Ottobre 19th, 2016 Riccardo Fucile
CORSIE SEMPRE PIU’ VUOTE, PAZIENTI RICOVERATI IN AUMENTO… SERVIREBBERO 25.000 INFERMIERI
Pochi giorni fa, a margine del suo intervento dal palco dell’assemblea Anci di Bari, il premier Renzi ha annunciato che lo Stato italiano tornerà presto a bandire concorsi di assunzione nella Pubblica amministrazione: «Diecimila posti di lavoro suddivisi tra forze dell’ordine, infermieri e dottori».
Un numero che però potrebbe anche non bastare, soprattutto nel caso degli infermieri
«Per salvare il nostro Sistema Sanitario Nazionale dal collasso ne servirebbero almeno 25 mila», è l’allarme lanciato da Cecilia Taranto, responsabile per la Sanità della segreteria nazionale Fp Cgil.
Un’affermazione che sembra trovare riscontro nei dati a disposizione.
Secondo l’analisi del Conto Annuale, periodo dal 2007 al 2014, pubblicata dalla Ragioneria Generale dello Stato, infatti, il Ssn ha perso in soli 5 anni 30 mila dipendenti, di cui si può stimare che un 70% siano infermieri e operatori socio-sanitari.
Nel 2009 il personale ammontava complessivamente a 693 mila unità , ridotte poi a 663 mila nel 2014, e con una progressione simile è probabile che negli ultimi due anni se ne siano perse almeno altre 6 mila.
«Ma se andassimo a vedere regione per regione il quadro sarebbe ancora più drammatico», prosegue la Taranto
Un male diffus
Perchè, se c’è un aspetto che accomuna tutte le regioni del nostro paese, sembra proprio essere quello delle carenze a livello di personale operativo del sistema sanitario.
Dai 1563 dipendenti in meno che lamentano le associazioni sindacali della Puglia, agli oltre 3000 che mancherebbero in Piemonte, fino alla piccola Valle d’Aosta che con soli 703 tra infermieri e operatori socio-sanitari ne avrebbe bisogno di altri 100.
E questi sono solo alcuni dei numeri, mentre è più difficile fare una valutazione di regioni come Calabria, Molise e Campania che, sottoposte a piano di rientro, sono considerate tra quelle in più gravi condizioni
Pazienti in aumento e corsie degli ospedali sempre più vuote, dunque.
Le cause di una situazione del genere vanno ricercate essenzialmente nel progressivo blocco del turnover e delle assunzioni in un settore lavorativo dall’età media sempre più alta e considerato come estremamente logorante, tanto da essere inserito dal governo nella platea di lavoratori che potranno usufruire del cosiddetto «Ape social» per ottenere un accesso agevolato alla pensione.
All’ester
«Una realtà come quella di altri paesi europei, dove per ogni sei malati c’è un infermiere, sarebbe utopistica qui da noi, ma almeno bisognerebbe cercare di coprire i pesanti vuoti che vengono lasciati ogni anno – afferma la rappresentante della Cgil – anche perchè altrimenti si mettono a rischio i diritti dei lavoratori, ma soprattutto la sicurezza dei pazienti».
Cosa che, purtroppo, capita già adesso. Per mandare avanti gli ospedali e le altre strutture sanitarie in condizioni di personale ridotto, infatti, le amministrazioni sono tornate a mettere in discussione norme come la 161 del 2014 che garantisce ai dipendenti sanitari un riposo di 11 ore tra un turno di lavoro e l’altro
O cercano comunque di aggirarle magari ponendo gli orari di reperibilità proprio in mezzo ai turni di riposo, azzerando le ferie e spostando personale da altri settori affidandogli mansioni per cui non è stato preparato a sufficienza.
Come capita nei Pronto soccorso e nelle Emergenze, i reparti dove la preparazione di un infermiere è più importante e dove le carenze di personale oggi si fanno sentire maggiormente
«Renzi propone un rattoppo, nient’altro. Per risollevare il nostro Sistema Sanitario Nazionale servirebbe un programma di turnover organizzato secondo le esigenze di ogni regione e non qualche migliaio di assunzioni una tantum», conclude Cecilia Taranto.
Lorenzo Gottardo
(da “La Stampa“)
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Ottobre 19th, 2016 Riccardo Fucile
PER LA CORTE DEI CONTI RECUPERABILE SOLO IL 4,8%
Se Pier Carlo Padoan avesse la bacchetta magica e potesse di colpo incassare tutte le tasse rimaste in
sospeso nel corso degli anni ridurrebbe di un terzo il debito pubblico. Secondo l’ultimo rendiconto generale dello Stato redatto dalla Corte dei Conti, infatti, ancora l’anno scorso nel bilancio dello Stato erano iscritti ben 795 miliardi di residui da riscossione relativi ai ruoli emessi dall’Agenzia delle entrate.
In realtà nella loro relazione i magistrati contabili gelano subito ogni aspettativa, perchè il valore di presunto realizzo supera di poco i 27 miliardi di euro, appena il 4,8% del totale.
Il maxibuco di Napoli
Che fine hanno fatto gli altri 768 miliardi? La spiegazione sta nelle cosiddette rettifiche. La sola Agenzia delle Entrate negli anni ha chiesto di abbattere 534,2 miliardi di residui.
Poi ci sono le cosiddette «informazioni contabili ritardatarie» ed in questo caso la Corte cita un caso clamoroso, quello dell’ex Ufficio Iva di Napoli, che da solo, tra vecchi condoni e accertamenti infondati e/o inesigibili, ha prodotto un «buco» di 56,14 miliardi. In pratica due volte la manovra che il governo ha appena varato.
Falliti o nullatenenti
Tutti questi residui sono calcolati al lordo, ma anche al netto l’importo è da paura: 552,6 miliardi. Peccato però che di questi ben 117,6 siano a carico di soggetti falliti e altri 65,3 riguardino persone decedute oppure ditte che hanno cessato l’attività .
Tant’è che da questi contribuenti si pensa di ricavare poco o nulla, appena il 2,5% dell’arretrato. Se va bene 4,5 miliardi in tutto.
Poi ci sono 242,8 miliardi legati a procedure esecutive e cautelari che a loro volta non produrranno un euro di incasso ed altri 75,9 miliardi di cartelle intestate a soggetti che in base ai dati dell’anagrafe tributaria risultano… nullatenenti.
Per cui anche da loro non ci si aspetta più nulla. Per fare cassa restano i creditori solvibili (8 miliardi recuperabili su 50,9 di debito netto) e gli importi già rateizzati (altri 14,48 miliardi).
Se si guarda ai conti di Equitalia si ritrova ovviamente la stessa situazione, aggravata però da interessi legali, sanzioni amministrative, aggi e interessi di mora, per cui alla fine il conto totale lievita all’incredibile cifra di 1.058 miliardi.
A tanto ammonta infatti il totale dei crediti non riscossi affidati alla società mista Agenzia Entrate-Inps. Anche questo dato però va ripulito: togliendo i crediti annullati dagli stessi enti che avevano emesso le cartelle esattoriali, tolte le somme difficilmente recuperabili, quelle sospese in seguito a sentenze e forme di autotutela si scende a 506 miliardi.
Poi, se si sottraggono anche le posizioni già oggetto di azioni esecutive di recupero non andate a buon fine (60% del totale), gli importi già riscossi (81 miliardi) e quelli rateizzati (24,5), ad Equitalia restano appena 85 miliardi.
O meglio 51 miliardi, 55 secondo altre stime, che sono le cartelle effettivamente «lavorabili». Che è esattamente il tesoretto finito nel mirino dell’operazione-rottamazione.
Se si applicasse l’aliquota del 4,8 indicata dalla Corte dei Conti per il totale del residuo, il Tesoro dovrebbe incassare tra 2,4/2,6 miliardi di euro. Padoan, invece, rottamando le cartelle punta a racimolare 4 miliardi.
Rate e rottamazione
Il decreto che cancella sanzioni e more, sia per i vecchi ruoli sia per quello che resta ancora da rateizzare per chi sta invece già pagando, è quasi pronto. La novità dell’ultima è rappresentata da una norma anti-furbetti che punta a scoraggiare eventuali «comportamenti opportunistici».
Chi ha in corso la rateizzazioni potrà infatti accedere alla rottamazione a patto che «risultino adempiuti tutti i versamenti con scadenza dall’1 ottobre al 31 dicembre 2016». E lo stesso vale per chi ha sospeso i pagamenti.
Anche in questo caso la decadenza dal piano di rateizzazione deve essere intervenuta prima dell’1 ottobre. La norma-Equitalia entrerà infatti in vigore col 2017, non prima.
Paolo Baroni
(da “La Stampa“)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
I PARLAMENTARI VIAGGIANO GRATIS, LA VOCE “SPESE DI TRASPORTO” E’ INFONDATA… GLI ALTRI MEMBRI DEL DIRETTORIO HANNO SPESO UN QUINTO RISPETTO A DI MAIO, EPPURE SI SPOSTANO ANCHE LORO
È rivolta contro Luigi Di Maio nel Movimento5 stelle. La sua leadership confermata dai leader non sembra essere tale tra i parlamentari che nelle ultime settimane hanno espresso più di un dubbio sull’onnipresenza, sul blog ma anche in tv e negli eventi sul territorio del deputato campano.
E proprio sull’attività politica in giro per l’Italia del vicepresidente della Camera si posa la lente d’ingrandimento dei detrattori.
Alla voce «eventi sul territorio» nelle rendicontazioni mensili ufficiali del M5S, inaugurate durante lo sbarco in Parlamento in piena sindrome scontrini, si registra una cifra che dimostra l’iperattivismo di Di Maio che in tre anni ha speso oltre 100mila euro.
Almeno fino a maggio di quest’anno sono 127.439 per la precisione con una punta assoluta di 9700 euro rendicontati nell’ottobre 2015.
«Beh lui gira tantissimo» commentano vaghi alcuni colleghi. Altri vedono in questa cifra lo specchio di una maratona corsa in solitaria alla ricerca di un consenso personale.
Nel sito Maquantospendi.it (sito non ufficiale ma speculare a quello dei Cinque Stelle) si sommano tutte le cifre rendicontate dai parlamentari divise per categoria.
E Di Maio risulta al primo posto per soldi spesi per attività svolte sul territorio. Secondo classificato con un importo decisamente più basso (31 mila euro) è Roberto Fico, rivale politico di Di Maio.
E così anche gli altri membri dell’ex direttorio spiccano per spese più contenute: Carla Ruocco (25 mila), Carlo Sibilia (19 mila euro), Alessandro Di Battista (16 mila euro). Incluse negli oltre 100 mila euro ci sono le spese di vitto, alloggio e trasporti per le missioni non ufficiali e per eventi come raduni o iniziative sul territorio e infine, sotto la stessa voce, va anche la «stampa di materiale informativo» ovvero i classici volantini.
Insomma, è la dimostrazione che non esiste la politica a costo zero come recitava un mantra dei Cinque Stelle prima di entrare in Parlamento.
EVENTI SUL TERRITORIO
“Gli eventi sul territorio prevedono spese di vitto, di alloggio e anche di trasporti che in alcuni casi non mi faccio rimborsare e in altri non sono rimborsabili, per non parlare delle attività sul mio territorio». Attività che per comodità vengono classificate molto sommariamente come eventi sul territorio.
«Una dicitura fittizia» spiega Di Maio perchè «tutti quanti utilizziamo fondi per spostarci sul territorio, non è eventi sul territorio come a sembrare che si stia finanziando qualcosa. Sono spostamenti logistici e tutto quel che riguarda un normale parlamentare che si muove sul territorio».
Ma non è una spiegazione che convince l’opposizione. «Come fa Luigi Di Maio a parlare di risparmi, di lotta agli sprechi e di attività politica francescana se poi si fa rimborsare dalla Camera la bella cifra di 100 mila euro per attività sul territorio?».
Lo chiede Alessia Morani, vice-presidente del gruppo Pd alla Camera. «Nel goffo tentativo di trovare una spiegazione francescana si arrampica sugli specchi e parla di spese in viaggi. Forse si è dimenticato che queste, per i deputati, sono gratis» conclude.
In effetti non si comprende come altri componenti del Direttorio abbiano speso un quinto di Di Maio. Senza considerare che se uno si sposta per inziative ufficiali si fa rimborsare dal partito, indicando luoghi e costi della sua presenza richiesta.
Qualcosa non torna anche per il Cinquestelle Marra che oggi invitava tutti a “maggiore sobrietà “.
(da agenzie).
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
“UN ERRORE GROSSOLANO DI LINK IN CUI COMPARE IL VECCHIO REGOLAMENTO DICHIARATO NULLO DAL TRIBUNALE DI NAPOLI INVALIDA LA VOTAZIONE”
Consultazione online a rischio invalidità . Potrebbe trasformarsi in un autogol il voto lanciato sul blog di
Beppe Grillo per modificare regolamento e Non Statuto.
C’è il rischio che la mancanza del quorum – questo il timore dei vertici M5S, riporta l’AdnKronos – possa invalidare tutto.
Ieri sul blog di Grillo a metterci la faccia è stato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che in un video ha invitato gli iscritti a valutare le nuove regole e votarle.
Per Lorenzo Borrè, l’avvocato che ha guidato la battaglia legale degli espulsi inducendo il Movimento a munirsi di regole nuove, sarebbe stato commesso un errore grossolano che invaliderà tutto.
Sul blog di Grillo si vota sul Non Statuto e su due opzioni di Regolamento: una con espulsioni, l’altra con sospensioni ‘a vita’.
Il Non Statuto è stato reso interattivo, c’è il link che consente di accedere al Regolamento perchè i due documenti, vera e propria ossatura del Movimento, sono legati l’uno all’altro a doppio nodo.
“Ma cliccando sul link in questione – spiega Borrè all’Adnkronos – compare il testo del vecchio regolamento, quello di cui il Tribunale di Napoli ha ravvisato la nullità , e il cui tenore è ovviamente diverso da quello dei due regolamenti che i votanti sono chiamati a scegliere. Insomma con un voto solo si approvano tre distinti e contrastanti regolamenti. Una confusione che – per Borrè – rende radicalmente nulla la votazione”
Per il legale, più in generale, “il tentativo di modificare il Non Statuto integrandolo con un nuovo regolamento è radicalmente viziato dall’approccio metodologico legato al rifiuto dello strumento assembleare previsto dal codice civile”
“Far votare per la scelta tra due diversi Regolamenti (quello che prevede le espulsioni e quello che prevede la sospensione ‘a divinis’) e contestualmente far approvare una modifica del Non Statuto che prevede la sua integrazione con il testo di uno dei due regolamenti in corso di approvazione comporta, di conserva, l’inammissibile approvazione di una norma statutaria ‘in bianco’, atteso che al momento della votazione della modifica del Non Statuto non si conosce il contenuto definitivo della norma che lo dovrebbe integrare”, fa notare il legale.
Ma il grande equivoco che sopra ogni altro rischia di vanificare gli sforzi del Movimento per dotarsi di nuove regole sta in quel link che richiama il vecchio regolamento.
“Il testo dell’ art.8 del Non Statuto sottoposto all’esame dei votanti è il seguente: ‘Il ‘non statutò è integrato dalle disposizioni contenute nel regolamento pubblicato al link http://www.beppegrillo.it/movimento/regolamento/’ ed ha la peculiarità di essere interattivo, con il risultato che cliccando sul link compare il testo del vecchio regolamento”, quello che i giudici hanno dichiarato nullo, rimarca Borrè.
Altro elemento che rischia di invalidare le nuove regole “è poi la questione degli iscritti mai formalmente espulsi, ma a cui è stato disabilitato l’account, ai quali non è mai pervenuto l’invito al voto e che, di fatto, non possono votare.
E già questo è un granello di sabbia in grado di inceppare il meccanismo.
Insomma: tutto sbagliato, tutto da rifare”, assicura il legale mentre sul blog va avanti la campagna per convincere gli attivisti a votare.
“Tanto movimento per nulla”, si dice convinto Borrè dopo aver scoperto “l’errore grossolano del link che, sopra ogni altro, invalida il tutto”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
“LA LEGA HA PROBLEMI CON GLI IMMIGRATI, LITIGA CON FORZA ITALIA, DICHIARA GUERRA AI VOLONTARI CHE DISTRIBUISCONO PANE AI POVERI, ADESSO SE LA PRENDE PURE CON I NEONATI: E’ UN PARTITO ALLA FRUTTA”
“Viola sarà sempre gradita in Consiglio comunale”. Il messaggio è chiaro.
E a spedirlo è direttamente il sindaco. Destinatari: i consiglieri della Lega che si erano lamentati per la presenza nell’aula di Palazzo Marino di Viola, la figlia di otto mesi della capogruppo di Sinistra x Milano, Anita Pirovano.
Un via libera, quello di Beppe Sala: il parlamentino di Milano non può essere e non sarà vietato ai minori.
Sala ha dettato la linea sul suo profilo Facebook. E quella del sindaco non è stata l’unica reazione arrivata dalla giunta.
Anche l’assessore alla Cultura, Filippo Del Corno, ha commentato così il caso: “Anita Pirovano sta conciliando il suo impegno appassionato per la città con la sua recentissima maternità . Come accade in Europa, si è trovata nella condizione di dover portare in aula consiliare, in via del tutto eccezionale, sua figlia di pochi mesi. La Lega l’ha attaccata per questo. Ecco, capisco l’allergia che la Lega dimostra nei confronti di chi si assume con serietà il compito di rappresentare i cittadini nelle istituzioni, ma non vorrei proprio che nel 2016 fossimo costretti a trovarci di fronte al bivio: o fai la mamma o fai politica. Anita sta facendo tutte e due le cose benissimo, per cui la abbraccio e le dico che con sua figlia in braccio è benvenuta in aula, come lo sono le sue colleghe in tutta Europa”.
Ad aver sollevato la questione al termine di una riunione dei capigruppo a Palazzo Marino è stato il portavoce del Carroccio in Comune, Alessandro Morelli. Ed è a lui che parla l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino: “Morelli si è bevuto il cervello”.
Il segretario metropolitano del Pd, Pietro Bussolati, invece, attacca i lumbard: “La Lega ha problemi con gli immigrati, litiga con Forza Italia, ha dichiarato guerra all’organizzazione che distribuisce il pane ai poveri, perchè indecorosi. E adesso se la prende pure con i neonati. È davvero un partito alla frutta”.
Come assist al Pd i leghisti e associati non potevano fare di meglio.
/da agenzie)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
I 190.000 OCCUPATI HANNO VERSATO IRPEF PER 563 MILIONI
Nel 2015, i 190 mila occupati stranieri in Piemonte (l’8% dei lavoratori in regione) hanno prodotto 9,6
miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’8,7% dell’intero prodotto interno lordo regionale.
È la fotografia dell’economia dell’immigrazione secondo l’indagine della Fondazione Leone Moressa.
Il suo «Rapporto annuale 2016» focalizza l’attenzione sul contributo della componente straniera alle casse pubbliche, per valutare a quanto ammontino le tasse versate dai lavoratori nati all’estero.
«Gli immigrati non comportano solo costi per l’accoglienza – si legge nell’introduzione al Rapporto -, ma anche forza lavoro, gettito Irpef, versamenti pensionistici e un significativo contributo al Pil e all’imprenditoria».
Versamenti Irpef
Non a caso, le imprese straniere in Piemonte sono 41 mila, il 9,2% del totale e il loro numero è cresciuto negli ultimi anni: tra il 2010 e il 2015 sono aumentate del 9,2%, compensando il calo (-9,7%) di quelle italiane.
Quanto all’apporto fiscale, nel 2015 i contribuenti non italiani hanno rappresentato l’8,6% di quelli totali piemontesi e versato allo Stato Irpef per 563,9 milioni.
«Anche in Piemonte il tessuto economico negli anni ha beneficiato della manodopera straniera — prosegue l’analisi della Fondazione Moressa -: 422 mila residenti regolari ricoprono un ruolo di primo piano, anche da un punto di vista economico e fiscale, per l’economia della regione».
Confronto fra i redditi
Nonostante ciò, resta una differenza di reddito superiore agli 8 mila euro l’anno tra lavoratori italiani e stranieri: i primi guadagnano in media 22.499 euro, i secondi 14.171 euro (comunque quasi mille euro in più della media italiana tra gli occupati nati all’estero).
La nazionalità più rappresentata tra gli stranieri in Piemonte è quella romena (quasi 150 mila persone, il 35,4% degli immigrati che vivono in regione).
Seguono i residenti nati in Marocco (13,9%) e Albania (10,4%). Qualsiasi sia l’etnia, in media più della metà è di sesso femminile, ma la quota rosa cresce tra le nazionalità dell’Est, le cui donne spesso trovano lavoro presso le famiglie piemontesi come badanti.
A livello regionale, gli abitanti non italiani (al 1° gennaio 2016) rappresentano il 9,2% della popolazione, in calo dello 0,8% rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, in molte città gli stranieri superano il 15% dei residenti: la «top ten» vede in testa Trecate con il 16,5% (3.360 persone), seguita da Torino (15,5%, 137.902 persone), Tortona (14,6%, 4.013), Novara (14,5%, 15.094), Alessandria (14%, 13.135), Bra (13,6%, 4.037), Novi Ligure (12,9%, 3.618), Mondovì (12,6%, 2.842), Asti (12,3%, 9.375) e Alba (12,2%, 3.840). In Valle d’Aosta, nel 2015 i lavoratori stranieri hanno generato ricchezza per 297 milioni di euro (7% del Pil regionale).
Alberto Prieri
(da “La Stampa”)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
IL RELITTO RECUPERATO IN FONDO AL CANALE DI SICILIA “SIMBOLO DELL’IMPEGNO ITALIANO PER SALVARE VITE UMANE E MONITO PER L’EUROPA”… VI SONO STATE RECUPERATI I CORPI DI 665 VITTIME
Il barcone del naufragio dell’aprile 2015 recuperato in fondo al Canale di Sicilia con il suo carico di almeno 700 morti andrà a Bruxelles come simbolo dell’impegno italiano nel campo dell’immigrazione e allo stesso tempo monito all’Europa perchè mantenga la promessa a condividere l’accoglienza.
Lo ha annunciato il sottosegretario all’Interno Manzione oggi presente a Siracusa alla conferenza stampa nella quale il prefetto Vittorio Piscitelli, commissario del governo per le persone scomparse ha fatto un primo bilancio della grande operazione di recupero e identificazione dei corpi rimasti per oltre un anno in fondo al Canale di Sicilia.
Dalle viscere del barcone, nel frattempo portato nella base della Marina di Melilli dove da aprile è al lavoro un pool interforze e un pool scientifico guidato dalla professoressa Cristina Cattaneo dell’Universita di Milano, sono state recuperate 665 persone, quasi tutti giovani uomini tra i 20 e i 30 anni, ma anche molti adolescenti e un bambino di circa sette anni
I loro corpi sono stati ricomposti e sepolti in diversi cimiteri della Sicilia in attesa che cominci la seconda fase dell’operazione, quella che – con la cooperazione delle Ong e dei canali diplomatici – dovrebbe portare alla loro identificazione e alla restituzione delle salme alle famiglie.
(da agenzie)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
ARRESTATO UN 23ENNE COLLABORATORE DEL CONSERVATORE MCKINLAY, AVREBBE ABUSATO DI UNA GIOVANE NELL’UFFICIO DEL PARLAMENTARE…. ABUSI SESSUALI MATURATI IN UNA CULTURA DI PRIVILEGIO, ALCOL E SESSO
Dal complotto per farlo saltare in aria nel 1605 alle bombe dei separatisti dell’Ira negli anni 70, il palazzo
di Westminster ne aveva viste tante, inclusi un recente scandalo di massa per false note spese.
Adesso sembra anche diventato il teatro di uno stupro.
Sam Armstrong, 23enne consigliere e portavoce di un deputato del partito conservatore, è stato arrestato con l’accusa di violenza carnale e successivamente rilasciato su cauzione mentre le indagini vanno avanti.
La vittima, una giovane donna la cui identità non sarà resa nota, era in sua compagnia nel terrazza del bar del parlamento, affacciata al Tamigi, insieme ad altri coetanei di entrambi i sessi.
“Hanno bevuto molto”, racconta chi li ha visti. A tarda sera Sam e la ragazza si sono appartati nell’ufficio di Craig Mackinlay, il parlamentare dei Tories a cui Sam fa da “portaborse”, come si dice nel gergo della politica: due stanze in un edificio attiguo al Big Ben, chiamato Norman Shaw North Complex, dove molti deputati hanno i loro studi, non essendoci posto per tutti dentro a Westminster.
Lì, nella notte fra venerdì e sabato, sarebbe avvenuto l’abuso sessuale, denunciato il giorno dopo dalla donna
Nè Armstrong, nè il suo diretto superiore, il deputato Mackinlay, commentano la notizia, sparata in prima pagina questa mattina da vari tabloid.
Armstrong è amico di Mark Clarke, un altro giovane funzionario conservatore, espulso dal partito qualche mese fa dopo un caso di violenze ed abusi sessuali soprannominato “Tatler Tory scandal”, lo scandalo dei Tori di Tatler, rivista dell’alta società i cui rampolli finiscono talvolta per fare da stagisti ai deputati del parlamento come un’utile esperienza da mettere sul curriculum.
E in questa cultura di privilegio, alcol e sesso sarebbe maturato lo stupro di cui è rimasta vittima una delle “amiche” invitate dal consigliere del deputato a bere al bar con terrazza in parlamento, luogo esclusivo e notoriamente con la vista più bella della città
La vicenda riecheggia un altro scandalo di sesso & politica: gli abusi ai danni di minori di entrambi i sessi, commessi per anni secondo le accuse da deputati e membri della camera dei lord, negli appartamenti che i parlamentari hanno a Londra come “seconda casa”.
Tutto un mondo, case, uffici, bar con terrazza sul Tamigi, pagato dai contribuenti, rivelatore di uno stile di vita che suscita indignazione e contribuisce ad allontanare la gente dalla politica tradizionale.
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 18th, 2016 Riccardo Fucile
CALANO ANCHE BROKER E INVESTITORI PROVENIENTI DA ALTRI PAESI EUROPEI
Avvocati che fuggono dalla City, banchieri che nemmeno ci arrivano: è un’altra conseguenza delle ansie su Brexit.
La prima categoria in questione, naturalmente, è quella degli avvocati d’affari, che compongono uno dei pilastri della cittadella della finanza londinese insieme a broker e ai protagonisti della finanza.
Messe insieme, le due notizie confermano l’allarme con cui il mondo legale e finanziario segue le intenzioni del governo di Theresa May su come realizzare l’uscita dall’Unione Europea, sancita dal referendum del giugno scorso: intenzioni che per il momento, in base a ripetuti segnali inviati da Downing street e dai suoi ministri, sembrano preludere a un “hard Brexit”, cioè non al divorzio dalla Ue ma pure alla rottura dei legami con il mercato comune, essenziale per gli avvocati e gli investitori che vogliono fare business con il resto del continente senza pagare dazi o tariffe extra.
La prima notizia, riportata dal Guardian, è che centinaia di avvocati di Londra si sono registrati presso il foro di Dublino in modo da poter esercitare la professione anche in Irlanda.
La ragione è semplice: un avvocato, per poter rappresentare clienti alla Corte Internazionale dell’Aia e in altri tribunali in Europa, deve operare in un paese europeo.
Se la Gran Bretagna si troverà completamente fuori dall’Europa, gli avvocati inglesi che vogliono lavorare in Europa avranno bisogno di una “base” europea: per questo alcuni di loro se ne cercano una per tempo a Dublino, dove la lingua è la stessa e la legislazione in certi ambiti è simile.
Un segnale analogo proviene dalla Francia: il Financial Times scrive che il flusso di banchieri, broker e investitori interessati a trasferirsi a Londra da Parigi e dintorni è drasticamente diminuito a causa di Brexit.
Societe Generale, una delle maggiori banche francesi, ha interrotto le assunzioni nella sua sede londinese per l’incertezza sulle conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue.
Una fonte della Bnp Paribas, altra grande banca di Francia, rivela al quotidiano della City una politica dello stesso tipo.
Una differenza abissale rispetto al 2012, quando davanti all’offensiva del presidente Hollande, che dichiarò la finanza il suo “nemico” e minacciò di mettere una tassa del 75 per cento ai ricchi, il numero dei francesi che guadagnavano oltre 100 mila euro l’anno emigrati all’estero aumentò del 40 per cento.
Molti sceglievano come destinazione Londra, per la precisione il quartiere chic di South Kensington, ghetto dorato di banchieri europei, da taluni per questo soprannominato il “21esimo arrondissement di Parigi”.
E mentre gli avvocati mettono un piede a Dublino e i banchieri lo ritirano da Londra, risuona un altro campanello d’allarme da Brexit: in settembre l’inflazione britannica è cresciuta dell’1 per cento, rispetto allo 0,6 per cento del mese precedente.
La Banca d’Inghilterra l’aveva avvertito. Poco per volta, nel Regno Unito lo scenario economico sta cambiando.
E pare soltanto l’inizio di una lunga discesa.
(da “La Repubblica”)
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