Ottobre 15th, 2016 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO VIVE A INGANNI E NON PUO’ PAGARE LA RETTA… I PROF DEL NABA: “DEVE STUDIARE GRATIS”
Disegna davanti alla finestra, per ore, con le cuffie nelle orecchie.
Cosa vuoi fare, Ahmed, della tua vita? «Un capolavoro».
Risponde col sorriso, questo ventenne di origini egiziane, ma non è mai stato tanto serio. Casa Aler a Inganni, mamma precaria, papà invalido, due fratelli. Adolescenza in salita. A un certo punto bocciato, in bilico tra rischio di dispersione scolastica e forza di volontà . A luglio si è diplomato allo scientifico Donatello.
«Un piccolo successo», dice sottovoce. Ha una freccia strepitosa al suo arco, Ahmed Malis. Le mani. Con quelle impugna matite e pastelli e sa riprodurre con incredibile esattezza tutto quello che vede.
Il talento straordinario di Ahme
Disegni impressionanti, che paiono fotografie. «Un incredibile iperrealismo, siamo davanti a un giovane fenomeno – ha detto Luca Molinari, noto architetto e docente -. Il suo è un verismo dal sapore antico, ottenuto con matite e pastelli e non con il computer». Lui, autodidatta, sminuisce: «Ricopio solo la realtà ».
Ma sembrano uscire dal foglio, i suoi soggetti. Un paio di scarpe Nike verdi coi tacchetti da calcio, «quelle che ho sempre sognato di avere».
Il ritratto di Walter White, protagonista della serie tv di successo qualche anno fa Breaking bad .
Una bottiglia di acqua e un bicchiere mezzo pieno, «per ricordarsi che l’altra faccia della mancanza è l’opportunità ».
A settembre doveva decidere il suo futuro. Lavorare? Studiare? Si è messo, come sempre quando deve pensare, davanti alla finestra di casa.
«Viviamo al sedicesimo piano di un palazzo popolare – racconta -. Quando Aler ci ha fatto la proposta l’alloggio era ammalorato, nessuno della mia famiglia voleva prenderlo. Ma io, vedendo lo spettacolo di Milano dall’alto, mi sono impuntato. Coi miei fratelli e amici abbiamo messo a posto tutto, le pareti, i mobili…».
Al Centro di aggregazione giovanile Creta, che accoglie ragazzi del Giambellino e Bisceglie, l’hanno incoraggiato.
«Più di tutti Luca Sansone, educatore. Mi diceva di fare il test all’Accademia di Belle arti di Brera ma non gli ho dato ascolto. Per sfiducia, perchè le mie cose non mi paiono mai perfette, e perchè non avevo mai pensato al disegno come un impegno o una tecnica da imparare».
Quando c’è il talento, invece, è importante coltivarlo. «Come un diamante grezzo da forgiare stando attenti che non perda la purezza, in questo caso dello sguardo» spiega Molinari.
Ahmed è riuscito, non senza fatica, a racimolare i 150 euro per partecipare ai test di selezione per la Naba.
Il coordinatore dei corsi di Pittura e arti visive Andris Brinkmanis era impressionato, gli ha subito detto che era preso. Ma il costo annuo è di migliaia di euro.
«Valuteremo se in via eccezionale è possibile farlo studiare qui comunque per il merito», promette il professore.
Ahmed guarda fuori dalla finestra, e intanto disegna. «Lancio un appello per i miei studi», dice semplicemente.
Elisabetta Andreis
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 15th, 2016 Riccardo Fucile
IL SINDACO NON CEDE: “TOCCATI POTERI FORTI PER AVER RISTABILITO LEGALITA’ NELLA GESTIONE RIFIUTI, NON MI FERMATE”
Due colpi di fucile ad aria compressa esplosi contro una finestra del palazzo municipale, con due fori ben
visibili.
Se ne sono accorti alcuni consiglieri comunali, durante la seduta dell’assise di martedì scorso, quando il consiglio era riunito per discutere di Consuntivo.
È alta la tensione a Petrosino, piccolo comune del trapanese, dove il sindaco ha denunciato l’ennesimo atto intimidatorio subito.
È stato lo stesso sindaco Gaspare Giacalone, finito spesso al centro dell’attenzione mediatica per le sue scelte decise su alcune tematiche delicate e per aver ricevuto sovente minacce da parte della criminalità organizzata, a postare la foto della finestra danneggiata dai fori su Facebook ribadendo la sua intenzione di andare avanti.
Stavolta, però, nel piccolo comune di meno di 10mila abitanti tra Marsala e Mazara del Vallo, gli umori sono diversi rispetto al passato; non si tratta più delle solite lettere anonime arrivate a decine o della provocazione tradotta nel furto della fascia tricolore, ma di qualcosa di ancora più grave: qualcuno è andato sotto il comune ed ha esploso due colpi di fucile.
“Siamo impegnati su diversi fronti —spiega il sindaco a ilfattoquotidiano.it — l’atto subito è sicuramente un messaggio purtroppo non facilmente riconducibile ad un episodio specifico. Abbiamo assunto un impegno forte, ad esempio, sulla gestione dei rifiuti, ma ci siamo occupati anche, e con decisione, di eolico; siamo stati il primo comune in Sicilia ad adottare un regolamento sulla materia ed è chiaro che abbiamo sicuramente toccato poteri forti. Il giorno stesso della mia elezione —continua il sindaco di Petrosino— mi sono trovato ad affrontare una bella patata bollente, prima che mi insediassi: avevano autorizzato la costruzione di uno stabilimento balneare in una zona a protezione speciale. Poi, dopo il mio intervento, è stato tutto sequestrato, è stato colpito un gruppo imprenditoriale di grande rilievo che opera in zona e che è finito sotto il mirino della magistratura”
Le battaglie di cui parla il sindaco di Petrosino hanno portato fra l’altro a indagini giudiziarie e a processi ancora in corso.
“Per quanto mi riguarda —dice il primo cittadino— io andrò avanti per la mia strada e nei giorni scorsi ho partecipato a diversi eventi pubblici proprio per dare un segnale anche ai miei concittadini, perchè comprendano l’importanza di reagire”.
“Sinceramente —conclude Gaspare Giacalone—, ero molto combattuto sull’opportunità o meno di rendere pubblica questa notizia, ma poi ho pensato che non rispondere, paradossalmente, potrebbe essere stato interpretato come un segnale di tentennamento e di paura”.
Carmelo Riccotti La Rocca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 15th, 2016 Riccardo Fucile
ADDETTO ALLA SICUREZZA DI UN LOCALE PESTATO A SANGUE DA CINQUE PREGIUDICATI ITALIANI …CONTESTATA AGGRAVANTE DI ODIO RAZZIALE
Tentato omicidio in concorso, aggravato dai futili motivi e con finalità di odio razziale.
Ecco le pesanti accuse a cui dovranno rispondere i 4 fratelli ed un cugino arrestati questa mattina all’alba dalla polizia del commissariato Casilino, responsabili di aver picchiato selvaggiamente in una sala slot in di Torrenova, un cittadino del Senegal di 42 anni che causa le gravi ferite riportate fu ricoverato con una prognosi di 40 giorni.
L’episodio avvenne il 22 luglio scorso, quando il senegalese in qualità di addetto alla sicurezza del locale, aveva invitato alla calma i presenti, ma per tutta risposta venne aggredito violentemente dai cinque .
Colpito con calci, pugni ed uno sgabello, anche quando ormai era a terra esanime venne ridotto in fin di vita
Le indagini della polizia hanno permesso alla procura di Roma di chiedere ed ottenere dal Gip le misure cautelari ai domiciliari ed il carcere per i responsabili. Particolarmente efferate le modalità dell’aggressione .
I cinque parenti di età compresa tra i 19 ed i 18 anni sono tutti pregiudicati. Di particolare aiuto si sono rivelate le immagini delle telecamere di video sorveglianza,dalle quali è emersa la violenza degli aggressori nei confronti dell’uomo con frasi minacciose a sfondo razziale.
I poliziotti, appena è stato possibile, hanno anche ascoltato la vittima, la quale ha raccontato che il tutto era nato per un diverbio causato dal comportamento di alcuni clienti, dovuto al loro stato psicofisico evidentemente alterato dall’abuso di sostanze alcoliche.
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
ECCO L’ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA CHE PARLAVA DELLE DECISIONI PRESE AL VERTICE DI VARSAVIA… SERVI DEGLI USA DA UNA VITA, ORA MAGGIORDOMI DI PUTIN
Costretta come Giano Bifronte a non distogliere lo sguardo dai pericoli del passato, mentre già
incombono le sfide del futuro, la Nato prova a ritrovare un dinamismo al passo con i tempi e in grado conciliare le molte anime e percezioni che convivono, non sempre in armonia, al suo interno.
In un luogo carico di significati e contrappassi, in quella Varsavia una volta icona del nemico e oggi frontiera delle inquietudini per gli alleati orientali, i capi di Stato e di governo dell’Alleanza atlantica hanno aperto il vertice, che Barack Obama, al suo ultimo viaggio europeo da presidente degli Stati Uniti, ha definito «il momento più importante dalla fine della Guerra Fredda».
La decisione più attesa del summit è il via definito allo stazionamento a rotazione di quattro «battle groups», da 4 a 5 mila uomini in totale, in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, garanzia tangibile della volontà della Nato di «proteggere e difendere» gli alleati del fianco Est, di fronte al riemergere delle ambizioni espansioniste di Mosca. Arrivando nella capitale polacca, Obama ha annunciato che gli Stati Uniti vi contribuiranno con mille soldati. Circa 650 saranno i militari del Regno Unito. Anche Canada e Germania si sono impegnate a inviare unità .
Nel suo intervento in plenaria, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato che l’Italia metterà a disposizione fino a 150 uomini per le quattro brigate del fronte orientale, a conferma della volontà del nostro Paese di non far mai mancare il suo contributo alle scelte più importanti dell’Alleanza: «L’Italia è uno dei Paesi che dà di più alla Nato», ha detto il premier, evocando la presenza italiana in quasi tutte missioni fuori area.
Renzi ha anche ricordato che per la prima volta dopo 8 anni di tagli, il bilancio della Difesa italiana si è stabilizzato e che per il 2016 l’Italia ha aumentato del 20% gli investimenti nel settore.
Polacchi e baltici avrebbero voluto uno schieramento permanente. Ma come ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, «la Guerra Fredda è storia e deve rimanere tale», sottolineando che «la Russia non può e non deve essere isolata, perchè ha un ruolo importante dentro e fuori l’Europa».
«La Russia non è un avversario ma può essere un partner», ha detto il presidente francese Francois Hollande, appena giunto a Varsavia.
Il messaggio di determinazione e fermezza inviato al Cremlino si sposa quindi con la disponibilità a un dialogo «significativo e costruttivo con Mosca».
Ma il vertice di Varsavia certifica un’ambizione molto più vasta e globale dell’Alleanza atlantica. Ieri mattina sono state gettate le basi di una più stretta cooperazione strategica tra la Nato e l’Unione europea, che Obama ha definito «uno dei più grandi successi politici ed economici dei tempi moderni, pietra angolare dei rapporti degli Stati Uniti col mondo».
In una dichiarazione congiunta di Stoltenberg, del Presidente della Commissione Jean Claude Juncker e del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, Nato e Ue si impegnano a condividere l’intelligence, ampliare la cooperazione navale e di terra operativa per il controllo dell’immigrazione, sviluppare capacità difensive complementari tra i membri dell’Alleanza e quelli dell’Unione, non ultimo espandere la coordinazione sulla cyber security, promossa a pieno titolo a «settore operativo» al pari delle operazioni di terra, mare e aria
Con lo sguardo anche rivolto ai pericoli che emergono dal fronte Sud, una istanza da sempre sostenuta dall’Italia, il vertice polacco è ora pronto ad approvare l’uso degli Awacs della Nato per la sorveglianza aerea nella lotta al terrorismo jihadista, l’addestramento delle forze iraniane, l’aumento della presenza nel Mediterraneo per rafforzare il controllo del flussi migratori, l’eventuale incremento della presenza militare in Afghanistan.
Paolo Valentino
(da “il Corriere della Sera”)
8 luglio 2016
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
BERLUSCONI NON VUOLE INFILARSI NELLA TRAPPOLA REFERENDUM: “SE PREVALE IL NO I VINCITORI SARANNO GRILLO E D’ALEMA, SE PREVALE IL SI’ VINCERA’ RENZI”… E INTANTO PAGA 90 MILIONI DI DEBITI DI FORZA ITALIA
Più volte, in queste settimane di assenza di Berlusconi, hanno chiesto a Confalonieri lumi su cosa accadrà . E quale sarà l’impegno del Cavaliere in politica, diventata la sua vera passione degli ultimi vent’anni.
Più volte, la risposta, col tono dell’amico, è stata l’auspicio di un ritiro definitivo dalla politica. Con l’aggiunta: per il suo bene.
E c’è da immaginare che l’auspicio, condiviso con i vertici aziendali e qualche amico, sia un consiglio ripetuto più volte in privato.
Perchè, spiega un fonte alta di Mediaset, “comunque vada questa non è la partita di Berlusconi”. Nel senso che “se vince il no è la vittoria di Grillo o di D’Alema e se vince il sì è di Renzi”.
E un buon rapporto col governo che c’è e che verrà non necessita, anzi verrebbe complicato, dalla presenza in campo del Cavaliere e della sua ormai inservibile classe dirigente se è vero, prosegue la fonte, che “i rapporti col governo attuale sono eccellenti, basta sentire Confalonieri tessere le lodi di Giacomelli”.
E se è vero che è sempre sbagliato pensare che il Cavaliere sia bollito, che altri possano decidere per lui quasi fosse interdetto, e che non fa nulla che in fondo non condivide, magari facendo finta che lo stia subendo in nome del “sai che non posso dire di no”, “lo devo a Marina”, se è vero tutto questo si può sintetizzare il suo atteggiamento verso il referendum in modo molto pragmatico, al netto degli spifferi del suo staff che parlano di lui come alla vigilia del ’94: Berlusconi vive questa storia come una trappola in cui non si vuole infilare.
Un battaglia lose lose, sia in caso di vittoria netta del sì sia in caso di vittoria netta del no, con l’aggravante che la battaglia in sè è un rischio per chi ha avuto uno scompenso cardiaco all’atterraggio a New York.
È per questo che la Meloni e Salvini, pronti a partire per Milano per un vertice, si sono sentiti dire che “il presidente è appena rientrato e vuole riposare e preferisce non vedere nessuno”.
Quelli attorno fanno di tutto per normalizzare la comunicazione, lasciando intendere che come sempre il Cavaliere farà una cosa imponente gli ultimi quindici giorni, anche se poi a domanda successiva ti accorgi che al massimo potrà registrare qualche video o una puntata addomesticata da Vespa: non scontri, niente piazze o teatri, bagni di folla o più iniziative in un giorno. Quelli attorno raccontano questo.
Ma gli auspici di Confalonieri trovano ovunque rumorose conferme di una grande dismissione della politica e di un ritiro che sembra già in atto secondo la battuta che circola nell’azienda: “Berlusconi si sta astenendo sul referendum, perchè mettere la faccia dieci giorni prima, ammesso che la metta, è come non metterla”
Una volta le battaglie erano totali.
Col Cavaliere, anche lui interpellò i consulenti americani di Bush come Renzi sta facendo con Jim Messina, che mobilitava andando tutti i giorni in tv.
E facendo propaganda in terra, in cielo — una volta mandò gli elicotteri su Gallipoli con la scritta “cacciamo D’Alema dal parlamento” — e da mare, con la famosa Nave azzurra del 2000.
Oggi la dismissione viaggia su un utilitaria, anzi l’utilitaria per eccellenza, la Fiat 500. Proprio così.
Il 22 da Milano partiranno una quindicina di Fiat500 guidate da volontari, con il simbolo di Forza Italia e la scritta No che andranno in giro fermandosi dove c’è qualche manifestazione del partito per il No.
E se le utilitarie indicano la volontà di non investire, i conti correnti di Forza Italia contengono un’altra traccia, perchè proprio nelle settimane successive all’intervento al cuore a sono stati sanati i novanta milioni di debiti.
Non è ancora un ritiro definitivo, ma quando ci sarà , i conti saranno in ordine.
Perchè i debiti non si lasciano a chi viene dopo, anche se non viene nessuno.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
L’ATTIVISTA DELLA DENUNCIA: “ANCHE GRILLO ERA STATO INFORMATO”
C’è un’altra mail che Luigi Di Maio non ha letto o ha sottovalutato, dopo quella firmata Paola Taverna
che lo avvisava delle indagini a carico dell’assessora di Roma Paola Muraro e che ha scatenato un putiferio concluso con le sue pubbliche scuse.
È una mail anonima che lo informava della falsificazione di duemila firme avvenuta nel 2012, a Palermo, prima delle elezioni comunali.
Per capire quanto i vertici del M5S sapessero di questa storia che vede sul banco dei sospettati deputati pentastellati e racconta di un’ulteriore faida tra i grillini, bisogna ricostruire la vicenda dalla fine e guardare con attenzione alle date.
È la trasmissione Le Iene, il 3 ottobre, a tornare su una vicenda che sembrava aver avuto il suo epilogo quattro anni fa con l’archiviazione di una prima inchiesta.
Gli autori hanno ricevuto dallo stesso anonimo che lo scorso luglio dice di aver mandato la documentazione a Di Maio, responsabile enti locali per il M5S, fogli contenenti le firme vere raccolte nel 2012 per la presentazione delle liste.
Ma se quelle vere sono in circolazione, cosa è stato consegnato agli uffici elettorali del Comune di Palermo?
Le Iene lo rivelano nella puntata successiva del 9 ottobre: sono fogli che secondo due esperti grafologi contengono duemila firme false.
Di Maio incontra un autore del Le Iene il 26 settembre in un locale di Testaccio. Sembra cadere dalle nuvole.
Ma solo il 3 ottobre, dopo il servizio tv, ammette in un comunicato di aver fatto cercare la mail e di averla effettivamente ricevuta «il 12 settembre all’indirizzo della mia segreteria». Email poi inoltrata ai carabinieri.
Il 10 ottobre la procura di Palermo riapre l’inchiesta e Beppe Grillo dal suo blog ringrazia «Le Iene e le persone che hanno denunciato il fatto» definendo il M5S «parte lesa».
Peccato però che contemporaneamente uno dei deputati coinvolti, Claudia Mannino, tra l’altro segretaria dell’ufficio di presidenza della Camera, abbia annunciato querela verso i denuncianti.
Tra di loro c’è il professor Vincenzo Pintagro che a Le Iene ha raccontato di essere stato testimone oculare della falsificazione a opera della Mannino e Samanta Busalacchi, altra attivista oggi tra i candidati a sindaco di Palermo.
«C’erano loro due all’ingresso – spiega a La Stampa – mentre nella sala interna c’erano Francesco Lupo e Riccardo Ricciardi, fratello e marito della deputata Loredana Lupo».
«Una parentopoli che denuncio da tempo» continua Pintagro.
Sono i big del M5S locale e fanno riferimento a Riccardo Nuti, ex capogruppo alla Camera, ex candidato sindaco nel 2012 con lo pseudonimo accalappia-voti «Il Grillo». Dopo la querela, gli altri deputati, da Di Maio in giù, hanno detto di «fidarsi di loro». Mentre nessuno ha telefonato a Pintagro, nè Di Maio nè Grillo.
Anche se pare che il comico, su tutte le furie, abbia fatto in modo di congelare le «comunarie» di Palermo.
C’è, però, un altro particolare che racconta Pintagro: «Grillo sapeva. Era stato informato durante una cena a Genova con i cento migliori attivisti. Glielo disse Luigi Scarpello, proprietario del locale in cui falsificarono le firme». E cosa fece? «Allargò le braccia. Lo capisco pure: gli rompevano le palle da tutta Italia ».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
GLI ISCRITTI SAREBBERO 130.000, OCCORRE ARRIVARE AL 75%, MA TUTTO AVVIENE SENZA CONTROLLO DI AUTORITA’ TERZA
Bip bip. Squillano i cellulari degli attivisti del Movimento 5 Stelle. O meglio, lo fanno quelli di chi non ha ancora votato il nuovo regolamento da associare al non statuto del non partito di Beppe Grillo.
A mandare il messaggio, è il capo politico in persona. Anzi, per lui lo fa un complesso sistema elettronico che conserva i numeri degli iscritti al blog e sa chi – di questi – ha già votato oppure no. Ma la firma è la sua.
“Belìn! – si legge sul display – Ma non hai ancora votato? Vota subito sull’aggiornamento del Non Statuto e del Regolamento M5s”. Segue link che rimanda alla votazione e “un abbraccio” da parte del leader.
L’obiettivo iniziale di 100mila firme è considerato ora dai grillini non obbligatorio, ma c’è una norma del codice civile secondo cui per modifiche ai regolamenti delle associazioni non riconosciute serve il parere del 75% dell’assemblea (gli iscritti al blog dei 5 stelle, stando all’ultima dichiarazione al riguardo, dovrebbero essere almeno 130mila).
I vertici M5S ora sostengono che “la nostra non è un’assemblea fisica, è on line, e davanti a un giudice sarà sufficiente dimostrare che abbiamo fatto il massimo per rispettare gli obblighi di legge. Per questo è necessario raccogliere il maggior numero di firme possibile”.
Tesi peraltro discutibile e non confermata.
Da qui la caccia ai ritardatari prima con le e mail mirate, ora con gli sms.
Le nuove regole sono state scritte per cercare di evitare i casi di ricorsi come quelli di alcuni espulsi di Roma e Napoli, che hanno vinto la loro battaglia in tribunale e che il Movimento è stato costretto a riammettere.
E, se non fosse andato via prima, avrebbe aiutato anche a contrastare un eventuale ricorso del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, sospeso da mesi.
In una delle due versioni che si possono scegliere, è prevista la sospensione per uno o due anni, che può tramutarsi in sospensione a vita.
Nell’altra versione ci sono invece le espulsioni. In entrambe, la nascita di un comitato di tre probiviri, un tribunale politico proposto dal garante ed eletto via blog tra i parlamentari che dovrà decidere le sanzioni da comminare. L’ultima parola resterà però sempre a Beppe Grillo, che potrà annullare le punizioni o sottoporle a una decisione online tra gli iscritti.
Ma molti espulsi sono pronti a impugnare anche il nuovo regolamento di fronte al giudice.
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
ACCADE A VALENZANO , LA CITTADINA DELLA MONGOLFIERA DEDICATA AL BOSS DURANTE LA FESTA DEL PATRONO
Con l’accusa di aver chiesto all’ex vicesindaco di Valenzano, alle porte di Bari, 1.000 euro al mese in
cambio della candidatura alle elezioni regionali pugliesi del maggio 2015, la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco di Valenzano, Antonio Lomoro (coalizione di centrodestra), e per il consigliere comunale di maggioranza Agostino Partipilo.
Lomoro nei mesi scorsi è balzato all’onore delle cronache per la vicenda della mongolfiera per la festa patronale di san Rocco dedicata alla famiglia di un pregiudicato locale e che ha acceso un dibattito sul ruolo delle istituzioni nella lotta alla mafia, portando a Valenzano anche la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi.
Stando alle indagini della magistratura barese, coordinate dal sostituto Claudio Pinto e dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno, più di un anno fa il sindaco e un consigliere si sarebbero resi protagonisti di un’altra vicenda ora finita in un’aula di tribunale.
I due indagati avrebbero cioè indotto l’ex vicesindaca Francesca Ferri “a consegnare loro indebitamente 1.020 euro mensili, corrispondente all’indennità percepita per la carica rivestita, non riuscendo nell’intento per rifiuto nella stessa”.
Avendo appreso dell’intenzione della Ferri di candidarsi alle elezioni regionali, in particolare, le avrebbero fatto “chiaramente intendere come per candidarsi fosse necessario il loro consenso e il loro avallo politico”.
A questo scopo, e per non essere sfiduciata in giunta comunale, avrebbe dovuto pagare.
Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito che dopo il suo rifiuto, nel marzo 2015, le sarebbe stato revocato dal sindaco l’incarico al Comune.
A due indagati la Procura contesta il reato di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità . L’inchiesta è partita dalla denuncia di Ferri, difesa dall’avvocato Fabio Campese, che si costituirà parte civile. L’udienza preliminare inizierà il 16 febbraio 2017 dinanzi al gup barese Giovanni Anglana.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 14th, 2016 Riccardo Fucile
SONDAGGIO IXE’, RENZI AGGUANTA IL PARI: ENTRAMBI AL 37%… ANCORA QUALCHE APPARIZIONE DI SALVINI, BRUNETTA E DIBBA E MATTEO MANGIA IL PANETTONE
È testa a testa tra Sì e No al referendum costituzionale, a poco meno di due mesi dal voto del 4 dicembre.
I due fronti, infatti, sono appaiati al 37%, con gli elettori Pd compatti per confermare la riforma costituzionale (70%) e quelli del M5S decisamente contrari (65%).
Lo dice un sondaggio dell’Istituto Ixè, illustrato ad Agorà su Raitre.
Se si votasse oggi, inoltre, l’affluenza sarebbe del 51%, mentre andrebbe alle urne il 76% degli elettori Pd, il 62% del M5S, il 70% della Lega Nord e il 49% di Forza Italia.
Queto ultimo dato fa riflettere.
Mentre il Pd riesce a mobilitare 3 propri elettori su 4, M5S e Lega ne convincono solo 2 su 3 e Forza Italia 1 su 2.
Non solo, in base ad altri sondaggi il 40% degli elettori di Forza Italia sarebbe intenzionato a votare Sì, cosi come il 20%-25% di quelli di Lega e M5S.
Compensati solo in parte da un 20% di elettori Pd indirizzati verso il No.
Non a caso il 37% del No rappresenta un 25% in meno rispetto alla somma M5S-Centrodestra-Sinistra Italiana che sono schierati per il rifiuto della riforma.
(da agenzie)
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