimiliano Motta (Senato Piemonte). Candidato di Fratelli d’Italia. Condannato nel 1986 per lo stesso reato di Ghiglia.
IMPROPONIBILI PDL/3
Lucio Barani (Senato Campania, Senato Lombardia).
Da sindaco di Aulla, provincia di Massa Carrara, fece erigere un busto di Bettino Craxi e cambiò il nome della piazza centrale: da Matteotti a Martiri di Tangentopoli. Alla Camera gira sempre con un garofano all’occhiello.
Deborah Bergamini (Camera Emilia Romagna).
Berlusconi la mandò alla Rai dove avrebbe organizzato la “Struttura Delta” per favorire Mediaset. Per lo scandalo lasciò la Rai.
Maurizio Bianconi (Camera Toscana).
Ha proposto di eliminare le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova.
Sandro Bondi (Senato Lombardia).
Ex comunista, poeta di corte. Da ministro dei Beni Culturali fece ottenere un contratto al figlio, Fabrizio Indaco, della compagna-deputata Manuela Repetti. Aveva promesso di lasciare il seggio.
Cinzia Bonfrisco (Senato Veneto).
Ha firmato un emendamento per salvare le pensioni d’oro della pubblica amministrazione
Michela Vittoria Brambilla (Camera Emilia Romagna).
La rossa del Cavaliere. Tra le meno amate di Forza Gnocca: di lei si parla in termini irriferibili e volgari nelle intercettazioni della P4 (il faccendiere pregiudicato Bisignani, amico di Letta, Gelmini e Prestigiacomo).
Annagrazia Calabria (Camera Piemonte 1).
In quota Forza Gnocca. Partecipò alla festa in costume di Carlo De Romanis, quella con le maschere da maiali che secondo Fiorito sarebbe stata pagata con i soldi della Regione Lazio.
Maria Rosaria Carfagna (Camera Campania 2).
Ex prediletta del Capo. Disse B.: “È così bella che se non fossi già sposato la sposerei”. La moglie Veronica Lario pretese le scuse con una lettera a Repubblica.
Disse Nicole Minetti al telefono con Barbara Faggioli: “Facciamo come la Carfagna. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perchè lui dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”.
Elisabetta Casellati (Senato Veneto).
Da ex sottosegretaria ha mantenuto la scorta, anche in vacanza a Cortina d’Ampezzo, dove si trovava la Guardasigilli Paola Severino.
Per loro due, in totale, venti agenti alloggiati in un albergo da 200 euro a notte (più una diaria-rimborso di 100 euro) per 15 giorni.
Fiorella Ceccacci (Camera Lazio 1).
Ex attrice di Tinto Brass.
Elena Centemero (Camera Lombardia 2).
Ex insegnante dei figli del Cavaliere.
Fabrizio Cicchitto (Camera Lazio 1).
Ex piduista.
Francesco Colucci (Senato Lombardia).
Siede in Parlamento dal 1972. È stato il primo condannato per voto di scambio, assolto in Cassazione. Nel suo archivio furono trovati i nomi di 3.500 raccomandati.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
UNICA MISURA CHE POTREBBE ESSERE CONDIVISA E’ L’AMNISTIA.. STRETTA SUI GIUDICI E LEGGI AD PERSONAM: CONCEZIONI OPPOSTE
Al capezzale della giustizia, schiacciata da cifre da terzo mondo, si prefigura uno scontro
epocale tra i partiti del futuro Parlamento.
Che il malato sia gravissimo è fuor di dubbio.
Saranno i magistrati, durante le cerimonie d’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione e nei distretti, a confermarlo.
Il Guardasigilli Paola Severino ha già anticipato dati fortemente depressivi, a partire dagli anni necessari per un processo penale (7) e per uno civile (5).
Che nei prossimi cinque anni si litigherà sulle toghe è altrettanto evidente.
La destra insiste sulle misure anti-giudici già cavalcate nella passata legislatura. Il centrosinistra vuole abolire le leggi ad personam di Berlusconi.
L’unica misura che potrebbe vedere tutti (tranne la Lega) d’accordo è l’amnistia, per sfollare le carceri e sgombrare i tavoli dei magistrati.
Ma sui reati, c’è da scommettere, salterà anche quel fantomatico accordo.
Il Pdl: Magistrati da punire stop alle intercettazioni
Una sola cartella per capovolgere i capisaldi della giurisdizione. In testa c’è «la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti».
Storico cavallo di battaglia del Cavaliere.
Segue un altro mantra, «una vera responsabilità civile dei giudici».
Il terzo punto è scontato: «Norme più liberali e garantiste su intercettazioni e divieto di pubblicarle».
Tutto quello che Berlusconi non è riuscito a fare quando era al governo lo ripropone adesso nel programma del Pdl.
C’è la sostanza della famosa «grande grande grande riforma costituzionale», come l’aveva battezzata l’ex premier.
E ci sono le singole leggine ad personam. L’inappellabilità delle sentenze quando l’imputato viene assolto.
La mano morbida con la carcerazione preventiva, per evitare che tanti politici inquisiti rischino di finire in cella.
Rispunta pure il famoso “processo lungo” in cui il Pdl si copriva col giusto processo per ampliare il potere delle difese. A cominciare proprio da quelle di Berlusconi.
Lista Monti: Lotta alla corruzione il primo impegno
Monti l’ha detto più volte.
La legge anticorruzione è uscita «annacquata» per via del compromesso imposto dal Pdl.
A Giulia Bongiorno, candidata per Monti al Senato e naturale referente per la giustizia del nuovo polo, quella legge non è mai piaciuta.
A parte il capitolo «mollissimo» sull’incandidabilità («la mia proposta sì che avrebbe fatto piazza pulita degli impresentabili»), l’anticorruzione si è fermata sulla porta del falso in bilancio da riportare alla formula pre-Berlusconi e dell’auto-riciclaggio da inserire.
Sì a una nuova prescrizione «per evitare che porti all’estinzione ».
Va «ripensata nei tempi morti» dice Bongiorno che però boccia l’ipotesi Grasso: «Si può bloccare con l’inizio del processo solo se poi il processo stesso ha tempi certi». Lei comincerebbe ad allungare quella dei reati corruttivi.
Per evitare carceri affollate servono «più misure alternative».
L’amnistia «come mossa una tantum non è fattibile».
Segnale sulle intercettazioni, «va fatta una legge che eviti di pubblicare quelle private».
Il Pd: Cirielli e falso in bilancio via le norme pro-Silvio
Il cavallo di battaglia delle ormai ex toghe che stanno nel Pd – ultimo arrivato, per giunta in pole position, l’ex procuratore antimafia Piero Grasso – è cancellare le leggi ad personam.
Via la Cirielli (prescrizione accorciata, benefici ridotti ai detenuti), via il falso in bilancio (la pena passa da 5 a due anni), ma via pure leggi che, dice Grasso, «sono solo una fabbrica di detenuti» come la Bossi-Fini (immigrazione) e la Fini Giovanardi (droga).
Nettissimo «no» ad altri scudi che, «in qualsiasi momento del processo », fermino le pendenze giudiziarie del Cavaliere.
Subito la riforma della prescrizione, «che va bloccata non appena parte il processo». «Rafforzamento drastico » della legge anti-corruzione.
Norme nuove per punire l’auto-riciclaggio e per ampliare la punibilità del voto di scambio politico-mafioso.
Misure più forti per il sequestro, la confisca, il riuso dei beni della mafia.
Freddezza sull’amnistia. Dice Grasso: «Sì, ma solo “dopo” molti altri interventi strutturali». Che è come dire no.
Rivoluzione civile: Carceri e incandidabilità le vere emergenze
Rivoluzione civile dell’ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia rompe il tabù dell’: «Sono favorevole a un provvedimento di clemenza che dia una soluzione all’emergenza delle carceri purchè non abbia lo stesso scopo delle amnistie fatte da Berlusconi per salvare impuniti e potenti».
Sulla prescrizione la proposta è tranchant: «S’interrompa quando inizia il processo, inizi a decorrere appena si ha notizia dell’esistenza del reato».
Leggi ad personam «tutte abrogate ». Introdurre subito l’auto-riciclaggio e rendere «più ampio ed efficace il 416ter».
Marcia indietro sulla concussione mediante induzione: «Va ripristinata la punizione con pena severa senza far rispondere dello stesso reato il privato che dà i soldi». Linea duri sugli incandidabili: «Ci vorrebbe una legge che escluda Berlusconi e Dell’Utri. Sarebbe l’unica ad personam accettabile. Via i condannati o rinviati a giudizio per reati gravi».
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
APPELLO DELLE IMPRESE ALLA POLITICA: “SERVE UNA SVOLTA, SENZA NOI NON C’E’ FUTURO”
Trentamila imprenditori si mobilitano in 80 città italiane per chiedere alla politica, a chi guiderà il Paese nella prossima legislatura, la riduzione della pressione fiscale, nuovo credito, semplificazione burocratica, investimenti per le infrastrutture.
Rete imprese Italia (che riunisce Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani, in tutto 2,5 milioni di aziende e 14 milioni di occupati) ha presentato la sua agenda per il rilancio.
«Alzano la voce di centinaia di migliaia di imprese per chiedere una svolta nella politica economica del Paese», ha detto Carlo Sangalli, presidente di turno di Rete Imprese.
«Senza di noi non c’è futuro per l’Italia», ha aggiunto.
SCOMPARE UN’IMPRESA AL MINUTO
Le imprese, ha affermato ancora il leader di Confcommercio, lanciano «una richiesta di futuro» perchè durante il 2012 ha chiuso «un’impresa al minuto» e perchè senza impresa «non c’è futuro e non c’è la salvezza dell’Italia».
Bisogna reagire alla politica dell’austerità , ha insistito, perchè «con il solo rigore ‘al passo di caricà non si va lontano».
È ora di portare «alla ribalta delle decisioni politiche – ha spiegato – le ragioni della crescita e dell’equità , tenendo insieme – in Europa e in Italia – dinamicità dell’export e tonicità della domanda interna, politica industriale e politica per i servizi».
VIGILEREMO SULLE PROMESSE
Per Rete Imprese «l’Italia è un Paese più povero, in cui il Pil e consumi pro capite hanno fatto un balzo all’indietro di circa quindici anni».
Per questo, ha affermato ancora Sangalli, «chiediamo alla politica di non mettere in liquidazione le imprese».
Secondo Sangalli la progressiva riduzione della pressione fiscale promessa ora dal premier Monti «fa piacere agli imprenditori perchè da tanto tempo la chiedono», ma i programmi proposti dai vari schieramenti politici non devono essere «stagionali».
«Ci fa piacere – ha rilevato – che molti politici stiano raccogliendo tante delle istanze che portiamo avanti, però ci auguriamo e vigileremo che non siano programmi stagionali e cioè che terminata la campagna elettorale restino in un cassetto.
IVA E CREDITO
Nel dossier di 30 pagine di Rete Imprese al primo punto figura la riduzione della pressione fiscale (in particolare archiviazione dell’Iva, razionalizzazione dell’Irpef, taglio dell’Irap, revisione della riscossione coattiva); rilievo anche al nodo del credito alle imprese, oltre al proseguimento dell’azione di semplificazione, sviluppo del mercato del lavoro (lancio del nuovo apprendistato, sostegno al welfare contrattuale bilaterale, stop a solidarietà impropria tra i settori, con la revisione dei versamenti per l’indennità di malattia a carico di comparti, come commercio e artigianato, il cui tiraggio è basso).
ENERGIA E INFRASTRUTTURE
E ancora, necessità di investimenti in infrastrutture ed energia; nuove politiche industriali dei servizi; sostegno allo sviluppo dell’internazionalizzazione delle imprese, sviluppo della leva turismo.
La mobilitazione dell’organizzazione che conta coinvolge oggi 80 piazze in tutt’Italia. L’intervento di Sangalli è stato seguito da oltre 300 associazioni territoriali e oltre 30mila imprenditori.
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
I FURBETTI DICHIARANO BASSI REDDITI NON SOLO PER AVERE ASSEGNI, MA ANCHE PER OTTENERE IL POSTO IN ASILI E MENSE, BORSE DI STUDIO E BUONI LIBRO
Oltre 3.500 falsi poveri, 1.047 falsi invalidi, oltre 1.200 dipendenti pubblici che avevano il
doppio lavoro, frodi previdenziali e assistenziali per 103 milioni, danni al Servizio sanitario nazionale per 72 milioni.
Sono i dati principali della lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione condotta dalla Guardia di Finanza che nel 2012 ha intensificato i controlli per garantire che i fondi pubblici siano impiegati effettivamente per il rilancio dell’economia. Complessivamente nel 2012 la Guardia di finanza ha scoperto frodi ai finanziamenti comunitari e nazionali e danni erariali per un totale di 6,5 miliardi.
Nel 2012 la Guardia di finanza ha scoperto in tutta Italia 3.556 «finti poveri», una media di quasi 10 al giorno.
Si tratta di persone che hanno «indebitamente beneficiato di prestazioni sociali agevolate» come l’accesso ad asili nido e altri servizi per l’infanzia, la riduzione del costo delle mense scolastiche, i buoni libro per studenti e le borse di studio, i servizi socio-sanitari domiciliari e le agevolazioni per servizi di pubblica utilità , luce, gas o trasporti.
Poco meno di 15mila gli interventi effettuati.
Le frodi previdenziali ed assistenziali sono costate invece alle casse dello Stato 103 milioni e hanno portato alla denuncia di 9.632 persone.
Fondi che sono andati ai 1.047 falsi invalidi e ai 3.297 falsi braccianti agricoli o sono stati spesi per pagare la pensione a soggetti morti da tempo (395 casi), gli assegni sociali (569 casi) ed altre tipologie di sostegno (655 casi).
Quanto alle truffe al Servizio sanitario nazionale, è stato accertato un danno all’erario di 72 milioni e sono stati effettuati 2.550 controlli che hanno portato alla denuncia di 1.781 soggetti.
Infine, gli uomini della Guardia di Finanza hanno effettuato quasi mille verifiche tra i dipendenti pubblici, segnalandone 1.274 per incompatibilità o doppio lavoro. Complessivamente sono state erogate sanzioni per 15 milioni
Complessivamente sono stati 1.431 i controlli per verificare i danni all’erario dello Stato effettuati dalla Guardia di Finanza su iniziativa e per conto della Corte dei Conti. Oltre ai 5,1 miliardi di danni accertati, sono stati verbalizzati 5.802 soggetti.
Quanto alle frodi ai finanziamenti nazionali e dell’Unione europea, sono state aperte 2.800 indagini che hanno consentito di scoprire 1,1 miliardi di fondi pubblici percepiti indebitamente.
I truffatori denunciati nel 2012, ai quali sono stati sequestrati beni mobili, immobili, valuta e conti correnti per un totale di 348 milioni, sono stati oltre 4.600.
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
LE RETRIBUZIONI CONTRATTUALI ORARIE ANNUE AUMENTATE SOLO DELL’1,5%, META’ DELL’INFLAZIONE
Nel 2012 gli stipendi degli italiani sono cresciuti dell’1,5%, ai minimi da 30 anni e con un ritmo pari alla metà dell’inflazione.
Il quadro è tracciato dall’Istat che rileva anche come la fiducia dei consumatori a gennaio sia scesa ai minimi dal 1996.
Confindustria invece spera nel recupero: l’economia «sta toccando il fondo della dura recessione, la seconda in cinque anni. Si delineano i presupposti di un rimbalzo che può dare avvio alla ripresa».
Bene infine le aste di Ctz e Btp indicizzati.
Secondo l’Istat a dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,7% rispetto a dicembre 2011.
Nella media del 2012 la retribuzione oraria è cresciuta dell’1,5% rispetto all’anno precedente: si tratta della crescita media annua più bassa dal 1983.
E sempre lo scorso anno la crescita dei prezzi è stata doppia rispetto a quella dei salari: le retribuzione contrattuali orari sono aumentate dell’1,5% e l’inflazione del 3% su base annua.
Si tratta del divario maggiore, a sfavore delle retribuzioni, dal 1995.
Intanto a gennaio l’indice del clima di fiducia dei consumatori diminuisce a 84,6 da 85,7 di dicembre, il dato peggiore dallo stesso mese dal 1996.
Per il Codacons una famiglia di tre persone ha perso 524 euro di poter d’acquisto.
Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni la questione salariale «è la vera emergenza sociale del paese», per questo «occorre un patto come nel ’92 per alzare i salari e tagliare le tasse».
Confindustria invece sottolinea che si è toccato il fondo della recessione ma ci sono margini per un rimbalzo.
«Basilare per la ripartenza – spiega Confindustria nella Congiuntura flash – è che si sollevi la cappa di paura creata dalla situazione politica interna; perciò è cruciale che l’esito delle imminenti elezioni dia al Paese una maggioranza solida, che abbia come priorità le riforme e la crescita, fornendo così un quadro chiaro che infonda fiducia nel futuro e orienti favorevolmente verso la spesa le decisioni di consumatori e imprenditori».
Buone notizie infine dall’asta dei titoli di Stato: il ministero dell’Economia ha collocato tutti i 4 miliardi di Ctz con scadenza il 31/12/2014 con un tasso dell’1,434%, in forte calo rispetto all’asta precedente e ai minimi da marzo del 2010.
La domanda è ammontata a 5,8 miliardi.
Collocati anche Btp indicizzati a 5 anni per 2,62 miliardi con un rendimento pari all’1,80%. Buona la domanda, sono stati richiesti oltre 3,6 miliardi.
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
ANALISI DI UNA COLOSSALE ANOMALIA
È normale per una Fondazione, ente sulla carta senza scopo di lucro, ritrovarsi con
centinaia di milioni di debiti sul groppone?
La risposta è ovvia: no.
Ovunque, ma non a Siena.
Pur di mantenere la maggioranza, anche se non più assoluta, del Monte dei Paschi, non hanno esitato a indebitarsi. Fino al collo.
Per partecipare all’aumento di capitale da 2,1 miliardi che ha tenuto a galla per un po’ la banca, la Fondazione ha dovuto chiedere a 11 banche 600 milioni di euro.
Chi mai avrebbe potuto rifiutarle un finanziamento?
Il pacchetto del 34 per cento di azioni del Monte che l’ente ha ancora in portafoglio copre ampiamente i debiti.
Anche se questa singolare operazione ha soltanto rinviato l’inevitabile resa dei conti. E alla fine la toppa si è rivelata anche peggiore del buco.
Il bilancio 2011 della Fondazione si è chiuso con un disavanzo di 331 milioni, da sommare ai meno 128 milioni del 2010: e tutto a causa della svalutazione di quei titoli del Monte che i vertici dell’ente si sono ostinati a difendere.
Svenandosi.
I generosi contributi destinati tradizionalmente al territorio si sono quasi dimezzati, da 232 a 126 milioni.
Una catastrofe, per una Fondazione che in dieci anni aveva distribuito una media di 4 mila euro per ognuno dei 270 mila abitanti della Provincia.
Quest’anno, poi, le cose certo non miglioreranno: dalla banca non arriverà neanche un euro di dividendi.
Qualcuno argomenterà che nessuno poteva prevedere che il Monte finisse al centro di un imbarazzante caso che sta assumendo proporzioni internazionali. E non è una spiegazione tanto assurda, se si pensa alla prospettiva provinciale da cui in Fondazione si è sempre guardato alle vicende della banca. Anche se i risultati dell’ispezione della Banca d’Italia qualche dubbio, e anche piuttosto serio, dovevano farlo venire.
Certo, la faccenda dei derivati era stata ben nascosta, se i magistrati indagano anche sull’ipotesi di false comunicazioni agli organi di vigilanza.
Ma a chi ritiene se stesso in grado di amministrare il pacchetto di maggioranza della terza banca italiana, che ha appena fatto un’operazione finanziariamente spericolata come l’acquisizione per cassa dell’Antonveneta, le perplessità emerse nel corso dell’ispezione dovevano per forza mettere la pulce nell’orecchio. E invece, niente.
Di certo comunque a Siena molte cose sono destinate a cambiare.
Non soltanto perchè la quota della Fondazione, così accanitamente difesa a forza di debiti, fatalmente si ridurrà e di molto.
Fra qualche mese, la prossima estate, scadono gli amministratori.
E se alle elezioni comunali vincerà ancora Franco Ceccuzzi, disarcionato sei mesi fa in seguito a manovre interne al suo partito, si preannuncia un azzeramento pressochè totale.
Le poltrone della «deputazione generale» sono 16.
Otto le sceglie il Comune, cinque la Provincia e una la Regione.
Le rimanenti due spettano alla Curia e all’Università . Questa governance ha garantito al centrosinistra locale per anni il controllo dell’ente e perciò della banca, con un patto che da cinque anni assegna la presidenza della fondazione, come tante volte abbiamo ricordato in questi giorni, alla componente della ex Margherita nella persona di Gabriello Mancini, fedelissimo del presidente del consiglio regionale toscano Alberto Monaci, ex dipendente del Monte ed ex deputato Dc.
Degli otto attuali componenti di nomina locale, uno solo è stato designato dall’amministrazione targata Ceccuzzi, al posto di un dimissionario. Si tratta di Alessandra De Marco, dirigente di Palazzo Chigi priva di rapporti con gli ambienti senesi. Una specie di prova generale?
Di sicuro Ceccuzzi ha già fatto sapere che non riterrà uno scandalo la sostituzione di Mancini con un «non senese».
Applicando così anche alla Fondazione lo schema a lui caro che ha portato Alessandro Profumo alla presidenza della banca.
Una operazione contrastatissima da Monaci, e che con ogni probabilità è stato il motivo principale della caduta della giunta comunale, dopo il voto contrario al bilancio proprio della componente del Pd che fa riferimento al presidente del consiglio regionale, insieme ad altre concause.
Come per esempio la sostituzione, espressamente richiesta da Ceccuzzi alla Regione, del direttore generale dell’azienda ospedaliera di Siena.
Lì dove è impiegata l’influente moglie di Monaci, Anna Gioia, agguerrita consigliere comunale della suddetta corrente Pd che ha bocciato il bilancio.
Altro capitolo di un’assurda guerra locale intorno alla quale incredibilmente si giocano i destini di una delle più importanti banche italiane.
E che si combatte senza esclusione di colpi. Anche quelli sotto la cintura.
Per avere un’idea del livello dello scontro, valga l’episodio di un ricorso legale sulle primarie del Partito democratico in vista delle elezioni senesi, vinte da Ceccuzzi contro il candidato vendoliano.
A presentarlo, pur senza fortuna, è stato il giovane vicepresidente della Provincia di Siena, Alessandro Pinciani, già coordinatore comunale della Margherita.
Incidentalmente, figlio di Anna Gioia e del suo primo marito Sergio Pinciani.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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