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IPOTESI NUOVE MAGGIORANZE: AL SENATO E’ CACCIA AI VOTI MANCANTI PER ARRIVARE A 158

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

SULLA DECADENZA DI BERLUSCONI, SCELTA CIVICA APRE AL RINVIO… LE MOSSE DEL GRUPPO “GRANDI AUTONOMIE E LIBERTA'”

Le poche cose certe sono che ci sarà  una battaglia. Che il teatro dello scontro sarà  Palazzo Madama. E che, sia che si tratti di rintracciare transfughi verso un nuovo governo sia che si tenti in extremis di sminare il voto della giunta su Silvio Berlusconi, andranno a guardare dentro la pattuglia dei «Gal», acronimo di «Grandi autonomie e libertà ».
Il gruppo dei dieci senatori di cui fa parte Giulio Tremonti, tanto per fare un esempio. E in cui siede anche qualche storico eletto del Pdl.
Tipo Luigi Compagna: «Ma no, figuratevi se noi del Gal…». Pausa.
Poi il senatore sussurra: «Piuttosto fidatevi di me, ci sono i margini per allungare il brodo di un anno. Un anno di tempo per far sì che la Consulta possa valutare una legge come la Severino, che è una legge nuova. Se si riuscisse a trovare questa strada…».
Una tesi che, per adesso, va a sbattere contro quel muro eretto dal trittico Pd-Sel-Movimento Cinquestelle, tutti intenzionati ufficialmente a non cedere di un millimetro rispetto alla decisione che la giunta del Senato ha messo in calendario il 9 settembre.
Eppure una breccia si è aperta. Dopo l’intervista di ieri al Corriere del capogruppo alla Camera Lorenzo Dellai, anche l’unico ministro eletto con Scelta civica apre all’allungamento dei tempi.
«Se c’è bisogno di un ulteriore approfondimento su aspetti formali di applicazione della legge Severino, non ci sarebbe nulla in contrario a poterlo concedere», dice Mario Mauro parlando al Meeting di Cl.
In fondo, sarebbe «l’opzione minima» richiesta da Arcore per evitare una resa dei conti immediata.
Qualcosa si muove, attorno a un Senato deserto. E l’atmosfera che si respira dev’essere abbastanza pesante se è vero, com’è vero, quello che sta capitando al presidente della giunta, Dario Stefano, eletto con Sel.
«Vi prego di credermi», s’è sfogato dalle vacanze con alcuni compagni di partito, «che abbiamo davvero gli occhi dell’Italia addosso. Siamo di fronte a un passaggio delicatissimo. Io, che pure sono un signor nessuno, ho da settimane la casella di posta elettronica intasata da messaggi di cittadini di una parte e dell’altra, berlusconiani e antiberlusconiani…».
La giunta ha tempi fissati.
Entro la mezzanotte del 29 agosto, Silvio Berlusconi ha tempo di presentare una memoria difensiva.
Il 4 settembre, poi, l’ufficio di presidenza della giunta stabilirà  l’ordine dei lavori della giornata del 9, quando si arriverà  al voto.
Se il testo del pidiellino relatore Andrea Augello venisse respinto dalla maggioranza Pd-Sel-M5S, si cambierebbe relatore.
E si perderebbe ulteriore tempo rispetto a un voto, verosimilmente segreto, in cui l’Aula del Senato dovrebbe esprimersi sulla decadenza di Berlusconi.
Si parla di fine settembre. Sono quelli i giorni in cui, se il Cavaliere decidesse per lo strappo, si dovrebbe trovare una nuova maggioranza per un nuovo governo.
Il numero magico è 158.
E si torna ai «Gal», al gruppo di Compagna.
«Di transfughi dal berlusconismo, per fare un nuovo governo ce ne vorrebbero una ventina, forse 25, per sicurezza 30. Ma secondo me», dice prudente, «non è quella la strada».
Di certo, aggiunge il senatore «gallista», «uno come me ha tra i propri riferimenti Montesquieu e Machiavelli, non Daniela Santanchè…».
E gli altri? Un altro componente del «Gal» è Paolo Naccarato, già  «allievo» di Cossiga, eletto in quota Tremonti nelle liste della Lega.
Giorni fa ha mandato questo sms a qualche amico: «Più i falchi estremizzano, più le colombe si organizzano…».
E il fattore tempo è decisivo. L’ha capito anche il Cavaliere, che infatti per adesso non vorrebbe presentare una memoria difensiva che allungherebbe il brodo.
Perchè ora ci sono le schermaglie.
Ora c’è il deputato pdl Sisto che scova un progetto di legge di due senatori del Pd, presentato a maggio, «che esclude la retroattività ».
«Ma questo è falso e privo di fondamento. Il nostro ddl riguarda reati amministrativi», replicano i diretti interessati, Isabella Del Monte e Giorgio Pagliari.
«Fuori» si discute di «salvacondotti» e «agibilità  politica», di «commutazione della pena» e di «interventi della Consulta».
Ma se salta lo stop alla giunta, tornerà  a scoccare l’ora del pallottoliere.
E di quel numero magico che serve a una nuova maggioranza. Tre cifre, 158.

(da “il Corriere della Sera“)

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DAL WEB CRITICHE AI CINQUESTELLE IN VACANZA DOPO L’ASSENZA DEI DEPUTATI IN AULA

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

SUL DECRETO FEMMINICIDIO ERANO PRESENTI SOLO IN 23 SU 106… E DIETRO LA POLEMICA CONTRO LA BOLDRINI PER LA CONVOCAZIONE AD AGOSTO SI DELINEA LA SECCATURA DI DOVER INTERROMPERE LE VACANZE

La Rete non l’ha presa bene. Sono piovute critiche accese sui deputati a 5 Stelle che martedì hanno disertato la seduta di mezza estate durante la quale è stato presentato in Aula il disegno di legge contro il femminicidio.
Erano presenti solo 23 «grillini» su 106.
Gli assenti? Quasi tutti in vacanza.
E la prova incontestabile, che ha sollevato le contestazioni del web, arriva dai profili Facebook degli stessi deputati.
Come Stefano Vignaroli, 37 anni, romano, immortalato a tavola, in villeggiatura, con un’amica.
A chi gli chiedeva di giustificare l’assenza da Montecitorio, Vignaroli ha risposto duro: «Sono in vacanza, sette giorni per ricaricarmi. Anche se fossi stato a Roma non avrei trovato un motivo valido per essere in Aula a non fare nulla…. è solo una ratifica di un decreto».
È la linea dettata dal vicepresidente a 5 Stelle della Camera Luigi di Maio, che ne ha fatto una questione di risparmio: «Potevamo venire in Aula 5 minuti e poi tornare in vacanza. Abbiamo preferito evitare questa costosissima messa in scena (tra biglietti aerei, treni…)».
Una giustificazione ritenuta da molti insufficiente.
Ad esempio da chi è rimasto di stucco vedendo le foto scattate in un caffè vegano di Stoccolma dal 26enne deputato emiliano Paolo Bernini.
«Questo mentre ieri i tuoi colleghi erano in aula alla Camera…», gli ha fatto presente Julius, subito accusato di essere un troll del Pd.
Angelo Tofalo, 32enne salernitano, si è invece sbizzarrito con una sfilza di scatti sugli «incantevoli posti e sapori del Cilento».
Gli ha risposto un contatto: «Devolvete tutti in beneficenza questa giornata di lavoro rubata agli italiani».
Anche i Cinquestelle tengono famiglia e qualcuno sottolinea che tutta la polemica contro la convocazione della Camera da parte della Boldrini celasse in realtà  la seccatura di interrompere le ferie.
Anche perchè loro le hanno fatte, a differenza di due italiani su tre.

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MUORE NEI CAMPI PER IL CALDO: DENUNCIATO IL SUO SFRUTTATORE

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

UN IMMIGRATO MAROCCHINO STRONCATO DA UN ARRESTO CARDIACO A CERIGNOLA… IL PROPRIETARIO DEL FONDO DENUNCIATO PER SFRUTTAMENTO DI LAVORO CLANDESTINO

Un immigrato di nazionalità  marocchina di 44 anni, Ahmed El Mardi, è morto per un malore mentre lavorava in un podere a 15 chilometri da Cerignola, in provincia di Foggia.
Il proprietario del terreno, che si trova a Borgo Tressanti, R.P., 61 anni, di Cerignola, è stato denunciato per sfruttamento del lavoro clandestino.
E’ accaduto ieri pomeriggio.
Inutile l’intervento dell’ambulanza nè il precedente tentativo di accompagnare l’extracomunitario in ospedale. A stroncarlo probabilmente il forte caldo.
Secondo quanto accertato da agenti del Commissariato di Polizia di Cerignola l’uomo aveva lavorato insieme a un cittadino italiano.
Essendo arrivato un temporale nella zona, mentre l’italiano ha trovato riparo in una abitazione vicina, El Mardi è corso verso il proprio motorino parcheggiato nei pressi ma prima di salire sul veicolo si è accasciato al suolo sofferente.
Il collega e il proprietario del fondo agricolo hanno chiesto l’intervento dell’autoambulanza e poco dopo, seguendo le indicazioni dei sanitari del 118, hanno caricato a bordo della loro automobile il bracciante.
Sulla strada, pochi chilometri dopo, hanno incrociato il mezzo di soccorso sul quale è stato caricato il paziente ma i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne la morte. L’uomo è stato trasportato all’obitorio dell’ospedale di Cerignola.
La Polizia ha informato il pm di turno che ha disposto i rilievi di polizia scientifica e l’intervento del medico legale che non ha riscontrato segni di violenza o altro tanto che il magistrato di turno ha emesso il nulla osta alla sepoltura ponendo la salma a disposizione dei familiari. Il decesso è avvenuto per cause naturali. Ahmed El Mardi era privo di permesso di soggiorno.
I poliziotti hanno accertato che la prestazione d’opera non era saltuaria ma era fornita in modo continuativo e già  da tempo.
Chissà  dove erano le autorità  preposte ai controlli…

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ALFANO INVOCA IL MESSIA: “IL PROCESSO A GESU’ CI RICORDA I LIMITI DELLA GIUSTIZIA” (MA FORSE SI SBAGLIA CON CHI SUL CALVARIO GLI STAVA AI LATI)

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

IL PDL: “LA CRISI DIPENDE DAL PD CHE NON VUOLE SALVARE BERLUSCONI”… FRANCESCHINI: “LA LEGALITA’ NON SI BARATTA”… LETTA SALE AL COLLE E INFORMA NAPOLITANO… LA STAMPA MONDIALE   ASSISTE ATTONITA A UN PREGIUDICATO CHE DETTA CONDIZIONI AL GOVERNO

Il governo è appeso a un filo.
Silvio Berlusconi lancia l’ultimatum al Pd: o votano “no” alla decadenza o si va a casa. «Epifani e Letta riflettano», dice Alfano.
E il Cavaliere sceglie la metafora marina: «Se un amico ti butta a mare, la barca sbanda».
La replica dei “democrat” non si fa attendere: «Basta ricatti, nessun baratto legalità -governo». Anche perchè il caso Berlusconi «è un problema loro».
Dopo il vertice durato fino a tarda sera tra Alfano e Letta, la tensione nella maggioranza resta alle stelle.
E scende in campo Berlusconi in persona: «La Costituzione e il buon senso offrono molte strade – afferma il cav a “Tempi” – Ma io mi domando: se due amici sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?».
Intanto dipende dal motivo per cui ti butta a mare, diremmo noi: se hai toccato il culo a sua figlia minorenne magari ha fatto bene. E la barca riprende la rotta meglio di prima.
Il Cavaliere poi sfoggia toni da statista: «In questo passaggio della vita pubblica italiana è in gioco molto più che il destino di una persona. Se si trattasse solo di questo, allora sarebbe un problema solo per me”.
Infatti è solo un problema tuo, i dieci milioni di elettori del Pdl non hanno frodato il fisco a quei livelli.
Il vice-premier Alfano rincara la dose al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini: «Noi chiediamo molto chiaramente che il Pd rifletta, astraendosi dalla storica inimicizia di questi ultimi venti anni e rifletta sulla opportunità  di votare no alla decadenza del presidente Silvio Berlusconi».
Poi l’ambiente di Cl gli procura una visione: “il processo a Gesù ci ricorda i limiti della giustizia”.
Ma forse Alfano aveva solo digerito male e ha confuso Gesù con chi è stato crocefisso sul Calvario ai suoi lati.
Poi ecco i giuristi:   «se la posizione del Pd è e resta quella manifestata in queste ore, è semplicemente irricevibile e provocatoria» (Capezzone); «il Pd salvi Berlusconi o sarà  il caos» (Santanchè); «senza Berlusconi non ci sono le larghe intese» (Biancofiore); «si trovi soluzione o usciamo da governo» (Bondi).
Anche il “mediatore” Schifani alza il tiro: «Al Pd chiediamo una riflessione giuridica».
La replica dei democrat è immediata.
Tutti concordi nel dire che «il caso Berlusconi è un problema loro».
Franceschini è netto: «Alle minacce e agli ultimatum basta rispondere con un principio molto semplice: non si barattano legalità  e rispetto delle regole con la durata di un governo. Mai».
Spiega Zoggia: «Bisogna rimettere la realtà  con i piedi per terra. Lo dico con chiarezza ai colleghi del Pdl che invito ad assumersi le proprie responsabilità  e a smetterla con il tentativo di scaricare sul Pd i problemi che riguardano il loro partito. Il problema di Silvio Berlusconi riguarda il Pdl. È lui che è stato condannato con sentenza definitiva, e per un fatto grave», afferma il responsabile organizzativo del Pd. «Ricordo a tutti – incalza Zoggia – che l’evasione fiscale è una delle cause principali del debito pubblico, della mancanza di risorse per gli investimenti, della necessità  di stringere la cinghia e della pesantezza del prelievo fiscale sugli onesti. Se il Pdl non regge questa situazione e vuol far saltare il governo perchè Berlusconi non riesce ad ottenere un salvacondotto che lo metta, a differenza di tutti gli altri italiani, al di sopra della legge, se ne assuma la responsabilità  di fronte all’Italia».

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POVERO SALLUSTI, DUE TESTIMONI ALLA CENA GLI ROVINANO LO SPUTTANAMENTO DI ESPOSITO: “IO E MIA MOGLIE ERAVAMO PRESENTI, QUELLE PAROLE NON SONO MAI STATE PRONUNCIATE”

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

L’ACCUSATORE AMMETTE: “SILVIO E’ IL MIO IDOLO”… “IL GIORNALE” CHIAMA IN CAUSA I COMMENSALI CHE AVREBBERO ASCOLTATO L’ODIO DEL GIUDICE, CHE PERà’ SI CONTRADDICONO

A Scalea, rinomata meta turistica della costa calabrese, fino a due giorni fa si parlava solo dell’esordio in campionato del Napoli.
La località  è infatti buon ritrovo, da anni, di villeggianti partenopei.
Il sollazzo estivo, tra pronostici e scaramanzie, è stato rotto dal caso Castiello e da oltre 48 ore fra tavolini e ombrelloni non c’è altro a tenere banco nella calura estiva. Quel racconto, consegnato al Giornale, della cena con Antonio Esposito, giudice che ha presieduto la sezione feriale della Corte di Cassazione che ha avuto l’unica colpa di aver confermato la condanna a Silvio Berlusconi.
Ora emergono nuovi particolari su quella tavola imbandita mentre gli altri commensali smentiscono le frasi riportate da Castiello.
Il tutto assume i toni di una commedia se non fosse che è stata tirata in ballo l’onorabilità  del giudice.
Castiello è un imprenditore edile, ha costruito a Scalea e non solo.
Da tre anni è fermo, colpa della crisi che ha frenato il mattone in zone che più che di cemento necessitano di servizi, riqualificazione e democrazia, visto che un mese fa hanno arrestato tutta la giunta comunale per legami con le cosche di ‘ndrangheta. Castiello ha recuperato la memoria di una cena di due anni fa nella sua villa a San Nicola Arcella, alla presenza del giudice Antonio Esposito, dell’attore Franco Nero e di altri 4 commensali.
In particolare la frase incriminata che avrebbe pronunciato il giudice è così riassunta nel titolo de Il Giornale: “Berlusconi mi sta proprio sulle palle. Se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un mazzo così”.
Doveva essere Franco Nero a confermare, ma al Fatto l’attore ha spiegato: “Sono passati due anni, mi ricordo che ero a cena a casa di questo mio amico, c’era anche il giudice e si parlava più che altro di cinema, non ricordo il dialogo preciso ma ricordo che c’era un’antipatia del giudice nei confronti del Cavaliere”.
Anche a Libero Nero ha spiegato: “Non ricordo le parole precise che usò, ma mi ricordo che provava antipatia verso il leader del Pdl”.
Mentre Il Giornale riporta le frasi di Castiello che non vengono ripetute da Nero, il quale riferisce: “ Massimo (Castiello) ha ragione: il giudice aveva una certa antipatia per Berlusconi”.
Una smentita multipla alle frasi incriminate, alla quale si aggiunge quella raccolta ieri dal Fatto , di altri due commensali: Domenico Fama, in passato socio di Castiello, e della sua consorte, presenti a quella cena: “Sia io, sia mia moglie — conferma Fama — siamo rimasti di sasso. Quelle parole non sono state mai pronunciate, si parlò di Berlusconi solo perchè Esposito fornì spiegazioni di natura giuridica su alcune prescrizioni”.
Ma non solo, c’erano tre donne al tavolo perciò nessuna scurrilità : “Non era una cena in pantaloncini — ha ricordato Fama al Fatto — e mi creda, Esposito non avrebbe mai usato quelle parole. Si parlò dei film di Nero, compresi alcuni nei quali aveva interpretato il ruolo del magistrato. Il giudice Esposito effettivamente ricordava le battute dei film. Quello fu l’argomento principale della serata”.
Il giudice Esposito, in un comunicato, ha smentito categoricamente e ha annunciato azioni legali in difesa della sua onorabilità .

Raggiunto al telefono dal Fatto , Castiello, dopo le sonore smentite, spiega: “ Io ricordo che fu proprio Nero a ricordarmi che Esposito disse che Berlusconi gli stava sulle palle, la frase mi tornò alla mente mentre io ricordavo quella del gli faccio un mazzo così”.
Una nuova versione, quella dell’imprenditore, che insomma sarebbe stato “aiutato”, a suo dire, da Nero nel ricordo di quella serata.
Chi ha visto in questi giorni Castiello spiega che l’imprenditore va raccontando che fu proprio l’attore a chiamarlo per ricordargli della cena e delle parole del giudice.
Una versione che stride con le parole di Nero che, tornando con il ricordo a quella serata, ha solo menzionato, testualmente, “una certa antipatia del giudice nei confronti di Berlusconi”, ma ha precisato di non ricordare quel dialogo e le frasi dello scandalo. Al telefono di Nero, raggiunto nuovamente dal Fatto , ha risposto un collaboratore spiegando che il Franco nazionale è all’estero per qualche giorno.
La commedia sembra finita, ma davanti al mare con la calura estiva bisogna servire il finale.
Castiello, il grande accusatore smentito dai commensali, racconta i suoi vizi al Fatto : “Io ho due difetti fondamentali, sono tifosissimo della Roma da quando avevo 6 anni, ma purtroppo vinciamo lo scudetto ogni 20 anni. Il secondo è che sono tifoso accesissimo di Silvio Berlusconi”.
Poi aggiunge: “ Il giudice Esposito doveva evitare di giudicare Berlusconi per via dell’antipatia. Comunque ho letto le smentite, alla fine vedremo chi ha ragione”.
E poi attingendo a piene mani dalla lingua di Dante: “ Non ho mai detto puttanate in vita mia”.
Eppure proprio Fama ha ricordato al Fatto che questa primavera Castiello voleva riorganizzare la cena con Esposito e un mese fa al giudice aveva personalmente chiesto, tramite sms, di ripetere la serata di due anni prima.
E meno male che era indignato per quelle frasi. Non solo.
Ma perchè le ha ritirate fuori dopo la sentenza e non prima?
Castiello tentenna, poi prova a spiegare: “Ma scusi, non immaginavo. Io non ce l’ho con nessuno. Potevo mai immaginare che poi Berlusconi sarebbe stato condannato ed Esposito sarebbe stato il suo giudice? Poi mi ero detto: quando arriveranno le carte Esposito capirà ”.
Dopo si lascia andare a un ulteriore verdetto: “Il giudice Esposito è equilibrato, tanto è vero che ha rinviato la rimodulazione della pena accessoria”.
Dice proprio così, vestendo per pochi minuti i panni d’avvocato.
L’imprenditore accusatore è un berlusconiano di ferro, “Silvio è il mio idolo” ricorda con orgoglio.
Ma Castiello chiude repentinamente la conversazione quando gli chiediamo se vanta rapporti, assolutamente legittimi, anche con esponenti del Pdl, tipo con la deputata Jole Santelli, cosentina di nascita, sottosegretario, che nel 2001 venne eletta proprio nel collegio della vicina Paola.
Misteriosamente Castiello si inalbera: “Conosco Jole, è un delitto? Sono fatti miei. Arrivederci, basta!”.
Chiusa la conversazione, Castiello vuole godersi un poco di riposo nella sua villa con piscina vista mare, mentre Nero, per qualche giorno, sarà  all’estero.
Per ora la commedia dell’estate può finire qui.
A Scalea si torna a parlare del Napoli e di pallone mentre arriva un acquazzone estivo con venticello liberatorio, venuto a spazzare via il caldo. Speriamo spazzi via anche le bufale ferragostane.

Nello Trocchia
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA ALLA SANTANCHE’: “IL PD DEVE SALVARE BERLUSCONI, LE SENTENZE NON CONTANO”

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

“LA SENTENZA SU BERLUSCONI NON SPETTA AI GIUDICI, MA AL POPOLO SOVRANO”….”CICCHITTO E’ UNA MACCHIETTA, GASPARRI NON HA MAI LAVORATO”

Non ha dubbi, Daniela Santanchè: una via d’uscita per il Cavaliere c’è ancora.
Basta affidarsi agli alleati di governo, sulla cui testa pende una spada di Damocle che la pitonessa fa oscillare il più possibile.
“Il Pd deve salvare Berlusconi, non ha scelta, altrimenti vorrebbe dire togliere la volontà  politica a dieci milioni di italiani. In gioco c’è la democrazia”.
Quindi, Santanchè, spera nei franchi tiratori?
Io confido nel premier Letta, che parli col segretario Epifani. Non si assumeranno la responsabilità  di portare un paese nel caos, non ci credo. Vogliono davvero far cadere il governo?
Un tempo negavate che le sorti dell’esecutivo dipendessero dalle vicende giudiziarie di B.
Non potremmo più sostenere i nostri carnefici, mi pare ovvio. Andiamo bene solo per tenere in piedi la premiata ditta? Se noi siamo avanzi di galera, se siamo tutta gente che deve finire in carcere, come mai la sinistra governa con noi?
Delusa dagli alleati?
Il Pd è quello che ci schifa, che ci odia, però vuole gestire il paese con noi. È una visione un po’ troppo opportunistica.
Si aspetta qualcosa dal capo dello Stato?
No, nulla. Anche se lui è uno che le strade le ha sempre trovate: per Monti, per Letta, per la Procura di Palermo. Volendo, potrebbe.
Ieri anche un iper garantista come Macaluso, che poi è vicino a Giorgio Napolitano, ha detto che questa volta è finita: la giunta voterà  l’incandidabilità  di Berlusconi.
E allora, siccome la nostra Costituzione dice che il popolo è sovrano, io voglio che la sentenza su Silvio Berlusconi la emetta il popolo italiano.
Non so quanti costituzionalisti condividerebbero la sua tesi.
Ci sono funzionari dello Stato che hanno vinto un concorso, due dei quali sono di Magistratura democratica e con un presidente che farebbe venire la pelle d’oca a chiunque: queste persone non possono emettere una sentenza di diritto. È stata una pronuncia politica, ideologica.
Uguale però a quella di altri due tribunali che si sono espressi prima della Corte di Cassazione.
Tutte e tre i tribunali avevano dentro giudici iscritti a Magistratura democratica, che sostengono di dover usare la giustizia a fini politici. Sono persone eversive, e quest’anomalia è solo nostra. Nessuno vuole vivere in un paese del genere, dove i magistrati non sono sopra le parti. Si deve dare la parola agli italiani: la sentenza la emettano loro con il voto.
Preparate un colpetto di Stato?
Il colpo di Stato è avvenuto il primo agosto alle 19:40. Il diritto non ha nulla a che vedere con questa condanna. E siccome nè Letta nè Napolitano, che è l’arbitro, vogliono intervenire, ridaremo il potere agli elettori. Noi combatteremo perchè Berlusconi non venga arrestato.
E se falliste?
Allora andrà  in carcere. Non accetterà  mai gli arresti domiciliari, devono prendersi la responsabilità  di mandarlo in galera.
Resisterà , B., in cella per nove mesi?
L’uomo è guidato da due parole nella sua vita: onore e coraggio. Per Berlusconi niente è troppo.
E lei, Santanchè, come sta reagendo agli attacchi dei suoi colleghi di partito? Dicono: “Ci rovinerà ”, “porterà  il partito al 3 per cento”.
Io sto benissimo. Lavoro, combatto, vado avanti. E poi abbiamo appena fatto un vertice e le assicuro che tra di noi c’è compattezza assoluta sulla linea da seguire.
Però il Cavaliere ha dovuto chiarire che non le affiderebbe mai il partito.
E lei ci crede?
L’opzione è sul tavolo?
No, ma solo perchè il partito non deve essere consegnato a nessuno che non si chiami Silvio Berlusconi. E la mia linea, il presidente, la conosce molto bene.
Gasparri la stuzzica: “Morire per Berlusconi sì, ma non per il Twiga”.
D’altronde non possono morire di troppo lavoro. Ma li capisco: è gente che ha fatto sempre e solo politica, io per loro, sono un animale strano.
Perchè Cicchitto ce l’ha così tanto con lei?
Ma Fabrizio è una macchietta, uno che fa ridere. Quando lo vedo sono baci e abbracci. Davanti a me non ha mai osato fare una critica.
Le affida direttamente ai quotidiani.
Non do nessun peso a queste vicende, altrimenti la mia vita sarebbe stata rovinata tempo fa. Mi scivola tutto addosso. Io credo ai rapporti che ho quando vedo queste persone alle riunioni. Poi, certo, io sono una donna e la politica è maschio.
Attacchi misogini?
Noi donne diamo molto fastidio, no? In un mondo ancora molto maschile ci sta, ma pensi che io invece amo gli uomini, da morire. Ma forse il problema è che non sono simpatica.
“Repubblica” ieri ha riportato uno sfogo di Gianni Letta contro la deriva oltranzista del Pdl: “Quelli che i giornali chiamano pitonesse e falchi non sono matti ma criminali”, avrebbe detto.
Io sono contenta di essere criminale, se significa non accompagnare Silvio Berlusconi all’eutanasia. E poi io non sono per il pensiero unico. Vanno bene i falchi, le pitonesse, le colombe. Siamo un grande…
Zoo?
Io avrei detto partito. La pensassimo tutti uguali saremmo la Cina.

Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LETTA NON GRAZIA BERLUSCONI, ALFANO: “TUTTA COLPA DEL PD”

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

DOPO L’INCONTRO A PALAZZO CHIGI, GLI UOMINI DI B. RIBADISCONO: “SARà€ CRISI” MA ENRICO E ANGELINO PROVANO A SOPRAVVIVERE: “PROSSIMI AD ABOLIRE L’IMU”

Posizioni distanti”, “incontro duro”, “atteggiamento pregiudiziale” da parte del Pd. Dura oltre due ore il faccia a faccia tra Angelino Alfano e Enrico Letta a Palazzo Chigi e alla fine fonti del Pdl lo raccontano così.
Con una sfumatura in più. “Il Pdl non vuol far cadere il governo, ma non va l’atteggiamento del Pd”.
Dal canto suo il presidente del Consiglio ribadisce: “Non accetto ultimatum, non accetto ricatti”.
Lo show era iniziato alle 18 e 20 con l’arrivo di Angelino Alfano. Ma il dialogo con il Presidente del Consiglio — al terzo piano di Palazzo Chigi e non nello studio al primo — inizia solo alle 19. I due sono da soli.
E che si debbano incontrare, dopo che l’interlocuzione tra loro è quotidiana, non è esattamente un buon segno.
Sono passate le nove di sera quando il vertice si conclude e per un’altra, ennesima giornata, il paese resta appeso alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi.
Che in nome della sua “agibilità  politica” non sente ragioni.
Angelino Alfano ha avuto un mandato per cercare una mediazione. Al premier è andato a dire che il Pdl non rimane in un governo in cui il Pd fa decadere il suo leader per un atteggiamento pregiudiziale senza alcun approfondimento.
E soprattutto, senza tener conto del parere di illustri giuristi che esprimono dubbi sulla retroattività  della legge Severino.
Ma Enrico Letta non ci sta a entrare in questo campo: perchè, dice, c’è la separazione dei poteri.
E le decisioni della Giunta attengono al Parlamento, non al governo.
Allo stesso modo, non ha intenzione di entrare nelle dinamiche interne dei Democratici.
Non intende salvare l’esecutivo a tutti i costi, ribadiscono i suoi. Anche se ci tiene a dire che “sarebbe paradossale farlo cadere adesso” perchè “la terra promessa” è vicina. Già  a Rimini aveva detto che chi fa cadere il governo se ne assume le responsabilità . La ricerca di una “mediazione” sulla decadenza di B. dal seggio in Senato non ha successo. Ma altre mediazioni sono possibili.
Premier e vice premier ci tengono a far sapere che sull’Imu e sull’Iva la soluzione è vicina. Anzi, dicono da Palazzo Chigi, il Cdm del 28 settembre affronterà  e risolverà  la questione.
Insomma, i due sono sulla stessa barca: entrambi vogliono portare avanti il governo, entrambi cercano una soluzione. Entrambi cercano un modo per aggirare Berlusconi. Sul piano delle “politiche” per dirla con Letta (che qualche giorno fa ha avvertito: “Se cade il governo, pagherete l’Imu”).
Quelli che l’esecutivo vogliono tenerlo in piedi e che mal sopportano l’impuntatura di Berlusconi sono al lavoro.
Gaetano Quagliariello in questi giorni sta tenendo colloqui a tutto tondo nel tentativo di trovare una strada che salvi il governo, al di là  della rabbia di Berlusconi e delle posizioni del Pd. Un filo che non si trova.
Lui stesso sul Foglio ha usato parole forti: la Giunta non diventi il plotone d’esecuzione della Costituzione. Sarebbe necessario un approfondimento sulla legge, che definisce “frettolosa”. E a quel punto, anche Berlusconi dovrebbe accettare le conseguenze.
Ma se il Senato vota la decadenza di Berlusconi, il governo cade, vanno ripetendo nel Pdl. È il Caimano che non accetta ragioni . È pronto a puntare tutto sul voto.
Il suo partito non ha la forza di distaccarsi dalla sua linea. Almeno per ora.
Ma molti — e anche lo stesso Alfano — subiscono questa linea più che approvarla in pieno.
In realtà  Berlusconi in queste ore è depresso, sfiduciato, teme il tradimento dei suoi. Ha paura che alla fine non lo seguano sulla strada delle elezioni anticipate, magari per un incarico in un Letta bis.
Per quel che riguarda premier e Democratici la sfiducia è massima: solo l’altro ieri il premier ha detto che “il Pd farà  la cosa giusta”, subito dopo aver visto Epifani.
Parole che hanno alimentato nel Pdl il sospetto che il capo del Governo guardi già  a un “dopo” larghe intese, sia più interessato ad accreditarsi rispetto al suo partito come l’anti-Renzi, sia pronto a giocare in proprio e a lasciar perdere quest’alleanza.
Se non salva Berlusconi, significa che non gli interessa andare avanti, la traduzione più o meno grossolana di questi timori.
E fonti del Pdl dopo l’incontro ricordano che far circolare la voce che al Senato ci sarebbero già  20 grillini pronti a sostenere il governo è un ricatto bello e buono.
Se cade l’esecutivo è tutta colpa del Pd. Epifani in serata ribadisce da Siena: “Nessuno ci farà  cambiare idea. Per noi la bussola sono gli interessi del Paese”.
Domani nuovo vertice a villa San Martino con Alfano e i falchi del Pdl per riferire dell’esito della mediazione al capo.
Nella concitazione del dibattito qualcuno si lascia andare a dichiarazioni un po’ distratte.
Come Laura Ravetto che a In Onda dichiara: “Berlusconi dimostrerà  la sua innocenza”.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Alfano, Berlusconi, Letta Enrico | Commenta »

MARCO TRAVAGLIO: PRIGIONIERI VOLONTARI

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

BERLUSCONI TIENE IN OSTAGGIO UN INTERO PAESE

La scena, che sta facendo il giro del mondo, ricorda quei film americani dove il criminale evaso prende in ostaggio un asilo, una scuola, un centro commerciale e, minacciando persone inermi, detta condizioni alla polizia che circonda l’edificio: un elicottero, un documento pulito e un permesso per l’espatrio.
Siccome però siamo in Italia, la sceneggiatura presenta alcune varianti.
1) Il criminale non ha avuto bisogno di evadere, perchè i condannati per frode fiscale in galera non ci vanno neppure se spingono.
2) La polizia non può far nulla per assicurare il pregiudicato alla giustizia, anzi è costretta a scortarlo a spese dei contribuenti, onde evitare che si imbatta inavvertitamente in qualche persona onesta.
3) Siccome è molto ricco e fa sempre le cose in grande, l’energumeno non si contenta di asserragliarsi in un locale pubblico, ma tiene direttamente in ostaggio governo, Parlamento e Quirinale.
4) Non gli occorrono armi da fuoco o da taglio: gli basta minacciare di rovesciare il governo di cui fa parte, anche perchè gran parte degli ostaggi sono affetti da congenita sindrome di Stoccolma, felicissimi di essere nelle sue mani.
5) Non chiede di poter fuggire all’estero, ma di restare in Parlamento, in barba a una condanna definitiva e a una legge che lo dichiara decaduto e incandidabile votata otto mesi fa anche da lui, mentre i presunti avversariche governano con lui, per nulla imbarazzati dal concubinaggio con un pregiudicato, lo implorano di restare con loro per salvare il Paese dalla frode fiscale, dalla corruzione, dalla mafia e da altre sue specialità .
Intanto i suoi giornali, e dunque il Pg della Cassazione e il Csm, processano il giudice che l’ha condannato, reo di aver spiegato a un cronista di averlo condannato perchè colpevole e per giunta di aver manifestato in alcune cene private una certa antipatia nei suoi confronti.
Antipatia davvero inspiegabile, visto che costui ospitava in casa un boss mafioso, era iscritto alla P2, era amico dei peggiori ladri di Stato, pagava mazzette a politici e mandava i suoi a corrompere finanzieri e giudici, falsificava bilanci, frodava il fisco, organizzava giri di prostituzione anche minorile, comprava senatori e ripete da 20 anni che i magistrati sono un cancro da estirpare, come i killer della Uno bianca, un covo di golpisti e di matti, psicolabili, antropologicamente estranei alla razza umana. Insomma, un amore che dovrebbe attirare l’istintiva simpatia dei magistrati.
Lo stesso trasporto che gli manifestano orde di intellettuali, impegnati in questi giorni in un’affannosa riforma del diritto e del vocabolario per non dover usare con lui parole spiacevoli.
Pregiudicato diventa “perseguitato”, condanna “guerra civile”, impunità  “agibilità  politica”, inciucio “pacificazione”, decadenza e incandidabilità  “eliminazione dell’avversario politico per via giudiziaria”.
Giuristi ed editorialisti che otto mesi fa plaudivano al decreto Severino “Parlamento pulito”, regolarmente passato al vaglio parlamentare di costituzionalità  e firmato dal capo dello Stato, ora scoprono che è incostituzionale perchè riguarda i delitti commessi prima.
Potevano pensarci quando B. escluse dalle liste i condannati Dell’Utri, Sciascia e Brancher, privandoli dell’“agibilità  politica” e guadagnando voti per le sue presunte “liste pulite”.
Invece si svegliano ora che tocca a B.
Sul Corriere Sergio Romano, l’ambasciatore che girava il mondo senza vedere nulla, spiega che far decadere B. da senatore come previsto dalla legge significherebbe “cacciare”, “delegittimare un leader di partito”, “decapitarlo con gli occhi bendati per mano di quelli con cui deve governare”.
Dunque il Senato lasci tutto com’è, rinviando alla Consulta “l’esame di certi dubbi sull’applicabilità  della Severino” e ripristinando l’“equilibrio tra i poteri dello Stato”, a suo dire violato dal Parlamento con una legge che vieta l’ingresso ai condannati.
Per questo, a ben vedere, B. tiene l’Italia in ostaggio da vent’anni: perchè molti ostaggi sono volontari felici.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“NON ACCETTO RICATTI SUI PROCESSI DI SILVIO”: LETTA ALZA LA VOCE E SPIAZZA ALFANO

Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile

“ALTRIMENTI NON POTREI PIU’ USCIRE DI CASA”

“Di fronte a molti pareri di giuristi indipendenti sulla non retroattività  della legge Severino. Se questo accadrà  lo considereremmo una rottura dell’alleanza ». Alfano non arriva a evocare esplicitamente la crisi di governo, anzi ci tiene a ricordare che «io sono qui a fare il tuo vice perchè è Berlusconi che l’ha voluto», ma il colpo è sufficiente per far alzare la voce a Letta: «Angelino, per noi invece sono inaccettabili questi ultimatum. Non potete fare questi ricatti mischiando due cose che devono restare separate: l’esame tecnico della giunta delle immunità  e il lavoro del governo»
Eppure entrambi i quarantenni alla guida dell’esecutivo hanno interesse a non mandare a picco la loro esperienza comune. Il naufragio non conviene a nessuno dei due.
Dunque in quella stanza al primo piano di palazzo Chigi fino alle nove di sera le luci restano accese e molte ipotesi vengono affacciate per venire incontro a Berlusconi, per impedire che si senta intrappolato senza vie d’uscita.
Una su tutte. Se la giunta per le immunità  del Senato, sedendo come una sorta di tribunale popolare americano, dovesse ascoltare la difesa di Berlusconi produrre argomenti giuridici a favore della non retroattività  della legge Severino, difficilmente si potrebbe far finta di non aver sentito.
Insomma, a patto che la questione non sia «manifestamente infondata », la giunta non potrebbe rifiutarsi di entrare nel merito.
E si aprirebbe in linea teorica la strada per sollevare una «questione incidentale» davanti alla Corte costituzionale
Nel frattempo passerebbero altri mesi e il governo andrebbe avanti.
L’alternativa, più impervia, potrebbe essere quella di una leggina di «interpretazione autentica» del decreto Severino, che ne escluda l’applicazione ai casi anteriori alla sua entrata in vigore.
«Ma quando si arriverà  a un voto sulla permanenza di Berlusconi a palazzo Madama – ha messo in chiaro Letta – il Pd voterà  quello che deve votare, senza condizionamenti esterni. E io appoggerò le scelte del mio partito, non potrei fare diversamente».
In caso contrario, ha scherzato il premier, «dovrei nascondermi e non uscire più di casa ».
Se nel merito tecnico della decadenza da parte di Letta c’è stato dunque uno sforzo di comprensione e la disponibilità  a dare al Cavaliere «il tempo necessario per difendersi », sul piano politico, quello su cui il Pdl vorrebbe trascinare la questione, la chiusura del premier è stata totale.
E Alfano si è sentito ripetere quanto aveva già  sentito in pubblico: «Fin dall’inizio di questa nostra esperienza ho chiarito che, per quanto mi riguarda, non mi sarei fatto condizionare dai processi di Berlusconi. Resto fermo a quello»
Lontano da Roma, chiuso ad Arcore ormai da tre settimane, Berlusconi osserva con disincanto l’ultimo tentativo del segretario Pdl per evitare la crisi di governo.
La stessa questione della retroattività  della legge Severino lo interessa fino a un certo punto. Ghedini e Longo gli hanno infatti ripetuto fin o alla noia che la giunta di palazzo Madama è solo una delle insidie e nemmeno la più grave.
Incombe infatti il giudizio della Corte d’appello di Milano, che dovrà  riformulare la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.
E da quella sentenza, che Ghedini prevede arrivi a fine settembre, non c’è scudo che possa ripararlo.
Per questo il Cavaliere, nonostante gli avvocati continuino a dirgli di non farsi illusioni, ha ripreso a guardare al Colle, sperando in un improbabile atto di «riabilitazione politica» concesso in via unilaterale da parte di Napolitano.
Magari non la grazia ma la commutazione della pena.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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