Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRIMO SONDAGGIO DOPO L’USCITA DI SCENA DI FASSINA PREMIA I CINQUESTELLE… SEMPRE TESTA A TESTA TRA MARCHINI E MELONI
L’effetto Fassina si comincia a vedere. A sopresa però non sul Pd di Roberto Giachetti ma sul Movimento 5 Stelle di Virginia Raggi.
La bocciatura della lista della Sinistra italiana e dunque l’uscita di scena del candidato sindaco, Stefano Fassina appunto, è stata rilevata per la prima volta dal sondaggio Euromedia Research per Ballarò.
Dati abbastanza disomogenei ma comunque indicativi di una campagna elettorale più incerta che mai.
Tra le novità più curiose il Movimento 5 Stelle che diventerebbe primo partito con un range tra il 30,4 e il 34,6 mentre la candidata sindaco Raggi si attesta tra il 29,2 e il 33,2.
Le sette liste a sostegno di Giachetti sindaco si attesterebbero in un range tra il 22 e il 25,8%, mentre il candidato del Pd starebbe poco al di sotto, tra il 20 e il 23,6%.
Testa a testa per le liste a sostegno rispettivamente di Giorgia Meloni, al 16,8% e il 20,2% e di Alfio Marchini rilevate tra il 16,5 e il 19,9%.
Mentre i due candidati sindaco si attesterebbero tra il 17,8 e il 21,2% la Meloni e tra il 17,3 e il 20,7 Marchini.
Gli indecisi oscillerebbero, sempre secondo il sondaggio di Euromedia, tra il 43 e il 45 per cento. Sarebbe la prima volta al di sotto del 50%.
Numeri da prendere tuttavia con estrema prudenza, non solo perchè i voti di lista cozzano non poco con quelli di preferenza del sindaco ma soprattutto perchè il round decisivo comincerà tra qualche giorno.
In molti si chiedono per quanto tempo ad esempio la candidata super favorita, Virginia Raggi, sfuggirà ancora al confronto diretto con gli altri candidati?
La Meloni riuscirà a recuperare anche il voto dei moderati o si limiterà al bacino elettorale della destra arricchito dalla simpatia popolare della leader Fdi?
Marchini, in questo, parte avvantaggiato: con Francesco Storace al fianco può comunque intercettare consenso elettorale proprio a destra.
Proprio ieri il leader de La Destra ha incontrato i suoi candidati alla presenza di Marchini. «Storace ha vissuto con autentico e sincero travaglio lo strappo nel centrodestra – ha detto il candidato sindaco della Civica – so che, forse in cuor suo, aspettava una telefonata dalla Meloni che non è mai arrivata e adesso è al mio fianco e ne sono felice».
Dal canto suo, Storace ha aggiunto: «Se Giorgia mi chiama ora trova occupato».
Susanna Novelli
(da “il Tempo”)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO, COLPITE TRE FAMIGLIE, 35 IN MANETTE… CAMPAGNE ELETTORALI CONDIZIONATE DAI CLAN
Sacchi della spesa, somme in denaro, assunzioni presso strutture sanitarie. 
A Messina le campagne elettorali per le regionali del 2012, per le amministrative e le politiche del 2013 sarebbero state condizionate da una compravendita di voti mediata dalle famiglie mafiose dei quartieri Camaro-San Paolo e Santa Lucia Sopra Contesse. Tra i 35 arrestati c’è anche un consigliere comunale, Paolo David, ex capogruppo Pd, fedelissimo di Francantonio Genovese ora transitato come il suo referente a Forza Italia.
L’operazione che dalle prime luci dell’alba ha visto impegnati gli uomini della squadra mobile che stanno eseguendo gli ordini di custodia cautelare firmati dal gip Maria Teresa Arena su richiesta dei pm Liliana Todaro e Maria Pellegrino della Dda diretta da Guido Lo Forte.
Ventisei gli arrestati, nove ai domiciliari e quattro complessi aziendali sequestrati. L’indagine della polizia ha decapitato tre famiglie mafiose che controllavano in modo capillare i due quartieri e che, dopo anni di ostulità , avevano siglato una vera e propria pax mafiosa.
Traffico di droga, estorsioni, ma anche condizionamento degli appalti e delle forniture erano controllati dai clan che avevano affidato ad alcuni loro esponenti i rapporti con la politica e con ambienti delle libere professioni e dell’imprenditoria.
Un intero capitolo è dedicato ai rapporti con la politica. Il consigliere comunale in carica, già coinvolto nella Gettonopoli messinese, finito oggi in carcere è accusato di voto di scambio politico-mafioso.
Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un’organizzazione che avrebbe raccolto un elevato numero di voti contando su persone gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata che avrebbero attivamente procurato voti anche per esponenti della politica regionale e nazionale.
Alessandra Ziniti
(da “La Repubblica”)
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Maggio 12th, 2016 Riccardo Fucile
CON LUI ANCHE L’ASSESSORE ALLA CULTURA FERRARIS E TRE MEMBRI DEL CDA DELLA FONDAZIONE
Il sindaco Federico Pizzarotti e l’assessora alla Cultura Laura Ferraris sono indagati per abuso d’ufficio per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali.
Altri tre membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio all’epoca dell nomina, nel gennaio 2015, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti sono stati iscritti nel registro degli indagati per lo stesso reato.
“Sono tranquillo perchè è un atto dovuto che rispetto pienamente”, ha fatto sapere il sindaco attraverso il suo portavoce.
“Era già emerso ci fossero indagini in corso – ha aggiunto – in ragione degli esposti del senatore Pd Pagliari. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la Procura consueto atteggiamento collaborativo. Il mio impegno continua senza esitazione”.
LA VICENDA
Lo scorso autunno la Procura di Parma aveva aperto un fascicolo penale in seguito agli esposti del senatore Giorgio Pagliari.
L’ipotesi riguarda presunte interferenze nella procedura di “ricognizione esplorativa” aperta con un avviso pubblico per la scelta di un nuovo direttore generale dopo le dimissioni, nel luglio 2014, dell’amministratore Carlo Fontana e del direttore artistico Paolo Arcà .
Arrivarono le candidature, ma sette nomi selezionati da sottoporre alla commissione vennero cassati senza tante spiegazioni. A gennaio la Fondazione Teatro Regio comunicò ai selezionati che la procedura si era chiusa senza esito e una settimana dopo procedette alla nomina di Meo, all’epoca direttrice del Teatro del Carretto di Lucca, e di Minghetti nel nuovo ruolo di consulente.
Tra i candidati scartati vi erano professionisti dal curriculum impeccabile e la decisione sollevò forti polemiche bipartisan.
Pagliari parlò pubblicamente di interferenze dell’assessore alla Cultura e portò il caso in Procura.
Ora gli inquirenti vogliono approfondire il caso: è stato davvero tutto regolare, come hanno sempre sostenuto Pizzarotti e Ferraris, o la nomina di Meo è stata viziata da pesanti anomali tali da inquadrare un abuso d’ufficio?
Il sindaco si dice tranquillo e parla di atto dovuto. La chiusura dell’inchiesta non dovrebbe essere lontana.
LE REAZIONI
“Prima Quarto, poi Livorno, ora Parma. Noi siamo sempre garantisti, voi cari grillini? Che fate? Espellete, fate finta di niente, ve ne state zitti? Restiamo in attesa di sapere se Di Battista e Di Maio oggi sono in versione garantista o no…”, ha commentato il senatore del Pd Stefano Esposito.
“Ovunque governino è un flop a 5 Stelle. A Parma oggi, come a Livorno ieri, il problema del M5S non sono le inchieste ma l’incapacità amministrativa”. gli ha fatto eco su Twitter il senatore Pd Andrea Marcucci.
“Siamo curiosi di sentire Di Maio e compagnia”, ha dichiarato il deputato del Pd Andrea Romano.
“Noi – aggiunge – siamo e rimaniamo garantisti, ma il problema sono i Cinque Stelle con la loro doppia morale: chi come il vicepresidente della Camera un giorno è forcaiolo e quello seguente (quando arrivano avvisi di garanzia ai suoi) diventa garantista; quando linciano gli altri chiedendo dimissioni e poi raccontano con la Raggi che dimettersi sarebbe consegnare uno strapotere ai magistrati. La verità è che dietro alle loro parole c’è il nulla: amministrano male e sono di un insano doppiopesismo. E siamo anche curiosi di vedere se, considerando i rapporti non idilliaci tra M5S e Pizzarotti, saranno rispettosi della legge italiana o lo trasformeranno in capro espiatorio per il reato grillino di infedeltà al Capo”.
Maria Chiara Perri
(da “La Repubblica”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
ECCO I PUNTI ESSENZIALI DELLA LEGGE PER LE COPPIE OMOSESSUALI
Diritti e doveri simili a quelli ottenuti con il matrimonio, tranne l’adozione. Sinteticamente, la legge sulle unioni civili riguarderà esclusivamente le coppie omosessuali mentre etero e gay grazie alla stessa normativa approvata mercoledì alla Camera possono finalmente accedere all’istituto delle coppie di fatto.
Reversibilità della pensione, obbligo di coabitazione ma non di essere fedeli: sono soltanto i punti più salienti della legge che porterà il nome della sua relatrice, la senatrice dem Monica Cirinnà , nonostante nell’ultimo tratto al Senato il testo sia stato riscritto da un maxi-emendamento del governo.
Non sono pochi i rilievi dei giuristi, secondo i quali la legge fortemente voluta dal Partito democratico è discriminatoria poichè per esempio consentirà la bigamia agli omosessuali uniti civilmente, mentre se uno degli appartenenti all’unione civile uccide l’altro non potrà essere punito con la stessa aggravante che colpisce chi uccide la moglie o il marito.
La legge non piace nemmeno a una parte della comunità lgbt, che avrebbe voluto almeno la stepchild adoption nel testo e cioè la possibilità di adottare il figlio biologico del partner.
Ecco dunque le principali caratteristiche delle unioni civili e come cambierà il diritto di famiglia:
Come si accede all’unione civile?
Le unioni civili dedicate esclusivamente alle coppie omosessuali sono definite nella legge Cirinnà “formazioni sociali specifiche” per non confonderle con il matrimonio. Tuttavia, come il matrimonio, l’unione civile si costituisce “di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni”. L’atto viene registrato “nell’archivio dello stato civile”.
Non potranno unirsi civilmente le persone ancora sposate, i parenti, chi ha commesso un omicidio o un tentato omicidio nei confronti di un precedente coniuge o membro di una unione civile.
Cosa succede con il cognome?
Le parti, “per la durata dell’unione civile, possono stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome”. La normativa è diversa per le persone che si sposano: la moglie è tenuta ad aggiungere quello del marito al suo
Obblighi come nel matrimonio
“Dall’unione deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione”. Non c’è obbligo di fedeltà come invece nel matrimonio, un punto che ha scatenato una forte polemica tanto che il Partito democratico sta pensando di annullare l’obbligo di fedeltà anche per le coppie che si uniscono in matrimonio. “Entrambe le parti sono tenute ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni”.
Vita famigliare come nelle coppie sposate
“Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato”. Il comma ricalca le norme del diritto di famiglia.
Le coppie gay potranno scegliere la comunione dei beni?
Sì. Come nel matrimonio. A meno che non scelgano la separazione dei beni.
Pensione, eredità e tfr
Con la nuova legge la pensione di reversibilità e il Tfr maturato spettano al partner dell’unione. Per la successione valgono le norme in vigore per i matrimoni: al partner superstite va la “legittima”, cioè il 50%, e il restante va agli eventuali figli.
Adozioni mai
Sul tema delle adozioni la legge si è arenata per mesi, provocando profonde spaccature all’interno dello stesso Partito democratico e nella maggioranza. La legge esclude esplicitamente l’adozione sia dei bambini abbandonati, sia del figlio biologico del partner (la cosiddetta stepchild adoption). Nel testo è stata inserita una dicitura: “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti”, che secondo taluni dovrebbe consentire ai singoli Tribunali, per via giurisprudenziale, di concedere la stepchild adoption ai singoli casi concreti come ormai sta accadendo.
Le maggiori differenze tra unione civile e matrimonio
Il matrimonio si differenzia per l’obbligo di usare il cognome dell’uomo come cognome comune, attendere un periodo di separazione da sei mesi a un anno prima di sciogliere l’unione (per le unioni civili ne bastano tre), la possibilità di sciogliere l’unione nel caso che non venga “consumata” e fare le “pubblicazioni” prima di contrarre l’unione. Nei matrimoni inoltre permane l’obbligo di fedeltà – anche se questo pilastro è sempre meno importante in tribunale ai fini della separazione – e le coppie sposate possono accedere all’adozione nazionale e internazionale.
La legge consentirà l’utero in affitto?
No. L’utero in affitto è espressamente vietato dalla legge 40. Allo stesso modo, sempre per la legge 40, le coppie omosessuali non potranno accedere alla procreazione medicalmente assistita.
Cosa succede in caso di cambio di sesso?
Se uno degli appartenenti all’unione civile cambia sesso, l’unione civile si scioglie automaticamente. Anche il matrimonio viene sciolto in caso di cambio di sesso, e la relazione diventa una unione civile.
Nella seconda parte della legge trovano spazio le convivenze di fatto, dedicate alle persone (etero oppure omosessuali) che desiderano una protezione attenuata rispetto al matrimonio:
Come si costituisce un “contratto di convivenza”?
Davanti al notaio oppure da un avvocato, in forma scritta. Il contratto può contenere: l’indicazione della residenza, le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo, il regime patrimoniale della comunione dei beni come da codice civile.
I conviventi di fatto possono assistere l’altro in ospedale?
Sì. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi nell’assistenza del partner in carcere e in ospedale. Allo stesso modo ciascun convivente “può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; e in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.
Cosa succede alla casa se uno dei conviventi muore?
In caso di morte di uno dei partner, l’altro ha diritto di subentrare nel contratto di locazione. Se il deceduto è proprietario della casa, il convivente superstite ha diritto di continuare a vivere in quella abitazione tra i due e i cinque anni, a seconda della durata della convivenza. La convivenza di fatto è titolo, al pari del matrimonio, per essere inserito nelle graduatorie per le case popolari. Il diritto alla casa viene meno nel caso in cui il convivente superstite smetta di abitarvi stabilmente o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto.
Alimenti
In caso di cessazione della convivenza, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”. Gli alimenti sono assegnati in proporzione alla durata della convivenza.
Come si interrompe un contratto di convivenza?
Possono deciderlo entrambi o anche soltanto uno dei due. Il contratto si estingue in caso di matrimonio o unione civile di un membro della coppia di fatto, oppure in caso di morte. Quando il contratto di convivenza evapora, finisce anche la comunione dei beni. Il documento redatto dal notaio serve per gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza. Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità , deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare l’abitazione.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
SECONDO DAGOSPIA IL MINISTRO HA TENUTO NASCOSTI I REGALI… L’OROLOGIO AVREBBE UN VALORE DI 43.000, LA LEGGE VIETA DI ACCETTARE REGALI SUPERIORI A 150 EURO… LA REPLICA DELLA PINOTTI
Due gioielli — definiti “importanti” da una fonte araba — “destinati alle figlie” e un orologio, invece,
proprio per lei.
Per la precisione “un Rolex in oro bianco, tempestato di brillantini“.
Sarebbero questi, secondo quanto riporta Dagospia, i doni ricevuti dal ministro della Difesa Roberta Pinotti a seguito della “firma dell’accordo tra il Kuwait e Finmeccanica (oggi Leonardo) per la vendita di 28 caccia Eurofighter“.
Un’intesa che rappresenta “la più grossa commessa di Finmeccanica da sempre”, per il valore di 8 miliardi di euro.
Regali che la ministra “avrebbe tenuto segreti, benchè la legge la obblighi a non ricevere doni dal valore superiore ai 150 euro”.
Se la ricostruzione di Dagospia fosse veritiera, il modello di Rolex in questione sarebbe con tutta probabilità l’Oyster Perpetual Datejust 31: da donna, in oro bianco con una miriade di diamanti, zaffiri a comporre il numero romano sei, movimento meccanico a carica automatica. Un autentico gioiello.
Valore? Oltre 43mila euro secondo il sito della Rolex.
Ma questa non è la prima volta in cui il governo Renzi sarebbe coinvolto in un episodio che riguarda il dono di rolex, sempre provenienti dalla penisola arabica: durante la trasferta a Ryad di novembre 2015, i delegati italiani si sono accapigliati per dei cronografi da migliaia di euro, un omaggio dei sovrani sauditi.
Per questo la delegazione del premier li aveva sequestrati.
All’epoca Palazzo Chigi in una nota aveva scritto: “Sono nella nostra disponibilità ”.
E oltre ai rolex, ci sarebbero anche altri regali “nascosti” da Renzi, tra cui la bicicletta del premier giapponese Shinzo Abe (costo superiore ai 300 euro) e gli orologi esibiti nei suoi interventi alla Leopolda, incluso un Audemars Piguet Royal Oak (se autentico vale 15mila euro).
Dall’ufficio stampa del ministro della Difesa è partita una nota di chiarimento sull’indiscrezione lanciata da Dagospia: “In ordine ad alcune presunte indiscrezioni apparse oggi su Dagospia – si legge nella nota – il Ministero della difesa rende noto che il ministro Pinotti ha sempre seguito le prescrizioni contenute nel Dpcm del 20.12.2007 riguardo i cosiddetti “doni di rappresentanza”. Ove ne ricorrono le condizioni detti doni vengono quindi presi in consegna e custoditi dall’Amministrazione Difesa. Sono perciò da considerare prive di qualsiasi fondamento le notizie apparse oggi su un sito web e riprese incautamente da altri”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
CINQUE GIORNI DEDICATI AI LIBRI E ALLA CULTURA CON 1200 CONVEGNI NEI PADIGLIONI DEL LINGOTTO
“Quella del 2016 sarà un’edizione più interessante ed invogliante del solito con un programma culturale infinito”.
Parole di Ernesto Ferrero e Giovanna Milella, rispettivamente, direttore e presidente del Salone del Libro di Torino che, dopo il concerto inaugurale previsto per questa sera e trasmesso anche in eurovisione, domani mattina daranno il via a questa 29esima edizione in programma fino al 16 maggio prossimo.
Saranno cinque giorni dedicati ai libri e alla cultura, con 1200 tra convegni, presentazioni e dibattiti nei vari padiglioni del Lingotto che per l’occasione sarà occupato da più di mille espositori e da settanta nuovi editori.
Un’intera città in festa, a cominciare dal suo simbolo, la Mole Antonelliana, illuminata di blu, per un Salone che quest’anno, più che mai, vuole guardare lontano, dimenticando tutte le polemiche che ci sono state nei mesi passati, dai buchi di bilancio alle dimissioni a sorpresa, per spingersi oltre e dedicarsi alle ‘Visioni’, come recita il titolo scelto per questa edizione, con un’immagine-simbolo realizzata dall’artista campano Mimmo Paladino dove un libro alato azzurro sembra galleggiare all’infinito.
E sarà proprio quel simbolo — che John Wallis utilizzò per primo nel 1655 — ad accogliervi una volta dentro il Padiglione 5, nello spazio del Bookstock Village: una grande installazione in forma di ‘Terzo Paradiso’ (un infinito con tre occhi) costruita con diecimila libri e realizzata da un altro grande artista italiano, Michelangelo Pistoletto. Migliaia di libri che lunedì prossimo, giorno di chiusura, dalle ore 18, saranno regalati al pubblico presente.
Tra le novità di quest’anno, la scelta di non avere un Paese ospite, ma una cultura, quella araba, dal Maghreb all’Iraq dando una particolare attenzione a temi attuali come le migrazioni, il dialogo, la ribellione contro i regimi brutali, il confronto, la letteratura come rifugio e l’integrazione.
Tra gli ospiti più attesi, Thar Ben Jelloun — con il suo nuovo libro, Matrimonio di piacere (La Nave di Teseo edizioni) — il poeta siriano/libanese Adonis che parlerà del vero messaggio del Corano presentando il suo libro, Violenza e Islam (Guanda), il direttore del Museo del Bardo di Tunisi, Moncef Ben Moussa, il giovane esordiente Saleem Haddad (con Ultimo giro a Guapa, e/o edizioni) e la prima donna musulmana a ricevere il Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, che presenterà Finchè non saremo liberi (Bompiani).
Domenica, invece, un altro incontro da non perdere è quello con il giornalista Antoine Leiris (ore 15,30, Arena Bookstock) che ha perso la moglie nell’attentato al Bataclan di Parigi, ma che ha scritto un libro emblematico sin dal titolo, Non avrete il mio odio, pubblicato da Corbaccio.
Il concerto inaugurale
Saranno le note della suite sinfonica dalla “Lady Macbeth del distretto di Msensk” di Sostakovic, interpretata dall’Orchestra Sinfonica della Rai, a salutare questa ventinovesima edizione.
L’appuntamento è previsto alle ore 20 e 50 di oggi in diretta per la prima volta su Rai5, Radio3, Euroradio e in streaming. Sul podio, l’americano James Conlon – attuale direttore musicale della Los Angeles Opera e nuovo direttore principale dell’Orchestra Rai dal prossimo ottobre — alla sua prima esibizione torinese.
L’apertura con Franceschini. L’inizio con Napolitano
Venerdì mattina, dalle 10 e 30, l’apertura ufficiale con il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini che visiterà gli stand, mentre nel pomeriggio il presidente emerito Giorgio Napolitano presenterà (Sala Gialla ore 17) il suo libro, Europa, Politica e Passione (Feltrinelli). Si continua, poi, con l’incontro con Francesco Guccini, un ricordo di Gianmaria Testa e le letture di Giuseppe Battiston.
Gli autori stranieri
Nello stesso giorno del già citato Jelloun, ci sarà anche l’indiano Amitav Ghosh, che proprio 13 maggio alle 18 presenterà l’ultimo volume della sua Trilogia della Ibis, Diluvio di fuoco (Neri Pozza).
Il premio Pulitzer Michael Cunningham, presenterà Un cigno selvatico (La nave di Teseo) di cui vi abbiamo parlato in anteprima poche settimane fa e altri autori come Muriel Barbèry, Saleem Haddad, Clara Sà¡nchez, Bernard Quiriny, Tommy Wieringa, e Jeffrey Deaver.
Gli autori italiani. Scalfari grande assente
Tanti, troppi, da elencare tutti. Vi consigliamo di visitare il sito ufficiale per avere una panoramica molto più dettagliata. Vi possiamo dire chi non ci sarà : il giornalista e fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, assente per motivi di salute. Avrebbe dovuto presentare sabato Il Labirinto, un libro che scrisse per la prima volta diciotto anni fa e che in questi giorni Einaudi ha ripubblicato con contenuti inediti.
Due premi Nobel al Salone 2016
Oltre alla già citata Shirin Ebadi, avvocato iraniano molto attenta alla difesa di donne e bambini, torna al Lingotto anche il Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo con il suo nuovo libro-intervista, Dario e Dio (Guanda), scritto assieme a Giuseppina Manin.
Il lato ‘pop’ del Salone 2016 con Zalone e Ligabue
È la Puglia la regione ospite scelta per il questa edizione e tra i suoi rappresentanti avrà anche il comico Checco Zalone, il cui incontro pubblico è previsto per venerdì 13 alle 15.
Un altro artista molto amato è il musicista Ligabue, che presenterà il suo libro sabato 14 alle 21 in Auditorium. Si intitola Scusate il disordine ed è in uscita per Einaudi. Domenica, inoltre, ci saranno anche altri big storici della musica italiana nelle vesti più o meno inedite di scrittori: Roberto Vecchioni, Francesco De Gregori e Antonello Venditti.
Un Salone Gay Friendly
Nella città in cui da trentuno anni si svolge il Gay e Lesbian Film Festival ci sarà per la prima volta anche uno spazio al Salone dedicato interamente ai diritti Lgtb. Nell’Arena Piemonte sarà ospitato uno spazio dedicato ai diritti, gestito dal Coordinamento Torino Pride. L’inaugurazione è prevista per domani alle 12 alla presenza del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, del sindaco di Torino Piero Fassino.
Il Salone e il Vaticano
Anche quest’anno sarà presente il Vaticano con l’enorme stand della Libreria Editrice Vaticana: dai colori onirici dove spiccano i colori ‘pontifici’ giallo e bianco, vi sorprenderà per le dimensioni.
Al centro c’è una grande struttura che ruota per centodieci metri quadrati attorno a una barca a vela, evocatrice tanto della barca di Pietro come delle tante barche che da alcuni anni solcano i mari alla ricerca di patria e sicurezza.
Le mostre
Il Salone del Libro quest’anno ospita due importanti mostre.
Una è l’esposizione dei manoscritti autografi dei 33 Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, scritti fra il febbraio 1929 e l’agosto 1935; l’altra è La Guerra di Piero, che ricostruisce invece lo studio-biblioteca di Piero Melograni (1930-2012), storico e divulgatore. La mostra prende le mosse dalla sua Storia politica della grande guerra (1915-1918) e offre una particolare attenzione ai documenti, come la prima edizione dell’Alcova d’Acciaio di Filippo Tommaso Marinetti, alle foto e ai carteggi privati, come quelli fra Gabriele d’Annunzio e Arturo Toscanini.
Il Salone e i fumetti
Tra i più attesi, quello di sabato 14 maggio, alle 17, con Leo Ortolani presenterà una raccolta delle sue recensioni cinematografiche a fumetti, intitolata Il buio in sala (BAO Publishing) e quello con Zerocalcare, previsto per domenica 14 maggio, alle 16 e 30,.
Parlerà del suo ultimo fumetto, Kobane Calling, in cui racconta tre viaggi per lui molto importanti che lo hanno portato a toccare la Turchia, la Siria e l’ Iraq. Sempre domenica, alle 17 e 30, Paolo Bacilieri parlerà di more FUN (Coconino Press/Fandango).
Anniversari e celebrazioni
70 anni per tre. Per la Festa della Repubblica, anticipando così il due giugno, e per due case editrici: la Neri Pozza e la Longanesi. Dieci sono invece gli anni passati dall’uscita di Gomorra, il super bestseller di Roberto Saviano che torna in libreria con un suo testo inedito nei Nuovi Oscar Mondadori.
Lo scrittore napoletano parteciperà ad un incontro sabato 14 assieme a Marco D’Amore, attore della fortunata serie tv la cui seconda stagione è iniziata ieri in su Sky.
Tra gli altri anniversari, saranno ricordati i 500 anni della prima pubblicazione dell’Orlando Furioso, di scrittori come Miguel Cervantes e William Shakespeare (che morirono a un giorno di distanza nell’aprile del 1616), e i cento anni dalla scomparsa di Guido Gozzano e dalla nascita di Natalia Ginzburg.
Costi e biglietti
Tra le novità di quest’anno, il biglietto ridotto che da 9 euro scende a 8, mentre rimane invariato l’intero, 10 euro. Tutti i biglietti possono essere acquistati in prevendita online su salonelibro.it. Ci sarà anche il biglietto ridotto preserale a 5 euro e sarà valido dopo le ore 18.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
DOPO IL NO DELLA COMMISSIONE ELETTORALE, ANCHE IL TAR RESPINGE IL RICORSO
Fratelli d’Italia e Fuxia People restano fuori dalla corsa per le elezioni comunali. 
Il Tar lombardo ha bocciato le istanze di riammissione presentate dai due gruppi, l’ultima spiaggia per tentare di rientrare nella partita elettorale dopo gli errori materiali riscontrati dalla commissione e riconosciuti anche dai rappresentanti delle liste.
Fratelli d’Italia appoggia la candidatura a sindaco di Stefano Parisi per il centrodestra, mentre Fuxia People sostiene quella di Maria Teresa Baldini, la consigliera regionale nota per le sue crociate contro i migranti.
I due gruppi si erano rivolti ai giudici amministrativi dopo che la commissione elettorale – l’organo misto che ha il compito di controllare la regolarità delle firme e dei documenti – aveva ribadito l’esclusione delle loro liste, respingendo le istanze di riammissione.
Proprio la mancanza di alcuni moduli aveva creato problemi alla formazione di Fratelli d’Italia, che ha schierato l’ex vice sindaco sceriffo Riccardo De Corato, ma anche la soubrette Simona Tagli.
Alcuni degli stessi candidati di Giorgia Meloni, però, erano convinti di poter ancora rientrare in partita, presentando o integrando i documenti che mancherebbero all’appello. In particolare quelli relativi alle disposizioni che regolamentano l’incandidabilità .
Ma il Tar stasera ha bocciato il loro rientro.
Ora è possibile che gli interessati facciano appello al Consiglio di Stato.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
ENTRO SABATO IL TAR DECIDERA’ SULL’ESCLUSIONE DELLA LISTA A MILANO… TUTTI I PRECEDENTI
Tre giorni di tempo per conoscere la sorte delta lista di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni comunali.
Entro sabato, come prevede la legge, la terza sezione del Tar, presieduta dal giudice Ugo Di Benedetto, terrà l’udienza pubblica in cui verrà discusso il ricorso che il partito di Giorgia Meloni depositerà stamane contro la decisione della commissione elettorale mandamentale, che l’ha escluso dalla scheda per le amministrative del 5 giugno.
Una decisione che lunedì scorso la commissione elettorale ha ribadito, ritenendo irrimediabile il pasticcio combinato dai presentatori della lista, che non hanno allegato il modulo in cui i candidati attestano di non avere impedimenti legali per presentarsi, come prevede la legge Severino.
La decisione del Tar verrà presa immediatamente, al termine dell’udienza.
E da quel momento, se il Tar dovesse dargli torto, Fdi avrebbe solo 48 ore di tempo per l’ultima mossa, il ricorso al Consiglio di Stato.
Ma quante sono le possibilità che il ricorso venga accolto?
Lo studio dei precedenti lascia aperte tutte le soluzioni, ci sono stati in altre città casi in cui ai partiti esclusi è stato consentito rimediare all’errore commesso, e altri in cui invece è scattata l’esclusione definitiva dalla contese.
Negli ambienti milanesi di Fdi non si nasconde la preoccupazione, anche se si ribadisce che la dichiarazione era stata regolarmente firmata e che solo un effetto on voluto dell’impaginazione ha impedito che il modulo venisse stampato e depositato per intero.
Il ricorso al Tar verrà notificato anche alla Commissione elettorale comunale, cioè all’organo che ha respinto la lista, e che potrebbe scegliere di costituirsi in giudizio davanti al Tar per rivendicare la correttezza del proprio operato.
Il ricorso andrebbe notificato anche agli «eventuali controinteressati», ma è difficile che in questa definizione possano venire ricompresi anche i partiti che alle elezioni invece sono stati ammessi, e che potrebbero in questo modo opporsi al rientro in gara della lista di Fdi.
(da “il Giornale”)
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Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO “FIRMA” UN PATTO CON LE GERARCHIE VATICANE: IL NO ALLE NOZZE GAY E’ IL SEGNALE
Le unioni civili sono entrate prepotentemente nella campagna elettorale delle amministrative, in
particolare in quella di Roma.
A creare grande stupore è stato Alfio Marchini dichiarando che sarà , se eletto, un sindaco obiettore di coscienza.
«Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose per cui non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni». Certo, ha aggiunto, «le leggi vanno rispettate, ma credo di esser libero di dire che non celebrerò matrimoni».
Figurarsi se non è libero, ma ecco la metamorfosi di «Arfio».
Niente male per un candidato che veniva accusato da Giorgia Meloni di essere troppo di sinistra (e per questo si è spezzato il centrodestra).
L’alfiere delle liste civiche con il «core de’ Roma» nel simbolo e lo slogan «liberi dai partiti», ora vira a destra. E non solo perchè alla fine ha trovato sulla sua strada un alleato inaspettato, Silvio Berlusconi che ha ritirato Guido Bertolaso, schizzando in alto nei sondaggi.
No, «Arfio», nonno partigiano che regalò a Togliatti il Bottegone, amico di Massimo D’Alema, ha capito che nella capitale può sfondare tra i cattolici.
Soprattutto avere una mano dai cattolici che ancora contano a Roma. E l’ha capito tre giorni fa quando è stato ricevuto in forma privata da Papa Francesco.
Marchini era accompagnato dal senatore Gaetano Quagliariello che in Vaticano ha molti agganci essendo stato in prima fila a tutti i Family Day e nelle battaglie contro l’utero in affitto, il caso Englaro e le unioni civili.
L’incontro con il Santo Padre ha funzionato come l’illuminazione sulla via di Damasco.
Non è che il Pontefice gli abbia promesso qualcosa in termini di sostegno alla campagna elettorale. Nulla di tutto questo. Di questo non si parla con Francesco. Tuttavia essere ammesso a visita privata non è poca cosa, non è da tutti.
È un segnale ben preciso, una sorta di viatico. Come se le alte e altissime sfere Oltretevere gli avessero detto «vai, figliolo, siamo con te».
Marchini ha lavorato tosto a quell’incontro di tre giorni fa; per accreditarlo nella sacre stanze sono stati in molti. Quagliariello, certo, e Gianni Letta. Ma anche Guido Bertolaso, che entrature nei palazzi vaticani ne ha tantissime, dai tempi in cui gestiva con Francesco Rutelli il Giubileo.
Ne era al corrente certamente monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana che, guarda caso, proprio ieri alla vigilia del voto sulle unioni civili ha detto: «Il voto di fiducia può rappresentare anche una sconfitta per tutti».
Allora Marchini si è «convertito» e la forza dei cattolici a Roma sarà messa a sua disposizione.
E il primo obolo da pagare è stato dichiarare che sarà un sindaco obiettore di coscienza. «Arfio» ora crede di poter salire la scalinata michelangiolesca del Campidoglio; o quantomeno di andare al ballottaggio.
Anche perchè i suoi concorrenti non sono visti bene Oltretevere.
Roberto Giachetti, con il suo passato e presente di radicale, è considerato un mangiapreti.
Virginia Raggi neanche a parlarne. Pochi giorni fa la grillina ha detto che vuole ricavare 400 milioni facendo pagare l’Imu alle strutture del Vaticano usate per esercizi commerciali.
Giorgia Meloni? Per amor di Dio: è alleata con Matteo Salvini che ne dice di tutti i colori al Papa e poi anche lei, come i leghisti, vuole cacciare i migranti.
Stefano Fassina? Troppo di sinistra. Marione Adinolfi? Troppo integralista.
Allora «Arfio» in paradiso.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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