Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE ALL’AMBIENTE SI DICE “AMARAGGIATA E DELUSA” DALLA GIUNTA GRILLINA: “LE DECISIONI ARRIVANO DAI VERTICI DEL M5S ESTERNI AL COMUNE”
“È una guerra tra bande, non lavorano per Roma”.
Lo afferma l’ex assessora all’Ambiente al Comune di Roma Paola Muraro in un’intervista al quotidiano Il Messaggero a meno di due mesi dalle sue dimissioni dopo essere stata raggiunta da un avviso di garanzia.
“Sono delusa ed amareggiata – aggiunge – non rivoterei Virginia. Resterei a casa”.
Intanto c’è ancora fermento sul caso dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, finito nella bufera per un’intervista alla Stampa in cui esprimeva duri giudizi su Virginia Raggi (ascolta l’audio) e che ieri ha rimesso il suo mandato nelle mani della sindaca che ha respinto le dimissioni con riserva.
Il capogruppo del M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara in mattinata ha spiegato: “Non abbiamo ancora incontrato l’assessore Berdini. Ieri ha avuto un colloquio con la sindaca per un chiarimento, ma prima di esprimerci dovremo confrontarci anche noi con lui”.
A chi gli chiedeva se la ‘riserva’ è una conferma a tempo Ferrara ha risposto: “No, semplicemente dobbiamo incontrarci per chiarire e capire come andare avanti”.
Sulla vicenda Berdini si è espressa anche Muraro che nell’intervista ha spiegato che: “sono cose che Berdini ha sempre detto, anche in giunta davanti a tutti. Pure di me parlò in quei toni, so che chiese le mie dimissioni se fossi stata indagata. Ma poi si è scusato”.
Secondo l’ex assessora “in questa giunta manca coerenza. Mancano soprattutto delle risposte a chi ha votato Cinquestelle. Prima avevamo un programma che era considerato come un vangelo. Ora non mi sembra che sia più così. Quando ero assessore con il cosidetto Raggio magico non avevo molti contatti – continua Muraro – Questo gruppetto di fedelissimi aveva fatto la campagna elettorale con la sindaca. Si erano creati rapporti effettivamente molto stretti. E la sindaca si è appoggiata a loro. Alla fine è stato un errore. Alla luce di questi fatti anche io non so più con chi ho parlato. Sa, a Roma si fa fatica a capire di chi ci si può fidare…”.
“Io ho dato le dimissioni – conclude l’ex assessora perchè la mia vita non la lascio fare a brandelli da un gruppo di consiglieri e di politici. Loro si aspettavano le mie dimissioni ed io le ho date. Sono stata coerente. Oggi penso che le avrebbero dovute respingere come hanno fatto con Berdini – continua Muraro – ma non dipendeva nemmeno più dai consiglieri ma da altri: dai vertici del Movimento e dipendere dai vertici che non ho mai conosciuto, non è una bella cosa”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
RIMOSSO L’OSTACOLO DELL’ASSESSORE AMBIENTALISTA, VIA LIBERA DEI GRILLINI AI PALAZZINARI
A dispetto delle dichiarazioni della sindaca, che rimandano la decisione alla prossima conferenza dei
servizi, l’accordo sulle cubature del maxi-impianto è stato già trovato, e tradisce non solo le posizioni dell’assessore all’Urbanistica, ma anche il programma elettorale dell’allora candidata cinquestelle che proprio sul “no” alle cubature extra aveva combattuto una delle sue battaglie più dure.
Il patto, secondo quanto ricostruisce oggi una fonte diretta che ha seguito le questioni finanziarie dell’operazione, è stato siglato dopo Natale nel corso di un incontro tra l’assessore allo Sport ed ex-vice sindaco Daniele Frongia e il costruttore Parnasi.
L’imprenditore sarebbe uscito da quella riunione non solo rinfrancato, ma tenendo stretto nella tasca un accordo di massima sulle cubature dell’area commerciale, la carne viva dell’intera operazione stadio.
Ed ecco i termini dell’accordo: il progetto iniziale prevedeva per il business park 900mila metri cubi, una cifra impossibile secondo Berdini che chiedeva un taglio di almeno il 60%, abbattendo così la cubatura a 330mila.
A questa offerta la As Roma e il costruttore hanno risposto rilanciando: non 900mila, non 330mila, ma 600mila.
Proprio questo impasse si è inserita la contrattazione finale tra l’ex-vice sindaco e Parnasi per chiudere con una riduzione di un ulteriore 10% rispetto a quei 600mila.
Troppo poco per l’assessore all’Urbanistica che considera il patto un via libera alla speculazione firmato proprio da chi aveva promesso di combatterle.
Inizia così un gioco al massacro, una partita combattuta sul filo dei nervi tra Berdini che vorrebbe obbligare la sindaca e la giunta a prendere una posizione ufficiale sullo stadio e Virginia Raggi che svicola mantenendo una posizione attendista, rilanciata nei giorni scorsi con l’ultimo rinvio, quello alla conferenza dei servizi del prossimo 3 marzo.
Sulla partita ballano miliardi e quando gli affari si mischiano alla politica, gli animi si accendono.
A nulla infatti sono valse le proposte alternative presentate dall’assessore all’Urbanistica. Una di queste, la Romanina, con vantaggi enormi rispetto a Tor di Valle, a partire dalla vicinanza con il grande raccordo anulare e dalla possibilità di raggiungerla allungando la linea metropolitana di una sola stazione.
E non è bastato a far cambiare idea ai 5Stelle neanche il rischio idrogeologico e le possibili esondazioni del Tevere che il Comune ha risolto, con Marino, prevedendo l’istallazione di un sistema di pompe idrauliche perenni.
L’amore è cieco e questo spiega la scelta di Tor di Valle che diventa così il più fitto crocevia di interessi: quasi 3 miliardi da investire per la costruzione dell’intero complesso, un’area commerciale che, una volta messa sul mercato, potrebbe valere 2 miliardi e lo sguardo attento di Unicredit che da Parnasi deve avere indietro una montagna di quattrini.
La partita a scacchi non finisce qui, ma l’ultima mossa viene rimandata al 3 marzo, quando la sindaca scoprirà le sue carte e il “rientrato” Berdini dirà addio sbattendo una volta per tutte la porta.
(da “la Stampa”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
SI SONO LIBERATI DELL’ASSESSORE ANTI-PALAZZINARI
La pazienza è finita.
La già traballante e originale formula delle «dimissioni respinte con riserva», con cui la sindaca Virginia Raggi aveva congedato l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini nel pomeriggio, tenendolo appeso a un filo, non regge l’urto della pubblicazione dell’audio del colloquio avuto dallo stesso assessore con La Stampa.
L’addio a Berdini non può essere rimandato. La «riserva» sulle dimissioni, così, dura solo qualche ora.
La più breve, forse, della storia politica italiana. È l’epilogo di una giornata iniziata con le reazioni di Berdini ad alcune emittenti radiofoniche, dopo aver letto il colloquio, pubblicato ieri da questo giornale, che lo vede protagonista di alcune frasi poco lusinghiere nei confronti della Raggi e dell’amministrazione capitolina.
Poco dopo, però, arriva il momento delle spiegazioni da dare alla diretta interessata, in Campidoglio. Berdini viene chiamato per una riunione a porte chiuse che durerà alcune ore.
Lo accolgono il vicesindaco Luca Bergamo e la Raggi. Nelle ore precedenti, mentre Berdini rilasciava le sue interviste, la sindaca ha avuto modo di sfogarsi.
La riunione di emergenza convocata a Palazzo Senatorio con alcuni consiglieri di maggioranza e il resto degli assessori si è tramutata ben presto in un processo in contumacia.
I più infuriati, per l’ennesimo inciampo, sono i consiglieri. All’assessore si imputa una distanza mai colmata con la linea politica del Movimento e con le pratiche, interne ai Cinque stelle, di condivisione delle scelte.
Ora però, terminata la riunione, la Raggi ha di fronte l’uomo che l’ha definita «impreparata strutturalmente» e invece di irritarsi, si mostra gelida. Lui, racconterà più tardi la stessa Raggi ai cronisti, «si è presentato con la cenere in capo e i ceci sotto le ginocchia».
Alla prima riunione assiste anche il vicesindaco Bergamo, per avere il quadro della situazione. Ben presto, però, i due rimangono da soli.
E Berdini è mortificato: «Ti chiedo scusa, sono stato un co…ne», ha ripetuto – riferiscono dal Campidoglio – più volte alla sindaca.
Poi, messo alle strette, avrebbe ammesso tutto ciò che aveva smentito pubblicamente in mattinata.
«Sai come sono i giornalisti. Mi ha preso così e io mi sono prestato alle sue domande per dare soddisfazione all’interlocutore». Lei, dopo essersi consultata con Beppe Grillo, ha la soluzione già pronta, senza trattative.
«Non voglio che dai le dimissioni perchè ci sono troppe cose importanti per la città — avrebbe spiegato Raggi a Berdini. – E poi sembrerebbe una vendetta».
La «riserva» sulle dimissioni, come spiegano fonti interne alla giunta, si sarebbe tradotta in un addio trascinato nel tempo e comunque ineluttabile.
I rapporti ormai deteriorati con i consiglieri capitolini e con gli altri assessorati non hanno aiutato e, anzi, svelano la formula usata per tenerlo in piedi: «Tutti in giunta dicono che non collabori. D’ora in poi, voglio essere informata anche sui piani di zona e sui lavori pubblici, non solo sullo stadio della Roma», avrebbe imposto Raggi a Berdini.
Questo è il colpo più duro, prima del Ko definitivo, per l’assessore che sulla sua autonomia aveva costruito una roccaforte, gestendo liberamente numerosi dossier delicati.
Ma il patto, che segue la resa di Berdini, è sancito.
Quando i due escono, a distanza di qualche minuto l’uno dall’altra, i volti sono segnati dalla stanchezza. E per un attimo, nella capitale d’Italia già commissariata politicamente dai vertici del Movimento, si è assistito ad un sotto-commissariamento dell’assessorato di Berdini.
Un’operazione matrioska che, alla fine della tarantella, portava allora e porta anche adesso sempre a Genova.
Prima nella decisione misericordiosa di salvarlo, poi nella volontà di staccare la spina. La ricerca del prossimo assessore, a Milano, è già iniziata.
Federico Capurso
(da “La Stampa”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
LUI NEGA MA NON MOSTRA LE RICEVUTE
Il Giornale oggi racconta oggi a pagina 4 una storia che riguarda Luigi Di Maio, il vicepresidente della
Camera che è iscritto all’Ordine dei Giornalisti come pubblicista ma da due anni non versa le quote.
L’articolo è di Pasquale Napoletano:
Chi di elenco ferisce, di elenco perisce. Luigi Di Maio pubblica la lista di proscrizione dei giornalisti nemici del M5S ma finisce a sua volta in un’altra lista: quella dei giornalisti morosi. Prima di approdare ai piani alti della politica italiana, il leader pentastellato aveva intrapreso la carriera di cronista. Ora Di Maio figurerebbe nell’elenco dei morosi: sarebbero almeno due le annualità che il vicepresidente della Camera dei deputati non abbia ancora saldato. Sulla presunta inadempienza Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, non si sbottona: «si tratta di dati sensibili».
Di Maio è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 4 ottobre 2007: il parlamentare grillino ha mosso i primi passi nel giornalismo con un settimanale locale, Paese Futuro, che ha sede a Pomigliano D’Arco, dove il numero due di Montecitorio vive.
Di Maio sarebbe dunque un giornalista pubblicista moroso, dice il Giornale.
Magari perchè il vicepresidente della Camera ha deciso di farsi depennare dalle liste per coerenza. Intanto, racconta sempre il Giornale, l’Ordine della Campania ha convocato in audizione il giornalista Di Maio per il quale sta valutando l’ipotesi di un deferimento al Consiglio di Disciplina per la storia della lista di proscrizione di qualche giorno fa.
Di Maio su Twitter ha negato a parole di essere moroso, ma non ha prodotto la prova delle ricevute dei versamenti.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
MA NON ERANO I GRILLINI QUELLI CHE SI LAMENTAVANO PERCHE’ L’ITALIA E’ AL 77° POSTO DELLA CLASSIFICA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA? … ORA SONO I PRIMI A MANGANELLARE CAPURSO, REO DI AVER FATTO IL SUO MESTIERE
Il prevedibile epilogo della surreale vicenda delle “confessioni” smentite, ritrattate e negate dell’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Paolo Berdini è quello che sta succedendo ora sul profilo Facebook del giornalista della Stampa Federico Capurso, autore dello scoop che ieri ha portato Berdini rimettere il mandato nelle mani della sindaca, dimissioni che però sono state respinte “con riserva” da Virginia Raggi.
Ieri la Stampa ha pubblicato la prova audio che dimostra che quella conversazione è effettivamente avvenuta e che Berdini era a conoscenza che Capurso fosse un giornalista — precario — della Stampa.
Quelli che definisco “merda” e “pennivendolo” Federico Capurso
In un’intervista a RaiNews Berdini aveva definito Capurso “mascalzone”, “un poveretto”, “povero disgraziato”, “piccolo delinquente” accusandolo di aver contraffatto l’intervista, di non essersi presentato come giornalista e di aver origliato un colloquio privato (fatti questi che sono poi stati successivamente smentiti proprio dalla pubblicazione della registrazione).
Non stupisce quindi che il popolo pentastellato si sia riversato sul profilo personale di Capurso per rincarare la dose di legnate, il tutto ovviamente in nome della libertà di stampa e della necessità di far avanzare il nostro Paese dal famigerato 77° posto della ben nota classifica che viene solitamente utilizzata dagli attivisti a Cinque Stelle per dimostrare che in Italia i giornalisti sono al servizio della Ka$ta.
Alcune avvisaglie c’erano già state nei commenti sulla pagina Facebook de La Stampa ma sul profilo privato del giornalista le cose sono degenerate.
Il giornalista viene definito “spione” e qualche persona di buon cuore gli augura senza troppi problemi di morire per rendere l’Italia “un po’ meno merda”.
Alcuni di questi difensori del diritto alla privacy non hanno alcun problema a insinuare che Capurso abbia fatto “certi servizietti a prelati viziosi” perchè è chiaro che uno che scrive articoli del genere la laurea (dalle informazioni del profilo Capurso ha studiato Scienze della Comunicazione all’Università Pontificia Salesiana) se la deve essere per forza comprata in qualche modo.
I benaltristi chiedono come mai non abbia fatto la stessa cosa con Sala (e allora il PD???), qualcuno ha pudore di scrivere “merda” e preferisce ricorrere al simpatico emoji della cacca, un altra invece accusa Capurso di essersi venduto “per un piatto di lenticchie” e di aver distrutto il futuro dei nostri figli (perchè nessuno pensa i bambini???).
C’è quello che fa il magnanimo ma poi non si trattiene più e scrive “mai vista una montagna di merda così tutta assieme”.
Mentre una giovane donna con le lacrime agli occhi scrive che avrebbe voluto fare la giornalista ma dopo aver scoperto che è un mestiere senza dignità rivendica con orgoglio il suo ruolo di moglie e madre di figli “studiosi e onesti”.
Ce n’è anche per Myrta Merlino (già finita nel ciclone dei ridicoli boicottaggi pentastellati) colpevole di aver intervistato Capurso dopo la prima smentita di Berdini e definita per questo “cerebrolesa”
Il Popolo della Rete ha anche validi analisti che dopo una rapida analisi del profilo di Capurso (poco meno di 200 amici e quasi tutte i post con privacy settata su privato e non su pubblico) sentenzia che Capurso è un troll, un fake.
Non poteva mancare quello laureato in giornalismo alla prestigiosa Università della Strada (l’unica senza servizietti) che ci spiega la deontologia professionale senza tenere conto due cose: in primo luogo che è perfettamente legale registrare — anche di nascosto — una conversazione, in secondo luogo che quando qualcuno, come ha fatto Berdini, ti accusa di esserti inventato tutto e di essere “sceso al secondo scantinato” della cronaca, è addirittura doveroso pubblicare la registrazione che dimostra che Paolo Berdini mente.
Chissà che ne pensa di questi attacchi alla libertà di stampa e ad un giornalista l’onorevole — e giornalista — Luigi Di Maio che nei giorni scorsi ha stilato una lista di proscrizione dei giornalisti “sgraditi” al MoVimento riportando in auge la simpatica rubrica dal titolo “Il giornalista del giorno” dove lo Staff del M5S schedava e metteva alla gogna, con nome, cognome e foto i giornalisti “ostili” al partito di Grillo.
Perchè bisogna ricordare che il cattivo rapporto degli attivisti del MoVimento con i giornalisti viene da lontano e da un posto ben preciso.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
LA GIUNTA BOCCIA UNA PROPOSTA BIPARTISAN E SCOPPIA LA POLEMICA… ASSURDO CHE NON POSSANO BERE DALLE CARAFFE COME I LORO COMPAGNI
Negata l’acqua della caraffa ai bambini che si portano il panino da casa. 
Tutta colpa di un emendamento che segna un nuovo capitolo nella battaglia infinita sul panino libero a scuola.
Se sulla mozione pro-lavoratrici delle mense messe a rischio dalla riduzione dei bambini che usufruiscono del servizio Pd e Movimento 5 Stelle avevano trovato l’accordo bipartisan, sulla possibilità di dare la garanzia ai bambini che si portano la schiscetta da casa di poter bere l’acqua delle mensa si sono divisi.
I pentastellati hanno bocciato l’emendamento e in futuro i genitori dovranno mettere anche una bottiglietta d’acqua nello zaino dei loro figli. Almeno questa è l’indicazione che la Sala Rossa ha dato alla sindaca Appendino e all’assessore alle Risorse Educative, Federica Patti, sulla prossima gara per affidare il servizio.
Indicazione che viene fuori dal voto: la maggioranza del Consiglio a trazione Cinque Stelle ha detto no.
La questione è stata subito ripresa dalla pagina Facebook Caro Mensa – la pagina aperta dalle famiglie che hanno condotto la battaglia sul panino libero a scuola – con tanto di foto che indica il testo dell’emendamento e l’elenco dei consiglieri che hanno votato a favore, Pd, Torino in Comune, Forza Italia, Lega, Lista Civica per Torino, Lista Rosso, e contro, il Movimento 5 Stelle. Astenuti i Moderati.
Chi attacca i pentastellati gioca sulla difesa dell’acqua pubblica. Acqua che ora viene negata a chi sceglie di dare il pranzo da casa al figlio.
“È pazzesco che si vieti ai bambini che portano il pasto da casa di poter bere dalle caraffe come i loro compagni , una scelta stupida e ingiustificabile”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI ALGHERO, NOVELLO CUPIDO, FA RITROVARE I DUE GIOVANI CHE SI ERANO SCAMBIATI UNO SGUARDO FATALE ALL’AEROPORTO DI PISA
La storia d’amore tra Chiara e Alessandro è pronta a fare il giro d’Italia per la seconda volta.
La love story più social d’inizio anno si è arricchita oggi di un nuovo capitolo, che potrebbe segnare una svolta nella storia dei due ragazzi che si sono incrociati e sfiorati per caso all’aeroporto di Pisa e che ora – complici la fatalità , la tecnologia e il sindaco di Alghero – potrebbero coronare il loro sogno di conoscersi, parlare, guardarsi negli occhi e, se quelle prime sensazioni saranno confermate, instaurare una relazione.
La storia è questa.
Chiara è la ragazza di 24 anni, pare toscana, che il 23 dicembre scorso all’aeroporto di Pisa ha visto un ragazzo, suo coetaneo o poco più.
Tra i due c’è stato uno di quegli sguardi che lasciano il segno, che fanno fantasticare e fanno venire voglia di non abbassare mai gli occhi per primi, per non vivere poi di rimpianti.
Dopo aver rimuginato a lungo e aver provato in vari modi a risalire a lui, Chiara ha scritto al sindaco di Alghero, Mario Bruno.
“Viaggiava per Alghero, mi aiuti a ritrovarlo, voglio chiedergli di partire con me”, scrive. “Non cerco visibilità , nè un lavoro, credo nei sogni e sento che in un’epoca come questa, dove la tecnologia lo consente, posso ritrovare quel ragazzo”, prosegue sotto l’assedio di tutti i media nazionali.
Bruno pubblica la sua lettera su Facebook e l’appello di Chiara diventa un caso cui si appassionano tutti i romantici e i sognatori d’Italia.
La notizia fa il giro del Paese e sconfina, fino ad arrivare ad Alessandro, che non si chiama così ma vuol restare anonimo, che è sardo, del Nord Ovest, ma vive oltre i confini nazionali.
Ieri il giovane scrive alla mail di Mario Bruno. “Salve sindaco, le scrivo riguardo l’annuncio relativo al post di Chiara, che parla del suo innamoramento in aeroporto – dice il giovane – credo di essere il fantomatico Alessandro della sua storia, mi piacerebbe molto se ci potesse mettere in contatto”.
Per dimostrare di non essere matto, Alessandro chiarisce che “tutto ciò ha dell’assurdo”, anche per lui.
Mario Bruno si diverte, alla faccia dei suoi detrattori capisce di comunicazione come pochi. Il sindaco sta al gioco.
Li mette in contatto, riceve continui feedback. Sino allo scambio di foto che sancisce il riconoscimento ufficiale di due giovani che vorrebbero far perdere le loro tracce ma sono sulla bocca di tutti, che non hanno impegni sentimentali, che sono belli, che si piacciono già , che si cercavano e si pensavano ma non lo sapevano.
Alla fine ha avuto ragione Chiara.
L’amore ai tempi di Facebook e della socialità virtuale più esasperata funziona così. In tanti l’hanno presa per matta, la giovane Chiara, ma oggi lei ha trovato il suo “Alessandro”.
E Alessandro, che sembrava disinteressato ma continuava a pensare a quella ragazza carina e dallo sguardo vivace e timidamente coraggioso, esiste e corrisponde.
La loro storia, dopo essersi rincorsi tra Pisa, Alghero e la rete, può iniziare.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
RAGGI CEDE AGLI EMISSARI DI GRILLO E NON SILURA L’ASSESSORE, MA DI FATTO LO COMMISSARIA…E ORA, CON LO STADIO, VEDIAMO COME FINISCE LA FAVOLA “NESSUN FAVORE AI PALAZZINARI”
“Ma come si permette?”. Virginia Raggi è furibonda. Vuole cacciare immediatamente l’assessore
all’Urbanistica Paolo Berdini che, in un colloquio con La Stampa, non solo la ha etichettata come una sindaca “impreparata e circondata da una banda” ma a proposito del rapporto con l’ex capo della segreteria Salvatore Romeo dice: “Sono proprio sprovveduti. Questi secondo me erano amanti. L’ho sospettato fin dai primi giorni. Mi chiedevo come mai questo rapporto?”.
A Palazzo Senatorio il tira e molla su Berdini va avanti tutta la giornata. I vertici chiedono alla sindaca di prendere tempo, lei accetta ma ottiene nei fatti il commissariamento dell’assessore.
La giornata delirante inizia con le sfuriate e finisce con Romeo sentito in Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla sua nomina e anche sulle polizze vita intestate al primo cittadino.
In mattinata Raggi arriva in Campidoglio, si ferma a parlare con i cronisti, nera in volto per la rabbia: “Mi aspetto una smentita da Berdini”.
Una smentita vera e propria non arriverà mai. L’assessore attacca il cronista definendolo un “piccolo mascalzone” che ha rubato e contraffatto frasi che l’assessore ha scambiato con amici.
Ma il giornalista Federico Capurso replica che “è stato un faccia a faccia, io e lui, io mi sono presentato come giornalista”. Esiste l’audio della conversazione e il sito lo pubblica in serata.Insomma Berdini è nei guai.
All’ora di pranzo, in Campidoglio, in tanti danno l’assessore all’Urbanistica fuori dalla squadra. Con la sindaca in realtà non si sono mai presi, anzi la vicenda dello Stadio della As Roma li ha sempre divisi.
Da un lato Berdini che lo ha subito ostacolato a causa delle cubature troppo ampie e dall’altro il sindaco che anche oggi ha ribadito di non essersi mai espressa nel merito. E quest’ultimo concetto non è caso se viene ribadito proprio oggi.
A palazzo Senatorio, sotto choc, non si parla d’altro. “Così ci danneggia e non fa squadra”, dice più di un consigliere: “È evidente che non sta portando avanti un gioco di squadra, rilascia dichiarazioni più vicine alle opinioni personali che non allo spirito di squadra”.
Intanto il sindaco sta consultando i vertici del Movimento per decidere insieme cosa fare. Lei lo vorrebbe mandar via, ma Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, gli emissari di Beppe Grillo a Palazzo Senatorio, frenano.
Inizia un giro di telefonate tra Roma-Genova-Milano, quindi tra Raggi, Grillo e Casaleggio. “Adesso non c’è un sostituto, sarebbe un problema non avere l’assessore e dover ricominciare tutto dall’inizio”, questo è il ragionamento che viene fatto.
In più, poche ore dopo, è in programma un’importante conferenza stampa con Luigi Di Maio e i sindaci per presentare una nuova piattaforma dei Comuni: la cacciata dell’ennesimo assessore sarebbe un modo per rovinare la festa.
Quindi: tempo. Berdini arriva in Campidoglio, si vede con la sindaca, un incontro ristretto. Lui chiede scusa, è mortificato. “In ginocchio sui ceci e con il capo cosparso di cenere”, lo descriverà la sindaca che ne approfitta per la stoccata.
Qualcuno dice in lacrime, rimette il mandato nelle mani del sindaco, ma lei respinge le dimissioni ma con riserva.
Cosa significa? “Ho respinto le dimissioni con riserva perchè Roma sta affrontando temi complessi, come i piani di zona o lo stadio. Non voleva dire quelle parole, non le pensa”.
Sta di fatto che adesso Berdini è un assessore dimezzato e Raggi, che in fondo con lui è sempre andata allo scontro, ha la libertà di decidere soprattutto sulla vicenda dello Stadio, immaginate come.
(da “Huffingtonpost”)
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